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“Ecco perché la Sardegna può fare a meno del metano”: le proposte operative di Italia Nostra, Cobas, Usb e Wwf

Nei giorni scorsi è stato presentato a Cagliari il documento “Sardegna Isola Zero CO2 – Phase out 2025”, contenente proposte operative per la decarbonizzazione dell’isola. Il documento porta la firma di quattro sigle (Italia Nostra Sardegna, Cobas Cagliari, Unione Sindacale di Base Sardegna e Wwf Sardegna) e rappresenta uno studio molto articolato che si contrappone a quelli evocati dal blocco centrodestra-centrosinistra-sindacati-Confindustria, secondo cui il metano è una infrastruttura fondamentale per il futuro della Sardegna.
Di seguito trovate la sintesi del documento, ma chi volesse può scaricare la versione integrale (è lunga ben 55 pagine, con numerosi grafici e tabelle), che può anche essere riprodotta in tutto o in parte purché se ne citi la fonte. 

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SARDEGNA “ ISOLA ZERO CO2” – Phase out 2025
Proposte operative per la decarbonizzazione della Sardegna
(sintesi del documento)

Col presente documento si intende dare un contributo al dibattito in corso in Sardegna sulla possibilità o meno di conseguire nell’isola l’obiettivo previsto dalla Strategia Energetica Nazionale 2017 e dal PNIEC 2030 (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, ndr) di chiusura entro il 2025 degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati con carbone.

Sulla base delle informazioni tecniche disponibili, partendo dai dati utilizzati per l’elaborazione del PEARS del 2015 (Piano Energetico Ambientale Regionale, ndr) e dai report annuali pubblicati dall’azienda Terna, gestore della rete elettrica nazionale, e dal Gse, Gestore dei Servizi Energetici, si ritiene che tale obiettivo possa essere raggiungibile in Sardegna senza che sia messa a rischio la stabilità della rete e l’approvvigionamento dell’energia elettrica.

Nel 2018 infatti in Sardegna si è avuta una produzione di energia elettrica pari a 12.210,7 GWh, di cui 9.138,1 GWh destinata alla richiesta interna e 3.072,6 GWh esportata, quindi con un supero della produzione equivalente al 33,6 % rispetto alla richiesta (dati Terna 2019 relativi al 2018). 

Sempre secondo Terna le ore di funzionamento annue medie complessive delle due centrali a carbone – ubicate a Portovesme e Fiumesanto – non superano nel complesso le 3.300 ore. Attualmente quindi le due centrali a carbone hanno un peso modesto nel sistema produttivo elettrico sardo ma un costo elevato dal punto di vista ambientale

La produzione netta di energia elettrica da fonti rinnovabili soddisfa il 33,70% dell’energia richiesta nell’Isola e il 66,00% della domanda se si esclude l’industria. Tale produzione risulta inoltre quasi doppia rispetto all’obiettivo del 17,8% fissato al 2020 dal Burden sharing per la Sardegna. 

Nonostante sia in costante aumento la potenza installata di energia elettrica derivata da FER (Fonti Energie Rinnovabili), il suo utilizzo ottimale risulta fortemente condizionato da una rete di trasmissione e distribuzione inadatta. Se si procedesse ad un adeguamento del sistema elettrico nel suo complesso, alla realizzazione di sufficienti impianti di accumulo e ad un incremento della produzione da FER, si potrebbe assicurare con le sole fonti rinnovabili il soddisfacimento dell’intero fabbisogno energetico dell’Isola. 

Lo studio “Solar Photovoltaic Electricity Generation: A Lifeline for the European Coal Regions in Transition” pubblicato a luglio del 2019 a cura dall’EU’s Joint Research Centre, dimostra ad esempio come gli impianti fotovoltaici, installati tenendo conto degli impatti ambientali correlati, abbiano in Sardegna un potenziale energetico tale da rendere ridondante l’utilizzo delle centrali termoelettriche alimentate a carbone. 

Al fine di evitare ulteriori speculazioni sulla produzione di energia elettrica e contenere sprechi e sovrapproduzioni i futuri incentivi destinati alle FER dovrebbero privilegiare la produzione diffusa, l’autoconsumo e la costituzione delle Comunità energetiche

La decarbonizzazione non si esaurisce con la chiusura delle centrali a carbone. Essa deve mirare alla progressiva riduzione, fino all’azzeramento, di tutte le emissioni di gas serra, (prima tra tutte l’anidride carbonica) conseguenti alla combustione di ogni tipo di fonte fossile. Per tale motivo la metanizzazione dell’isola appare in esplicito contrasto con i contenuti dei protocolli internazionali sul clima

I sistemi di accumulo di energia a batteria attualmente in fase di sperimentazione nel polo multi tecnologico (Storage Lab di Terna) in connessione con i compensatori sincroni studiati per una migliore gestione delle fonti rinnovabili, consentiranno di migliorare stabilità e sicurezza della rete elettrica e grazie al previsto collegamento tramite cavo HVDC Sardegna-Sicilia-Continente sud, verrà garantita la sicurezza energetica dell’Isola. 

A tale policy energy deve affiancarsi una pianificazione interna del sistema energetico, che attui una diversa organizzazione territoriale (Distretti energetici), in modo da ottimizzare il rapporto produzione-consumo in vista della creazione di una smart community territoriale a bilancio energetico annuale quasi zero. 

Le Comunità energetiche, definite come “un insieme di soggetti che all’interno di un’area geografica sono in grado di produrre, consumare e scambiarsi energia con una governance locale capace di favorire l’utenza in un’ottica di autoconsumo e autosufficienza”, rappresentano un modello avanzato di approvvigionamento, distribuzione e consumo diffuso e condiviso dell’energia, che ha l’obiettivo di facilitare utilizzo e scambio dell’energia generata da rinnovabili e ridurre i consumi energetici. 

Una vera e propria fonte di energia può essere considerato l’efficientamento del sistema energetico, sia dal lato della produzione che dal lato dei consumi: un obiettivo da perseguire a partire dal patrimonio immobiliare pubblico. Il risparmio energetico è infatti la prima delle pratiche virtuose da attuare perché, per quanti sforzi si pongano in atto per migliorare il sistema produttivo della nostra società, esso determina comunque l’erosione delle risorse planetarie sottraendole alle generazioni future. 

Il 15 gennaio 2020 il parlamento Europeo ha approvato il Green New Deal per un’Europa sostenibile. Il Piano, che nasce con una dotazione di dieci miliardi di euro, è destinato a creare un “contesto in grado di agevolare e stimolare gli investimenti pubblici e privati necessari ai fini della transizione verso un’economia climaticamente neutra, verde, competitiva ed inclusiva”. Tra le Regioni interessate la Sardegna ha trovato assoluta priorità con l’annunciato finanziamento delle attività di bonifica del petrolchimico di Porto Torres e delle miniere del Sulcis, iniziative che beneficeranno di un miliardo di euro. 

L’uso dei combustibili fossili presuppone un’ideologia che massimizza i consumi, incentiva gli sprechi e scarica sulla collettività i costi ambientali. Le rinnovabili richiedono invece una visione comunitaria della produzione, che implica l’economia dei consumi nell’ottica di una tutela dell’ambiente. I due modelli si pongono in termini di paradigmi inconciliabili, poiché l’uno si basa su una struttura produttiva piramidale e unidirezionale, l’altro si configura come un sistema a rete di cui tutti sono attori in termini di produzione e consumo. 

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One Comment

  1. Marino Murtas says:

    La produzione da energie rinnovabili, non aiuta i consumatori, in quanto molte aziende hanno investito grazie agli incentivi, e le ricadute in Sardegna sono principalmente in minore inquinamento. i costi energetici sono sempre in aumento

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