Cagliari

“Lo dicono i dati. I turisti a Cagliari? Pochi ma tutti concentrati in un’unica zona” di Sandro Usai

Benvenuti a Cagliari! (foto Olliera)

Sono tempi duri per i comuni che vantano un successo nelle presenze turistiche in Sardegna. L’opinione pubblica, animata anche da articoli di stampa che denunciano problemi di overtourism in molte località, prende posizione e nascono movimenti e associazioni contro l’anarchia che regna nel settore.

Gli allarmi riguardano soprattutto gli affitti impossibili per i cittadini e le famiglie che vogliono stabilirsi nei quartieri del centro, dovuti alla propensione dei proprietari di immobili di orientare le loro scelte verso i sistemi degli affitti brevi più remunerativi.

Se a questo aggiungiamo il maggior costo del canone d’affitto, diventa inverosimile sognare una casa in centro, che rimane così luogo di attività commerciali al dettaglio per i turisti o visitatori.

Una gestione senza regole dello sviluppo turistico in città favorisce quindi la scelta di singoli o di società che puntano, e come poter dar loro torto, al massimo profitto, evitando contenziosi con gli inquilini. Perché l’assenza di regole urbanistiche e la mancanza di censimenti puntuali sugli abitanti e sulle abitazioni favoriscono le azioni di chi punta a massimizzare il reddito dell’immobile.

Poi accade che un sabato sera decidi di uscire a Cagliari e fare una passeggiata nel Largo Carlo Felice o in estate alla Marina e scopri che qualcosa non va. Scopri che c’è una popolazione concentrata in poche strade, che si spinge e si evita tentando di godere di luoghi che sono diventati centri commerciali all’aperto e dove il valore identitario è scomparso da tempo a favore del conto economico collegato al commercio.

Sembra che l’attività in grado di richiamare i visitatori e i turisti sia appannaggio di privilegiate attività produttive posizionate in poche strade, a discapito di tante altre che sono attive in altre zone dei quartieri a forte richiamo.

L’esempio più eclatante viene proprio dalla città di Cagliari che con le sue 600 mila presenze nel 2018 (tutti i dati utilizzati in queste elaborazioni sono tratti dall’Ufficio Statistico Regionale, www.sardegnastatistiche.it) appare, per qualcuno, sofferente e in difficoltà. 

Le grafiche ci aiutano però a capire alcuni aspetti collegati alla pressione umana nei luoghi di ritrovo cittadini.

In effetti, se utilizziamo il grafico che tratteggia il rapporto tra presenze e abitanti per anno, emerge che la città di Cagliari non è sottoposta a nessuna pressione umana dovuta alla presenza dei turisti.

Diverso è il grafico che mostra il rapporto della presenza turistica rispetto all’area dove questa si concentra, cioè nei quartieri del centro storico. Il risultato è molto diverso e mostra una città che ha necessità di riorganizzare gli spazi affinché le aree del centro si sgonfino a favore di altre zone della città favorendo anche le attività produttive e mitigando la pressione antropica attuale che produce un indice di irritazione dei residenti molto elevato favorendo la contrapposizione.

Ancora una volta la nuova giunta guidata da Paolo Truzzu deve chiedersi quali politiche per il turismo sono necessarie per la città di Cagliari. Anzi, mi spingo oltre e auspico che il ragionamento vada verso l’Area Metropolitana, favorendo l’ecosistema dei vasi comunicanti che aiuterebbe tutto il territorio intorno al capoluogo.

Sandro Usai

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2 Comments

  1. domenico Corso says:

    Per me sbagli, il problema è che queste amministrazioni non sono riuscite a capitalizzare ciò che di immenso può dare questa meravigliosa città. Decentrare significherebbe fare ancor di più confusione aggiungo che l’area metrpolitana, escluso il litorale abbia ben poco da offrire, tranne quel poco che rimane degli usi, costumi, e tradizioni.

  2. Carmen ferru says:

    Bravo,Sandro hai centrato in pieno

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