Politica

Renzi, Di Maio e Salvini e quell’ossessione per i “pieni poteri” che ora ingessa la politica italiana

Renzi, Di Maio e Salvini (foto Tpi)

Diversi certo, ci mancherebbe pure: ma non in tutto e non sempre. Se c’è un filo che unisce i tre protagonisti di questa stagione politica (Matteo Renzi, Luigi Di Maio e Matteo Salvini) è quella neanche tanto segreta ossessione per i pieni poteri che il leader della Lega ha evocato nei giorni scorsi.

In principio fu Matteo Renzi, con il suo strappo a sinistra (ricordate la frase “Per l’Italia ha fatto più Marchionne che certi sindacalisti”?), l’annientamento di ogni opposizione interna e l’idiosincrasia per una stampa libera e critica. Tutti fattori che hanno portato il Pd non solo all’attuale situazione prescismatica ma soprattutto in marasma totale. La tradizione di dialogo della sinistra con tutte le forze democratiche è stata buttata a mare dopo le elezioni dello scorso marzo, quando un’apertura ai 5 Stelle avrebbe salvato una tradizione di confronto.

Poi Luigi Di Maio e in generale i grillini, quelli che ogni alleanza è “una ammucchiata”, del meglio soli che male accompagnati, che “se ci mettono in minoranza sulla Tav è perché non abbiamo il 51 per cento” e che hanno risolto ogni dialettica interna a suon di espulsioni (come ha ricordato nella sua intervista all’Unione Sarda dello scorso 6 agosto il senatore Gianni Marilotti). Nel frattempo però gli elettori hanno espulso loro e il crollo dei consensi del Movimento è stato verticale. 

Poi certo, arriva Matteo Salvini (e siamo ai giorni nostri). Altra volontà di intrepretare la politica come esercizio di un potere senza alcun contrappeso. La “destra truce” come l’ha definita il Foglio, che improvvisamente spaventa tutti. 

Conclusione: l’impressione è che chi per primo uscirà dal vicolo cieco di una politica muscolare, incapace di dialogare, di fare alleanze e di mediare tra interessi anche diversi, sarà in grado di porsi in una posizione di vantaggio in vista del ritorno alle urne.

Ma con quale credibilità ora Pd, Matteo Renzi e Movimento 5 Stelle potranno ribaltare la loro strategia, da anni pervicacemente improntata su una sterile autosufficienza?

Ed è anche per questo che purtroppo Matteo Salvini, che non ha mai chiuso i rapporti con Forza Italia e Fratelli d’Italia, è ampiamente favorito.

Si chiama politica, che ci piaccia o no.

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2 Comments

  1. Antonello says:

    Leggo volentieri Vito Biolchini, mi domando, senza polemica giuro, cosa pensi oggi dell’unico voto utile a bloccare le destre (per i Cinque Stelle) di cui scrisse prima delle elezioni politiche del 2018.

    Antonello

  2. W la prima repubblica.

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