Politica / Sardegna

“Migranti, è razzista chi marcia sul malcontento. Ma è colpevole chi ha permesso che tutto ciò accadesse”, di Due Calzini

Migranti accampati sotto i portici di via Roma, davanti al municipio. Non molti anni fa

L’amico Due Calzini regala al blog questa riflessione profonda sul clima che oggi si respira in Italia intorno al tema dei migranti. Considerazioni coraggiose, fuori dai soliti cliché.

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Ieri sera passeggiando con un caro amico, mi sono ritrovato casualmente in un locale molto elegante e, dicono alcuni, esclusivo. In effetti anche io avevo avuto occasione di apprezzarne gli arredi, la disposizione degli spazi, l’uso sapiente delle luci che creavano un’atmosfera rilassante e confidenziale, di valutarne la qualità del servizio e, soprattutto, l’effettiva bellezza di molte opere d’arte, sapientemente dislocate, anche esse discrete, nel senso che non vi si avvertiva alcun senso di ostentazione.

Ieri sera, però, a causa di un’eccessiva confusione, con il mio amico siamo stati accompagnati con il consueto garbo verso l’unico tavolino rimasto libero, che peraltro era stato spostato, per fare spazio ad una grande tavolata, verso un cantuccio, di cui ignoravo l’esistenza, posizionato appena dietro quella che costituiva la scena, allorquando nel locale vi si tenevano concerti o performance di ogni genere.

Quella scenografia, vista dalla giusta prospettiva, mi aveva sempre profondamente impressionato: era opera di una nota giovane artista, che anche in questo caso era riuscita a cucire insieme la profondità del suo sguardo con una certa armonia d’insieme. Proprio una bella opera che come fosse una parete sembrava disegnare il principio di un ampio semicerchio.

Nella posizione defilata in cui mi ritrovai ebbi la sensazione che la mia esperienza di fruizione di quel locale si stesse completando, affinando e precisando il mio giudizio. Infatti potevo in qualche modo apprezzare il lato oscuro di una cosa che vista dalla prospettiva consueta mi era sempre apparsa bella.

Lì dietro, al contrario, si avvertivano molti dei trucchi che reggevano lo spettacolo che andava in scena ogni sera: una penombra che virava verso il buio, le pareti scrostate, sporcizia sedimentata, un’aria impregnata di umido e per un attimo ebbi chiara l’impressione di vedere una blatta correre verso un mucchio di tappetini accatastati. E che dire della sagoma che reggeva l’opera principale? Un truciolato dozzinale nel quale si notavano viti e perni arrugginiti, pieno di ragnatele. Insomma, per avere un giudizio ponderato e completo di quel locale c’era la necessità che io guardassi la faccia nascosta del sole.

È un po’ quello che ho fatto confrontandomi con persone a me molto care che, sulla questione attuale dei migranti, hanno un punto di vista diametralmente opposto al mio. Confronto e scambio di idee che mi hanno suggerito le poche righe che seguono.

Comprendo quel senso di distacco che provano quei due signori anziani che guardano con nostalgia quello che un tempo era il luogo per ritrovarsi e che ora è una piazza di spaccio.

E che dire della paura di quella bella ragazza che si sente in pericolo al rientro a casa, da quando un appartamento del suo palazzo è stato riempito di migranti?

Ho sentito vera e legittima la rabbia e la frustrazione di quei due giovani quando il padrone di una volta dice che, per i lavori in campagna, preferisce avere i “neri” che si accontentano di 20 euro al giorno e lavorano senza mai lamentarsi.

E monta quel profondo senso di ingiustizia di coloro che hanno visto alcuni realizzare case e facili guadagni approfittando delle mance governative a favore di chi accoglie i migranti.

È razzista certamente chi marcia su questo legittimo malcontento, arrivando a negare il dovere dell’accoglienza con la chiusura dei porti. Ma è colpevole aver permesso che tutto ciò accadesse. Aver trascurato un fenomeno di portata storica.

È razzista avere ammucchiato insieme, proprio come spazzatura, senza metterne in conto i probabili effetti, gli ultimi coi penultimi, gli emarginati dalle sorti magnifiche e progressive dell’Italietta marciante con i derelitti di un altro mondo.

Così come è profondamente stupido stigmatizzare con un certo moralismo benpensante le paure, il senso di vuoto, la frustrazione, che spesso si traducono in cattiveria verso gli altri e verso il mondo, di quanti, in questi anni, sono scivolati progressivamente verso le soglie della deprivazione multipla.

Se ci sforzassimo di guardare anche la faccia nascosta del sole, diverrebbe più facile per tutti restare umani.

#stayhuman

Due Calzini

 

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