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Sessanta euro al giorno per una sala che può contenere… zero persone! La sublime idiozia del regolamento della Manifattura Tabacchi

regolamento-okIn queste ore gli operatori culturali cagliaritani leggono con un misto di rabbia, divertimento e sconcerto il regolamento per l’uso della ex Manifattura Tabacchi, stilato da Sardegna Ricerche e strombazzato ai quattro venti dal vicepresidente della Regione con il consueto stile autoincensatorio che ormai contraddistingue ogni comunicazione istituzionale che arriva da viale Trento.

Ormai siamo alle comiche, è chiaro. Ma la nuova puntata di questa farsa chiamata Manifattura Tabacchi è veramente imperdibile.

Senza nessuna vergogna, contando sulla complicità di un giornalismo ormai assuefatto al copia-incolla e refrattario a qualunque anche minimo approfondimento, la Regione spaccia per gestione di uno spazio culturale il semplice affitto di una serie di stanzoni privi di qualunque strumentazione e allestimento. Basta leggersi il regolamento per capirlo:

Allo stato attuale gli edifici, completamente ristrutturati, e conformi alla normativa di settore, sono dotati di servizi igienici, ma sono privi di arredi.

È evidente che siamo davanti ad una operazione il cui obiettivo non è quello di offrire un nuovo spazio culturale alla città, ma unicamente di salvare il prezioso fondoschiena di dirigenti, funzionari e assessori dal rischio di essere citati per danno erariale, visto che l’Ex Manifattura, recuperata con quindici milioni di euro di soldi pubblici, doveva avere una destinazione ben diversa da quella a cui le illuminate menti regionali la stanno ora destinando.

Siamo dunque nel territorio della malafede o, nel migliore dei casi, del dilettantismo e dell’improvvisazione.

Altrimenti spiegatemi perché, secondo le illuminate menti che governano la Regione, un operatore culturale troverebbe conveniente prendere in affitto per organizzare una mostra, un evento culturale, uno spettacolo o un concerto, uno spazio privo di tutto: senza impianto audio, impianto luci, senza un videoproiettore, senza palchi, quinte: niente. Probabilmente senza nemmeno le sedie. Incredibile.

Non solo: le sale hanno anche una pesante limitazione riguardante il numero di spettatori che possono contenere e ciò rende il loro affitto un affare assolutamente antieconomico per chi fosse interessato.

Perché, scusate, c’è qualcuno di voi che pagherebbe per uno spazio da 940 metri quadri, autorizzato per contenere appena 95 persone, la modica cifra di 450 euro al giorno (pagamento anticipato, così come la cauzione del 20 per cento, e spese di pulizia a carico), spazio, lo ripetiamo, privo di qualunque tipo di allestimento e strumentazione?

Esclusi gli enti regionali, forse potrebbe farlo solo qualche società compiacente e vicina alla giunta, con l’unico intento di far evitare l’ennesima figuraccia epocale ai nostri illuminati amministratori.

Però, attenzione: potete anche risparmiare! Lo avete visto il listino? Una perla di idiozia, chissà quanto involontaria.

listino

 

Cosa si potrà mai fare in quello spazio definito “polifunzionale” di appena 15,31 metri quadri il cui affollamento massimo previsto è di due (diconsi due) persone? Certo, per sette euro al giorno non si può pretendere molto.

È sicuramente più conveniente dello spazio 006: anch’esso può ospitare appena due persone: peccato che sia grande 367 metri quadri e costi 130 euro al giorno! Con pagamento anticipato, sia chiaro!

Però all’idiozia non c’è fine. Che dire di quello spazio polifunzionale (Corpo F, locale 007), di 171,45 metri quadri che costa 60 euro al giorno ma che non può contenere nessuno? Avete capito bene. Forse l’assessore Paci conosce qualcuno disposto a spendere 60 euro al giorno per prendere in affitto uno spazio il cui “affollamento max persone” è, per dichiarazione stessa di Sardegna Ricerche, zero?

A fronte di tanta idiozia, fa tenerezza il “deposito negativi” messo in affitto a cinque euro al giorno (massima capienza zero, ovviamente). Ma ormai chi ne ha più negativi?

Però attenzione, fermi tutti! Nel regolamento c’è scritto che “gli affollamenti massimi sono relativi al caso di utilizzo contemporaneo di tutti i locali della Manifattura. In caso di utilizzo parziale della struttura possono essere suscettibili di modifica e concordati in sede di assegnazione dello spazio”. Quindi, come faccio a sapere realmente quante persone possono stare in un determinato spazio? Se la capienza massima prevista è zero, posso arrivare almeno a due? Ma chi lo ha scritto il regolamento?

È una farsa.

Dei ventisei spazi messi in affitto, appena uno può contenere più di cento persone, e il motivo è chiaro: la Manifattura è stata recuperata con l’intento di ospitare laboratori e sale prova, non per essere aperta al pubblico. Invece adesso, per salvare le apparenze, viene trasformata in uno spazio polifunzionale che non serve a niente e a nessuno.

Il regolamento e lo scandaloso listino prezzi sono la dimostrazione lampante che Sardegna Ricerche doveva essere realmente il capocondomino della Manifattura, con la differenza che non si merita neanche questo appellativo, perché questo vorrebbe dire offendere la categoria dei capocondomini.

Non c’è un progetto culturale, non c’è uno straccio di idea: solo tanta approssimazione, prosopopea e involontaria comicità. “A sei mesi dalla delibera, siamo alla prima apertura dell’ex Manifattura”, annuncia il vicepresidente, e mi ricorda quella battuta di Woody Allen “Ho suonato in tutti i più grandi locali di New York, ma non mi ha aperto nessuno”.

In ogni caso, c’è poco da ridere. Questo regolamento (per fortuna “temporaneo”) dimostra la volontà lampante di far fallire il progetto culturale legato alla Manifattura. Perché è chiaro che si stanno gettando le basi per un disastro che aprirà le porte all’ingresso trionfale alla Manifattura degli amici degli amici, i signori delle start up e delle imprese digitali.

Spero di sbagliarmi ma temo che fra qualche mese si dirà che il mondo della cultura non ha risposto positivamente e che non ha bisogno di questi spazi. Quando invece non ha bisogno di questi amministratori.

 

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