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Quella strana insofferenza del sindaco di Cagliari per i migranti accampati sotto il suo ufficio

Piazzamatteotti ok

Luglio 2016: migranti accampati in piazza Matteotti a Cagliari (foto Olliera)

Il sindaco di Cagliari Massimo Zedda è evidentemente un recidivo: già un anno fa in piazza Matteotti, proprio davanti al suo ufficio in municipio, si era verificata un’emergenza legata alla presenza di migranti (ecco il mio post dell’11 agosto 2015: “Ma il comune di Cagliari non può fare proprio niente per i migranti che dormono in piazza Matteotti?”).

In quell’occasione, con grande riluttanza e dopo l’intervento dell’opinione pubblica e di un politico di centrodestra (Piergiorgio Massidda), per i migranti era stata trovata una più decorosa sistemazione alla Fiera (ed ecco il post con i relativi commenti: “A Cagliari una iniziativa di accoglienza straordinaria per i profughi eritrei”).

Ora la storia si ripete. Da settimane la centralissima piazza Matteotti è un bivacco di ragazze e ragazzi africani che, nella speranza di lasciare presto l’isola, hanno abbandonato i centri di accoglienza cui erano stati assegnati per stare vicino al porto.

La situazione è evidentemente precaria, e c’erano due modi per affrontarla: come ha fatto il deputato Mauro Pili (cioè da destra), avanzando ragioni di ordine sanitario e di decoro (che pure esistono) per sbaraccare l’accampamento; oppure da sinistra, impedendo che la dignità dei migranti venisse calpestata in questo modo e trovando per loro in tempi rapidi una sistemazione alternativa.

Ebbene, Zedda (astro nascente della sinistra italiana) non ha fatto né una cosa né l’altra: semplicemente, ha fatto finta di niente, sperando che nessuno si accorgesse dell’accampamento proprio sotto il suo ufficio e sbandierando scuse da scuola media (“Nessuno dei migranti è stato assegnato a centri cagliaritani, vengono da altre parti dell’isola”) pur di non fare nulla, di non proporre nulla, di non risolvere nulla.

A questo osceno scaricabarile hanno poi partecipato la Regione e la Prefettura, in un balletto di competenze che al momento non ha risolto niente: i migranti sono ancora in piazza Matteotti, in una situazione poco dignitosa e decorosa sia per loro che per l’intera città.

Nel frattempo ovviamente è arrivata la destra, con i suoi slogan carichi di odio e di irresponsabilità. Domani in piazza Matteotti manifesterà quella sparuta frangia di neofascisti cagliaritani passati a “Noi con Salvini” e la vicenda di piazza Matteotti sarà un ottimo combustibile per alimentare anche nella nostra opinione pubblica quello strisciante clima di intolleranza che è il vero cancro di questi tempi terribili che viviamo e che dovremmo combattere ancor più del razzismo stesso, quello dichiarato e conclamato.

Ai migranti accampati in piazza Matteotti bisognava dare subito delle risposte, in nome dei valori di accoglienza che diciamo di voler incarnare, per rispettare veramente la loro dignità e impedire che una questione tutto sommato gestibile sfuggisse di mano, creasse un oggettivo e comprensibile malumore nell’opinione pubblica per poi venire strumentalizzata dalla destra.

Invece così non è stato: anche stavolta il sindaco di Cagliari (astro nascente della sinistra italiana) ha mostrato una strana insofferenza per i migranti accampati sotto il suo ufficio, dando il via ad un imbarazzante scaricabarile tra istituzioni. E domani noi ci abbiamo i neofascisti in piazza.

A questo punto però una domanda sorge spontanea: perché prendersela con la destra che fa la destra, quando poi a Cagliari è la sinistra che non fa la sinistra?

 

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14 Comments

  1. Pingback: Cagliari leghista, sui migranti nell’isola la sinistra sarda non ha uno straccio di idea - vitobiolchini

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  3. Francesco Utzeri says:

    Egregio Biolchini,
    Io non ho votato Zedda ( non solo elettore Cagliaritano). Fatta questa premessa, mi permetto di intervenire per porre una domanda: perché si vuole ( ad ogni costo ) ricercare le responsabilità di quel che accade, e che è già accaduto in passato non remoto, in Piazza Matteotti, solo ed esclusivamente nei confronti di Zedda. E’ vero lui è la massima autorità per la città di Cagliari, e deve dare delle risposte ai cittadini, ma perché queste risposte non sono chieste anche a chi il problema lo ha creato. Perché il rappresentante dello stato, ovvero il prefetto, si tiene alla larga da questa situazione ?. Io ho avuto modo di interloquire con alcuni di questi ragazzi ( sì perché sono quasi tutti ragazzi ! ) che mi hanno spiegato che loro, qui in Sardegna, non ci volevano proprio venire, e quando sono stati “scaricati” qui da noi, sono stati smistati in luoghi sperduti, abbandonati dagli stessi sardi. Non è forse responsabilità del prefetto interloquire con il “suo” ministero e far capire, ai burocrati ministeriali e allo stesso ministro, che questa povera gente non può essere sbattuta di qua o di la applicando un semplice e freddo algoritmo del computer, che calcola le “quote d’assegnazione”. Non parliamo di numeri, parliamo di esseri umani, esattamente come osiamo autoproclamarci noi.
    Un saluto

    • La situazione di piazza Matteotti, e terribile ,c’è il rischio che alcuni possano diventare razzisti a loro insaputa…per colpa di un sindaco poco decisionista e che non si vuole prendere le sue responsabilita’ lo dice uno che lo ha votato,vedo un il sindaco Zedda,spento e come se si nascondesse dentro il palazzo invece di affrontare il problema di piazza Matteotti.

  4. Continuate a chiamarla “intolleranza”, “xenofobia”, o addirittura “fascismo” e chi più ne ha più ne metta, insomma, il solito disco rotto del “buon sinistra”, in realtà molti che si lamentano dello schifo di pzza Matteotti desiderano semplicemente delle regole senza necessariamente doversi strapparsi le palle per via di un lacerante terzomondismo ammuffito che sinceramente mi ha rotto le scatole. Che ne dici Vito? Per ciò che riguarda i fasci e Zedda, lasciamo perdere, si sa cosa sono e da dove provengono; ma poi fasci, ma chi? Caruso? ma dove sono i fasci a Cagliari? ma andate a Roma, Brescia, Milano, li si che ne troverete per davvero.

  5. Massimo Moi says:

    Al fondo, però, c’è anche un’evidente assenza di senso umano. L’indefferenza del potere (che in questo caso coincide con la fredezza della borghesia di sinstra) calpesta le persone e la loro dignità, forse più di quanto possano fare gli orribili slogan fascisti di una certa destra populista. In questa mischia affastellata, fortunatamente ci salvano ancora degli esempi che testimoniano un futuro che c’è, e che può esserci: Mimmo Lucano, la sua Riace, sono un modello di coraggio vero, di modernità profonda, ancor prima che di speranza.
    Domanda allora: e se ripartissimo da qui? Dal capire che – come accaduto nel piccolo comune calabrese – per trasformare Piazza Matteotti in un’opportunità civile, economica ed interculturale occorrerebbe soltanto fare politica, quella con la p che svetta, mettendo le persone (eritrei e cagliaritani insieme) al centro di un progetto semplice, fatto di inclusione non di indifferenza o silenzi offensivi. Oltre i noti: “questo è di mia competenza” o “su questo ho pochi poteri”.
    Ps: Mimmo Lucano a settembre sarà a Cagliari, grazie agli amici di Marina Caffè Noir.
    Una buona occasione per un confronto diretto col sindaco di Cagliari e il suo drammatico fallimento sulle politiche di accoglienza.
    Piazza Matteotti oggi è il simbolo di una città sporca nel suo senso civico, non soltanto il fallimento delle politiche di accoglienza locali.
    Grazie per aver detto le cose come stanno Vito.
    Costruiamo coesione attorno a questa indignazione.

  6. Marcus says:

    Dai numeri esposti sembrerebbe che le persone accampate in piazza matteotti siano una settantina, mi chiedo se in una città come Cagliari non si riesca a trovare una sistemazione più adeguata, se poi dovessero insistere nel voler rimanere in quello che è diventato un girone infernale, si dovrebbero usare metodi non violenti ma decisi.

  7. nuraghe says:

    Domani non ci sarà l’estrema destra perchè la Cagliari antifascista occuperà piazza Matteotti. Che il comune si sbrighi inisieme alla regione a far partire i migranti che qui non ci voglion stare, ne essere mangime per le coperative!

  8. Marieddu says:

    Non sono d’accordo.
    Come si fa ad accogliere chi non vuol essere accolto?
    Come si fa ad integrare chi non vuol essere integrato?
    Innanzitutto accoglienza ed integrazione possono venire attuate solo se vi è la vera accettazione dei Patti Costituzionali da parte dei richiedenti asilo e tutela; dopo verrà il resto.
    Il problema non è di Zedda bensì della Prefettura che non vuole – evidentemente – favorire l’esodo di questi che non sono profughi bensì semplici migranti (né più né meno dei nostri giovani che vanno in Italia o in altri stati europei in cerca di lavoro).

    • Tralasciando la parte dell’integrazione sulla quale stendo un velo pietoso (vai a vedere i programmi di accoglienza e integrazione governativi in Germania e poi trovami il corrispettivo in Italia, se puoi), mi concentro su quest’ultima frase: “questi che non sono profughi bensì semplici migranti (né più né meno dei nostri giovani che vanno in Italia o in altri stati europei in cerca di lavoro).”

      A parte il fatto che alcune di queste persone vengono da paesi in stato di guerra civile quasi perenne e da secoli di razzia da parte delle nazioni europee, e quindi non si può proprio dire che io (emigrato in Olanda) e loro partiamo dalla stessa posizione… però si, certo, molti di loro vogliono semplicemente cercare un futuro migliore, per vedere il mondo, per viaggiare e seguire il naturale richiamo che una mente giovane sente per il mare aperto. Così come ho fatto io e tanti altri della mia generazione (bada, non ho 70 anni, ne ho 30 e sono emigrato da 10). E allora (domanda retorica, la risposta è evidente) perché io posso andare in Olanda senza problemi e a loro non è consentito?

      C’è una costruzione cripto-razzista che implica una differenza qualitativa che si gioca sulla pelle di chi viene per scappare da una serie di guerre e disastri (causati dall’occidente), e chi viene “solo” per scappare dalla povertà. Come a dire: se sei semplicemente povero (perché ti abbiamo derubato noi) stai a casa tua perché non abbiamo alcuna intenzione di condividere il maltolto con chi fa il furbo.

      E proprio da parte di un popolo che vede quotidianamente le sue giovani generazioni dover scegliere fra un presente di disoccupazione e imbruttimento a casa dei genitori e una fuga precipitosa verso il nord Europa (vittime anch’esse, sempre più, dello stesso razzismo che viene riservato a chi viene in Europa oggi) un discorso del genere risulta ancora più odioso. Una terra sempre più spopolata che si accanisce contro se stessa rifiutando quella che potrebbe essere la sua risorsa più preziosa: l’accoglienza, l’apertura, la crescita.

      Ricordati, caro Marieddu, che si è sempre il poveraccio di qualcun altro.

  9. Ma lei stesso scrive che si sono allontanati dai centri loro assegnati…per stare al porto perché se ne vogliono andare…Non riesco a pensare a una migliore analogia rispetto a quella Dell ospite che accolto in casa pretende di accamparsi in cucina perché gli piace di più…forse non é per cattiveria,forse c é Dell ignoranza forse dei sogni per il proprio futuro? Sediamoci e parliamone, ma non pretendere, non mi additare, non cercare di manipolarmi coi sensi di colpa caro ospite.

    • …e poi ti fanno le palle quadrate sull’ospitalità sacra dei sardi.

      Prova a fare questo esercizio: prova a metterti nei panni di uno che è partito a 15 anni dal Sudan, ha attraversato il deserto del Sahara a piedi, è rimasto rinchiuso per mesi in una prigione libica e poi è salito su un gommone strapieno per venir ripescato mezzo morto in mezzo al mare. Arriva a Cagliari che ha 17 anni e quando è quasi riuscito ad arrivare vivo fino in Europa lo sbattono in una baracca a Perdasdefogu in attesa di ributtarlo in Libia. Allora decide che il suo viaggio non può finire qui, perché la sua vita e quella della sua famiglia dipendono da lui. E cerca il modo di andare via da un posto dove non aveva alcuna intenzione di andare e di trovare un modo per salire su una nave per ricominciare a camminare verso il nord.

      E poi arriva bello bello Max che, con tono un po’ risentito, quasi offeso dal fatto che qualcuno non elogi la sua città, gli spiega che “non si può dormire in cucina”.

  10. L’intolleranza nasce per colpa della politica..è una stato vergognoso quello di piazza Matteotti ed è normale che se la politica rimane indifferente poi l’intolleranza esploda. Per quanto si voglia combattere magari un clima di intolleranza ed episodi incresciosi come il branco che attacca il ragazzino migrante nel porticato della stazione spingeranno il signor sindaco a trovare una sistemazione più idonea e gestibile per queste persone

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