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Per Soru dimissioni tardive, tra il tradimento del centrosinistra e i silenzi dei giornali

L’articolo che segue è stato pubblicato il 5 maggio del 2016, in seguito alla sentenza con la quale il Tribunale di Cagliari aveva condannato Renato Soru a tre anni di reclusione per l’evasione fiscale di 2,6 milioni di euro nell’ambito di una vicenda che coinvolgeva Tiscali s.p.a. e Andalas ltd., azienda riferibile a Soru e basata in Inghilterra.
L’8 maggio del 2017 la Corte d’Appello di Cagliari, ribaltando il verdetto di primo grado, ha assolto Renato Soru da tutti e cinque i capi di imputazione con la formula “perché il fatto non sussiste” (per per due capi) e “perché il fatto non costituisce reato” (per gli altri tre).
L’articolo, movendo dall’episodio costituito dalla pronuncia della condanna di primo grado, contiene un’analisi di natura prettamente politica che conserva a tutt’oggi il suo valore di analisi critica, vista la dimensione pubblica e, per certi aspetti, perfino storica, dei fatti raccontati.

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Per chiunque abbia conosciuto, lavorato o anche solo votato per Renato Soru oggi è una giornata terribile. Saranno gli storici a raccontare la sua parabola, umana e politica, le luci che hanno illuminato la sua ascesa e le ombre che stanno caratterizzando questa fase declinante: a tutti noi che abbiamo creduto in lui e nel suo progetto ora resta solo lo sgomento davanti ad una sentenza che invita, chi ha ancora il vizio di farsi delle domande, a riconsiderare gli ultimi tredici anni di vita pubblica in Sardegna, cioè da quel 2003 in cui il fondatore di Tiscali si impose sulla scena politica, fino alla sentenza di oggi. Personalmente, sono rimasto molto turbato da una affermazione resa da Soru nel corso del dibattimento, riportata come se niente fosse dai giornali: “Quando sono diventato presidente della Regione avevo un patrimonio di mille milioni di euro”. Nessuno l’ha commentata. E dopo la sentenza di oggi, una domanda sorge spontanea: chi è veramente Renato Soru?

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Soru è sempre stato refrattario alle regole della politica. All’inizio i suoi atteggiamenti venivano accolti con sollievo, entusiasmo e ammirazione perché si pensava che anticipassero un cambiamento della forma ma anche della sostanza della politica. Poi però nel tempo sono arrivate le prime disavventure giudiziarie (ricordate il caso Saatchi & Saatchi?), mentre le tante contraddizioni legate al suo doppio ruolo di politico e imprenditore venivano accettate dalle persone in buona fede in nome di un progetto più grande che doveva per forza andare avanti (anche a costo di pagare il prezzo di qualche contraddizione), e da quelle in mala fede per evidenti motivi di convenienza. Eppure era evidente che il suo essere manager di una grande impresa lo poneva in una posizione di difficile compatibilità con qualunque incarico politico. Ma nonostante tutto Soru continuava a godere di una fiducia incondizionata. Fiducia di cui ha evidentemente abusato.

Solo chi ha una straordinaria opinione di sé e una bassa considerazione dell’intelligenza altrui e delle regole della politica e della vita pubblica può pensare di poter affrontare un processo per evasione fiscale ricoprendo la carica di segretario regionale del primo partito italiano. L’errore di Soru è stato questo: non dimettersi dalla segreteria al momento del rinvio a giudizio. Se lo avesse fatto, avrebbe contribuito a preservare la sua immagine e quella della politica sarda, già terribilmente minata.

Ma Soru non si è dimesso prima perché nessuno glielo ha chiesto: né il suo partito (posto che lui era il segretario in Sardegna, l’invito sarebbe dovuto arrivare dai vertici italiani del Pd), né l’opinione pubblica isolana.

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Da Renzi non è arrivato nessun invito alle dimissioni perché, lentamente ma inesorabilmente, il centrosinistra italiano sul tema della questione morale (o se vogliamo, del rapporto tra politica e giustizia) ha fatto proprie le argomentazioni di Berlusconi. Il centrosinistra che per anni ha giustamente criticato il centrodestra che copriva gli affari del suo leader, quel centrosinistra che invocava il conflitto di interessi, che chiedeva maggiore moralità nella vita pubblica (ovvero la possibilità che chi ledeva l’onorabilità della politica si facesse da parte, a prescindere dalla presenza di sentenze passate in giudicato), quel centrosinistra una volta arrivato al potere si è comportato come i berlusconiani.

Tutto il centrosinistra, non solo il Pd. Anche Sel, davanti alle disavventure giudiziarie di diversi suoi esponenti, ha preferito forzare la mano e rinnegare i fiumi di parole con i quali ha inondato per anni giornali e tv. Anche a sinistra al concetto di moralità si è sostituito quello di legalità, ovvero sono colpevole solo se un giudice mi dichiara tale. Ma i patti non erano questi.

Davanti all’ondata di scandali che sta investendo il suo partito, il segretario del Pd e presidente del Consiglio Matteo Renzi pochi giorni fa ha detto con tono di sfida “i giudici facciano le sentenze”. Ebbene, oggi una sentenza è arrivata. Ed è devastante.

Il secondo aspetto del problema quindi sta qui: lo schieramento politico che per anni si è proposto come alternativo al centrodestra, riguardo i temi della giustizia e della moralità al centrodestra non è alternativo per niente.

A questa sconcertante scoperta la società italiana sta reagendo in due modi: abbandonando la politica (cioè non andando più a votare) oppure sostituendo il fondamentale concetto di fiducia con quello ambiguo di trasparenza.

Devo questa riflessione al filosofo tedesco-sudcoreano Byung-Chul Han che nel suo libro “La società della trasparenza” (edizioni Nottetempo, 2014) spiega con estrema chiarezza:

La fiducia è possibile solo in una condizione intermedia tra sapere e non-sapere. Fidarsi significa costruire una relazione positiva con l’altro, malgrado ciò che di lui non si sa. (…) Invece di dire “la trasparenza realizza la fiducia” si dovrebbe dire propriamente che “la trasparenza esclude la fiducia”. La domanda di trasparenza diventa forte proprio quando non c’è più fiducia. In una società che si fonda sulla fiducia, non esiste una forte richiesta di trasparenza. La società della trasparenza è una società della sfiducia e del sospetto che, in conseguenza di una fiducia che viene a mancare, si sottomette al controllo. La forte richiesta di trasparenza rinvia proprio al fatto che il fondamento morale della società è diventato fragile, che i valori morali come la sincerità o l’onestà divengono sempre più insignificanti. Al posto dell’istanza morale caduta in disgrazia, compare la trasparenza come nuovo imperativo sociale”.

Chiedere gli scontrini non è fare politica ma soltanto la fine della politica.

Già in Rousseau si può osservare che la morale della trasparenza totale si rovescia necessariamente in tirannia. Il progetto eroico della trasparenza (…) conduce alla violenza. (…) la società della trasparenza rosseauiana si rivela la società del controllo totale e della sorveglianza”.

Prima di morire Gianroberto Casaleggio aveva predisposto il nuovo sistema operativo del Movimento Cinque Stelle. Il suo nome? “Rousseau”.

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E i giornali, perché hanno taciuto? Di certo non hanno nascosto le notizie ma, come spiega sempre Byung-Chul Han “più informazione o soltanto un accumulo di informazioni non producono di per sé una verità. Manca loro la direzione, vale a dire il senso”.

L’informazione in Sardegna vaga nel buio e nei rapporti con la politica quasi sempre si accontenta di certificare l’ovvio: montagne di comunicati stampa finiscono ai lettori dopo un semplice copia-incolla. Nelle stesse ore in cui gli operai dell’Eurallumina incontrano Renzi per chiedergli il riavvio della fabbrica di Portovesme, i vertici di Eurallumina sono sotto processo per reati ambientali. Per dare un senso alla vicenda, bisogna fare di questi due fatti un’unica notizia e aprire un dibattito. Invece le notizie sono due, magari pubblicate anche a dieci o venti pagine di distanza l’una dall’altra.

E quando i temi consentirebbero di sviluppare posizioni diverse da quelle imposte dalla politica, il giornalismo sardo si appoggia alla magistratura, di cui riporta pedissequamente le ragioni.

Il giornalismo sardo non ha una posizione autonoma rispetto a questi due poteri, ma oscilla a seconda delle convenienze editoriali o di come tira il vento. Per cui il giornalismo in Sardegna non è a sua volta un potere, ma si accontenta semplicemente di assecondare gli altri poteri. Quasi sempre sta con la politica, ma se questa entra in conflitto con la magistratura sta con quest’ultima.

L’incredibile vicenda dei fondi ai gruppi lo dimostra. Ho avuto modo di accedere alla documentazione relativa ad alcuni casi e vi posso assicurare che degli stessi poteva essere fatto un racconto ben più articolato e problematico, non certo appiattito sulle posizioni dell’accusa. Ma è troppo chiedere al giornalismo sardo di fare domande. Prendete il caso del neo consigliere regionale indagato per traffico internazionale di droga: nessuno che abbia ancora chiesto al leader del suo partito un parere su ciò che sta avvenendo. Fatti, fatti, fatti: domande, poche.

E anche a Renato Soru in questi anni i giornali sardi hanno fatto poche domande. Ad esempio: perché è l’europarlamentare italiano più assente a Bruxelles, addirittura sesto nella classifica complessiva?

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Soru è stato condannato e si è dimesso dalla segreteria regionale del Pd, il centrosinistra sui temi della giustizia non si distingue dal centrodestra e i giornali in Sardegna non sono un potere autonomo. E poi ci sono i fatti delle ultime settimane.

Il vicesindaco di un paese viene arrestato con l’accusa di essere a capo di una banda di rapinatori, il vicepresidente del consiglio regionale viene arrestato con l’accusa di corruzione (e con lui un ex consigliere regionale). Intanto un europarlamentare rischia di andare a giudizio per avere intrattenuto rapporti con la camorra mentre un altro viene condannato per evasione fiscale milionaria. Nel frattempo un indagato per traffico internazionale di droga diventa consigliere regionale.

Forse è venuto il momento di farci qualche domanda sui meccanismi di selezione della classe politica in Sardegna. Facendo nomi e cognomi, una volta tanto.

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25 Comments

  1. Paolo Bozzetti says:

    EVASORU … di primo grado.
    Questo è oggi Renato Soru, ma sulla quasi totalità dei media, è solo un uomo che si ritiene innocente ed è caduto dalle nuvole perchè l’hanno condannato a tre anni di carcere.
    Se ricordo come è stata massacrata la Pantera di Sorgono (la mitica Barracciu) per un misero avviso di garanzia …
    La questione, egoisticamente per me più importante, riguardo il nostro Evasoru, è che ho speso, per ben quattro anni, dieci minuti della giornata, a difenderlo dagli attacchi del mio giornalaio di fiducia (nonchè “fedale”), il quale, ogni mattina, riusciva a tirarne una contro il nostro, al tempo amato, Presidente della Regione.
    Sinceramente, mi sento un cretino.

  2. Roberto Mirasola says:

    Bravo Vito, ottimo articolo.

  3. luisa sassu says:

    Analisi ineccepibile. Nulla da aggiungere, se non per esprimere una profonda desolazione. Anche perché immagino il gatto e la volpe che, dientro le quinte, spolverano la logora pantomina del “che fortuna che hai avuto ad incontrare noi!.

  4. Molta cronaca poco giornalismo d’inchiesta. Il giornalista non indaga più ma si accontenta delle verità raccontate. Ottimo

  5. giorgio says:

    Se in appello Dolce & Gabbana sono stati assolti lo sarà anche Soru. Prosit.

    • sergio says:

      Per farsi assolvere dovrebbe almeno avere gli stessi difensori del caso Dolce & Gabbana… Situazione molto diversa rispetto ad semplice sottoscrizione di un prestito obbligazionario da società estera… (poco estera)

  6. stefano delunas says:

    Dovrei essere tra quelli che dovrebbero esser contenti. Invece mi pervade un senso di tristezza e di amarezza. E lo dice uno che con Renato Soru ha avuto uno scontro furibondo per aver contribuito alla mia espulsione dal PD e con il silenzio e la complicità di varie componenti e di vari dirigenti regionali. Ma li capisco. Molti di loro avevano ricevuto ordini di farmi cadere attraverso una mozione di sfiducia e altri trovavano disdicevole avere a che fare con il sindaco di Quartu. Non esulto, perché comprendo il dramma di un uomo e dei tanti interrogativi che attaglieranno la sua coscienza,nei prossimi giorni o settimane. Non esulto perché sono un garantista. Da sempre. Da quando votai partito radicale per permettere ad Enzo Tortora di diventare parlamentare. E ho continuato ad esserlo anche per altri politici coinvolti in vicende locali. Non esulto perché, nonostante tutto, io non mi riconosco più nel PD e non è più nei miei pensieri. E anche perché, un po’ di misericordia cristiana, proprio in quest’anno giubilare, mi porta, “nonostante tutto”, ad essere sereno.

    • Carissimo Stefano. Ti stimo per avere lasciato un Tuo eccellente contributo. Buona Vita

      • Beh, dovresti essere contento di non essere più in quel PD! Si, capisco, sarebbe stato molto meglio meglio se l’iniziativa di uscire da quel (…partito?, banda?) PD fosse partita da te.

  7. A parte le fesseria che ho scritto prima vorrei invece fare un ragionamento serio su quello che secondo me dovrebbe accadere quando un politico finisce sotto la lente di ingrandimento della magistratura.
    Tu fai intendere che in caso di processo, rinvio a giudizio, accuse pesanti il politico debba fare un passo indietro. Magari per opportunità, per poter affrontare serenamente la vicenda giudiziaria o chissà per cos’altro.
    Io invece credo che questa serenità la debbano avere gli inquirenti. Infatti ho sempre l’impressione che psicologicamente nella testa del magistrato di turno il fatto di poter stravolgere determinati equilibri politici inducendo, per esempio, gli indagati alle dimissioni metta un freno alla loro libertà d’azione. Insomma, penso che prima di prendersela con il politico di una certa levatura la giustizia si metta mille problemi che rallentano, condizionano e danneggiano il loro lavoro.
    Questo non accadrebbe se invece la loro azione di indagine e processuale non avesse nessuna immediata conseguenza sull’attività del politico.
    In altre parole se io indago o processo un presidente di regione o il ministro tal dei tali senza condizionarne l’attività politica, senza diventare arma per l’opposizione mi sento più libero di agire, senza correre il rischio di essere oggetto di strumentalizzazione da parte di chiunque (schieramenti politici, stampa, opinione pubblica etc.).
    Per questi motivi credo che, se dimissioni debbano essere, devono esserle (obbligatorie) solo dopo il terzo grado di giudizio.

  8. Francesco Utzeri says:

    Un giudice della procura di Milano, questa mattina ad Agorà su Rai 3, ha detto una cosa più che sacrosanta, cioè che la politica non può chiedere alla magistratura di “rilasciare” la patente di persona onesta e moralmente idonea ad occuparsi della “cosa” pubblica, attraverso un processo equo, ma sopratutto, rapido. La soglia di moralità e idoneità al ruolo di uomo politico è molto più alta, rispetto alle sentenze emesse dalla magistratura. In pratica, un politico può anche essere stato assolto dai giudici, perché le sue azioni non hanno nulla di penalmente rilevante, ma se si accompagna con mafiosi, camorristi o è in palese conflitto d’interessi, o si fa condizionare dai lobbisti, non può occuparsi della cosa pubblica.Questa selezione la devono e possono fare solo i partiti, non la magistratura.
    Nel caso di Soru, che confesso di aver votato quale presidente della RAS perché allora mi pareva “meno peggio” di altri, doveva lasciare, o meglio essere allontanato, dalla politica già al momento della vicenda Saatchi, se il PD avesse posseduto un senso morale comune.

  9. Bruno C says:

    Nel 2004, sono stato uno dei promotori della nascita di Progetto Sardegna, contro tutto il PDS (si chiamava ancora così, mi pare). Quello che rimprovero a Soru non è la condanna avuta, per la quale si dovrebbe comunque dimettere, ma il fatto che, dopo la sua elezione a presidente della Sardegna, abbandonò Progetto Sardegna (e tutti coloro che vi avevano profuso tante energie disinteressatamente) al suo destino per dare la scalata a quello che sarebbe divenuto il PD. Il suo tradimento si affianca a quello di tutto il centrosinistra (Prodi, Ciampi, Napolitano, Amato e tanti altri) che scelse, sin dagli anni Ottanta/Novanta, di schierarsi a favore della finanza, delle banche e delle multinazionali, abbracciando l’ultraliberismo contro il mondo del lavoro. Un enorme inganno che ancora oggi si fatica a comprendere e di cui stiamo sperimentando i frutti velenosi.

    • Alberto says:

      Hai ragione, c’ero anch’io a quei tempi anche se stavo con la rete dei movimenti. Fu dal l’abbandono di Progetto Sardegna e da altri piccoli segnali che si comprese la portata dell’uomo. Peccato per una speranza perduta.

    • Marieddu says:

      Ho seguito anch’io Progetto Sardegna sin dalle origini.
      Ci credevo, ci credevo veramente! Ritengo di avere subito un trauma nel momento in cui un amico che avevo contribuito a fare eleggere mi comunicava (con imbarazzo) la cancellazione de facto di tutto. Per me fu una delusione tale da non ammettere repliche: ero stato gabbato!
      Peccato: credevo in Renato Soru, nella sua politica antipolitica, nel suo decisionismo.

  10. Non ho mai creduto in Soru e quindi oggi, scusate, ma festeggio

  11. Vedo che sei in forma. Nello stesso pezzo hai fatto fuori PD, M5S e giornalisti. Secondo me se domani entri in campo contro il Bari fai pure gol 🙂

  12. Supresidenti says:

    Un commento per rinnovarti la mia stima Vito. A si biri.

  13. lino grill says:

    Alla fine stai facendo tue le convinzioni dei 5 stelle. sono 5 anni che Grillo afferma che destra e sinistra sono uguali, ma ci sono voluti 5 anni di governo di centrosinistra per certificarlo e renderlo manifesto a tutti, sia nella questione morale, sia nel modus operandi di renzusconi. ancora pochi sono i girotondi e gli indignati. e certamente occorre fare una riflessione seria sul livello di pronazione raggiunto dai giornalisti (su questo ti do atto di essere sempre stato ipercritico). La domanda ora è…che sia fa?

    • Grillo per me non è la risposta, come penso di avere scritto in questo post. Perché dà risposte sbagliate a domande giuste.

      • Vito, non è Grillo o il compianto Casaleggio che devono dare risposte alle domande ma tutti i cittadini del Movimento attivi o no, che devono dare una risposta alle domande comportandosi con onestà e trasparenza in ogni atto quotidiano, in poche parole un esempio pratico alle continue e fatue risposte della politica presente e passata che non ci rappresenta più.

  14. Pingback: Soru condannato | Aladin Pensiero

  15. d’accordo su tutto, o quasi. Per me Soru si era già bruciato quando giustificava la poca assiduità nelle aule dell’Europarlamento, o forse erano addirittura quelle del Consiglio Regionale (?), dicendo che “doveva occuparsi delle sue aziende”. Un’affermazione che da sempre grida vendetta. Non confondiamo però vicende giudiziarie diverse; ci sono reati legati all’uso distorto e personalistico del potere politico (il caso Barracciu, quello di Lodi) e reati che appartengono alla sfera privata e personale (Soru) su cui non si può inputare nulla ai vertici del partito o a Renzi stesso. Ovviamente alla notizia del rinvio a giudizio le dimissioni erano d’obbligo.

    • Anna march says:

      Mi sa che si sta facendo un po’ di confusione:alla Barracciu vincitrice delle primarie per la candidatura a presidente della regione è stato chiesto un passo indietro,sopratutto da soru,soltanto per aver ricevuto un avviso di garanzia. Si è dimessa da sottosegretario soltanto per un rinvio a giudizio.Due pesi e due misure nel pd.

    • Antonello Faddas says:

      Certo he bisogna distinguere Barracciu da Soru, ma non certo perché la prima sarebbe più grave del secondo. Semmai esattamente il contrario. cosi come si dovrebbe finalmente riconoscere che la Barracciu (spigoli caratteriali a parte. Ma chi non ha spigoli…) ha dimostrato un senso di responsabilità politica, coerenza e onestà intellettuale 1000 volte superiore a Soru. Il reato di cui è accusata (insieme a 100 consiglieri regionali di cui circa 30 del suo stesso gruppo) è pesante certo ma nemmeno paragonabile a quello di evasione fiscale. Il peculato che avrebbe commesso (non c’è nessuna condanna pronunciata, il processo è appena iniziato) viene contestato dimenticando che il regolamento allora vigente non prescriveva di consegnare nè conservare le pezze giustificative e viene chiesto alla Barracciu (e ai suoi colleghi) di dimostrare come li ha spesi a circa 10 anni di distanza. Vi risulta che il PM abbia rinvenuto prove (fatture o altro) che provano che Barracciu abbia speso i soldi per spese personali (spuntini, matrimonio, libri antichi, penne di lusso ecc)? No, niente di tutto questo! Per come è stata massacrata, se ci fossero state prove di tali spese, state certi che sarebbero state publicate a tutta pagina su tutti i giornali sardi e italiani… Inoltre la somma che sarebbe stata spesa indebitamente ammonta a 80 mila euro in 5 anni di attività istituzionale ovvero una media di 16 mila euro all’anno. Quindi non credo si possa definire abuso di potere politico. Si vedrà come andrà a finire. Soru è stato indagato per evasione fiscale di 20 milioni di euro. 20 milioni di tasse rubati al benessere collettivo. È stato rinviato a giudizio e poi condannato. Bene, la Barracciu si è dimessa da candidata alla presidenza per il solo avviso di garanzia e non si è nemmeno candidata come consigliere; rinviata giudizio si è immediatamente dimessa da sottosegretario. Si è dimessa senza avere ruoli istituzionali paracadute. Soru era indagato e si è ricandidato alla presidenza della regione (nessuno a detto un cavolo); è stato rinviato a giudizio e nonostante ciò si è candidato all’europarlamento e dopo pochi mesi anche come segretario e nessuno ha proferito verbo nonostante lui fosse uno dei maggiori aizzatori di folle e partitini contro la candidatura di Barracciu alla presidenza Ras in quanto allora (solo) indagata!!! Giudicate voi, giudica tu! E tu Vito non trovi ci sarebbe qualcosa da dire (tu sei stato uno dei carnefici di Barracciu)? Daniel Meloni l’evasione fiscale riguarda la sfera d’azione del privato cittadino si, ma quando ad evadere è uno che ha fatto il presidente della regione che predica il bene comune e l’interesse collettivo, bè questo è uno dei reati più gravi di cui ci si possa macchiare!!!! Ti ricordo inoltre che l’Europa e non solo, indica l’evasione fiscale come una delle cause principali delle crisi economiche degli Stati, la indica come uno dei reati che sottraggono agli Stati le risorse dovute e necessarie per sviluppare le politiche necessarie al benessere diffuso soprattutto per le fascine più deboli della popolazione . Soru inoltre si è dimesso solo da segretario ma si tiene ben stretto il seggio europeo. Invece penso che (per come l’Europa giudica l’evasione) prima di sarebbe dovuto dimettere dall’Europa e poi da segretario. Insomma anche su questo si differenzia da Barracciu. La prima a rinunciato a tutto, lui no!!!! La stampa e l’opinione pubblica sono stati e sono tanti clementi con Soru quanto sono stati violenti con Barracciu che pure è stata ed è l’unica esponente politica sarda che, considerata l’inchiesta, si è dimessa sul serio.

      • Daniel Meloni says:

        Intendevo dire che si tratta di una vicenda giudiziaria che non può avere “letture politiche” per via della sua natura. In altre parole, Soru può anche rompere la testa del vicino di casa, reato ben più grave dell’evasione. Viene condannato. Si dimette. Lo arrestano. Nessun argomento politico possibile, nessuna critica alla classe politica che abbia senso. Tutto qui. Fuori dalle palle Soru. P.S. caso Barracciu: senso di responsabilità o calcio in culo da parte di Renzi?

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