Sardegna / Servitù militari

Ma quale “talpa”! Per scoprire la data delle esercitazioni militari è bastato… un accesso agli atti!

[youtube https://youtu.be/bOyhFKYMBkA]

“Terapia d’urto: lei fa la prima cosa che le passa per la testa di fare!” (Strurmtruppen, 1976)

“Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio” e “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate”. Con queste accuse lo scorso 4 marzo Carabinieri e Polizia hanno fermato tre giovani a Cagliari e perquisito la sede di un circolo e due abitazioni private. Un giovane è stato iscritto nel registro degli indagati.
L’accusa di “rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio” è riferita alla conoscenza delle date durante le quali sarebbero state programmate le esercitazioni militari nel poligono di Teulada. Gli inquirenti sospettano l’esistenza di una “talpa” all’interno del Co.Mi.Pa, il Comitato Misto Paritetico sulle servitù militari. Questo comunicato stampa è stato inviato ieri a tutte le redazioni dal consigliere comunale cagliaritano Enrico Lobina e Nicola Calledda e racconta una verità ben più semplice di quella ipotizzata finora. Ve lo propongo integralmente (i neretti sono miei).
Quanto al reato di “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate” restiamo tutti in attesa di capire in che cosa si è concretizzato.

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Comunicato stampa

Oggetto: Sulle indagini per la presunta segretezza dei calendari delle esercitazioni militari

Cagliari, 11 marzo 2016

Lo scorso 4 marzo, alcuni militanti cagliaritani del movimento contro l’occupazione militare della Sardegna sono stati perquisiti nella loro abitazione privata e nel circolo sociale che frequentano. Uno dei militanti è stato iscritto nel registro degli indagati.

L’accusa, oltre a quella di vilipendio nei confronti delle forze armate, è di avere diffuso documenti militari non riservati ma destinati a uso interno di ufficio.

Immediatamente abbiamo espresso solidarietà ai perquisiti e all’indagato. Nei giorni successivi abbiamo letto dagli organi di stampa, con una certa perplessità, che i documenti incriminati sarebbero i calendari delle esercitazioni militari da svolgersi in Sardegna.

I sottoscritti Enrico Lobina, in qualità di consigliere comunale, e Nicola Calledda, suo collaboratore, hanno chiesto e ottenuto i calendari “incriminati” con un normalissimo accesso agli atti presso gli uffici competenti. L’abbiamo fatto più di una volta, tra il 2015 e l’inizio di questo 2016. Seguendo la classica procedura prevista dalla legge 241 del 1990 sulla trasparenza amministrativa, abbiamo chiesto copia semplice (non autenticata) semestre per semestre.

La motivazione con cui abbiamo argomentato la richiesta è la più esplicita e trasparente possibile.

Infatti, da molto prima di questa esperienza istituzionale al comune di Cagliari abbiamo fatto parte di organizzazioni e movimenti che si battevano e si battono contro l’occupazione militare della Sardegna, in particolare contro l’incisività dei danni economici e ambientali prodotti dalla presenza dei grandi poligoni e delle loro grosse esercitazioni.

La motivazione della richiesta è stata che, dati questi percorsi politici, i corpi sociali con cui ci saremo continuati a confrontare nelle istituzioni e di cui continuiamo a sentirci parte ci avrebbero chiesto di avere tutte le informazioni possibili provenienti da altri canali istituzionali su tutto ciò che potesse essere legato all’occupazione militare, comprese dunque le esercitazioni militari. La richiesta è stata motivata con esigenze di divulgazione e condivisione esplicita, e gli uffici preposti ci hanno fornito la documentazione senza mai fare menzioni a particolari segretezze o riservatezze.

Siamo stupiti che la stampa abbia parlato di caccia “alla talpa del Co.Mi.Pa (Comitato Paritetico sulle servitù militari)” quando lo scambio di documentazione è avvenuto all’insegna dell’ufficialità e della trasparenza.

Dal punto di vista politico, ci rende inquieti la modalità con cui è stata indirizzata questa indagine che, al momento, sembra voler essere un attacco di reazione alle ultime riuscite sortite del movimento antimilitarista sardo.

Ancora più inquieti ci lascia la totale mancanza di presa di posizione sulla vicenda da parte del presidente della Regione e quindi del Co.Mi.Pa, Francesco Pigliaru.

Come detto, il Co.Mi.Pa è un comitato paritetico cui, per riequilibrare gli interessi militari con quelli civili, prende parte anche la Regione Sardegna. I suoi poteri sono notevolmente ridotti, essendo consultivi e ispettivi. Ma se questi sono i suoi poteri almeno dovrebbe servire a diffondere il più possibile le informazioni sulle attività militari utili alla popolazione per praticare l’autotutela. La Regione Sardegna dovrebbe stare lì dentro per rappresentare gli interessi dei sardi, anziché quello delle forze armate.

I poligoni, insieme alle altre numerose servitù ed installazioni militari presenti sul nostro territorio, diffondono sostanza tossiche che aumentano le malattie delle persone e degli animali e depredano quantità enormi di terreno, cielo e mare dall’uso civico dei sardi.

Quali sono, rispetto a questo tipo di attività, secondo il presidente della regione i reali interessi della cittadinanza che lo ha votato? Possibile che non senta l’esigenza di dire una parola su una vicenda di criminalizzazione di una banale diffusione delle date delle esercitazioni ufficiali sul territorio sardo?

Consci della giustezza delle azioni finora compiute e in attesa che il silenzio politico istituzionale di chi di competenza rotto da un qualche segnale politico positivo, rilanciamo l’esigenza di aumentare i momenti di pubblica condivisione e discussione sui temi sopra descritti.

Enrico Lobina
Nicola Calledda

 

 

4 Commenti

  1. Tralasciando il lavoro dei giornalisti, direi che c’è una certa differenza tra la richiesta di accesso agli atti (legittima), e la pubblicazione di tali atti su internet (non necessariamente legittima); non riuscire a vedere la differenza tra le due cose (e da parte di amministratori locali), conferma i tanti dubbi che mi assillano quando vado a votare.

    • Ghostwriter says:

      Non essendo un giurista, io però mi pongo un dubbio:la pubblicazione di un atto accessibile per chiunque per quale motivo dovrebbe essere tutelato da una qualsiasi pubblicazione?

      • Neanche io sono un giurista.
        L’errore è proprio, come hanno fatto invece pensare, che l’atto sia accessibile a chiunque.
        Per richiedere un accesso agli atti è necessario un interesse “specifico, concreto ed attuale”
        http://www.altalex.com/documents/massimario/2013/02/11/accesso-documenti-amministrativi-prova-interesse-specifico-concreto-attuale
        come un amministratore pubblico “potrebbe” avere; ma non è detto che effettivamente ne abbia diritto (anche se con il FOIA qualche cosa sta cambiando).
        Ma anche se dovesse avere il diritto all’accesso a tali atti, potrebbe non avere il diritto a pubblicarli (se, ad esempio, quegli atti dovessero riguardare altre persone che non hanno prestato il loro consenso, e che meritano una certa tutela da parte della legge).
        A maggior ragione se si tratta di argomenti sensibili (come può essere la Difesa), e non (giusto come esempio) come sono stati spesi i soldi per abbellire l’aiuola del Comune .

  2. Concordo in pieno con gli amici , siamo in democrazia e le leggi prevedono l’accesso ad atti pubblici, la Magistratura ha il dovere di rendere pubbliche le accuse agli inquisiti citando le leggi e/o regolamenti che vietano di accedere a determinate informazioni.
    Il potere legislativo ha il dovere di cambiare/riformare le leggi che potrebbero impedire ai cittadini che tutelano i diritti civili e/o sanitari di accedere ad informazioni riguardanti la pubblica incolumità, in particolare uso di esplosivi , gas,radiazioni ad alto o basso dosaggio, ultrasuoni, facenti parte di attrezzature ad uso militare o industriale, da sperimentare o già sperimentato in Sardegna. Asibiri tottus in pari e in Paxi.

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