Politica / Sardegna / Servitù militari

Sardegna, servono giovani liberi e coraggiosi (e non i tedeschi a Decimomannu)

decollo AMX

L’immagine è tratta dal sito dell’Aeronautica Militare

Ci sono dei segnali che ci danno inequivocabilmente conto della distanza siderale della politica sarda dalla realtà. È facile coglierli sui giornali.

In queste ore non so se mi ha colpito di più la commovente dichiarazione di un ex presidente della Regione ed autorevolissimo esponente di un noto partito che, a giudizio per evasione fiscale, ha affermato (cito a memoria, ma trovate tutto sull’Unione Sarda di ieri) che per lui “i soldi sono l’ultima cosa nella vita” e che al momento dell’elezione alla presidenza disponeva di un “patrimonio di mille milioni di euro” (avete capito bene), oppure la presa di posizione di politici e sindaci a difesa della base area di Decimomannu, destinata alla chiusura dopo il suo abbandono da parte dei militari tedeschi.

Renato Soru non smette mai di stupirci ma neanche questa classe politica (di destra e di sinistra) si tira indietro quando si tratta di andare in direzione contraria a ciò che buonsenso e prospettiva storica direbbero.

Perché se è corretto domandarsi che futuro avrà quella manciata di lavoratori civili impegnati nella base (e sono proprio una manciata, impegnati per lo più in servizi di pulizia), meno lo è affermare che con la chiusura della base “muore un territorio”.

La chiusura della base di Decimo è invece una buona notizia per la Sardegna, al pari (sempre al netto del futuro occupazionale e previdenziale dei suoi lavoratori, sui cui veramente bisognerebbe impegnarsi) del fallimento del polo dell’alluminio di Portovesme.

In prospettiva storica, a mio avviso emerge chiaramente come basi militari e industrie inquinanti siano state il prezzo che la Sardegna ha dovuto pagare per giustificare la concessione dell’autonomia speciale. Una operazione che stava bene a tutti: alle classi dirigenti italiane (che portavano a termine una operazione in classico stile coloniale); alle classi dirigenti sarde che in questo modo rafforzavano il loro potere, in cambio di un ruolo di mediazione con i poteri forti italiani.

Dc e Pci hanno sostenuto e rafforzato questo schema, esattamente come Forza Italia e Pd oggi sono unite nella difesa della base di Decimo.

Gli americani hanno lasciato La Maddalena, i tedeschi si apprestano a fare lo stesso con Decimo, la chimica italiana fallisce perché in altri posti al mondo si può inquinare di più e con minori rischi. L’Autonomia è morta, superata dagli eventi.

Così gli esponenti della classe politica sarda, come animali di uno zoo lasciati improvvisamente liberi, non sanno dove andare e chiedono disperatamente di tornare in gabbia: fuori dallo zoo il rischio sarebbe infatti quello di morire di fame. Ma nello zoo ci vogliono stare solo loro.

Ecco perché destra e sinistra sarde temono più di qualunque altra cosa lo smantellamento del nostro sistema industriale o la chiusura della basi militari: perché sono le gabbie in cui si consuma la loro quotidiana libertà. Perché se chiude lo zoo nessun custode getterà nelle gabbie il pasto quotidiano e nessuno farà più carriera politica, imprenditoriale o sindacale nel modo che abbiamo visto negli ultimi cinquant’anni qui in Sardegna.

Il futuro spaventa tutti in Sardegna, ma soprattutto gli orfani delle servitù.

A fronte di questa situazione, organizzare cortei contro le basi militari e inscenare proteste contro l’industria che inquina non basta più. Chi crede nell’autodeterminazione della Sardegna deve lavorare perché si affermi una classe dirigente in grado di affrontare politicamente la sfida che abbiamo davanti, senza cedimenti ideologici o folcloristici.

Servono ragazzi e ragazze in grado di impegnarsi nei nostri consigli comunali per far emergere dal basso una idea nuova di Sardegna. Libera, dignitosa, non prona davanti ai poteri dell’industria militare o a quella inquinante.

Alla Sardegna servono persone libere e coraggiose, non i tedeschi a Decimomannu.

 

47 Commenti

  1. Fabrizio says:

    Solo per dire che condivido ogni virgola.

  2. Maurizio Cogoni says:

    Articolo di una superficialità disarmante. Come se avere una base militare, a prescindere da quei pochi posti di lavoro che garantisce, sia sinonimo di Paese subalterno e retrogrado. Più che le basi militari mi sconvolge di più vedere il territorio devastato da discariche di ogni tipo davanti agli occhi indifferenti di troppi sardi, antimilitaristi inclusi. Quei tedeschi, popolo evoluto, potrebbero dare lezioni di ecologia a tanti “antimilitaristi” sardi che seppelliscono le cunette di bottiglie vuote di ichnusa trasformando il territorio in latrina. Ma di questo a loro non importa. Serve davvero gente coraggiosa in Sardegna, soprattutto gente che riesce a vedere i propri limiti.

  3. MARCELLO says:

    Posso dire una cosa? Se i tedeschi, salvo ripensamenti, lasceranno Decimo il 31.12.2016, scordatevi la chiusura della Base o del Poligono di Capo Frasca!!! Mi dispace per gli antimilitaristi ma state perdendo un altro treno. I progetti per la Base, presso lo SMA sono altri. ……….e qui mi fermo………

  4. La nostra associazione accoglie con gioia la notizia che l’aviazione militare tedesca lascierà la base militare NATO di Decimomannu.
    Questo secondo alcuni porterà alla dismissione della base aerea della NATO. Adesso possiamo confrontarci e dobbiamo mobilitarci per il riconoscimento dei danni subiti alla nostra economia, all’ambiente, alla nostra salute, devono pagare prima che vadano via.
    Da subito dichiariamo la nostra contrarietà alla riduzione e o alla perdita di posti di lavoro nei comuni che potranno essere coinvolti con la chiusura e o dismissioni delle basi e dei poligoni militari in Sardegna dobbiamo mobilitarci per rivendicare un giusto risarcimento per le privazioni imposte al territorio dalle attività militari e per i vincoli posti per l’interesse della difesa nazionale e internazionale e i danni subito a livello economico, per il mancato sviluppo, i danni all’ambientale, e i danni alla nostra salute.
    Detto questo ci sembra opportuno rilevare che il permanere nella nostra regione di basi, poligoni militari e di servitù ha un costo per l’ambiente e per la salute di tutti noi e per le future generazioni. Questi costi non sono mai stati presi in considerazione, lo ripetiamo l’ambiente e salute di noi sardi e a costo zero. Infatti mancano gli strumenti per le verifiche per accertare i danni che queste attività provocano o hanno provocato all’ambiente e alla nostra salute.
    Partiamo dalle ultime notizie riportate dagli organi di informazione sulla chiusura della base aerea della NATO di Decimomannu.
    Decimomannu è un paese di 8.143 abitanti sul quale grava, assieme ad altri quattro comuni, la base aerea di Decimomannu. Sono circa 540 gli ettari di territorio occupati dalla base militare, suddivisi tra i comuni di Decimomannu, Villasor, San Sperate e Decimoputzu. Gran parte del territorio appartiene a Villasor, mentre una parte importante è di Decimomannu. San Sperate e Decimoputzu sono interessati in maniera residuale.
    A parte i militari, un migliaio di italiani e duecento tedeschi, la popolazione civile occupata dentro la base NATO non è molta. Una settantina di civili lavora con i tedeschi e una settantina con gli italiani.
    La maggior parte dei civili che lavorano per la base è impiegata per tre o quattro ore al giorno, con stipendi che si aggirano intorno ai 400, 500 euro al mese.
    Per il personale militare italiano e tedesco si calcola stipendi per circa 40 milioni di € anno, altri 15 milioni di € di investimenti con contratti centralizzati (con nessuna ricaduta sul territorio) e altri 6 milioni di € per contratti di manutenzione e servizi con imprese del territorio.
    Impatto ambientale e sulla salute.
    Stando alle stesse fonti militari nella base di Decimomannu dal 1955 fino al 2010 ci sono stati 2.500.000 movimenti aerei, circa 45.000 movimenti all’anno per un consumo giornaliero di circa 1.000.000 / 1.200.000 di litri di carburante JP8 (simbolo NATO F-34).

    La combustione produce, ossidi di zolfo (Sox), ossido di azoto (Nox), idrocarburi (HC), monossido di carbonio (CO), anidride carbonica (CO2), particolato (PM), glicole etilenico, ozono (O3).

    Ossidi di Zolfo (SOx)
    Sono composti chimici gassosi contenenti ossigeno e zolfo. Il biossido di zolfo (SO2) è un gas incolore rilasciato che contribuisce alla formazione di piogge acide ed altera l’acidità del terreno.
    E’ particolarmente dannoso per inalazione.

    Ossidi di Azoto (NOx)
    Sono composti chimici gassosi contenenti ossigeno ed azoto.
    Il monossido di azoto (NO) è un gas incolore rilasciato quando il rame viene in contatto con acido nitrico, oppure quando ossigeno ed azoto sono combinati ad elevate temperature.
    Al contatto con l’aria si ossida ulteriormente dando luogo al biossido di azoto (NO2).
    Il biossido di azoto è un gas acido dal colore marrone e dall’odore pungente, particolarmente dannoso per inalazione.
    E’ fra i principali composti che causano le piogge acide, e si discioglie in acqua dando luogo ad acido nitrico.

    Idrocarburi (HC)
    Gli idrocarburi sono composti organici che contengono soltanto atomi di carbonio e di idrogeno, ottenuti principalmente dalla lavorazione industriale del petrolio e carbone. Gli idrocarburi, principalmente il benzene, sono sostanze cancerogene e contribuiscono alla formazione di ozono.

    Ozono (O3)
    L’ozono è un gas dall’odore caratteristico, le cui molecole sono formate da tre atomi di ossigeno. È un energico ossidante e per gli esseri viventi un gas altamente velenoso.
    È tuttavia un gas essenziale alla vita sulla Terra per via della sua capacità di assorbire la luce ultravioletta; lo strato di ozono presente nella stratosfera (12km-50km di quota) protegge la Terra dall’azione nociva dei raggi ultravioletti UV-B provenienti dal Sole.

    Particolato
    Il particolato, o particolato sospeso, o pulviscolo atmosferico, o polveri sottili, o polveri totali sospese (PTS), sono termini che identificano l’insieme delle sostanze sospese in aria (fibre, particelle carboniose, metalli, silice, inquinanti liquidi o solidi). Questo particolato sospeso in aria si raccoglie soprattutto negli strati inferiori, in quantità e qualità variabile da luogo a luogo.
    Il particolato è l’inquinante che ha il maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 µm e oltre. Il particolato contiene frammenti di fuliggine, cancerogena.
    L’effetto nefasto del particolato (polveri sottili) sulla salute umana è ormai un fatto assodato. Diverse indagini hanno mostrato in modo significativo che l’esposizione alle polveri sottili comporta: aumento dei ricoveri ospedalieri, aumento dell’uso dei medicinali, aumento della mortalità, malattie respiratorie, reazioni infiammatorie polmonari, malattie del sistema cardiocircolatorio. Riduzione della funzionalità polmonare dei bambini, aumento delle malattie croniche polmonari, riduzione della funzionalità polmonare negli adulti, riduzione della speranza di vita, aumento delle malattie cardiovascolari e delle malattie neoplastiche.
    Monossido di carbonio (CO)
    è un gas incolore ed inodore che si forma quando il carbone si ossida in scarsa presenza di aria.
    E’ un prodotto velenoso della combustione capace di legarsi alla emoglobina nel sangue, ed inibire il trasporto di ossigeno nei tessuti. Con ulteriore ossidazione si ottiene la CO2.

    Biossido di Carbonio (CO2)
    E’ il principale dei gas che causano l’effetto serra.
    L’emissione di CO2 è legata al consumo di carburante, secondo la proporzione per cui ad 1 kg di carburante combusto corrispondono 3,14 kg di CO2.

    GLICOLE ETILENICO
    E’ un composto organico di struttura simile all’alcol. Usato prevalentemente come anticongelante è tossico per ingestione.
    I primi sintomi di intossicazione sono simili a quelli di un’ubriacatura da etanolo, confusione, difficoltà di parola, cattiva coordinazione dei movimenti; col tempo l’organismo metabolizza il glicole etilenico in acido ossalico che può provocare un blocco renale.
    Una dose di circa 30 millilitri può essere letale. I soggetti intossicati con glicole vengono trattati con etanolo che compete con l’enzima che trasforma il glicole in acido ossalico evitando la formazione di questa sostanza tossica. Casi di adulterazioni di prodotti alimentari con l’uso più o meno massiccio di glicole etilenico si sono più volte ripetute: classico il caso di vino adulterato con glicole etilenico.

    La combustione di 1 litro di benzina produce 2,35 kg di anidride carbonica (CO2), quella di 1 litro di gasolio produce 2,66 kg di CO2, la media, che useremo per i nostri calcoli sarà perciò di 2,5 kg di CO2 per ogni litro di carburante.

    Un aereo di linea consuma circa 3.000 litri/ora di cherosene, a velocità di crociera, e produce circa 4.500 Kg/ora di biossido di carbonio, CO2 e inquina quanto 600 auto non catalizzate. Ma le auto da oltre 20 anni, sono tutte catalizzate per legge, al rapporto per essere realistico dovremmo aggiungere, per difetto, almeno uno zero

    Un caccia F15 vola ad oltre 2000 km/h e consuma tra 16000 e 20000 litri di cherosene all’ora.

    Un aereo da caccia tipo l’ F16 Falcon consuma circa 16.200 litri/ora di carburante e produce circa 40.500 Kg di CO2. Il carico pro capite di emissione di CO2 per ogni sardo è di circa 9800 Kg derivante dal proprio consumo energetico annuo.

    Sempre per un’ora di consumo produce: 180 Kg di ossidi di azoto, 15 Kg di biossido di zolfo, 12 Kg monossido di carbonio, 2,4 Kg di idrocarburi, 0,600 Kg di polveri fini e fuliggini.

    Per capire e valutare i dati sull’inquinamento della base militare di Decimomannu basta moltiplicare i circa 2.500.000 movimenti aerei dichiarati per le ore di volo di ogni movimento aereo e si hanno le dimensioni di quanto incide una struttura come questa nel territorio sia in termini ambientali che sulla nostra salute.
    A questi devono sommarsi tutti i movimenti dei velivoli da trasporto necessari per le operazioni; e tutti i movimenti dei veicoli di appoggio e tutte le apparecchiature impianti necessari al funzionamento dell’aeroporto militare di Decimomannu.

    Inquinamento da fonti fisse, rimane da calcolare la parte di polveri dovuta alle «fonti fisse» (freni, pneumatici, manto stradale). i freni le gomme, il manto stradale delle piste, che si usurano e producono polveri fini, con ulteriore aggravio per la salute di chi vive e respira nelle vicinanze della base.
    Inquinamento acustico. Anche questo pur nelle dichiarazioni e nelle raccomandazioni è uno dei fattori che creano danno alla nostra salute. Pensiamo che si parla di circa 450 voli giornalieri.

    Inquinamento ambientale con l’utilizzo di
    Diserbante (bromacile?) cancerogeno, usato per il diserbo delle aree circostanti le piste di atterraggio;

    Inquinamento con dispersioni/sversamenti di combustibili.
    consistenti sversamenti di carburante, circa 70.000 litri, nel sedime aeroportuale, dovuti a problemi di contenimento della rete HRS (High Refueling System) dichiarati dall’amministrazione nel periodo 2003-2007. Ci risulta che questi sversamenti avvengano sin da tempi assai lontani, addirittura risalenti al periodo del secondo conflitto mondiale.
    Il tutto avviene senza controlli? Sembrerebbe di si.
    Senza informazioni sulle conseguenze e sui danni alla nostra salute e sul danno all’ambiente? Sembrerebbe di si.
    Le istituzioni preposte ai controlli, quali indagini hanno avviato nel nostro territorio in questi anni? Quale indagine conoscitiva sulla mortalità è stata fatta?
    L’ ARPA della Sardegna ha mai svolto adeguate verifiche sull’impatto della base aerea di Decimomannu in relazione alle fonti emissive e alle conseguenze sulla nostra salute?
    A tutte queste domande non abbiamo mai avuto risposte. Riteniamo sia giusto impegnare le sedi istituzionali, comuni, provincie, regione, a condannare la perdita di posti di lavoro e per la quale ci sentiamo impegnati e per la quale battaglia ci mobiliteremo a sostegno dell’occupazione.

    Dopo 70 anni di asservimento eclusivo agli interessi della difesa dello stato italiano e delle nazioni alleate (NATO) dobbiamo pretendere dal governo italiano e dai paesi alleati alla dismissione delle basi e delle servitù militari:
    a) richiesta della bonifiche di tutti i siti asserviti;
    b) riqualificazione delle aree non più soggette a vincolo;
    garantendo:
    a) la perimetrazione delle aree già sottoposte ad intensa attività militare e la redazione di “carte di pericolo” e di “carte d’uso del territorio” finalizzate a verificarne la compatibilità con l’esercizio in sicurezza delle attività produttive, in primo luogo quelle agro-zootecniche;
    b) la bonifica delle aree perimetrate ispirata a criteri di recupero e risanamento del territorio;
    c) il finanziamento, la progettazione e l’insediamento di attività alternative di adeguato livello qualitativo, che garantiscano il mantenimento degli attuali livelli occupazionali e, in prospettiva, il loro incremento. In tale ambito, possono essere sviluppate:
    1) attività attinenti, in ambito regionale, alla protezione civile o nazionale per la formazione e
    l’addestramento del personale destinato a svolgere attività di assistenza alla popolazione civile;
    2) attività relative allo sviluppo tecnologico ed all’innovazione nel campo della radaristica, microelettronica e robotica;
    3) attività di ricerca e sviluppo di tecnologie e sistemi della filiera delle energie rinnovabili;
    4) attività di ricerca e sviluppo in campo meteorologico;
    5) la tutela delle iniziative imprenditoriali e competenze tecniche e professionali sviluppate nei territori interessati;
    6) Servizio di soccorso aereo e di protezione civile nazionale.

    Da realizzarsi in collegamento con le università della Sardegna.

    Devono essere quantificati i danni alla salute che la base militare ha già causato e danni futuri fra i dipendenti militari e civili e a tutti noi.

  5. Andrea. Q. says:

    Dott. Biolchini non se la prenda se non sono d’accordo con Lei: secondo me è indispensabile eliminare tutti i poligoni di esercitazione ma (a parer mio) le basi logistiche non creano alcun problema e creano indotto. Un conto sono le servitù militari tipo Santo Stefano o i poligoni di Quirra, Teulada, San Lorenzo e un conto sono le basi tipo portaerei statica.

  6. Laura Meloni says:

    siccome qui di continua a sparare cifre sulle cosiddette ricadute delle basi, sono andata a leggere dalla pagina di Scida (non riesco a postare link). Vi invito ad andare a leggerli così vedete anche i grafici, molto espliciti
    cito testuali due articoli
    LA MADDALENA: BASI MILITARI VS LAVORO
    Negli ultimi giorni dopo la manifestazione contro le esercitazioni a Decimomannu da vari settori dell’unionismo italiano ci sono state diverse prese di posizione favorevoli al mantenimento delle Servitù militari in Sardegna che, pare, creerebbero non solo occupazione militare ma anche occupazione lavorativa.

    Noi per curiosità siamo andati a vedere i dati sull’occupazione nel comune de La Maddalena riferiti al censimento 2001, precedente alla chiusura della base nel 2008, ed il censimento del 2011.

    I risultati sono in queste tabelle, a La Maddalena da quando la base ha chiuso:

    Il tasso di disoccupazione è sceso >>> -0,3%
    Il tasso di occupazione è aumentato >>> +1,9%
    La disoccupazione giovanile è scesa >>> -8,9%
    15/29enni che non studiano e non lavorano >>> -2,5%
    Giovani con istruzione universitaria >>> +10,7%
    Partecipazione lavorativa femminile >>> +5,4%

    Questi sono i numeri che potete consultare comodamente dal sito dell’ISTAT

    “SE CHIUDONO I POLIGONI MILITARI IN SARDEGNA SAREMO COSTRETTI AD EMIGRARE” – Questo è un altro luogo comune sull’occupazione militare della Sardegna che, dati alla mano, è facilmente smentibile: abbiamo messo a confronto i dati demografici di due comuni limitrofi: Teulada e Pula; dal 1959 anno di inaugurazione del Poligono di Teulada, il comune su cui insiste ha perso oltre un terzo della popolazione, mentre il vicino comune di Pula ha quasi triplicato i propri residenti.

    Se, come dicono in tanti, i poligoni portano sviluppo ed occupazione, come si spiega lo spopolamento di un comune come Teulada che ha potenzialmente le stesse propensioni di sviluppo che ha la confinante Pula?

    Noi crediamo che sottrarre ai Teuladini 7200 ettari di territorio, tra cui diverse aree di grande interesse turistico, agricolo e naturalistico, abbia bloccato lo sviluppo del paese favorendone lo spopolamento. La prova di questo sta nello sviluppo della vicina Pula e negli esempi analoghi che in Sardegna si possono fare coi comuni che ospitano gli altri Poligoni Militari.

  7. La cosa più strana che mi capita di leggere nei commenti è che da destra e da sinistra si preferisce il vecchio modello assistenzialista statalista, che ormai non regge più perché lo stato non ha soldi. Concordo al 100% questo articolo, ma sono anche i 40-50 enni a doversi ripensare in fretta in un mondo che cambia velocemente, altrimenti a 67 anni lavorando staticamente, non ci arriviamo alla pensione

  8. Paolo Erasmo says:

    Ho prestato servizio alla base aerea di Decimomannu dal 1977 al 1986 , quando nella base si addestravano oltre agli Italiani gli Americani gli Inglesi e Tedeschi ; i costi di funzionamento erano ripartiti in questo modo il 10% all’Italia il resto agli alleati; il costo maggiore circa il 50% era a carico degli Americani il rimanente sugli altri Inglesi e Tedeschi ; il periodo era “florido” nelle infrastrutture si faceva la manutenzione regolarmente e se necessario si costruiva a nuovo senza badare a spese … progressivamente sono andati via prima gli Americani e successivamente gli Inglesi e chiaramente di volta in volta cambiavano i costi di finanziamento della base…negli anni sono cambiate molte cose è stato chiuso l’ex Deposito Carburanti Aeronautica di Monte Urpinu finanziato allo stesso modo; esattamente nell’agosto del 2007 da allora la Regione Sardegna si accolla le spese di custodia ( a spese di noi contribuenti Sardi) per oltre 200.000 euro annui senza che sia partita alcuna opera di riconversione salvo questa delibera della regione del 2015 https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_274_20151020090615.pdf naturalmente senza prevedere nessuna risorsa per la sua riconversione…ecco perché pensare di chiudere la Base di Decimomannu dopo che i Tedeschi saranno andati via può essere una via obbligata anche per gli alti costi di gestione;….. ma la cosa che più preoccupa e la mancanza di visione che ha dimostrato finora la classe politica Sarda di questi anni …lasciando abbandonati a se stessi questi beni e spendendo circa 2 milioni di euro per la sola custodia………

  9. Tutto condivisibile e sostenibile in ogni contesto, purtroppo l’auspicio (ahimè, forse illusione) che i giovani rappresentino il punto di svolta non troverà avvenire: essi non hanno patrimonio da difendere (e non vedono il loro futuro come tale) e per soddisfare le loro immediate e giuste esigenze non trovano di meglio che allontanarsi dal loro territorio o vivere di assistenza (con le più varie occasioni o “sotterfugi” concessi loro dal servizio sociale italiano).
    Purtroppo una vera autonomia, così come dovrebbe essere rivendicata, non può sottrarsi dal prevedere l’immediato sacrificio delle figure sociali meno propense al rinnovamento, ma finché lo stato Italiano deciderà, in solitario, la sorte di politici e pensionati, non cambierà nulla, poiché questi rappresentano la principale voce di sostentamento della misera economia isolana, medianti leggine concedenti, qua e là, agevolazioni di mercato, o l’obbligato consumismo dei nonni per tutte le famiglie dei nipoti. Amen.

  10. Claudio says:

    Qual’è secondo lei la visione del futuro della Sardegna? A me spaventa solo il fatto che da anni si assista ad un cambiamento inevitabile che però nessuno è in grado di gestire.. Ottimo, e direi inevitabile, prendere nuove strade ma qual’è la direzione. Il suo articolo è cibo per rivoluzionari senza idee e con poca visione. Io penso che prima di cambiare, smontare una realtà esistente, anche se il costo come dice lei è solo di qualche stipendio (dubito fortemente che ci si sia resi veramente conto della reale ricaduta sul territorio) si debba pianificare il futuro… Almeno ci si debba provare… Le chiedo gentilmente di evitare di parlare di idee come l’albergo diffuso o realtà marginali simili… Parliamo di cose serie..

  11. Laura Meloni says:

    dato che spesso molti partono da dati spesso dubbi, mi permetto di segnalare questo grafico, tratto da dati Istat https://www.facebook.com/ScidaGiovunusIndipendentistas/photos/pb.379104292182343.-2207520000.1446844006./876237602469007/?type=1&theater
    ed anche questo, relativo ai dati sull’occupazione a La Maddalena
    https://www.facebook.com/ScidaGiovunusIndipendentistas/photos/pb.379104292182343.-2207520000.1446843918./858553860904048/?type=3&theater

  12. genzphabia says:

    Ottimo articolo!! Pian piano sono sicuro che diminuiranno anche i soliti commenti di chi, in nome di qualche migliaio di stipendi (stipendi poi, ma lasciamo perdere!!), non si rende conto che è ormai ora di cambiare, ci siamo rotti le palle di quest’andazzo!! Chi non ha più nulla da perdere e avrà abbastanza cultura e idee alternative, sarà il futuro per quest’isola di addormentati…coraggio!!

  13. Francesco Utzeri says:

    Condivisibile in tutti i suoi aspetti, Grazie Biolchini, io non avrei potuto esprimere meglio i concetti da lei postati in questo intervento, sebbene l’autodeterminazione da lei definita ( e auspicata ) non coicida con la mia idea di indipendenza.

  14. Francesco Puddu says:

    Se c è stato un Presidente che abbia avuto una idea e un Progetto di Sardegna più vicina alle necessità dei Sardi, a 360 gradi, quello è stato Renato Soru. Chi l ha fatto fuori? Da chi si voleva ancora a 90 rispetto agli interessi che risiedevano fuori e dentro la Sardegna.

  15. Secondo me le hai scritte appena sveglio queste favolette. La mamma non ti ha insegnato che bisogna verificare le cose, che bisogna pensare bene prima di scrivere? Hai fatto il bambino cattivo… Punto primo: Le basi non sono inquinanti, questo per esempio a Quirra è stato certificato da studi su studi, mentre le “miniere” di aziende private ormai fallite (che quindi non potranno pagare indennizzi) quelle inquinano. Come Sarroch, ad esempio. Punto secondo: È sempre la mamma che ti ha insegnato che per sostenere una tesi bisogna argomentarla con motivazioni reali e sincere? 100mln di €… Mah, certo che 300 dipendenti non lo fanno, ma lo stato quei soldi li incassa, ci paga i costi e gli stipendi. Ah, e ci paga i comuni, i quali dovrebbero reinvestire in opere e servizi. Bisognerebbe reintrodurre gli studi sociali a scuola mi sa… Autodeterminazione non significa partire da cortei e piazze e affidarsi al Pigliaru di turno, ricco benpensante come chi scrive l’articolo, abitante di poltroncina come tanti, ma bensì sfruttare ciò che per esempio la condizione di regione autonoma ci consente. Poi mi piacerebbe sapere sulle bonifiche cosa le abbia suggerito la mamma, magari ci dirà. Giorno piccolino! Sveglia!

    • Gentile Claudio, ogni servitù ha bisogno di servi.
      E “ricco e benpensante” e “abitante di poltroncina” lo dirà a qualcun altro (ma ognuno è libero di rendersi ridicolo come vuole).
      Buona domenica.

  16. Gavino says:

    Forse è che i Sardi si sono abbituati a vivere di sussidio, gli spaventa dover mettersi in gioco ogni giorno…
    Non avranno più il politico amico che gli risolveva i problemi di vicinato. Dovranno farsi avanti solo con le loro forze….

  17. Antonio says:

    Buonasera. Al di là di come la si pensi sulla presenza delle basi militari in Sardegna, l’unico fatto certo è la perdita di posti di lavoro. Dieci, venti, cento, non so. Comunque sono persone che perderanno il lavoro, o peggioreranno la loro situazione economica. Un danno solo per costoro? No, assolutamente. Ogni qualvolta aziende private o pubbliche mandano a casa dei lavoratori, il danno ricade su molte più persone di quelle direttamente interessate. Si crea una spirale perversa, che risucchia tantissimi soggetti. Infatti, se chi viene licenziato o messo in cassa integrazione, o in mobilità, può nutrire qualche speranza di rientrare nel mondo del lavoro (perchè i sindacati lottano per lui, e magari la Regione predispone interventi riservati esclusivamente a coloro che sono usciti dal mercato del lavoro, es. bando Flexicurity o corsi di formazione ad hoc), al contrario si restringono ulteriormente le speranze per coloro che nel mondo del lavoro non sono mai entrati. Si crea un’abominevole competizione tra poveracci che produce solo tragedie, il più delle volte sconosciute ai più e silenziose. Mi scuso se l’ho presa alla larga e se questo intervento può sembrare non attinente al tema. Ma partendo dal caso particolare ho inteso affrontare un tema generale e drammatico: la cronica mancanza di opportunità di lavoro per tantissimi in Sardegna. Saluti

  18. marcantonio says:

    Aspettiamo fiduciosi che zedda esprima un’opinione chiara e determinata anche su questo giardinetto. Scusate, volevo dire aspettiamo fiduciosi che zedda esprima un’opinione chiara anche su questa piazzetta. No, volevo dire aspettiamo fiduciosi che zedda esprima un’opinione chiara anche su questa inaugurazione. Dev’essere il correttore automatico, accidenti! Volevo dire aspettiamo fiduciosi che zedda esprima un’opinione chiara anche su questo tema, visto che si candida a diventare sindaco metropolitano.

  19. Caro Vito, ti inoltro questo documento che l’ Assotziu Consumadoris Sardignia – Onlus ha divulgato come comunicato stampa in questi ultimi giorni. Tutti i dati riportati sono ripresi da documenti ufficiali. Basta basi, basta poligoni, basta servitù industriali e militari.

    La nostra associazione accoglie con gioia la notizia che l’aviazione militare tedesca lascierà la base militare NATO di Decimomannu.
    Questo secondo alcuni porterà alla dismissione della base aerea della NATO. Adesso possiamo confrontarci e dobbiamo mobilitarci per il riconoscimento dei danni subiti alla nostra economia, all’ambiente, alla nostra salute, devono pagare prima che vadano via.
    Da subito dichiariamo la nostra contrarietà alla riduzione e o alla perdita di posti di lavoro nei comuni che potranno essere coinvolti con la chiusura e o dismissioni delle basi e dei poligoni militari in Sardegna dobbiamo mobilitarci per rivendicare un giusto risarcimento per le privazioni imposte al territorio dalle attività militari e per i vincoli posti per l’interesse della difesa nazionale e internazionale e i danni subito a livello economico, per il mancato sviluppo, i danni all’ambientale, e i danni alla nostra salute.
    Detto questo ci sembra opportuno rilevare che il permanere nella nostra regione di basi, poligoni militari e di servitù ha un costo per l’ambiente e per la salute di tutti noi e per le future generazioni. Questi costi non sono mai stati presi in considerazione, lo ripetiamo l’ambiente e salute di noi sardi e a costo zero. Infatti mancano gli strumenti per le verifiche per accertare i danni che queste attività provocano o hanno provocato all’ambiente e alla nostra salute.
    Partiamo dalle ultime notizie riportate dagli organi di informazione sulla chiusura della base aerea della NATO di Decimomannu.
    Decimomannu è un paese di 8.143 abitanti sul quale grava, assieme ad altri quattro comuni, la base aerea di Decimomannu. Sono circa 540 gli ettari di territorio occupati dalla base militare, suddivisi tra i comuni di Decimomannu, Villasor, San Sperate e Decimoputzu. Gran parte del territorio appartiene a Villasor, mentre una parte importante è di Decimomannu. San Sperate e Decimoputzu sono interessati in maniera residuale.
    A parte i militari, un migliaio di italiani e duecento tedeschi, la popolazione civile occupata dentro la base NATO non è molta. Una settantina di civili lavora con i tedeschi e una settantina con gli italiani.
    La maggior parte dei civili che lavorano per la base è impiegata per tre o quattro ore al giorno, con stipendi che si aggirano intorno ai 400, 500 euro al mese.
    Per il personale militare italiano e tedesco si calcola stipendi per circa 40 milioni di € anno, altri 15 milioni di € di investimenti con contratti centralizzati (con nessuna ricaduta sul territorio) e altri 6 milioni di € per contratti di manutenzione e servizi con imprese del territorio.
    Impatto ambientale e sulla salute.
    Stando alle stesse fonti militari nella base di Decimomannu dal 1955 fino al 2010 ci sono stati 2.500.000 movimenti aerei, circa 45.000 movimenti all’anno per un consumo giornaliero di circa 1.000.000 / 1.200.000 di litri di carburante JP8 (simbolo NATO F-34).

    La combustione produce, ossidi di zolfo (Sox), ossido di azoto (Nox), idrocarburi (HC), monossido di carbonio (CO), anidride carbonica (CO2), particolato (PM), glicole etilenico, ozono (O3).

    Ossidi di Zolfo (SOx)
    Sono composti chimici gassosi contenenti ossigeno e zolfo. Il biossido di zolfo (SO2) è un gas incolore rilasciato che contribuisce alla formazione di piogge acide ed altera l’acidità del terreno.
    E’ particolarmente dannoso per inalazione.

    Ossidi di Azoto (NOx)
    Sono composti chimici gassosi contenenti ossigeno ed azoto.
    Il monossido di azoto (NO) è un gas incolore rilasciato quando il rame viene in contatto con acido nitrico, oppure quando ossigeno ed azoto sono combinati ad elevate temperature.
    Al contatto con l’aria si ossida ulteriormente dando luogo al biossido di azoto (NO2).
    Il biossido di azoto è un gas acido dal colore marrone e dall’odore pungente, particolarmente dannoso per inalazione.
    E’ fra i principali composti che causano le piogge acide, e si discioglie in acqua dando luogo ad acido nitrico.

    Idrocarburi (HC)
    Gli idrocarburi sono composti organici che contengono soltanto atomi di carbonio e di idrogeno, ottenuti principalmente dalla lavorazione industriale del petrolio e carbone. Gli idrocarburi, principalmente il benzene, sono sostanze cancerogene e contribuiscono alla formazione di ozono.

    Ozono (O3)
    L’ozono è un gas dall’odore caratteristico, le cui molecole sono formate da tre atomi di ossigeno. È un energico ossidante e per gli esseri viventi un gas altamente velenoso.
    È tuttavia un gas essenziale alla vita sulla Terra per via della sua capacità di assorbire la luce ultravioletta; lo strato di ozono presente nella stratosfera (12km-50km di quota) protegge la Terra dall’azione nociva dei raggi ultravioletti UV-B provenienti dal Sole.

    Particolato
    Il particolato, o particolato sospeso, o pulviscolo atmosferico, o polveri sottili, o polveri totali sospese (PTS), sono termini che identificano l’insieme delle sostanze sospese in aria (fibre, particelle carboniose, metalli, silice, inquinanti liquidi o solidi). Questo particolato sospeso in aria si raccoglie soprattutto negli strati inferiori, in quantità e qualità variabile da luogo a luogo.
    Il particolato è l’inquinante che ha il maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 µm e oltre. Il particolato contiene frammenti di fuliggine, cancerogena.
    L’effetto nefasto del particolato (polveri sottili) sulla salute umana è ormai un fatto assodato. Diverse indagini hanno mostrato in modo significativo che l’esposizione alle polveri sottili comporta: aumento dei ricoveri ospedalieri, aumento dell’uso dei medicinali, aumento della mortalità, malattie respiratorie, reazioni infiammatorie polmonari, malattie del sistema cardiocircolatorio. Riduzione della funzionalità polmonare dei bambini, aumento delle malattie croniche polmonari, riduzione della funzionalità polmonare negli adulti, riduzione della speranza di vita, aumento delle malattie cardiovascolari e delle malattie neoplastiche.
    Monossido di carbonio (CO)
    è un gas incolore ed inodore che si forma quando il carbone si ossida in scarsa presenza di aria.
    E’ un prodotto velenoso della combustione capace di legarsi alla emoglobina nel sangue, ed inibire il trasporto di ossigeno nei tessuti. Con ulteriore ossidazione si ottiene la CO2.

    Biossido di Carbonio (CO2)
    E’ il principale dei gas che causano l’effetto serra.
    L’emissione di CO2 è legata al consumo di carburante, secondo la proporzione per cui ad 1 kg di carburante combusto corrispondono 3,14 kg di CO2.

    GLICOLE ETILENICO
    E’ un composto organico di struttura simile all’alcol. Usato prevalentemente come anticongelante è tossico per ingestione.
    I primi sintomi di intossicazione sono simili a quelli di un’ubriacatura da etanolo, confusione, difficoltà di parola, cattiva coordinazione dei movimenti; col tempo l’organismo metabolizza il glicole etilenico in acido ossalico che può provocare un blocco renale.
    Una dose di circa 30 millilitri può essere letale. I soggetti intossicati con glicole vengono trattati con etanolo che compete con l’enzima che trasforma il glicole in acido ossalico evitando la formazione di questa sostanza tossica. Casi di adulterazioni di prodotti alimentari con l’uso più o meno massiccio di glicole etilenico si sono più volte ripetute: classico il caso di vino adulterato con glicole etilenico.

    La combustione di 1 litro di benzina produce 2,35 kg di anidride carbonica (CO2), quella di 1 litro di gasolio produce 2,66 kg di CO2, la media, che useremo per i nostri calcoli sarà perciò di 2,5 kg di CO2 per ogni litro di carburante.

    Un aereo di linea consuma circa 3.000 litri/ora di cherosene, a velocità di crociera, e produce circa 4.500 Kg/ora di biossido di carbonio, CO2 e inquina quanto 600 auto non catalizzate. Ma le auto da oltre 20 anni, sono tutte catalizzate per legge, al rapporto per essere realistico dovremmo aggiungere, per difetto, almeno uno zero

    Un caccia F15 vola ad oltre 2000 km/h e consuma tra 16000 e 20000 litri di cherosene all’ora.

    Un aereo da caccia tipo l’ F16 Falcon consuma circa 16.200 litri/ora di carburante e produce circa 40.500 Kg di CO2. Il carico pro capite di emissione di CO2 per ogni sardo è di circa 9800 Kg derivante dal proprio consumo energetico annuo.

    Sempre per un’ora di consumo produce: 180 Kg di ossidi di azoto, 15 Kg di biossido di zolfo, 12 Kg monossido di carbonio, 2,4 Kg di idrocarburi, 0,600 Kg di polveri fini e fuliggini.

    Per capire e valutare i dati sull’inquinamento della base militare di Decimomannu basta moltiplicare i circa 2.500.000 movimenti aerei dichiarati per le ore di volo di ogni movimento aereo e si hanno le dimensioni di quanto incide una struttura come questa nel territorio sia in termini ambientali che sulla nostra salute.
    A questi devono sommarsi tutti i movimenti dei velivoli da trasporto necessari per le operazioni; e tutti i movimenti dei veicoli di appoggio e tutte le apparecchiature impianti necessari al funzionamento dell’aeroporto militare di Decimomannu.

    Inquinamento da fonti fisse, rimane da calcolare la parte di polveri dovuta alle «fonti fisse» (freni, pneumatici, manto stradale). i freni le gomme, il manto stradale delle piste, che si usurano e producono polveri fini, con ulteriore aggravio per la salute di chi vive e respira nelle vicinanze della base.
    Inquinamento acustico. Anche questo pur nelle dichiarazioni e nelle raccomandazioni è uno dei fattori che creano danno alla nostra salute. Pensiamo che si parla di circa 450 voli giornalieri.

    Inquinamento ambientale con l’utilizzo di
    Diserbante (bromacile?) cancerogeno, usato per il diserbo delle aree circostanti le piste di atterraggio;

    Inquinamento con dispersioni/sversamenti di combustibili.
    consistenti sversamenti di carburante, circa 70.000 litri, nel sedime aeroportuale, dovuti a problemi di contenimento della rete HRS (High Refueling System) dichiarati dall’amministrazione nel periodo 2003-2007. Ci risulta che questi sversamenti avvengano sin da tempi assai lontani, addirittura risalenti al periodo del secondo conflitto mondiale.
    Il tutto avviene senza controlli? Sembrerebbe di si.
    Senza informazioni sulle conseguenze e sui danni alla nostra salute e sul danno all’ambiente? Sembrerebbe di si.
    Le istituzioni preposte ai controlli, quali indagini hanno avviato nel nostro territorio in questi anni? Quale indagine conoscitiva sulla mortalità è stata fatta?
    L’ ARPA della Sardegna ha mai svolto adeguate verifiche sull’impatto della base aerea di Decimomannu in relazione alle fonti emissive e alle conseguenze sulla nostra salute?
    A tutte queste domande non abbiamo mai avuto risposte. Riteniamo sia giusto impegnare le sedi istituzionali, comuni, provincie, regione, a condannare la perdita di posti di lavoro e per la quale ci sentiamo impegnati e per la quale battaglia ci mobiliteremo a sostegno dell’occupazione.

    Dopo 70 anni di asservimento eclusivo agli interessi della difesa dello stato italiano e delle nazioni alleate (NATO) dobbiamo pretendere dal governo italiano e dai paesi alleati alla dismissione delle basi e delle servitù militari:
    a) richiesta della bonifiche di tutti i siti asserviti;
    b) riqualificazione delle aree non più soggette a vincolo;
    garantendo:
    a) la perimetrazione delle aree già sottoposte ad intensa attività militare e la redazione di “carte di pericolo” e di “carte d’uso del territorio” finalizzate a verificarne la compatibilità con l’esercizio in sicurezza delle attività produttive, in primo luogo quelle agro-zootecniche;
    b) la bonifica delle aree perimetrate ispirata a criteri di recupero e risanamento del territorio;
    c) il finanziamento, la progettazione e l’insediamento di attività alternative di adeguato livello qualitativo, che garantiscano il mantenimento degli attuali livelli occupazionali e, in prospettiva, il loro incremento. In tale ambito, possono essere sviluppate:
    1) attività attinenti, in ambito regionale, alla protezione civile o nazionale per la formazione e
    l’addestramento del personale destinato a svolgere attività di assistenza alla popolazione civile;
    2) attività relative allo sviluppo tecnologico ed all’innovazione nel campo della radaristica, microelettronica e robotica;
    3) attività di ricerca e sviluppo di tecnologie e sistemi della filiera delle energie rinnovabili;
    4) attività di ricerca e sviluppo in campo meteorologico;
    5) la tutela delle iniziative imprenditoriali e competenze tecniche e professionali sviluppate nei territori interessati;
    6) Servizio di soccorso aereo e di protezione civile nazionale.

    Da realizzarsi in collegamento con le università della Sardegna.

    Devono essere quantificati i danni alla salute che la base militare ha già causato e danni futuri fra i dipendenti militari e civili e a tutti noi.

  20. Alessandro says:

    Probabilmente qualcuno è un po’ fuori dalla realtà. Se condivido in maniera astratta il ragionamento dell’autore dell’articolo, mi chiedo: avete mai provato a condurre un’azienda agricola o ad aprire un B&B? Prima bisogna creare le alternative, poi si puó (eventualmente) parlare della chiusura di basi e dei industrie.

    • Alessandro, le basi e le industrie stanno chiudendo da sole, non per scelta politica di qualcuno. Le alternative bisognava crearle prima, senza aspettare che tedeschi, Eni, Alcoa e compagnia cantante ci lasciassero all’improvviso in braghe di tela. Il modello di sviluppo alternativo bisognava crearlo prima, ma non lo si è voluto fare perché mantenere industrie inquinanti e basi militari era politicamente proficuo per molti.

      • Michele says:

        Quando gli Americani lasciarono La Maddalena i politici di destra e sinistra fecero a gara a prendersi il merito di quella decisione….quando la realtà semplice era che gli americani se ne andarono perchè gli equilibri geo politici erano cambiati e quella base era più utile in altri posti. Ora però ci spaventiamo anche solo davanti non a una chiusura, ma all’abbandono di una base da parte di una forza aerea alleata….La misura della disperazione è data dal fatto che, come giustamente dice Vito, non si è pensato a creare una alternativa a un sistema di elargizione di briciole…possibile che non si riesca a vedere oltre questo ? possibile che si pensi di poter far reggere l’economia di un’area solo su una struttura militare che oggi c’è ma domani come a La Maddalena, potrebbe non esserci? Possibile che non si riesca mai a pensare in anticipo ? Vicino a Milano, per la precisione a Bresso, fino al 1998 sorgeva un piccolo aeroporto militare con reparti di elicotteri dell’Esercito. La base fu chiusa e mi risulta che oggi su quell’area la parte di caserme sia adibita a centro commerciale e la parte ex aeroporto a campo di volo con annessa scuola. Possibile non si riesca a pensare a cose del genere da noi? Si costruirono le industrie…Alcoa Saras Eni e chi più ne ha ne metta…non sarei contrario alla costruzione di altre industrie anche pesanti, ma se si pensasse in anticipo a stringenti misure di controllo contro l’inquinamento sarebbe una vittoria per noi, anzichè accorgerci di aver fatto gli errori cinquanta anni dopo, come mi sembra sia il caso della base di Decimo, di Perdasdefogu ecc, poi è ovvio che chi lavoro nell’indotto, grande o piccolo, di queste strutture ha giustamente paura di perdere lo stipendio, se l’alternativa al momento è niente.

      • Giusto, … non favorire (consentire!!) la nascita di alternative garantiva la miglior giustificazione allo status quo…

  21. Vorrei sapere se qualcuno dei commentatori di questo post ha la partita iva

  22. Laura Meloni says:

    Finalmente uno che ha il coraggio di dire le cose come sono e non ha paura della verità, per quanto amara e triste.
    Grazie per l’importante contributo

  23. Fausto Siddi says:

    Perfettamente d’accordo con Vito. Il problema della Sardegna – mio modesto avviso – è che non riusciamo a toglierci di dosso il risultato di secoli di colonialismo e cioè l’auto colonialismo. Più vado avanti con gli anni e con le mie riflessioni, più mi convinco che la maggioranza dei sardi non vuole essere libera e dunque adulta. Le servitù militari, così come l’industrializzazione forzata nella chimica e nella siderurgia sono servite solo ad arricchire chi ci voleva sfruttare utilizzando fondi pubblici che dovevano servire al nostro vero benessere. Qualche decina di posti di lavoro, o anche qualche centinaia, non giustificano il nostro futuro e quello dei nostri figli, un futuro che può essere molto migliore se utilizzassimo le nostre specificità che ci invidiano tutti nel mondo, se creassimo industrie di trasformazione e commercializzazione della nostra agricoltura e allevamento e nello sviluppo del nostro artigianato, se attraverso il turismo facessimo conoscere la nostra cultura e le nostre arti. Il mondo del posto fisso – magari per fare l’usciere alla regione – è morto e non tornerà più. Per la Sardegna oggi si può aprire un’opportunità di sviluppo che forse non abbiamo avuto mai. Per coglierla servono veramente – come dice Biolchini – fiducia nei nostri giovani liberi e coraggiosi e che una nuova classe politica abbia la forza di farsi bussola per il nostro futuro.
    Fausto Siddi

  24. Mariano says:

    Si sì, alla Sardegna servono persone libere, coraggiose e… disoccupate!!

  25. Francu says:

    I tedeschi servirebbero, ma i civili e non i militari per governarci. Diamogli l’intera sardegna come protettorato, le industrie dismesse, la maddalena, le zone interne, le coste, insomma tutto. Per 10 anni circa. Poi ce la facciamo ridare, ma sempre con una sovranità limitata, in modo da non fare danni. I politici attuali potrebbero fare gli sguatteri o i ciambellani di corte. Che peraltro è ciò che fanno oggi, ma almeno con i tedeschi lo farebbero nel modo giusto

  26. antonello says:

    Condivido il tuo articolo Vito. Ha ragione Ospitone, facciamo coraggio

  27. Stefano says:

    Grande vito è facile parlare di cose che non si conosce………per esempio in una tua manciata ci stanno 300 persone? sono i CIVILI che lavorano nella base (e non solo quelli delle Pulizie), un indotto economico di 100milioni di euro annui non influisce sull’economia locale? bello scrivere per informare? non è il tuo caso il tuo è solo fantasticare, dovresti conoscere prima di esprimere opinioni.

    • Trecento lavoratori di pulizie producono un indotto da 100 milioni di euro l’anno? Evidentemente no.
      L’aspetto più sconcertante è che si è incapaci di immaginare un’alternativa a quest’uso del territorio.

      • carolfra says:

        L’aspetto più sconcertante è che l’incapacità a proporre un’alternativa valida ad una realtà lavorativa militare, l’ha già dimostrata la politica con il fallimento di idee a La Maddalena. Pertanto, ritengo che la responsabilità di questi disastri economici sia da parte di quelli che partoriscono articoli con dei preconcetti precisi e dei dati scientifici presi ed interpretati a proprio favore, screditando chiunque, ad ogni livello, articolazione scientifica e legale dimostra il contrario di quello che da diverso tempo alcuni media cercano di intortarci con storie incredibili e foto, ormai vintage, che nulla hanno a che vedere con le vere vicende.
        Sono a favore di qualsiasi attività che sia in grado di produrre ricchezza nella mia terra nel rispetto delle norme e dell’uomo.
        Chi continua a screditare l’operato o meglio, la presenza militare, lo fa per tenere in ombra lo stupro del nostro territorio che il comparto industriale effettua indisturbato da sempre….
        Il silenzio degli antimilitaristi verso questo scempio è assordante….

    • leonardo delogu says:

      non solo civili ma anche le tantissime famiglie di militari che andranno in altre sedi del continente

  28. Pingback: Vito for president | Bolognesu: in sardu

  29. Massimo says:

    Perfetto.

  30. Paola Puggioni says:

    Sono completamente d’accordo

  31. Pintadera says:

    Giusto e inappuntabile. purtroppo i posti di lavoro da civili a decimo sono più di una manciata, ma da una riconversione se potrebbero tirare fuori molti di più.

    Ma bisognerebbe che qualcuno abbia in mente come fare questa riconversione mentre questi allocchi nostrani sanno solo piangere.

    La possibilità di dover avere un progetto per il futuro li terrorizza. Sono il male, chi per incompetenza palese, chi per mala fede.

    Il problema è che il popolo sardo è ormai ammaestrato. Ma a noi il dovere di provarci lo stesso…almeno per i nostri figli.

  32. Maurizio says:

    Alla Sardegna servono posti di lavoro… I giovani emigranà tri fanno i disocuppati, i pochi che lavorano hanno o un impiego pubblico oppure chi li finanzia. Oggi le basi portano buste paga,, spendibili nel territorio e non solo quelle dei dipendenti civili delle pulizie, che ahimè non hanno grandi guadagni, ma hanno comunque un piccolo aiuto per sostentarsi.Aggiungiamo i contratti con le ditte in zona di Cagliari, facendo un semplice conto, un dipendente per ditta che ha in contratti es di 50.000€ annui con l’amministrazione difesa lavora anche grazie ai militari. Capitolo inquinamento tutto è assolutamente monitorabile, poi non mi risulta che l’inquinamento da idrocarburi lasciato dai velivoli a Decimo, S.Sperate, Villasor sia differente da quello rilasciato al suolo a Elmas con velivoli civili, senza citare altre realtà industiali civili ad altissimo impatto ambientale. Credo che il tuo rispettabilissimo parere conti tanto il fattore ideologico, oggi il mondo dei militari è cambiato è fomato da lavoratori professionisti non esiste la leva. Per chiudure una realta produttiva ci vuole un’alternativa seria con un piano industriale finanziato, altrimenti si aggiugono altri disoccupati a carico della collettività

    • Ospitone says:

      Da come parla sembra che la base militare di Decimo sia l’unica realtà produttiva esistente,l’unica risorsa o alternativa in un territorio prevalentemente a vocazione Artigianale,agricola e di allevamento (da secoli).Non ha invece influito sul benessere generale della popolazione,ma solo per una piccola %.
      Lo sviluppo (quello vero) di cui parla, mancava prima,durante e se si continua a piangere per un miserabile piatto di “malloreddus” mancherà per i prossimi 50 anni.
      Queste mobilitazioni di nicchia non servono a nessuno.Mi sarei aspettato una “Guerra” per salvare Agricoltura ,Allevamento ,industria dell’agroalimentare,ridurre i costi dell’energia,migliorare il sistema di approvvigionamento idrico e così via.
      Si continua a pensare al proprio orticello, senza considerare i bisogni collettivi,perdendo “Latti e Cardaxiu”.
      E quando parlo di “collettività” intendo sempre la Sardegna.

      • Bello parlare di vocazione agricoltura, allevamento e artigianato della zona vicino all’aeroporto. Ma conoscete la realtà della zona? L’agricoltura è quasi sparita perché i costi dell’energia, carburanti, acqua e tasse sono superiori agli incassi, i consumatori comprano i prodotti che vengono dall’estero che costano di meno: gli agrumi dalla Spagna, ma in realtà dal Marocco, sono più belli esteticamente costano 10 centesimi in meno al kg ma sanno di plastica e ne butti la metà perchè sono marci; l’olio dichiarato extra vergine di oliva ma che di oliva forse ha il nome nell’etichetta a 3 euro al litro al supermercato, il cui gusto sa di olio motore. Giusto per fare due esempi sull’agricoltura perché ce ne sono a centinaia. Allevamento come sopra la carne non sa neanche di plastica ma costa 50 centesimi in meno e arriva dall’altra parte del mondo. Artigianato come sopra, oggetti tipici dell’artigianato sardo made in cina o made in Romania, mentre gli artigiani locali non riescono a vendere per gli alti costi di energia, tasse e imposizioni varie.
        Senza parlare della burocrazia che ammazza chi vuole lavorare.
        L’aeroporto nel bene e nel male porta posti di lavoro onesti e non assistenzialismo come in altre zone distanti qualche decine di chilometri, ma quelli sono lavoratori bravi mentre chi lavora in aeroporto è brutto e cattivo.
        Ma voi parlate solo per parlare e non conoscete la realtà, se non quella che qualche benpensante vi fa vedere.

        • Ospitone says:

          Certo Lei conosce bene la realtà della zona.
          in un raggio di 10 km.

  33. Ospitone says:

    Ergo….La Sardegna sarà cambiata da chi non ha più nulla da perdere.
    Bell’articolo Vito.
    Coraggio

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