Politica

“Religione e politica: la sfida non è solo per l’Islam”, di Salvatore Cubeddu

Domma Egitto

A Parigi continua la conferenza mondiale sul clima. A Roma papa Francesco apre la porta del giubileo. Sono due città blindate militarmente. La gente può radunarsi nelle piazze dopo aver passato il controllo dei metal-detector, il cielo è precluso agli aerei, la Senna ed il Tevere sono percorsi da lance armate. Nella capitale francese si tenta un patto con la natura perché non abbandoni l’uomo, in quella italiana si insiste nuovamente sul fatto che questi sarebbe chiamato a viversi quale figlio di un Dio misericordioso.

Intanto le interviste e i servizi dei media continuano con la pretesa impossibile che la quotidianità dell’Occidente non venga mutata dalle azioni dell’islamismo fondamentalista. Un’illusione contraddetta nelle immagini dei loro mitra e dei nostri, delle loro nere bandiere rispetto ai colori delle nostre, dalle loro insensate mitragliate verso innocenti e dai nostri missili verso l’ignoto (per noi).

Ma “Dio è potente e misericordioso” per i credenti cristiani, per gli islamici e per gli ebrei.

Allah è di tutti, ma la religione islamica è “maschia”, la cristiana è “femminile”. L’islamismo si è affermato in Occidente in meno di cent’anni tramite guerrieri dall’affilata scimitarra. Il cristianesimo si è periodicamente inabissato nelle catacombe lungo tre secoli prima di venire tollerata, e un altro secolo ancora per divenire religione di stato.

Le organizzazioni – e le religioni sono innanzitutto un insieme di persone – si qualificano per il messaggio degli iniziatori e per le azioni proposte a modello dai loro fondatori.

Le religioni sorgono per dare spiegazione dell’inizio e della fine di ogni esistenza e offrire una chance contro l’animalità che ci fa “homo homini lupus” (la mia vita viene prima della tua, anche a tuo discapito). Così, le religioni nascono per migliorare l’umanità, ma questa cerca di adeguare-annacquare-corrompere il messaggio religioso. Il fenomeno è particolarmente verificabile nelle “religioni del libro” (ebraismo, cristianesimo, islamismo), dove i profeti ed i santi richiamano sempre alla conversione dal peccato (identifichiamolo con “l’animalità”, per occorrenza di sintesi), al ritorno verso il messaggio delle origini e all’esempio del fondatore (si tratti di Mosè, di Gesù, di Maometto).

Le religioni, soprattutto quelle che si riferiscono a libri “rivelati”, ritornano costantemente agli inizi e ai valori fondamentali, sono diverse tra loro nei fondamenti, ma “fondamentaliste” rispetto ai principi. Francesco d’Assisi ci è così caro proprio per la vicinanza al suo Maestro. Più fondamentalista di così…

I modelli della cristianità sono quelli che sappiamo. Eppure degli uomini che si definivano cristiani si sono comportati, e continuano ad essere, come “animali”, “homines hominibus lupi”. Persino su taluni santi si potrebbe discutere. La sconfitta del cristianesimo rispetto alla cattiveria insita nell’uomo, come singolo e come gruppo, è leggibile nel corso di tutti i suoi duemila anni. Altrettanto potrebbe dirsi dell’ebraismo e dell’islamismo. Tutti abbiamo bisogno della misericordia di Allah, del Dio potente e misericordioso.

Ma sempre più saremo chiamati a discutere delle “fondamenta” piuttosto che del fondamentalismo.

Papa Francesco intende riportare i cattolici alle “fondamenta” del vangelo che lui identifica nella misericordia. Nell’unità dell’unico Dio egli predica rispetto e tolleranza. Atteggiamenti che domandano reciprocità, perché funzionino. Il suo problema resta quello di avvicinare i suoi (in particolare il suo clero) alla coerenza del messaggio del fondatore. Meno diritto canonico e più vangelo.

L’ebraismo è la religione di un solo popolo. Oggi ha come unica, ma terribile, occasione di conflitto con l’Islam quella eterna della terra con il popolo palestinese e della spianata del Tempio, da dove il profeta Maometto salì al cielo. Col cristianesimo, proprio il favore dell’Occidente al suo ritorno nella terra promessa ha risolto gran parte delle secolari pendenze.

L’islamismo si propone una missione universale come il cristianesimo. È il suo competitor mondiale, ad iniziare dalle terre della Umma, il millenario territorio dove viveva secondo il Corano, legge per l’individuo e della società, valida in tutti gli ambiti, dalla cultura alla società e alla politica. Come ricostruire l’Umma, questo è il suo problema: politico, culturale, sociale e… militare.

Da qui iniziano le domande, per l’islamismo moderato e per la laicità occidentale in maniera particolare. Società religiosa e società politica: una distinzione facile, ma solo in teoria, per i cristiani (in Occidente ci sono voluti troppi secoli per bloccare quella che ancora oggi viene da molti considerata come la peggiore forma del potere: quello clericale sulle coscienze mischiato a quello delle leggi) ma che si presenta drammatico per l’ebraismo (si pensi solo a quello che potrebbe succedere se l’estremismo ebraico ritrovasse un messia intenzionato a ricostruire il tempio di Gerusalemme) e per l’islamismo.

Problemi che vanno da oggi verso un futuro inevitabile: conoscerci bene e non ammazzarci in nome del “Dio potente e misericordioso”.

Salvatore Cubeddu

 

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3 Comments

  1. Religione e Politica: secondo me c’è pochissima divulgazione sullo studio delle religioni e quindi noi tutti abbiamo le idee confuse. cioè gli specialisti nelle università mondiali vivisezionano Ebraismo/Giudaismo, Cristianesimo, Islam, Induismo, Buddismo… tutte le correnti interne, nel dettaglio, in tutti i periodi storici, migliaia di libri stampati, convegni, tesi di laurea… ma il grande pubblico ne sa troppo poco. quando è stato composto il libro della Genesi? e quello dell’Esodo? i grandi personaggi delle religioni sono storici o solo letterari? perchè non se ne parla in tv? spero che non sia per non dispiacere agli amministratori dei culti.

  2. Cisco F. says:

    Dottor Biolchini: come mai – dopo i fatti di Colonia – nessun benpensante di sinistra si è ancora espresso? L’assordante silenzio delle istituzioni nazionali, regionali, cittadine. Eppure questo è un attentato di una gravità inaudita, peggiore del Bataclan perché uccide l’anima, la sicurezza, la fiducia, le conquiste fatte in centinaia di secoli di lotte per costruire una società a misura di persona. Il tutto al centro dell’Europa. Non possiamo lasciare la scena a quattro pazzi xenofobi che organizzano guerriglie civili: l’Europa deve reagire compatta all’attentato contro la libertà con azioni forti e forse anche impopolari.

  3. Cisco F. says:

    Negli ultimi 400 anni la nostra società ha profuso un notevole sforzo nel tentativo di vivere in uno Stato Laico, dotato di regole certe per la convivenza sociale. Senza apparire razzisti o xenofobi, ritengo che non sia errato introdurre l’obbligo di adesione al Patto Costituzionale valido per tutti, vecchi e nuovi arrivati.

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