Sardegna

“Se anche la Sardegna deve fare i conti con quelli che dicono: Non sono razzista, ma…”, di Manolo Mureddu

migranti

In questi giorni a Carbonia sono arrivati 93 profughi africani. I migranti sono stati accolti nei locali del centro Enap cittadino. Dopo l’arrivo è scattata una vera e propria gara di solidarietà con centinaia di cittadini che si sono immediatamente attivati per fornire loro accoglienza e sostegno. Non sono mancate però, come purtroppo spesso succede in questi casi, anche le voci dissonanti e le consuete prese di posizione negative di una parte di cittadinanza.

“Non sono razzista, ma…” è diventata una delle affermazioni maggiormente in voga in questi giorni da chi non riesce ad assumersi fino in fondo la responsabilità del proprio pensiero.

Il fatto stesso che alla fine di questa frase si utilizzi “ma” come congiunzione con valore “avversativo” significa, evidentemente, che si vuole “avversare” o mettere in discussione il concetto precedentemente espresso.  Ci si dichiara non razzisti salvo poi, però, manifestare successivamente il proprio risentimento, la propria paura e la propria scarsa tolleranza nei confronti di altri esseri umani che hanno come unica colpa quella di essere fuggiti dalla guerra, dalla distruzione e nel migliore dei casi dalla miseria.

Molti motivano questa avversione con la crisi economica e la mancanza di salario o potere d’acquisto a cui molte famiglie devono far fronte in questo difficile contesto storico, temendo che le risorse economiche destinate ai profughi possano essere sottratte da quelle destinate al welfare delle famiglie povere italiane.

Il filo conduttore è sempre lo stesso: “Lo Stato deve prima di tutto( e soprattutto) aiutare gli italiani e poi, se ne avanza, salvare, accogliere e sostenere i profughi”. Poco importa se questa è una crisi umanitaria di proporzioni drammatiche e l’alternativa al loro salvataggio e alla loro accoglienza è quella di lasciarli affondare e morire in mare con indicibili sofferenze.

Non credo però di trovarci di fronte a una grande ondata di razzismo biologico e non credo nemmeno che la maggioranza di coloro che si esprimono in questo modo realmente provi sentimenti d’odio per i profughi. La maggior parte di essi scrive dietro a una tastiera, magari seduti in un divano, in quel grande sfogatoio di frustrazioni che è diventato il social-network e ignora totalmente cosa siano i profughi, le sofferenze patite e le storie umane dietro a ognuno di essi. Sarebbe ideale e alquanto educativo, farli assistere ai salvataggi in mare per poter guardare dritti negli occhi i profughi dopo ogni dramma. Dopo esperienze di questo tipo, chi lo sa, potrebbero anche cambiare radicalmente la propria limitata impostazione mentale.

D’altro canto chi pretende di essere sostenuto in modo prioritario dallo Stato, lo fa con la presunzione di averne il diritto naturale in quanto cittadino autoctono senza però pensare che la ragione per cui si nasce a una determinata latitudine piuttosto che ad un’altra, è esclusivamente legata alla fortuna. In altre parole siamo nati qui non per scelta ma per caso.

E se è vero che una società per funzionare deve rispettare e imporsi delle regole e soprattutto che è compito dello Stato (c’è scritto anche nella Costituzione) promuovere tutte le condizioni affinché i cittadini possano elevarsi dal punto di vista economico e sociale, e in questo territorio ciò non è avvenuto. È anche altrettanto vero che molti di coloro che rivendicano il diritto ad avere priorità da parte dello Stato devono necessariamente ricordarsi che lo Stato sono i cittadini che pagano le tasse e che permettono – evidentemente – che una parte di esse vengano utilizzate per sostenere il welfare a favore delle persone maggiormente in difficoltà.

Questo avviene anche nei confronti di coloro che cronicamente non hanno mai voluto nemmeno provare a lavorare, ad impegnarsi e a fare la propria parte per la collettività (e che magari oggi sono in prima linea a protestare contro i migranti) e anche verso chi da sempre evade le tasse e usufruisce, imbrogliando e prevaricando, dei servizi al pari di tutti gli altri che invece le tasse le pagano. Siamo sempre bravi a pretendere i diritti, meno a rispettare i doveri.

Infatti, in riferimento a questo aspetto, se analizziamo i dati economici sulla presenza dei 5 milioni di immigrati regolari in Italia ci accorgiamo che essi contribuiscono molto di più in termini fiscali e di ricchezza prodotta rispetto a quanto ricevono. Parliamo di oltre 17 miliardi di euro tra contributi fiscali e previdenziali e un’incidenza nel pil per oltre il 5,6%. Ecco perché poi anche i fondi utilizzati per affrontare l’emergenza umanitaria (che ora vengono stanziati e ripartiti in ambito europeo) non potrebbero comunque essere gli stessi utilizzati per il tradizionale welfare italico.

La verità è che se anche così non fosse, abbiamo comunque il dovere morale, etico e storico di salvarli e accoglierli. E senza scomodarci tanto, pure la storia recente ci insegna che i paesi d’origine e soprattutto di transito dei profughi sono stati ultimamente destabilizzati dalle mire economico-espansionistiche dell’occidente e dagli evidenti interessi delle multinazionali.

Per questo e per altri mille motivi oggi non possiamo permetterci il lusso di non essere coerenti e sinceri con noi stessi.

Ma soprattutto, umani.

Manolo Mureddu

 

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19 Comments

  1. E’ assurdo che la gente debba ad esempio andare via in massa da un posto favoloso come l’Eritrea… quali sono le cause di questo esodo? Quali le responsabilità internazionali? Purtroppo noi comuni fruitori dell’informazione generalista sappiamo poco o niente.

    • cosi' e' says:

      Bisogna chiedere a quelli che sanno tutto: diranno che e’ colpa dei fascisti, che sono morti e sepolti da decine di anni, ma sono colpevoli di qualsiasi cosa accada.

  2. così è says:

    LO STATO E’ LA COMUNITA’ DI INDIVIDUI INSEDIATA SU UN TERRITORIO E RETTA DA UN ORDINAMENTO GIURIDICO. Anche tu sei Stato, perciò portali a casa tua.

  3. cosi' e' says:

    Finti a parole e nei fatti. Siccome la solidarieta’ e il buonismo da tastiera non aiutano nessuno, allora portateveli a casa, dimostrate con i fatti la vostra coerenza. In secondo luogo, questo e’ un problema che il mondo non vuol risolvere in nessun modo: e’ un business.

  4. Pier Franco Fadda says:

    Condivido anche le virgole di questo bell’articolo.

  5. “Lo stato deve aiutare prima di tutto e soprattutto gli italiani”. Il Sulcis in quanto ad aiuti di stato è meglio che si metta la mano sulla coscienza. Negli ultimi 40 anni sono transitati più soldi pubblici pro capite nel Sulcis che in qualsiasi altra area d’Italia. Se invece di averli spesi per produrre carbone, siderurgia pesante e pessima sanità gli avesse spesi in reti telematiche e green economy, in turismo e agricoltura non ci sarebbe il deserto produttivo e culturale che si respira da almeno vent’anni a questa parte. La cosa più incredibile è che Pigliaru ha detto che l’Alcoa riavvia la produzione. Ma dove vive? Ma la conosce la dinamica del prezzo dell’alluminio? Questa volta l’Europa non lo permetterà che si utilizzino i soldi dei contribuenti per sussidiare produzioni prive di una qualsivoglia logica di profitto e di futuro possibile. Nel Sulcis si devono mettere in testa che le imprese si fanno per generare profitti e non perdite di esercizio perenni e oramai insostenibili.

  6. A tutti coloro che “Non sono razzista ma…” : trova una soluzione e ti facciamo Presidente UE senza passaggi intermedi! Che ci piaccia o no, non siamo in grado di fermare l’ esodo di centinaia di migliaia di persone; bombardiamo il Mediterraneo? Arriveranno dal Baltico. Prima ci attrezziamo a convivere e condividere civilmente e meglio sarà per tutti. Chi chiede politiche di accoglienza e integrazione non è “più buono”(?), è semplicemente più realista. Che voglia coltivare il sentimento di “pietas” e di COM-passione con i propri simili è solo un valore aggiunto. Sembra utopico e irrealista ma è l’ unica strada. Se ho un chilo di pane e intorno a me c’è qualcuno che non ha niente il minimo che posso aspettarmi è che prima o poi qualcuno mi assalira’ con un coltello alla gola. I soldi che la UE e i vari governi stanziano per le povertà mirano a evitare questo. Grazie “su bixinu” per il commento pertinente, realista.

  7. antonio says:

    Se la mettete così però, chiunque pensi che non ci possiamo permettere migliaia di profughi in un momento di crisi economica senza precedenti, dovrebbe essere secondo voi, mediamente, un cittadino nullafacente, evasore fiscale, egoista, insensibile e rassegnato alla gente morta affogata atrocemente in mare? Lo so voi siete i buoni e rispetto tanto il vostro impegno e lavoro, però si può anche esprimere un parere contrario a certe soluzioni senza essere per questo razzisti o complici di stragi. Aiò, un po’ di democrazia e di senso della realtà e di rispetto delle opinioni diverse dalle vostre. Purtroppo se ascoltate la gente nei bar e nelle strade, soprattutto nei quartieri popolari, non c’è solo la casalinga che si strappa l’ultimo pacco di pasta per portarlo ai profughi, ci sono tanti che stanno diventando sempre più razzisti, prossimi protagonisti di una guerra tra poveri senza precedenti. Se non vedete anche questo con un articolo così, pieno di richiami a sensi di colpa per essere nati in una terra più “fortunata” e di generalizzazioni e velate accuse, state solo regalando molti voti alla Lega di Salvini. Saluti. Antonio

  8. luciano LA MANTIA says:

    Quello che non capisco e se qualcuno me lo spiega mi fa un favore. perché’ l’europa e l’Italia stanziano 1,050 euro al mese per gli immigrati, 250 euro per i rom , e alle nostre famiglie povere danno un sussidio di 110 euro al mese?

    • Qual è la fonte dai dati che citi?

      • su bixinu says:

        Probabilmente si riferisce al disciplinare d’appalto che le prefetture utilizzano per fissare i costi dell’accoglienza. Ciò che questo signore non sa, o non vuole sapere, è che nelle tasche degli immigrati arriva solo il c.d. “pocket money”, se e quando arriva. Il resto va a finire nelle casse degli enti che organizzano l’accoglienza.
        In poche parole sono fondi che dall’Europa vengono trasferiti all’economia italiana, e in questo caso a quella sarda. Facendo due conticini si scopre che solo per quest’ultimo sbarco vengono iniettati nell’economia isolana 40.000 euro al giorno, che a occhiometro significano circa 15 milioni in un anno. Soldi che vanno a far funzionare alberghi solitamente vuoti, a pagare operatori altrimenti disoccupati, a comprare viveri e altri generi che altrimenti rimarrebbero sugli scaffali.
        Ci sarebbe da andare a chiedere che ne mandino altri. Molti altri, per dare fiato a un’economia ormai asfittica come quella sarda.
        Aggiungo che sul welfare degli italiani l’Europa non ha competenza. E che è vero che in Italia, come ormai solo in Grecia, non esiste una tutela universale. Ma questo non è mica colpa dei rifugiati.

        • enrico says:

          Certo, se queste persone incapaci di concepire che ogni essere umano ha dei diritti di base inalienabili si informassero abbastanza da sapere queste cose, probabilmente sarebbero anche abbastanza informati da poter fare delle scelte politiche e di consumo tali che non ci troveremmo in mezzo alla tanta sbandierata crisi che falcia le famiglie “italiane”…

    • Matteo Murgia says:

      io sono un sulcitano povero, immagino che troverò un lettino ed un ombrellone gratis per me, nella spiaggia dove sono cresciuto.
      La saluto da qui, ma spero di poterlo fare di persona prima o poi.
      Matteo Murgia.

  9. Secondo questo articolo devi farti riempire la città o i paesi di immigrati. Mi pare giusto. Se ti lamenti perché vedi che la città è già al collasso, sei razzista ed inoltre anche sfaticato perché scrivi da dietro un PC. Bene, ottimo punto di vista (sarcasmo). Credete che se la situazione fosse inversa, ed avessimo noi le guerre da dove scappare, loro ci accoglierebbero? Ma per piacere. Non saranno tutti uguali, ma molti di questi clandestini pretendono, sono invadenti e anche pericolosi. Ho letto di stupri ecc da parte di clandestini.
    E non diciamo balle. Il lavoro preso dai clandestini è tolto a noi, e perché? Perché li prendono in nero. Un italiano normale, se vuole lavorare, o ha accozzo o deve avere un mondo di esperienze lavorative. Grazie Italia. Salva i profughi, uccidi i tuoi abitanti.

    • enrico says:

      Cosa fai tu per migliorare la società in cui vivi o cambiare le cose che non ti piacciono? E poi tutta questa retorica che tiri fuori, tipo padroni a cada nostra, ma guarda che il tuo essere italiano non significa assolutamente NULLA.
      Probabilmente non hai mai avuto a che fare alla pari con africani, se non attraverso i giornali, se no sapresti quanto sappiano essere solidali e umani. Molto di più di tanti italiani cinici e attacchi al un benessere artificiale che si aspettano sia un diritto dovuto e senza il coraggio di rivendicarlo chiaramente.

    • muttly says:

      Mi trovi sui libri di storia un volta una in cui non gli abbiamo causato noi le guerre da cui scappano, siamo noi la causa, loro qui sono l’effetto

  10. Alessio says:

    Sono stato all’ENAP in questi giorni, e condivido in pieno il post; a mio parere però i social network in se non sono né “il bene” né il “male”. Sono una piattaforma, di per se abbastanza neutra. La pagina facebook che ha raccolto i vari post del tipo “non sono razzista ma” è la stessa che ha lanciato la notizia dei migranti e che ha dato il via alla gara di solidarietà.

    Secondo me non è nemmeno necessario che si assista di persona ai salvataggi per cambiare opinione: sono convinto che basta passare qualche ora a contatto con loro al centro e sentire I loro racconti: gente che è in viaggio da 4-5 anni, attraverso guerre e campi minati, gente letteralmente gonfiata di botte solo perchè indossa una catenina con un crocifisso, gente che si è vista portare via sino all’ultimo centesimo con la pistola puntata alla tempia. E ti raccontano tutto questo con lo stesso tono che avrei io se dovessi spiegare che ho trovato molto traffico nella Carlo Felice…

    e infine, da affezionato (afezionato? affezzionnatto? boh…) ascoltatore di “Buongiorno Cagliari” di lunga data:
    noi maurreddini siamo quelli che usano le doppie a ca**o, siamo quelli che rivendicano un modello di sviluppo basato sull’industria pesante. Però noi maurreddini siamo anche la casalinga senza più gli occhi per piangere che si toglie un pacco di pasta e un cartone di latte dalla dispensa per portarlo all’enap; e siamo il figlio del cassaintegrato eurallumina che mette via una parte dei suoi giocattoli per dagli al figlio del migrante 😉

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