Politica

Meritocrazia in Italia: perché non iniziamo dalla politica e non lasciamo in pace la scuola?

Ponte

 E’ un falso, lo so: ma qui ci stava bene, no?

Meritocrazia: che bella parola! Basta pronunciarla che già uno si sente in un’altra dimensione, come se improvvisamente grazie ad essa ogni ragionamento finalmente filasse. “Meritocrazia. Perché non ci ho pensato prima?”. È la meritocrazia l’ingrediente segreto del successo. Una volta tutto si risolveva con il crc, oggi in Italia basta un po’ di meritocrazia per svitare ogni ingranaggio sociale inceppato: e se fosse veramente così? Mi vengono i brividi solo a pensarlo.

Frattanto in un qualunque dibattito pubblico chi dice per primo la parola meritocrazia ha vinto (un po’ quello che succede in Sardegna con il concetto di invidia; critichi qualcuno? “Perché sei invidioso”: game, set, match), e chi se la sente pronunciare ha perso. “Porca puttana, dovevo dire meritocrazia e invece l’ha detta prima lui e mi ha fregato!”.

Meritocrazia di qua, meritocrazia di là: ma che cosa è veramente questa meritocrazia? Prendo il vocabolario. Secondo la Treccani che la meritocrazia è una

concezione della società in base alla quale le responsabilità direttive, e spec. le cariche pubbliche, dovrebbero essere affidate ai più meritevoli, ossia a coloro che mostrano di possedere in maggior misura intelligenza e capacità naturali, oltreché di impegnarsi nello studio e nel lavoro.

Urca, ma allora è una cosa seria! La meritocrazia è nientemeno che una “concezione della società” che premia chi è intelligente e chi si impegna di più nello studio e nel lavoro. Proseguiamo:

Il termine, coniato negli Stati Uniti, è stato introdotto in Italia negli anni Settanta con riferimento a sistemi di valutazione scolastica basati sul merito (ma ritenuti tali da discriminare chi non provenga da un ambiente familiare adeguato) e alla tendenza a premiare, nel mondo del lavoro, chi si distingua per impegno e capacità nei confronti di altri, ai quali sarebbe negato in qualche modo il diritto al lavoro e a un reddito dignitoso. Altri hanno invece usato il termine con connotazione positiva, intendendo la concezione meritocratica come una valida alternativa sia alle possibili degenerazioni dell’egualitarismo sia alla diffusione di sistemi clientelari nell’assegnazione dei posti di responsabilità.

Cioè… Praticamente… La meritocrazia… In pratica… è quella cosa che… Non lo so, forse mi sono perso! Pensavo di chiarirmi le idee e invece no, sono ancora più confuse di prima. Ma chi la scrive la Treccani!

Comunque, se meritocrazia deve essere che meritocrazia sia! Io sono pronto, non ho nulla da perdere se non la mia partita Iva. Volete la meritocrazia? La avrete! Sì, ho deciso: io sono per la meritocrazia, non ho paura di niente io! Mettetemi in competizione con chiunque, non temo nessuno! Sono pronto!

Come “grazie, le faremo sapere”? In che senso…?

Ah, “la meritocrazia è un concetto che deve essere applicato solo alla scuola, non alle professioni e in generale a tutte le attività umane”. Lo sa che non ci avevo mai pensato… Però è veramente così!

Però mi scusi, cosa c’entra la scuola? La scuola è da sempre già meritocratica di suo. C’è chi interroga e chi studia, chi mette voti e chi li prende, chi viene promosso e viene bocciato. Io ad esempio, un anno alle superiori sono stato anche bocciato: e hanno fatto bene a craccarmi, glielo assicuro!

Per cui non capisco, se c’è una cosa da sempre meritocratica in Italia questa è la scuola. Perché dunque non portare un po’ di meritocrazia anche nella vita vera, nel mondo delle professioni, della pubblica amministrazione, della politica, dei sindacati, dell’informazione? Lì ci sarebbe bisogno veramente di meritocrazia e di sana competizione. Senza guardare in faccia a nessuno: chi vale va avanti, chi non vale si arrangi. O no?

Lei dice “no”: perché lei ritiene che in quel caso bastano i cognomi, la stirpe, la schiatta, la discendenza, le appartenenze politiche e partitiche a fare da filtro. In effetti se uno ha un cognome importante un merito ce l’ha, o no?

Però, a pensarci bene, la parola meritocrazia non mi piace: e se la chiamassimo “giustizia sociale”, “competenza”, “equità” troppo brutto sarebbe? Troppo di sinistra, vero? Forse sì.

Post scriptum
La meritocrazia è come il sesso: chi più ne parla, meno la pratica.

 

14 Commenti

  1. toroseduto says:

    a leggere qualche notizia fresca fresca, la meritocrazia in politica mi appare come un miraggio. a meno che nel curriculum del politico non si adottino la furbizia e il paraculismo come note di merito.

  2. Francu says:

    Le statistiche parlano chiaro del resto. Abbiamo una società bloccata dove il tuo destino spesso deriva dal cognome, il patrimonio, dalla professione dei tuoi genitori. A scuola ai miei tempi i professori (molti da cacciare a pedate su base puitta ses molenti) il primo giorno di scuola durante l’appello: “serbelloni mazzanti vien dal mare! presente! Ah tu sei figlio del notaio, salutamelo tanto. Delbonis! Presente! Ah tuo papà è il direttore dell’ente allo sviluppo della nerchia! Poi quando toccava a quelli come me “Nessuno! presente! Sguardo del prof a cercare in archivio…silenzio. Minca mia a babbu mio che fiara mortu quandu femmu pitticcu!

  3. Gianluca P. says:

    Beato Roberto Congiu, che si trova bene negli USA: io sto meglio a Cagliari piuttosto che in California (dopo un mese che ero lì ho capito che non è il paradiso terrestre!).
    Detto questo posso tranquillamente affermare che sicuramente la meritocrazia è un termine generico per indicare anche il più lecchino o il più furbetto o ancora quello che – pur non essendo molto studiato – è riuscito ad utilizzare fattivamente la testa per raggiungere un obiettivo che si era prefissato. Con buona pace dei tanti che facevano le versioni di latino o gli integrali e derivate da 10 e lode.

  4. Zio Zack says:

    Napoleone Bonaparte costruì la Francia post-rivoluzione su base meritocratica,
    ma poi preferì circondarsi di parenti e amici.
    Oggi come oggi
    un capetto qualunque
    al gatto che gli caccia i topi
    preferisce la fedeltà del cane.

  5. E chini dd’at nau ca no ddoi est “meritocratzia” in sa polìtica puru?
    Ti votu una borta, agoa de cinc’annus chi mi praxit su chi as fatu ti torru a votai (promòviu), de sinunca no ti votu prus (cracau). Totu is chi nci funt no ant pigau su poderi cun is armas, est ca su prus de sa genti ddus at votaus, de manera democràtica, o no?
    Chi custu no si praxit, bolit nai chi no si praxit sa democratzia, chi difatis no est chi depat praxi a totus. Sa democratzia est un’imbentu de is òminis, chi duncas at tentu unu cumentzu e at a tenni un’acabu. Candu, a sa bon’ora, sa democratzia at’essi acabada, mancai is nebodis nostus ant a bivi mellus, foras de su poderi de genti mala chi cumandat sceti ca su prus de sa genti dd’at votada.

  6. Alberto Tidu says:

    Vito, stavolta le tue argomentazioni mi sembrano un pochino generiche: senza entrare nel merito dell’attuale riforma, sai benissimo che, quando si parla di meritocrazia nella scuola, ci si riferisce alla meritocrazia nei confronti del corpo docente e, se veramente pensi che vi sia meritocrazia in quel settore, allora non ricordi bene i tuoi anni scolastici. Io li conosco, da alunno (ho finito 10 anni fa) e da figlio di docente che ancora insegna, e ti posso assicurare che non esiste meritocrazia: ci sono insegnanti onesti, che dedicano al loro lavoro ben più delle canoniche 35-40 ore dei comuni dipendenti pubblici e privati, e menefreghisti che non arrivano a rispettare neanche le 20 ore di insegnamento richieste, lasciamo perdere quelle dedicate a colloqui, scrutini, correzione compiti, preparazione lezioni, etc; beh, se tu entri nel mondo della Scuola, il tuo successo e la tua carriera non dipenderanno IN NESSUN MODO dal tuo impegno, in quanto seguirai un percorso rigido e forzato, nel quale gli aumenti di stipendio saranno gli stessi sia che tu faccia parte della prima categoria di insegnanti, sia che faccia parte della seconda. Ma, d’altronde, se l’assunzione dei docenti si basa su mega-concorsoni che vanno a raggruppare tutti coloro che non sono riusciti a trovare un lavoro da quando si sono laureati (magari 10 anni fuori corso) fino al momento della domanda, è abbastanza naturale che, per ogni persona che diventa insegnante per vocazione, ce ne sono 9 che scelgono questa carriera per mancanza di alternative (e, spesso e volentieri, la mancanza di alternative è dovuta a incapacità o a menefreghismo). Se si iniziasse con la meritocrazia già al momento dell’assunzione (insegnanti plurilaureati, poliglotti, con certificazioni e magari esperienza lavorativa, invece che insegnanti con una laurea presa in 15 anni, scarsa conoscenza dell’italiano e con 5 anni di nullafacenza in attesa del concorsone), magari la situazione cambierebbe senza bisogno di ulteriori riforme.

    • “Se si iniziasse con la meritocrazia già al momento dell’assunzione”.
      Meglio ancora sarebbe già al momento dell’iscrizione alla Facoltà, non con test nozionistici ma con prove psico-attitudinali, che indaghino la capacità personale di relazioni umane, la capacità personale di capire e di farsi capire, la capacità di immedesimarsi nell’altro, la capacità di sentire la sofferenza altrui, il senso pratico, il desiderio di migliorare la società in direzione egualitaria, etc.
      Stesso discorso, con ancora maggiore severità, per gli iscrivendi alla Facoltà di Medicina. Altrimenti facciano gli scienziati, se trovano qualche mecenate disposto a finanziarli, ma soldi pubblici per il rapporto col pubblico non ne dovrebbero vedere neanche da lontano.
      Ma è un discorso per assurdo, dato che le regole dello Stato le fa la borghesia, non certo il proletariato, e quindi ci si laurea con le attitudini e valori che favoriscono la borghesia, non certo il proletariato.

  7. muttly says:

    Primo ministro Singapore http://gizmodo.com/singapores-prime-minister-has-published-his-own-c-sud-1702226683 (mica primo ministro italiano che non ha mai lavorato veramente in vita sua)

  8. E’ risaputo che un popolo ignorante si controlla meglio, per questo molti governi (tra cui quello americano sotto GW Bush) stanno tagliando i fondi all’educazione, specialmente quella pubblica.
    La meritocrazia e’ senz’altro benvenuta in teoria, ma in pratica puo’ diventare una maniera subdola di controllare e tagliare i fondi e/o la qualita’ dell’insegnamento. Chi decide il merito ? Qua in USA hanno deciso di contare quanti vengono promossi, quindi se un insegnante boccia troppa gente, prende un ‘voto’ basso. I risultati sono stati disastrosi ovviamente, con la qualita’ dell’insegnamento a picco.
    Il discorso di ‘merito’ ed ‘efficienza’ deve essere fatto con una discussione attenta su come misurare il merito/efficienza e capire come tale misurazione incentiva il processo in questione.

  9. Caro Vito, in questo Paese si confonde la meritocrazia con la mentorecrazia o dementore, scegli tu. Ottimo pezzo.

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