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“Rifiuti nucleari in Sardegna: e se lo Stato trova un comune compiacente, che si fa?”, di Nicolò Migheli

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Interessante, vero?

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Smentendo gli annunci, il governo non rivelerà il 2 di aprile i siti possibili per il Deposito Unico delle scorie nucleari. Questa volta non si vuole correre il rischio del 2003 quando la scelta di Scanzano Jonico fatta dal governo Berlusconi venne bloccata dalla rivolta degli abitanti e dal sindaco di quel comune. La Sogin vuole il coinvolgimento della comunità della località prescelta, in modo da evitare qualsiasi sindrome Nimby.

Se le indiscrezioni riferite dall’ex presidente Cappellacci hanno un fondamento, la Sardegna e il Lazio sarebbero le regioni candidate. Il movimento antinucleare, forte del referendum con l’90% di no avutosi in Sardegna, già si organizza. Immagina una resistenza classica, con manifestazioni e blocchi ai porti dei container che trasportano i rifiuti.

In realtà la mobilitazione potrebbe essere l’ultimo atto e con nessuna possibilità di successo.

L’amministratore delegato della Sogin Riccardo Casale, in una intervista a Panorama del 29 settembre 2014, aveva raccontato come intendano muoversi. La dismissione delle centrali nucleari è l’affare del secolo. Lo smantellamento ha un costo previsto di 6,7 miliardi di euro che vengono già reperiti con le bollette elettriche. Intorno al deposito verrà costruito un parco tecnologico. Ipotizzati mille posti di lavoro tra diretti ed indiretti. Impieghi molto specializzati con una forte presenza di ricercatori.

Secondo l’IEA, l’agenzia internazionale sull’energia, nel mondo ci sono 147 reattori in fase di fermata. Dei 434 reattori attivi a fine 2013, 200 dovranno essere smantellati entro il 2040. Un affare da 100 miliardi di dollari. Di sicuro molti di più perché nell’industria atomica come in quella militare, l’aumento dei costi è una costante. L’Italia primo paese ad aver rinunciato al nucleare, si trova in posizione di vantaggio. Il mercato che si apre potrebbe vedere l’industria italiana protagonista.

Il deposito unico dovrà essere realizzato entro il 2025, vi è un obbligo europeo a cui a non ci si può sottrarre. La Sogin questa volta intende muoversi con molta cautela utilizzando tutte le strategie possibili di convincimento.

Mutuando l’esperienza francese verrà utilizzato il débat public, un metodo di partecipazione e coinvolgimento delle popolazioni. In Francia lo si usa quando gli investimenti per le Grandi Opere superano i 300 milioni di euro. Il débat è aperto a tutti e le sue conclusioni sono vincolanti. Qualsiasi risultato impegna il maître d’ouvrage, l’istituzione o l’azienda che propone l’opera; se sarà negativo non verrà realizzata. Però non è chiaro cosa la Sogin intenda per dibattito pubblico.

Casale imputa il fallimento della scelta di Scanzano ad una cattiva comunicazione. È pensabile che questa volta i metodi partecipativi saranno utilizzati come strumenti per costruire il consenso. Ne sono così sicuri che si attendono candidature di località per ospitare il deposito. L’amministratore delegato della Sogin riferiva il caso di due città svedesi – senza farne il nome – che si sarebbero disputate la collocazione del deposito nucleare di quel paese.

Per il momento non sono previste agevolazioni compensative per le popolazioni, come taglio delle bollette o altro. Decisione che spetta al governo e non è stata ancora presa; faranno di tutto per rendere l’opzione più che appetibile.

Per la Sardegna si pongono non pochi problemi. In questi anni vi è stata una continua riduzione della partecipazione dello Stato al bilancio regionale. I tagli si sono fatti talmente pesanti da mettere in dubbio le prestazioni minime come quelle della sanità, per citare la più drammatica. Il tasso di disoccupazione è in continua crescita.

Metti che il governo decida di oltrepassare la Regione che ha espresso pubblicamente la sua contrarietà, e dialoghi con un comune in cui vi sia una amministrazione compiacente. Che si evochi l’interesse nazionale, quello italiano naturalmente. Che si convincano gli abitanti che quella scelta sarà la soluzione di lavoro e occupazione che cercano invano.

A quel punto come ci si potrà opporre? Anche per la petrolchimica erano stati usati argomenti simili: posti di lavoro e ricchezza. Stesse argomentazioni per il “furto-voltaico” (termine non mio ma efficace). Le vicende dei cardi e delle canne non fanno ben sperare.

Bisognerà inventarsi efficaci contromisure, essere consapevoli che ci si sta impegnando con una ipoteca pesantissima per i prossimi secoli. Supponendo che il Deposito Unico sia sicuro come affermano i nuclearisti, è comunque una scelta che spazzerà ogni speranza di autodeterminazione, con una ulteriore militarizzazione dell’isola. È impensabile, che materiali così pericolosi vengano lasciati incustoditi in un Mediterraneo turbolento.

Tutto può succedere però. In tal caso prepariamoci ad adottare per la nostra isola il significato di Sardigna che ancora compare nel dizionario Treccani.

«Sardigna s. f. [da Sardigna, variante ant. di Sardegna, prob. per il clima insalubre e l’aria malsana attribuiti, sin dall’età classica, alla Sardegna] 1. a. In passato, luogo nelle vicinanze di una città dove si depositavano le carogne e i rifiuti della macellazione. b. Attualmente, la zona del reparto sanitario del macello o macello contumaciale destinato alla distribuzione o alla trasformazione delle carni infette che non possono essere usate per l’alimentazione».

Così è.

Nicolò Migheli

 

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5 Comments

  1. Enrico says:

    Purtroppo la Sardegna si presta a conservare le scorie essendo una terra stabile, senza terremoti.

  2. MARVIN says:

    Aggiungo, a quanto detto nell’articolo di Niccolò Migheli, un particolare non trascurabile. Dovete sapere che, il rifiuto, qualsiasi esso sia, compreso, quindi, quello nucleare è considerato dalle norme europee una merce.
    Saprete, anche, che uno dei capisaldi dell’Europa dell’Euro di mariotto draghi (volutamente minuscolo), è quello della libera circolazione delle merci.
    Ebbene, se sommate le due considerazioni, il gioco è fatto. Le scorie nucleari possono andare ovunque. Non esistono barriere ne frontiere. Lo hanno chiarito, più volte, sia la Consulta che la Corte di Giustizia.
    Non esistono popoli che possano ribellarsi con i metodi degli ultimi decenni basati solo su duelli giuridici che, restando invariate le attuali norme, si dimostrerebbero armi spuntate, depotenziate, fin dal primo momento.
    Anch’io, ritengo, inoltre, che la sindrome di NIMBY, possa essere superata con un semplice “invito a tavola”.
    E, se, il sito di stoccaggio, lo individuassero in terreni privati, il gioco, sarebbe ancora più semplice.
    A proposito, lo sapete che nelle campagne di alcune aree interne della Sardegna (dove alla salute dei figli preferiscono, da sempre, il vile danaro), hanno ritrovato enormi buche nel terreno, scavate di fresco.
    In una di queste poteva entrarci una casa intera.
    Chissà a cosa serviva?
    Date le dimensioni ritengo che, difficilmente, fosse destinata a sotterrare qualche automezzo reduce da qualche gruppo specializzato in “bardane”.
    A parer mio, il luogo, era pronto a ricevere uno o più camion, carichi di cose buone, naturalmente. Chissà poi per quanti danari? Ritengo, per non più di una manciata.
    Attenzione anche al momento storico. Lo “scaltro fiorentino al governo” è capace di tutto pur di far scrivere nei libri di storia le sue “grandiose imprese”.
    Sono convinto che a questo punto vi starete chiedendo cosa ne penserebbero i suoi elettori sardi, di una simile bravata.
    No problem! Essi fanno parte del “popolo puddino” (scusate, volevo dire piddino), quindi, come loro stessi si definiscono sono: moderni; moderati; disuniti ma ligi agli ordini del capo; oltre che intelligenti. Naturalmente.
    Attenzione fratelli di Sardegna!
    Saranno momenti duri, ma stimolanti!
    Fatevi trovare pronti alla chiamata, pronti a difendere i vostri figli e voi stessi!
    Lasciate perdere i campanilismi.
    Il nemico,se sarà, è uno solo e va combattuto!
    Ischidadebos kest’Arvreskende. Menzur mortos ke terakkos de s’istrazza bertulas continentale.
    Il Comandante.

  3. Marco Dek says:

    Se il comune compiacente è dotato di un apposito porto va bene ma se fosse un comune dell’interno bisognerebbe pur transitare in altri comuni quindi non penso si possa fare perchè gli abitanti dei comuni vieterebbero il transito a meno che non gli vogliano portare con gli elicotteri.

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