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“Architettura ad Alghero: perché la Giunta dei professori vuole affossarla?”, di Alessandro Plaisant

AAA

Dal profilo facebook di Emanuel Muroni, #salviamolAAA

 

Strana storia quella del Dipartimento (una volta si chiamavano facoltà) di Architettura ad Alghero: sempre primo nelle classifiche nazionali, pesantemente penalizzato dalle ultime giunte regionali. Perfino da quella dei professori guidata dal presidente professore Francesco Pigliaru: perché? Gli studenti martedì pomeriggio, 24 febbraio, saranno in Consiglio regionale a Cagliari per chiedere che nella legge Finanziaria vengano stanziate le risorse in grado di consentire al dipartimento di continuare ad essere un’eccellenza nel panorama universitario italiano. Intanto è partita una raccolta di firme mentre ai nostri assessori e al presidente è arrivato questo dossier nel quale sono spiegati i motivi che dovrebbero spingere i nostri amministratori a sostenere Architettura ad Alghero. Alessandro Plaisant è uno dei docenti del dipartimento e ci ha inviato questo contributo. In attesa di una risposta da parte della Giunta dei professori.

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Molti non capiscono le motivazioni per le quali qualche centinaio di studenti, docenti, dottorandi, assegnisti e personale tecnico amministrativo si stia mobilitando per salvare Architettura Ad Alghero (AAA) e martedì pomeriggio 24 febbraio saranno a Cagliari per far sentire la propria voce in Consiglio regionale.

È sentire comune che sì, esiste una facoltà (oggi dipartimento) ad Alghero, che sì fa architettura (ma anche urbanistica e design), che sono abbastanza bravi, ma che ce n’è una anche a Cagliari (oggi Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e architettura) e che forse due facoltà di architettura in Sardegna sono sovrabbondanti per le prospettive future degli studenti.

Non molti sanno, invece, che in questo momento, nonostante i riconoscimenti conseguiti nelle classifiche nazionali sia nella didattica, sia nella ricerca, il Dipartimento di Architettura di Alghero sta vivendo un momento difficile e che con i colleghi di Cagliari abbiamo da tempo iniziato percorsi condivisi a servizio dei territori, arricchiti dalle nostre specificità.

Partendo da lontano, per capire meglio i termini del problema, la politica nazionale sotto l’egida della meritocrazia (leggasi “egìda” per note vicende), ha imposto qualche anno fa l’accorpamento delle facoltà trasformandole in dipartimenti (L. 240/10, c.d. “Gelmini”).

AAA con un numero di docenti limitato, proprio per le caratteristiche costitutive del nostro progetto didattico, che si fonda su un numero consistente di visiting professor e tutores, molti dei quali non sardi, ha fatto di necessità virtù e, senza scomporci, abbiamo proseguito il percorso ampliandolo alla sfera ambientale delle scienze della terra e accogliendo i colleghi che condividevano il nostro progetto didattico.

Trascorsi cinque anni, oggi la politica nazionale, sollevando l’asticella della già evidente confusione, ci informa che esistono atenei di serie A ed atenei di serie B: alcuni belli, intelligenti, con il porticato alla Bernini, mentre altri più brutti, sporchi e anche un po’ cattivi; e questo senza pensare che se un ateneo è carente dal punto di vista dei criteri generali di ripartizione dell’FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) è perché ha, per esempio, un numero di iscritti in calo (costitutivo per la Sardegna in quanto isola con scarsa attrattività), ma potrebbe avere allo stesso tempo, dipartimenti eccellenti, centri di ricerca di livello internazionale o anche un richiamo molto alto per studenti erasmus incoming.

La frenesia del distinguo ha portato, dunque, gli atenei a considerare didattica, ricerca e valutazione dei risultati un tutt’uno adeguandosi alle richieste nazionali per sopravvivere ai tagli.

Troppo presto i governi hanno messo da parte gli obiettivi della strategia di Lisbona (2000) e della successiva Europa 2020 (2010) sull’importanza della formazione, al fine di accelerare la transizione dell’Unione Europea verso un’economia ed una società fondate sulla conoscenza, interpretati facendo riferimento quasi esclusivamente all’età scolare. In Italia, i problemi riguardano soprattutto la formazione permanente e la costruzione di ambienti interattivi per costruire, preservare, rinnovare il capitale umano e sociale e promuovere la ricerca di eccellenza legata ai territori.

In questo senso, non possiamo dimenticare il progetto ITACA finanziato dalla Regione Sardegna e messo in atto dalle Università di Sassari e di Cagliari, in cui la Facoltà di Architettura di Alghero ha avuto un ruolo centrale nella progettazione e nel coordinamento delle attività, con l’obiettivo principale di formare all’interno della pubblica amministrazione abilità sia progettuali, sia di gestione delle trasformazioni delle risorse territoriali, con particolare riferimento al sistema paesaggistico-ambientale e al Piano Paesaggistico Regionale della Sardegna.

Il livello regionale ha assecondato la prerogativa nazionale, deputando gli atenei ad occuparsi di dirimere l’annoso problema dei tagli e della conseguente ripartizione delle più esigue risorse disponibili, e aggiungendo ulteriore confusione con la specificazione del concetto di “sede decentrata”.

Così nel 2012 Nuoro e Oristano (sedi di consorzi per la promozione degli studi universitari), Olbia (sede di corso universitario) e Iglesias (consorzio AUSI) hanno beneficiato di un finanziamento aggiuntivo per coprire le spese di funzionamento e le spese della didattica per circa 6 milioni di euro, confermato da questa finanziaria (29.12.2014) con circa 4,5 milioni di euro così ripartiti: circa 2 milioni euro per il Consorzio per la promozione degli studi universitari nella Sardegna centrale di Nuoro, circa 1 milione e 700mila euro per il Consorzio Uno di Oristano, circa 500 mila euro per il Corso universitario di economia e imprese del turismo di Olbia, e circa 300 mila euro per il Consorzio AUSI di Iglesias, che pure non è considerata sede decentrata in quanto impegnata solo in ricerca e formazione post lauream.

Alghero? Alghero no. Alghero è come Monserrato, dicono alcuni: è sede “suburbana” di Sassari, ignorando le basi dell’urbanistica e del buon senso ([dal lat. suburbanus, comp. di sub- e urbs «città», secondo l’agg. urbanus]. – Del suburbio, dell’estrema periferia di una città, fonte Treccani) e ignorando che Alghero, che non può essere considerata periferia di Sassari, è l’unico dipartimento della Sardegna a svolgere tutte le sue attività fuori delle sedi delle due Università, con quattro corsi di laurea e un dottorato, con la sede amministrativa e gli uffici, con una grande percentuale di studenti domiciliati ad Alghero.

Ciò comporta, ovviamente, molti costi e servizi aggiuntivi rispetto a una sede normale (pensiamo ai servizi ordinari come i trasporti, la mensa e la casa dello studente, ma anche la rete GARR, la posta interna, ecc.).

Il governo regionale ha negato i finanziamenti necessari per l’esercizio delle attività per il secondo anno consecutivo e questo fatto, oltre a minare le basi della nostra sopravvivenza, è molto grave per due ragioni:

  1. la prima, perché l’ateneo di Sassari (resoconto del Senato accademico 24.04.2013) ha riconosciuto la sede di Alghero come decentrata, secondo l’art. 1 comma 2, punto d) del D.M. 47 del 30.01.2013 (“La sede decentrata è quella in cui le strutture didattiche o di ricerca sono collocate in un Comune diverso rispetto al Comune in cui è situata la sede legale dell’Università”) e, in questo modo, il governo regionale smentisce di fatto le decisioni di un’altra istituzione non rispettandone la sua autonomia;
  1. la seconda, perché lo stesso Consiglio regionale ha votato all’unanimità l’ordine del giorno n. 104 (approvato il 15.01.2014) che impegna“la Giunta regionale e l’Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport a disporre all’Università degli studi di Sassari di riservare una quota annua non inferiore a euro 300.000 per il funzionamento della propria facoltà di architettura con sede nel Comune di Alghero”. La buona politica richiederebbe che l’insediamento di un nuovo Consiglio ratificasse le decisioni prese all’unanimità dal Consiglio precedente o che queste venissero declinate, motivandole con buone ragioni.

Il paradosso che discende da questo ragionamento è che AAA, nonostante i riconoscimenti ufficiali sia a livello nazionale e internazionale, e nonostante sia interlocutrice di riferimento per numerose istituzioni, rischia di dover interrompere il suo cammino perché non è considerata una risorsa da sostenere per tutta la Sardegna.

Vero è che al di là delle parole di unanime consenso, manca, forse, una volontà politica per sostenere AAA, visto che già durante la recente campagna elettorale nei volantini elettorali della parte politica futura vincitrice, si è espressa a chiare lettere la volontà di “una vera Università internazionale a Cagliari” (“Più scuola e più università”).

Concludendo con le parole del direttore Arnaldo Cecchini, che ha inviato alla Giunta e ad ogni consigliere regionale il dossier recante i numeri e i risultati ottenuti dal Dipartimento

“chiediamo il giusto: di essere riconosciuti come sede decentrata e di veder apprezzato il buon uso che sinora abbiamo fatto dei fondi pubblici, quindi di avere una percentuale, anche modesta, del finanziamento dedicato all’Università diffusa. Una certezza della continuità di risorse che ci consentirebbe di provare a continuare a fare, a fare bene, a fare meglio”.

Alessandro Plaisant
Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica
Università di Sassari

 

2 Commenti

  1. robespierre says:

    Che dire, se non ribadire la nostra tendenza a farci del male? Come si può far morire, togliendole l’ossigeno, una Facoltà come quella di Alghero? Come già esposto da chi mi ha preceduto, Alghero è una realtà a se stante che non può essere assimilata in alcun modo a quella sassarese, il Dipartimento di Architettura, Urbanistica e Design è una realtà separata dalla sede, non solo fisicamente. La situazione algherese è ben diversa da quella della Cittadella Universitaria di Monserrato, questa si, collegata agevolmente con la città e l’hinterland, recentemente anche dalla linea di metrotranvia, Alghero e Sassari al contrario non permettono questa facilità negli spostamenti. Spero che si ponga rimedio a questa situazione, in fondo non si sta chiedendo la luna, basterebbe acquistare qualche Land Rover in meno per la Carbosulcis.

  2. Trovo giusto che l’eccellente dipartimento di architettura di Alghero continui, con ottimi risultati, le proprie attività. Però, propongo una domanda. La storia parte da lontano. Dopo l’istituzione, con legge nazionale, dell’area metropolitana di Cagliari, alla fine degli anni ’90, fu approvata in consiglio regionale una norma ad hoc, fortemente in odor di campanile, che prevedeva l’istituzione, con legge regionale, della omologa area metropolitana di Sassari, ovviamente con numeri, caratteri demografici e, soprattutto, continuità insediative e urbanistiche ben meno rilevanti di quella cagliaritana. A suo tempo, essendo un professionista del territorio, mi meravigliai non poco, visto che la suddetta area metropolitana comprendeva anche la città di Alghero, della quale, oggi, in tema di università e formazione, si evidenziano la diversità e la lontananza dal capoluogo turritano (40 km circa). E, effettivamente, conoscendo bene le due realtà, concordo che Alghero e Sassari siano separate, non solo dalla bella estensione della Nurra, ma dalla storia, dalla cultura, dalla vocazione e, praticamente quasi sotto ogni aspetto, differenti. Concludendo vorrei capire questo: per la istituzione dell’area metropolitana (con tutti i vantaggi connessi in termini di autonomia, finanziamenti e potere contrattuale al tavolo Stato/Enti locali) il collocamento di Alghero tra i comuni periferici e suburbani di Sassari andava bene, ma quando invece questa situazione comporta la perdita di benefit e addirittura mette a rischio l’esistenza del suo eccellente dipartimento universitario, allora no.. Mi auguro di cuore che si salvi il dipartimento AA, ma anche che questa situazione serva di lezione per mettere da parte future operazioni di campanile e di falsa rappresentazione del territorio, qual’è stata appunto quella di costruire ad hoc la defunta area metropolitana di Sassari, facendovi rientrate, tra le altre, anche la bella città d’Alghero.

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