Cultura / Politica

Cari ragazzi, per difendere la democrazia bisogna difendere le minoranze (una mattinata al Liceo Michelangelo)

Michelangelo

Nella foto: blogger in azione al Liceo Michelangelo

Un sabato mattina passato con gli studenti del Liceo scientifico Michelangelo di Cagliari a parlare, insieme alla collega giornalista Alessandra Addari, di terrorismo, satira, migrazioni, informazione. Due ore bellissime, intense, piene di domande e di curiosità. Di pareri discordi com’è giusto che sia quando si parla in libertà, senza preconcetti e senza paure. Due ore di discussione: quindi di democrazia. E alla fine dell’assemblea, altre domande, altre curiosità, con l’unico rammarico di non aver fatto capire ai ragazzi di aver ricevuto da loro più quanto io ed Alessandra abbiamo provato a dare.

Ciò che ho imparato da questa mattinata me lo riassumo così: il mondo è complesso e contraddittorio ma questo i giovani non lo percepiscono ancora. Pensano che ogni azione degli adulti sia coerente, che ogni effetto abbia di una causa certa e voluta. Danno per scontata (e questa è la loro forza e la loro bellezza) la buonafede di chi ci governa, non hanno retropensieri. Perché ai giovani sfugge la malizia del potere, che si ciba di parole urlate in pubblico a cui fanno seguito azioni uguali e contrarie. Per questo i giovani rischiano di essere travolti dai titoli che manipolano e non informano, dalle generalizzazioni, dalla superficialità. I giovani rischiano di essere strumento della malizia degli adulti.

Li dobbiamo difendere da tutto ciò, allenandoli alla complessità e, quando serve, alzando le mani in segno di resa davanti alle contraddizioni dei nostri tempi. Non tutto è immediatamente comprensibile, non tutto ha una spiegazione.

In tutto questo l’informazione gioca un ruolo cruciale: l’unico immenso ambiente mediale in cui viviamo ci fa credere che gli abitanti di New York, Londra, Parigi, Cagliari e Lollove condividano la stessa realtà e lo stesso destino. Ancora una volta bisogna avere la pazienza di distinguere, di ragionare, di fare passi avanti e quando serve, di fermarsi. Ciò che non si è capito oggi lo si capirà molto probabilmente fra dieci giorni o fra dieci anni. L’importante è aver iniziato il cammino.

Allenarli alla complessità vuol dire allenarli alla diversità. Di culture, innanzitutto. E quindi al rispetto delle minoranze. Chi non rispetta le minoranze e i loro diritti (il primo dei quali è quello di voler continuare ad essere una minoranza) non rispetta la democrazia; ne è anzi un oppositore vigoroso. Magari anche senza saperlo.

Perché la democrazia funziona così: per difendere i propri diritti e la propria libertà bisogna innanzitutto garantire quella degli altri. Ma per spiegarlo ai giovani dobbiamo innanzitutto esserne convinti noi.

 

4 Commenti

  1. A nome di tutti i ragazzi presenti in quell’Aula Magna Sabato scorso la ringrazio nuovamente. è stata un’ottima occasione di confronto e crescita che, purtroppo, spesso viene a mancare! Un saluto a lei e ad Alessandra. Grazie ancora, Francesca.

  2. Nikosimo says:

    Messaggio decisamente CONTORTO, in democrazia si rispettano i diritti dei più deboli, non delle minoranze, le minoranze sono composte da persone come tutti gli altri! L’obiettivo è la parità non il privilegio!

    • Forse non condivisibile, ma contorto di sicuro no. In democrazia ci si divide tra maggioranza e minoranza, e il gioco è che i ruoli si devono (si devono) poter invertire. Se Le minoranze vengono oppresse, non c’è democrazia. L’obiettivo è la parità? Sì, ma in un contesto di giustizia. Senza giustizia il concetto di parità diventa solo un alibi per perpetuare discriminazioni e disuguaglianze.

      • Nikosimo says:

        Vito, se il messaggio è che non si deve opprimere sono d’accordo. Allora il succo del discorso è il fatto che se “io” viene prima di “tu” è una cosa “umana”, invece se “io” viene a tutti i costi a scapito di “tu” allora è disumano e si che dobbiamo tirare in ballo la giustizia. Oggi bisogna accorgersi che esiste un “tu” con cui interagire e dialogare ma nel nostro contesto politico questa cosa si fa solo se c’è un tornaconto. Il discorso della maggioranza non mi torna perché la maggioranza fa di tutto per continuare ad essere maggioranza. Se poi andiamo a guardare bene, grazie all’uso pilotato dell’informazione e ad una legge elettorale balorda la maggioranza che governa in realtà è una minoranza!

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