Politica / Sardegna

“La sfida di Sardegna Possibile: creare un blocco nazionale sardo. Aperto a tutti ma con regole precise”, di Frantziscu Sanna Carta

Serrenti

La recente assemblea di Sardegna Possibile a Serrenti

Il dibattito sul futuro di Sardegna Possibile continua. Dopo il mio mio primo intervento lo scorso 27 dicembre  (“Sardegna Possibile dove sei? Dopo o fasti elettorali, molte parole e pochissimi fatti”), sono intervenuti il segretario nazionale di ProgReS Gianluca Collu  (“Partito Nazionale Sardo? Chi lo propone non è credibile. E l’alternativa siamo noi”) e il consigliere comunale di Villacidro ed esponente di Cominidades Antonio Muscas “(Sardegna Possibile è viva e può percorrere la strada di Podemos). Oggi il blog ospita l’intervento di Frantziscu Sanna Carta, responsabile Nazionale Formazione di ProgReS e delegato per ProgReS in Sa Mesa di Sardegna Possibile. E che il dibattito continui.

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Dopo aver letto e apprezzato i contributi forniti da diverse persone appartenenti alle organizzazioni che costituiscono Sardigna Possibile, tra cui il segretario nazionale del mio partito Gianluca Collu, ci tengo ad esprimere il mio parere e a contribuire ad un dibattito pubblico di grande interesse per quel che concerne il futuro della comunità politica che stiamo costruendo.

La sfida del mettere assieme soggetti civici e forze indipendentiste è la vera sfida che ci sta davanti. Una sfida che non si è conclusa con il risultato delle scorse elezioni (76.000 voti e il 10%), il progetto deve andare avanti per garantire alla Sardegna una reale alternativa con un programma di governo chiaro e capace di raccogliere le istanze di autodeterminazione del nostro popolo e delle nostre comunità.

Sardegna Possibile è una “comunità politica nazionale”, uno spazio costruito dai sardi per i sardi. Uno spazio aperto ad associazioni, organizzazioni, movimenti, comitati e partiti che si vogliano riconoscere in un progetto sostanziale di trasformazione sociale, di cambiamento di passo per modificare istituzioni, prassi e obiettivi della politica. Un progetto ambizioso che intende dar forma ad una rete di soggetti innovativa e dinamica. Capace di garantire la libertà necessaria a tutti i soggetti aderenti ma allo stesso tempo di sviluppare sinergie sulle strategie comuni. Un modo tutto nuovo per mettere assieme l’indipendentismo e le forze civiche, i comitati di azione locale e tutta un’area di società che guarda con forza al cambiamento, al contrasto delle dinamiche della dipendenza che affliggono la Sardegna.

In giro per l’Europa e per il mondo sono tanti i modelli di organizzazione-rete e di reti di organizzazioni da cui abbiamo preso ispirazione e da cui continueremo, anche in questi mesi, a trarre spunti ma sicuramente per riuscire nell’ambizioso progetto di adattarsi al contesto socio-politico della nostra terra vi è un bisogno incredibile di innovazione organizzativa e di intelligenza politica.

Questo è ciò che stiamo facendo ed è questo che “sa mesa” di Sardegna Possibile ha portato avanti nei lavori di questi mesi.  Il tavolo che raccoglie i rappresentanti di tutti i soggetti che aderiscono alla rete di organizzazioni ha elaborato un documento che definisce il nostro stare assieme e la nostra voglia di allargare le relazioni e ampliare la rete dei soggetti che si confrontano.

Quello che stiamo costruendo è uno spazio di azione, una comunità, una rete, un blocco nazionale… chiamiamolo come vogliamo ma stiamo parlando di soggetti collettivi che decidono di dare forma ad una vera e concreta comunità, con spazi di confronto partecipativo, tematico e territoriale in grado di produrre elaborazione nuova e un approccio differente ai problemi delle 377 comunità che formano la nostra nazione.

In Sardegna da anni assistiamo ad un’incapacità cronica nel costruire una proposta di governo, alternativa ai partiti italiani ed ai suoi blocchi di potere, seria e in grado di durare nel tempo. Troppo spesso abbiamo assistito ad esperienze partitiche in cui scontri ed interessi personali hanno danneggiato la forza collettiva dello stare assieme e la loro capacità di coinvolgimento; troppo spesso ai progetti falliti è seguita la disillusione e l’incapacità di ricominciare con il medesimo slancio e il medesimo entusiasmo.

Consapevoli di tutto ciò abbiamo posto alcuni immancabili paletti che riguardassero un superamento dei limiti esistenti: intanto ponendo lo stare assieme tra soggetti collettivi come base, senza adesioni individuali e senza dare vita all’ennesimo partitino che risulterebbe inutile, dannoso e in balia delle differenze che ogni componente esprime; e inoltre abbiamo posto l’orizzontalità delle relazioni come strumento per un confronto paritario, aperto e democratico.

Per questa ragione il nostro modello di riferimento non può essere quello dei soggetti che vivono del labile fuoco della protesta (indignati di differenti provenienze), capeggiati da un qualche leader carismatico. Il nostro è un vero è proprio progetto di governo e di partecipazione che deve prendere spunto da esperienze quali quella del Blocco Nazionalista Gallego in Galizia, di Bildu nei Paesi Baschi, o ancora dell’SNP in Scozia. Esperienze che, con modalità organizzative differenti, sono state in grado di mettere a sistema buona parte delle forze innovatrici presenti nelle rispettive società dandogli la forza di combattere il frazionismo e i processi di balcanizzazione atavicamente presenti in tutti gli scenari politici moderni.

I processi di divisione e frazionamento trovano, infatti, asilo soprattutto nei soggetti che partono da un forte livello di idealismo e da un basso livello di interesse affaristico. I soggetti più portati alle divisioni sono quelli che alimentano il cambiamento, quelli che non devono spartirsi gli interessi, quelli che portano sulle spalle un carico di aspettative popolare notevole. Per questo abbiamo cercato di applicare anche nel documento condiviso domenica scorsa nell’assemblea di Serrenti dei principi che potessero un minimo renderci immuni, o comunque più resistenti a simili scenari di frammentazione.

Si tratta certamente di un lavoro faticoso che solo se portato avanti con coerenza e dedizione saprà portare a dei risultati di grande importanza sia per il complessivo contesto nazionale ma anche per le nostre municipalità.  Insomma, uno spazio politico che cresca e si ampli a partire da un nucleo forte di valori condivisi. Valori, quali la difesa dei diritti nazionali del nostro popolo, quello dell’autodeterminazione, fino ad arrivare alla promozione ed alla strutturazione di processi di cambiamento istituzionale che restituiscano fiducia nella politica e nel governo del bene collettivo.

Riassumendo anche per portare un po’ di chiarezza. Sardegna Possibile per mantenersi coerente rispetto al progetto originario deve continuare ad essere una rete di organizzazioni capaci di definire strategie condivise.

Non deve burocratizzare la propria azione, deve mantenere strutture di governance agili e flessibili.

Deve continuare ad avere una base esclusivamente nazionale (solo partiti e movimenti sardi).

Deve tenere assieme soggetti indipendentisti o civici che difendono gli interessi nazionali del popolo sardo.

Deve fare dell’elaborazione di strategie di breve e medio periodo il fulcro del suo agire.

Deve impegnarsi pragmaticamente nella costruzione di nuovi beni collettivi materiali, immateriali e relazionali.

Deve contrapporsi in maniera netta ai blocchi di potere dei partiti italiani in Sardegna e ai loro interessi.

Deve sapersi allargare ad un’ampia parte della società sarda desiderosa di cambiamento.

Non deve aver paura di aprire l’adesione ad altre associazioni che ne condividono valori e percorso.

Deve proseguire a sperimentare forme di partecipazione nella costruzione delle politiche.

Deve stringere relazioni stabili con tutti quei soggetti che a livello internazionale portano avanti processi di autodeterminazione e di costruzione di un’Europa nuova e dei popoli.

Deve affermare la propria esistenza a partire da un’etica della politica distante dalla corruzione e dal clientelismo.

Deve saper dare gambe solide ad un progetto di futuro per le nostre imprese, per i lavoratori, per le famiglie.

Diceva Nelson Mandela: “Non c’è nessuna strada facile verso la libertà”. Per noi indipendentisti di ProgReS Sardegna Possibile è un passo importante verso la costruzione di un blocco sociale e politico di forze che porti alla costruzione di una forte e solida coscienza e che accompagni il nostro Paese verso la libertà.  Insomma, un passo importante di quella strada che ci porterà alla costruzione di una Repubblica di Sardegna libera, giusta, prospera e degna.

Frantziscu Sanna Carta
Responsabile Nazionale Formazione – ProgReS
Delegato per ProgReS in Sa Mesa di Sardegna Possibile

 

7 Commenti

  1. Anghelu says:

    Peccato che Il concetto di libertà di Sanna e del nostro segretario pro-tempore non preveda, per i loro compagni di minoranza, la libertà di “critica e proposta” pubblica (figuriamoci per i sardi nel loro complesso), pena la censura, l’emarginazione e la minaccia di ricorrere alle vie legali, ovviamente italiane (sic!).
    Questo per dire che anche nel ProgReS di Sanna “Non c’è nessuna strada facile verso la libertà” visto che da circa un mese c’è una vivace dialettica interna (eufemismo) proprio per difendere il sacrosanto diritto di poter criticare anche pubblicamente l’operato della dirigenza.
    Non auspicherei davvero di vedere replicato in Sardegna Possibile il “modello Sanna” che stiamo vedendo all’opera in ProgReS.

  2. paolo55 says:

    “Michela, da presidente (im)possibile a semplice attivista”, di Andrea Pubusa
    http://www.democraziaoggi.it/?p=3721

  3. Serrenti Possibile says:

    Sono parzialmente d’accordo con la disamina di Camlidanesu; le difficoltà che ha incontrato e incontra Sardegna Possibile ad affermarsi come forza politica è proprio legata al fatto che non vuole essere un partito politico , ma un Progetto Politico per i sardi, peraltro ben chiaro , basta leggere i documenti, programmi nel sito http://www.sardegnapossibile.com; avevamo altri traguardi diceva lo spot di fine campagna delle regionali: ripartire dai territori e Serrenti Possibile l’ha fatto, con risultati buoni , 5 consiglieri su 16 e un ruolo ben riconosciuto in Consiglio Comunale; l’auspicio è che altri Paesi Possibili si propongano con lo spirito di SP nei territori con ke loro peculiarità , ma nello spirito di SP, ben chiaro: solo così si costruirà una vera Sardegna Possibile

  4. campidanesu says:

    l’esperimento è interessante ma non tiene conto di una cosa fondamentale : il movimentismo è fallito. Se SP diventasse un vero e proprio partito sarebbe molto piu’ accattivante. Mettere insieme le persone non è facile. La questione sul riconoscimento della Sardegna come Nazione ed il percorso verso la nostra indipendenza non è chiaro anzi è molto torbido. Inutile negare che all’interno di questi Movimenti o associazioni ci sia chi proprio non si ritiene indipendentista e non riconosca la sardegna come Nazione nel mondo. Non è questione din poco conto e non basta dire io non sto con i partiti italiani. Allora anche Mauro Pili con Unidos potrebbe entrare visto che non aderisce piu’ a partiti italiani. In SP c’è molto romanticismo e poca molto poca Politica. I sogni si erano già infranti nella campagna elettorale per una legge ingiusta ma che in ogni caso non avrebbe portato la Murgia ad essere Governatrice. La politica si fa secondo le regole stesse della Politica e se vuoi stare nella competizione allora devi conoscere le regole anche se ingiuste diversamente non partecipi e stai fuori. In Questi mesi ( molti mesi ) SP è scomparsa e nei territori ha fatto poco o niente. Ora si conia un nuovo termine che contraddistingue chi non è per la Nazione Sarda : i Civici. Perchè quando sono in SP si chiamano Civici e quando sono di altri partiti o movimentini si chiamo Dipendentisti, ascari, unionisti, italianisti. SP è di fatto pilotato da Progress che si pone alla testa ed oggi pare una sorta di Movimento 5 stelle in tinta sarda. Tutto molto bello e probabilmente ci si prepara alla candidatura da sindaco di cagliari di Valentina Sanna ( ex presidente del PD pentita ed uscita dal suo Partito , lo stesso che l’ha formata ) . Aspettando la sinistra sarda , quella vera e reale non si vede nulla di nuovo all’orizzonte. In ogni caso i nostri auguri sono doverosi.

  5. IRS ha una differenza sostanziale, e’ stata l’artefice del fallimento degli indipendentisti alle scorse elezioni, alleandosi con il pd partito più’ statalista d’Italia.

  6. Le due parole “iRS” e “governando” nella stessa frase suonano un po’ male… A me risulta che in Sardegna governi il PD: mi pare che iRS con gli altri partitini “di sinistra” e cosidetti “sovranisti” stiano molto attenti a non fare mancare l’appoggio al loro padrone italiano, perché se la giunta cade qualcuno perde il piatto di minestra…

  7. Babay Mannu says:

    Beh..insomma..tutto fa riferimento e sta al contenitore che propone iRS governando, differenze zero…anzi, se devo essere sincero vi superano pure in proposte di governo e mentalità…

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