Politica / Sardegna

Ci scrive il segretario di ProGreS: “Partito Nazionale Sardo? Chi lo propone non è credibile. E l’alternativa siamo noi”

 

Indi

Capo Frasca, 13 settembre 2014 (ph. Olliera)

Il Segretario Nazionale di ProgReS Progetu Repùblica de Sardigna Gianluca Collu Cecchini ha inviato al blog questa riflessione che prende spunto dal dibattito aperto sulla possibile nascita di un partito che riunisca le diverse anime del mondo indipendentista e sovranista (dibattito a cui ho contribuito anche io col post . Lo ringrazio anche perché dà una risposta chiara al quesito che avevo posto nel post “Sardegna Possibile, dove sei? Dopo i fasti elettorali, molte parole e pochissimi fatti”, ovvero: “Sostenere l’aspirazione del popolo sardo all’autodeterminazione è un elemento che aggrega più di quanto possa dividere la partecipazione di alcune forze politiche alla giunta Pigliaru?”.

***

Sarà l’atmosfera natalizia che ci rende “tutti più buoni” ma in questi giorni ritorna in pista, così come avviene ciclicamente da qualche anno, la proposta di un partito nazionale sardo, un grande partito che raccolga le anime più disparate del confuso universo neo-autonomista o se preferite sovranista isolano, con l’intento di creare un’alternativa ai grandi partiti italiani.

La proposta in sé non è peregrina, tutt’altro, possiamo anche riconoscere che si tratta di una proposta politicamente legittima, gli esempi positivi in Europa non mancano -lo Scottish National Party è uno di questi- il punto in questione è un altro. Ciò che rende questo strano invito alla fusione poco credibile, opportunista, italianamente furbo e quindi per questo irricevibile è chi se ne fa portavoce, ovvero quei soggetti che oggi sono alleati coi partiti italiani e ne sostengono in consiglio regionale l’inconsistente azione di governo.

È doveroso a questo punto chiarire due o tre cose sull’attuale giunta Pigliaru. Un esecutivo di governo che si è reso protagonista di un impresa ai limiti dell’impossibile: è stato capace di fare peggio della giunta Cappellacci. Dalle vertenze nel comparto industriale a quella sui poligoni militari, alla vergognosa gestione delle mancate entrate fiscali, non solo si avverte l’impalpabilità delle decisioni prese ma addirittura manca quel carattere di prospettiva che dovrebbe guidare un’azione efficace e strutturale sui comparti fondamentali della politica nazionale sarda. Ciò è ancor più grave per il fatto che ci sono forze che sbandierano in lungo ed in largo un’appartenenza all’area indipendentista.

L’Indipendentismo per sua stessa natura non può che essere una forza riformista e innovatrice, capace di innescare quei processi virtuosi tesi a migliorare le condizioni di vita dei cittadini sardi, in grado di affrancarsi dagli schemi parassitari della politica clientelare unionista-autonomista.

L’Indipendentismo non può permettersi di non essere all’altezza di quanto sostiene, oggi più che mai.

Tuttavia esiste nel panorama politico sardo un progetto in grado rompere il duopolio di potere del centrosinistra e centrodestra. Questa forza esiste, ha preso decine di migliaia di voti alle ultime elezioni ma non è rappresentata in consiglio regionale. Siamo fuori perché non abbiamo accettato un ruolo da “stampella” ai partiti italiani, perché rifiutiamo il ruolo complice e subalterno a un sistema di potere corrotto che ha messo in ginocchio la nazione sarda. Siamo fuori perché una legge ignobile, iniqua e truffaldina, scientemente scritta da coloro che oggi siedono nei banchi del consiglio regionale, ha fatto in modo che andasse così: tenere lontano il cambiamento e perpetuare lo stato di dipendenza della nostra terra.

Non ci sarà alcun dialogo da parte nostra con chi sostiene un sistema di questo tipo, non ci sarà alcuna unione con chi predica bene e razzola male.
È tempo di scavare un solco netto tra chi vuole difendere gli interessi del popolo sardo e chi gli interessi dello stato italiano. Noi i partiti italiani li vogliamo fuori dalla Sardegna, per queste ragioni chiunque faccia alleanze o governi coi suddetti partiti non sarà mai un interlocutore credibile.

Come ProgReS Progetu Repùblica siamo pronti a lavorare, come stiamo già facendo nello spazio politico di Sardegna Possibile, a un blocco nazionale sardo che unisca movimenti e partiti politici, associazioni, comitati, liberi cittadini, ognuno con le proprie sensibilità e competenze ma uniti da un obiettivo comune: liberare la Sardegna dall’opprimente fardello italiano.

Gianluca Collu Cecchini
Segretario Nazionale
ProgReS Progetu Repùblica de Sardigna

 

22 Commenti

  1. Per vincere le elezioni servono i voti,quindi non possiamo e non dobbiamo escludere nessuno. e dopo si decide chi e come si deve governare , per ora stiamo decidendo chi deve guidare il nulla.

  2. Capisco benissimo che si debba dare voce a tutti, giustamente, ma almeno che sia appena appena credibile la persona. E’ un attacco sterile e fine solo alla delegittimazione, nulla di che. Dopotutto parliamo di una formazione che si è sciolta come neve al sole, è rimasta solo nei piccolissimi confini di Aristanis. Fuori da quei confini gli attivisti si contano facilmente, vanno in giro tutti in coppia, solo in coppia, saranno un paio in ogni provincia, fuori Aristanis. Basta andare ad una delle loro assemblee nazionali e contarli, non ci vuole la questura per farlo, bastano pochi minuti. All’appuntamento clou della loro festa, quella del dibattito con Pili e qualche sfigato, nella sala ci saranno stati si e no 40-50 persone, roba da assemblea condominiale. Cosa voglio dire? Voglio dire che loro non sono credibilii non possono assolutamente dettare legge a nessuno. Hanno fallito alle elezioni e si sono sciolti, primo motivo l’aver imposto a tutti la loro candidata. Si sono sciolti perchè non era un progetto politico basato su un vero programma politico, ma incentrato sulla candidata presidente, squagliata anche lei, infatti quei voti sono stati dati alla candidata e al personaggio, non certo allo spessore politico, non ai gruppi. E anche stavolta, di questa ennesima divisione, è colpa di Sedda? O più logicamente da chi ancora è in progres e stava anche nelle altre formazioni divise? Basta vedere chi è rimasto e continua a guidare per capirlo, anche se dietro la facciata. E dicimolo poi, progres ha preso pochi più voti del partito di Maninchedda e Sedda ( è a loro ovviamente che è rivolta questa rivoltata di stomaco), con la differenza che progres ha avuto in eredità sia la gestione, e molti attivisti, di un paio di anni della vecchia dirigenza, e i suoi elaborati, che di buona parte proveniente da irs. Il partito di sedda e Maninchedda invece è stato creato in pochi mesi dalle elezioni, e governano loro, e stanno pure facendo bene nel loro assessorato come scrive Canton Marittimo. Qualcosa la stanno facendo a differenza di progres e compagnia, nulla. Vogliamo parlare di proposte politiche realizzabili di progres, prima e dopo le elezioni? Nulla, solo critiche e slogan, nulla. Considerando che quello che dicono non è realizzabile nel breve periodo, ma che le sarde e i sardi hanno diritto ad una società migliore, a mangiare, vivere, lavorare oggi, non un domani, si capisce bene la baggianata che stanno portando avanti. E per questo sono rimasti al massimo una combricola da bar. Per il bene dell’indipendentismo credo che sia ora che i bambini e le bambine vadano a giocare con palle e bamboline e lascino fare a chi ideee ne ha e vuole realizzarle. Per il bene del popolo sardo.

    • T.Loca says:

      uno che chiama “sfigati” coloro che partecipano a un confronto politico non merita neppure risposta, mi chiedo solo dove si trovino e cosa stiano facendo ORA per i sardi coloro che sfigati non sono e magari sono sull’orlo di una scissione epocale dovuta dal lassismo politico e subalternità alle comodità consiliari e baronati clientelari. Io credo che un po’ di autocritica, di apertura inclusiva e rispetto reciproco non sia la strada sbagliata.

      • hai ragione, e l’autocritica sarebbe quella che esprime il segretario di progres? Bene, credo che i sardi possano continuare a farne a meno.
        PS
        Sfigato è chi da sfigato si comporta.

  3. Lucius says:

    Gente che crede di vivere in Svizzera e si proclama canton marittimo. Finissima strategia di vero rilancio dell’isola. A posto…

  4. Ciò che emerge da questa lettera del segretario di ProgRes è contraddittorio nella sostanza.
    Da una parte si stigmatizza la strategia politica del Partito dei Sardi che, dichiaratamente, ha aderito a una coalizione per avere una chance nel dare prova di capacità di governo, dall’altra ci si lamenta dell’essere stati esclusi dalla possibilità di governare.

    Nello specifico grazie a questa adesione (che poteva avvenire anche con la coalizione contrapposta), il presidente e il segretario del partito, Maninchedda e Sedda, sono i responsabili di un dicastero importantissimo, quello ai lavori pubblici e come tali meriterebbero di essere giudicati per il lavoro che svolgono, non per l’immagine di banderuole che superficialmente può scaturire dalla disponibilità ad allearsi con questi o quelli.

    Stanno facendo bene? Stanno facendo male? Ma sopratutto: stanno lavorando o no per il popolo sardo e per la Sardegna in un ottica di “buon governo” che possa rassicurare coloro che credono nelle capacità dei sardi di autogovernarsi e quindi confidare nell’ipotesi indipendentista?

    Chi ancora non capisce o non accetta la necessità di trovare unione a scapito delle differenze di vedute facendo ricorso alla trasversalità per ottenere comunque l’unico obiettivo condivisibile e condiviso, quello dell’indipendenza, o è uno stolto o è in malafede.

    Noi di Canton Marittimo abbiamo dichiarato da subito di non volerci costituire in partito politico e di voler tenere il movimento fuori dalle logiche perverse del sistema italiano, perchè crediamo fermamente di volere innanzitutto un diverso sistema politico amministrativo, quello elvetico, di comprovata validità ed efficacia e adatto alla nostra realtà.
    Nonostante ciò comprendiamo la necessità di unire gli sforzi verso un comune obiettivo e siamo pronti a riconoscere una leadership che traghetti la Sardegna verso l’indipendenza.
    Oggi il Partito dei Sardi manda un messaggio positivo e invita all’unione, dichiarando anche disponibilità a sciogliersi e confluire in qualcosa di più grande.
    A noi sembra un messaggio maturo e pieno di propositività.

    Una volta conquistata l’indipendenza varranno le ragioni e i progetti più validi e idonei a garantire prosperità a tutti i sardi.
    Fino a quel momento, continuare a mugugnare e fare a gara a chi è più puro e più togo non fa altro che scoraggiare proprio quei sardi che, senza una bandiera e senza più speranze vorrebbero avvicinarsi alla causa indipendentista ma rimbalzano disgustati dall’incomunicabilità che si ostinano a perpetrare le primedonne dei frammentati gruppuscoli che dell’indipendentismo fanno una bandiera.

  5. anonimo0 says:

    Siete fuori perche’ non vi hanno creduto e affidato i voti per star dentro. A leggerla prima del voto la legge elettorale, a contestarla prima, e non dopo Il calcio nel sedere che Il corpo elettorale vi ha rifilato..

  6. Riccardo76 says:

    Mentre gli indipendentisti inseguono un sogno ( o un incubo?), contorcendosi in concetti sempre più astrusi e dividendosi in partitini sempre più inutili e settari, i sardi, più concretamente, devono pensare a come portare a casa il pane, a come pagare bollette e tasse. E alla lunga anche chi è astrattamente affascinato dall’idea indipendentista, preferisce restare nella malandata ma concreta Italia, che almeno, con tutti i difetti che nessuno nega, paga le pensioni, assiste i malati, garantisce la sicurezza pubblica, fa andare i sardi a scuola, costruisce strade (lentamente, ma lo fa), offre comunque dei servizi al cittadino, seppur criticabili, ma li offre…etc. Ecco perchè le simpatie indipendentiste non si trasformano in voti alle elezioni. A questo punto, direi, per fortuna.

    • Ecco qui, Gianluca Collu Cecchini, questo è esattamente ciò che produce il tuo ragionamento in coloro che vorrebbero capire meglio quali prospettive offrirebbe una Sardegna indipendente.

  7. Lidia Fancello says:

    Questo è un argomento che appassiona i sostenitori di Laboratorio Gallura nato quasi due anni fa con lo scopo di creare dialogo nel frammentato mondo indipendentista. Sono stupita dalla rigidità della posizione di Collu non tanto nei confronti di Maninchedda, posso capire… sono sardista, ma in generale, quando tuona contro i “partiti italiani”.
    Per essere un partito che si propone come alternativo, avanzato, moderno, direi che ci troviamo di fronte ad un dejavu, con l’aggravante di una presunzione che rasenta la Scientologya o per chi lo preferisce la profonda convinzione dei Testimoni di Geova di avere l’unica grande verità in tasca e chi non ci crede perirà in eterno.
    Splendidi ragazzi di ProgReS hanno frequentato il Lab. ai suoi esordi, ma ora si tengono alla larga. Che abbiano timore di una scomunica? Grazie per l’attenzione.

  8. anonimo says:

    Bene, qualche scissione, divisione, moltiplicazione delle divisioni, teorie simili ma non abbastanza, avversità, odi, contemplazioni dei propri ombelichi, slogan generici, strade fantastiche, frantumazioni sino alle particelle elementari? E’ così da secoli e così continua. Impossibile essere diversi da così.

  9. fabio curreli says:

    Deo bos dia cussizare una cosa: dimannate a sos capos de IRS,PDS,RossoMori chi come sedene in cussizzu regionale de si dimittere derettos.Appustisi de eleggere rappresentates novos de custos mantessi partitos,zente nova e zovana possibilmente.Solu goi potene torrare a essere credibiles e una coalizione chi ProGReS diat poter esser possibile.

  10. Secondo me ha ragione…fiducia, impegno quotidiano, zero compromessi con gli italioti (vedasi la fine di Sale e IRS) e lotta continua…
    Fa troppo anni ’70?
    O fa troppo da sfigati illusi e astrusi dalla realta’?
    In effetti la politica contemporanea prevederebbe ben altro, avete ragione…
    Ma perche’ allora vi definireste alternativi, con un nuovo partitino?
    A cosa, a chi?

  11. L’obiettivo, di liberare la Sardegna dall’oberante fardello italiano, è quello giusto. Quello che abbiamo tutti, da noi sardisti-indipendentisti-sovranisti fino ai pentastellati e i sostenitori del Canton Marittimo. Per dar corpo a questo sogno bisogna però unirsi, non creare solchi dicendo questo si e questo no perchè hanno o hanno avuto connivenze con lo stato italiano.
    Semmai chi ha avuto o ha un onesto passato politico come Maninchedda-Sedda, Gavino Sale, Claudia Zuncheddu, Michela Murgia ed altri, possono mettere a servizio la loro esperienza e la loro forza propositiva nel nuovo partito, affinche il nuovo consiglio regionale diventi nazionale, si stacchi dall’Italia e garantisca la democrazia. Partiamo dal fatto che al tavolo si debbano sedere tutti i partiti e le persone che hanno quell’obiettivo primario. Di liberare la Sardegna dall’Italia. E che siano pronte a far confluire le loro idee e il loro nome verso un partito comune, senza gli egoismi e le invidie che ci hanno castrato per tremila anni. Che poi lo si chiami Partito dei Sardi o Partito Sardo d’Azione o Sardigna Nazione o Progres o con un altro nuovo nome poco importa. L’importante, come la maggioranza delle persone che amano la Sardegna crede, è che si uniscano tutte quelle forze spaiate, che vogliono fortemente una Sardegna libera e nazione a sè stante e autogestita. Mai come ora si può raggiungere una maggioranza assoluta rispetto ai tradizionali partiti italiani. Non è un traguardo impossibile, sembra di poterlo toccare con mano. Poneisì de accordu !

    • su scomunigau says:

      alloddu un arrejonamentu ki cuncorda totu

    • Si potrebbe accettarlo per la Zunchedddu o Sale (che con tutti i loro errori mantengono una certa coerenza di fondo) ma sentirsi dire parole come onesto passato politico con nomi come Manichedda o Sedda e’ un ossimoro.
      Pensate che il futuro possa arrivare da gente che ha fatto solo i propri interessi?Questi cavalcano partiti diversi come certe signorine di buona famiglia che nel secolo scorso si fingevano ancora vergini al ballo delle debuttanti per accalappiarne altri..!

      Se qualcuno parla cosi’ e’ solo perche’ non ha memoria o vive fuori dalla Sardegna, dalla realta’ o dal tempo. E certamente per questi motivi non comprende molto di quanto accaduto o accade in Sardegna.

      • quando dici “gente che ha fatto solo i propri interessi” dovresti prima di tutto documentare con dati di fatto, altrimenti la tua affermazione ha lo stesso valore di quella di un ubriaco che vomita coglionate al bancone del bar.
        sono pesante, vero? se ti senti offeso pensa a quello che tu hai detto in modo offensivo di sedda e maninchedda.
        tu avresti la memoria, la realtà e il tempo di quel che accade in sardegna?
        tu hai solo il livore di chi sta dietro il muretto a secco, la pigrizia di chi cerca il giornale al bar solo per leggere i titoli o guardare le figure.
        siamo tutti capaci a spiattellare frasi fatte…

    • Proprio così Pietro!

  12. su scomunigau says:

    un ateru ki apitzu de is dogmas cosa sua si da sonara e si da cantat issu ‘e totu…

  13. Un amico says:

    Così al massimo si resta dalle parti di Oristano … forse.

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