Cagliari / Politica

Da oggi Buoncammino è una scatola vuota. Come la politica cittadina (di destra e di sinistra)

buoncammino

Se passi in macchina in viale San Vincenzo, il carcere di Buoncammino lo vedi così (foto Olliera)

Buoncammino chiude: come se niente fosse. Da oggi, probabilmente per la prima volta nella sua millenaria storia, Cagliari non ha più un carcere. I detenuti sono stati trasferiti nella nuova struttura di Uta, costruita in mezzo al nulla, secondo la logica che tutto ciò che ci turba deve stare lontano dal centro abitato. La città è per i ricchi e i vincenti: gli altri, che si accontentino di vivere ai margini.

Contemporaneamente Cagliari perde funzioni di straordinaria importanza. Enormi volumi vengono lasciati vuoti e la città non riesce a immaginarsi diversa da quella che è stata negli ultimi decenni.

Eppure da quanti anni si sapeva che il carcere sarebbe stato chiuso? Almeno da quando sono iniziati i lavori per la nuova struttura di Uta, cioè nel dicembre 2005: nove anni fa.

Negli ultimi nove anni chi ha governato la città non ha saputo immaginare una destinazione diversa per questo grande spazio urbano. Di Buoncammino non si fa cenno nel Piano Strategico varato dal centrodestra (me lo sono letto e riletto, non ho trovato nulla), un documento approvato nel 2009 (ma redatto nei due anni precedenti) e che a leggerlo oggi lascia sconcertati per la sua fragilità.

Di Buoncammino non si parla neanche nelle dichiarazioni programmatiche del sindaco Zedda, presentate tre anni fa in consiglio comunale, un altro documento che merita di essere riletto per capire la radice dei limiti sempre più evidenti di questa giunta di centrosinistra e della maggioranza che la sostiene.

In nove anni neanche uno straccio di progetto (ovvero di un’idea sensata e partecipata e di un relativo iter amministrativo in grado di realizzarla) ma solo parole in libertà (le più abusate: cultura e turismo, of course). E per fortuna che qualche consigliere comunale si è accorto in extremis che il ministero voleva riprendersi Buoncammino e ha presentato una interrogazione per bloccare il tentativo di trasferire nel vecchio carcere i ragazzi ora rinchiusi a Quartucciu. Per il resto, le solite banalità bipartisan.

Buoncammino si svuota e con esso la città. Da anni enormi caserme sono abbandonate al loro destino senza che ci sia un progetto per il loro riutilizzo. L’ex carcere chiude e non si sa che cosa diventerà. Per uscire dall’imbarazzo si ipotizzano fantasiose destinazioni culturali; il che è paradossale, visto che la politica (ovvero Comune e Regione) non sa neanche come far funzionare l’Ex Manifattura Tabacchi, e che la gestione degli spazi culturali cittadini rappresenta al momento una delle peggiori sconfitte di questa amministrazione.

Ma è tutta quella zona di Cagliari che nei prossimi anni rischia la desertificazione. Lasciandoci Buoncammino alle spalle e scendendo verso Stampace, troviamo i due enormi Palazzi delle Scienze: quando i dipartimenti che ora li ospitano verranno trasferiti alla Cittadella universitaria di Monserrato, che ne sarà di loro? Poco più un basso, la Clinica Macciotta è già un immenso volume mezzo vuoto. E che dire del gigantesco Ospedale Civile? Anch’esso prima o poi chiuderà: e che ce ne faremo?

Cagliari perde funzioni e perde abitanti ma acquista una quantità spropositata di cubature di cui nessuno ora ha neanche uno straccio di idea su come utilizzarle. Perché siamo passati dalla politica dei giardinetti a quella dei marciapiedi. Ovvero la miopia al potere. Cagliari ha bisogno di essere continuamente immaginata, sognata, progettata. Di chi è questo compito immane? Chi ha il dovere di stimolare il dibattito, raccogliere idee, attivare percorsi amministrativi? Chi? Il consiglio comunale? I partiti? I privati? Il sindaco? Il rettore? Tutti e due assieme? Mistero.

Buoncammino chiude e chissà per quanto tempo resterà una scatola vuota. Oggi è il simbolo di una politica cittadina (di destra e di sinistra) che continua a perdere la sfida della progettualità.

“Dobbiamo immaginarci come se fossimo il passato del futuro. Altrimenti il futuro ci sfugge” ha detto la cagliaritana Cristiana Collu nell’intervista in cui ha spiegato perché non aveva più interesse a guidare il museo Mart di Rovereto. Ecco, nella nostra città il futuro ci sta sfuggendo. Da tempo. E sempre di più.

 

31 Commenti

  1. ll declassamento di Cagliari è dovuto alle false e illusorie prospettive di crescita della città, al falso coinvolgimento di coloro che avrebbero dovuto partecipare allo sviluppo culturale, alle bugie raccontate per ottenere voti e votini, al degrado dei quartieri poveri dove costruire un bel parco finalizzato al falso impegno civile e dove svuotare un carcere e fare piazza pulita è un’espressione della stessa identica filosofia! Non a caso Matera, piccola città ha vinto e costituisce un grande esempio di come si dovrebbe amministrare una città partendo dalle sue mura e non progettando ipotetici parcheggi al posto di…. A Matera veramente sta emergendo un movimento che ha sistematicamente strappato via le barriere alla cultura adottando strategie di licenza aperta a forgiare un modello in cui la produzione culturale è partecipativo, orizzontale, democratizzato e soprattutto sostenuto econimicamente. Da qui si intuisce che mentre a Cagliari anche la spiaggia diventa polvere e il mare piu pulito d’Europa diventa grigio, a Matera il grande patrimonio architettonico e culturale è da sempre realmente tutelato e non in balia dei chiari di luna dell’amministrazione di turno. Ahimè che orrore!

  2. Nel secolo appena ( si fa per dire) trascorso, Casteddu fu preda ambita da immobiliaristi e imprenditori edili, il quartiere di S.Elia fu il primo caso di difesa popolare ed intelletuale in cui poche persone iniziarono a vedersi unite insieme da una idea di comunità di Sa Prazza di agorà in cui idee diverse si confrontavano e si scontravano talvolta, poi ci fu la difesa di Stampace alta e di Castello, certo faccio anche i nomi che erano i Romagnino, i Badas, Oliverio, e Girau e Meloni, provenienze e storie diverse ripeto, ma fu una lotta dura, continua, logorante per tanti ma non per tutti, alcuni non ci sono più, per ragioni anagrafiche, ma hanno fatto la storia di Cagliari, chi scrive lo ricordo a me stesso, avevo solo 17 anni, avevo interrotto gli studi scolastici, o meglio totalmente abbandonati non credendo allora nella istituzione scolastica, ero senza lavoro. Oggi dove sono i 30-40 enni è possibile che siano tutti presi dai grilli parlanti su fb e social nw ? Basterebbe un piccolo sollevare la schiena e mettersi in piedi, guardare non la punta delle scarpe, ma camminare con uno sguardo teso all’orizzonte, forse il sole non tarderà a sorgere nuovamente, per illuminare una comunità, attualmente confusa, spaventata da guerre, conflitti sociali vicini o lontani, Aiò est’hora de bentulare ideas ed atzionas novas.

  3. biagio says:

    La sinistra detiene: governo della citta’, della sempre più viva provincia, regione, governo nazionale, le più alte cariche parlamentari, della magistratura e last but not least presidenza della Repubblica.
    Chi sono i nemici che impediscono di governare ? se non la loro incapacità nella migliore delle ipotesi o peggio la malafede.

  4. marlon brundu says:

    O Vitooo lagheee la casanza non è del comuno ma de sa regioi. Secondo l’articolo 14 dello statuto regionale (legge di rango costituzionale) tutti i beni appartenenti allo stato (in questo caso ministero di grazia e giustizia) nel momento in cui non sono più strumentali ai compiti e funzioni dello stato passa o di diritto alla regione. Questo è successo con la manifattura tabacchi, con le saline, con il deposito carburanti di monte urpinu ecc ecc ecc. Sa gurpa e ssolu de sa regioni se per tempo non si sono stabiliti riusi dell’immenso patrimonio immobiliare dismesso cittadino. Vogliamo parlare delle caserme in viale poetto, di marina piccola, di calamosca, di viale colombo a sx andando, dei depositi di via is mirrionis? ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc eccecc ecc ecc ecc ecc ……… mi soi arrosciu

    • Lo sooo! Ma se il comune da dieci anni rivendica la gestione del bene, si sara- fatto un-idea piu precisa o sono solo parole al vento?

      • vedrai che diventera’ un’altro carcere sorcesco con questa giunta comunale e regionale non c’è speranza

    • putroppo l'ho votato says:

      concordo sulla proprietà della Regione, ma ,la pianificazione del proprio territorio spetta sicuramente a Comune di Cagliari dove ricade il bene sarebbe utile la democrazia partecipata e non solo in campagna elettorale….

  5. Francesco Sechi says:

    La Pianificazione non esiste per Buoncammino e per null’altro. Non esiste perché i tempi della pianificazione non sono compatibili con quelli politici e per ignoranza. A proposito ti sei dimenticato lo “scatolone” vuoto dell’ex-Cariplo, è privato ma il fatto che sia vuoto è segno che nessuno lo trova attraente per insediare la propria attività. Il risultato della mancata pianificazione è che l’area vasta si sviluppa ‘casualmente’ e, in uno scenario di puro ‘cannibalismo’ alcuni territori si arricchiscono altri si impoveriscono ma complessivamente il territorio si impoverisce. E il risultato dei vuoti urbani a Cagliari e della diminuzione del potere attrattivo del capoluogo lo si vede dai flussi veicolari in ingresso che stanno diminuendo, 20.000 in meno al giorno, dicono le statistiche. Ma piuttosto che sollevare il problema sulla diminuzione dell’attrattività di Cagliari si preferisce attribuire questa diminuzione alla crisi economica a ai miglioramenti dei servizi del CTM, peccato che i conti non tornino come numeri e che nell’asse commerciale della ex 131 verso Sestu il traffico sia cresciuto del 130%.

  6. Takeshi says:

    Non si tratta di ricchi o poveri, si tratta di gente che ha commesso reati e che giustamente dovrà stare in carcere, Uta, dove è stato deciso di costruire una struttura carceraria, punto.

  7. Daniele says:

    “Buoncammino chiude: come se niente fosse. Da oggi, probabilmente per la prima volta nella sua millenaria storia, Cagliari non ha più un carcere. I detenuti sono stati trasferiti nella nuova struttura di Uta, costruita in mezzo al nulla, secondo la logica che tutto ciò che ci turba deve stare lontano dal centro abitato.” -> Beh, se possibile è ovviamente positivo 🙂 Altrimenti facciamo pure una discarica in pieno centro? 😀

    “La città è per i ricchi e i vincenti: gli altri, che si accontentino di vivere ai margini.” -> O sei un carcerato o sei un ricco/vincente? Mah… Oppure intendiamo che poter levare dalle palle il degrado del carcere in pieno centro è una vittoria per tutta la città? 😉 Ma poi, immagino ci siano già degli orari per ricevere visite… si organizzano delle navette apposta e si decongestiona ulteriormente una zona centrale dal traffico, senza melodrammi…

    “Contemporaneamente Cagliari perde funzioni di straordinaria importanza. Enormi volumi vengono lasciati vuoti e la città non riesce a immaginarsi diversa da quella che è stata negli ultimi decenni.” -> Ma in quale film? Nel bene o nel male proprio negli ultimi anni ci son stati notevoli interventi che stanno cambiando profondamente il modo di vivere certi spazi… e ben venga lo svuotamento di volumi che non serve che siano in centro e che una volta liberati possono lasciar respirare maggiormente quei quartieri… Poi che si potesse trovare per tempo una destinazione d’uso, sapendo che ci sarebbe stato il trasferimento, è condivisibile, ma non mi pare un gran problema ed è meglio se si ragiona con calma sulle possibilità che quell’area finalmente liberata può offrire… Era francamente imbarazzante che in mezzo alle facoltà universitarie ci fosse un carcere, la prima cosa da fare era toglierlo.

    • Sì, con calma. Dieci anni effettivamente sono pochi per farsi un’idea.

    • muttly says:

      Imbarazzante e’ che le universita’ si preoccupino di avere volumi e cubature per altre aule che rimangono vuote (ingegneria) senza preoccuparsi della scarsa qualita’ dell’ insegnamento (cercate i video dell’ acqua che passava dal tetto alle scale al dipartimento di ingegneria, se questo e’ quello che insegnano…)

  8. A proposito di stabili vuoti ed abbandonati c’è anche l’edificio di via Eleonora D’arborea che i volontari di alfabeto del mondo hanno trasformato in centro culturale ristrutturandolo a loro spese. Il comune per “ringraziarli” li ha sfrattati. Il risultato? Un migliaio di persone che usufruivano dei servizi che erogava l’associazione sono rimasti senza assistenza. Circa 6.000 libri giacciono dentro le scatole e sono destinati alla raccolta differenziata o al rogo. L’edificio andrà verso un progressivo degrado in quanto non ci saranno più i volontari a curarne la manutenzione. Tutto questo sembra assurdo ed inverosimile ma sta succedendo davvero nella città candidata a capitale della cultura.

    • Lantanio says:

      Quell’edificio totalmente trascurato, già a pezzi al civico 10 di via Eleonora D’Arborea , cadrà sulla testa di qualcuno . Ha il balcone marcio….i cornicioni pure ….. Finirà sulla zucca di qualcuno, mai dura come quella della amministrazione (minuscolo). MILLE METRI QUADRI IN PUTREFAZIONE. Zedda sta lasciando morire una città. Prima c’era anche , al suo interno, lo sportello assistenti familiari e uffici per i sussidi ai sofferenti mentali.(L.R. 20/97) Una buona scelta per un pubblico particolare e cosa fanno questi incapaci ? Lo rimandano in P.ZZA DE GASPERI a congesstionare l’assessorato…. Chi ha votato il zedda queste cose non le sa….

    • Lantanio says:

      Dispiace tanto che l’edificio di via Eleonora D’Arborea 10 sia mandato a ramengo da un’amministrazione inetta.
      Sanno solo chiudere e vietare , salvo poi, privilegiare chi vogliono loro…
      E’ stata una scelta totalmente miope.
      Ricordo ci andava tantissima gente , anche ragazzi, immigrati.
      Ora il vuoto pneumatico ma loro pensano alle colonnine per le auto elettriche !!!
      C’e’ sempre quelal specie di telo nero tipo aliga attorno al balcone , utilissimo nel caso di distacco e successiva precipitazione sulla via ?

    • Walter Raleigh says:

      Oggi Zedda viene rinviato a giudizio….Anni fa i servizi comunali che lavoravano in via Eleonora D’Arborea 10 vennero buttati fuori a pedate nel sedere.
      Francamente non ho capito perchè …. Misteri Comunali in quanto quando i servizi funzionano vanno trasferiti in maniera scriteriata , si poteva convivere con i privati…Puntere a tutti..
      Questa è la logica dei politici……
      Io direi fate amministrare i Comuni alle società di servizi …..
      Nessuna società avrebbe investito sulle inani ciclabili antiestetiche e perigliose….
      Eppure siam qua a parlare del nulla e di un processo con rinvio a giudizio che vede come indagato il primo cittadino

  9. Antonello Gregorini says:

    Concordo su alcune cose meno su altre “oliera” (boh! perché gli dai confidenza a quello che ti chiama così?)
    Il piano strategico non è debole. E’ un piano e come qualsiasi piano ha bisogno del management che lo attui: qualunque idea senza manico resta idea, appunto.
    L’idea di città impresa era proprio questo: la capacità di proporsi, reinventarsi e competere. Non è idea liberista capitalista e muscolare ma di mera sopravvivenza.
    Ho partecipate alle ultime due campagne elettorali scrivendo anche qualche pezzo di programma e ragionando spesso sulle problematiche urbanistiche.
    Del carcere di Buoncammino si era parlato eccome. Ricordo perfettamente l’analisi sviluppata dal primo Urban Center che inquadrava il problema all’interno di quello più ampio del centro storico. Buoncammino e castello sono complementari, semplice.
    Cosa ne è dei grandi piani per Castedduesusu quartiere dei giovani e degli studenti?
    Il dibattito degli scorsi anni è venuto meno, sopito in parte dal fatto che i pensatori sono al potere o comunque sono collaterali e non possono criticare più di tanto.
    Gli urbanisti sono praticamente tutti gente di sinistra, vengono coinvolti, ma poi …

    RIcordatevi che anche per Sant’Elia e il resto della città è così.
    Facciò una domanda sola. Si può pensare di rigenerare una città senza coinvolgere e far comprendere un grande progetto sulla città medesima.
    Per quanto possa averlo criticato in passato, per lo meno Emilio Floris diceva “Cagliari Capitale di … qualcosa”. Adesso qual’è il progetto? Cagliari cosa? e di che cosa?

  10. putroppo l'ho votato says:

    Concordo su tutto, le ex servitù militari sono già transitate alla regione dal 2007 il comune di Cagliari non le vuole forse non sa come utilizzarle……peccato solo spot …avanti un altro

  11. Il palazzo del carcere di Buoncammino appartiene al demanio dal momento della sua costruzione . Il terreno sul quale è stato edificato è demaniale ; non è mai appartenuto alla città che , quindi , non potrà riprenderlo ma , semmai , richiederlo , con progetto e finanziamenti precisi . Nel frattempo , trasferirvi uffici giudiziari o , comunque , pubblici , fa risparmiare soldi alla comunità , posto che quegli stessi uffici , oggi , occupano locali in affitto . Il palazzo delle scienze è solo uno , quella alla fine di via anfiteatro . Per l’altro , immagino ci si riferisca al palazzo degli istituti biologici . Clinica pediatrica , clinica medica e ospedale civile Cima sono ancora occupati , anche se non c’è più il sovraffollamento al quale eravamo abituati. Certo sono stabili che stanno per cambiare destinazione rispetto a quella per la quale furono costruiti . Allora bisogna capire cosa fare . In Francia e negli USA , in genere , in questi casi si redige un progetto d’assieme , si demolisce tutto e si rifà il nuovo : Noi siamo più conservatori e ristrutturiamo più che demolire . Ci vogliono idee e concorso di volontà . Non so a quanto servano gli strilli di questi giorni e cosa significhi che il comune deve contestare lo stato . Ma il comune non è anch’esso una costola dello stato ? Quando poi questa confusione porta la firma di rappresentanti popolari nelle diverse assemblee , francamente l’ignoranza e la petulanza mi sconcertano . E mi spiego la mancanza di idee .

    • Nessuno chiede di contestare lo Stato ma semplicemente di non perdere tempo. E invece sono passati dieci anni nei quali il comune a parole ha rivendicato il bene e poi nei fatti non ha fatto nulla. Detto questo, se poi l’idea dellol stato è quello di trasferire a Buoncammino il carcere minorile, allora stiamo freschi!

      • Il Comune non ha titolo giuridico per rivendicare alcunché , perché tutto – carcere,ospedale,pediatria,istituti biologici e palazzo delle scienze, sono stati costruiti prima del 1948 , Quanto specificatamente al palazzo degli istituti biologici , a quello delle scienze,a pediatria e clinica medica sono di proprietà dell’università e non possono essere espropriati . Su tutto , naturalmente , si può discutere ad un tavolo nel quale . è ovvio , il Comune ha un posto di diritto come titolare di una parte della pianificazione . Quanto alle intenzioni del ministero di giustizia , si discute . Non si lanciano anatemi . Non capisco le contrapposizioni inutili . Capisco le discussioni serrate , le proposte chiare , i progetti , le fonti di finanziamento . Ho l’impressione che si parli solo di diritti – spesso campati in aria – e mai di doveri . Forse , proprio il fatto che nessuna di queste costruzioni rientri fra quelle che possono essere rivendicate – per legge – dalla Regione che , poi , le può trasferire al Comune , abbia scoraggiato idee e iniziative da parte di tutti .
        E con gli strilli non si risolve . Si provocano equivoci e confusione .

  12. Ciao Oliera, mi hai tolto la penna di mano. Manca solo un analisi del resto, dei vuoti che si svuotano sempre di piu’. Ciò succede quando si ha solo età e supponenza si arriva dove descrivi fra vuoti urbani e mentali. Tanto per i piani, come il P.P.C.S. (Piano particolareggiato del centro storico) ci sarà tempo nella prossima legislatura mentre tutto si di abitanti, residenti e etc. etc. copio e condivido.

  13. A chi appartiene l’immobile dell’ormai ex Carcere di Buoncammino? Al Ministero di Giustizia o al Comune di Cagliari?

  14. hai proprio ragione ” La città è per i ricchi e i vincenti: gli altri, che si accontentino di vivere ai margini”

  15. Ma non dobbiamo per forza riempirle queste cubature. Fosse per me, lasciando esclusivamente gli edifici vincolati o di qualche pregio, butterei giù tutto. Pensiamo a grandi spazi verdi e per lo sport a sevizio del centro storico.

  16. Non è vero che non si sappia cosa farsene di alcune cubature, e non è nemmeno vero che siano “libere” in un certo senso. La clinica Maciotta, così come l’ospedale Civile, sono/andranno all’Università. Per la clinica Maciotta, se non ricordo male si sa già cosa farne, casomai è da vedere quando verrà fatto o se si è d’accordo o meno su cosa ne verrà fatto.

    Ed è anche vero che alcune ipotesi sull’utilizzo di Buoncammino come residenza studentesca sono state avanzate. Non sarebbe un’ipotesi malvagia, farebbe da punto di raccordo tra diverse Facoltà.

    Per il resto è assolutamente chiaro che come al solito manca qualsiasi visione d’insieme o una progettazione seria. Non è possibile che da domani, trasferiti tutti i detenuti, la struttura rimanga abbandonata a sé stessa. Questo è molto grave e l’attuale amministrazione avrebbe dovuto muoversi per tempo, non ci sono alibi, il tempo c’era tutto.

    • Ma infatti l’università è miope quanto il comune. A cui però spetta un ruolo di coordinamento. Insomma, non si salva nessuno.

      • Ghostwriter says:

        Aggiungerei che Università e Amministrazione Regionale sono ultimamente difficilmente distinguibili.

      • Per quanto riguarda l’Università, in particolare quella di Cagliari, faccio alcune sintetiche considerazioni: 1) si riscontra un calo delle immatricolazioni e quindi delle relative entrate per tasse studentesche; 2) i trasferimenti statali sono in costante diminuzione; 3) i fondi europei non possono essere impiegati, se non in modesta misura, per compensare le défaillance dello Stato; 4) le spese per ristrutturare, risanare o “mettere a norma” secondo standard di sicurezza il patrimonio storico o anche quello più recente (Monserrato) sono davvero ingenti e difficilmente sostenibili dalle sole casse dell’Ateneo… A fronte di questa situazione l’Ateneo ha deciso (ma non è cosa recente) di utilizzare i fondi Fas quasi per la totalità delle disponibilità su nuove costruzioni. E dunque trovandosi in difficoltà per sopperire a queste esigenze (nuovo, per il quale i finanziamenti sono comunque insufficienti, e vecchio da risanare e manutenere) non potrà affrontare ulteriori costosi interventi. Sul fronte delle spese il quadro è davvero pesante. Si può scegliere la strada di far fronte alle spese con la vendita (e/o l’affitto) di stabili fino a disfarsi di alcuni “gioielli di famiglia”. Oppure si possono percorrere inedite strade per aumentare le entrate. Guardando oltre il nostro naso qualche buona pratica si potrebbe trovare e replicare intelligentemente, Tanto per fare un esempio, ricordo che le Università americane che avevano investito in misura considerevole in spese edilizie negli anni 80, quelli del “baby boom” affrontarono il problema della contrazione demografica non con il taglio dei costi ma adottando misure di grande espansione, differenziando la loro offerta formativa per rispondere alle esigenze di formazione continua (o ricorrente) di una crescente popolazione adulta e investendo molto nei corsi telematici. L’altro fondamentale campo su cui investire è quello dell’innovazione, della creazione di nuova impresa innovativa, etc. . Di queste politiche non mi sembra si riscontri sufficiente presenza nel nostro Ateneo, se non per importanti ma piccole sperimentazioni, tenendo conto che non ci si può accontentare di interventi di piccolo cabotaggio ma che, al contrario, si tratta di impostare e realizzare progetti di grande respiro e dimensioni, per i quali occorrono adeguate strumentazioni e capacità organizzative.Per queste finalità le risorse europee potrebbero essere impiegate, ma si dovrebbero ricercare anche nel mercato finanziario pubblico e privato.
        Ovviamente scrivo per quanto conosco, mi piacerebbe certo che il quadro consentisse meno pessimismo.
        Non c’è dubbio che il prossimo nuovo governo dell’Ateneo si troverà a dover fare scelte decisive che speriamo non siano di ripiego quanto invece di ricerca di possibili (e realistici) nuovi investimenti di cui la nostra società della conoscenza ha necessità quanto il pane.

  17. Lantanio says:

    ZEDDA è in fase meditativa , magari gli sfugge questo ed altro, incluso l’andamento di molte cose

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