Politica / Sardegna

La lezione scozzese? La sinistra italiana è molto più conservatrice della destra inglese (e in Sardegna non vuol fare lo Statuto, altro che indipendenza)

Referendum

Come ampiamente previsto anche dagli stessi sostenitori del sì, gli scozzesi hanno deciso di non staccarsi dal Regno Unito. Il referendum ha dato un risultato numericamente netto ma è interessante osservare le reazioni tutte provinciali di chi, in Italia e ancor più in Sardegna, ignora uno dei risultati politici più importanti scaturiti dalla consultazione: alla Scozia sarà data maggiore autonomia e lo stesso sarà fatto con l’Irlanda del Nord e il Galles. Il Regno Unito va dunque in direzione completamente opposta a quella intrapresa dall’Italia di Renzi: la Scozia non solo verrà punita per avere provato a rendersi indipendente ma anzi otterrà maggiore libertà di azione politica ed economica.

Da noi l’aria che tira è invece diversa. Fioccano gli improbabili parallelismi tra la Sardegna e la Scozia, tracciati soprattutto da chi, più che l’indipendentismo e il sovranismo sardo, teme la messa in discussione di un modello di uno stato (e di un potere) ormai obsoleto ma che garantisce posizioni di rendita a una classe politica e dirigente ormai decotta. Portatori di questa idea centralista sono soprattutto ex esponenti del partito comunista, a cui anche l’idea di un sano federalismo fa venire l’orticaria. Non a caso costoro parlano sempre di separatismo, ben sapendo che negli equilibri internazionali (gli unici che oggi contano) niente cambierebbe se l’Unione Europea e il sistema Nato si componessero due o tre stati in più, sorti peraltro da esperienze solidamente democratiche (altro che l’Ucraina).

Ma avvicinare la nostra isola alla Scozia e alla sua supposta sconfitta consente di spacciare un conservatorismo retrò per posizioni politiche avanzate. Pietro Ciarlo su Sardegna Soprattutto ammonisce i sardi: “Vedete cosa succede a voler essere indipendenti? E  il federalismo è la stessa cosa!”. La lezione di Edimburgo evidentemente non è stata capita fino in fondo.

Scozia indipendente o meno, chi si lancia in improbabili paragoni dovrebbe quantomeno avere il coraggio di affermare che il sistema istituzionale e politico italiano penalizza la Sardegna perché la mantiene in una posizione di costante sottomissione fatta di slealtà ripetute, di insufficiente rappresentanza nei centri decisionali che contano, di ostentata marginalizzazione della sua cultura e storia. Questo non è “risentimento”: questa è la realtà.

Se Ciarlo e soci (cioè quelli che come lui vogliono dare lezioni ai sardi) fossero dei sinceri sostenitori del no all’indipendenza della Scozia, dovrebbero oggi impegnarsi con la stessa foga per l’unica vera battaglia politica possibile: quella di un nuovo statuto speciale per la Sardegna. Dovrebbero loro per primi denunciare l’inadeguatezza del sistema istituzionale italiano e lavorare per una sua democratizzazione (non con la schifezza della riforma del Senato)  invece che spendersi per la sua conservazione. Perché se servono le riforme istituzionali all’Italia, ancor più occorrono alla Sardegna che deve difendersi dagli attacchi esterni delle multinazionali dell’energia e deve combattere con tutte le sue forze il fenomeno dello spopolamento, funzionale alla trasformazione della nostra isola in un paradiso per gli speculatori di tutti i generi.

Ma da noi il Pd e la parte più conservatrice di Sel hanno deciso che un nuovo statuto non serve, che basterà adeguarlo alle norme che scaturiranno dalla revisione costituzionale che si sta pensando a Roma, e che poi basterà rifare la statutaria per chiudere in fretta e furia il capitolo riforme.

L’indipendentismo scozzese ha perso ma ad uscire sconfitto dalle urne è stato soprattutto il centralismo inglese. La Sardegna per uscire dal suo sottosviluppo ha bisogno di poter esercitare più poteri, e questo secondo me senza dover aspettare di diventare indipendente. Chiedere una trasformazione dello stato italiano in senso federale è il minimo che si possa fare. Ma Renzi e il Pd a corto di idee pensano di salvarsi andando  in direzione opposta. E così analisi politiche corroborate dai fatti e da un consenso crescente vengono retrocesse a sfoghi d’umore.

Perché la sinistra italiana è molto più conservatrice della destra inglese: ecco qual è la lezione che ci arriva dalla Scozia.

 

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