Politica / Sardegna / Servitù militari

L’Italia bombarda la Sardegna. Ma per Pigliaru questo non è “inconcepibile”

Capo Frasca

 L’incendio provocato oggi nel poligono di Capo Frasca dalle esercitazioni militari, iniziate quattro giorni fa. La foto è di Gianluca Collu, che ringrazio per avermela inviata

“Inconcepibile” è una parola grossa: ma, come tutte le parole, va valutata nel contesto in cui viene utilizzata. Per il presidente Pigliaru, ad esempio, “è inconcepibile che la Regione scopra da fonti non ufficiali che un grave incidente è avvenuto oggi a capo Frasca nel corso di una esercitazione militare”. Per me invece è inconcepibile che il presidente Pigliaru non si indigni perché una parte dell’isola che i sardi gli hanno dato da governare, da quattro giorni viene bombardata nonostante il parere negativo del Comitato Misto Paritetico sulle servitù militari.

Per il presidente Pigliaru “è inconcepibile che la conferma reale delle dimensioni dell’incendio arrivi solo dopo l’intervento degli uomini del nostro Corpo forestale, e che il ministero della Difesa da noi interpellato attraverso canali informali,  parli di un piccolo incendio già domato quando invece l’elicottero del Corpo Forestale era ancora in azione alle 18.30, cinque ore dopo che il proiettile aveva innescato il fuoco”.
 Per me invece è inconcepibile che nel suo comunicato stampa il presidente Pigliaru non faccia minimamente cenno alla richiesta della sua giunta di pretendere dallo Stato italiano la chiusura dei poligoni sardi, così come stabilito dalle commissioni parlamentari di Camera e Senato.

Per il presidente Pigliaru è invece venuto il momento di istituire la figura degli “osservatori ambientali indipendenti”. Per fare che cosa non si capisce bene: per osservare se le esercitazioni a fuoco inquinano e devastano le coste sarde il tanto giusto, secondo quanto imposto dallo Stato italiano?

Per me poi è anche inconcepibile che il presidente Pigliaru affermi che “tra le richieste presentate al ministro della Difesa nella Conferenza nazionale sulle servitù, c’è quella di prolungare il blocco delle esercitazioni, anticipando l’inizio al primo giugno e posticipando la conclusione al 30 settembre”. La richiesta più corretta di un presidente della Regione sarebbe quella di chiedere il prolungamento del blocco delle esercitazioni dal primo ottobre al 30 settembre dell’anno successivo. E per sempre.

Pigliaru si vanta di non aver firmato il protocollo d’intesa con lo Stato sulle servitù militari, ma quale sia la sua posizione al tavolo del confronto con il governo Renzi nessuno lo sa. Sbandiera una trasparenza che al momento non esiste e ci sono forti dubbi che stia facendo il gioco dei militari (cioè che si prepari a chiedere esattamente ciò che i militari hanno da tempo deciso di concedere, come ho spiegato nel post “Basi e poligoni in Sardegna: ma il presidente Pigliaru fa il gioco dei militari?”).

Progres lo ha accusato di intavolare trattative segrete (e anch’io l’ho fatto in precedenza) e lui ha risposto senza rendersi conto di dare ragione agli indipendentisti nel momento in cui ha affermato

“La mia posizione è chiara e trasparente, è quella che ho presentato alla Conferenza Stato-Regioni e che fra l’altro è stata approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale. Gli incontri informali che si sono tenuti dopo quella Conferenza sono stati utilizzati per ribadire più volte e con la massima chiarezza la posizione espressa in quella occasione, sia nei termini generali che nei singoli punti lì elencati.

“Gli incontri informali”, appunto. Tra “informali” e “segreti” la differenza è pressoché irrilevante. A meno che il presidente non ci dica subito chi ha incontrato, dove e per quante volte. Altrimenti quegli incontro sono stati veramente segreti e tali devono restare.

Pigliaru non può pretendere di tenere l’opinione pubblica sarda all’oscuro della sua posizione sulle servitù militari e non può neanche ignorare il movimento popolare che in questi mesi sta montando contro i poligoni. I documenti del parlamento parlano chiaro: due poligoni su tre vanno chiusi e bonificati (Capo Frasca e Teulada) e un terzo (Salto di Quirra) fortemente ridotto e riqualificato.

Da parte della Regione  non può dunque partire nessuna trattativa seria con lo Stato che non abbia come base la richiesta della chiusura immediata del poligono di Capo Frasca, di tempi certi per la chiusura di quello di Teulada, e di risorse immediate per la riqualificazione di Perdasdefogu. Per non parlare poi delle bonifiche: se il governo Renzi non si rimangia il decreto che equipara i livelli di inquinamento tollerati nelle aree militari a quelli ammessi nelle aree industriali, Pigliaru non dovrebbe neanche sedersi al tavolo delle trattative.

La Sardegna non se ne fa niente di quattro spiagge sottratte ai bombardamenti, dei sotterranei di La Maddalena, del prolungamento di qualche settimana del blocco delle esercitazioni o dell’aumento dei miseri indennizzi oggi corrisposti alle comunità locali: non è di questo che si sta parlando, non è questa la posta in gioco. La posta in gioco è la chiusura in tempi certi dei poligoni, la cui esistenza e attività è ormai, questo sì, “inconcepibile”. Nella Sardegna che verrà non ci dovrà essere spazio per enormi porzioni di territorio sottratte allo sviluppo. Spieghi Pigliaru se nel suo modello di sviluppo è contemplata la presenza di aerei e navi che bombardano l’isola per dieci mesi all’anno.

Pigliaru si è assunto la responsabilità storica di dire no ai militari ed ora ha la responsabilità (ancor più storica) di non chiudere un accordo al ribasso che rischierebbe di cristallizzare la situazione delle servitù militari nell’isola per i prossimi decenni, ovviamente a scapito della Sardegna.

La manifestazione fissata per il 13 settembre davanti all’ingresso della base di Capo Frasca può rappresentare un punto di svolta. Certo, non mi aspetto (come ha auspicato Nicolò Migheli nel post “Il silenzio della Regione”) che quel giorno Pigliaru convochi lì la sua giunta; ma che almeno ascolti le richieste della società sarda e che inizi finalmente a giocare a carte scoperte, quello sì.

Così come i partiti sovranisti che sostengono Pigliaru (Irs, Partito dei Sardi e Rossomori) non possono continuare a tacere. La loro posizione a questo punto deve essere forte e chiara, e la loro capacità di condizionare l’operato del presidente reale.

Detto questo, Il 13 bisognerà essere veramente in tanti. Organizziamoci.

 

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