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Ma se la cultura in Sardegna e a Cagliari è governata dalla sinistra, perché rischia di chiudere il Centro di Documentazione e Studi delle Donne?

Sarebbe bello se, seguendo il precetto evangelico, valutassimo l’albero dal frutto. In politica lo si fa raramente, e infatti ci accontentiamo delle etichette, delle autodefinizioni. In questo modo, dimenticando il frutto, non si può che dar ragione a Ortega Y Gasset quando afferma che “essere di sinistra è, come essere di destra, uno degli infiniti modi che l’uomo può scegliere per essere un imbecille”.

Ora, in via Lanusei 15 a Cagliari è nata nel 1978 la Libreria delle Donne, poi diventata Centro di Documentazione e Studi delle Donne. Un luogo importante per la città, una vera e propria istituzione culturale che ha formato generazioni di giovani e che ha contribuito alla crescita culturale, sociale e politica delle cagliaritane e dei cagliaritani.

Il centro ora rischia di chiudere perché non ce la fa più ad autofinanziarsi. Il comune di Cagliari lo ha sostenuto lo scorso anno erogandogli la bellezza di 370 euro. Una miseria che per decenza le responsabili del centro hanno giustamente lasciato nelle casse di via Roma. Inoltre, pur rientrando nel circuito di biblioteche riconosciute dalla Regione, da due anni il centro non usufruisce di alcun sostegno in quanto le risorse per questo tipo di strutture non vengono più stanziate.

Se il comune di Cagliari assegnasse una sede stabile al centro (da sempre ospite di privati) il problema verrebbe risolto definitivamente. Ma il comune di Cagliari non ha mai voluto affrontare in maniera corretta la questione degli spazi culturali, non ha mai pensato di affidare alle associazioni le sedi delle ex circoscrizioni, le aule di tante scuole oramai disabitate o altri stabili di proprietà dell’amministrazione.

Il comune di Cagliari ha fatto invece dei bandi disastrosi per affidare in maniera rocambolesca la gestione dei centri comunali, bandi figli di un piano della cultura totalmente sballato (lo scrissi temporibus iillis, il 14 aprile del 2012 nei post E questo sarebbe “Il Piano per la Cultura a Cagliari?, e il 1° luglio dello stesso anno L’inutilità del nuovo Piano comunale della Cultura) e i cui frutti avvelenati si raccolgono adesso: copiosi.

Bisognava mappare la città, censire tutte le attività in corso, distinguerle con raziocinio, sensibilità e intelligenza, e dare ad ognuna la risposta adeguata: così non è stato.

Il centro di documentazione delle donne non può chiudere. Dalle decisioni che spettano al sindaco Massimo Zedda, all’assessore comunale Enrica Puggioni e all’assessore regionale Claudia Firino capiremo realmente se la cultura a Cagliari è in Sardegna è realmente governata da politici che si dichiarano di sinistra (perfino “ontologicamente”) oppure se in questo caso ha ragione Ortega Y Gasset. Aspettiamo fiduciosi.

 

21 Commenti

  1. Rita Podda says:

    Per Giorgio Pintus. Leggo i giornali e sono a conoscenza di quella vertenza anche se mi era sembrato di capire che fosse legata soprattutto ai problemi di chi lavora, attraverso una cooperativa, nelle biblioteche del Sistema che fa capo a Isili.
    Il mio ragionamento andava, però, in un’altra direzione. Ho occhi per vedere e orecchie per sentire e mi va di farlo; sto a Cagliari da oltre quarant’anni e ne ho visto le trasformazioni, ciò che stanno producendo licenziamenti, cassa integrazione, precarizzazione, disoccupazione si riversa nei suoi quartieri: nuove vite “precarie” (che si aggiungono alla storica realtà di sottoproletariato) vi si dispiegano e vi si ricompongono, e ci vuole veramente poco per passare dalla povertà alla “miseria”, anche culturale e morale. E ribadisco, Cagliari non ha “infrastrutture culturali territoriali”, luoghi pubblici di “servizio culturale e sociale”. E di fronte all’ignavia mi pare che il Sindacato Territoriale dovrebbe far “cambiare registro” alla politica, anche a quelle delle cosiddette “amministrazioni amiche”, entrare nel merito di programmi e bilanci, delle “priorità” di destinazione delle scarse risorse, anche delle politiche culturali istituzionali. No, non mi pare proprio un problema categoriale della Funzione Pubblica, e non mi pare che a livello camerale lo si stia affrontando e gestendo. E ciò mi addolora, non mi crea alcun compiacimento anche perché sono una vecchia iscritta e mi sono anche entusiasmata per gli orientamenti nuovi emersi nei documenti congressuali ultimi, che hanno disegnato nuove analisi e prassi per ruolo e azione sindacale CGIL nella Contrattazione Sociale Territoriale. Non mi pare di trovarne eco in quel che succede a Cagliari. Magari sarebbe il caso di analizzare pubblicamente l’impatto in termini di “lavoro” di questa politica culturale cagliaritana, ciò che sta producendo alle condizioni di chi lavora da “esternalizzzato/a” nei vari servizi culturali cittadini, la novità d’importazione milanese dei “bandi di lavoro volontario”, ecc.
    E’ possibile che tutto ciò che verrebbe giudicato “condizione inaccettabile di lavoro” nella realtà del lavoro culturale sia impunemente permesso?

    • valelai says:

      si potrebbe cominciare con qualche domanda che io vorrei porre alle persone che rappresentano la CGIL : quanti libri hai letto nel 2014 ? quante volte sei entrato in libreria ? quante in una biblioteca ?
      mi basterebbero queste risposte

  2. Rita Podda says:

    Come volevasi dimostrare! Graduatoria provvisoria attività letterarie e attività culturali diverse disposta dall’Ass.to alla Cultura (e Istruzione!) del Comune di Cagliari, determinazione n.7224 del 17/7/14: La Tarantola-Centro di Documentazione e Studi delle Donne NON IDONEO (ma è in buona compagnia). Il criterio che fa guadagnare maggior punteggio pare sia il “Grado di originalità, innovazione e creatività della proposta presentata”, della serie “occorre sbizzarrirsi a farlo strano”; poco importa quindi riscontrata serietà e utilità sociale della proposta, la possibilità di verificarne le ricadute in termini di crescita culturale duratura per tutti/e. A meno che qualcuno/a voglia porre in discussione che quelle caratteristiche siano compatibili con il problema della “dichiarata parzialità” del punto di vista da cui non può che partire una proposta che viene da un “luogo di donne”, mai comparabile col pensare e l’agire di una sedicente “universalistica cultura” che si vorrebbe accreditare come neutra ma che è (consapevolmente o inconsapevolmente) solo e profondamente maschile.

    • paulsc says:

      Sono andato a leggere le graduatorie provvisorie di tutte le categorie, e mi chiedo: se l’avessi stilata io, chi avrei escluso? Non so dare una risposta perché quelli finanziati mi sembrano tutti progetti meritevoli. Sostanzialmente, il problema è avere un budget tale da assicurare l’attività a tutti i progetti presentati. Ma come si fa e quanto dovrebbe essere?

  3. Carlo Murtas says:

    Niente di nuovo sotto il sole, l’amministrazione Zedda naviga in perfetta sintonia con la visione pseudo-aziendalistica e pseudo-efficientistica in materia di politiche culturali inaugurata dalla Sinistra in Regione dall’asse Soru/Mongiu.
    Non è ineluttabile, come mi sembra una volta abbia ipotizzato Biolchini, che la Sinistra odierna una volta al potere si debba comportare sempre in questo modo; per es. in tempi recenti la Provincia di Milia mi sembra non abbia condiviso questa impostazione.
    Rimane sempre in ogni caso da svelare il mistero di personaggi anche di notevole spessore intellettuale che quando accedono alla stanza dei bottoni si convertono a questa visione aziendalistica della cultura, tagliando e lesinando le già scarse risorse alle realtà esistenti che lavorano per la comunità ed indirizzando il proprio immaginario politico verso l’evocazione di eventi epocali/spettacolari a beneficio di fruitori massificati .

  4. Rita Podda says:

    Questa tipologia di “bandi” è figlia di una politica pilatesca che non vuole confrontarsi e operare con “realtà locali vive ed originali”, che preferisce giocare coi “modellini standard d’importazione”, forse pensati per e funzionali a situazioni “altre” , cui attribuisce arbitrariamente il titolo di “formule d’eccellenza” ancorchè privi di possibile “efficacia” per innescare le necessarie e durevoli trasformazioni nella realtà di impoverimento materiale, culturale, relazionale cagliaritana. Ha ragione Aldo Borghesi sul fatto che questa situazione ha come precedenti la politica della sinistra nostrana nel corso di questi ultimi anni, ha “padri” e “madri”. La concezione fattiva di “politica culturale eventistica” e di “cultura spettacolo” promossa in anni recenti avrebbe dovuto, soprattutto dopo la sconfitta elettorale regionale del 2009, essere indagata attentamente e laicamente (bisogna dare atto a Vito e a questo blog d’aver cercato di farlo a più riprese, senza, però, interlocuzione da parte della sinistra che aveva governato e che governa ora); non averlo fatto ha favorito il riverbero dei suoi effetti nel modo in cui l’amministrazione comunale (giunta e anche consiglieri/e) fa politica culturale istituzionale, una politica che alla penuria di risorse pubbliche risponde con meri “pacchetti di consumo culturale”. Vero è che poco ci si attiva per recuperare fondi in ambito comunitario e quando lo si fa si privilegiano le iniziative “eventistiche”, scarsa considerazione si ha per quei programmi comunitari che implicano la creazione e il rafforzamento di infrastrutture culturali territoriali, ad es. per l’Educazione Permanente, progetti istituzionali a lungo-medio termine su cui sarebbe possibile convogliare anche la ricchezza di cui diverse tipologie di agenzie culturali private (ma che operano per il “bene comune”) si sono dimostrate portatrici. Il Cdsdonne è una di queste, forse l’istituzione che più di tutte ha saputo dimostrare nel tempo che “altre strade” sono da percorrere se si vuole dare un reale ruolo al libro, alla lettura critica, riflessiva, formativa, al confronto che fa intrecciare sempre idee ed esperienze plurali, soggettività, fuori dai rischi di ideologismi e omologazioni. La “biblioteca” del Cdsdonne non è solo un insieme di libri e documenti raccolti e catalogati (che magari qualche istituzione sarebbe molto disponibile a “acquisire”), è realtà viva, fatta di persone, donne reali (le socie della cooperativa e le tante amiche collaboratrici e fruitrici, e io sono una di queste) che, seppure con tante difficoltà, hanno animato, animano e vorrebbero animare ancora un progetto che in questi 36 anni ha coinvolto donne di diverse generazioni e realtà e anche uomini, non tanti a dire il vero (e su ciò ci si potrebbe porre tanti interrogativi).
    Mi ritrovo molto nelle riflessioni di Luisa Sassu, ma a lei vorrei anche chiedere come sia possibile che la CGIL di Cagliari sia “silente” rispetto alle politiche culturali di questa Amministrazione, alle risposte che non dà rispetto all’impoverimento anche culturale di una realtà sociale terremotata come quella cagliaritana; a fronte di una “eccellenza” rappresentata dalla MEM, Cagliari non ha biblioteche di quartiere e le due sole esistenti, via Venezia e via Stoccolma, svolgono la funzione solo di prestito (un po’ poco per una biblioteca, mi pare) con un’apertura a malapena per un giorno e mezzo. I quartieri del Centro storico (dove c’è peraltro un’eterogeneità di presenze eccezionale che avrebbe bisogno di interlocuzione e di spazi di relazione e scambio), di Is Mirrionis, San Michele, Sant’Avendrace ne sono totalmente privi e non mi pare che possano essere gli annunciati Bibliobus a poterne svolgere la funzione. Anche da questo punto di vista è possibile che il servizio svolto dal Cdsdonne, con un esteso orario d’apertura al pubblico per consultazione, prestito e consulenza (martedì e giovedì 10-13 e 16-20, mercoledì e venerdì 10-13) possa essere considerato di tipo “privatistico” (ancorchè inserito formalmente nel Sistema Urbano di Lettura) e quindi non degno di sostegno reale da parte dell’Amministrazione Comunale e Regionale?

    • A proposito della domanda retorica della sig.ra rita Podda su “come sia possibile che la CGIL di Cagliari sia “silente” rispetto alle politiche culturali di questa Amministrazione, alle risposte che non dà rispetto all’impoverimento anche culturale di una realtà sociale terremotata come quella cagliaritana” desidero segnalare che la CGIL e la FP-CGIL sono da oltre un anno impegnate in una difficile vertenza, a Cagliari, nel territorio ed in Sardegna, sulla gestione delle biblioteche, di cui difendiamo il carattere di servizio pubblico e di bene comune a fronte di dinamiche amministrative e imprenditoriali che rischiano di comprometterne il ruolo e la qualità, deprimendo la tutela del lavoro delle loro addette.
      Una vertenza estremamente complicata e non riassumibile in un post, dalla quale è appena scaturita l’approvazione di una risoluzione di indirizzi da parte del Consiglio regionale, che speriamo contribuisca a valorizzare e tutelare il settore .
      Dopodichè, si può fare meglio e di più, ovviamente …
      Giorgio Pintus per la FP-CGIL di Cagliari

      Per informazioni: http://www.fpcgilcagliari.it.

  5. Pierangela Pisu says:

    Piena solidarietà al Centro di Documentazione e Studi delle Donne di Cagliari. Ci auguriamo che il Centro non sia costretto a chiudere a causa dell’indifferenza da parte delle Istituzioni pubbliche nei confronti di una realtà che ha contribuito ad alimentare da quasi 40 anni la consapevolezza politica, la cultura di genere e tante battaglie per i diritti civili a Cagliari.
    Il Centro non è solo uno spazio fisico o una Libreria, è un patrimonio politico, storico e culturale dell’intera collettività e in quanto tale deve essere sempre tutelato. Fa parte della nostra storia e non può non fare parte del nostro futuro creando opportunità di confronto e di riflessioni inerenti il linguaggio, la politica, la società e tante altre problematiche femminili e non solo
    Se le Istituzioni pubbliche vogliono restare indifferenti, spetterà a noi cittadine e cittadini a darci da fare per salvaguardare una nostra ricchezza. Noi siamo pronte a fare quanto necessario.
    Associazione SNOQ Cagliari

  6. Lantanio says:

    Io penso che queste scamorze abbiano già dato pessima prova di sé….Oggi la notizia , prevedibile, che il sindico ha conferito la delega ai servizi tecnologici alla Dott.ssa Loi, già assessore al personale, vicesindaco ecc.
    In due, tra Zedda e la Loi, unu sciaccumannu di assessorati e cariche…
    Un immenso baddironi antiestetico pronto da fare ingurgitare a noi Cagliaritani, anelanti di prendere la matita copiativa e di mandarvi via, quando sarà il momento.
    Questa è l’ultima delle meraviglie, oltre allo smantellamento di associazioni che esistono da 35 anni….
    Mi spiace molto, sapendo anche come sono stati distribuiti i finanziamenti tra le altre associazioni…Io ho molti dubbi e perplessità…
    Sta toccando a tutti , tranne che agli ” ora tocca a noi”….
    Ma verrà un giorno The Fra Cristophoro’s Day…tra un anno e mezzo

  7. Rubo all’umile tenutario uno po di spazio perché come cittadino-consumatore di Cultura ed avendola scelta come elemento discriminante per la vivibilità del tempo che resta, ogni qualvolta viene violentata sento una frustata che offende la mia intelligenza che per poca o molta che sia, subisce un torto. Non ho ragioni particolari di acredine nei confronti del Sindaco di Cagliari e della sua squadra di governo ne sono ostile al suo partito, nel quale militano a cominciare dal mio fedale loro grancapo, diversi amiche ed amici.
    Il punto nodale a me pare questo: La Cultura nell’accezione costituzionale è considerata una infrastruttura primaria nelle politiche di governo della Città e dell’area vasta oppure è solo un elemento importante di politiche di sostegno al consenso?
    Non sembri banale ma l’interrogativo se non chiarito e sciolto può generare tifoserie, legittime, ma solo tifoserie.
    Se Cagliari ha posto la sua candidatura a Capitale europea della Cultura senza aver chiara questa differenza la sua proposta non avrà respiro strategico e non vivrà , quand’anche fosse prescelta, oltre il tempo assegnato a tale ruolo.
    Tralascio per non approfittare dello spazio dell’umile tenutario, di parlare del silenzio assordante che avvolge la Cultura alla Regione, la cui direzione è omologa allo stesso partito del Sindaco, tuttavia senza non rilevare che lo stesso interrogativo pende su assessore e giunta regionale.
    E ancora il tema della bellezza quale elemento costitutivo dell’identità della Città-regione, la sua conservazione, la sua tutela e la sua promozione in tutte le sue forme materiali e immateriali: storiche, artistiche, culturali, paesaggistiche e naturali, sono o no, una questione d’interesse nazionale per Cagliari Capitale?
    Perché delle due una:
    -o si pensa alla Cultura come elemento di attrazione per l’economia-consumo intersettoriale;
    -oppure come infrastruttura primaria;
    Se si sceglie la seconda, tutto l’agire; a partire dalla tutela salvaguardia e riqualificazione dell’esistente in termini di forme associative e di istituzioni in essere, deve essere finalizzato nell’organizzazione dei tempi e dei contenuti della Città, da quelli della pianificazione a 360°, passando per la mobilità e per gli investimenti in nuove OO.PP e di riqualificazione urbana, al sistema dei servizi collettivi ivi compresi quelli a domanda individuale, insomma per dirla con il mio fedale si dovrebbe avere una visione ci vuole una narrazione, aperta, condivisa e inclusiva che sappia guardare in progress e al futuro. Ma fino a oggi non l’ha espressa né destra, né la sinistra. Purtroppo diversi episodi della cronaca testimoniano in direzione opposta ed il 2016 è alle porte.

  8. Rita Sanna says:

    Condivido l’articolo di Vito e i bellissimi commenti di compagne e compagni e amiche e amici della Cagliari che vorrei. Grazie, Luisa e grazie, Aldo che date voce alla mia, alla nostra rabbia e all’indignazione per la perdita, l’ennesima, di un pezzo di cultura della città che non mi rassegna a vedere scomparire.

  9. L’associazione Socialismo Diritti e Riforme ha mandato alle redazioni questo comunicato.

    CENTRO DOCUMENTAZIONE DONNE: SDR, NON TRADIRE MEMORIA COLLETTIVA
    “Il Centro di Documentazione e Studi delle Donne, diretto con passione da Annalisa Diaz, ha prodotto in 35 anni un consistente patrimonio di conoscenze e ha mantenuto alto il tema della differenza di genere creando un ponte tra culture, identità femminili, problematiche del presente attraverso iniziative che hanno fatto crescere le coscienze. Rinunciarvi significa tradire la memoria collettiva e negare la storia delle donne a Cagliari, in Sardegna, in Italia”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, che sostiene l’appello alle Istituzioni regionali e comunali contro la sua chiusura.
    “E’ impensabile – sottolinea esprimendo sconcerto per la condizione di difficoltà – rinunciare ai contributi che l’attività della cooperativa “La Tarantola” è riuscita sempre ad offrire coinvolgendo generazioni di donne con proposte di livello universitario. Si è trattato di opportunità di incontri, di riflessioni, di confronti che hanno affrontato problematiche relative all’evoluzione della società, alla filosofia, alla politica, al ruolo e al linguaggio nonché alla salute”.
    “Non è la prima volta che il Centro incontra difficoltà a mantenere la sua fisionomia. La situazione odierna però appare davvero difficile. Le Istituzioni non possono restare indifferenti. Occorre quindi trovare al più presto una soluzione affinché venga scongiurata la sua cancellazione sarebbe infatti una perdita – conclude la presidente di SDR – per l’intero mondo culturale non solo per le donne”.

  10. Io li ho votati… e io solo so se potessi tornare indietro cosa non farei, ma così è se mi pare. Vorrei segnalare che è la solita strategia di cui tutti sanno: creo il problema, ti metto in strada, poi divento il tuo salvatore e raccolgo una valanga di consensi. Basta vedere la questione chioschetti/poetto… Vecchia maniera di far politica, ma sempre efficace e in via Roma lo sanno benissimo. Sanno bene, che un compagno sistemato è un voto perso… 😉

  11. Bruna Biondo says:

    Sono incazzata nera! Sono disgustata da questa politica che vuole apparire
    “trasparente” ma di fatto va a rilento su tutto.
    La questione degli spazi, in una citta che si candida come Capitale (addirittura) della Cultura, è di primaria importanza. Si possono fare tante cose…mappare le Associazioni culturali e le attività svolte (dati alla mano), mappare gli spazi a disposizione (comunali, provinciali e regionali), fare Rete, fare bandi di manifestazione di interesse senza spostare la data di scadenza (…), tanto per fare alcuni esempi.
    Credo che tutto ciò sia nelle loro intenzioni, ma i fatti? tutta colpa della burocrazia? o forse non si riesce ad accontantare, come al solito, gli amici che ti hanno sostenuto in campagna elettorale?
    Diciamocelo…la politica è fatta di favori, da rendere…come il vetro…ma attenzione, taglia!!!
    Taglia la cultura, taglia il futuro, taglia il passato, taglia le speranze, taglia lavoro…aiuto, fermate il mondo, voglio scendere!
    E’ arrivato il momento di scendere tutti insieme, chiedere un incontro aperto alla cittadinanza e pretendere risposte e visione del futuro culturale della città.
    Non vorremmo aspettare il 2019 vero???

  12. luisa sassu says:

    Arrivano sempre (attesi, graditi e perfino rassicuranti) al mio indirizzo mail, gli inviti alle iniziative in quel Luogo pregiato che ho conosciuto come Libreria delle Donne e che oggi si qualifica, meritatamente, come Centro di Documentazione e Studi delle Donne.
    Una qualifica vera, dimostrata, esercitata e non soltanto proclamata come sempre più spesso accade in un mondo nel quale anche la cultura si adatta alle definizioni suggestive del mercato per compensare alla mediocrità, talvolta al nulla, del prodotto offerto.
    La Libreria delle Donne, la nostra Libreria, non può essere soltanto un bel ricordo per chi, come me, ha trovato lì dentro le ragioni tangibili di un progetto collettivo che incrociava consapevolezza politica e consapevolezza personale. No, non solo un ricordo.
    la Libreria delle Donne divenuta Centro di Documentazione e Studi delle Donne, ha una funzione chiara e decisa. È un Luogo in cui lo spirito critico, l’approfondimento, il dubbio, il ragionamento serrato vengono offerti come un’opportunità e non come un problema. Luogo di intelligenza accogliente che non esprime potere e che, quindi, ci mette al riparo da quel senso di estraneità e disagio che molte di noi, persone di sinistra, viviamo nel rapporto con la politica e i partiti di riferimento.
    C’è un tesoro nella Libria delle Donne, divenuta Centro di Documentazione e Studi delle Donne. Perdere quel tesoro sarebbe gravissimo, per la città di Cagliari, per la Regione Sardegna e per tutti coloro che intendono la cultura come un valore non omologabile alle ragioni del bilancio e del mercato.
    Solidarietà e sostegno incondizionato a chi ha avuto la determinazione di salvaguardare questo esperimento culturale che ha ancora tante cose da offrirci.

  13. antonio pintus says:

    Quanto spazio servirebbe? Superficie e quanti metri di scaffali?

  14. Pingback: in giro con la lampada di aladin… | Aladin Pensiero

  15. Mi pare assurdo, direi incomprensibile che, mentre ci si candida per Cagliari Capitale europea della cultura, si chiudano o si lascino morire spazi che la cultura hanno alimentato e continuano ad alimentare ogni giorno.
    .La libreria, inoltre, luogo di dibattiti, centro propulsivo di tante battaglie per i diritti civili, unico spazio in cui si cura e si conservala la cultura di genere, è anche il luogo in cui molte di noi hanno scoperto e alimentato la forza e la ricchezza della esperienza femminile nella formazione di un nuovo pensiero politico per la gestione della cosa pubblica.
    Spero che chi di dovere sappia intervenire nella consapevolezza di un impegno che è nell’interesse di tutti e che eviti come spesso accade di dar prova che la Sinistra sa farsi del male da sola.

  16. Aldo Borghesi says:

    Ma siamo ancora a porci domande simili? A chiederci dei perchè di questo genere? Una giunta di ispirazione pressochè uguale a questa e una maggioranza pressoché fotocopia hanno chiuso una bazzeccola di istituzione culturale come l’Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell’Autonomia, ancora nel remoto 2007. Nel silenzio totale, compatto, plumbeo di tutto il benpensantismo di sinistra. Però raccontala tu Vito questa storia, perchè io sono pure stufo di ripetere a chi non vuol sentirla di ascoltare e capire; e alla faccia dei beccamorti dell’Istituto, continuo a studiare ed operare con altri strumenti, per quanto faticosissimamente costruiti.
    Senza dimenticare ovviamente di esprimere piena solidarietà e caloroso affetto al Centro di via Lanusei, un gioiello della corona nella Cagliari vivacemente plurale nella quale sono cresciuto: quella dove a farti l’esame del sangue erano solo i pezzi di establishment più arretrati, e dissentire era consentito e normale.
    Al Centro ci ho anche suonato, nel remoto 1980 o 1981, uno dei primi concerti di musica antica tenuti in città, con “Quelli dell’Orco Nuovo”: perchè l’allora Libreria delle Donne accoglieva anche questo. Forza compagne, ne avete e ne abbiamo visto tante, ha da passare pure questa, Ma proprio per questo, per i miseri 370 euro con cui la città di evirati cantori allettatrice si è permessa di oltraggiarvi, ai responsabili non gliela va fatta passare liscia (quelli/e della chiusura dell’ISSRA ancora feralmente circolano, a fare altri danni).

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