Cagliari / Scuola

Ci scrive Ciro: “Se il tempo pieno scolastico per tuo figlio si trasforma in tempo normale contro la tua volontà (ma non quella del provveditore)”

L’inizio della scuola primaria è un momento di passaggio importante per un bambino; è un transito verso una scuola in cui l’aspetto ludico viene meno per essere sostituito da quello dello sviluppo cognitivo e dei saperi.

Scegliere una sede scolastica, quindi, non è per un genitore un mero processo burocratico, ma è bensì l’atto di fiducia che una famiglia compie verso un’istituzione.

Questa libertà, almeno sulla carta, dovrebbe essere garantito a tutti.

Non a noi. Non ai nostri figli.

Partiamo dal principio: abbiamo iscritto i nostri bambini nella scuola di via Is Guadazzonis di Cagliari, optando per il tempo pieno (tra l’altro, l’unico tempo contemplato dall’istituto al momento dell’iscrizione) per esigenze famigliari, e convinti che questa organizzazione risponda pienamente alle scelte educative e formative della famiglia, in quanto contribuisce ad una piena formazione del bambino. A febbraio, ci è stata notificata l’accettazione dell’iscrizione attraverso una mail.

Tutto qua? Non proprio. Poco prima della metà di luglio veniamo convocati dal dirigente scolastico per comunicarci che, a seguito del completamento dell’organico da parte del provveditore, solo due classi su tre potevano essere istituzionalizzate a tempo pieno e che, in base alla graduatoria che sarebbe dovuta servire a febbraio per accogliere o respingere le nostre domande di iscrizione, i nostri figli potevano essere iscritti solo a questo tipo di classe. Il dirigente ci invitava dunque a richiedere il nulla-osta per il trasferimento o a firmare un modulo di richiesta di trasferimento al tempo normale.

Dove è finito il diritto di scelta delle famiglie non è dato sapersi; perché un conto è cercare un’altra scuola a febbraio, avendo peraltro indicato altre due scelte nel modulo di iscrizione, altra cosa è farlo a luglio senza più nessuna opzione se non quella di elemosinare un posto chissà dove. Dove è finito il rispetto per le persone, che si vedono cambiare le carte in tavola dopo ben sei mesi?

Ci avevano confermato l’accettazione in quella scuola a quelle condizioni, dunque non abbiamo sentito la necessità di fare alcun tentativo nelle scuole di seconda e di terza scelta. Dove sono finiti, infine, i diritti dei bambini? Anche questo non è noto: quello che è certo che si trovano in una classe precostituita da una graduatoria, e non formata secondo logiche di eterogeneità come dovrebbe essere nel loro totale ed esclusivo interesse. E questo non perché le risorse non ci siano: i docenti, infatti, sono numericamente sufficienti a garantire il tempo pieno per tutte e tre le classi, al punto che il dirigente scolastico per il primo anno ci propone un tempo pieno (ma in una classe di fatto a tempo normale)! E per gli anni successivi? Cosa accadrà? Incognita da svelare di anno in anno…

Insomma questo pasticcio, a prima vista, potrebbe apparire come un capriccio bello e buono da parte del provveditore. Che, ovviamente, è troppo impegnato per riceverci.

“Ci sarà pure un giudice a Berlino!” esclama il mugnaio di Potsdam nell’opera di Bertold Brecht; ce lo chiediamo anche noi. Ci chiediamo se esisterà un giudice che ci darà ragione. Per ora, una cosa è certa: non siamo disposti ad accettare questo sopruso.

Ciro

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4 Comments

  1. Amalia rodrigues says:

    In questo Stato i cittadini, o utenti, come li chiama il ministero e quindi anche i loro funzionari, in realtà altro non sono che sudditti ai quali viene fatto credere di avere dei diritti, che di fatto vengono negati con motivazioni e strategie varie. Per questo concordo con monica per chiedre tutela e il ripristino dei diritti negati. Pretendere che qualcuno paghi mi sembra vera,ente impraticabile in una nazione rebubblicana e democratica come la nostra.

  2. Antonio says:

    Sono un altro genitore coinvolto nella vicenda.

    Non bisogna farne una “guerra tra poveri”. Sicuramente le scuole dei piccoli paesi avranno i loro grandi/piccoli problemi che probabilmente saranno diversi (ma mica tanto) da quelli delle città. Non ho comunque abbastanza conoscenza sull’argomento per generalizzare pertanto parlo unicamente di questo caso particolare:
    Qui appare sia occorso un difetto di comunicazione tra vari livelli decisionali della macchina amministrativa (ministero, provveditorati, dirigenza) e probabilmente la “colpa” in maniera integrale ce l’ha solo la intricata burocrazia. Aggiungiamoci pure un pizzico di disattenzione/superficialità e, come dice Ciro, mancanza di rispetto per gli altri (parlo degli adulti, non dei bambini perché il pietismo fa pietà).
    L’evidenza di questo è data dal fatto che il dirigente HA solo di fatto la disponibilità di “coprire” un terzo tempo pieno per quest’anno, ma non sul piano formale.
    Avvocati? certo si può fare, verificare se ci sono i presupposti e eventuali responsabilità personali o istituzionali.
    Intanto restiamo gli “esodati” della scuola elementare.
    Saluti
    A.

  3. I docenti non ci sono proprio. Le classi vengono accorpate per diminuire il numero dei docenti, il personale ata e quindi le scuole vengono dismesse e accorpate. Non date la colpa al provveditorato di cagliari perché qui si eseguono solo ordini del ministero. Nel caso della scuola pubblica l’ordine è tagliare, tagliare, tagliare. Capisco il disagio dei genitori di cagliari, ma c’è ancora scelta per loro, ma penso che sia sempre minore rispetto ai bambini dei piccoli paesi che vedono da anni accorpare le classi. I bambini dei piccoli paesi fanno un lungo tragitto spesso per arrivare a scuola. Le insegnanti si ritrovano classi di 25 bambini da seguire e non è semplice. Nelle scuole superiori la situazione se possibile è anche peggiore. Quando sentite che la carta igienica manca nelle scuole non è uno scherzo.

  4. Monica says:

    Non firmate nulla e rivolgetevi a un avvocato.

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