Politica / Sardegna

Sanità, vertenza entrate, servitù militari, tutela delle coste, statuto: Sardegna, il tuo futuro è adesso (e lunedì 23 ne parliamo a Cagliari)

 Il faro di Punta Scorno all’Asinara, in una immagine tratta dal sito www.catturalasardegna.it

Sanità, statuto, vertenza entrate, servitù militari, tutela delle coste: la Sardegna dei prossimi vent’anni si decide nei prossimi mesi. Il futuro è adesso ma l’opinione pubblica isolana sembra non accorgersene: mai negli ultimi anni il livello del dibattito politico e culturale era stato così basso e poco coinvolgente. I partiti sanno benissimo che i prossimi mesi saranno cruciali, ma sembrano incapaci di dare una svolta originale ad un percorso che viene dettato più da Roma che non da Cagliari. O forse non vedono l’ora (per pigrizia, convenienza o assenza di sguardo strategico) di accodarsi alle scelte italiane.

L’unico segnale di vita è arrivato sulle servitù militari dove il presidente Pigliaru ha fatto l’unica cosa che si poteva fare: non firmare il protocollo d’intesa con il governo. La prospettiva politica che si apre è interessante, ma bisognerà capire adesso su quale livello di mediazione il presidente si vorrà attestare. Ritengo che una volta dichiarato lo strappo, la chiusura in tempi certi di un poligono (potrebbe essere Capo Frasca) e il forte ridimensionamento di Quirra e di Teulada sia il risultato minimo da ottenere. Se così non sarà, questo accenno di ribellione potrebbe ritorcersi contro il presidente.

Sulla vertenza entrate invece è calato il silenzio. La mia impressione è che dopo i facili trionfalismi le parti stiano continuando a trattare, e questo è un segnale buono per la Sardegna. Quella è una partita cruciale, dove le volpi della burocrazia romana cercheranno sicuramente di chiudere a nostro svantaggio il confronto, e quindi ogni virgola va soppesata bene. Se la partita non si è chiusa nei dieci giorni canonici vuol dire che qualcuno ha scoperto l’inghippo e ora pazientemente la trattativa è ricominciata. Gli annunci trionfalistici della giunta Pigliaru però sono stati un errore che ora l’opposizione di centrodestra rischia di far pagare a caro prezzo.

Poi c’è la questione della sanità e dell’ospedale San Raffaele. Anche qui in poche settimane si definiranno equilibri che determineranno il futuro del settore sanitario dell’intera Sardegna per almeno i prossimi dieci anni se non di più. Farsi dettare i tempi da Roma è stato un errore clamoroso e ora non si può più tornare indietro. L’ospedale si farà, è chiaro. Si tratta solamente di capire chi pagherà il prezzo più alto tra la sanità nuorese e quella sassarese e se l’assessore Arru riuscirà a reggere l’impatto di una decisione che per il mondo ospedaliero (a cui lui appartiene) sarà molto forte. Di sicuro l’opinione pubblica sarda appare sballottata e incapace persino di fare i conti della serva. Se il Qatar promette un investimento di 1200 milioni di euro in dodici anni e la Regione pagherà 60 milioni all’anno per l’accreditamento della struttura, a quanto ammonta il reale investimento dei privati in questa operazione?
Più passano le settimane più mi convinco che l’interesse del Qatar non è disinteressato e che l’ospedale di Olbia sia solo un il cavallo di Troia per un business che ha nel mattone smeraldino il suo vero perno.

E veniamo allora al tasto dolente della tutela del paesaggio. La settimana si è aperta con la sconcertante decisione della giunta di sopprimere la Conservatoria delle Coste. Perché una mossa così sconsiderata, criticata duramente da tutti i gruppi ambientalisti e in aperta contraddizione con quanto dichiarato in campagna elettorale? La scusa della spending review non regge assolutamente. Allora cosa c’è dietro? Io penso che si volesse solamente defenestrare il direttore Alessio Satta e niente più. Di sicuro Satta, nominato da Soru nel 2007, era entrato in rotta di collisione proprio con l’ex presidente (ora europarlamentare del Pd), che da lui aveva preteso che lasciasse l’incarico, dopo la sconfitta del centrosinistra del 2009. Satta invece era stato riconfermato a sorpresa dall’assessore all’Ambiente Giorgio Oppi che ne aveva apprezzato le capacità. Dietro la morte della Conservatoria ci potrebbe essere dunque proprio una vendetta feudale di Soru, che ora secondo me farà pure il bel gesto di provare a riportare in vita la benemerita agenzia, lasciando il presidente Pigliaru in una posizione scomoda e resa ancora più inverosimile dal fatto che all’ex direttore Satta ora la Regione dovrà comunque pagare due anni di stipendio (il suo contratto scade infatti nel 2016): altro che spending review! Insomma, un vero pasticcio.

Conservatoria a parte, poi c’è ancora la grana del Ppr. Ricorderete come lo strumento di pianificazione territoriale fu stravolto in extremis dalla giunta Cappellacci. Quell’atto è ancora vigente e nei giorni scorsi l’ex assessore all’Urbanistica della giunta Soru, Gian Valerio Sanna (uno dei padri del ppr “vero”) ha lanciato accuse durissime contro Pigliaru. “Il Ppr di Cappellacci c’è ancora grazie a Pigliaru” ha scritto, elencando puntigliosamente tutti gli sconcertanti rischi che le coste sarde stanno ancora correndo. “La linea adottata è certamente una linea che ha la piena consapevolezza di chi l’ha decisa, che conosce questi aspetti ma che evidentemente in nome dello spirito di coalizione non ha avuto la forza di impostare diversamente le cose”, dice Gian Valerio Sanna. “Quanto al fatto che anche Renato Soru sostenga questa linea e questa Giunta in materia paesaggistica, spiega quanto l’imprenditore ha imparato in politica, specie in tema di compromessi vantaggiosi”. Un finale col botto.

La posizione di Sanna è condivisa nei fatti dal Gruppo di Intervento Giuridico che oggi ha depositato il ricorso al Tar Sardegna “avverso lo stravolgimento del piano paesaggistico regionale”. “Archiviati le nette assicurazioni in campagna elettorale e il primo positivo atto, ci si chiede che cosa voglia fare concretamente sulla pianificazione paesaggistica la Giunta Pigliaru”, si chiede il presidente Stefano Deliperi. “Infatti, l’annullamento in via di autotutela, con la deliberazione Giunta regionale n. 10/20 del 28 marzo 2014, della deliberazione n. 6/18 del 14 febbraio 2014 di approvazione definitiva dello stravolgimento del P.P.R., non è sufficiente per tutelare efficacemente coste e paesaggio, perché la deliberazione Giunta regionale n. 45/2 del 25 ottobre 2013 di prima adozione è parzialmente produttiva di effetti”.

Quindi sulle coste questa giunta che vuole fare?

Servitù militari, diritto alla salute, entrate, tutela del paesaggio: ci vorrebbe una carta costituzionale sarda in grado di difendere l’isola dalle contraddizioni, dagli attacchi e dai poteri forti. Questa carta dovrebbe essere il nuovo statuto ma il rischio è che il processo di riscrittura del documento si trasformi in un mero esercizio amministrativo, tutto interno ai partiti e tutto volto a portare l’isola ad una nuova “fusione perfetta”.

L’intervento pubblicato ieri dalla Nuova Sardegna dallo storico ed ex parlamentare Pd Guido Melis, dal titolo “L’identità dell’isola in un mondo di mutamenti radicali”, è stato molto chiaro a riguardo.

Secondo Melis, nell’Italia renziana, la Sardegna deve

profittando del momento dinamico che si prospetta, ricontrattare quella che un tempo è stata l’autonomia speciale e conquistare un nuovo livello di partecipazione “autonoma” alla fase che si sta aprendo. Sulla natura di questa partecipazione autonoma, però, la discussione non ha raggiunto ancora il necessario punto di sintesi. Dobbiamo – come propongono alcuni (e altri riecheggiano spesso in modo poco convinto, ma per scopi elettoralistici) – accentuare la nostra rivendicazione “storica” di autogoverno, anche rinverdendo se è il caso le politiche “contestative” sperimentate in passato? O dobbiamo – come suggeriscono altri – integrarci di più nel fronte delle Regioni ordinarie e in genere dei vecchi e nuovi soggetti istituzionali (italiani e non) e partecipare di più ai processi strutturali di riforma dello Stato in Italia, operando dall’interno per assicurarne l’essenza democratica e la dialettica tra le varie parti del Paese?

Conclusione (che a me pare molto chiara):

Sinora il pensiero autonomistico post-sardista del dopoguerra, in tutte le sue espressioni (dalle più radicali alle più moderate) ha essenzialmente immaginato uno schema binario, competitivo se non contrastativo, tra autonomie e Stato. Da ora in poi bisognerà cercare di pensare a uno schema pluralistico, con soggetti pubblici e privati ai vari livelli della filiera centro-periferia, tendenzialmente collaborativo, reticolare. Farà una bella differenza. E non è affatto detto che siamo tutti d’accordo.

Direi proprio di no, no che non siamo d’accordo. E infatti, proprio per favorire quel “necessario punto di sintesi” di cui parla Melis, la Fondazione Sardinia, l’associazione Carta di Zuri e il sito Sardegna Soprattutto hanno organizzato una assemblea dibattito sui temi della costituente e dello statuto. L’appuntamento è per lunedì 23 a partire dalle 17 al salone del Palazzo Regio, in piazza Palazzo a Cagliari. Parteciperanno molti rappresentanti delle istituzioni ma dovranno essere soprattutto le associazioni e i gruppi politici a farsi sentire. Il tempo stringe, il futuro è arrivato.

 

4 Commenti

  1. Angelo says:

    Scusate il crossposting ma mi sembra caschi davvero a fagiolo:

    http://sardegnamondo.blog.tiscali.it/2014/06/17/se-avessi-previsto-tutto-questo/

    .

  2. giancarlo says:

    Per il San Raffaele: l’investimento del Qatar è corretto, ma i 60 milioni/anno non sono altro che il corrispettivo dei servizi erogati in convenzione. In pratica si aumenta il budget della sanità privata (attuale circa 100 milioni). Di quei 60 milioni buona parte finiranno in stipendi, farmaci, servizi vari ospedalieri, e una parte (come è normale) in guadagno (vale a dire ritorno dell’investimento). La scelta è politica, come è giusto che sia, ma chi rischia di perderci è la sanità privata , molto meno quella pubblica (che perde per conto suo molto di più, basta guardare il rapporto tar privato e pubblico che dovrebbe essere intorno a 1 a 10).

  3. non meravigliamoci se poi in Regione passera il progetto scellerato di cancellazione della spiaggia del Genio a Golfo Aranci per farci dei cantieri nautici!!! https://www.facebook.com/photo.php?fbid=746720488726277&set=a.163967073668291.43144.162099293855069&type=1&theater

  4. Pingback: in giro con la lampada di aladin… | Aladin Pensiero

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