Cagliari / Cultura / Sardegna

Cagliari Monumenti Aperti, i record non bastano per decretare un successo: dopo 18 anni è il momento di un bilancio critico

 Visitatori in fila davanti alla chiesa di San Giuseppe, in una edizione di Cagliari Monumenti Aperti di qualche anno fa

Diciotto anni sono tanti, e non passano neppure in fretta. Cagliari Monumenti Aperti li ha appena compiuti ed io anche quest’anno ho provato una segreta felicità per avere contribuito, insieme ad altri ragazzi di allora, a far nascere questa manifestazione che ormai coinvolge migliaia di persone non solo nel capoluogo ma in tutta l’isola e perfino oltre.

Ho provato felicità ma anche sorpresa nel riflettere su quanta forza e determinazione dovevano avere quei giovani che, riuniti nell’associazione Ipogeo, riuscirono a immaginare, progettare e proporre alle altre associazioni e alle istituzioni una manifestazione come Monumenti Aperti. Senza risorse, con forze organizzative limitate (nel 1996 internet era ancora per pochissimi), ma con le idee molto, molto chiare. Avevo 26 anni; e, se ci penso, mi sembra che da quei giorni bellissimi di impegno e di speranza di anni ne siano passati cento, non diciotto.

Non voglio ora rifare la storia dell’associazione e di come nacque Monumenti Aperti (chi volesse, la ritrova nel racconto che ho scritto con Armando Serri e che trovate nel terzo quaderno del “I racconti di Monumenti Aperti”) ma soltanto aprire un dibattito su questa manifestazione, ben conscio che il tempo che mi separa dalla sua genesi (non diciotto ma addirittura vent’anni) e soprattutto il fatto che dopo le prime due, al massimo tre edizioni io ho lasciato la guida della macchina organizzativa ad altri, mi deve soprattutto portare a ringraziare chi in tutti questi anni ha lavorato duramente perché la manifestazione non solo proseguisse ma incredibilmente crescesse, assumendo un carattere regionale così come gli stessi “pionieri” avevano auspicato. Grazie dunque a tutti coloro che con forza hanno portato avanti l’idea che la conoscenza della città attraverso la storia dei suoi monumenti sia un fattore di crescita per la nostra comunità. Non era facile né scontato, ma loro ci hanno creduto.

Grazie, perché non c’è orgoglio più grande che vedere una propria creatura nascere, crescere e poi andare per la sua strada.

Dopo diciotto anni però ci si può permettere anche, insieme all’affetto, anche un po’ di franchezza. A diciotto anni si vota, si decide del proprio destino e di quello degli altri, si entra nella maturità. E allora facciamolo un ragionamento schietto su Cagliari Monumenti Aperti.

La manifestazione in tutti questi anni l’ho sempre seguita e vissuta da semplice visitatore, ma pensando all’idealità che l’aveva caratterizzata nei suoi primi anni di vita devo dire che ormai Cagliari Monumenti Aperti mostra una certa stanchezza, dovuta soprattutto alla ripetitività della formula, incredibilmente ancora uguale a quello adottata nella prima edizione.

Dirò dopo quale, secondo me, potrebbe essere una sua evoluzione; perché prima vorrei soffermarmi sui motivi che a mio io avviso stanno appiattendo la manifestazione, rischiando di trasformarla in una sorta di “Sant’Efisio laico”: tutto bello, ma sempre uguale a se stesso.

Forse bisognava intervenire prima, ma l’impressione è che ormai la logica del record, l’enfasi sul numero dei visitatori, crescenti ad ogni edizione, si sia imposta come unico criterio di successo. Per fortuna da qualche anno si è capito che non aveva senso aprire anche fino a novanta monumenti tutti assieme: la retorica del numero però permane, peraltro amplificata da una errata interpretazione giornalistica che fa coincidere il numero delle visite con quello dei visitatori.

Ecco, forse è stato proprio quello il momento in cui, anni fa, la manifestazione ha iniziato a prendere un’altra strada: quando si è ceduto all’ebbrezza di titoli fantascientifici come “Ottantamila persone a Cagliari Monumenti Aperti”, ben sapendo che bisognava dividere almeno per tre per avere una stima approssimativa dei partecipanti. Ma erano titoli che servivano alla crescita della manifestazione, che potevano convincere le istituzioni a investirci le giuste risorse.

Detto questo, non può essere però il numero delle firme sui registri l’unico criterio di successo di ogni edizione. Ce ne sono altri che, ricollegandoci all’idealità che animava quei ragazzi del ‘96, possono essere tenuti in considerazione.

Il primo: Cagliari Monumenti Aperti è nata per valorizzare il ruolo alle associazioni, per dimostrare la loro importanza e la loro vitalità. Con Monumenti Aperti tutte le associazioni cittadine, anche quelle che non si occupavano di beni culturali, si mettevano al servizio di un’idea di crescita culturale comune. La manifestazione era delle associazioni, che la organizzavano e regalavano alla città. Le istituzioni erano invece al servizio della manifestazione, intervenendo laddove evidentemente era necessario un lavoro di coordinamento e di offerta di servizi di natura più complessa. Il pubblico si metteva dunque al servizio delle forze creative cittadine, lasciando loro il giusto protagonismo. La sensazione è purtroppo che questo rapporto si sia ribaltato: da qualche anno Cagliari Monumenti Aperti è soprattutto delle istituzioni (del Comune in primis, insieme a quelle rappresentate nel tavolo tecnico e scientifico), mentre le associazioni sono state costrette a recitare un ruolo ripetitivo e concettualmente marginale. A loro spetta a malapena una citazione nel libretto, laddove nelle prime edizioni c’era anche il giusto riconoscimento di una scheda informativa per farsi conoscere dal grande pubblico. Di sicuro le associazioni contavano ed erano in rapporto dialettico con le istituzioni. Ricordo, ad esempio, che una edizione fu spostata da maggio ad ottobre per impedire che l’amministrazione comunale di allora la potesse strumentalizzare in chiave elettorale. Allora le associazioni avevano un potere vero.

Da manifestazione che nasceva dal basso, negli anni Cagliari Monumenti Aperti si è trasformata in una iniziativa calata dall’alto, con tanto di imbarazzanti passerelle di politici, annunci dal neanche troppo vago sapore elettoralistico, iniziative strumentali tese a giustificare una politica sui beni culturali che in città purtroppo ancora non esiste.

Anche perché (e questo è il secondo criterio che a mio avviso bisognerebbe utilizzare ogni anno per valutare la riuscita della manifestazione) Cagliari Monumenti Aperti nasceva come stimolo perché le amministrazioni si impegnassero ad aprire 365 giorni all’anno i loro monumenti. In diciotto anni quanti monumenti cagliaritani sono stati aperti in più rispetto a quelli già fruibili? Quante associazioni, con lo stimolo delle istituzioni, hanno adottato un monumento? Temo che le risposte possano essere sconfortanti, la sensazione è che per certi aspetti ci sia stata addirittura una regressione. Ogni anno si ripete stancamente la solita tiritera, si prefigurano scenari che nessuno però poi si impegna a costruire, si lanciano slogan, si fanno buoni propositi di “reti da fare”, “sinergie”, “collaborazioni”, “sistemi”. Ma tutto resta uguale. Le istituzioni si fanno belle con la manifestazione ma poi tradiscono le attese: l’Orto Botanico, ad esempio il sabato e la domenica è sempre chiuso: perché? E perché sull’onda del successo annuale (è sempre uno dei siti più visitati) non si è mai riusciti a convincere l’università ad estendere le giornate di apertura? E questo è solo un esempio fra i tanti possibili.

Terzo criterio: la manifestazione deve far crescere nell’opinione pubblica una maggiore consapevolezza della necessità di difendere i beni culturali da qualunque tipo di assalto e di speculazione. Cagliari Monumenti Aperti è nata nel bel mezzo della battaglia per Tuvixeddu e da quella questione l’associazione Ipogeo trasse importanti indicazioni, anche operative. Monumenti Aperti ha l’obbligo di essere un presidio contro ogni attacco ai beni culturali. Purtroppo dobbiamo constatare che nulla ha impedito alla città di celebrare la manifestazione e contemporaneamente devastare l’anfiteatro con le tribune in legno o progettare di realizzare un parcheggio sotto le mura di Castello. Cagliari Monumenti Aperti deve riuscire a trasformare le decine di migliaia di visite che si svolgono ad ogni edizione in una consapevolezza diffusa che porta ad una azione politica concreta e al servizio della città: altrimenti resta solo la retorica dei numeri e le passerelle di sindaci e di assessori che si fanno belli con la fatica dei volontari.

Protagonismo delle associazioni, nuovi monumenti aperti tutto l’anno grazie all’impegno di istituzioni e volontari, maggiore consapevolezza della necessità di tutelare i beni culturali. E poi, alla fine, il numero dei visitatori. Questi dovrebbero essere i criteri per valutare Cagliari Monumenti Aperti. Oggi però di parla solo di “record”. Perchè?

Non va bene, anche perché è chiaro poi che la formula così non funziona più e dopo diciotto anni sarebbe anche venuto il momento di cambiarla. Ci sono in campo risorse ed entusiasmo che possono far evolvere Cagliari Monumenti Aperti in qualcosa di molto simile al “Maggio dei monumenti” napoletano. Non più un fine settimana dunque ma quattro settimane di iniziative ben calibrate, con percorsi tematici e laboratori preparatori tutto l’anno. È difficile? Anche diciotto anni fa iniziare era difficile, e c’erano meno risorse e meno organizzazione. Dunque cambiare si può.

Certo, prima bisognerebbe aprire un dibattito pubblico sulla manifestazione, ora vittima della retorica dei record. E servirebbe, in prospettiva, anche un momento di riflessione sulla gestione dei beni culturali in Italia, sul ruolo dei privati e del volontariato: potrebbe essere un appuntamento di rilievo nazionale che Cagliari potrebbe ospitare ogni anno, evidenziando così il suo ruolo di guida.

Ma soprattutto una cosa bisognerebbe fare per far uscire Cagliari Monumenti Aperti dalla secca in cui rischia di arenarsi:  rimettere la manifestazione nelle mani delle associazioni e delle scuole. Loro dovrebbero essere le protagoniste assolute, mentre la politica e le istituzioni dovrebbero fare un passo indietro.

Cagliari Monumenti Aperti è una manifestazione bellissima che ha ancora tanta strada davanti a sé. Va percorsa con coraggio e lungimiranza, sapendo che il lavoro straordinario fatto da tantissime persone in questi anni deve essere giustamente celebrato. Ma adesso, dopo la bellezza di diciotto anni, occorre fare un salto di qualità.

 

Tags: , , , , ,

27 Comments

  1. Riccardo says:

    Partecipo alla manifestazione come volontario da più di dieci anni e concordo che lo scopo di MA sarebbe dovuto essere quello di aprire luoghi normalmente chiusi, quindi farli conoscere, sensibilizzare ed in seguito fare in modo che questi o almeno una parte venissero aperti al pubblico, non dico tutti i giorni, ma almeno con regolarità e costanza. In questo modo si sarebbero potuti affidare in gestione e con l’incasso dei biglietti produrre reddito o almeno i fondi per la loro manutenzione. Concordo anche nel disapprovare l’apertura gratis di siti normalmente aperti (Villa di Tigelllio, Museo Archeologico,… etc.), altrimenti la manifestazione, come giustamente è stato fatto notare, sarebbe corretto chiamarla Monumenti Gratis. E’ vero che quest’anno alcuni di questi siti non sono stati inseriti nella manifestazione e a tal proposito mi chiedo quante visite ha registrato per esempio la Villa di Tigellio? c’è stata anche quest’anno la lunghissima fila di persone in attesa sotto il sole per pagare il biglietto d’ingresso?
    Sicuramente è arrivato il momento di ripensarla, prendere le cose positive di questi anni e ascoltare nuove proposte.

    • Andrea Pompei says:

      Nei siti non inclusi quest’anno nella manifestazione è stata una giornata come tutte le altre, senza file e con numeri modesti di visitatori; addirittura ci son state diverse persone che, arrivate di fronte all’ingresso e scoperto che si doveva pagare il consueto biglietto, hanno rinunciato ad entrare, per risparmiare un paio di euro! A dimostrazione del disinteresse reale dei cittadini per i siti storici/culturali: ciò che importa è solo il lato “mondano” della manifestazione.

      • Riccardo says:

        Purtroppo è la conferma di ciò che immaginavo, anche se devo riconoscere .che nel sito dove ho fatto il volontario, la teca delle offerte libere per l’opuscolo della manifestazione è stata riempita generosamente.
        Pare una contraddizione, se è gratis molti cittadini sono disponibili a pagare anche di più di quello e sarebbe il costo di un normale biglietto, diversamente no.

  2. Ciao Vito,

    Ci sono state associazioni culturali che prendevano soldi dal commune di Cagliari, con delibera di giunta a gestione dei fondi diretti e soprattutto a discrezione del dirigente comunale di Cagliari di allora.

    C’erano associazioni che proponevano la gestione dei monumenti gratuitamente, sempre rifiutata dall’alloa amministrazione perche’ “tendevano” a sinistra e non a destra.

    Adesso c’e’ una giunta di “sinistra” o pseudo tale (secondo me e’ tutt’altro che di sinistra).
    E nulla e’ cambiato.

    Questa e’ la realta’. Fermorestando che le tue valutazioni sono corrette e precise. Pero’ dal mio punto di vista si e’ creato negli anni una lobby di “Monumenti Aperti”. Inutile negarlo.
    Lobby che ha agito in relazione alla tendenza politica, alle amicizie ai piani alti e via discorrendo.

    Il presupposto che ha portato alla nascita dell’iniziativa ormai non ha piu’ lo stesso valore e significato. Gia’ anni fa dicevo che Monumenti Aperti in quella condizione sarebbe stata meglio eliminarla del tutto, a meno che avesse preso una direzione diversa.

    Gli intellettuali, le associazioni culturali a Cagliari, si sono sempre scontrate tra loro, e Monumenti Aperti mi sembrava che fosse un summit tra i potenti, vicini e tutti daccordo solo per quei pochi giorni, per poi tornare alla guerra.

  3. Rita Podda says:

    Concordo con le sollecitazioni di Vito e la radiografia di Andrea Pompei di cosa può produrre l’evento mi pare sia centratissima; si è creata (e bisognerebbe individuare “chi” e perché”, consapevolmente o inconsapevolmente, ancora la favorisce) una sindrome da partecipazione all’ “evento” che rischia di immiserire quanto di “normale” ci dovrebbe essere nell’appagamento del bisogno di conoscenza e fruizione dei beni culturali presenti nel territorio e nell’azione delle istituzioni per renderlo possibile. L’iniziale ruolo di sensibilizzazione critica delle associazioni parrebbe totalmente sopraffatto da quello di “servizio”; è vero che nella lista ci sono siti/monumenti visitabili, o che potrebbero essere visitati senza grandi complicazioni, tutto l’anno, taluni gratis, e che i visitatori delle fila di M.A. spesso sono loro “concittadini” e non turisti di passaggio. Servirebbe una maggiore informazione (“pubblicità progresso culturale”, magari, istituzionale, attraverso media vari) sul valore di monumenti, beni, spazi, pubblici e privati, talvolta non appariscenti, che formano la trama della storia dei luoghi e delle “genti” (di Cagliari, ad esempio) e che magari per essere conosciuti, “amati” e resi accessibili hanno bisogno di un’azione di sostegno da parte di Scuole ed Associazioni culturali, oltre, naturalmente, degli Assessorati alla Cultura e Istruzione; ha ragione Vito, andrebbe ripresa la formula “Adotta un monumento”, per un intero anno, capendone la storia, il “bisogno di cura” e, se possibile, rendendolo fruibile magari 1 o 2 sabati al mese. E, dopo questa iniziale spinta, i riscontri di cambiamento concreto nelle politiche comunali di tutela/valorizzazione dei b.c. locali dovrebbero essere tangibili. La popolazione giovane ed adulta va “educata”, però, al rispetto del lavoro culturale, della professionalità che serve per “far parlare i monumenti”, perché contenuti e metodo non s’improvvisano e non ci possono essere “formule” da studiare a memoria. Le visite possono essere l’occasione per molti di “aperture di conoscenza”, d’interessi nuovi da coltivare, e bisognerebbe che questi “incontri” siano proficui e contribuiscano a renderlo possibile; apprezzo l’entusiasmo delle scolaresche e va benissimo il coinvolgimento di bambini e ragazzi, ma penso che al di là del loro coinvolgimento nell’assunzione di responsabilità, del significato simbolico del loro essere “guida” in prima persona nella difesa/valorizzazione dei beni culturali, ci sia il dato della restituzione ai visitatori della “complessità” della conoscenza dei luoghi (e dei diversi saperi e dell’esperienza che occorrono per farlo), che ha bisogno della professionalità (formale o informale) di guide esperte. E i primi a trarne le conseguenze dovrebbero essere gli amministratori comunali. Meglio sarebbe, mi pare, se si lavorasse a realizzare una collaborazione e un’affiancamento, non occasionale, di Classi/Alunni/Studenti con chi già ha competenze per la presa in carico di quel monumento/spazio (operatrici e operatori culturali e/o associazioni) che potrebbe anche sfociare in co-presenza fattiva in manifestazioni pubbliche come M.A., produttiva sia di competenza concreta, sia di coinvolgimento e messaggio simbolico forte.

  4. Pingback: Monumenti Aperti: una manifestazione giunta la culmine del successo. Ora da cambiare rispetto all’evoluzione delle esigenze. Come? Il dibattito è aperto | Aladin Pensiero

  5. valerio says:

    bellissimo articolo…..hai centrato in pieno i pregied i difetti della manifestazione.la nostra associazione speleo e’ 4 anni che apre piu’ di un monumento con enorme dispendio di energie sia fisiche che economiche eppure non riusciamo ad adottare gli stessi monumenti per tutto l’anno.
    questo sarebbe per lo stesso comune una cartina tornasole, perche’ il monumento resterebbe sempre aperto e pulito e noi forse riusciremmo a fare 2 soldi…..

  6. Comunque siano contati (in visite e in visitatori) i numeri della manifestazione sono molto alti. Non so in quale misura rappresentino cittadini cagliaritani (Cagliari e dintorni), altri sardi, italiani e stranieri. Sarebbe interessante che si rendessero noti con precisione tali dati, anche se suppongo che la grandissima maggioranza sia appunto di cagliaritani. Indubbiamente emerge un segnale di grande interesse, anzi, di amore per la propria città che fa crescere la curiosità di conoscerla più a fondo. Questo aspetto è importantissimo e da approfondire, anche per orientare le scelte di modifica dell’impostazione della manifestazione M.A. per il futuro, auspicate da Vito e da altri commentatori. Per approfondire questo aspetto a mio parere sarebbe necessario disporre di una analisi su basi rigorosamente scientifiche che ci restituisse alcune informazioni, quali: “Quanto è conosciuta dai cagliaritani la storia della propria città e della Sardegna, della quale storia è espressione non separabile?. Quale è il grado di conoscenza dei luoghi e, cosa altrettanto importante, delle persone (personaggi o semplici cittadini) che hanno avuto un ruolo nella costruzione della città, che hanno fatto Cagliari grande nel tempo?”. E così via… Non sto qui a specificare i termini che andrebbero invece precisati in una “commessa” alla nostra Università, la quale mi risulta abbia le professionalità per svolgerla ottimamente. Perchè l’Università? Perchè appunto lo saprebbe fare e perchè la ricerca sarebbe “a costo zero” nel senso che verrebbe finanziata da risorse già rese disponibili dalla Regione Sarda attraverso la legge regionale n. 7 del 2007 (http://www.regione.sardegna.it/j/v/80?s=53788&v=2&c=3311&t=1) per lo sviluppo delle ricerche scientifiche tra le quali questa che ho proposto rientrerebbe a pieno titolo.

  7. Francu says:

    Odio monumenti aperti! Ci trovi cagliaritani che vivono da 40 anni in città e aspettano la manifestazione per visitare per la prima volta la Cattedrale. Dovrebbero fare monumenti chiusi, una volta all’anno, così ci riposiamo dopo aver ammirato per 364 giorni all’anno le bellezze della cittá

  8. Al dibattito interviene anche il professor Franco Masala, storico dell’arte e in campo fin dalla prima edizione dell’iniziativa: “Monumenti Aperti e la maggiore età” è il titolo del suo intervento.
    http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/3007

    • paulsc says:

      Due punti, sollecitati dal professor Masala, rimozione di graffiti e scuola Mereu, saranno interessati da un prossimo intervento in fase di appalto

  9. “Ogni anno si ripete stancamente la solita tiritera, si prefigurano scenari che nessuno però poi si impegna a costruire, si lanciano slogan, si fanno buoni propositi di “reti da fare”, “sinergie”, “collaborazioni”, “sistemi”. Ma tutto resta uguale. Le istituzioni si fanno belle con la manifestazione ma poi tradiscono le attese…”.

    Eh, custu sutzedit in dònnia logu e po dònnia cosa. Is polìticus niorantis, chi no scint mancu innui portant is peis, ant imparau custus cuatru fueddus e ddus arrepitint po dònnia cosa. Est unu suspu (un gergo) nou, seus passaus de su “politichese” a su “sviluppese”. In prus a cuddus chi at scritu Bidu tocat a aciungi a su mancu “volano di sviluppo”, “acceleratore”, “incubatore”, “2.0”, “networking” e aici nendi. Ndi emu chistionau, po atra cosa, in cust’articulu puru: http://tramasdeamistade.org/htdocs/cms/index.php?option=com_content&view=article&id=363:poi-vengono-a-dire-a-noi-di-fare-rete-arratza-de-facilai-is-provintzias&catid=69:amos-cardia&Itemid=9

    A si biri.

  10. Andrea Pompei says:

    Esprimo un’opinione che forse risulterà impopolare, ma vorrei sentire cosa ne pensate. Partecipo attivamente a M.A. da molti anni ormai, visto che lavoro come guida in vari siti monumentali in città, e ogni anno siamo coinvolti nella manifestazione; da sempre ho l’impressione che questa abbia un lato positivo e uno negativo; il positivo è quello della partecipazione delle scuole: per dei bambini/ragazzi avvicinarsi al mondo della cultura da protagonisti, con l’entusiasmo con cui lo fanno, è certamente un’esperienza che li formerà come cittadini migliori e magari abituali futuri fruitori di musei e monumenti; il lato negativo è invece quello dei visitatori e del messaggio che la manifestazione comunica loro: tantissimi aspettano il fine settimana di M.A. per poter vedere, facendo file su file, gli stessi monumenti che potrebbero vedere ogni giorno dell’anno, visto che sono nella maggior parte sempre aperti, con in più anche una visita guidata professionale sicuramente migliore (e scusate l’immodestia, ma quando ci vuole ci vuole…) solo per risparmiare pochi euro! Si arriva a casi assurdi (per fare un esempio, ma ce ne sarebbero tanti..) come la Cripta di S.Restituta con oltre 1600 ingressi e file di mezz’ora, che è aperta (gratis!) ogni mattina, festivi inclusi…insomma i messaggi che passano sono due: che i monumenti in genere sono chiusi e bisogna approfittare di quel week end ad ogni costo; che val la pena di dedicarsi alla cultura solo se è gratis, perchè è una cosa di poco valore, e spendere due/tre euro per un biglietto d’ingresso non vale la pena; e non mi si dica che non ci si può permettere di spendere qualche euro per una visita a qualche monumento nel corso dell’anno: non c’era visitatore che non avesse lo smartphone da 200 euro o la reflex da 500 o le firme da capo a piedi…
    Dunque il cambiamento auspicato nell’articolo dovrebbe tendere a mio parere ad un ritorno alla formula originale, di apertura esclusivamente dei siti non normalmente visitabili, sia per renderli fruibili almeno per due giorni, sia come critica costruttiva nei confronti dell’amministrazione pubblica, per renderne evidenti mancanze nelle politiche culturali.

    • Gràtzias o Andria, seu di acòrdiu cun tui. Po cussu, in su librixeddu de sa dii fait a scriri po sa genti: “Oi bieis custu e cust’atru, obertus a posta, ma labai chi dònnia dii agatais giai obertus custu e cust’atru puru… Baxei de cras e totu, chi seis interessaus diaderus a custa tzitadi e chi no seis bènnius oi po scioru sceti!”
      A si biri.

    • paulsc says:

      Concordo su tutto. Speriamo che qualche visitatore torni a visitare il monumento visto gratuitamente, per poterlo ammirare con più calma e con l’ausilio di una guida esperta. O che magari lo consigli ad un amico o familiare che non c’è mai stato. Il passaparola è sempre un buon metodo.

    • Non posso che concordare con Andrea, lavoro da 13 anni nel sistema museale cagliaritano e trovo sempre meno coerente chiamare la manifestazione “Monumenti Aperti”… sarebbe più corretto definirla “Monumenti Gratis”.
      Da anni, addiritura, il cagliaritano medio confonde i due termini pensando possa trattarsi di due sinonimi: la maggior parte dei monumenti è visitabile tutto l’anno, alcuni di essi sono aperti 7 giorni su 7.
      Sarebbe veramente bene iniziare a cambiare la formula della manifestazione e a darle un senso.

  11. paulsc says:

    Dirò, da visitatore, una cosa che magari sarà impopolare. La presenza degli alunni delle scuole, colorata, vitale e sicuramente allegra, non è compatibile con il ruolo che gli si attribuisce, cioè di guida alla visita del monumento, o almeno di non tutti i monumenti. Per alcuni siti occorre una preparazione e una competenza che i bambini e i ragazzi, pur volenterosi, non possono evidentemente avere. Si assiste ad errori anche grossolani che andrebbero evitati. Pensiamo che il visitatore potrebbe avere solo quell’unica occasione per visitare il monumento, come facciamo noi ogni volta che andiamo in un’altra città per la prima e ultima volta. Il salto di qualità si dovrebbe fare anche in questo senso.

    • La maggior parte dei siti ha a disposizione delle guide turistiche o degli storici dell’arte… basta evitare di andarci nel weekend di MA, pagare un biglietto e godersi in beata pace il monumento e il museo…

  12. Anche tre anni fa hai scritto un articolo simile. Quello del 2011, con la manifestazione tenuta in ostaggio dalla peggiore politica.
    E anche allora in tanti si lamentavano per quella situazione ormai cronica. Nel frattempo la guida amministrativa è cambiata, io però non ho più partecipato attivamente alla manifestazione, come associazione coinvolta, per cui non so se la situazione è migliorata.
    Quando ho partecipato ho percepito anche io il peso di una “cupola”, però non ci ho badato troppo perché mi sono concentrato sulla preparazione della visita: io facevo da guida e avevo terrore di fare gigantesche figure di merda davanti ai visitatori.
    Quello che penso adesso è che la tendenza non è reversibile. E’ impossibile acquisire nuovamente una posizione di forza rispetto alle istituzioni, o quasi impossibile (a voler essere ottimisti).
    Due i motivi
    Diciotto anni fa l’impegno e la passione che si respiravano mediamente nell’aria erano enormemente maggiori di quello che si respira adesso. Quell’impegno così grande corrispondeva ad una forza altrettanto grande da spendere come proposta. Ne parlavi proprio in quell’articolo del 2011.
    Io ho visto quella forza diminuire negli anni, fino a diventare un ricordo. Nonostante il massimo degli sforzi fatti, adesso l’attenzione media della popolazione verso ciò che è cultura, si è ridotta tantissimo. Ma questo è anche, specularmente, un punto di debolezza per chi vorrebbe riproporsi come protagonista di una rinnovata manifestazione, così come vi siete proposti all’inizio.
    Altro motivo. La peggiore politica tiene in ostaggio questo genere di manifestazioni perché ne ha bisogno come l’aria. Il consenso è bassissimo e queste occasioni sono gli unici momenti in cui possono indossare l’abito bello.
    Se si cerca di escluderla, riacquistando una posizione di forza, questa politica ti esclude a sua volta: “bogau a son’e corru”.
    Il manico del coltello sta da una parte sola…
    Anche secondo me bisogna ripartire dalle scuole e dalle associazioni. Ha senso solo così, tra l’altro per me sono queste (e queste soltanto) le manifestazioni che meritano di essere intese come impegno culturale. Sono queste che fanno cultura, queste che arrivano nelle scuole e in tutti i quartieri.
    Comunque… pensavo di scrivere solo una riga e poi… una riga per ringraziarti, per l’idea avuta e per averla realizzata. Perché le buone idee vanno sempre ricordate.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.