Cagliari

“San Sepolcro a Cagliari, vietato affittare la piazza! Lo dice un documento del… 1864!”, di Marco Cadinu

Marco Cadinu è un architetto, è un ricercatore in storia dell’Architettura all’Università di Cagliari, è un appassionato studioso della città (ricordiamo il suo “Cagliari, forma e progetto della città storica”), e soprattutto vive nel quartiere della Marina. Questo è il suo contributo al dibattito che da settimane si è sviluppato intorno all’utilizzo di piazza San Sepolcro. Grazie!

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Cosa succede a piazza San Sepolcro?

La Marina è invasa da tavolini di bar e ristoranti nelle strade, nelle piazze, nei marciapiedi. Benissimo, a patto che non impediscano al resto del mondo di passeggiare affiancati, di andare in bicicletta, di sedersi a leggere o di giocare in uno spazio pubblico.

A ben vedere molte di queste attività sono precluse in Marina e altre zone del centro; il Municipio affitta a basso costo ampie superfici con regole che potevano andare bene tanti anni fa, quando il centro storico era deserto.

In piazza San Sepolcro cittadini e abitanti si sono impuntati. La piazza è per lunga consuetudine libera e di tutti, luogo di gioco e di sosta pedonale, lontano dal traffico e ideale per bambini e anziani; la piazza è bellissima, una delle poche disegnata nei secoli proprio per essere una piazza. Oggi è invasa da tavolini di vari bar e ristoranti.

Non si sarebbe dovuta affittare a nessuno; in assenza di altre strategie almeno per buon senso: è (era) l’ultima piazza rimasta, al centro del quartiere più affollato della città, dove Cagliari si presenta con un’immagine vera e ormai rara, fatta di monumenti, panchine, alberi e percorsi pedonali.

Un documento di archivio del 1864, 30 agosto, noto ormai da qualche anno, dice la cosa giusta: vietato affittare la piazza, perché il Comune l’ha ricevuta in “cessione gratuita” a patto di non farne nessun altro uso se non pubblico.

Il vecchio sagrato della chiesa fu sistemato in forma di piazza dal Comune dopo averlo ricevuto dalla “Arciconfraternita dell’Orazione e Morte” (oggi facente capo alla parrocchia di Sant’Eulalia, dove l’atto notarile è conservato). Nel documento i Guardiani “dismettono la Piazza in favore della Città, ad eccezione del libero ingresso alla chiesa e alla Sacrestia” e con alcune clausole.

La prima di tutte è chiarissima:

1° – Il Piazzale cedendo dovrà in perpetuo rimanere per uso di pubblica Piazza, senza che possa il Municipio in alcun tempo, motivo e circostanza fabbricarvi o convertirlo in altro uso qualunque, ancorché di pubblica utilità, intendendosi in caso contrario ipso facto, e senza bisogno di alcun precedente interpellanza o atto giudiziale decaduto il Municipio dalla presente Cessione …”.

Nel 1929 un atto ulteriore atto – quando stava capitando la stessa cosa che oggi nel 2013 è capitata – dispone che il Municipio provveda a “Sgombrare la Piazza dalle bancarelle e vietare l’accesso ai carri ed a qualsiasi altro veicolo…”.

LA PIAZZA QUINDI NON PUO’ ESSERE CONCESSA IN USO O IN AFFITTO A PRIVATI O A TERZI, PENA L’IMMEDIATA REVOCA DELLA ORIGINARIA CESSIONE.

È un luogo bello e di tutti, lo sarà di nuovo e per sempre. Senza divisioni di spazi e senza divisioni di orari dovrebbe ridiventare presto uno dei luoghi “magici” della città, in attesa di nuove regole per il resto del centro storico.

Marco Cadinu

 

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