Politica / Sardegna

Lilli Pruna risponde: “Usiamo il metodo Boldrini: perché le primarie in Sardegna non sono né migliorabili né utili”

Ospito con grande piacere l’intervento dell’amica Lilli Pruna che risponde al mio post “No alle primarie!”: tu quoque, Lilli Pruna? Il centrosinistra sardo verso il disastro prossimo venturo. Il dibattito è aperto.

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Caro Vito,

devo essere chiara: non ho passione per le polemiche sterili, quelle che servono solo a mettere in cattiva luce un’idea che non condividi e magari anche chi la esprime, mentre apprezzo il confronto anche quando è acceso. Quindi ti rispondo perché questo mi sembra un confronto utile, che può sollecitare ulteriori riflessioni in un momento in cui aumentano ogni giorno coloro che si sentono fortemente preoccupati per le condizioni della Sardegna, per chi vive in gravi difficoltà e rischia di vedere compromesse le proprie prospettive di vita.

Nel mio intervento, generosamente ospitato da Sardinia Post (“I partiti si assumano la responsabilità delle scelte. E basta col mito delle primarie”), ho voluto esporre un punto di vista che in effetti collima poco con le opinioni correnti, ma credo che sia tempo di cambiare sul serio e le prossime elezioni regionali sono un’occasione importante per capire se ci sono forze politiche capaci di cambiare.

Il fulcro della questione, infatti, è la debolezza dei partiti, che dovrebbero svolgere un ruolo fondamentale nella nostra democrazia e invece sono incapaci di rappresentare una visione della società, un progetto politico per il paese e per la regione.

Le primarie non hanno contribuito affatto a rafforzare i partiti del centrosinistra, a fare recuperare loro la capacità di essere coesi e avere un grande progetto condiviso. Al contrario, hanno dato legittimazione alle divisioni interne e reso frammentata e contraddittoria la proposta politica. Le primarie sono arrivate in Italia sotto il simbolo di un asinello in stile Walt Disney e continuo a chiedermi che cosa è potuto accadere perché si passasse dalle falci e i martelli, che rappresentavano il lavoro, agli asinelli, le margherite, le querce, gli ulivi, gli arcobaleni. Soprattutto mi chiedo dove ci abbia portato abbandonare i simboli del lavoro e il pensiero del lavoro per tentare di identificarci in una serie di simboli senza senso, senza storia e – a ben vedere – senza futuro.

Confermo tutte le critiche che ho fatto alle primarie e aggiungo che hanno sfinito la pazienza di chi attende proposte e risposte ai problemi sempre più gravi di questo paese e trova invece la politica, le pagine dei quotidiani e i telegiornali occupati per settimane e mesi dalle cronache di ciò che Renzi dice di Bersani e viceversa, in una sconcertante sequenza di pensieri inutili. Non ho ancora smaltito la nausea di questa sbronza triste prodotta dalle facce e delle frasi di Renzi e di Bersani, Bersani e Renzi.

In Sardegna abbiamo avuto già un penoso assaggio di ciò che saranno le primarie tra i candidati del PD, tra veleni e rancori mai sopiti o appena nati. Per carità, risparmiateci questo strazio e la miseria delle polemiche quotidiane di bassissimo profilo sulla stampa e la televisione.

Non sono affatto certa che senza le primarie i cagliaritani avrebbero scelto Cabras invece che Zedda o che i genovesi avrebbero rieletto la contestatissima Marta Vincenti invece che Doria, i pugliesi l’insignificante Boccia al posto di Vendola. È fuori di dubbio che i candidati di SEL che hanno vinto erano tutti nettamente migliori di quelli del PD. Lo dico con un certo rammarico, visto che il PD è il principale partito del centrosinistra.

No, caro Vito, non mi hai convinto: le primarie, per ora, non sono migliorabili né utili. Neppure senza obolo o iscrizione, e tanto meno con un doppio turno: per l’amor di Dio, ci manca solo questo e poi il triplo salto mortale carpiato e rovesciato per andare a votare!

Piuttosto, i partiti del centrosinistra si siedano attorno a un tavolo a ragionare insieme, non un giorno ogni tanto per riunioni dei vertici ma tutti i giorni fino a che non costruiscono un programma politico serio e condiviso. E poi vadano nei territori a raccontare le proposte con voci concordi e a raccogliere le preoccupazioni, le esigenze e le attese delle persone e delle comunità.

I partiti devono sapere di che cosa hanno bisogno i cittadini e le cittadine a cui loro si rivolgono: se non sanno questo non possono rappresentarli e se non sanno rappresentarli e affrontare i problemi che pongono non servono a niente. Inutile cercare una legittimazione democratica attraverso le primarie.

Quando i deputati e i senatori del centrosinistra hanno ragionato insieme su ciò che i cittadini e le cittadine italiane oggi si aspettano dalla politica, su ciò di cui hanno bisogno per avere fiducia nello Stato e nelle istituzioni della Repubblica hanno scelto Laura Boldrini come Presidente della Camera. Un successo, senza primarie.

Lilli Pruna

 

 

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