Cagliari / Sardegna

Cagliari, una città spaccata in due. Zedda, la sinistra dei fighetti, lo stadio che non c’è e le “grondaglie”

[youtube http://youtu.be/9k2BWZx5IQY]

 

Cagliari si sta spaccando in due. Più di quanto non lo sia mai stata prima. I segnali sono inequivocabili. Settori sempre più ampi della città avvertono l’amministrazione Zedda sempre più distante, e ne denunciano il disinteresse su temi di grande impatto popolare e collettivo. L’ultimo e più clamoroso esempio è legato alle sorti del Cagliari e dello stadio. Da via Roma tutto tace. Ma la gente vuole risposte e, se non arrivano, ragiona di conseguenza.

Scrive Antonio su questo blog:

“La colpa di Cellino è di essere popolare e anche popolano se vogliamo (il fatto che sia ricco non significa nulla), nulla a che fare con la cricca radical-chic con la puzza al naso che sta somministrando giorno per giorno l’eutanasia a Cagliari (non al Cagliari, che sarebbe il meno, ma proprio alla città). Dopo vent’anni di governo cittadino degli incolti, ignoranti e grezzi destrorsi servi del demonio di Arcore, ora abbiamo gli ILLUMINATI, I COLTI, I RAFFINATI, GLI ELEGANTI, GLI ONESTI, I PURI, che fanno tutto, ma proprio tutto, anche quando dormono, mangiano e vanno al cesso, nel RISPETTO DELLE REGOLE, DELL’ONESTA’ E DELLA MORALIT-T-T-A’”.

Amici che governate Cagliari, amici del Pd e soprattutto amici di Sel: questo è quello che una parte crescente della città sta pensando di voi.

Che rappresentate una sinistra di fighetti lontana dai problemi della gente comune, di quelli che per voi sono solo dei “gaggi”. Una sinistra radical-chic. Che parla di rispetto delle regole perché ha paura di sporcarsi le mani nei quartieri popolari (perché non li conosce), che detesta le persone umili, povere, poco istruite, che detesta il calcio, il carnevale e tutte le manifestazioni popolari. Una “sinistra fashion” come l’ha definita un mio amico qualche giorno fa; “una sinistra che prende più voti a San Benedetto che non a Sant’Elia”, come mi ha amaramente confessato un compagno (un compagno vero).

Una sinistra per laureati. Cioè per pochi.

Due esempi: qualche giorno fa sul palco di piazza del Carmine, in maniera assai scomposta, un gruppo di rappresentanti dei gruppi che organizzano il carnevale a Cagliari si è impossessato del microfono e ha accusato Zedda di “dare i soldi ai caghineri” invece che alla Ratantina. Affermazione fuori luogo e sbagliata (il Gay Pride non è costato nulla al Comune) ma comunque utile per capire come sta ragionando (nel bene o nel male) una parte della città. Reazione di Sel: “Siete omofobi, andate ad acculturarvi nei teatri e nei musei”.

Ma in questo caso l’omofobia c’entra poco o niente, al massimo possiamo parlare di ignoranza (cioè di mancata informazione), perché quello di omosessualità è un concetto raffinato che appartiene ai ceti più istruiti: per tutti gli altri,  gli omosessuali (che piaccia o no) funti caghinerisi, con buona pace degli accademici della Crusca e dei compagni di via Puccini.

Dietro un’uscita profondamente sbagliata e offensiva, espressa però con un linguaggio proprio delle classi popolari e che non deve spaventare nessuno, c’è in realtà una precisa accusa politica, che va ovviamente decodificata: “Zedda pensa ad altro e non pensa a noi. Pensa alle minoranze (agli omossessuali, agli “zingari”, ai ciclisti, agli ambientalisti) ma non alle maggioranze che abitano nei quartieri popolari. Non pensa alla gente semplice”. Reazione di Sel: andate nei teatri e nei musei. Un capolavoro.

La città popolare, la città “normale” inizia a sentirsi abbandonata da Zedda. Ma la sinistra, che il linguaggio dei ceti più bassi non lo capisce più, ne fa una questione estetica, di buona educazione.

Ed ecco il secondo esempio. Ricordate il video delle “grondaglie”? Fa ridere, è vero. Ma rappresenta appieno questo gigantesco equivoco in cui parte della sinistra cagliaritana (completamente borghese per estrazione sociale, come la stessa composizione di questa giunta dimostra) sta cadendo in maniera drammatica e che parte dell’amministrazione sta alimentando

Nel video (una parodia di Gangnam Style) i personaggi della città dolente intervistati da Antonello Lai lanciano il loro grido di dolore. Ognuno fa il suo mestiere e gli autori del video hanno fatto un bel prodotto che si presta a tante interpretazioni. Ma dopo le risate, cosa resta? Solo lo scherno per i poveri abitanti delle case popolari abbandonati al loro destino?

In questa città per troppo tempo i poveri sono stati presi in giro: prima dalle promesse della destra, oggi dal fastidio estetico della sinistra.

I problemi dell’amministrazione Zedda sono tanti: il primo ora è quello di ricucire le diverse anime della città intorno a progetti forti e condivisi. Cagliari si sta spaccando, drammaticamente. I segnali sono evidenti. Serve un’idea politica più ampia, serve un progetto che unisca e non divida, che metta assieme la borghesia con le classi popolari.

Serve un linguaggio nuovo che spieghi alla Cagliari con la terza media perché è giusto fare il Gay Pride, costruire le piste ciclabili, dare una casa ai rom difendere l’ambiente. La sinistra cagliaritana questo linguaggio non ce l’ha, non l’ha trovato. E neanche sembra volerlo cercare: propone di andare in teatro o nei musei.

In settori sempre più ampi della città cresce l’impressione di avere a che fare con una nuova classe dirigente con la puzza sotto al naso, con una sinistra di fighetti, di figli di papà, tutto aperitivi, belle parole e niente più. Una amministrazione distante dalla gente normale, dai suoi problemi e dalle sue aspirazioni.

Solo un problema di comunicazione?

Fine del sermone domenicale. E forza Cagliari.

 

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  1. Pingback: Un esame di coscienza. - Loc-Nar

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