Cagliari / Cultura / Sardegna

E questo sarebbe il “Piano per la cultura a Cagliari”? Senza l’indicazione di tempi e risorse? E senza nemmeno citare il Teatro Lirico e Monumenti Aperti?

“Questa non è una pipa”, diceva Magritte. E parafrasando il celebre pittore, è evidente che il Piano comunale per le politiche culturali del Comune di Cagliari non è il Piano comunale per le politiche culturali. Ma proprio per niente. E basta dargli uno sguardo anche veloce per rendersene conto. Il titolo più appropriato sarebbe: “Bozza di Piano di utilizzo delle strutture culturali di proprietà del Comune di Cagliari”.

Un vero Piano comunale per le politiche culturali dovrebbe occuparsi delle politiche culturali nel suo complesso, dovrebbe fare una fotografia esatta dell’esistente e prefigurare gli obiettivi da raggiungere. Quante sono le imprese culturali che operano in città? Quante risorse movimentano? Che riscontri hanno? Senza analisi dell’esistente non c’è nessun piano.

Il documento diffuso ieri sera dalla presidente della Commissione Cultura Francesca Ghirra, e redatto dall’assessore alla Cultura Enrica Puggioni, ci dice invece solamente cosa il Comune intende fare nelle strutture culturali di sua proprietà. Stop.

Per carità, sono indicazioni necessarie e interessanti, ma non si può confondere la parte con il tutto. La cultura a Cagliari è qualcosa di più articolato e complesso di quanto emerga dal documento della Puggioni.

A tutti coloro che hanno una associazione medio-piccola (e in città sono tantissime) il documento non dice assolutamente nulla. Ma non dice nulla neanche a molte grandi imprese culturali, visto che gli spazi da assegnare soddisferebbero giocoforza solo pochi soggetti. E gli altri, che fine fanno?

Il Piano-non-Piano non dice in quali tempi il Comune affronterà il nodo degli spazi, non dice in che misura l’amministrazione supporterà l’azione dei gruppi delle compagnie e delle associazioni, non spiega come il Comune intenda aiutare le imprese culturali nello sforzo di attingere a risorse comunitarie.

Ancora non vi ho convinto?

Se quello diffuso ieri è veramente il Piano comunale per le politiche culturali, perché ad esempio non si parla del Teatro Lirico? E di Monumenti Aperti? E la lingua sarda dov’è? Non c’è nulla: semplicemente perché “questa non è una pipa”.

È talmente poco Piano questo Piano, che non ci aiuta a capire il pasticcio creato da questa amministrazione sul caso dell’ex Liceo Artistico (peraltro, mi sembra neanche mai citato).

Il Piano non è un Piano, ed è anche una bozza. Perché lo dico? Perché nel Piano-non-Piano c’è tutto ma manca un elemento fondamentale: le risorse.

Se anche entriamo nel merito di quanto c’è scritto, con quanti e quali soldi si farà tutto quello che si dice di voler fare? E in che tempi? Non c’è scritto. E non è una carenza di poco conto.

Senza queste indicazioni, il Piano è un bel pezzo di carta che può servire al massimo alla Giunta Zedda a difendersi dagli attacchi interni ed esterni, ma agli operatori culturali serve a pochissimo. Il Piano è una bozza di una parte di un documento più ampio che ancora non c’è. E niente di più.

Quindi ci chiediamo: il vero Piano quando arriverà? Chi lo scriverà? E quando l’amministrazione metterà alla fine di ogni capitoletto di questo Piano quei numeretti indicanti tempi e risorse che fanno la differenza?

Attendiamo fiduciosi.

 

51 Commenti

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  4. Karalis says:

    Ma di cosa vi stupite? Questo del Comune di Cagliari è solo un abbozzo malriuscito e incompleto di piano strategico per la cultura. Sicuramente è un documento redatto di corsa per cercare di dimostrare che si ha ben chiaro cosa si vorrebbe fare. Mentre probabilmente è vero il contrario. Mi sembra infatti che Zedda, come diversi suoi giovani assessori (non tutti) non sappiano da che parte sono entrati nella macchina pubblica e stiano ancora guardandosi intorno forse per cercare di guadagnare in fretta l’uscita.

    Di sicuro hanno capito solo adesso d’esser finiti anche loro nel labirintico dedalo di uffici pubblici, funzionari reticenti o dirigenti non collaboranti, ostacoli, autorizzazioni tecniche e iter inviolabili di procedimento con cui doversi barcamenare in mezzo alle troppe pretese o esigenze del proprio bacino culturale/sociale e sopratutto elettorale di riferimento.

    L’unica cosa buona fatta in ambito culturale da questa giunta però mi sembra proprio quella che qui criticate aspramente. Ovvero che stiano almeno tentando di stroncare i privilegi di pochi mandando fuori da uno spazio pubbliche quelle associazioni fasulle o ridicole (variazioni della zuppa/pan bagnato degli amici di turno di Ada Lai o di Emilio Floris) che all’Artistico sono approdate in questi anni appropriandosi di spazi negati a tutte le altre. Mi dispiace per la ragazza di Biolchini e la sua compagnia teatrale, che forse sono tra le associazioni meno compromesse sotto questo versante, anche se non abbiamo possibilità di saperlo, ma il metro di giudizio e castigo dovrebbe valere per tutti.

    E non concordo nemmeno con quelli che dentro un Piano di questo tipo vorrebbero vedere esposte le clausolette di dettaglio che sono proprie di un bando o di un regolamento attuativo. Si tratta di due livelli di intervento diversi, uno alto e politico, l’altro operativo. Livelli distinti anche se ben concatenati.

    Il problema è però che, se i presupposti di obiettivo politico più alto sono questi lacunosi e fumosi che emergono dentro questo piano allora dobbiamo impaurirci. Dobbiamo pensare alla capacità reale di Massimo Zedda e della sua giunta di poter controllare lo sviluppo operativo e futuro delle cose. Dobbiamo dubitare che siano in grado anche solo di redigere un eventuale regolamento contenente regole certe e uguali per tutti.

    Cosa che dovrebbe tutelare tutti non solo i cittadini e gli operatori del settore ma anche loro, i politici, per permettergli di sottrarsi finalmente alle “insidie” che sono interne alla macchina burocratica ma anche esterne.

    Perchè molte sono le insidie del sottobosco culturale e mercantile della nostra città. Insidie che possono anche provenire da amici o compagni di merenda e di aperitivo che magari si sentirebbero traditi da trattamenti che non fossero di massimo riguardo.
    La levata di scudi cui si assiste, anche dentro questo blog, ne è un esempio.

    Probabilmente poi, per tutti questi motivi e per l’inadeguatezza di chi lo ha scritto o del momento in cui è stato creato, questo piano culturale di Cagliari è debolissimo e inutile.

    Anche perché è stato forse scimmiottato o copiato/incollato da altri piani strategici scritti in analoghe forme di politichese/burocratico più o meno de-evolutosi nel tempo. Più che fine anni ’80 mi pare ricco di magnifiche e progressive sorti per culture di fine millennio..

    Alcuni di quelli di questo tipo, pubblicati in giro, non sarebbero nemmeno esempi troppo brutti da cui partire. Ma si deve anche saperle copiare molto bene queste cose.
    Ci direbbe sicuramente l’ex governatore Pili.

    Ad esempio, leggetevi il piano di una città come Torino, redatto agli inizi del secolo (prima delle olimpiadi invernali del 2000)

    http://images.torino-internazionale.org/f/Editoria/Pi/Piano_1.pdf.

    La cultura ha la linea d’azione 5 ed è descritta in modo abbastanza stringato e sintetico. Eppure parla delle stesse cose. Di spazi cittadini e di strategie. Ma ipotizza anche linee operative, cita costi orientativi e budget o partnership necessarie per attuarle.

    Può essere stato un compitino diligente di consulenti ben pagati e ricco solo di buone intenzioni. Ma alcune cose poi le han fatte davvero. E mi sembra che loro almeno non si sono dimenticati del Cinema… E nemmeno della cultura Egizia.

    A noi forse mancherebbe la Mole Antonelliana come museo (potremmo provarci requisendo le Torri di Zuncheddu?) Ma la Film Commission dovremmo avercela uguale!

    E la cultura nuragica non sarà proprio nota come quella egizia ma almeno è tutta roba autoctona e qualcosa per noi vale. Sono sicuro che i Torinesi ce la invidiano, mentre noi ce la dimentichiamo dato che abbiamo una cittadella piena di bronzetti nascosti e impolverati 🙂

    Intendevo dire che ogni documento del genere, essendo un piano strategico, può solo fermarsi alle azioni e strategie e rinviare, come è logico, a fasi più attuative e operative il resto. Però è necessario e giusto che si ipotizzino fin dall’inizio almeno delle linee chiare di sviluppo. Individuando quali azioni, in quali luoghi e strutture e con quali soggetti farle, ma anche a fronte di quali costi e investimenti.
    Tutte cose che mancano dentro questo povero piano strategico perché al Comune di Cagliari (come probabilmente anche altrove in Provincia o Regione) non si ha la minima idea di cosa si stia parlando o interesse a collaborare con altri Enti o soggetti in grado di farlo.

    Mi stupisce ad esempio non si parli minimamente di sinergie con altri Enti locali sul territorio. Esempio il circuito bibliotecario. Non c’è traccia mi pare della nuova Biblioteca Provinciale di Monte Claro o della Manifattura Tabacchi. Nemmeno come idee. Ma sono strutture che vedrei ben inserite in una partnership stretta con altri spazi cittadini comunali.

    Non si fanno, nemmeno a livello di prima ipotesi, cifre, citando budget da cui attingere o investimenti di project.financing da tentare. Un generico riferirsi solo ad alcuni progetti presentati a livello italiano/europeo. E basta.

    Evidentemente nessuno dentro il Comune è in grado o intende nemmeno approfondire quanto possa rendere affidare la gestione di uno spazio pubblico ad un soggetto privato che si muova in un certo ambito. O quanto sia invece un passivo certo di cui farsi comunque carico in nome di un progetto culturale di rilievo in cui un amministrazione pubblica crede.

    Dato che fino ad oggi, ogni spazio era solo la ciliegina sulla torta da dare agli amici. Amici a cui si davano spesso anche i contributi per le attività svolte dentro quegli spazi. Attività culturali considerate tutte meritorie a prescindere. Cose sulle quali non ci si chiede mai nemmeno quali realtà e azioni culturali o ricadute per il territorio siano state in grado di produrre con i soldi pubblici.

    Avete mai visto dalle nostre parti un bando di erogazione di un finanziamento pubblico per iniziative culturali che valuti quale sia il reale riscontro di presenze o di seguito, quale l’utilizzo sui 12 mesi dello spazio e la sua apertura al pubblico o quali siano stati i riscontri di critica (recensioni positive di stampa non amica o a pagamento) o quelli di gradimento (quantità di spettacoli e biglietti di spettatori paganti)

    Ecco, sono sicuro che avranno vita ben dura, Zedda e i suoi. E si dovranno barcamenare presto come tutti i loro predecessori senza però averne la maliziosa furbizia o la scafata esperienza dei loro predecessori e dei tanti loro detrattori che stanno spuntando come funghi. Non si tratta solo di politici di parte avversa ma ad essi si stanno aggiungendo in fretta in tanti.

    Tra questi ci sono tutti gli operatori culturali scontenti. Scontentare loro è semplice. Ne sa qualcosa anche il vecchio Soru. Lungi da me l’idea di difendere l’operato suo o della Mongiu, ma almeno quelli sceglievano. Ditemi quali scelte giuste o cattive che siano stia facendo l’assessorato regionale alla cultura. Sempre che qualcuno riesca a ricordarsi il nome dell’Assessore.

    Scontentare gli operatori culturali è cosa semplice. Ci riescono tutti. Perché qui da noi gli operatori culturali NON operano, non essendo tali. Gran parte della stortura è in questo paradosso. Ogni operatore culturale di questa città (di questa Isola) Se e quando OPERA sembra farlo solo per se stesso. Tanto è vero che da noi non esiste e non è mai esistita nessuna azienda o organizzazione (intesa come strumento operativo di politiche e intenti culturali pubblici o privati) che faccia nessun tipo di cultura producendo economia reale o riuscendo a pareggiare un bilancio.

    La maggior parte dei nostri operatori si auto-definisce infatti artista in qualche ambito. Ma essendo tutti artisti (todos caballeros e artistas, no anestesistas) sono spesso gente che di solito non conosce nemmeno bene cosa cerca per se. L’arte è ricerca di se stessi e ricerca del se.

    Se ci fate caso, tutti noi sardi siamo abbastanza chiusi o poco inclini allo scambio, soprattutto con i nostri conterranei. Ma i nostri artisti sono sardi all’ennesima potenza. Tutti talmente egocentrici e attratte dal proprio ombelico dietro il muretto a secco del proprio orticello da essere sempre e a priori, critici inverecondi o del tutto indifferenti verso qualsiasi cosa artistica facciano gli altri loro pari.

    Saranno tanti a criticarlo anche tra gli elettori delusi che hanno votato a sinistra per la prima volta nella loro vita aspettandosi chissà quale rivoluzione di cavalli cosacchi che si abbeverino in via Roma. Come molti saranno a criticarlo tra i giornalisti e gli opinion-maker pronti a scattare a comando dagli osanna al crucifiggi.

    Vale non solo per tv e carta ma anche per i blog. Ma non parlo di questo blog, che a parte rare cadute di stile spesso in salsa “anti-soriana” è abbastanza coerente criticando tutti.

    Tra tutti questi astanti, questi nuovi giovani politici e amministratori comunali sono e saranno guardati a vista. E navigheranno a vista, senza nessuna bussola.
    Tra i tanti veti incrociati dell’una o l’altra parte politica dentro quella melassa fangosa che contraddistingue da sempre, in Italia e in Sardegna qualsiasi amministrazione pubblica locale.

    E Cagliari, città mercantile per eccellenza, è l’esempio migliore in Sardegna di questa poltiglia di fango e polvere. Perché Cagliari è una bella città di pietra bianca sotto il sole, ma calcificata come un cadavere..

    Città vuota, dimenticata e morta come la sua Tuvixeddu o il Poetto.
    Non luoghi della cui sorte o della cui cultura ai noi stessi cittadini pare importare ben poco.

    Tutti sempre troppo occupati a guardarci allo specchio o ad osservare da molto vicino solo il proprio ombelico. Mentre contemporaneamente sembriamo ignorare, facendo anche finta di disprezzarlo, l’ombelico del vicino in realtà invidiamo lui e l’erba del suo giardino.

  5. Addetto says:

    Caro Esterrefatto, vedo che i modi da manganello non vengono meno anche quando muta il nome. La provenienza è evidente. Gli osanna sono talmente sperticati e il “nemico” talmente vilipeso che si capisce da quale fonte provenga tanta maleducazione.
    Tuttavia vale la pena di ricordarle che un se un Piano diventa oppure non diventa operativo, il merito o il demerito è comunque della poliica, salvo immaginare il mondo per metà in mano ai politici (l’assessore comunale in questo caso) e per metà in mano ai dirigenti.
    In questa sua astuta visione del mondo si può teorizzare che se un Piano non va in porto la colpa è dei dirigenti, ma se ha successo allora il merito è della cosiddetta politica. Geniale.
    Però non c’è da preoccuparsi, questo Piano, così ampiamente discusso in così numerosi incontri, non corre il rischio di ottenere un qualche reale effetto. Dunque, sono d’accordo con lei, inutile discuterne. Oppure, se vuole, le diciamo in coro che è bellissimo e che chi lo critica è invidioso, livoroso, pieno di rancore.

  6. Allora io in un pezzo di carta che normi le attività culturali mi aspetto di trovare:

    – i requisiti che le associazioni devono avere per parteciparvi
    – l’elenco delle attività finanziabili
    – i soldi a disposizione
    – le modalità di presentazione dei preventivi e delle rendicontazioni
    – i tempi di presentazione dei progetti, i tempi di finanziamento, le modalità di finanziamento
    – le spese ammissibili e non
    – le scadenze
    – i moduli prestampati per la compilazione.
    – aggiungete voi se mi sto dimenticando qualcosa di importante

    il tutto in 4 o 5 paginette, se possibile.

    inoltre, se possibile, sarebbe meglio non condire il tutto con gigantesche supercazzole.

  7. A. Mongili says:

    Ho letto questo documento: mi sembra vago e molto vecchio. Però non credo che il problema sia Enrica Puggioni, non credo che sia utile personalizzare in questo modo. Mi sembra che il documento esprima bene la subalternità e la limitatezza culturale che ispira purtroppo questa Giunta, e la sua passionaccia per la comunicazione e per l'”adesso tocca a noi” a 360°, visto che i loro genitori non ce l’hanno fatta. Ho perso speranze nel momento in cui ho capito che si tratta di un gruppo settario refrattario al controllo e disposto a tutto pur di far tacere le voci contrarie o semplicemente critiche. Per questo, più del programma che, privo com’è di aspetti operativi, trovo un’ennesima trovata comunicativa di questi giovini Julien Sorel che sarà del tutto ininfluente sul piano pratico, mi preoccupa il loro approccio complessivo. Trovo però comico l’inizio, in cui parlano di partecipazione, ascolto e compagnia cantante: fac’e sola va bene come commento? Ma forse il copia e incolla dovrebbero imparare a farlo in modo più riflessivo.
    Trovo che il problema sia stato proprio l’assenza totale di un dibattito (impossibile in un contesto autoritario e sprezzante per la cultura come quello generato dal gruppo asserragliato a palazzo bacaredda) su che cosa sia la cultura a Cagliari, soprattutto sulla cultura che si produce in città e sulle condizioni culturali della città. Su quanto, ad esempio, abbiano inciso tutti questi “eventi” culturali nel favorire la crescita dell’espressione di una cultura da borderland come la nostra. Ma i temi sarebbero tanti, e molto interessanti. Colpisce come questa sinistra sia vecchia, e come non si ponga il problema della lontananza dalla cultura dei ceti popolari, e anche della negazione della loro cultura, e della loro lingua, come processo che ha generato solo disastri e disperazione. Per converso, mi preoccupa il loro antiintellettualismo, il loro disprezzo per i “professori”, e la loro arroganza cui non corrisponde una preparazione adeguata. Ne vedremo delle belle, anzi delle brutte per chi, come me, ha a cuore il miglioramento delle condizioni della Sardegna e l’empowerment dei sardi. Ancora una volta ci vedremo come degli incapaci.

    • addetto esterrefatto says:

      Chissà quali lezioni teneva l’esimio ricercatore quando venivano ascoltate centinaia, tra associazioni, singoli operatori e cittadini. Io ho partecipato almeno a tre incontri pubblici: sale piene per il confronto e interventi di chiunque volesse dare un contributo.
      Giusto un cenno sulle singole contestazioni, assai curiose: difficile che un Piano politico, possa essere operativo, aspetto peraltro non di competenza degli Assessori; contesto autoritario, appare un po’ forte ma se si riferisce alla mancanza di difesa degli “abusivi” dell’ex Liceo Artistico, cadono le braccia e cresce lo sconforto per chi ritiene opportuno tenere in pista favori e cortesie illegittime.
      Se sono questi gli intellettuali da ascoltare ……..

    • Gentile Mongili,
      sa cosa si nota dal suo commento? Che è «privo […] di aspetti operativi», esattamente come dice lei del «Piano».
      Chiunque l’abbia criticato (il Piano, da Biolchini in poi, passando per Sovjet) ha indicato ambiti precisi e individuato tematiche concrete. A lei, al contrario, «preoccupa il loro antiintellettualismo, il loro disprezzo per i “professori”, e la loro arroganza cui non corrisponde una preparazione adeguata» cioè aria fritta, come del resto spesso si percepisce dai suoi interventi.
      Non avendo la capacità di sintesi di ADbuster, sarò certamente inadeguato, ma il suo commento si traduce più o meno così: «Non ho nulla da dire ma lo dico lo stesso e in ogni caso il Piano è una schifezza perché non c’è il mainstream!»
      Complimenti!
      Cordialmente,

      • A. Mongili says:

        Ainis, infatti il mio era un commento su un blog, non un Piano. Ma forse a lei queste cose sfuggono, eppure ci vuole poca intelligenza per capirle. Si calmi, sta dando un brutto spettacolo che contrasta con la sua cura per le forme.

        • Gentile Mongili,
          non le sfuggirà che, ancora una volta, non scende nel merito. Ma è una sua abitudine?
          Sottolineo che nessuno le ha chiesto un Piano (e neppure un pianoforte): ma lei è sicuro di aver letto il mio commento?
          “Chiunque l’abbia criticato (il Piano, da Biolchini in poi, passando per Sovjet) ha indicato ambiti precisi e individuato tematiche concrete. A lei, al contrario, «preoccupa il loro antiintellettualismo, il loro disprezzo per i “professori”, e la loro arroganza cui non corrisponde una preparazione adeguata» cioè aria fritta, come del resto spesso si percepisce dai suoi interventi.”
          Cordialmente,

        • A. Mongili says:

          Mio diletto Ainis, è quello che penso, mi dispiace. Forse per lei sarà aria fritta, per me invece è importante. Evidentemente ho preoccupazioni diverse da “Biolchini in poi, passando anche per Sovjet”. Faccia una cosa, salti i miei commenti, tanto per lei sono aria fritta. Me ne farò una ragione facilmente.

        • Gentile Mongili,
          e perché lei non salta i miei? Glielo dico o lo immagina da solo?
          Uno dei motivi è che gli “intellettuali” come lei sono intolleranti alla critica (a proposito di stalinismo) per cui si irritano se gli interlocutori non si comportano da scolari. Che i suoi argomenti siano spesso “aria fritta” è una constatazione di molti. La differenza è che io glielo dico e (guarda un po’) argomento il mio pensiero.
          A proposito: rilegga il commento che ha appena scritto: le pare che risponda ai miei argomenti? Naturalmente no… lei segue il mainstream!
          Cordialmente,

    • esterrefatto pure io
      ho partecipato ad uno dei tantissimi incontri con le associazioni culturali
      confermo tutto quello che ha detto l’addetto.
      quindi gentile mongili: di comico qui c’è solo il suo post

    • Traduzione:

      Sti cazzi del merito del documento, sono passato solo per gettare un po’ di fango sul “gruppo asserragliato a palazzo bacaredda”. Oh sì, rispondetemi male, mi sento tanto solo!

      • A. Mongili says:

        L’addetto stampa del Sindaco mi ha accusato di avervi offeso perché vi ho chiamato stalinisti. Ma la mia è solo una constatazione, che chiunque può condividere leggendo questi commenti.

        • Ho letto il suo scambio, aro A. Mongili, con l’addetto stampa del sindaco sulla sua pagina fb. oggi il post non c’è più, mi pare, ma in ogni caso l’addetto stampa del sindaco parlava a titolo personale. e lo chiariva più volte. insieme a un po’ di altre cosette che lei ha avuto ben modo di cancellare. saluti.

        • Matteo says:

          Chiunque non abbia senso dell’ironia.

        • Matteo says:

          Davvero Alessandro, io non mi sento offeso. Ho capito bene che le tue accuse le fai per narcisismo, perché credi di potertele permettere o per chissà cos’altro.
          Quando le accuse sono pubbliche ci si deve aspettare una replica. Mi risulta che ti sia offeso tu semmai, per le risposte (che peraltro ti sei cercato a fustigheddu).

          Ho letto lo scambio con Marco, che hai celermente cancellato. Stai diventando antipatico e monomaniaco, ti ricordi Pietro Loi?

          Buona vita,
          Matteo

    • Di Legno says:

      Professor Mongili, lei ha ragione. L’Università di Cagliari e quella di Sassari hanno sempre fatto molto per la cultura in Sardegna.

  8. Addetto says:

    Il Piano per la Cultura è scritto in modo repellente e i contenuti sono talmente vaghi da non destare né preoccupazione, né interesse. La Cultura non deve preoccuparsi, almeno per ora. La dottoressa Puggioni non le procurerà vantaggi, ma neppure danni.
    D’altronde è solo un Piano di intenti e quando dovrà essere calato nella realtà vedremo attraverso quali mezzi sarà attuato e cosa accadrà.
    In esso sono espresse delle volontà così vaghe da non poter essere contro o a sfavore.
    Il Piano prefigura una città felice dove tutto è in rete, dove tutto è in circuito, dove regna l’armonia e la sapienza.
    Insomma, non c’è da inquietarsi, non accadrà nulla. E’ solo un copia incolla da un piano aziendale e al posto della parola Cultura si può mettere qualsiasi altra parola che il Piano non ne soffrirebbe.
    E a proposito di cultura vi cito, virgolettato, la risposta, che sembra un rap, di un candidato sindaco di un’importante città d’Italia ad Antonello Caporale:
    «Sempre tra la gente.
    Notte e giorno.
    Io non mi stanco, non mi smonto, non deludo.
    Lavoro con la passione e sto al fianco degli ultimi nel disagio sociale che allaga questa città».
    «Disoccupati organizzati, commercianti, senza casa, senza niente.
    Ai figli della strada gli troviamo una scuola dove trascorrere almeno il mattino,
    ai giovani un po’ di lavoro. Tutto col volontariato, con la rete civica dei movimenti».
    «Io sono di sinistra».
    «Vedevo la poltrona,
    la poltrona del sindaco,
    e certo immaginavo
    che un giorno avrei potuto agguantarla».
    Provate a indovinare chi era.

    • era Cetto La Qualunque, a Palermo

      • Addetto says:

        Bravo, caro Ale, era Ferrandelli a Palermo dopo la vittoria alle primarie che sembrava, a sentirlo, la vittoria per la presidenza degli stati uniti. Ma quello che colpisce di più è il verbo “agguantare” utilizzato per la poltrona di sindaco. Orribile.

  9. Aldo Lusci says:

    Puggioni dimissioni

  10. Luisella says:

    A Molto deluso: fondiamo il club dei protocollati senza risposta? la mia associazione ne attende una da agosto…

  11. Di Legno says:

    Sull’Unione Sarda di oggi, Gianluca Floris afferma: “Da operatore culturale e cittadino, non sono d’accordo con tutte le voci che chiedono l dimissioni di Enrica Puggioni, assessore comunale alla Cultura”.

  12. Sovjet says:

    Io una domanda me la faccio: è meglio discutere su qualcosa o sul niente? Perché fino a giugno scorso, riguardo alla cultura ma non solo, si discuteva sul niente. O meglio, su input dell’amministrazione comunale, si discuteva se l’Anfiteatro romano fosse o meno un voragine al cemtro della città. Questo è un “piano-non piano” come dice Vito Magritte? Forse. Intanto è qualcosa su cui si può discutere, rispetto al quale si può prendere posizione e persino, per chi me ha voglia, possibilità e competenza, penso al mio amico Gianluca Floris che si pone sempre in termini di proposta (dando così una lezione un po’ a tutti noi) di formulare miglioramenti. Miglioramenti che poi devono essere condivisi dalla giunta, perché la responsabilità di amministrare non è di Sovjet, Mossad, Zunkbuster o Vito Biolchini, ma di chi si e candidato ed è stato eletto e di chi è stato scelto per governare questa città nel ruolo di assessore.
    Chi ha competenze per migliorare questo “non è un piano” magari le metta a disposizione, perché oggi è possibile, ieri no. Chi poi vuole fare semplicemente il tiro al piccione con Enrica Puggioni certo può farlo, ma sinceramente potrebbe occupare il suo tempo in attività più piacevoli, evidentemente ha poco altro da fare nella vita.
    Per quanto riguarda la vicenda dell’ex Artistico, ho avuto modo di parlarne pubblicamente (perché ormai Facebook è una piazza virtuale vera), pensandola diversamente, con compagni che mi sono cari e di cui ho grandissima stima, penso al coordinatore del mio circolo Matteo Massa. Ma io non lo definirei un pasticcio, come fa Vito. Io credo che riportare a legalità e rispetto delle regole il rapporto tra amministrazione e privati sia obbligatorio, ma che in quella sotuazione forse si sarebbe potuta trovare una soluzione migliore per massimizzare l’utilità per i cittadini.
    Poi, per stare sempre a quella vicenda, Enrica ha detto che le comunicazioni riguardanti il rilascio dei locali dell’ex artistico sono stare inviate a dicembre e dal momento che una cosa non può essere vera o falsa allo stesso tempo e che le comunicazioni delle pubbliche amministrazioni in genere si protocollano prima di essere inviate, dovrebbe essere facile verificare direttamente al comune. Perché se ha ragione Enrica, anche quella vicenda un pochino cambia di segno.

    • Vito Biolchini says:

      Caro Soviet, tu dici che questo documento è intanto “qualcosa su cui si può discutere”. E io cosa sto facendo, scusa? Cosa c’entra il tiro al piccione alla Puggioni? Io ho elencato, dal mio punto di vista, i limiti del documento: di quelli si parli, non della Puggioni. Che peraltro non ha bisogno di essere difesa, mentre sembra ormai l’unica preoccupazione di molti (troppi) esponenti del centrosinistra cittadino. Parliamo delle cose, non delle persone.
      Rispetto alla vicenda dell’Artistico, tu dici bene: l’assessore ha detto che a dicembre ha mandato alle associazioni il preavviso dello sfratto e “che le comunicazioni delle pubbliche amministrazioni in genere si protocollano prima di essere inviate”, e che “dovrebbe essere facile verificare direttamente al comune”.
      Bene, qualche consigliere comunale di buona volontà vada al protocollo dell’assessorato alla Culturae cerchi quel benedetto preavviso. Perché delle associazioni che ho contattato, nessuna afferma di avere mai ricevuto quell’avviso. Nessuna.
      “Se ha ragione Enrica (rispetto al preavviso inviato a dicembre, ndr), anche quella vicenda un pochino cambia di segno” dici giustamente tu. Ma anche se Enrica non avesse ragione, questa vicenda cambierebbe un pochino di segno, non credi?
      E se del preavviso inviato a dicembre nel protocollo del Comune non c’è traccia, che si fa? Praticamente e politicamente, intendo.

      • Sovjet says:

        Caro Vito, vedo che hai commentato per dire che sei d’accordo con me: c’è un piano, insufficiente forse, ma c’è e prima non c’era; si dicute del piano e non dell’assessore, come per altro fai tu (ma non mi pare che io abbia affermato il contrario…); sei d’accordo anche sul fatto che se l’assessore ha ragione sull’invio delle comunicazioni il segno di tutta la discussione potrebbe cambiare (va da sè che se le comunicazioni non ci sono state il segno della discussione non cambia, ma io ho già detto che gestita in questo modo la vicenda dell’artistico è una cazzata..).
        Se non c’è traccia dell’invio, dal momento che non mi pare che la Puggioni sia una mitomane, bisognerebbe capire chi le ha detto che era stato fatto e prendere le opportune misure. Se invece si è inventata tutto (ma ne dubito fortemente) per me deve dimettersi.
        Aggiungo una cosa: un assessore giovane come Enrica Puggioni ha il diritto di potere sbagliare e non la si misura dal fatto che faccia errori, ma dalla capacità di correggerli. D’altra parte, abbiamo tollerato ben altro.

    • ZunkBuster says:

      O Soviet … “Chi poi vuole fare semplicemente il tiro al piccione con Enrica Puggioni certo può farlo, ma sinceramente potrebbe occupare il suo tempo in attività più piacevoli, evidentemente ha poco altro da fare nella vita.”. Anche tu ti metti a trolleggiare? Ayooooo … non la conosco neanche la Puggioni che anagraficamente potrebbe essere (quasi) mia figlia, però, riferendomi solo alla questione ex Artistico, non credo che Vito Biolchini, come più volta ha dimostrato di non fare, spari fesserie a pera senza documentarsi, né che si presti a battaglie in mala fede, che ci possa essere di mezzo la sua compagna o meno. E se le cose stanno come sono state riferite, il fatto è grave, e non può escludersi che importi anche possibili strascichi legali. Si ha difficoltà a fidarsi di assessori che incappano in simili infortuni, se è così (e sottolineo se), è legittimo interrogarsi o in questa città o si è l’Ugnone sempre pronta e lesta a sparare cazzate o si è un coro unico consenziente e adorante stile Casteddu Online? Questo sulla vicenda ex Artistico, per quanto riguarda il piano, si tratta di un documento complesso che meriterà sicuramente analisi più lunghe, mi sono limitato a notare che il sistema dei “bandi” è fuori dal mondo se si guarda alle caratteristiche della maggior parte delle organizzazioni che affannosamente tentano di fare cultura in città; personalmente cercherei di formare delle graduatorie sulla base dei curricula delle cose fatte o dei “business plan” (chiamiamoli così, impropriamente) delle cose che ci si propone di fare, possibilmente da valutarsi ad opera di una commissione indipendente e con cognizione di causa (per intenderci, niente ragionieri …). Attenzione che poi va a finire che i Palmas usciti dalla porta rientrano dalla finestra, loro di risorse ne hanno, comprese quelle che stanno destinando a retribuire l’avvocato nei processi che hanno per l’affaire Anfiteatro.

      • Sovjet says:

        Caro Zinkbuster, questo è il secondo commento dopo quello di Vito- devo leggere ancora quello di Gabriele Ainis – dove mi si contesta di essere d’accordo con me.
        Siano tutti d’accordo che il tiro al piccione nei confronti della Puggioni (che io invece conosco) è inutile? Mi pare di sì. Siamo d’accordo sul fatto che la posizione più utile, almeno per chi vede con qualche simpatia un’aministrazione di centrosinistra al governo di Cagliari, sia di proposta? Mi pare di sì. Io ho già detto pubblicamente (la “j” di “Sovjet”, scorretta dal punto di vista della traslitterazione – come ebbe a dire giustamente il prof. Mongili – serve per rendermi riconscibile su FB) che questo sgombero è una cazzata. L’ho fatto per altro discutendo col coordinatore il mio circolo proprio per rimarcare l’errore. Per uno educato nel PCI come me, dove i panni sporchi si lavavano solo in famiglia, vuol dire qualcosa.
        Che dire per alcune cose sono d’accordo con te. Rispetto a Palmas poi, credo che tra il farne il dominus della cultura a Cagliari e farne il nemico pubblico numero uno, una posizione più sensata la si potrebbe trovare: il problema non credo sia che lui rientri o meno dalla finestra, il problema è semmai fargli gestire gli ingressi!

    • Gentile Sovjet,
      «[…] è meglio discutere su qualcosa o sul niente?»
      Mi permetta di essere critico con questo tipo di argomentazione (altrimenti le rispondo che a volte è meglio niente, così, a livello di battuta, per farci due risate che non guastano mai e si rasserena l’ambiente).
      Come dice Biolchini, ne stiamo discutendo e a me, ad esempio, non piace, perché su un argomento così importante (per me, sia chiaro) come le biblioteche non dice assolutamente nulla. Mi pare di aver citato un argomento circoscritto (non nell’importanza) e mi aspetto davvero qualcosa di meglio. Personalmente non conosco Puggioni e non è mia abitudine scendere a livello personale (ci mancherebbe!).
      Quanto al linguaggio, ne ho discusso brevemente con la gentile Serena, che a mio avviso difende l’indifendibile: il documento è redatto con i piedi e il lessico tecnico c’entra meno di nulla! Piuttosto vedo un bel po’ di confusione e molte circolarità logiche (come ho segnalato per le biblioteche).
      Posso dire che mi aspetto di meglio? Se poi vogliamo dire che gli elettori di sinistra sono più esigenti di quelli di destra, potrebbe anche essere, però è aspetto di cui vantarsi, non è che «avere qualcosa di cui discutere è meglio di nulla»!
      Accetta una provocazione? Anche da lei mi aspetterei qualcosa di meglio :).
      Sul tema dello sgombero dell’Artistico non mi pare il caso di esprimermi, ma mi piacerebbe se si parlasse dell’argomento facendo riferimento ad un orizzonte più ampio, quello del rispetto delle regole di fronte alla necessaria flessibilità interpretativa nella gestione quotidiana dei problemi. Magari ci sarebbero meno equivoci derivanti da eventuali «conflitti d’interesse» e se ne potrebbe parlare in maniera più serena (con la “s” minuscola!).
      Cordialmente,

      • Sovjet says:

        Gentile Ainis, che dirle, eccetto che riguardo al primo passaggio, sono perfettamente d’accordo con lei, che infatti assume l’atteggiamento che io auspico: la critica su un documento, forse mediocre, ma emendabile e base materiale di discussione. Il “meglio niente” posizione utile qualora non sia possibile modificare in nulla le decisioni prese e a quel punto sì che non fare sarebbe meglio del fare… È questo il caso? Mi auguro di no.
        Quindi d’accordo su (quasi) tutto, compresa sua posizione sulla vicenda dell’ex Artistico, che come già ribadito, è anche la mia (con la necessità di un approfondimento sulla comunicazione inviata a dicembre…).
        Riassumo la mia posizione sul punto di disaccordo: nella mia attività io ho sempre trovato più utile confrontarmi su documenti scritti, che bene o male sono frutto di elaborazione, che su parole. Nel documento scritto posso ricostruire i ragionamenti, che posso anche contestare, ma riproducono un’idea. E le idee possono essere migliorate e arricchite. Credo che rispetto alle abitudini, avere un documento scritto su cui confrontarsi sia un passo in avanti e non lo valuto positivo a prescindere, anzi – non avendo competenze tecniche specifiche – la mia valutazione sarebbe quella del semplice cittadino e non dell’esperto. Ma almeno posso controllare e verificare se mancano le biblioteche o se manca il cinema…prima non era possibile e per me è un passo avanti.

        • Gentile Sovjet,
          solo una precisazione. Sul merito siamo più o meno d’accordo (mi pare). Tuttavia cercavo di mettere l’accento sul metodo: se da una parte (la sua) può esserci l’impressione di un tiro al piccione e da parte di altri quella di una difesa d’ufficio di Puggioni, ciò potrebbe essere dovuto a ciò che la sua frase pare sottendere («meglio discutere su qualcosa o sul niente?») e precisamente che bisogna sapersi accontentare di un lavoro mal fatto perché prima non c’era neppure il lavoro, cosa che poi lei non fa perché critica e come!
          Personalmente mi pare una posizione che paga poco, ecco tutto (e infatti ne parlavo in tono scherzoso). Sono davvero convinto che a sinistra ci sia più critica e lo interpreto in modo positivo. Lo dico in modo più brutale: pur critico nei confronti del testo (dei contenuti, ma anche la forma è pessima) non mi sognerei mai di preferire la passata amministrazione, ma di fronte a posizioni come quelle di Serena (nell’altro topic) mi domando se non sia un’agitatrice incaricata di far perdere voti a Zedda!
          In definitiva, cerchiamo di non farci male e agiamo senza il timore continuo di «fare qualcosa di sinistra» (e di farlo a sinistra, dico io).
          Cordialmente,

    • Molto Deluso says:

      A proposito di protocollo in entrata….. . ho protocollato una lettera in comune nel mese di settembre 2011 chiedendo un incontro con l’assessore..X..yZ . per presentare un progetto…ad oggi ..ancora niente aspetto…

  13. L'altro anonimo says:

    Nella vita ci vuole pazienza!

  14. Di Tuvixeddu non è stato sbrogliato un bel nulla. Tant’è che la delibera è ancora là, nell’albo pretorio e un’assessore, non ricordo più quale, fporse la dottoressa Marras, ha digrignato che la delibera non si tocca. Certo che non si tocca. Non è neppure avvicinabile e neppure utilizzabile. E’ altrettanto certo che rifarsi con Cellino sui proventi televisivi del debito maturato con il Comune è una mossa corretta e giusta, come giusto è stato abbattere le costruzioni (ché costruzioni erano) abusive al Poetto e rendere all’anfiteatro almeno la riconoscibilità. Ma sullo stadio siamo, al momento, al punto di prima. Così come accade per ilPiano pareticolareggiato per i centri storici o per i prcheggi sotto le mura.
    E questo Piano per la Cultura è, come Tuvixeddu, un inciampo crudele. Inutile evocare i tecnici. La resposabilità è di chi amministra e firma. Questo Piano rappresenta, come la delibera sulla Necropoli, l’indirizzo di una Giunta.
    E’ colmo di ovvietà. Giusto, e chi mai può negarlo?, mettere in logica sequenza i musei di Cagliari. Meno giusto però tutto il resto e sarebbe bene esaminarlo punto per punto. Personalmente l’ho fatto. Il Piano è carente, gravemente carente.
    Se lo si intende come inizio di una discussione potrebbe servire. Se, invece, è defintivo sarà una buccia di banana.
    Non ho consigli per la dottoressa Puggioni che non conosco. Credo tuttavia che sarà costretta ad ascoltare le critiche, ad adattare il Piano alle esigenze reali, a inserire il Lirico tra gli argomenti, a fare i conti con la scolarizzazione della città.
    Credo inoltre che affrontare il tema cosiddetto della cultura comporti l’obbligo di utilizzare un linguaggio adeguato e non quello del marketing e che l’Assessorato della dottoressa Puggioni debba preoccuparsi del “benessere culturale” di chi abita la città e non di chi la visita.
    Il turismo culturale può essere, deve essere uno dei temi trattati. Non può essere il perno del Piano.
    Negli ultimi anni a Cagliari è accaduto qualcosa di buono nei teatri, nei cinema (assente nel Piano), nel mondo dei fumetti (assente), nel mondo delle associazioni (maltrattate).
    Ignorarlo costituisce un cattivo inizio.

  15. ZunkBuster says:

    Non sono bravo come AdBuster, tentiamo però una traduzione:
    – Il Teatro Lirico? Ma po caridadi, che lì c’è Gianluca Floris che rompe sempre i coglioni. Questa gatta da pelare gliela lascio a Massimeddu che è il presirente della fondazione, se la veda lui …
    – Monumenti Aperti: ah inzà ci sono ancora posti che non sono riuscita a chiudere, tocca provvedere. Massimeddu, allerta quattro pulimma che ci pentzu deu …
    – Lingua Sarda … ma cosa volete insinuare? Deu su sardu ddu sciu kistionai beni, mica ho bisogno di lezioni da Bolognesi o da Ainis o da chicchessia. Sentite come lo parlo bene: Ich bin, Du bist, Er/Sie/Es ist … no ‘ta dannu mannu mi sa che ho sbagliato lingua.
    Tutto ironico ovviamente, quale avvertenza per le persone che si prendono un po’ troppo sul serio come tale Serena.
    Per il resto, la cosa che ancora mi colpisce è quella menzione della necessità della presenza presso le associazioni di persone con capacità di “fundraising”. Sembra come dire: su comunu no tenidi unu soddu, arrangeisì e garantite di poter pagare un affitto. In ogni caso sembra una cosa fuori dal mondo, perché i “fund raisers” o si sono formati da soli nell’esperienza di anni e anni presso organizzazioni no profit, anche culturali, e ben difficilmente operano al di fuori del campo in cui si sono formati, ovvero se le associazioni culturali devono reclutarli come professionalità qualificate, dovranno attirarle con megastipendi, poco “commestibili” di questi tempi anche per molte imprese private, figurarsi per molti che fanno cultura fondamentalmente non a scopo di lucro.
    Non so se ci si renda conto di quanto è berlusconiana l’ispirazione di questo punto …

  16. Di Gomma says:

    A me, di questo Piano, è piaciuto molto il percorso museale e archeologico integrato.
    Non avrei mai potuto trovarlo in una qualunque “Guida della Città di Cagliari” in vendita in qualsiasi edicola.

  17. Come vedi caro Companero Vito, il piano c’è, ma non si vede. Anzi non si tocca perchè è inconsistente! Puo leggerlo e rileggerlo 10000 volte, ma nulla cambia. C’è qualcosa che non va in Comune e non sono i frastimmi di Floris. Troppi arrivisti, molti amighixeddusu e per non farsi mancare nulla, anche qualche incompetente! Boh Boh…

    • ZunkBuster says:

      O Zorro faidì fai tui assessori … parlane con Yuri e con Thomas 😉

      • Eh tanto m’asi nau Batman e Robin…..Oh Zunk, du sci’ beni ka deu scetti Assessore ai Rurales, in quanto campesinos proveniente dalla campagna! Quindi onde per cui la quale…se vuoi posso fare il tuo nome, almeno qualcosa ne sai e non scherzo!!!!

    • Se sei solito rileggere i testi e trovarli cambiati, ti consiglio di usare copertine di colore diverso.

  18. Comincio a preoccuparmi delle voci che arrivano sempre più insistenti sull’attuale giunta comunale cagliaritana: la macchina amministrativa è praticamente ferma da dieci mesi (10!).
    Una città che deve “sfamare”, in tutti i sensi 160.000 persone, più altrettante che vi operano durante l’anno non può permettersi un simile immobilismo.
    Pare che ciò non debba imputarsi a cattiva volontà ma proprio alla non conoscenza, da parte di molti amministratori, di come funziona la macchina, per cui, non sapendo come farla muovere si rimane col motore spento per paura di combinare guai.
    A questo punto non so davvero più se è meglio un clan di disonesti che comunque fa muovere la macchina (con vantaggi per pochi e svantaggi per molti) o un gruppo di persone impreparate che può far danni anche con una minima azione (con svantaggi per tutti).
    Qualcuno mi illumini, perché io starei dalla parte di Zedda…

    • A chi non fa nulla si puo’ sempre dire di fare qualcosa, almeno in questo caso c’e’ tempo se ci muoviamo ora. Se invece un gruppo si muove per avvantaggiare pochi, che sono pure arrivisti e disonesti (non dimentichiamoci le porcherie lasciate da Floris, e la sua totale inattivita’) il danno e’ maggiore. Io sono ancora dalla parte di Zedda, anche perche’ c’e’ ancora tempo per cavare un ragno dal buco.

    • Gentile Mossad,
      «Pare che ciò non debba imputarsi a cattiva volontà ma proprio alla non conoscenza, da parte di molti amministratori, di come funziona la macchina,»
      Premetto la sussistenza di un conflitto di interessi: ho una passionaccia per il sindaco!
      Ciò premesso, vorrei invitare a considerare le condizioni di Cagliari nel momento in cui Zedda si è seduto sulla cadrega. Riandando indietro con la memoria, mi pare di poter dire che abbia sbrogliato più che dignitosamente molte situazioni (Tuvixeddu, Poetto, anfiteatro, adesso lo stadio…) dopo che proprio i suoi elettori gliene avevano detto di tutti i colori. Per molto altro, cambiare direzione non sarà per niente semplice.
      Personalmente, mi arrivano voci leggermente differenti: che alcuni “tecnici” faticherebbero ad adattarsi al nuovo corso e farebbero non poche resistenze… da cui la necessità di muoversi con le dovute cautele.
      Di certo, il popolo della sinistra è tradizionalmente molto più critico (direi anche «per fortuna»!).
      Cordialmente,

    • Aldo Lusci says:

      serve subito una nuova Giunta

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