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Secondo voi, perché l’Emiro del Qatar si è comprato la Costa Smeralda e vuole investire a Teulada? Quelle due o tre cosette che Cappellacci dovrebbe spiegare ai sardi

Un comunicato così insignificante che nemmeno l’Unione Sarda lo ha pubblicato. Giusto un trafiletto sulla Nuova Sardegna di oggi:

“Il Qatar sbarca in Sardegna e compra la Costa Smeralda? Bene. Purché rispetti la nostra idea di sviluppo che prevede, oltre ai benefici economici, rispetto per l’ambiente, sosteniibilità e un ritorno in termini di qualità della vita per i cittadini sardi”.

Il resto delle dichiarazioni di Cappellacci ve lo risparmio, essendo ad altissimo tasso di retorica e banalità.

Ma è evidente che il presidente della Regione non può cavarsela in questo modo. Eh già, perché Cappellacci l’Emiro del Qatar lo conosce benissimo, avendolo incontrato proprio a casa sua, a Doha, lo scorso mese di dicembre, insieme all’allora ministro degli Esteri, Franco Frattini.

Cosa si sono detti in quell’occasione i tre? Secondo un lancio dell’Adn Kronos, “le autorità dell’emirato hanno manifestato particolare attenzione al settore turistico e dell’energia”.

Visto che un’operazione da 600 milioni di euro non si prepara in poche settimane, è quindi plausibile immaginare che al centro dell’incontro ci fosse proprio l’acquisto dell’Emiro del Consorzio Costa Smeralda.

Ma chi è l’Emiro del Qatar, perché è interessato alla Sardegna?

Hamad bin Kalifa al Thani è uno dei politici mondiali emergenti. Il suo paese è la sede della potentissima Aj Jazeera. Il Qatar è ritenuto la potenza silenziosa che sta fomentando e sostenendo a suon di petrodollari le rivoluzioni arabe. Il Qatar si è aggiudicato addirittura i Mondiali di calcio del 2022. L’Emiro non è dunque un oscuro gestore di fondi qual è Tom Barrak. L’Emiro è molto, molto di più, e il Qatar è una potenza regionale in ascesa e che sta facendo, come ha scritto qualcuno, “shopping nell’Europa in crisi”.

Una fonte anonima spiega alla Nuova Sardegna di oggi, in un articolo dal titolo “Costa Smeralda al Qatar, la partita ora è chiusa“, com’è nato l’affare.

“L’investimento in Costa Smeralda è stato fatto per due ragioni. La prima è che la Costa Smeralda è uno dei beni di maggior valore in Europa. La seconda è che, con oculatezza, la famiglia Al Thani pensa di fare un investimento a lungo termine. Deve essere chiaro che non è un ritorno al passato, ma è un viaggio verso il futuro”.

Con oculatezza? L’emiro ha comprato a 600 milioni di euro ciò che Barrack nove anni fa aveva acquistato a 290! Quasi un azzardo. E per chiudere l’affare in tempi rapidi ci spiega sempre la Nuova di oggi che

“Per capire quanto fosse forte nei suoi componenti, a cominciare dal più giovane Tamim bin Hamad, la voglia di impossessarsi di Porto Cervo, basti questo particolare emerso nelle trattative. Ieri era la giornata in cui Barrack avrebbe dovuto restituire a Unicredit 220 milioni, pena far scattare il pegno della banca sulle proprietà smeraldine. Come previsto, Barrack non l’ha fatto e ha lasciato campo libero al Qatar. Che ha estinto il debito tre giorni fa, quando ancora il preaccordo con Colony non era stato sottoscritto. Un messaggio chiarissimo sulle intenzione dell’emirato”.

L’emirato vuole dunque a tutti i costi la Costa Smeralda e per averla, in un periodo di crisi globale, la sta pagando una quantità di soldi impressionante.

Ma cosa è esattamente la Costa Smeralda? Cos’ha comprato l’emiro? Ce lo spiega il Sole 24 Ore di ieri in un articolo dal titolo “Costa Smeralda vale 700 milioni”. Tenetevi forte.

“Costa Smeralda Holding detiene terreni, quattro hotel di lusso (Cala di Volpe, Pitrizza, Romazzino e Cervo Hotel, ndr) sulle spiagge più famose d’Italia e del mondo, il Pevero golf club e la Marina di Porto Cervo”.

E poi? La Nuova Sardegna di oggi parla anche genericamente di “terreni”. Il Sole ne sa qualcosa in più.

“Nei piani del nuovo socio di maggioranza ci sarebbe l’intenzione di investire grandi capitali per una ulteriore valorizzazione dell’area. Nel rispetto dell’ambiente e dei turisti. La transazione comprende infatti 2.300 ettari di terreni tuttora preservati in base alla legge Salva Coste voluta dall’allora Governatore Renato Soru nel 2004 e che vieta costruzioni a meno di duemila metri dal mare. Una tutela che ha anche garantito nel corso del tempo la solidità dei valori immobiliari della zona. Compresi quelli delle ville di lusso che sono sorte negli anni nelle location più prestigiose come il comprensorio del Pevero fino alle dimore di Porto Rotondo”.

L’emiro si sta dunque comprando anche la bellezza di 2300 ettari! Ora non edificabili. Anche se, per il quotidiano economico, nulla esclude che un giorno lo possano diventare… Leggiamo ancora Il Sole.

“A oggi non risultano depositati in Comune e Regione nuovi progetti di sviluppo, ma non è detto che in futuro su quei terreni gli arabi non sognino di realizzare uno sviluppo di abitazioni di lusso residenziali attorno a un nuovo campo da golf, un richiamo per turisti e acquirenti di seconde case. Anche se al momento la motivazione all’acquisto dell’emiro è quella di entrare in possesso di strutture ricettive di prestigio che al mondo non hanno eguali”.

“Al momento” niente nuovo cemento in Costa Smeralda. Poi, si vedrà.

Ma l’emiro a quanto pare guarda anche a sud, alla costa di Teulada. Ce lo dice l’Unione Sarda di oggi in un articolo dal titolo “Un’altra Porto Cervo a Teulada”, e il giornale ci dà l’impressione di non dirci tutto quello che sa. Perché “Teulada” e “sud Sardegna” sono concetti troppo generici, è evidente che l’Emiro ha già adocchiato qualche situazione che gli interessa. Magari anche già avviata, chi lo sa (avete visto la foto pubblicata a corredo dell’articolo?). Una cosa appare però certa:

“Da oltre un anno, dunque, sull’asse Cagliari-Olbia-Doha si lavora all’investimento del fondo del Qatar sull’isola. Si parla do somme consistenti: se per la Costa Smeralda, tra alberghi, terreni e progetti di sviluppo si mettono sul piatto oltre 600 milioni di euro, altrettandi sarebbero destinati per il Sud dell’Isola, per un totale di 1,2 miliardi. Questa la cifra che l’emiro avrebbe stanziato per i suoi progetti in Sardegna”.

Quindi, ricapitolando: quattro mesi fa il presidente Cappellacci vola a Doha con il nostro ministro degli Esteri, incontra il potentissimo Emiro del Qatar che pochi mesi dopo si compra la Costa Smeralda e poi fa sapere di fare un altro consistente investimento dalle parti di Teulada. Un business mostruoso. E Cappellacci, che conosce le intenzioni dell’Emiro da tempo, cosa ci dice? Praticamente nulla.

Dalla semplice lettura dei giornali emerge un piano complesso, molto articolato e ambizioso. Che forse avrebbe bisogno di un dibattito pubblico e di maggiore trasparenza da parte di tutti.

I sardi hanno diritto di sapere, la Regione e il suo presidente non se la possono cavare con le solite quattro banalità assortite.

Per cui, iniziamo con le domande. Presidente Cappellacci, cosa vi siete detti e lei e l’Emiro a dicembre? Cosa ha messo sul piatto della trattativa che ha convinto l’Emiro a investire da noi invece che in un qualunque altro posto del pianeta? Cosa ha promesso?

 

38 Commenti

  1. Pingback: Anonimo

  2. riguardo all emiro che a comprato la costa smeralda questo e vero , ma che vuole investire un miliardo di euro in Sardegna , ci credo solo quando lo dice lui non quando lo dicono gli altri solo per fare spot .

  3. Raffaele says:

    Ho letto più sotto le dichiarazioni di Deliperi del Grig e rimango allibito da ciò che scrive pur scrivendo alcune cose giuste ma non si rende conto delle fesserie tanto è vero che poi alla fine al Sig Ant Ping non sa dare risposta e rimane senza parole . Appunto come volevasi dimostrare quando vi si chiede una alternativa non ce l’avete!!!!! Pensate di portare avanti una economia con 4 o 10 o 15 prodotti buoni dell’agricoltura???? Si vede che siete proporio fuori strada. Lo vedremo adesso col problema Alcoa voglio vedere come realizzerete posti di lavoro in provincia di Carbonia Iglesias dopo chiuse le fabbruiche. Poi vorrei che sapeste che nel 1996 Paòlomba aveva dato 1000 mld delle vecchie lire per la miniera di carbone. E siamo sempre allle solite ogno 10 15 anni scoppia una rivolta degli operai. Con quei soldi si potevano fare 150 alberghi per turismo più zona commerciali e villaggetti turistici ed oggi avrebbero lavoro gli operai i figli e anche i nipoti.
    O per caso, rivolto al Sig Ainis che vuole anche l’indistria, non mi vorrete dire che in Alto Adige invece c’è proprio una industria del genere: cioè una agricoltura ed alevamento che produce e la filiera turistica che consuma poi questo prodotti e quini una simbiosi di economia. Però in Alto Adige hanno costruito le case gli alberghi loe pensioni e soprattutto badate che il buon dio non gli ha dato le montagne con le piste e glòi impianti. Per fare molte piste hanno ABBATTUTO GLI ALBERI e costruito gli impianti da sci. Vi faccio un esempio e chiudo: all’Alpe di Siusi il più vasto altopiano d’Europa hanno costriuito qualche albergo non molti è vero ma hanno fatto gli impianti da sci: skylift, seggiovbie e ovovie. E magicamente ualà C’E’ UN PARCO!!!! Si aveter capito bene c’è il parco eppure hanno fatto il turismo .
    Ricordatevi caro Sig Deliperi che il rispetto dell’ambiente viaggindo ho capito che si raggiunge di più dove la popolazione ha un alto reddito pro capite segno di emancipazione e cultiura superiore. Dove c’è un reddito basso come qui ci saranno sempre quelli che vorranno fare e ci riusciranno e faranno peggio di chi vuole fare le cose iinvece per bene!!!
    Impari prima di pontificare!!!!

  4. Raffaele says:

    Ah poi dimenticavo l’intelligentona che ha scritto che sui 2300 ettari si farà il fotovoltaico e l’eolico. Si vede proprio che parla a vanvera senza neanche conoscere il territorio e le leggi. Un territorio come quello della Costa Smeralda pieno di corbezzoli, ginepri , lenntischi e via dicendo come si fa a dire una stronzata del genere non lo so. In più ormai la legge dice che i campi fotovoltaici vanno solo in determinate zone come cave in disuso. Informati cara ragazza. !!!!

  5. Raffaele says:

    Cari amici vedo bene che il caso Qatar vi desta attenzione.
    Allora cominciamo dal dire che nessun imprenditore crea per il bene comune ma per il bene dell’azienda. E questo non è niente male. Poi se questa creazione porta a creare posti di lavoro tra indotti e diretti penso che sia solo bene della società. Vedo che ci sono molto preoccupati dell’ambiente e vorrei chiedere : come mai non vi preoccupate dello stesso quando costruiscono capannoni industriali in tutte le periferie delle nostre città piccole e grandi o fabbriche super inquinanti come Sir Ottana Saras Alcoa ???? Cos’ è l’ambiente lo rovina solo l’investimento turistico???
    Ho letto poi il commento di Ainis secondo il quale si è in Costa Smeralda svenduto e rovinato il territorio senza ricadute economiche. Allora comincoamo dai numeri : la costa smeralda si estende su 2300 ettari di cui costruiti il 5 % pari a 115 ettari, la Sir si estende su 5000 ettari totalmente costruiti di impianti, uffici e serbatoi di carburanti e li hanno pure inquinati. 2 Olbia senza il turismo negli anni 60 contava 11 mila abitanti ora ne conta ultimo censimento 84 mila.3 un persona di mia conoscenza depositaria di un marchio di yogurt vari per tutta laSardegna porta in Gallurta d’inverno 10 d’estate porta valore di merce pari a mille. Personalkmente ho perso il lavoro a 37 anni e qui grazie al turismo ne ho trovato uno nuovo. .
    Vorrei sapere chi ti ha detto caro Ainis che la costa non ha generato ricchezza e posti di lavoro. Mio padre per primo è stato il secondo geometra assunto dal consorzio costa smeralda. E’ che prima di scrivere fesserie dovete documentarvi. E sapere le cose. Sapete per esemio quanti posti di lavoro crea Baja Sardinia durante il periodo da marzo ad ottobre ??? Ecco sappiate che crea oltre 1200 posti di lavoro diretti e poi ci sono tutti gli indiretti.
    Se per caso l’emiro volesse fare anche altri alberghi e ville di lusso nella zona non ancora costruita e altri campi da golf non farebbe proprio del male a niente e nessuno, anzi creerebbe posti di lavoro o preferite i cumuli di Bauxite che volano col vento a Portovesme per fabbricare l’alluminio con tutto l’inquinamento che creano???? E i posti di lavoro precari visto che ogni tanto si alza qualche ad. che dice che la fabbrica va chiusa????
    pER FARE UN ALTRO ESEMIO IN QUESTI GIORNI 29/09/012 all’hottel Romazzino della costa smeralda presentano la Golf 7 a tutti i giornalisti del mondo. Quindi prima di tutto soldi che entrano da fuori, secondo questa gente deve mangiare dormire in albergo quindi ci sarà gente che gli darà l’uno e l’altro e questi non sono posti di lavoro???? O solo forgiare alluminio o fabbricare gasiolio e benzina è un lavoro???? Certo noi che siamo d’accordo col turismo siamo per realizzarlo con strutture di buona e ottima qualità rispettando regole certe dove in certti posti si possa costruire e fare investimenti ed in altri zone di rispetto assoluto . E costruire bassi come è stato fatto in Costa Smeralda e con la qualità di costruzione e non coem ho visto in certe coste sarde dove c’erano divieti di costruizione e poi ci ha costruito il solito imprenditore ammanicato con la politica e ci ha fatto magari una schifezza. Di questi no ne parlate mai….!!!!
    Quindi invece di riempire la Sardegnas dfi fabbriche anacronistiche ed altamente inquinanti ( ho appena conosciuto un signora di Carbonia la quale figlia ha già avuto un tumore ed infatti se n’è venuta qui a lavorare anche perchè non credo PURTROPPO che a Carbonia Iglesia ce ne sia molto) perchè non si fa degli investimenti mirati e certi senza rovinare il territorio ma valorizzandolo con strutture che siano bellissime e quindi dando lavoro a chi ci lavora direttamente e a quelli che con l’artigianato, la agricoltura e allevamento e il commercio ci lavorano indirettamente. ???? Non mi vorrete dire che 10 campi da GOLF INQUINANO COME LA SARAS???? cOME MAI IN aLGARVE pORTOGALLO NE HANNO FATTO 35???? Sono più intelligenti di noi o siamo noi che siamo stupidi che vediamo l’inquinamento e la rovina del territorio pure dove non c’è??? Pe r non parlare di tutti quelli che ci sono in Spagna e che generano un turismo annuale che è portato dai voli LOw Cost. E su questi voli non potrebbero trovare lavoro come hostess i vostri figli???? O quello non è lavoro????
    Infine la domanda delle domande: vi ostinate a dire che il turismo roivina l’ambiente e il territorio poi addiriittura che non crea occupazione , quasta ancora non l’avevo sentita, allora, l’agricoltura l’avete rovinata, l’industria sta andando in malora, il commercio lo avete rovinato con i centri commerciali a volte anche inutili e troppi, quindi dite di no a molte cose però NON VI SENTO MAI PROPORRE LE ALTERNATIVE PER CREARE POSTI DI LAVORO.
    Sono qui, aspetto queste proposte o che capiate bene che se non facciamo il turismo e l’agricoltura e l’allevamento ristrutturati in maniera organizzata come nell’Alto Adige, di che cosa viviamo?????

    • Rosario says:

      Parole sante! Purtroppo c’è chi preferirebbe lasciare le coste alle pecore, certi ambientalisti ancora non si rendono conto della situazione di emergenza che stiamo vivendo

  6. Anonimo says:

    indubbiamente il gov. cappellacci avra’ le sue briciole di torta… ma la costa in questo momento di collasso aveva proprio bisogno di una svolta sia amministrativa che gestionale, quindi l’emiro e benvenuto con tutti o quasi i suoi progetti che porteranno nuova linfa negli anni avvenire…

  7. Anonimo says:

    http://www.repubblica.it/economia/2012/04/17/news/nazionalizzazione_repsol-33431731/

    In Argentina si riprendono le loro risorse e nello specifico il petrolio nazionalizzando la YPF-Repsol e noi invece le nostre risorse contiuiamo a venderle. Ma perchè sono così ottusi?

  8. Addetto says:

    Gentile professor Mongili, non credo che nessuno demonizzi il Qatar e neppure il fatto che il suo Pil sia di 180 miliardi di dollari e il reddito pro capite di 90.000 dollari l’anno. Il problema non ce l’ha il Qatar, ce l’abbiamo noi sardi. Nell’operazione Costa Smeralda, che è stata complessa e articolata (l’emiro ha un patrimonio valutato in 60 miliardi di dollari, ma come tutti i ricchi non spende i soldi a casaccio) si nota una forte volontà di acquisto, si nota che Barrak non nuotava in buone acque perché il modello Costa non “tira” come un tempo e il gruppo voleva disfarsi degli alberghi e dei molti ettari inedificabili in territorio di Arzachena.
    Il disegno è chiaro. L’obiettivo è edificare nelel aree oggi inedificabili ed è un obiettivo raggiungibile solo con una sostanziale modifica del PPR, fine che l’attuale Giunta regionale persegue senza successo da appena si è insediata.
    Assai differente il problema di Teulada. Inverosimile l’acquisto di un’area militare sicuramente inquinata. Improbabile la possibilità che l’emiro rilevi le quote della cordata di imprese del Malfatano resort dichiarato illegittimo del Tar e attualmente in acque giuridicamente tempestose.
    In tutti i casi sono convinto che in condizioni normali l’arrivo di capitali stranieri non costituisca alcun problema (l’emiro ha comprato l’hotel Gallia a Milano e nessuno si è preoccupato). Diverso sarebbe stato se l’emiro avesse tentato di comprare uno dei luoghi sembolo di Milano. Ma in Sardegna la normalità non è di casa. Insomma è la nostra atavica tendenza ad essere proni che preoccupa. Proni noi e, per logica conseguenza, la classe politica che ci rappresenta assai bene anche se ci ostiniamo ad attribuirle ogni colpa dopo averla eletta.

  9. 2300 ettari di fotovoltaico ed eolico, elementare baby

  10. Anonimo says:

    ma che..che dire…di certo ci ha venduti senza apello.certo che é meglio di finire tra le mani delle banche occidentali, visto il modus operandi delle economie/banche arabe….possono essere gli amici che non ti aspetti

  11. Pingback: Costa Smeralda e Malfatano, periferia di Doha? « Gruppo d'Intervento Giuridico onlus

  12. A. Mongili says:

    Grazie per le informazioni, che mi hanno fatto capire meglio una notizia su cui mi interrogavo. Credo però che il Qatar non possa essere ridotto a quello che dici. Hai dimenticato un particolare: una valanga di petrodollari e una serie di progetti in via di realizzazione che si concentrano tutti sullo sviluppo della cultura e dell’arte nella sua “penisola”, fra cui l’apertura di un’università di livello mondiale. Insomma, non è l’Impero del Male, ma un paese esteso come 1/3 della Sardegna e con 1,5 milioni di abitanti, enormemente ricco e che ha datp segnali di apertura (tolleranza religiosa, limitazione dell’assolutismo, spazio alle donne, ecc.). Non credo che Cappellacci conosca bene l’emiro del Qatar per averlo incontrato una sola volta. Personalmente, non sono contrario all’arrivo di capitali stranieri, soprattutto se sono veri e non soldi nostri dati a “prenditori” vari per fare investimenti mordi e fuggi. Anzi, credo che sia importante e in qualche misura strategico attrarli, visto che noi capitali non ne abbiamo.
    In Qatar ha investito in moltissimi paesi, non solo in Sardegna. Io non sarei così negativo a prescindere, solo perché Cappellacci l’ha incontrato per mezz’ora, posso immaginare con quale livello di interlocuzione!

    • Gentile Mongili,

      cosa vorrebbe dire con «Insomma, non è l’Impero del Male», che la nuova proprietà arriva in Sardegna con progetti di sviluppo orientati alla pubblica utilità? Che sono preoccupati per la disoccupazione ed è per questo che vengono ad investire?
      Evidentemente Biolchini (e Deliperi, segua il trackback) criticano (a ragione) il modello di sviluppo «a tipo Costa Smeralda» che consiste nella svendita del paesaggio (non più recuperabile dopo l’operazione) a fronte del pericolo reale di non avere in cambio neppure un aumento dell’occupazione o, nella migliore delle ipotesi, di generare un’economia basata su un tipo di occupazione precario e di pessima qualità.
      Un commento come il suo, intelligente e profondo come nella norma, conforta nel dare piena ragione a Ant.Ping.: «[…] e nel frattempo ascoltiamo i proclami di certi individui che hanno il posto di lavoro sicuro, magari statale e pure inutile ma che vorrebbero per gli altri sardi un futuro di impagliatori di sedie o di decoratori di zucche.»
      Io aggiungerei, tra l’altro, che «certi individui» potrebbero anche andarci, in Qatar, prima di scrivere certe enormità comunicate dai media. Caro Mongili, vada lavorare in Qatar (e a vedere in che condizioni faticano gli immigrati e con quali diritti) e poi scriva un altro dei suoi illuminati commenti!
      Sì, è vero, la classe dirigente sarda incarnata dai Cappellacci è una vera schifezza, ma anche il mondo intellettuale non è da meno… o forse sì, dipende dai punti di vista!

      Cordialmente,

      • A. Mongili says:

        Mi riferivo a questo tipo di politiche di investimento del Qatar, che si possono leggere anche su questo articolo ripreso da Le Monde Magazine http://www.tunistribune.com/16005-la-france-nouveau-royaume-qatari. Signor Ainis, si calmi, non ce l’ho con lei. Conosco dalla stampa le condizioni degli immigrati nei Paesi del Golfo e sono d’accordo con lei, sono terribili. Ma qui non stavamo parlando di questo. Semplicemente, mi interrogavo sui caratteri di questo investimento.
        Per quanto riguarda i giudizi che esprime su di me e sulle mie opinioni, qui e altrove, non so che dirle, se ne faccia una ragione a un certo punto.

        • Gentile Mongili,
          esatto: si parla del carattere dell’investimento. E allora? Ci faccia capire: vuol dire che le piace il tipo di politica che difende lo scempio delle coste in nome di uno sviluppo come quello della Costa Smeralda? Intende questo, quando dice che «Personalmente, non sono contrario all’arrivo di capitali stranieri»? Come dire che se arrivano soldi con cui si comprano le coste (possibilmente foraggiando qualche politico compiacente) per creare sottosviluppo lei è contento?
          Il mio accenno alle condizioni degli immigrati in Qatar (tanto per essere chiari e se lei non l’avesse capito) si riferisce al modo in cui quei signori – che non sono l’«Impero del Male» – trattano chi lavora per loro.
          Quanto ai miei giudizi, non li esprimo su di lei ma su ciò che dice pubblicamente, vediamo di non confondere gli ambiti, grazie!
          Cordialmente,

        • Andrea says:

          Non per polemizzare ma la domanda che vi faccio e’: siete mai stati di persona in Qatar o in un qualunque altro paese del Golfo per verificare quali sono le condizioni di lavoro degli immigrati? Che basi conoscitive avete per poter affermare cio’ che dite?
          Dopo 5 anni di esperienza diretta posso dirvi che i lavoratori nei paesi del golfo non sono poi trattati cosi’ male come potete pensare, in certi casi anzi il trattamento e’ di gran lunga migliore a quello riservato ai lavoratori (sia immigrati che locali) in Italia. Devo dire che in 5 anni (e ho girato in lungo ed in largo per quelle zone) non ho mai e poi mai visto situazioni come Rosarno, tanto per fare un esempio.
          Che poi i qatarini (o gli emiratini o i sauditi etc.) si atteggino da “priogusu arrichiusu” e che col potere dei petroldollari vogliano comprarsi parti del mondo dall’incomparabile bellezza, quello e’ un altro paio di maniche.
          Un solo appunto relativo alla questione dell Costa Smeralda, comunque e’ una compravendita tra privati liberi quindi di gestirsela a modo loro, anche se di fatto stanno speculando sopra la nostra isola ma tanto i buoi sono scappati dalla stalla tanti e tanti anni fa…

        • Gentile Andrea,
          non so dove sia stato lei. Tanto per farle un esempio, ho visto le squadre dei subappaltatori pakistani, tunisini, marocchini lavorare sui ponteggi senza assistenza medica, assicurazione e contratto di lavoro. Nè più né meno come il caporalato per la raccolta dei pomodori nel nostro Sud, con la differenza che laggiù, se cadono e si rompono una gamba, non li ricoverano neppure in un ospedale, per non citare il fatto che per loro non esistono tribunali e possibilità di denunciare i soprusi.
          Altro esempio? I generici utilizzati per la posa delle condotte. I camionisti. Gli addetti alle pulizie negli alberghi e nei compound. Non so se definirlo schiavismo ma non siamo lontani. Se è stato da quelle parti saprà che espellere un immigrato è cosa da cinque minuti (o meno).
          Se vuole altri esempi me lo dica.

          Cordialmente,

        • Andrea says:

          Gentile Gabriele,
          no grazie, non ho bisogno di altri esempi da lei che da quanto mi pare di capire e’ edotto in materia molto piu’ del sottoscritto ed in ogni caso l’argomento esula dal discorso Costa Smeralda. In ogni caso, forse senza rendersene conto, ha fatto un perfetto quadro di quanto giornalmente succede nei cantieri edili sardi (quanti pakistani, tunisini, marocchini lavorano sui ponteggi senza assistenza medica, assicurazione e contratto di lavoro), negli alberghi sardi (gli addetti alle pulizie negli alberghi …) e sull’espulsione degli immigrati, noi in italia gli immigrati civilmente gli chiudiamo nei CIE e gettiamo poi la chiave!
          Cordialmente

        • Gentile Andrea,
          sì, purtroppo, ci sono un sacco di poverini che lavorano in Sardegna (ma diciamo in Italia, che è meglio) in pessime condizioni, così come gli anni passati hanno prodotto dei veri orrori legislativi. Però c’è una grande differenza (e se lei è stato in posti come il Qatar lo saprà come lo so io): noi (lei ed io) possiamo parlarne liberamente su un blog, oppure al bar con gli amici o scriverne su un giornale senza rischiare la galera o l’immediata espulsione. Abbiamo anche il diritto di batterci in tutta libertà affinchè le leggi cambino. Non sarà tutto perfetto (e infatti c’è chi si impegna per cambiare in meglio) ma non permettiamoci equivoci tra Qatar e Italia, per favore!
          Sul “quadro” che avrei “inconsapevolmente” dipinto, mi permetta di rivendicare il diritto di dirle che nel mio (molto) piccolo, mi prendo spesso l’accusa di esagerare con il razzismo, l’intolleranza e il sottosviluppo andando a trovarli dove (apparentemente) non li vede nessuno (o fa finta). Se ne ha voglia dia una scorsa a ciò che scrivo (fin troppo spesso) in merito e me ne darà atto: che mi venga detto che non mi rendo conto delle condizioni in cui lavorano i più deboli non sento di meritarmelo (ma poiché non lo decido io, potrebbe anche essere vero…)
          Cordialmente,

          PS – Non sarei così sicuro che questo discorso esuli dalla “questione” Costa Smeralda. Al contrario, sono convinto che l’affermarsi di uno sfruttamento del territorio come quello richiesto dal turismo “alla Costa Smeralda” porti ad una situazione in cui proprio i sardi saranno soggetti alla necessità di accettare un’ulteriore riduzione della qualità del lavoro e dei diritti, come avviene per i poverini che cita lei (in Italia) e per quelli che ho citato io (in Qatar). Potremmo essere così bravi da fare gli emigranti senza muoverci di casa: un altro record tutto sardo!

    • Caro Mongili, il problema non sta nel capitale in sé, ma nella nostra storica subalternità.

  13. Ant.Ping. says:

    “strutture ricettive di prestigio che al mondo non hanno eguali”….”sulle spiagge più famose d’Italia e del mondo” ma chi le scrive queste ca…te? Ma veramente crediamo di essere l’ombelico del mondo. Sardi teniamoci i militari, i missili “Milan” e i linfomi e nel frattempo ascoltiamo i proclami di certi individui che hanno il posto di lavoro sicuro, magari statale e pure inutile ma che vorrebbero per gli altri sardi un futuro di impagliatori di sedie o di decoratori di zucche.@ Sig. Deliperi proponga due o tre attività che possano creare qualche posto di lavoro e che non siano i soliti posti fasulli a carico della collettività.

    • vede, Ant.Ping., sono vent’anni che facciamo – come ecologisti – proposte alternative di equilibrata crescita economico-sociale che non prevedono ipotesi di “impagliatori di sedie” o “decoratori di zucche”.
      Vista la Sua profonda voglia di ascoltare il prossimo, Le segnalo il nostro blog (http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com): se vuole, legga qualche “pagina” in proposito e se ne farà un’idea.
      Qui Le dico soltanto: ha mai pensato quanto valore aggiunto possa avere una linea di prodotti locali di qualità sul mercato nazionale e internazionale con il marchio d’origine?
      Ha mai pensato quanto possa valere una linea di prodotti di qualità (es. tonno, sale marino, vino, anche le “banali” facusse, ecc.) con il marchio d’origine – ad esempio – “Isola di S. Pietro”?
      Lo sa che, ad esempio, si vende un sacchetto con 500 grammi di lenticchie di Castelluccio a 5 euro solo perchè è un prodotto con il marchi d’origine del Parco nazionale dei Monti Sibillini o un sacchetto di sale marino di 100 grammi a 3 euro solo perchè ha il marchio d’origine della Camargue?
      S’informi e si faccia un’idea di quali sono le tendenze dei mercati internazionali del turismo e dei prodotti di qualità e poi ne riparliamo.
      Stefano Deliperi

      P.S. fra i prodotti con il marchio d’origine entrano a pieno titolo anche quelli artigianali, tutto sta a saperli “vendere” bene.

      • Gentile Deliperi,
        sul puntare ad un aumento del valore aggiunto dei prodotti agricoli attraverso la valorizzazione delle specificità locali (ottimo l’esempio del «tonno di San Pietro») non si può che convenire. Che però ciò possa costituire l’asse portante dell’economia sarda (assieme ad una simile impostazione del turismo, peraltro lodevole e da perseguire) non mi trova d’accordo (non so se intendesse questo, ma credo di interpretare in questo senso la domanda di Ant.Ping.). Può essere un complemento (un buon complemento, se vogliamo) ma ci va anche l’industria. La prospettiva di una regione «buon cibo&turismo» regge poco nei numeri se vogliamo accedere ai diritti fondamentali che ci attendiamo da una società avanzata (ad esempio il diritto alla salute e all’istruzione); del resto, a parte le considerazioni bassamente numeriche (assieme al dato oggettivo della distribuzione anagrafica della popolazione sarda che si accorda male con turismo&agricoltura) è sufficiente esaminare altri luoghi che, consapevolmente o meno, hanno imboccato la direzione di cui sopra (così, a spanne, mi viene da pensare al Botswana, paradiso del turismo di altissimo livello e produttore della migliore carne da esportazione dell’Africa; non troverà mai un nero che si gode una vacanza nei campi tendati del Delta dell’Okavango, da 1000 euro a notte, vino escluso, né ospedali decenti per la popolazione rurale che cura le bistecche da esportazione). Stessa considerazione per i prodotti artigianali: una maschera Bamana la si compra a un paio di centinaia d’euro, ma non produce un ciclo virtuoso che permette di mantenere ospedali e università. Fermo restando che è molto meglio vendere a cento ciò che adesso si vende a cinque, dubito della possibilità di impostarci sopra una politica di sviluppo.

        Cordialmente,

        • infatti. Non ho mai pensato nè – come ecologisti – abbiamo mai proposto di incentrare l’intera economia sarda solo su questo. Era solo un esempio di quello che si potrebbe fare e non si fà. C’è bisogno del comparto industriale (non di industrie decotte e fuori mercato), c’è bisogno di una seria politica agricola (e di spendere bene i relativi fondi comunitari), c’è bisogno del ricorso “intelligente” alle energie alternative (basti pensare ai “tetti fotovoltaici” per edifici pubblici, aziende, condomini, ecc.), ne abbiamo parlato e ne parliamo continuamente.
          Di sicuro non c’è bisogno di “svendere” il nostro “capitale di natura”, la nostra vera e unica ricchezza.
          Stefano Deliperi

        • Gentile Deliperi,
          non ne dubitavo (seguo con attenzione il vostro GRIG), ma meglio precisare ché non si sa mai. Mi sarei anche rotto le scatole di sentire in continuazione la solita balla degli “ecologisti anti-industria”! Due parole in più a volte non guastano, soprattutto in un blog letto da un sacco di gente.
          Cordialmente,

      • Ant.Ping. says:

        Ho letto con attenzione qualche pagina del Vostro blog, devo dire di aver trovato interessanti notizie: i grifoni potranno nidificare tranquillamente, le quaglie d’allevamento godranno di maggior tutela e le ville a Is Molas non si faranno più. Ho comunicato queste notizie al 114000 disoccupati sardi, alle migliaia di cassintegrati e a quei giovani che stanno partendo a fare i lavapiatti a Londra, forse perchè pur in possesso di un diploma o di una laurea non hanno mai pensato di vendere il sale di Macchiareddu a 30 euro il chilo o le lenticchie di Collinas a 10, o più semplicemente perchè non hanno superato uno dei tanti concorsi pubblici per accedere a un impiego nella pubblica amministrazione, peccato, avrebbero avuto anche la possibilità di partecipare alle passeggiate ecologiche o alle pedalate domenicali. p.s. Vista la ridotta quota di tonno rosso che sarà possibile pescare in Sardegna, il tonno “Isola di San Pietro” si potrà vendere almeno a 200 euro il chilo, ma anche in questo caso a guadagnare saranno gli eredi Pastorino di Genova, proprietari della tonnare sarde.

        • caro Ant.Ping., non ci sarà mai nulla che leggerà sul nostro blog senza preconcetti. Continui sereno a vivere nelle Sue certezze. E un bel “brocchetto” di cemento sarà il segno del successo. Arrivederci.
          Stefano Deliperi

  14. giampaolo ligas says:

    semplicemente sconcertato dalle dichiarazioni pessimistiche che ho letto
    ma chi vivrà vedrà

  15. Energia? Costa Smeralda? Prepariamoci a vincere presto il secondo scudetto… 😉

  16. caro Vito, a ‘sto emiro del Qatar molto probabilmente hanno offerto la Sitas (Toti, MPS, Benetton, ecc.), orfana del gruppo Marcegaglia. E i posti di lavoro stagionali li hanno offerti ai romeni (http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2012/04/06/news/valtur-300-assunzioni-ma-saranno-tutti-romeni-1.3782195).
    E’ la globalizzazione, bimbi belli 😉
    Ed è la coglionaggine dei sardi che riesce a fare della Sardegna il Sardistàn, stolida isola del Mediterraneo centrale.
    Probabilmente ora a Teulada in molti festeggiano…
    Stefano Deliperi

    • Gentile Deliperi,

      solo un’aggiunta, credo doverosa.
      Saranno contenti i furbacchioni che vorrebbero una Sardegna basata su agricoltura/pastorizia e turismo “perché così non si danneggia l’ambiente e c’è lavoro per tutti”!
      Questo ritornello si sente spesso (devo dire soprattutto tra autonomisti e indipendentisti) ed è la riprova che chiamare l’Isola “Sardistan” è eccessivo (nel senso che siamo ad un livello ben inferiore: io, da tempo, propongo le Comore exxworks.wordpress.com/2010/05/30/quanto-distano-le-comore/) perché neppure nel Nuristan (che è un’invenzione come la Padania, ma proprio per questo funziona) sono così imbecilli (per quanto sussistano molti aspetti in comune con il nostro bizzarro modo di fare).
      Perché il GRIG non lancia una petizione per farci benedire? Che ne pensa di Medjugorje, visto che Lourdes non usa più?

      Cordialmente,

  17. Teulada: all’appello “Forza Ovidio Marras” Cappellacci risponde con “Forza Hamad bin Kalifa al Thani”. Si riproporrà il solito ricatto: volete dire di no ad investimenti che danno posti di lavoro? …Alla faccia dell’irreversibilità del consumo del territorio e del rispetto delle prossime generazioni di sardi, quel che conta sono le buste paga, anzi le “buste paghe” di oggi.. E molti pantaloni si stanno già abbassando

  18. ma secondo voi il grande emiro megagalattico si compra 2300 ettari senza alcuna garanzia che potrà costruirci sopra ???
    e a teulada ci spende altri 600 milioni per lo stesso motivo ???

    secondo me la legge salva coste sta per essere trasformata in aeroplanini e ranocchie di carta

  19. Sai che gli ha detto? Tu vieni da me a fare kommercialista ed io dare ai Sardi molti cammelli!!! Coboru mannu! Aicci s’indandada!!!!
    Hasta la vista al deserto rosso e Bona Paska a tottus!

  20. Mi permetto di segnalare un altro articolo della Nuova Sardegna di oggi. Quello in cui di racconta di come i posti negli alberghi della costa siano stati affidati a personale rumeno. Cade così uno dei miserabili pretesti addotti a giustificazione della svendita del territorio sardo: quello della creazione dei posti di lavoro. Riepilogando, abbiamo muratori extracomunitari o dell’est europeo, società finanziarie milanesi, americane o arabe, e camerieri romeni. E ai sardi? Ai sardi rimane e rimarrà per sempre la coglionaggine che gli consente di regalare tutto per un tozzo di pane.

  21. Anonimo says:

    potrebbe diventare il suo nuovo commercialista sardo , dopo tutto è uno che ha fatto del bene anche a carloforte ?

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