Cagliari / Politica / Sardegna

Il leghista Castelli e la Sardegna, storia un amore mai sbocciato. Prima dell’operaio da Santoro ci fu il tragico comizio a Cagliari. Vogliamo rivedere il video?

 

Non c’è niente da fare: quando due non si prendono, non si prendono. Tra il leghista Castelli e la Sardegna il feeling non è mai scattato. E a nulla sono valse le lunghe permanenze estive nella colonia di Is Arenas, dove l’allora ministro alla Giustizia amava passare l’estate. Evidentemente quella non era la Sardegna giusta, chissà.

Sta di fatto che dove ci sono i sardi, il leghista ne esce sempre male. L’altro giorno ha avuto la sfortuna di incrociare in trasmissione da Santoro un operaio dell’Eurallumina. Cess! La battuta “Castelli, non mi rompere i coglioni” ormai è entrata nel frasario politico. Scolpita nelle pietra.

Che strani questi leghisti: sempre a minacciare, sempre a insultare, poi quando davanti a loro c’è qualcuno che risponde per le rime non possono far altro che scappare. Boh.

Ma dev’essere la Sardegna, tra l’isola e la Lega il feeling non è mai scattato. Chissà se Castelli, non appena a saputo del collegamento di Santoro con gli operai del Sulcis, ha pensato “Minca, vuoi vedere che qui va a finire come in piazza Costituzione?”.

Era il 23 maggio di due anni fa. Non ho mai capito perché i giornali e i tg nazionali non diedero spazio a quella clamorosa contestazione di piazza. Forse perché era stata troppo clamorosa, forse solo perché era avvenuta in Sardegna, non lo so.

Noi tutti ci ricordiamo quell’incredibile comizio leghista, con la piazza di Cagliari praticamente vuota di camice verdi e piena di contestatori di ogni tipo. Castelli fu il primo a parlare, e gli andò anche relativamente bene. La piazza stava solo iniziando a scaldarsi. Perché poi fu un escalation di fischi, insulti di ogni genere, battibecchi tra politici e cittadini. Il finale fu un apoteosi, tra cori e bandiere della Lega bruciate. Che vergogna.

Ecco, diciamo che quel comizio rappresenta un duro colpo al mito dell’ospitalità dei sardi. Oppure e la Lega che ci fa questo effetto. Oppure è Castelli. Servirebbe una controprova. Onorevole, quand’è che torna a Cagliari?

 

14 Commenti

  1. Simone says:

    Non per contraddire il titolo, ma diciamo che solo un certo tipo di amore non è mai sbocciato. Perché per testimonianza diretta posso dirvi che prima di ferragosto, l’ultimo appena passato, accompagnato dalla sua scorta è salito su un aereo da Fiumicino direzione Tortolì-Arbatax. All’arrivo un auto privata ad attenderlo, mandata direttamente da uno dei villaggi che Mazzella ha in loco. Quindi poco amore per i problemi della terra e della sua gente forse, molto per il mare e i suoi mega villaggi turistici a quanto pare!! Niente di male per carità, solo una mera nota di cronaca, per qualcuno amara, per altri no. A voi decidere.

  2. Efisio Loni says:

    Il problema è più ampio. Potevano esserci uno scenario e degli interessi in comune tra la Sardegna e la Lega? Forse si: l’indebolimento di uno Stato centrale, il cui colonialismo di ritorno, con la complicità della classe dirigente sarda, ha piegato l’economia dell’isola negli ultimi trent’anni. In realtà però la Lega, folclore celtico a parte, non ha fatto nè secessione nè federalismo, ma anzi ha cercato di creare un nuovo centralismo nordista (in continuità con il Risorgimento, quello vero non quello finto della retorica italiota). In vent’anni di urla, chiacchiere e parolacce però non è arrivato nessun risultato: zero meno di zero. Anzi, a causa della rozzezza del pensiero e dell’azione dei seguaci di Bossi, lo stato centrale è molto più forte e l’unico risultato concreto leghista sembra essere quello di aver trasformato la Sinistra italiana (che ragione sempre e comunque contro qualcosa o qualcuno) in una sinistra nazionalista e antifederalista. La Lega ha fallito il suo obiettivo principale insieme (ma separatamente) al vasto mondo federalista, nazionalitario e indipendentista sardo. L’antileghismo sardo, pur giustificabile, è frutto solo della “meridionalizzazione” della Sardegna che non riesce a dare vita, ancora oggi, a una autonomia reale. Attaccare il leghismo e Castelli è dunque solo frutto di un riflesso mediatico e politico, ma si sbaglia obiettivo. L’obiettivo vero è l’incapacità dello Stato Italiano che sta rischiando il fallimento e la mancanza di autorevolezza delle classi dirigenti sarde che affondano insieme allo Stato di cui hanno sempre tutelato gli interessi.
    Chissà se la rabbia andrà nella direzione giusta?
    Ma lo Stato risponderà quasi certamente con la repressione, mentre gli “statisti” sardi con la loro increbile capacità di scivolare via dai problemi reali. In questi giorni, mentre la Sardegna è assediata dalla disperazione, loro discutono in Consiglio Regionale di legge statutaria e “si passano”. Incredibile.

  3. Anonimo says:

    cssss neo anderthal ne sa troppo ,cucina ,politica, energia alternativa,turismo, trasporti,giornali, giornalisti.e giornalai le sa’ tutte!

  4. Io ero presente il giorno della contestazione a Cagliari.Io stesso ho contestato e insultato quei signori.Per poi rendermi conto che molte delle persone lì presenti avrebbero votato un Milia ,condannato per abuso d’ufficio.
    Bella coerenza morale.

    Simile alla coerenza di molti operai incazzati che continuano nel Sulcis a votare Sua Maestà Giorgio e a credere alle tante minchiate dei signori in giacca e cravatta(L’operaio di Eurallumina ha chiaramente subito l’influsso di Mauro Pili sul Galsi).
    Detto questo la Lega non ha senso d’esistere in Sardegna,è un corpo estraneo,ci sono già partiti autonomisti e pertanto il feeling rimarrà sempre basso,spero.
    (Certo,poi nei dati delle elezioni in Ogliastra spaventano un po’ le preferenze leghiste).

    • Neo Anderthal says:

      Ma il voto non dovrebbe essere libero e segreto?
      E allora come fa Disarm Marco a sapere chi o cosa e soprattutto se avrebbero effettivamente votato i contestatori del pessimo Castelli?
      Ma poi, sbaglio o Milia è stato condannato dopo e non prima delle elezioni?

      • Stefano reloaded says:

        Condannato a un anno e quattro mesi nel secondo grado. Il 9 marzo 2010.

        • Neo Anderthal says:

          mi sbagliavo, era stato condannato in appello e la condanna definitiva è quella di dicembre, che ha comportato la sua rimozione.
          In ogni caso non vedo nessun nesso automatico tra la contestazione a Castelli e il voto a Milia.

        • Stefano reloaded says:

          Non lo vedo neanche io.
          Figurati che non riesco a vedere nemmeno l’incoerenza di un operaio che, essendo impiegato nella filiera dell’alluminio, altamente energivora, si lamenta dell’assenza del metano.

  5. Caro Vito, ricordo altri legami Castelli-Sardegna.

    Ho trovato traccia nel sito della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana del 19 gennaio 2004:
    http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/btestiatti/3-02955.htm

    Ma ho ritrovato anche la risposta dell’allora Ministro a Panorama (10 settembre 2003):
    “La mia Sardegna, al contrario della Costa Smeralda di molti diessini, costa allo Stato cinque uomini di scorta in meno. Inoltre, mi fa conoscere un carcere. Mi risulta invece che il mio predecessore Piero Fassino e l’ex guardasigilli sardo Oliviero Diliberto, che passano regolarmente le vacanze nel vicino e molto di moda hotel Piscinas, non abbiano messo in quella colonia nemmeno un piede.”

    Andrea

  6. A volte non capisco il senso dei suoi articoli. Vuole essere ironico, provocatorio o non ha capito Castelli?
    L’ineffabile ingegnere parlava ai suoi (ovviamente e come tutti) e cercava la rissa fin dall’inizio della trasmissione. Se n’è andato – prendendo al palla al balzo – perché aveva esaurito gli argomenti e ha reputato più producente l’abbandono che la ripetizione di quanto aveva già detto (i successivi commenti della ‘base’ lo indicano con buona chiarezza).
    Forse, ma non è detto, ha commesso un piccolo errore tattico, dimenticando che la trasmissione di Santoro non sta sulla RAI e la Lega è all’opposizione, quindi la sua ‘cacciata’ avrebbe prodotto poco clamore (proviamo ad immaginare se fosse accaduto su RAI2 con ancora il governo PDL-Lega: un profluvio di infuocate prime pagine da far impallidire l’11 settembre! Castelli avrebbe avuto una dozzina di orgasmi plurimi e ripetuti).
    Ciò che invece è molto interessante è il contenuto, la materia del contendere. L’operaio e Castelli hanno basato la disputa sul nulla più completo: il primo non ha portato un solo argomento ragionevole (ad esempio la pretesa strategicità dell’industria delle leghe leggere è patetica è del tutto priva di fondamento) Il secondo era interessato solamente al casino, a lanciare gli slogan della Lega-da-opposizione.
    Entrambi hanno svolto il compitino e sono tornati a casuccia. Uno dei momenti meno interessanti della trasmissione (ecco quello che non capisco: perché Biolchini parla proprio di questo? Ironia, provocazione o non ha capito?)

  7. Forse quando Lilliccu metterà nel menù la polenta con gli osei. (Giammai).

  8. Efisio Loni says:

    Penso che sia fin troppo facile per i sardi scagliarsi contro la Lega, i veri nemici della Sardegna sono vicini, sono tra di noi. Ma nessuno ha il coraggio di cercarli: sono tranquilli.
    Meglio prendersela con un leghista, tanto non ci può fare niente. A noi.

    • Sono d’accordo. Se crediamo che i nemici dei sardi siano i leghisti allora ci vediamo molto male. Ce l’hanno contro i terun? Colpa nostra che crediamo di essere terun. A dirla tutta la Lega ha sempre mostrato simpatia per le questioni e le istanze autonomiste sarde. Nella loro radio vengono spesso ospitate voci dalla Sardegna, dal cantante al professor Bandinu.
      Chissenefrega?… va bene, ma allora “non rompermi i coglioni” rivolgiamolo agli obiettivi giusti… se li abbiamo davvero i “coglioni”, noi.
      Quella rissa tra l’operaio e Castelli sembra sia stata presa a mo’ di derby. Se la Sardegna è rappresdentata da quell’operaio/sindacalista (un posto di lavoro 20 ammalati di cancro) beh, allora lo lascio tutto a voi, mi dichiaro neutrale.

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