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Sull’Italia soffia il vento dell’unanimismo: “Non è il momento delle critiche!”. E invece no, perché un’opinione pubblica finalmente libera farà crescere il paese

Spira un’ insopportabile aria di unanimismo oggi in Italia. “Non è il momento delle critiche, bisogna rimboccarsi le maniche” è il monito ricorrente rivolto a chi prova ad avanzare qualche riserva sul governo Monti e su questa strana stagione politica. “Non è il momento delle critiche” sta a significare che evidentemente le critiche sono ritenute un ostacolo. Peccato che in democrazia sia sempre il momento delle critiche.

E allo stesso modo, l’invito a “rimboccarsi le maniche” viene visto come un gesto operoso, concreto: come se tanti italiani non lo stessero facendo da anni, duramente, con impieghi precari e sottopagati.

Io penso invece che questo governo, più degli altri, abbia bisogno delle critiche. Con i partiti costretti a votarlo controvoglia, con l’unica opposizione rappresentata dalla Lega, solo un’opinione pubblica vigile e attiva può fare da contraltare al potere dell’esecutivo.

La situazione è paradossale. Passi per l’appoggio datoa Monti da Corriere della Sera, il Sole 24 Ore e la Stampa, ma almeno contro Berlusconi c’erano Repubblica e il gruppo Espresso. Che invece stavolta stanno comodamente dalla parte dei più forti. “Senza se e senza ma” verrebbe da dire, dopo aver letto l’intervista ieri a De Benedetti proprio sul Corriere.

Si fa strada un idea di italiano un po’ particolare: che deve solo stringere i denti, accettare i sacrifici e,soprattutto lavorare sodo. Un italiano “confindustriale”. Per le critiche, per il “pensiero attivo” ci sarà tempo. Quasi l’italiano dovesse espiare qualche colpa. Per esempio, quella di avere avuto Berlusconi al potere per tanti anni.

Peccato che Berlusconi sia un articolato prodotto politico che, senza il via libera delle classi dirigenti del Nord (di cui è cristallina espressione) non sarebbe mai potuto arrivare dove è arrivato.

Ieri Monti al Senato ha invitato tutti a ritrovare un senso civico. E come lo si ritrova se oggi avanzare qualche critica contro questo governo è peggio che bestemmiare in chiesa.

Eppoi scusate, ma a me il “non è il momento delle critiche” mi ricorda un po’ quei cartelli che il Regime faceva mettere nei locali e che recitavano testualmente: “Qui non si parla di politica”. E’ aperta la caccia ai disfattisti: perché chi critica rischia di essere responsabile di questa crisi quanto gli speculatori della finanza.

Invece no: è il momento delle critiche. Perché anche questo è un modo per rimboccarsi le maniche. E, per quanto mi riguarda, l’unico che conosco.

 

38 Commenti

  1. Radio Londra (nonostante Er Ciccio) says:

    Incontrare Marieddu Martiradonna è sempre stato un piacere perché era un gran Signore, era una persona semplice ed era uno di noi esattamente come per Nenè. al quale auguriamo tutti che si riprenda anche perchè è sempre stato una sagoma. Unu spassiu.
    Non può mancare, col maggior unanimismo possibile, compreso anche l’auspicabile l’unanimismo e un maggior trasporto del Cagliari di Cellino, l’omaggio a una leggenda del Cagliari dello scudetto.
    Adiosu Marieddu.

  2. C’è un problema: risorse limitate! Lo capiranno, prima o poi, anche i tecnosauri (e via discorrendo)?

  3. Soviet says:

    Premesso che ciascuno può pensarla come vuole, io credo che nel caso del governo Monti il punto non sia su una critica pregiudiziale, ma sulla legittimità della critica. C’è qualcuno che dice che questo Governo non può essere criticato qualsiasi cosa faccia? Credo di no: le minchiate già espresse da qualcuno dei nuovi ministri sul nucleare o che – è nelle cose, visti i curricula – potrà esprimere per esempio sulla necessità di privatizzare l’acqua, in contrasto col parere del popolo espresso negli ultimi referendum, sono criticabili o no? Io credo di sì. Questo sarà pure un governo tecnico, ma resta democratico e quindi vincolato alle leggi. La storia della “democrazia sospesa” tirata fuori da Berlusconi è il semplice vaneggiamento senile di un narciso: in verità questo governo esprime quanto di meglio la destra può esprimere e della destra, quella presentabile e serie, ha tutte le caratteristiche: una monolitica fede nel libero mercato, una visione aristocratica del potere (deve essere gestito da “chi sa” e non da chi viene scelto) e autoritaria (ciascuno deve fare il suo dovere, come nell’apologo di Menenio Agrippa, certo lo stomaco continuerà a digerire, la testa a ragionare e braccia e gambe a faticare…che ognuno quindi stia al suo posto!). Ma il “popolo italiano” ha votato una maggioranza e un governo che esprimeva – con una grandissima incapacità tecnica e ancor minore etica individuale – gli stessi valori che esprime questo. L’unanimismo è dato dal fatto, che all’interno dello stesso campo ideologico, di cui De Benetti, Berlusconi, Della Valle e compagnia cantante sono perfettamente organici, la differenza sta proprio nel saper o non saper fare. Naturalmente per uno che usa “Soviet” come nick e che quindi reputa che non ci sia un sistema “naturale e universale” di convivenza, ma che la società sia creazione dell’uomo e che quindi ve ne possano essere anche di alternative, è chiara l’appartenenza di campo di questo esecutivo, com’è chiaro di quali interessi si fa garante, dal momento che perseguire gli interessi “di tutti” è una pia illusione degli ingenui. Faccio un esempio numerico, così magari sappiamo tutti di cosa sto parlando: dal 1983 al 2005, secondo studi fatti da ricercatrici della Banca dei regolamenti internazionali e del FMI, la quota di PIL italiano passato dalla retribuzione dei lavoratori ai profitti (remunerazione del capitale) e stata quantificata in 8 punti percentuali. In euro sono 120 miliardi, in reddito per i lavoratori sono più di 5mila euro all’anno in meno se contiamo anche gli autonomi, settemila se contiamo solo i lavoratori dipendenti. Questo ” riequilibrio” è frutto di una offensiva ideologica che nasce dalla Thatcher e da Reagan, offensiva di classe – alla faccia di chi dice che la lotta di classe è un’invenzione di Marx e che le ideologie sono morte – che fra le altre cose ha compresso i diritti dei lavoratori, ha aperto le porte alla iperfinanziarizzazione dell’economia (un certo grado di finaziarizzazione c’è sempre stato, ma non in questa variante cannibale!) abolendo tutte le garanzie post crisi del 1929 e via elencando.
    Allora, chi la pensa come me può essere un pochino prevenuto rispetto a questo governo? Direi di sì. Come cittadino italiano che paga le tasse, incensurato e dotato di tutti i diritti (e che rispetta tutti i doveri) garantiti dalla Costituzione, posso esprimere il mio parere, anche critico? Direi di sì.
    Poi, sulla riduzione della nostra democrazia a periodica espressione di un voto dove il consenso è ottenuto esattamente con le stesse tecniche utilizzate per la vendita di un detersivo o di una saponetta, molto ci sarebbe da dire. La coscienza critica dell’italiano medio è piuttosto scarsa, la scuola non insegna certo (né l’ha mai fatto a dire il vero, se non per lo sforzo individuale di qualche eroico insegnante…) a pensare con la propria testa e il diktat attuale è che i cittadini si formino solo per essere produttori mansueti: tecnicamente capaci di lavorare, politicamente neutri, interessati a vedersi come “manager di se stessi” e americanate varie. Che poi uno degli eroi del capitalismo abbia coniato lo slogan “think different” è il sigillo alla più colossale mistificazione della storia. Per tutto questo c’è un termine: mindfucking. E le menti fottute sono le nostre! Quindi il mio suggerimento è che ogni cosa passi almeno all’esame di due domande: “quello che decidono conviene a me e a chi mi sta vicino”? “e chi ci giadagna di più”?

    • Soviet, questa la devi postare anche su faccialibro e possibilmente altrove.
      Magari spiegando anche cosa vuol dire “giadagna” che io non l’ho capito ;-P
      ma gli devi dare diffusione.

      • Soviet says:

        O Felice, vabbé che sei ingegnere, ma secondo te una parola che per refuso si differenzia dall’originale solo per una vocale (e nessuna altra vocale dà un significato di senso compiuto…) cosa può voler dire?
        Giadagna
        Geadagna
        Gaadagna
        Goadagna
        Guadagna
        Esatto!
        🙂

    • Iamme, iamme, ‘ngoppa iamme ia,
      curriculì curriculà,
      curriculì curriculà…

  4. pietro says:

    Più che di ‘critica’ ci sarebbe bisogno di una maggiore consapevolezza di ciò che sta accadendo.
    Stiamo assistendo ad una naturale evoluzione del capitalismo finanziario e, forse, non è esagerato parlare di ‘colpo di stato’.
    Si è riusciti ad imporre un governo ad uno stato sovrano democratico (per quel che ne restava).
    Si sta ora tentanto, purtroppo con successo, di legittimare questa presa di potere presentandola come inevitabile e necessaria per la nazione e, dopo il beneplacito dei parlamentari ‘nominati’, si cerca di ottenere il consenso dei cittadini utilizzando gli organi di disinformazione.
    Perchè dovremmo essere disposti ai sacrifici se non si vuole fare chiarezza su: come e chi ha creato questo debito pubblico?; come e chi ha sperperato (o rubato) i soldi di tutti?; come e chi usufruirà delle risorse derivanti dalle misure adodattate?

  5. gentarrubia says:

    comunque Repubblica non abbassa la guardia:

    http://video.repubblica.it/dossier/crisi-italia-2011/ezio-mauro-un-atlante-per-i-18-anni-di-berlusconi/81083/79473

    finalmente parlano di Berlusconi e pubblicano L’Atlante dei 18 anni di Berlusconi. Sia mai che i loro elettori si sian persi qualcosa

  6. Stefano reloaded says:

    D’accordo con te, in teoria. Poi mi sento dire dai colleghi berlusconiani “Berlusconi ha tolto l’ICI e Monti la rimette con l’appoggio della sinistra” e altre profonde considerazioni di questo genere. Anche vere, purtroppo. E dopo i primi cinque minuti di pacata discussione a cercare di fargli capire (“esti cumenti a pistai su culu a s’acua” dice il proverbio) che se siamo a questo punto, in parte, è perché il Governo ha passato due anni a cazzeggiare appresso ai problemi giudiziari del loro idolo anziché occuparsi di quello che accadeva nel mondo, passo direttamente al “cùnnemamarùa” di arthemalliana memoria e cresce in me la voglia di unanimismo.
    Se poi i miei occhi devono vedere e le mie orecchie devono sentire anche questo:

    mi beniri su scraffingiu e l’unanimismo mi pare un balsamo.

  7. Anonimo says:

    Bisogna essere ottimisti,lasciamoli lavorare.L’allenatore Napolitano ha convocato i giocatori per una “nazionale” di prestigio,a suo parere un’ottima squadra.Vediamo come giocano.
    Non credo sia il momento di mettersi di traverso,la situazione è molto grave.
    Eduardo Picciau

  8. Alessandra says:

    Continua a rieccheggiare nella mia mente la stessa domanda, ogni volta che (più che leggittimamente) si fanno analisi e critiche costruttive sull’attuale governo tecnico, sui poteri forti e sulle connivenze tra giornali e governo in carica.
    Sono felice che il berlusconismo non solo non ci ha tolto del tutto la capacità di leggere gli avvenimenti e concatenarli, ma ci fa vedere in automatico il lato B di tutte le persone.
    Ma, dicevo, continua a risuonare forte la domanda di cui parlavo, la domanda è :
    ” e quindi?…”

  9. E’ sempre il momento delle critiche e soprattutto della vigilanza.
    E’ proprio il pensiero unico che ci ha portato fin qui e non le critiche che sono state più che altro criminalizzate.
    In Italia c’e’ sempre voglia dell’uomo forte, del demiurgo anche se il sonno della ragione genera berlusconi o mussolini.
    Questo anche se non condivido le critiche fatte in questo blog a questo governo e all’operato di Napolitano.
    Di Passera ad esempio si puo’ dire tutto ma non che non sia una persona di spessore, la cui esperienza e’ di tutto rispetto e che oggi potrebbe tornare utile al paese; e’ lecito pretendere spigazioni e trasparenza sui conflitti di interessi, primo per allontanare sospetti, secondo perche’ siamo CITTADINI e non sudditi e quindi meritiamo spiegazioni più dettagliate di quelle date finora, ma non mettiamone gia’ da ora in discussione la sua nomina.
    Ma questo non e’ tema di questo post.
    W i giornalisti veri e seri, vigilantes della democrazia, ma alla gelmini continuo a preferire profumo, alla carfagna e a sacconi preferisco la fornero, ad al prestanome di ghedini preferisco la severino.

  10. Vito, in parte hai ragione: finalmente un’opinione pubblica libera, sarebbe ora. Si sente nell’aria che e’ un momento diverso e che non abbiamo davanti i soliti incompetenti ladroni. Una cosa pero’ e’ criticare per offrire alternative, un’altra e’ fare il bastian contrario per partito preso. Non esageriamo dicendo che con Monti non si puo’ criticare, e pensa invece che in modo piu’ o meno velato, con Berlusconi (e anche con certe frange della sinistra, va detto: chiedete a chi viene bannato su Facebook dai gruppi del PD) prima eravamo ancora meno liberi. Forse te ne sei gia’ dimenticato?

  11. Stardust says:

    Sì, ma le critiche per essere pertinenti devono andare a cogliere mancanze ed errori su ciò che viene proposto. Se fino ad ora non si è fatto altro che chiedere la fiducia, su cosa lo si può criticare? Aspettiamo i dati di fatto, poi criticheremo.

  12. Neo Anderthal says:

    “Taci il nemico ti ascolta”, “Qui non si parla di politica né di alta strategia, qui si LAVORA”.
    I manifesti con queste scritte decoravano i muri nelle fabbriche italiane, negli anni della seconda guerra mondiale.
    Anche volendo considerare critico il momento noi non siamo in guerra, e il sollievo procurato dalla uscita -spero bene definitiva- dal governo del Re Pagliaccio e della sua corte, non dovrebbe farci dimenticare tre o quattro piccole cose, forse ovvie.
    La prima è che è impossibile essere tutti d’accordo su tutto.
    La seconda è che senza opposizione la democrazia è monca.
    La terza è che opporsi nei limiti della legge è un diritto di qualsiasi cittadino, organizzato o meno in forze politiche.
    La quarta è che la democrazia , quella che dà voce a tutti e per esempio boccia il nucleare, grazie al senso comune di precauzione, non è la tecnocrazia , quella che storicamente dice sì ad ogni tecnoavventura, nucleare o anche militare, previo “studio di fattibilità”, e che in fondo richiede che a decidere siano i “saggi” e i “competenti” e non i cittadini.
    Quindi l’azione del Prof. Monti deve essere valutata attentamente, caso per caso, il fatto che a votarlo ci siano anche i seguaci del Peggiore non lascia tranquilli, il ricatto è sempre possibile, le tutele per i ricchi assicurate da Berlusconi e dai suoi verranno richieste e pretese ancora.

  13. Non è il momento delle critiche pretestuose, delle polemiche demagogiche, del tanto sono tutti uguali, è tutto un magna magna, maledetti sti banchieri…..

    Mentre è sempre il momento delle critiche costruttive.

    • Neo Anderthal says:

      La distinzione tra critica sterile/distruttiva/demagogica/pretestuosa e critica, meglio ancora osservazione, migliorativa/appropriata/costruttiva è come la differenza tra pornografia e erotismo secondo -mi pare di ricordare- Woody Allen: “la pornografia è l’erotismo di tutti gli altri”.
      Chi stabilisce se una critica è o non è costruttiva?
      L’unica cosa sensata è lasciare che ci sia libera espressione, chi ha argomenti più forti o convincenti alla lunga avrà ragione.
      Quello che non si deve accettare mai è l’unanimismo plaudente davanti ai Grandi Esperti.
      La storia è piena di Grandi Esperti che hanno fatto colossali errori, e enormi fesserie.
      Anche un punto di vista parziale, anche limitato alla rappresentazione di interessi particolari ma legittimi, ha pieno diritto di cittadinanza in democrazia.
      Non sono perciò disponibile per battere le mani a comando per i “castigamatti” chiamati a fustigare i costumi dall’alto di posizioni apicali -meritate, ammettiamolo pure- in banche o amministrazioni di industrie o Università private. Non so infatti quale possa essere la loro percezione della concreta realtà vissuta dalla gente che va avanti con uno stipendio, o magari senza neppure quello e che se la cava -male- con contrattini a termine e stage e cose simili.
      Se per esempio si vogliono colpire veri o presunti privilegi, magari i “privilegi” dei lavoratori a tempo indeterminato, mi sembrerebbe almeno altrettanto giusto eliminare procedure obbligatorie che consentono, per esempio ai notai, di intercettare a proprio favore parte di transazioni commerciali o finanziarie in cui di fatto non hanno nessun ruolo, se non quello di certificazione facilmente effettuabile in altro modo. Sono pronti a fare sul serio? Non dico di no per principio, ma voglio vedere se è un bluff o le carte ci sono per davvero.

      • Realista says:

        Caro NeoA, ti leggo sempre e spesso concordo con le tue posizioni, però in questo giro mi dai l’impressione di sparare un poco a casaccio, come fa uno che sente di essere accerchiato dai nemici ma non li vede. Quindi spara precauzionalmente, ma non ha dove mirare, o meglio, giustifica ogni direzione di tiro con generiche accuse verso il destinatario del proiettile.
        Sulle quattro cose ovvie, naturalmente, niente da dire, nè credo che possano mai essere messe in discussione, nè dal detronizzato clown di Arcore nè da SuperMarioMonti; però sulla tecnocrazia, forse per carenza di spazio dedicata al periodo, lasci un’ingiusta scia di infamia. I piani di fattibilità ai quali sembra tu alluda possono (devono…) essere redatti con ben presente la qualità e la quantità del problema che si prefiggono di risolvere. I numeri che li contraddistingueranno terranno conto di fatti deterministici e di fatti probabilistici. Le variabili saranno da quantificare sia per un conto economico fatto di cifre che per un conto economico dove si vada a monetizzare il bene collettivo, la redditività sociale. Chi pianificando usa strumenti razionali, non trascura i contenuti umanistici di quello che fa, bensì li include nel processo in maniera tabellare. E, se è onesto, usa come supporto alle sue decisioni i database sociali, gli indicatori socio economici che rappresentano la realtà del suo tempo (quindi, massimamente, la voce del popolo…): come dire, se ben ispirato, anche un piano di fattibilità può portare alla migliore delle soluzioni, e non sarà negativo in sè.
        Sui “grandi esperti” dici di non essere disposto a battere le mani solo perchè grandi: benissimo, spero nessuno lo voglia fare per questo, ma eviterei di precostituire un giudizio per il solo fatto che si tratti di gente di grande curriculum. Li hanno scelti per questo, e sarebbe opportuno verificare cosa riusciranno a mettere a disposizione di noi tutti dall’alto delle loro capacità altrove dimostrate.
        Cosa significa l’aggravante inerente l’essere “private” quando parli di banche ed università dalle quali i super di SuperMarioMonti provengono? Privato = qualcosa di negativo? Se fosse così, saresti veramente ingiusto e, a mio modo di vedere, fuorviato da un inaccettabile criterio che sembrerebbe decidere chi siano i buoni ed i cattivi solo il carattere istituzionale o meno del loro datore di lavoro… Spero di aver capito male, sarebbe di una genericità sconfortante!
        Rassegniamoci ad una cosa: l’attuale esecutivo deve attuare un poco di azioni di governo oramai non più da decidere, ma solo da rendere efficaci. É stato nominato quale strumento operativo adeguato (da qui i supernomi…) a portare a termine la missione. Non devono (non dovrebbero…) fare politica, non devono rivoluzionare la nostra vita, solo rimettere a posto questa sgangherata situazione. Immaginiamo che ci provino, e predisponiamoci per aiutarli ad aiutarci. Poi, alle elezioni, tutto tornerà come prima.

        • Neo Anderthal says:

          Gentile Realista capita anche a me, ma non sempre, di concordare con le mie posizioni. Questo però è un caso in cui io sono d’accordo con me stesso e sostanzialmente anche con l’amico V.B.
          La tua interpretazione -non mi sono espresso chiaramente, sembra- mi attribuisce un pregiudizio negativo che non ho e quindi non nutro. Ho perplessità che mi paiono naturali, almeno per chi come me si sente di sinistra -non di centrosinistra, tanto per chiarire-.
          La contrarietà riguarda invece il plauso “a priori”, anche se ovviamente saluto il passo avanti e l’uscita dal governo del Penoso e della sua ciurma. Chi è perplesso o avanza dubbi e chiede chiarimenti è traditore? Mi arruolo tra i traditori.
          Alcune delle prime uscite pubbliche, come quella del Ministro Clini sul nucleare non mi hanno convinto, per usare un eufemismo, e non perché io sia un acerrimo nemico delle tecnologie, ma soprattutto perché credo che un pronunciamento popolare espresso con una tale proporzione, in questo caso contrario al nucleare, richieda rispetto e non solo cautela da parte di un Ministro, che come insegna l’etimologia è meno del Magistro e dovrebbe essere una persona posta al servizio dei cittadini, non uno che insegna ai cittadini cosa e come pensarla su argomenti che richiedono valutazioni che non sono certo di esclusiva natura tecnica.
          Quanto alla considerazione relativa alle Università private, questa osservazione non è negativa in sé, segnala semmai una circostanza e rappresenta una prossimità rispetto alla elaborazione-creazione del senso comune che riflette gli orientamenti dei proprietari, ispiratori e fondatori delle Università private. Sono di certo nomi di alto profilo, ma non per questo la loro posizione è indifferente.
          La Luiss, di cui La Professoressa Severino è vicerettore, si chiama Università Guido Carli, è della Confindustria, Il Professor Ornaghi è il rettore della Università Cattolica di Milano, sono quindi rappresentate al governo le due più importanti istituzioni private di alta formazione.
          In definitiva: non credo e non penso che si debbano sospendere le facoltà critiche e quindi aspettare con rassegnazione le inevitabili e inevitabilmente giuste e necessarie determinazioni dei Saggi, che sono e non possono non essere politiche.
          Tra l’altro occorre notare che le decisioni sui vari versanti ancora non sono state prese in via definitiva, e si discute infatti della possibilità o opportunità di una imposta patrimoniale, della sua consistenza, delle reintroduzione dell’ICI o altre forme. E il dibattito prevede e forse richiede che ci sia anche il dissenso.

        • Anche io sono contrario al plauso “a priori” (e al plauso in genere) e anche io non credo e non penso che si debbano sospendere le facoltà critiche.

          Semplicemente ritengo che il dibattito e le critiche debbano essere fatte sugli atti concreti e non sui massimi sistemi.

          Per capirci credo sia una scemenza dipingere Monti come rappresentante della conventicola degli “illuminati” che governa occultamente il mondo (in combutta con banchieri statunitensi), mandato in Italia a schiacciare il movimento dei lavoratori (come ha fatto qualche giornalista).

        • Condivido, anche perche’ poi a furia di gridare al lupo al lupo! si ottiene il risultato contrario.

        • Neo Anderthal says:

          Non mi sembra che nessuno qui -almeno per ora, ma diamo tempo al tempo al tempo- abbia iniziato con tiritere e pipponi stile “Trilateral-Bildeberg-Massoneria-Echelon-Skull & Bones-Illuminati di Baviera-Rosacroce-Sette Savi di Sion-Sette nani dello spazio-Vulcaniani-Pokemon”.
          Semplicemente penso che questo governo sia stato il frutto di una operazione verticista, compiuta a seguito del fallimento del governo Berlusconi -benedetto sia sempre il momento in cui il Ributtante è stato ributtato-
          Il fatto che il governo non sia l’espressione delle scelte dei cittadini, è di per sé un dato non eludibile.Tenere ben presente questo anche in questa fase emergenziale non è discutere dei “massimi sistemi”.
          La legittimazione democratica, e quindi la legittimazione conferita dalle urne elettorali prima ancora che in parlamento, dovrebbe contare qualcosa in una democrazia, e un argomento di questo peso non dovrebbe essere lasciato alle caricature che ne fanno loschi figuri come Scilipoti.
          Anziché dare la voce al corpo elettorale, con nuove elezioni, magari previo intervento di un “governo di scopo” che avesse come programma la messa in sicurezza dei conti pubblici e una nuova legge elettorale, che ripristini un minimo di condizioni e agibilità democratica, si è prodotto un “Governo di intesa nazionale” formalmente non politico ma “tecnico” senza altra scadenza che quella convenzionale del 2013.
          Quello che non sono pronto ad accettare è una unanimità supina e per principio plaudente a sostegno di ognuna delle scelte dei Saggi, come se le soluzioni ai problemi e alle questioni in campo fossero scontate -non lo sono e i pareri possono divergere- e obbligatorie.
          Quindi, salutata la fine del governo del Pessimo, accolte con sollievo un certo numero di persone passabilmente serie, prepariamoci a vedere le carte che di volta in volta Monti e i suoi giocheranno.
          Valutando caso per caso, nella consapevolezza che questo non è e non può neppure mai essere il mio governo, per il semplice e evidente motivo che io non ho ancora votato per un parlamento che approvasse e delegasse al governo questa pur onorabile comitiva con i voti della fu maggioranza e della ex opposizione -e neanche voi-.

        • Il governo Monti è “il frutto di una operazione verticista, compiuta a seguito del fallimento del governo Berlusconi” ?
          Si.

          Siamo in un periodo di sospensione della legalità ?
          Si.

          Ad avercene di queste sospensioni se legittimazione democratica vuol dire Brambilla e Scilipoti.

          Diciamoci la verità: in questo periodo balordo dal punto di vista economico non possiamo permetterci il circo della democrazia.

          Adesso ci facciamo un paio di decenni di governo tecnico e poi torniamo agli scemi di paese al governo (cosi siamo tutti contenti).

        • Neo Anderthal says:

          Ecco: AA, non siamo d’accordo. La democrazia oltre ad essere un fine in se stessa, non è un lusso ma è una necessità, per il progresso generale e per la stessa economia.
          Un paio di decenni di governo tecnico l’Italia li ha già avuti nella sua storia, e il tecnico era chiamato Sua Eccellenza Benito Mussolini. Sospendendo il circo, allora piccolo ed ad una pista e sottoposto a un Re, ha riportato ordine, bonificato le paludi, asfaltato le strade, fatto arrivare i treni in orario -oltre a piccolezze come la distruzione dei diritti politici e sociali, la repressione e la fucilazione dei dissidenti politici, l’aggressione imperialista contro popoli di Africa ed Europa, la correità con il nazismo e i traditori franchisti, massacratori della Spagna…
          Non sono così idiota da pensare che Monti sia un fascista, e nemmeno credo che ci sia ora una sospensione della legalità -che si chiamerebbe colpo di stato- ma alla retorica dei “tecnici” io comunque non abbocco.
          Già ci sono stati coloro che sostenevano che la democrazia fosse uno show di cui si poteva fare a meno, e che in fondo “basta un buon ragioniere che entri in carica il primo gennaio e se ne vada il 31 dicembre. E non sia rieleggibile per nessuna ragione”. Tra questi in prima fila Guglielmo Giannini, il fondatore del Fronte dell’Uomo Qualunque.
          I fatti non stanno così. Il corso della storia ha dimostrato che lo sviluppo e il progresso avvengono anche in presenza di una democrazia con tratti conflittuali.
          In ogni caso si deve andare a decisioni che non sono esclusivamente tecniche, ma sono politiche. Ripristineranno l’ICI o istituiranno una imposta patrimoniale e una sulle transazioni finanziarie? Da che parte si taglierà? Quali saranno le scelte per favorire una ripresa della produzione? Quali e quanti e come saranno i provvedimenti sulle pensioni? La mano pubblica in questi anni ha abbandonato il meridione e premiato il nord, si provvederà a un riequilibrio?
          Il denso fumo di incenso che ci annebbia la vista ci sta impedendo di vedere?
          Cosa faranno “i tecnici” per la FIAT di Termini Imerese o Pomigliano, per la IRISBUS? Per la Keller di Villacidro? Per la Vinyls di Porto Torres? Per la ALCOA?
          Io voglio vedere.
          La realtà è che i berlusconiani devono assolutamente prendere tempo, perché sanno benissimo, come ha ribadito lo stesso Cicchitto, che se fossero andati alle elezioni ora sarebbero stati sgominati. Per questo appoggiano il governo pur essendo nemici.
          Il PD ha parimenti due motivi per andare avanti, il primo è quello ufficiale, salvare lItalia dal tracollo legato al debito, il secondo è sottotraccia, il calcolo e la speranza di stabilire un asse con il Terzo Polo che aiuti a creare uno schieramento che possa fare a meno della sinistra e della parte di opposizione intransigente (SEL e IDV). Si prende dunque tempo auspicando di
          potersi poi attribuire il merito di avere propiziato un “clima di concordia” e la salvezza nazionale. Nella inconfessata speranza che quella che qualcuno chiama “la bolla” di Nicola Vendola si sgonfi per conto suo, senza quindi il bisogno e il rischi di confrontarsi nelle primarie.
          I motivi tutt’altro che nobili, anche di bottega, non mancano tra i virtuosi e acritici a priori sostenitori del Governo dei Professori.

        • Condivido più o meno tutte le tue riflessioni.
          L’unica cosa che mi fa pensare è: “Il corso della storia ha dimostrato che lo sviluppo e il progresso avvengono anche in presenza di una democrazia con tratti conflittuali.”
          Negli ultimi venti anni c’è stata una democrazia conflittuale ma non sono sicuro che ci sia stato sviluppo e progresso. Anzi.

        • Neo Anderthal says:

          Quella degli ultimi venti anni non è stata per nulla una democrazia conflittuale. Negli ultimi venti anni si è tentato di piallare le asperità storiche del “caso italiano”, a iniziare dalla presenza del più forte partito comunista dell’occidente, rimosso a cura della stessa dirigenza. Si è imposto o tentato di imporre un bi-partitismo/polarismo maggioritario estraneo alle tradizioni e alla storia politica dell’Italia repubblicana, tentando di importare sistemi che riducessero l’offerta di rappresentanza, escludendo vaste parti e in ultima analisi convergendo verso un “centro” che, salvo lievi differenze, proponesse politiche omologhe, differenti al più per sensibilità o tratti anche marginali, fino alla teoria dei “partiti a vocazione maggioritaria” immaginati da geni come Veltroni, che hanno portato al sinistra al tracollo.
          In questo quadro le elezioni di questo o quel leader diventano progressivamente quei “Beauty Contest” che larvatamente, ma neanche tanto, andavano auspicando i “riformatori” alla Mariotto Segni.
          Infatti abbiamo visto la riduzione del sindacato, o un forte tentativo in tal senso, da rappresentanza degli interessi dei lavoratori a macchina di consenso o almeno di ammorbidimento di qualsiasi tensione sociale -e infatti il lavoro ha perso quota nei confronti del capitale-
          Non voglio riaprire il capitolo, che ci porterebbe off-topic, ma la democrazia era molto ma molto più conflittuale nei venti anni dal 1960 al 1980, in cui lo sviluppo è pure avvenuto.
          Solo sul piano legislativo si sono ottenuti scuola media unificata, divorzio, depenalizzazione dell’aborto, nuovo diritto di famiglia con equiparazione di coniugi e prole, legge Brodolini/statuto dei lavoratori, ampliamento dell’accesso alle università e all’istruzione superiore etc.etc.
          Negli anni ’50 e ’60, poi qualunque sia la valutazione che ora ne possiamo dare, sono state progettate e portate a termine infrastrutture capitali come l’Autostrada del Sole, si sono fatti piani casa VERI come il Piano Fanfani -INA CASA-, nel 1949, che ha fornito a grandissime fasce popolari una abitazione degna o comunque incomparabile con quelle precedenti -la storia edilizia dell’Italia è interessantissima, la tipologia “tugurio” era diffusissima, i bagni dentro le abitazioni rari, solo per dirne una- e si è verificata una crescita economica che è stata battezzata “miracolo italiano”, molto prima che il Losco si appropriasse della locuzione trionfalistica per farne un attrezzo da scasso.

        • Soviet says:

          Siamo sicuri che sia stata una democrazia conflittuale? Perché nei passaggi decisivi mi pare che l’ultima stoccata non sia mai stata data, che si sia sempre rimandato il “redde rationem”. Questa è stata una democrazia molto conflittuale a Ballarò o in altri talk show pseudo politici, meno sugli atti concreti. Una prova lampante è la mancata approvazione di una legge seria sul conflitto di interessi, che ha lasciato nelle mani di Berlusconi per un ventennio l’arma formidabile dei media, che ricordo sono lo strumento di maggior influenza sul modo di vedere la realtà. Se fosse stato in atto un conflitto serio, si sarebbe disarmato Berlusconi alla prima vittoria dell’Ulivo e poi, senza televisioni a fare egemonia culturale avrei voluto vedere…
          L’Italia è cresciuta molto quando si era a rischio di golpe ed i partiti maggiori erano su modelli contrapposti. Chi parla per esempio del PCI come di un partito socialdemocratico dice una cosa giusta e una sbagliata: giusta perché il ripudio del socialismo reale e il riconoscimento della necessità del pluralismo ne faceva un partito effettivamente socialdemocratico. Sbagliato perché tutto questo non si intendeva come attenuazione del sistema capitalista, ma all’interno di una società socialista. Ragionamento che andrebbe ripreso con coraggio…

        • Secondo me negli ultimi venti anni c’è stata una democrazia conflittuale nel senso che le due opinioni pubbliche contrapposte non si sono riconosciute meritevoli di rispetto a vicenda, non c’è stata la condivisione di quel minimo di valori primari. Non facevo riferimento ne al pollaio dei talk show politici ne alla finta rivalità dei partiti o dei poli.

          Sono d’accordo sulla responsabilità del centro sinistra nel non aver approvato una legge seria sul conflitto di interessi. Legge comunque non facile da approvare. Non facile politicamente e socialmente.

          Sulla supposta (!!) egemonia culturale di Berlusconi ottenuta con le TV ci vorrebbe uno spazio apposito perché le cose da dire sarebbero veramente tante.

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