Giornalismo

Le immagini di Gheddafi morto come il video di Belen: sempre di pornografia si tratta. Ce lo spiega Susan Sontag

Ho cercato nel libro “Davanti al dolore degli altri” di Susan Sontag (Mondadori, 2003) una risposta al mio turbamento davanti alle immagini del corpo di Gheddafi oltraggiato in più modi. Immagini che da ore mi bombardano sempre uguali e sempre diverse, tragica variazione su un unico tema: l’orrore. Il libro propone un lungo excursus storico intorno alle immagini di guerra e al loro uso. E fra le tante interpretazioni che propone, vi segnalo questa:

Le intenzioni del fotografo non determinano il significato della fotografia, che avrà vita propria, sostenuta dalle fantasie e dalle convinzioni delle varie comunità che se ne serviranno. (pag. 33)

Quindi sta a noi decidere che senso dare alle immagini di Gheddafi morto. Sono un monito contro le dittature? Oppure identificano il “Sic transit gloria mundi” berlusconiano? Chi fanno capire che cos’è la guerra? Che cosa?

Scrive la Sontag:

Possiamo anche sentirci obbligati a guardare fotografie che documentano grandi crimini e crudeltà. Ma dovremmo sentirci altrettanto obbligati a riflettere su quel che significa guardarle, sulla capacità di assilimilare realmente ciò che esse mostrano. Non tutte le reazioni provocate da tali immagini sono controllate dalla ragione e dalla coscienza. La maggior parte delle rappresentazioni  di corpi martoriati e mutilati suscitano in effetti un interesse pruriginoso. (…) Qualunque immagine mostri la violazione di un corpo attraente è, in una certa misura pornografica. (pag. 83)

Le foto di Gheddafi morto come l’ormai celeberrimo video di Belen. La stessa cosa.

 

28 Commenti

  1. barbara says:

    S. Quasimodo, Laude XXIX Aprile 1945

    Figlio –
    – E perché, madre, sputi su un cadavere
    a testa in giù. legato per i piedi
    alla trave? E non hai schifo degli altri
    che gli pendono a fianco? Ah quella donna,
    le se calze da macabro can-can
    e gola e bocca di fiori pestati!
    No, madre, fermati: grida alla folla
    di andare via. No è lamento, è ghigno,
    è gioia: già s’attaccano i tafani
    ai nodi delle vene. Hai sparato
    su quel viso, ora: madre, madre, madre!

    -Madre –
    – Sempre abbiamo sputato sui cadaveri,
    figlio: appesi alle grate di fnestre,
    ad albero di nave, inceneriti
    per la Croce, sbranati dai mastini
    per un p’ d’erba al limite dei feudi.
    E fosse solitudine o tumulto,
    occhio per occhio, dente per dente,
    dopo duemila anni di aucaristia,
    il nostro cuore ha voluto aperto
    l’altro cuore che aveva aperto il tuo,
    figlio. T’hanno scavato gi occhi, rotto
    le mani per un nome da tradire.
    Mostrami gli occhi, dammi qui le mani:
    sei morto, figlio! Perché tu sei morto
    puoi perdonare: figlio, fglio, figlio!

    -Figlio-
    – Quest’afa ripugnante, questo fumo
    di maceri, le grasse mosche verdi
    a grappoli agli uncini: l’ira e il sangue
    colano giustamente. non per te
    e non per me, madre: occhi e mani ancora
    mi bucheranno domani. Da secoli
    la pietà è l’urlo dell’assassinato.

  2. Giusto per precisare.
    Molti anni or sono, in una rivendita di libri usati ebbi modo di vedere un libro, intitolato: “L’osceno”. Sulla copertina, un disegno che rappresentava – in modo non fotorealistico, ma con la grafica delle istruzioni per l’uso di un apparecchio qualunque – una lama che tagliava un dito. La cosa rappresentata, e quindi la sua immagine, costituì per me ragione di disagio, come facilmente prova il fatto che ancora me ne ricordi.
    Da quel momento, per me oscenità è stato sinonimo di rottura di attese – e quindi informazione – ma, soprattutto, infrazione di tabù – e quindi cartina di tornasole culturale.
    In effetti, da allora, la nozione di oscenità ha subito una forte evoluzione rispetto al quadro dei tabù riferibili alla sfera sessuale; molto meno si è evoluta (ma certo è cambiata, basti pensare a Tarantino) nei confronti della azione violenta e del sangue.
    Sotto quest’ultimo profilo, resta però sempre il filtro della narrazione retorica rispetto a quella documentaristica, indipendentemente dalla apparente realisticità delle immagini. Sempre per capirci: a me, crea più problemi l’immagine di un’iniezione come quella che John Travolta applica a Uma Thurman che quella di un colpo sparato in faccia al bersaglio di turno.
    Rispetto a Pulp Fiction, sappiamo che Gheddafi non sarà alla serata degli Oscar; questo, qualcosa dovrà pur voler dire.

  3. Non sono d’accordo, la pornografia è un’altra cosa. Comunque le immagini stridono parecchio con quelle di un anno fa, quando veniva riverito e considerato un alleato strategico.

  4. enrico says:

    Per contribuire alla discussione segnalo questo link che espone un punto di vista diverso da quello di Biolchini

    http://www.freddynietzsche.com/2011/10/21/vedere-i-dittattori-morti-ammazzati-e-bellissimo/

  5. Monica says:

    Ho visto il video, purtroppo, forse ne avrei fatto volentieri a meno. Purtroppo, perché le immagini sono passate davanti ai miei occhi durante la cena, presenti i bambini. Che hanno assistito alla bestialità senza filtri e senza che nessuno gli avesse spiegato prima cosa era successo e costa stavano per vedere. E’ stato difficile poi dare una risposta al :- Perché?- del mio figlio maggiore e alla curiosità della minore. A quasi otto anni e a quasi cinque si ha una percezione del mondo come di un cartone animato nel quale le situazioni mortali sono esagerate e il protagonista comunque se la cava. Oltretutto quello che passa in Tv è sempre stato considerato come qualcosa di non veritiero, perché è visto come si guarda un film, dove ognuno recita la propria parte. Ma mentre la bambina ha guardato distrattamente la cosa, il bambino stavolta ha recepito che quello che passava non era una finzione. Ed è stato difficile spiegare che il bene e il male non sono due cose cose perfettamente distinte. A quell’età il grigio non esiste. Spiegare che torturare e uccidere un dittatore, anche il più sanguinario, non fa altro che creare ulteriori assassini e torturatori, per niente differenti dal primo. Sarà che nella mia famiglia c’è astato un morto ammazzato: mio nonno venne ucciso quando aveva 47 anni e mia nonna non cercò mai vendetta. Uno dei suoi assassini venne ucciso tempo dopo da persone estranee alla mia famiglia e quel giorno mio zio, bimbo piccolo, accese la radio per ascoltare musica. Mia nonna lo schiaffeggiò perché :- Non si festeggia la morte di un uomo-. Riteneva l’ascolto della musica in quell’occasione come una mancanza di rispetto per la famiglia del morto. Era piccolina mia nonna, ma è stata la donna più grande che io abbia mai conosciuto.

  6. barbara says:

    non sò ma a vedere quelle immagini, mi fa pensare che chi lo ha ucciso così barbaramente, è esattamente come lui, e quel ragazzo che tutti portano in trionfo per aver sparato a Gheddafi molto probabilmente avrà un futuro importante……ma sempre un assassino resta e resterà.

  7. Una cosa è la cosa, una cosa sono le immagini della cosa.
    Farei una distinzione etica fra l’esecuzione sommaria e le immagini relative.
    In quanto a immagini o a rappresentazioni più o meno artistiche, temo che la cruda, distaccata rappresentazione sia talvolta un documento necessario, come quello realizzato al momento dell’ingresso nei campi di sterminio.
    Allo stesso modo, credo che siano “documenti” importanti, anche se letterari, quelli esposti da film come Ad Ovest niente di nuovo, Apocalypse now o Schindler list, segnalando come sia stato decisivo il B&N per accreditare l’angosciante e disperato carattere di reportage caratterizzante quest’ultimo film.
    Anch’io ho considerato turpi molte immagini di origine giornalistica, ma talvolta, come in Arancia Meccanica, l’obbligo di verificare senza remissione è parte della nostra pena, e ci sottopone a qualche riflessione sulle nostre responsabilità, se non sulle nostre colpe.

    • Neo Anderthal says:

      Sono d’accordo. A volte, anche rischiando di fare parte di un pubblico “morboso” l’immagine della realtà, almeno quella, ci deve poter ferire.

  8. Daniele Addis says:

    Quindi è pornografia anche Mussolini a piazzale Loreto.

    È triste, magari è pure ingiusto, ma quando un dittatore si mette contro il proprio popolo (o una parte di esso) e perde, difficilmente quel popolo si dimostrerà magnanimo e attento alle regole del bon ton umanitario.

    Piuttosto cerco di capire la psicologia di chi magari gode o solo accetta come fatto “normale” (anche se triste) il supplizio al corpo di Mussolini e si scandalizza per quello di Saddam o Gheddafi.

  9. Neo Anderthal says:

    Lo scempio del cadavere del nemico a lungo odiato ha una tradizione abbastanza lunga, ai tempi antichi non c’erano foto, ma le parole dei poeti:

    Corser tre volte colle bighe intorno
    all’estinto ululando, e ne’ lor petti
    destò Teti di pianto alto desìo.
    Si bagnava di lagrime l’arena,
    di lagrime gli usberghi; cotant’era
    il desiderio dell’eroe perduto.
    Ma fra tutti piagnea dirottamente
    Achille, e poste le omicide mani
    dell’amico sul cor, Salve, dicea,
    salve, caro Patròclo, anco sotterra.
    Tutto io voglio compir che ti promisi.

    D’Ettore il corpo al tuo piè strascinato
    farò pasto de’ cani, e alla tua pira
    dodici capi troncherò d’eletti
    figli de’ Teucri, di tua morte irato.
    Disse; ed opra crudel contra il divino
    Ettor volgendo in suo pensiero, il trasse
    per la polve boccon presso al ferètro
    del figliuol di Menèzio: e gli altri intanto
    scinsero le corrusche armi, e staccati
    gli annitrenti corsier, folti sull’alta35
    capitana d’Achille a lauto desco
    s’assisero.

  10. il giullare says:

    faccio fatica a dimenticare quello di ceausescu. da allora non mi interessa nè saddam, nè gheddafi, nè quattrocchi

    molto meglio il video belen, ma (come giustamente dice Siffredi) ampiamente sotto la sufficienza anche quello

  11. Media e “informazione” hanno da tempo perso qualunque pudore. Tutto diventa oggetto di attenzioni morbose e pruriginose basta ricordare Vespa e tutti i suoi plastici su Cogne e compagnia.

  12. holy deep says:

    Tra un Gheddafi morto e una Belen molto viva la scelta mi sembra scontata…

  13. Sono assolutamente contrario alla pena di morte, come all’ergastolo del resto, e tanto più provo disgusto per linciaggi, pogrom etc. Detto questo ritengo che non sia nemmeno giusto fingere che certe cose non accadano, voltare la testa; bisognerebbe invece guardare in faccia le tragedie, la morte per fame, le violenze del potere o quello comunqe perpetrate in nome di ideologie di qualsivoglia natura. C’è differenza tra guardare la foto di Gheddafi morto o fermarsi a guardare un incidente stradale; o almeno dovrebbe esserci.

  14. Attento Vito, quelli che benpensano (cit. Frankie HiNRG) potrebbero essere d’accordo con te. 😉

    Sarebbe bello vivere in un mondo dove i diritti umani sono rispettati e le immagini “forti” non saturano le nostre finestre sul mondo, ma guerre e atrocità esistono da quando esiste l’uomo, e da quando la Sontag ha scritto il suo bellissimo saggio la cultura visiva è cambiata. Sono state sdoganate tante cose che prima erano considerate veri e propri tabù, e si sono moltiplicate le occasioni per vedere immagini. Le foto di cadaveri sono esistite sin dalla prima guerra mondiale, hanno contribuito a far conoscere gli orrori della guerra, che da atto eroico è diventata apoteosi della violenza dell’uomo. Dopo le foto della grande guerra non si parlava più di patria, di valore, coraggio, cavalleria e nobiltà, ma di morte, stupri, mutilazioni e carneficine di migliaia di ragazzi per pochi metri di trincea.

    Le immagini della cattura, del linciaggio e della morte di Gheddafi sono prima di tutto un documento (scabroso, ma una rappresentazione molto puntuale della realtà). In secondo luogo sono un trofeo, perché probabilmente è stato questo l’intento di chi le ha riprese col suo telefonino (ho visto morire/contribuito a giustiziare il tiranno, io c’ero, ho le prove). In terzo luogo sono un messaggio forte che i professionisti dell’informazione hanno scelto in base alla portata (da podio delle notizie dell’anno) della notizia, in linea con il giornalismo d’oggi, dove importa arrivare per primi. Qualcuno potrebbe individuare una “funzione educativa”, un monito nei confronti di chi in futuro vorrà emulare le gesta del Colonnello… ma la storia c’insegna che Un effetto involontario di questa esposizione è la restituzione a Gheddafi di un briciolo di umanità, cosa che non è avvenuta per Bin Laden, che rimarrà nell’immaginario collettivo l’impersonificazione del male.

    Probabilmente all’interno della redazione del Guardian (il primo sito dove sono apparse) il ragionamento è stato questo:
    “abbiamo la foto di Gheddafi morente. Provengono da un fermo immagine di un video fatto con uno smartphone. Tra un’ora le immagini saranno su Youtube, Facebook, Twitter…. Le pubblichiamo dopo che le hanno viste tutti o le pubblichiamo subito in esclusiva, tanto le avrebbero comunque viste? E poi, alla fine, sono immagini crude ma documentano l’uccisione di Gheddafi. E’ una notizia troppo grande, che in qualche modo giustifica la crudezza dell’immagine”.

    Ecco, è nato tutto da quel frame. A quel punto si è imposta tra i media la corsa a chi faceva il passo più lungo: una serie di frames, un filmato di 5 secondi, l’intero filmato. Questa è sì pornografia, poiché dal punto di vista dell’informazione bastavano quei pochi frames iniziali.

    Concludo con una considerazione personale. La pornografia (intesa come violazione di qualcosa) è anche la non pubblicazione di certe notizie… il silenzio complice (violazione della verità e del diritto a sapere), tutto il resto è una questione di cultura personale nel leggere e giudicare.

  15. sardinian observer says:

    Non vedo telegiornali da anni. Felice della mia scelta soprattutto adesso. Ma ieri le prime pagine di tutti i quotidiani mi hanno obbligato a vedere quelle foto. Ma la foto non mi crea turbamento. Sono allora andato a cercare il video citato (trovato in un sito argentino di gossip) e devo dire che mi ha annoiato. Tuttavia entrambi (Gheddafi morto e Belen desnuda) sono diventati famosissimi. E come scrive Vito sono entrambi oggetti pornografici ovvero materiali che nessuna persona dotata di normale intelligenza e sufficiente decenza mostrerebbe a dei bambini.

  16. Stefano reloaded says:

    Quando parli di “video di Belen” usi un paradigma o c’è un video specifico che dovrei conoscere e non conosco?

  17. ZunkBuster says:

    Uno squallore infinito. Mi sono rifiutato dall’inizio di vedere qualsiasi immagine che riguardasse Gheddafi morto. Ancor più squallide le espressioni di giubilo all’unisono delle Cancellerie occidentali che hanno glissato sul fatto che un uomo, sia pure un tiranno, è stato giustiziato sommariamente (e questa è sicuramente la realtà nonostante i goffi tentativi dei “liberatori” di inventare versioni di comodo). Ma la cosa che ha dato più gaiezza a questi sepolcri imbiancati è sicuramente il fatto che Gheddafi, da morto, non potrà parlare di certe cosette. Gran bella cosa il New World Order …

  18. Radio Londra (nonostante Er Ciccio) says:

    Comunque Gheddafi è stato giustiziato e la giustizia sommaria non va mai bene neanche quando si tratta di Saddam o di Gheddafi.
    NESSUNO TOCCHI SADDAM
    NESSUNO TOCCHI GHEDDAFI.
    Molto meglio il processo. O era forse meglio per qualcuno farlo tacere ed evitare qualche imbarazzo?

    • Alesardo says:

      Saddam ha avuto un regolare processo, ed è stato condannato a morte.

    • docpretta says:

      perfettamente d’accordo.. basta con questi processi sommari che puliscono coscienze insanguinate. il boia è un assassino

      • Neo Anderthal says:

        Anche io avrei preferito di gran lunga che Gheddafi fosse processato -e ne avremmo sentito delle belle, a proposito dei suoi affari e dei suoi amici occidentali- e sarebbe stato più giusto.
        Ma la belva dell’incazzo popolare non si doma con i buoni propositi e i principi.
        Il boia è spesso un soldato, che compie l’ultimo atto di una guerra in cui ha visto morire i fratelli e gli amici, che sia boia o no è una questione che si può porre chi guarda, non chi combatte. La guerra è sporca, e le rappresaglie e le vendette ne fanno parte, la pietà per i vinti -e Gheddafi era il capo, il primo dei vinti- è davvero merce rarissima, nella storia.
        La principale responsabilità è sempre in capo a chi inizia la guerra, tanto più se è una guerra contro il suo stesso popolo.
        Probabilmente -come nel caso dello stesso Mussolini- l’esecuzione del capo e l’ostensione del suo corpo e della sua immagine come macabro trofeo hanno avuto come risultato la cessazione delle ostilità e la resa o la fuga dei seguaci del capo.
        Sarà una osservazione cinica o forse no, ma certamente con la sola morte del dittatore tante altre morti sono state evitate.

        • ZunkBuster says:

          Ok Neo, ma è stato anche evitato che Gheddafi parlasse … perché sappiamo bene che quelli che hanno preso in mano la rivoluzione sono in gran parte suoi ex fedelissimi, se non altro perché erano gli unici a poter fare politica. Anche il signor Jalloud che così tempestivamente ha riparato a Roma, non era mica una mammoletta ..

        • Neo Anderthal says:

          Non ho mai pensato neanche per un attimo che tutta la questione fosse chiara e riassumibile in “popolo in rivolta che chiede la libertà” e “dittatore assassino determinato a fare strage piuttosto che mollare il trono”. Anche se questo componenti entrano in gioco e non secondariamente.
          La realtà dei conflitti è sempre un groviglio complesso, di ragioni e torti pregressi e in divenire. Dici bene, chi ha voluto negli anni scorsi in Libia interessarsi della cosa pubblica -o anche o invece della tutela degli interessi del proprio clan- si è certamente compromesso oppure è stato eliminato o costretto alla fuga. La situazione della “primavera araba” ha cambiato le carte in tavola, e l’intervento “amico” della NATO ha contribuito a rovesciare il tavolo. Il tappo è saltato allora e tutti hanno avuto l’occasione -e la necessità- di decidere da parte stare o andare.

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