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25 aprile, 1° maggio e 2 giugno: con la scusa della manovra, Berlusconi sferra l’ennesimo attacco ai valori della Costituzione

Questo articolo è stato pubblicato oggi in prima pagina su Sardegna Quotidiano con il titolo “Con la scusa della manovra cancellano i nostri valori”.

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A parlare di idee quando tutti parlano di soldi si rischia di passare per degli insopportabili snob. Ma è evidente che, con la scusa della manovra anticrisi, la destra e la Lega vogliono risolvere i loro conti in sospeso con i valori alla base della nostra Costituzione repubblicana.

A fronte di una ricaduta economica che appare spropositata (addirittura mezzo punto di Pil), l’abolizione, di fatto, di tre festività come il 25 aprile, il primo maggio e il 2 giugno provocherebbe di contro un terremoto culturale e politico, cancellando tre momenti intorno ai quali è incardinata l’identità condivisa del nostro paese.

Abolire il 25 aprile significa sdoganare definitivamente l’oscena equiparazione tra chi lottava per la caduta del regime mussoliniano e chi sosteneva fascisti e nazisti. La destra al governo ci ha già tentato, ad esempio presentando recentemente proposta di legge per l’abolizione della norma costituzionale che vieta la ricostituzione del partito fascista. Ora i soliti noti ci riprovano; ma che questo tentativo arrivi a poche settimane dalla terribile strage di Oslo significa non aver capito quanto sia necessario rafforzare nella nostra società gli anticorpi contro il fanatismo delle destre estreme.

Abolire il primo maggio vuol dire far sparire i lavoratori dal palcoscenico sociale. Ora a pretendere ascolto ci sono solo le imprese e il loro diritto al profitto. I lavoratori sembrano quasi un relitto che arriva da un lontano passato, la loro voce un rumore di fondo che disturba, i loro diritti un ostacolo al mito della “crescita”.

Il 2 giugno ha trovato nuova linfa negli ultimi anni. Su impulso del presidente Ciampi, la Festa della Repubblica è diventata la celebrazione della nostra Costituzione e dei suoi valori. Ma anche festa dell’unità intesa come solidarietà tra territori, e per questo avversata dalla Lega.

La destra si proclama liberale, ma ancora una volta gioca con le parole. Perché se lo fosse stata veramente, non avrebbe toccato tre ricorrenze laiche per eccellenza, e si sarebbe posta qualche dubbio, ad esempio, sulla permanenza nel calendario di feste religiose non più sentite dagli italiani ma imposte dal Concordato. Non è un paese serio quello che immagina di non celebrare più la vittoria sul nazifascismo, la dignità del lavoro e i valori della Costituzione, e che allo stesso tempo regala a tutti un giorno di ferie l’8 dicembre per l’Immacolata Concezione.

Le tre feste che il governo vuole abolire sono intimamente legate ai valori della carta repubblicana. Ideali sotto attacco da tempo, ed ora il pretesto è la manovra. Ma con quali valori vogliamo uscire da questa crisi se non con quelli scritti nella Costituzione?

76 Commenti

  1. valentina says:

    Il Cheese ha fatto 2 o 3 sparate che indubbiamente prestano il fianco alla strumentalizzazione, da Indipendentista ho già espresso il mio parere sulle sue affermazioni.
    300 anni di colonizzazione culturale italiana hanno inculcato nei Sardi preconcetti distruttivi per la nostra identità e la nostra consapevolezza di popolo (Simon Mossa ha teorizzato il “genocidio”).
    Tuttavia, gentile Sig. Addis, sia chiaro, senza nessun intento polemico (men che meno per le sue posizioni, che in gran parte condivido) ma per critica costruttiva, riconosciamo che è nostro grande limite, non essere mai riusciti ad esprimere un movimento coeso capace di comunicare le istanze dell’Indipendentismo; di essere noi i primi a perderci in estremismi anacronistico-folkloristici e lotte tribali, che avvallano lo screditamento delle nostre tesi più di qualsiasi attacco esterno.

  2. Daniele Addis says:

    Altra cosa indicativa del fascismo intrinseco di molti sinistri, è che, presi dal loro furore nazionalista, quello che li turba maggiormente è lo sbandieramento di facciata a praticamente innocuo delle istanze separatiste della Lega, non la loro xenofobia, omofobia e, più in generale, idiozia retorica di stampo fascista.

  3. Monica says:

    Secondo me non se ne farà niente perchè i primi a protestare saranno gli operatori del turismo, e Berluscono non ha nessuna voglia di inimicarsi i colleghi. Poi con le scuole casca male perchè a parte un numero di giorni di lezione uguale per tutti, ogni scuola può giostrarsi ponti come gli pare, grazie all’autonomia scolastica. Ma poi ce li vedete parlamentari e governanti rinunciare a giorni di vacanza e inimicarsi parte dell’imprenditoria solo perchè al premier danno fastidio le feste “comuniste” e per accontentare i leccaculi prepostdentro e fuori-fascisti? Lo fanno solo perchè sanno di dare fastidio, e sanno anche che notizie del genere catalizzano l’attenzione più del sangue che si preparano a estorcerci.

  4. Caro Vito,
    da iscritto e militante ANPI non posso che indignarmi e mettermi in azione contro questo vergognoso attacco alla Costituzione.

    Ti allego i link dove puoi trovare la mozione che ho depositato presso la presidenza del Consiglio Comunale di Cagliari.

    http://www.enricolobina.org/wp/2011/08/22/mozione-sul-25-aprile-1%C2%B0-maggio-e-2-giugno/

    Enrico

  5. Radio Londra (nonostante Er Ciccio) says:

    Ci piace significare agli amici vari ed eventuali, casualmente presenti o di passaggio su questo blog che quello che più guasta nella loro crociata “ProBandieraRegalataAPapi” è soprattutto il fatto di non essere chiari e di far finta e non è più tanto periodo di far finta.
    IN SINTESI e per farla breve, è sempre meglio non nascondersi e dire le cose come stanno.
    La questione Sardista è purtroppo poco credibile perché parte da un presupposto che si vuol far passare nei termini di una “indifferenza e di una equidistanza” che, se fosse tale, potrebbe anche avere una sua dignità ma che NON E’.
    Tutto nasce dal presunto sgarbo della mancata candidatura alla Presidenza della Giunta Regionale di Giacomo Sanna al posto di Soru e le altre cose sono tutte fuffa e p…gnette carpiate e ritornate: Giacomo Sanna ha sempre ritenuto di meritare il massimo per essersi schierato in maniera netta durante la Giunta Pili, quando il Psd’Az si divise e il voto di Serrenti diventò determinante per il concepimento della Giunta “Pili-Formigoni”.
    Quel fatto, secondo Giacomo Sanna avrebbe dovuto rappresentare il biglietto da visita e la credenziale sine qua non che avrebbe dovuto portare al GiacomoForPresident.
    Non andò così e il buon Giacomo finì perfino per candidarsi nelle liste leghiste.
    Rimane però il fatto che, in quel momento, qualunque sia il successivo giudizio su Soru, Giacomo Sanna gli andò contro, rifiutando qualsiasi apparentamento con lui come se fosse la peste anche quando nessuno conosceva realmente Soru.
    E rimane il fatto che, checché se ne dica, probabilmente se non si fosse candidato Soru, in quel momento di follia Papiana, avrebbe vinto di nuovo Pili.
    Detto questo, quel che guasta è un’altra cosa.
    Non è vero che il Psd’Az è diventato alternativo alla sinistra e alla destra (o comunque indifferente) ma, nonostante i proclami di facciata, ha finito per diventare (come classe dirigente) un partito esclusivamente di destra e la gente lo ha percepito per bene soprattutto dopo l’atto simbolico della consegna della bandiera.
    Per cui FINIAMOLA DI FAR FINTA perché tanto alla molto sbandierata “neutralità” non crede più nessuno per il semplice motivo che appare alquanto farlocca specie se portata avanti da una classe dirigente autoreferenziale che vive e si nutre di tessere conservate in naftalina e spostate a destra e a manca, a secondo la bisogna, come se si trattasse delle tanto osannate ma alquanto inoffensive truppe di Benito.
    E’ da una vita che i Congressi del Psd’Az fanno ridere i polli perché altro non sono che le vecchie e soporifere tessere delle sezioni paesane della DC, in cui almeno si faceva finta che ci fosse democrazia interna e partecipazione.
    E siccome la gente non è stupida, ha capito benissimo che il glorioso Psd’Az non esiste più se non nei termini di succursale di Arcore e la cosa non è stata affatto gradita e metabolizzata.
    Il passaggio, insomma, da Psd’Az (di sinistra) al Ps’Az smaccatamente di destra e spesso anche vicino alle posizioni della Lega ha finito per appassionare i nostalgici della destra e quelli del MiS’ArrizzaPocoPocoNellaSperanzaCheIlPoArriviInSardegna ma solo quelli e non gli altri.
    Non quelli, insomma, che si rifanno a Emilio Lussu o anche a Mario Melis e Michele Columbu e che, tra parentesi, mai si sarebbero sognati di regalare la bandiera né a nessun altro.
    L’impressione è che la fretta di scalare le posizioni abbia giocato un brutto tiro non tanto alle gerarchie liturgiche del Psd’Az, che la loro poltroncina hanno comunque conquistato (anche se non la Presidenza della Giunta Regionale) ma alla vera base sardista, quella storica.
    E, siccome ormai Papi e la Lega stanno per arrivare al capolinea, si ha l’impressione che, se qualcosa non cambia, per il Psd’Az….. mala tempora currunt.
    E, in queste condizioni e in questo scenario, cadono in secondo piano e trovano poca credibilità anche le parole d’ordine dell’indipendentismo e, per dirla come Giorgio Melis, LA MOBILITAZIONE PER LA NUOVA MARCIA SU (Via) ROMA.
    Anche perché, tornando al celodurismo in salsa nostrana e al ritardo nell’azione e nel posizionamento, ormai Bossi parla a se stesso e non lo ascolta più nessuno.
    Eppure rimane il rammarico per il fatto che il Psd’Az di Mario Melis era stato un precursore e Mario Melis parlava con cognizione di causa di etnie e di Federalismo (quello vero e non quello farlocco della Lega) ed è proprio da quel periodo fecondo che la Lega HA COPIATO MALE il Sardismo, storpiandolo e portando quelle istanze su posizioni razziste, ora copiate a loro volta (non da tutti) ma da molti, numerosi, “moderni e sedicenti” indipendentisti (della Padania).
    IN DEFINITIVA tra il Sardismo vero e quello fotocopiato da Bossi (che, forse per un atto quasi di riconoscenza e di immagine, aveva sempre cercato di portare a se il Psd’Az senza mai riuscirci) non abbiamo dubbi: se ci fosse ancora quel Sardismo solidale e delle etnie, preferiremo mille volte ancora l’originale alla fotocopia venuta piuttosto male e sbiadita.
    Capito mi hai Ospitone che ci piacerebbe tanto votare di nuovo il glorioso Psd’Az?
    Saluti da….. Su Presidenti.

  6. Soviet says:

    Io credo che questa proposta sia assolutamente in linea con l’approccio politico berlusconiano, se si tiene conto dell’ignoranza politica di Berlusconi, non fondata certo su conoscenze della scienza della politica, ma della semplice applicazione di modelli che arrivano d’oltreoceano. Berlusconi è stato il primo ad applicare strategie di marketing politico all’americana, se si legge qualcosina su come si fa politica negli USA, soprattutto su come la fanno i Repubblicani, si potrà notare non una somiglianza, ma la riproposizione delle stesse parole, degli stessi setting, delle stesse strategie. Si punta direttamente alla conquista dei cervelli delle persone passando per la via più incustodita, i loro sentimenti. La scorsa campagna elettorale fu vinta anche grazie ad un trotto battage pubblicitario sul tema della sicurezza (sembrava quasi che fossimo in Somalia o in Colombia) e sfruttando il sentimento della paura, che è quello che più colpisce le masse, si è fatta man bassa di voti. La paura è anche economica: facciamo l’esempio della Sardegna, quanti voti nel Sulcis sono stati ottenuti grazie alla paura della perdita del posto di lavoro e dell’illusione che Berlusconi, con la politica delle pacche sulle spalle, potesse fare qualcosa? Certo, per chi sa leggere, scrivere e si trova in una situazione di relativa tranquillità appare chiaro l’inganno di tutto ciò, ma chi deve sopravvivere si aggrappa a tutto, maghi e stregoni compresi, anche quelli politici.
    La lotta per la conquista dei cervelli dell’elettorato passa per i simboli, è simbolo il 25 aprile (la rivincita dell’italiota piccolo borghese e sempre fascista, a volte palese a volte carsico), è simbolo il 1 maggio, la rivincita delle classi dominati su quelle lavoratrici, ormai talmente inconsapevoli di sé da farsi espropriare di tutto, è simbolo l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, aldilà della frequenza della sua applicazione, perché significa che anche il padrone è tenuto a rispettare la semplice regola che per essere licenziati una causa giusta ci deve essere.
    Per il resto, in un sistema come quello italiano, dove il turismo è una degli asset più importanti (turismo che è anche un formidabile veicolo di promozione a basso coato di prodotti italiani), tanto che qualche associazione di categoria ha svelato l’idiozia della misura, perdita di guadagno certo, contro produzione di beni dalla vendita incerta. In ogni caso, siamo sicuri che le nostre imprese produttive lavorino al 100% della loro capacità e che quindi l’unica variabile utilizzabile sia il lavoro vivo?
    Il confronto è tutto ideologico e prima ci rendiamo conto di questa realtà, prima cerchiamo di capire se il re sia nudo o meno – cioè se le cose che ci danno per certe e naturali siano reali o frutto di un gioco illusionistico, che non ci vuole aver letto Latouche per sapere che anche l’economia è costruzione sociale storicamente determinata – prima riusciremo a scegliere il nostro destino, invece di essere o asini legati alla mola economica se visti dal lato del lavoro, o pecore da mungere, tosare e al più fare in cappotto, se visti dal lato del consumo.

  7. ma di cosa state parlando?

  8. Daniele Addis says:

    … Non si rendono conto che li si potrebbe a loro volta accusare (e a maggior ragione) di fascismo. Mi sembrano il tipico esempio di “arcitaliani” ben descritti in un post su Sardegna democratica

    • Neo Anderthal says:

      Gentile Daniele, me ne rendo conto, ma vista la provenienza -deboluccia in quanto ad argomenti e soprattutto ignara di qualche nozione-base sia di storia che di semplici principi di coerenza interna dei discorsi e di non contraddizione- “mi rimbalza”. Know what I mean?
      Possibile che anche i “pensatori” dell’Indipendentismo debbano accorrere in soccorso dei fratellini in difficoltà?

      -P.S. fascista lo dici a tua sorella-

      • Stefano reloaded says:

        I “nostri” arrivano sempre:

        Ehi! ma questi sono unionisti!
        Non vanno bene.

      • Daniele Addis says:

        Gentilissimo neo anderthal, fascista lo dico proprio ai retorici (di una retorica ridicola e strappalacrime) del sangue versato durante una guerra definita, guarda caso, mondiale per giustificare un’appartenenza nazionale. Le nozioni base di storia e non solo mi pare che manchino proprio a quelli come Lei, che le contraddizioni oramai nanche sanno più cosa siano talmente vi sono immischiati per giustificare l’Italianità della Sardegna. Non vi pare vero che ci siano gli idioti e xenofobi leghisti nel nord italia per poter dare la patente di leghista con la stessa facilità con cui Berlusconi dà del “comunista” a chiunque la pensi diversamente da lui. Io di sicuro non mi metterò a piagnucolare e a dire che siete cattivi e violenti (anche in questo avete imparato bene dal berlusconismo), ma vi ripagherò con la stessa moneta dandovi dei fascisti.

        – P.S.qualora mia sorella usasse gli stessi vostri argomenti per rispondermi non lesinerò neppure a lei l’appellativo di fascista.

        • Neo Anderthal says:

          @ D.Addis:
          Ridicolo è chi ignora, e pensa di avere scoperto lui le “contraddizioni”.
          E a proposito delle contraddizioni, il tuo allievo Stephen, dopo avere esposto una tirata “da estrema sinistra” tira fuori la seguente enormità:
          “Chi se ne frega della Costituzione Italiana, facciamone un Sarda e le lotte partigiane lasciamole a chi le ha fatte e subite. Noi sardi non c’entriamo un cazzo.”
          Se rimarco che trattasi di ignoranza crassa e errore storico e metodologico, con qualche esempio che vale la pena di ricordare -e non è retorica, si chiama memoria- che opera “fascista” compio mai?
          Ma voi forsennati lunatici autonominati salvatori della Patria Sarda -di cui faccio orgogliosamente parte senza chiederti il permesso- non sapete misurare le parole, non ne conoscete il senso? Io, per esempio, ho forse dato del fascista a te o ad altri ignari e smemorandi?

        • Neo Anderthal says:

          Se poi non ti farà schifo notarlo, io non ho neppure citato i leghisti -lo ha fatto l’amico Bah, mi pare con solide ragioni-. Quanto alla “retorica ridicola e strappalacrime”, è retorica un semplice elenco di caduti alle Fosse Ardeatine o è retorica aver definito caduti e partigiani Sardi -e furono non pochi- martiri e anche eroi? O è retorica nominare Emilio Lussu? Cosa invece non è retorica? Tu che visione proponi? Dove hai letto una mia strenua difesa della “italianità della Sardegna”? Perché ti rivolgi a me e poi usi il plurale, non vedi l’ora di inventare un fantoccio polemico “italianista di sinistra” per tirare fuori l’armamentario preconfezionato dei tuoi sproloqui?

          Per rimanere al post, comunque, nella situazione attuale si coglie la palla al balzo per cercare di eliminare la festa del 25 aprile, liberazione dal nazifascismo e data della fine ufficiale della guerra che ha -tra le altre nefandezze- causato la distruzione di Cagliari.
          Sei d’accordo? Anche tu pensi che tanto “noi sardi non c’entriamo un cxxxx”?

        • Daniele Addis says:

          Bhe, non è colpa mia se alla mia risposta a chi accusa gli indipendentisti di essere leghisti ha risposto Lei invece di Bha. Parlo al plurale perché mi rivolgo a quelli che usano strumentalmente l’argomentazione leghista per attaccare gli indipendentisti e se Lei si è assunto l’onere di fare da avvocato a quei fascisti la scelta è sua:
          E poi, caspita, c’è da mandare una missiva urgente al resto delle nazioni europee che credono erroneamente che la liberazione definitiva dell’Europa dal nazifascismo sia avvenuta alle 23 dell’8 maggio… mi domando come mai non festeggino anche loro in pompa magna la liberazione di Milano e Torino e ricordino una data che gli italiani, in maniera molto più appropriata, dedicano alla festa della mamma. Io celebro quella di data perché rende onore a tutti coloro, partigiani e soldati europei, che hanno combattuto per liberare l’Europa dal cancro nazifascista, italiani e sardi inclusi. Mi fanno scompisciare quelli che, in risposta alle istanze indipendentiste, rispondono che sono “sardi, italiani, europei e cittadini del mondo”, ma poi considerano il 25 di aprile come la data della fine ufficiale della guerra, a dimostrazione del fatto che non sono capaci di guardarsi oltre il proprio ombelicuzzo italico.

          Molto semplicemente considero le risposte della sinistra alle stronzate della destra come la dimostrazione dell’atavica incapacità e miopia della classe politica italiana.

        • Daniele Addis says:

          dimenticavo anche i soldati americani e quelli venuti dagli altri continenti per combattere i nazifascisti.

        • Neo Anderthal says:

          Ecco perché non i soldati Indiani e Australiani? Loro sì hanno dato un contributo, altro che i partigiani Sardi!
          Carissimo, ecco una dimostrazione da manuale di come si manda il pallone in tribuna, parlando d’altro -e ovviamente in ogni paese di Europa si celebra la propria specifica data di liberazione, non quella “generale”, che semmai riguarda il Regno Unito e gli Usa, che non furono invasi e quindi calcolano la fine della guerra alla resa del Generale Keitel-.
          Se è per questo la resa ufficiale dei tedeschi in Italia si ha il 2 maggio, e allora? Ogni data è simbolica, e il problema è se ci vogliamo privare di una data che celebri il ricordo di un cambiamento epocale, l’arrivo di una democrazia e il ripudio del fascismo nel territorio chiamato complessivamente -o se preferisci abusivamente- Italia o vogliamo accondiscendere a una manovra sostanzialmente negazionista -e segnalo il fatto che il 25 Aprile è in realtà l’anniversario non della fine della guerra ma dell’appello insurrezionale diramato da Sandro Pertini alla radio-.
          Molto semplicemente considero risposte evasive e/o benaltriste, come la tua, o esplicitamente ignoranti come altre, correnti nel circoscritto ambiente degli “indipendentisti”, una prova della confusione di valori e priorità che regna nelle sparute compagni dei presunti “puri sardi”.

        • Daniele Addis says:

          Ma guarda un po’, e come mai i francesi festeggiano l’8 maggio? Mica sono io quello che ha scritto che il 25 aprile è la “data della fine ufficiale della guerra”, tranne poi fare marcia indietro nell’intervento successivo come se nulla fosse. Non me ne sbatte niente dell’inesistente “purezza sarda”, il principio di autodeterminazione dei popoli è un valore che un tempo era caro alla sinistra, a patto che si trattasse di popoli lontani e non appartenenti al glorioso Stato italiano per il quale loro “credono, obbediscono e combattono”.
          Per celebrare la fine del nazifascismo poi si può prendere la data che si vuole, ma strumentalizzarla in senso nazionalista e fondativa della “revergination” di uno Stato ritenuto dal resto dell’Europa “canaglia” è una prerogativa del tutto italica, sinistra inclusa.

  9. Antonello Vinci says:

    Scusate, ma non capisco, Il problema in Italia è quello di far lavorare chi vuol lavorare e non lavora affatto. Perchè abbolire le feste nazionali? L’economia del tempo libero produce moltissima ricchezza nel nostro paese; perchè minarne le fondamenta?. Per produrre di più, nei tempi nostri, lo si può fare migliorando i processi produttivi o investendo piu capitale. Ho proprio paura che stiamo tutti cadendo nel tranello e accettando fino in fondo la logica che ogni giorno ci fa diventare sempre piu merce e sempre piu schiavi.

    • Radio Londra (nonostante Er Ciccio) says:

      Invece si capisce benissimo se quelli del liberismo sfrenato e del “se non pagate le tasse fate solo bene” all’improvviso hanno deciso di voler diventare solo casa, famiglia, soldi sotto il materasso e risparmio (su tutto meno che sulle p…gnette).
      La realtà è che hanno una paura ancestrale di tutto ciò che ricorda la Costituzione e l’antifascismo anche perché, appena si azzardano a metterci il naso anche perché costretti o per far finta, vengono subissati di fischi e i fischi non fanno piacere a nessuno.
      Per cui tutto fa brodo, compresa la ventilata ipotesi dei terroristi palestinesi per la strage di Bologna.
      I maldestri e gli addestrati lo dicono proprio e lo affermano a gran voce nei vari blog che sono in brodo di giuggiole se vengono eliminate la festa dei lavoratori, il 25 Aprile e il 2 Giugno.
      Qualcuno arriva perfino ad affermare che gli va bene anche la manovra “mai le mani nelle tasche degli Italiani, tutt’al più nei taschini” e quella delle “Tasse che sono diventate molto meno loffie di come lo erano nel periodo del NoTaxDay o del NoQualcosaPurCheSiaDay della lontanissima era geologica di Visco e Padoa Schioppa perché ora, con il benefico influsso di Papi, sono in evidentemente diventate le mogli, le fidanzate, le amanti o le cuginette dei Tassi” per il solo fatto che vengono “finalmente” eliminate quelle festività non tanto care al Papa, al Papi e a Monsignor Mani (in pasta).
      Eppure forse non hanno neanche tutti i torti i radicali quando ribattono a Monsignor Bagnasco che sarà anche encomiabile andare contro gli evasori fiscali ma che non sarebbe cosa del tutto esecrabile se, per esempio, la Chiesa pagasse l’ICI sugli immobili non ecclesiastici a disposizione e che la gerarchia ecclesiastica (che non sempre corrisponde perfettamente a Santu Franciscu e alle Suore di Madre Teresa di Calcutta) farebbe altrettanto un figurone senza limiti e confini se proponesse di ridurre l’8% almeno al 4%.

  10. Stephen Cheese says:

    Va bene, i sardi centrano con la Costituzione. Rispondetemi nella sostanza del mio intervento: è vero o no che, Costituzione o no, che si sta tentando di “imprigionare” sempre più i lavoratori? Guardiamoci intorno. E’ da parte di Confindustria che ho sentito la proposta di portare l’età pensionabile a 70 anni! Si propone il licenziamento senza giusta causa; i precari sono sempre più precari; con gli stipendi che non crescono, l’euro che non vale niente e ora ci aumentano anche le giornate lavorative.
    Questa è una forma di schiavitù moderna, io voglio scappare da questo paese di speculatori e affaristi.

    • Neo Anderthal says:

      Addio allora.
      Io non posso e non voglio scappare, ma rimarrò e se c’è da combattere si combatterà. Perché questo è anche il Paese del 25 Aprile, della Resistenza, della cooperazione, del volontariato, dell’arte e della qualità della vita, del cibo e del paesaggio.
      Io non lo posso e non lo voglio regalare agli speculatori e agli affaristi, lo devo consegnare ai miei figli.
      -e la sostanza del tuo intervento era la pessima solfa “siamo sardi che ci frega..”-

      • Stephen Cheese says:

        No, caro anderthaliano, non è “siamo sardi che ci frega”. E’: siamo sardi e ragioniamo col solito sguardo strabico. Tu ne sei un esempio dato che da come ragioni fai un tutt’uno tra Italia e Sardegna cosa che, ti piaccia o no non è reale. Il nostro rapporto con l’Italia è solo e soltanto di sudditanza. “Quella” è Italia, la penisola con il bel paesaggio, la sua storia ecc. non “questa” , la nostra terra che ha solamente un ruolo subalterno, per non dire che non abbiamo mai contato un c…. e dove i suoi abitanti sono solo carne da macello. L’Italia pensi a salvarsi da se, a noi sardi non serve ragionare in “grande” . Per me scappare non significa andarmene fisicamente in un altro stato, significa scappare da “quella” nazione, da quell’ apparato burocratico intrallazzone, rappresentato da gente del quale…. NON SE NE PUO’ PIU’!!!
        I giochetti di contrapposizione tra sx e dx non hanno più ragione di esistere.

        • è stupendo che in ogni singolo messaggio di un secessionista non si trovi altro che frasi fatte leghiste, se non manie di persecuzioni da entità immaginarie. non c’è una riga che abbia qualche appiglio oggettivo e non possa essere sostituita, che ne so, dalla sudditanza del nord Sardegna a Cagliari. Per poi confermare di aver perso il contatto con la realtà con espressioni da prima guerra mondiale e balle siderali, trite, ritrite e smentite da qualche decennio, quando non contavamo un cazzo controllando con due sassaresi sia la Presidenza della Repubblica sia il principale partito d’opposizione italiano. Gli unici giochetti che dovrebbero finire sono quelli di esaltati secessionisti che vengono su questo blog esclusivamente per raccontare storielle da bar sport come fossero profonde verità sconosciute all’umanità!

        • Stephen Cheese says:

          Bah…. bahhh! In effetti anche il ritornello che “due presidenti della repubblica, il segretario del maggior partito d’opposizione” non è male. Mi fa gonfiare il petto d’orgoglio, si.
          Quanto all’esaltazione, le storielle da bar, beh, anzi, bah, i veri secessionisti non sono quelli sardi dato che sanno, tranne voialtri, che la Sardegna è da sempre separata dall’Italia, ma sono proprio i governanti da Roma. Non te ne sei accorto?
          Voi italiani autoindotti tenetevi la vostra retorica e la vostra Patria matrigna. Avete ragione forse su una cosa: forse non vale la pena lottare per una Sardegna autodeterminata, ma forse perché c’è gente che non la merita.
          Chiederò asilo politico in uno stato dove valga la pena viverci, dove i cittadini non sono considerati sudditi.

          ps. lascia perdere i paragoni con la lega. In Sardegna esiste una storia “autonomistica” ben più antica, mi dispiace per te che lo ignori.

        • Bah(2) says:

          Non ti deve gonfiare il petto d’orgoglio (per farlo a confronto con ideali, protagonisti e risultati del secessionismo sardo basterebbero le opere di qualche personaggio minore) risponde solo a una delle tante manie di persecuzione dei nemici immaginari che ti perseguitano o ti schiavizzano non si è mai capito bene come o quando. Dopo un secolo di democrazia e libere elezioni, al termine del quali pensi di decidere quale sia la nazionalità altrui, fregandotene bellemente di quello che i sardi con gli altri italiani hanno liberamente scelto e costruito, della nostra storia, cultura, autodeterminazione e identità. E inventando favolette storiche a cui saprebbe rispondere un bambino delle elementari. Faccio tutti i paragoni che voglio, come continuo a chiamare la lega razzista anche se lo nega, continuo a chiamare voi leghisti anche se lo negate. Di autonomisti e secessionisti ce ne sono in ogni singola regione (o provincia!) italiana prima, durante e dopo l’unificazione. Sei solo tu che credi di essere un “italiano speciale” facendo un po’ di confusione con lo “statuto speciale”

        • Stephen Cheese says:

          Mi dispiace, ma ti sbagli. Io non mi sento affatto un “italiano speciale”. Quella è una definizione che lascio tutta quanta a voi mendicanti della nazionalità altrui.
          Continuando a paragonarmi ai leghisti stai insultando non me, ma la memoria di storici autonomisti che tanto hanno insegnato a molti fuori dall’isola.

        • Neo Anderthal says:

          Apettammusu proppriu a issus. E meno male che è arrivato l’indipendentismo ad aprirci gli occhi!
          A parte il fatto che come cibo, paesaggio e storia la Sardegna non è da meno del resto d’Italia, e che in Sardegna è -tanto per dire- nato l’autore italiano -sardo che ha scritto in italiano, per la precisione- più letto e tradotto al mondo, Antonio Gramsci, i legami non li stabilisci tu e le tue dimenticanze o ignoranze, i legami e le storie comuni sono tracciati dal solco della storia.
          Capisco che la storia e i fatti, nel loro succedersi e compiersi come una serie di effetti che hanno cause e non capitano per caso, siano un impaccio inutile per chi si sveglia una mattina qualunque e d’improvviso pensa che tutti quelli che sono venuti prima di lui o che magari non colgono la lampante verità delle sue conclusioni -in questo caso “indipendentiste” ma il discorso vale per i velleitari di ogni risma- sono venduti, italianisti o altre piacevoli definizioni.
          Quanto ai giochetti di contrapposizione tra “dx e sx”, il solo fatto di articolare in questo modo un assioma tanto indimostrato quanto falso rende evidente che non sai di che parli e che neppure ti rendi conto -perché forse te lo puoi permettere- della giustificazione che offri a chi magari consideri avversario. “Né di destra né di sinistra ma…” (scegliere tra “avanti”, “per la Sardegna-Italia-Patria”, per il Popolo, per la Nazione, e via dicendo), questa solfa è sempre l stessa da un secolo e mezzo almeno, ed è uno dei ritornelli preferiti dai reazionari di ogni specie.

          “a noi sardi non serve ragionare in “grande”.

          Apprezzo la coerenza, è comunque una virtù minore, tipica di chi si nutre di preconcetti e magari li chiama “ideali” e si illude che la testardaggine sia “fedeltà”. Ma non abbiamo certo bisogno di pensare e ragionare sul nostro “biddio”. Per immaginare un qualsiasi futuro ci toccherà, volenti o nolenti, a ragionare in grande, o a soccombere e essere ancora di più e peggio satelliti e colonizzati.

        • Stefano reloaded says:

          “…credo che la cosa più importante da rilevare sia soprattutto il passo avanti che si è fatto nella processo di neo-schiavizazzione dell’uomo. [ ] Voi pensate alla retorica mentre qui è la filosofia di Carcarlo Pravettoni che si fa sempre più avanti.”

          “I giochetti di contrapposizione tra sx e dx non hanno più ragione di esistere.”

          Queste due frasi sono state scritte in due commenti diversi firmati col medesimo nick. Vito controlla che l’IP sia uguale, ché secondo me c’è un ladro di allomingi. A meno che non mi sia perso gli ultimi fascicoli di “La logica per tutti”-Ed. De Agostinu, Molara.
          Proprio perché siamo al punto in cui siamo è attuale e necessaria la sinistra e i suoi valori storici.
          Giudico, al contrario, inutile, se non addirittura dannoso, per la lotta contro la “neo-schiavizazzione dell’uomo”, il nazionalismo o l’indipendentismo. E a proposito, e col rischio di sentirmi dire “o antigu!”, ricordo che uno dei mezzi, ma anche dei fini, delle organizzazioni dei lavoratori fin dalla loro prima comparsa, fu l’internazionalismo.
          A parlare di “giochetti di contrapposizione tra sx e dx che non hanno più ragione di esistere” sono, te ne sarai accorto, quelli che la contrapposizione vera non la vogliono, in modo da poter continuare a farsi i fatti propri. I magnati(cci) della finanza (che da mò hanno preso il posto della cosiddetta economia reale) e i loro referenti politici. E anche i politici e i pensatori di sinistra che hanno perso la voglia di star lì a sottilizzare troppo.
          Infine ci sono anche gli indipendentisti-avventizi degli ultimi giorni (non mi riferisco a te) che vagheggiano l’unità dei sardi per il bene della patria al di là di queste categorie e, nel vuoto che li circonda, sembra che dicano anche cose interessanti. Ma poi dicono anche che il tutto debba avvenire in un quadro di rispetto delle libertà individuali e sviluppo della fraternità sociale, che tradotto si dice: Is meris funti is meris; po is aterus s’agatat sempri sa lemusina.
          Dovresti comunque continuare a scappare.

        • Stephen Cheese says:

          “Proprio perché siamo al punto in cui siamo è attuale e necessaria la sinistra e i suoi valori storici.”
          Grazie davvero di avermi aperto gli occhi. Ora mi rendo conto di quanto sono stato così miope a non accorgermi della grandezza di Dalema, Veltroni, Prodi, Turigliatto, Bertinotti, Vendola.
          Buona dpmenica a tutti, io me ne scappo in Norvegia. Credo che almeno li non siano in troppi che vogliono mangiare dal mio lavoro.

        • Neo Anderthal says:

          Dato che vai in Norvegia salutaci i Lemming, i topini suicidi (alt! lo so che quella storia è un fake). Nella patria delle tasse al 52% -e visti gli esiti sono bene investite- il formaggio va moltissimo. Lì di sicuro non ti spolperanno… forse.

          La sinistra è una tendenza e un percorso, presente nella storia e nell’umanità, non è costituita da rappresentanti pro-tempore di nessun partito. In attesa di rendermi davvero conto della Grandezza epica di fenomeni come Sale o, per quanto mi riguarda, dei fratelli-coltelli delle altre sponde “indipendentiste” sono io a ringraziare te, per avere sintetizzato tutto quello che, troppo superficiale e inconsistente, mi fa pensare che per fortuna gli “indipendentisti” del tuo genere resteranno solo una “Lunatic Fringe”.

        • Stephen Cheese says:

          In compenso gli andertaliani come sono estinti da migliaia di anni.
          La tua è vera costante resistenziale.

        • Neo Anderthal says:

          hahaha! Amico Ospitone, sei morto da molto prima di me, solo che gli altri amici “indipendentisti” -quali hai scelto tra le sei o sette-sette?- non ti hanno avvertito.
          Go cut you some cheese, anyway. Neo is here to stay.

        • Stephen Cheese says:

          Non so quale sceglierò, magari fossero anche 20. Ovviamente gli stalinisti difficilmente possono comprendere il concetto di “biodiversità”

        • Neo Anderthal says:

          Stalinista? Tu non sai di che parli, è assodato. Biodiversità delle formazioni indipendentiste? O piuttosto “contraddizioni in seno al polpo”? -proprio su pruppu, l’ottopode-
          Di fatto la principale variazione sul tema “Sarda Repubblica Indipendente” riguarda le persone dei capi-guru, che essendo Papi e Antipapi di religioni inventate si scomunicano a vicenda.
          La vertiginosa altezza del dibattito mi ricorda uno storico certame tra occultisti e ufologi, in cui l’uno dava del cialtrone all’altro.

        • amsicora says:

          la Patria, ultimo rifugio dei mascalzoni (J. Swift)

    • Daniele Addis says:

      E meno male che erano gli indipendentisti ad essere cattivi e aggressivi. A giuducare dalle risposte degli unionautonomisti non si direbbe proprio. Accusano molto facilmente e strumentalmente di leghismo, ma non si rendono conto

      • Stephen Cheese says:

        Infatti, lo “sfogo separatista” era solo un dato marginale del mio inervento mentre l’amico troglodita ne ha preso spunto solo per far polemica anziché rispondere nel merito. Per lui la sinistra italiana è l’unico valore degno e l’unica risposta a tutto.

        • Neo Anderthal says:

          Tu ne conosci di migliori, evidentemente.
          P.S. la sinistra italiana NON è né può essere un valore in sé, ma è solo la articolazione della tendenza storica che ha portato -giusto per fare qualche piccolo esempio alla portata di tutti, anche dei meno portati al ragionamento- al suffragio universale, alla sua estensione alle donne, alla istruzione pubblica e obbligatoria, alle leggi sul divorzio e al diritto di famiglia che equipara i coniugi, agli statuti del lavoratori, al diritto di famiglia, alla sanità pubblica garantita ed altre piccolezze che, vivendo come topi nel formaggio, peraltro ereditato senza sforzo, ci permettiamo di ignorare e irridere.

        • Daniele Addis says:

          Si tratta di conquiste del ventesimo secolo e non di cose che lei vorrebbe far passare strumentalmente come esclusivo appannaggio della sinistra italiana. Il suffragio universale esteso alle donne venne introdotto nel 1946 ed erano d’accordo cattolici e comunisti (la legge la firmò il re di maggio)… oltretutto, nell’anno della celebrazione del 150 anni dell’unità d’Italia, è bene anche ricordare che nel momento dell’unificazion il diritto di voto è stato tolto alle donne del granducato di toscana e del lombardo-veneto:. Ci hanno messo 60 anni a restituirglielo, c’è proprio da esserne fieri. Istruzione pubblica obbligatoria merito della sinistra (negli anni successivi all’unità l’analfabetizzazione aumentò, poi dopo recuperarono… ma la vulgata secondo cui senza l’unità d’Italia non ci sarebbe stata alfabetizzazione è una balla propagandistaca in stile da minculpop fascista colossale)? Ah bhe, se lo dice Lei che si nasconde comodamente dietro un nick da troglodita allora deve essere per forza vero.
          Le leggi sul divorzio sono state promosse da un fronte che andava dai liberali, ai radicali, ai repubblicani ai comunisti… etc…
          Sembra che Lei, alla maniera dei migliori berluschini, selezioni selettivamente (attribuendolo alla propria parte politica) ciò che trova di buono della storia del XX secolo attribuendolo in blocco alla sinistra, che ha avuto sicuramente i suoi meriti, ma è ora di considerare anche i forti demeriti che ha avuto. Comunque Lei è l’esempio perfetto di arciitaliano, complimenti.

        • Neo Anderthal says:

          Gentile Arcisardo D.Addis. (che potrebbe esse un nick, per quanto ne so o mi riguarda)
          Non ci capiamo proprio.
          Forse non mi sono spiegato, ma per sua migliore comprensione: la sinistra è una tendenza, presente in tutte le società umane in qualsiasi tempo. In questo senso i dirigenti pro-tempore dei vari partiti non hanno particolare rilevanza, come è secondaria l’articolazione organizzativa. Mi riferisco alla sinistra in generale, che quindi comprende in senso esteso tutte le articolazioni (liberali e socialiste o semplicemente democratiche) che storicamente si sono connotate nel senso di una estensione e generalizzazione dei diritti, nessuno escluso.
          Inoltre lei prosegue ad attribuirmi, per una sua comodità polemica, una difesa del valore positivo della storia unitaria italiana che non ha riscontro non solo in quanto scrivo ma, soprattutto, in quello che penso.
          “la vulgata secondo cui senza l’unità d’Italia non ci sarebbe stata alfabetizzazione è una balla propagandistaca in stile da minculpop fascista colossale”
          Ho mai sostenuto il contrario? Ho solo scritto -ed è vero- che l’istruzione intesa come diritto generale è patrimonio storico delle rivendicazioni della sinistra, dovunque e in ogni tempo.
          Detto quindi che non mi riferivo all’Italia solamente, per rifarci alle “conquiste del XX secolo”: si può affermare che sarebbe giunti ad un loro avviamento o compimento anche parziale senza la spinta e la pressione dei movimenti popolari e lato sensu di sinistra?
          D’altra parte basta esaminare argomento per argomento qualunque issue, qualsiasi problematica, per trovare descritta nei fatti la differenza -che il suo amico negava- tra destra e sinistra.
          Il divorzio? Chi era a favore e chi contro? (le ricordo che la prima proposta a favore, prima del compromesso Baslini-Fortuna fu della senatrice Tullia Carrettoni, comunista)
          La equiparazione dei diritti tra i figli?
          L’istruzione obbligatoria chi la rivendicava? (mai detto che sia un merito dell’Italia unita, che anzi si mosse con criminale ritardo). Chi ha proposto e realizzato la scuola media unica? Chi si è opposto?
          Lo “Statuto dei lavoratori” -aggiornabile e/o criticabile, ma fu un passo avanti importantissimo- da chi è stato proposto e poi organizzato? Dalle destre? Il primo a parlarne fu Giuseppe Di Vittorio, a realizzarlo, sulla spinta dell’ “autunno caldo” furono Giacomo Brodolini e Gino Giugni. Chi ancora lo osteggia e vorrebbe smantellarlo, la destra o la sinistra?
          Ma ancora, in questo quadro, il 25 aprile è o no un simbolo fondativo di quello che siamo e meglio ancora di quello che potremmo essere, anche se volessimo separare la Sardegna dall’Italia?

        • Daniele Addis says:

          Egregio arcitaliano Neo Anderthal (che, a meno che i suoi genitori non siano dei fans di Matrix che l’hanno concepita dopo essere tornati indietro nel tempo e suo padre non abbia un cognome esotico, è un nick dietro il quale Lei si nasconde), se la sinistra è un valore a prescindere dall’Italia, mi spiega allora che senso ha questa polemica contro Stephen Cheese, reo niente popò di meno che di aver parlato di “indipendenza”? In una Sardegna indipendente all’interno dell’unione europea la sinistra potrebbe continuare benissimo le sue battaglie storiche, molte delle quali io condivido.
          Sarebbe ora che la sinistra abbandonasse la retorica nazionalista e castronerie tipo che l’Italia ha la “costituzione più bella del mondo”. È ridicola nel suo costante giocare sulla difensiva rispetto alla destra, non fa altro che arroccarsi. Dovrebbe iniziare a guardarsi intorno, verso i colleghi dei paesi civili e prendere qualche spunto. In Italia può avere avuto tutti i meriti di questo mondo, ma finché starà arroccata nel suo “glorioso” (anche se con tante ombre) passato non farà altro che diventare ogni giorno sempre più anacronistica.
          Il 25 aprile è oramai diventata una festa nazionalista celebrata da pompose autorità che sfornano discorsi retorici sulla bellezza e giustezza dell’Italia unita.
          Anche i tedeschi hanno avuto una loro resistenza che ha operato sul territorio fin dal 1939, non ha mai avuto l’appoggio degli alleati (ovviamente sospettosi) ed ha combattuto fieramente quando il regime di Hitler era vivo e vegeto. Almeno loro però non la celebrano pomposamente come se fossero gli eredi dei vincitori della guerra.
          Comunque, ripeto, se proprio si volesse celebrare una data veramente rappresentativa di TUTTI coloro che hanno combattuto contro i nazifascisti, si prenderebbe l’8 maggio… ma capisto che poi le mamme dei nazionalisti italiani sarebbero tristi.

        • Neo Anderthal says:

          Illustre Arcisardo D. Addis -o chiunque si nasconda dietro il suo nick, plausibile quanto qualunque altro-, come prima cosa non vorrei iniziare una polemica sulle sue illazioni a proposito dei miei genitori -loro sì, “non c’entrano un cazzo”- ma visto che pare necessario, la prego di volere essere così educato da non citarli più e di non ipotizzare alcunché in merito alle circostanze del mio concepimento, ma pensi al suo.
          Quanto alla mia persona non ha nessuna importanza, il gestore del blog ammette che l’anonimato sia esplicitato anche attraverso un nick (se mi firmassi con un falsissimo “Peppino Fronteddu” sarebbe diverso? Io non sono sicuro che esista un D.Addis reale o che tanti altri nomi che compaiono siano corrispondenti a chi scrive, e non me ne faccio un problema) e quindi, se le va si confronti con le opinioni espresse.

          “che senso ha questa polemica contro Stephen Cheese, reo niente popò di meno che di aver parlato di “indipendenza”?”

          Gentile Addis -o…- la polemica non è mai stata indirizzata contro le popò di velleità indipendentiste espresse dal suo meno pronto amico, ma sulle sue frettolose, ignoranti e liquidatorie considerazioni sulla Resistenza e il 25 Aprile, e il suo rapporto con noi tutti, almeno finché resteremo cittadini di uno stato che si chiama Italia, e che ha una parte di storia a noi comune, che pertanto ci riguarda, rispetto alla quale affermare

          “Chi se ne frega della Costituzione Italiana, facciamone un Sarda e le lotte partigiane lasciamole a chi le ha fatte e subite. Noi sardi non c’entriamo un cazzo.”

          rappresenta una provocazione abbastanza smaccata -le vorrei far notare che anche il V.B. che ospita il blog è iscritto all’A.N.P.I.- e grossolana, oltre che una opinione infondata e in definitiva sventata e superficiale.
          In attesa dell’8 maggio ufficiale che lei pare proporre, e in attesa di onorare il tributo di sangue versato per la sua e mia dai Ghurka Nepalesi a Cassino o altrove, io mi accontento e difendo il 25 aprile, data significativa di eventi che le consentono -tra l’altro- di esprimere liberamente il suo pensiero.
          Per quello che vale e per chiarezza, comunque, il mio sentimento nazionale è labilissimo, non mi sentirei meglio in Patrie più circoscritte o magari più ampie.

        • Neo Anderthal says:

          ….per la sua e mia Libertà…

        • Daniele Addis says:

          Ah, ecco, quindi manifestare il proprio disinteresse verso la costituzione italiana rappresenta una “provocazione”, una sorta di reato di lesa maestà. Dopo 65 anni di sostanziale inapplicazione di quella carta si continua ancora a dare la colpa alle persone (migliaia) che non sono riuscite nell’impresa ad applicarla… neanche vi passa per l’anticamera del cervello di metterci un attimo mano per renderla magari meno bella dal punto di vista letterario, ma più vicina alla realtà e alle persone. Quella carta contiene un regionalismo che voleva essere l’alternativa al federalismo, tanto temuto dalle classi dirigenti italiane di ogni schieramento perché avevano paura della troppa libertà concessa ai popoli che abitano lo Stato… e la temono tutt’ora, tant’è che il federalismo di destra o di sinistra che tanto va di moda è meramente di facciata. È in queste cose molto più pratiche che quella carta ha fallito, non nei principi di cui tanti retori nazionalisti si riempiono la bocca. Ma si continua a dare la colpa alle persone perché quella è la Bibbia, non si tocca.
          Il 25 aprile si può pure tenere, così tanti altri gonzi potranno credere che si tratta della “fine ufficiale della guerra”, ma sarebbe ora di smetterla di riempirla della stucchevole retorica nazionalista in salsa italica.

        • Stefano reloaded says:

          Sarebbe anche il caso di smetterla di tentare di svuotarla del suo significato con l’altrettanto stucchevole retorica nazionalista in salsa sarda (o è meglio arborense? faccia lei).
          Spero di non vedere mai il giorno in cui saremo rinchiusi nel recinto piccolo piccolo, fatto di Idee altrettanto piccole piccole, che voi indiperdentisti vorreste tirare su. Naturalmente vivrò cent’anni.

        • Daniele Addis says:

          La retorica nazionalista in salsa sarda è nella sua testa. Per il resto il suo recinto piccolo piccolo e deriso da tutta Europa ce l’ha già, ce la lascio sguazzare volentieri visto che ne è così felice.

        • Neo Anderthal says:

          Io sono per l’indipendenza, come no, ma perché mai dovrei unirmi con gli ostili Nugoresi, con i rivendicativi Sulcitani, con gli aborriti Capesusesi?
          Cagliari Città stato, come a Singapore! Avanti verso indietro, a tutto vapore!
          E massimo-massimo a Nuraminis, Sinnai e Villa San Pietro DOGANA!

        • Neo Anderthal says:

          Grazie Sig. Addis per la concessione, allora affare fatto? Lo teniamo il 25 Aprile?
          Bona de aicci, seus de accordu.

        • Daniele Addis says:

          Vede Neo Anderthal, se i cittadini di Chiagliari volessero fare una loro città stato, con regole proprie, e fossero felici etc… io non avrei nulla in contrario, la libertà dei cittadini di autodeterminarsi io la rispetto sempre, al contrario dei social-nazionalisti (cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia). Sarebbe meglio che lo facessero perché conviene a loro, non perché gli stanno antipatici gli altri, a proposito di leghismo. Pensi che ad oggi c’è ancora chi celebra l’impresa di Fiume, quando gli idioti nazionalisti italiani rovesciarono con la forza il governo della città… e a scuola lo fanno studiare come se fosse un’impresa eroica.
          Io l’indipendenza della Sardegna non la voglio perché mi stanno antipatici gli italiani (è la struttura istituzionale dello stato italiano che critico, non il suo popolo), ma perché non trovo nessuna ragione logica nell’appartenenza della Sardegna ad un altro Stato. Inoltre se chi, a parole, vuole l’autonomia esclude aprioristicamente l’indipendenza (l’assurdo logico del “un po’ più liberi va benissimo, ma del tutto liberi sarebbe una catastrofe”), allora questi altro non è che un incapace o uno in malafede. Purtroppo nella maggior parte dei casi sono degli incapaci.

        • Neo Anderthal says:

          Va bene, Sior Adddis, se lei, che invece è capace, e di sicuro allora non è un nazional-socialista (il prodotto non cambia), a questo punto sarà certo dalla mia parte nel rivendicare l’Indipendenza dell’asse Stampace, Sant’Arennera, Santu Miali: al canale di Terramaini DOGANA! Che Quartu sia esclusa, che Selargius sia colonia, amministrata da un Proconsole. Cosa dice, facciamo eccezione per Bonaria? La includiamo o la escludiamo? E Sant’Elia? Cosa ne dice, ci teniamo tutto il porto? E marina Piccola e Poetto? Dogana alla Bussola o all’Ospedale Marino? E lo scoglio di Sant’Elia (io direi di tenercelo assieme a Cala Mosca, la Paillotte, Cala Fighera e tutta la Sella, e anche Monte Urpinu, ma non vorrei Via Dexart!)
          Ora che ci penso, ma Quartucciu e Pauli, le riprendiamo (converrà con me che è meglio riprendersi Elmas con areroporto annesso)?

        • Daniele Addis says:

          Bhe, se vuole giocare al sarcasmo io ci sto… 😉
          Forza camerati, marciamo compatti per rivendicare le glorie del grande impero italico, dominatore del mondo conosciuto. Prendiam le armi e riappropriamoci delle terre irredente, marciam su Dalmazia, Corsica, Malta, San Marino e Vaticano! Come è mai possibile che tali entità non sentano l’irresistibile richiamo della nazione italica, erede di Roma, passata e futura dominatrice del mondo conosciuto?
          Ma dirò di più, riappropriamoci di tutti i luoghi che recano vestigia romane, dalla Spagna alla Francia fin su alla perfida Albione. Come è mai possibile che tali piccole e incapaci entità siano sopravvissute per così tanto tempo separate da NOI? Forza amici Neo Anderthaliani, estendiamo anche a loro la festa del 25 aprile e la “Costituzione più bella del mondo”, in cuor loro non vedono l’ora.

        • Neo Anderthal says:

          Vada avanti lei, chi a mei min’ci scappa s’arrisu.
          Veda, le sue posizioni sono nazionaliste, anche se “sarde” o presunte tali, le mie semplicemente no. Non escludo neppure un processo che oltre alla sovranità -che rivendico- porti anche a radicali ridefinizioni degli stati -che sono sempre frutto dell’arbitrio della storia e a volte del caso, specie se si tratta di confini- ma in una visione che allarghi il campo, non certo in una rincorsa a recinti immaginari e probabilmente impossibili.
          Siano quindi le impavide Armate Sarde a conquistare l’Impero! Orune e Bitti cun zentre de Nugoro!

        • Daniele Addis says:

          Lei di non essere nazionalista lo può benissimo dire, ma risultare credibile dopo le sparate strappalacrime sul sangue versato dai padri è un tantino difficile… comunque l’importante è crederci. La Sardegna indipendente io la vedo come un soggetto attivo all’interno di un organismo europeo federale più vasto, del quale bisognerà seguire le regole, un piccolo Stato come ce ne sono altri, senza che per questo si ergano i retori del sangue versato a denigrarli.

        • Neo Anderthal says:

          Purtroppo allora le sparate -dei nazifascisti- non erano per nulla metaforiche ma fatte di concrete pallottole, e le lacrime le hanno strappate, e in quantità notevoli.
          Anche se, agli ignari per scelta o per semplice ignoranza e ai cinici per fighetteria, ricordare tutto ciò pare retorica perché, cattivi pagatori come sono, questi fuggono dalla memoria come fuggono dal debito che pure hanno.
          Infatti quel sangue versato e quelle lacrime, che nulla hanno a che vedere con il nazionalismo e molto con una idea di umanità più giusta, quei sacrifici (sacri nel senso pieno, per chi ha a cuore la libertà) hanno dato vita ad un quadro sempre perfettibile di norme -Costituzione etc.etc.- che consentono ai minimizzatori di qualunque specie (semprefascisti, neutralqualunquisti, alieni vari e adesso anche nazionalisti “di minoranza”) di fare gli spiritosoni.
          Sono quelli gli smemorandi o smemorati che convergono tutti insieme a dire “che ci frega del 25 aprile”. L’idea nazionalista vi fa incontrare strani compagni di letto.

        • Daniele Addis says:

          Veramente io ho rispetto per tutti coloro che sono morti e hanno combattuto contro il nazifascismo in quella guerra, ma non vi fondo sopra un’appartenenza nazionale e la venerazione di una carta che, per quanto bella e moderna al tempo, dopo 60 anni avrebbe bisogno di una riveduta, soprattutto alla luce dei risultati. Ma capisco che chi è infarcito di nazionalismo questi concetti elementari possano sembrare distanti.

        • Neo Anderthal says:

          Il rispetto, quello vero, potreste mostrarlo per esempio istruendo meglio gli avventizi dell’indipendentismo, che sono soliti affermare a proposito della resistenza “Noi sardi non c’entriamo un cazzo”, mentre tra indipendentisti più consapevoli, quale lei pare voler essere, non si sente la necessità di correggere una enormità simile, ma la si difende contro i “nazionalisti” -ovviamente italiani, secondo lei, mentre ai nazionalisti sardi è concesso il diritto di sproloquio-.
          Questa dei sardi estranei alle vicende italiane rappresenta una neo-vulgata che è moneta corrente -ma falsa- tra i fautori della indipendenza, e non è un caso.

        • Daniele Addis says:

          Vede, Neo Anderthal, che il fenomeno della resistenza abbia investito l’intera Europa, sardi compresi, nessuno lo nega. È l’uso strumentale e nazionalistico della resistenza per tagliare corto e zittire chi esprime istanze di autodeterminazione che non va bene. Se si trattasse semplicemente di rendere onore a chi in Europa, in Sardegna e in Italia ha combattuto contro il nazifascismo nessuno avrebbe nulla da ridire.
          Quindi dipende da come viene trattata questa resistenza: se se ne fa un fattore di coesione nazionale insindacabile racchiusa nei confini italiani, io non c’entro niente; se, più onestamente, si celebra il sacrificio di chi in Europa ha combattuto per la libertà, allora c’entro anche io.
          Non è quindi mio dovere istruire nessuno, perché ad ogni modo considero opinioni personali l’una e l’altra e ognuno deve renderne conto personalmente. Sono intervenuto infatti non quando vi siete inalberati per la frase iniziale di Stephen, ma solo quando è stata fatta l’equazione indipendentismo sardo= leghismo padano. La ritengo una castroneria ignorante e strumentale, ma non credo che Lei si debba prendere l’onere di “istruire” chi la spara.

  11. Stephen Cheese says:

    E’ la prima cosa che ho pensato anch’io. Però, credo che la cosa più importante da rilevare sia soprattutto il passo avanti che si è fatto nella processo di neo-schiavizazzione dell’uomo. Sempre più tasse, meno soldi in busta paga e più giorni di lavoro da svolgere.
    Voi pensate alla retorica mentre qui è la filosofia di Carcarlo Pravettoni che si fa sempre più avanti.
    Chi se ne frega della Costituzione Italiana, facciamone un Sarda e le lotte partigiane lasciamole a chi le ha fatte e subite. Noi sardi non c’entriamo un cazzo.

    • Stefano reloaded says:

      Ero preoccupato che l’indipendentismo non si fosse fatto ancora vivo.
      Meno male che ci hai pensato tu col tuo commento. Che hai potuto fare, qui ed ora, anche grazie alle lotte partigiane. Certo, la Restistenza sarebbe anche potuta non esserci e i nazifascisti si sarebbero potuti estinguere grazie a un meteorite che fosse caduto sulla terra. Ma la storia non si fa con i se e con i ma. Fossi stato uno di quelli che saliva in montagna, a sentirti dire certe cose mi sarebbero cascate le braccia, ti avrei detto “e insaras segadì casu o Cheese”

    • Neo Anderthal says:

      Caro Stephen, come (non) sai benissimo Sardi c’entrano eccome, mai sentito parlare di un Signor Emilio Lussu? -solo la evidente sostanziale ignoranza di fatti e circostanze ti consente l’indifferenza verso la resistenza e i partigiani, cui dovresti gratitudine, e la rozzezza dell’espressione che usi-
      Le tue parole mi confermano quello che già so: il nazionalismo è reazionario per natura, se non è animato da idee che lo pongano al servizio di un ideale più alto di umanità
      La Costituzione Italiana è un punto avanzato di democrazia, e la sua mancata e incompleta applicazione è uno dei motivi che spingono anche la Sardegna alla crisi, ci riguarda e non poco.
      La lotta partigiana, in ogni caso, ha avuto molti protagonisti sardi, eroi e martiri da rispettare.
      Per tua migliore memoria mi rifaccio ad un solo esempio, i Sardi martiri delle Fosse Ardeatine:
      Rino Canalis, n. Tula 1908 Prof. di lettere presso il collegio militare.
      Pasqualino Cocco, sergente pilota dell’Aeronautica, sedilese;
      De Lunas Gavino – Impiegato delle Regie Poste. Tenore e esperto di musica sarda.
      Candido Manca, di Dolianova, e
      Manca Candido – n. Dolianova Brigadiere dei Carabinieri Reali.
      MEDAS GIUSEPPE – nato a Narbolia (Ca) il 27/8/1908 – avvocato – arrestato il 3/3/1944 – appartenente al Partito D’Azione.
      Agostino Napoleone, carlofortino,nato a Cagliari il 14/9/1918 sottotenente della Marina
      PIRAS IGNAZIO – fu Domenico – nato ad Illorai il 2/6/1879 – contadino
      SERGI GERARDO, nato a Portoscuso (Cagliari) il 25/3/1918- S. Ten. CC.RR.
      potrebbe essermene sfuggito qualcuno.
      I Sardi deportati in Germania, militari e politici, e i Sardi partecipanti militari alla resistenza sono stati diverse migliaia. È storia, e ci riguarda.

      • supresidenti says:

        rinfrescarsi la memoria non fa mai male.. sopratutto con questo caldo che ci fa perdere colpi.. gratziasa..

      • Stefano reloaded says:

        È storia, e ci riguarda.
        A questo elenco, se posso, voglio aggiungere il nome dello zio materno di mia madre: Antonio Atzori.
        Sardo emigrato a Roma, ferroviere e socialista. Morto a Ebensee, sottocampo di Mauthausen. Un compagno del campo, sopravvissuto alla prigionia, fece sapere alla famiglia che Antonio morì di stenti. Era arrivato a pesare 35 chili.
        Il delatore, che ne permise l’ultimo arresto, pare che morì anche lui.

        http://www.memoriedinciampo.it/ascoli_t.htm

    • valentina says:

      In buona parte del pianeta la schiavitù non ha mai smesso di esistere, anche e soprattutto grazie all’intervento criminale dei governi occidentali proni al solo ed esclusivo interesse delle multinazionali (tra i tanti c’è un bel documentario in proposito “the Corporations” che spiega, in maniera molto semplice le dinamiche incestuose tra politica ed economia; senza dimenticare i doc del mitico pluripremiato John Pilger).
      Noi abitanti del “Primo Mondo”, negli ultimi 50anni, ci siamo illusi che la vita fosse quella della reclame pubblicitaria, e abbiamo desiderato vivere oltre il limite ultimo sostenibile, cioè sulla pelle degli altri; facendo finta di non sapere che il conto del nostro tenore di vita lo pagano gli abitanti del “Terzo Mondo” e la nostra stessa Madre Terra (mi viene in mente anche il docufilm di Al Gore).
      Finalmente stiamo iniziando ad assaporare anche noi i frutti avvelenati di un modello di “sviluppo” (???) insostenibile ed inaccettabile: il Capitalismo.
      Abbiamo creato un mostro e stiamo ancora continuando a sostenerlo, perchè, nella nostra mediocrità ignorante ed egoista, crediamo che correndo più degli altri agguanteremo il carro dei vincitori, che egli traina verso l’ambita meta della ricchezza materiale e del potere, travolgendo i perdenti, della cui testa si fa strada.
      Come dimenticare a tale proposito, la suggestiva quanto distorta immagine, offerta dalla Nike in una sua pubblicità, dell’aforisma del Leone e la Gazzella…”No matter who U are: RUN”
      Invece in questa corsa al massacro nessuno uscirà vincitore.
      La grave crisi dei valori morali è cosa ben più grave ed urgente da risolvere, la crisi economica che ne è figlia, forse ci offrirà l’opportunità di capire che dobbiamo invertire la rotta, prima che sia, se non lo è già, troppo tardi (siamo ben oltre lo sviluppo sostenibile, dovremmo riuscire a decrescere, per salvarci).
      Il decadimento morale ci coinvolge tutti senza distinzione di Nazionalità.
      L’abolizione di feste che celebrano valori universali di libertà ed uguaglianza tra gli uomini, sono un’ulteriore avanzata verso il declino; pertanto, pur essendo una convinta Indipendentista, non posso esimermi dal condannare la scelta del governo Italiano.
      Credo che sia un vero e proprio oltraggio alla memoria di tutte le Resistenze del Mondo, alla memoria di tutti quegli uomini e quelle donne che hanno avuto il coraggio di sacrificare la loro vita, in nome di un così alto ideale….
      Tra l’elenco dei martiri sardi della resistenza, voglio ricordare Antonio Feurra, fucilato a Roma il 30 dicembre del 43, lasciò la sua amata Sardegna per organizzare e militare nelle fila del Partito Comunista Clandestino contro il nazi-fascismo, sapeva che prima o poi avrebbe pagato con la sua vita…glielo diceva sempre, mio nonno: “prima o poi ti fucileranno”, ma lui già sapeva che prima o poi avrebbe pagato con la sua vita….

  12. Radio Londra (nonostante Er Ciccio) says:

    Chi non si da tentinti nemancu a s’indi tirai a Sant’Efisi.
    Lo stanno facendo per eliminare la festa del Primo Maggio ma po Sant’Esisi fainti casinu tottu is Casteddaiusu, anche i Cagliaritani maldestri e quelli addestrati.
    E poi come facciamo a vedere l’Alter Nos dell’era moderna?
    A pagu cun is brullasa!!!!

  13. Casu axedu says:

    Sottoscrivo.
    Ma l’8 dicembre è nel Concordato e quindi occorrerebbero degli accordi bilaterali per espungerla dalla lista delle feste.
    Sai poi il casino che piazzerebbero i commercianti per cui, da qualche tempo a questa parte, segna l’inizio della corsa ai regali di Natale.
    Io propongo di cancellare l’Epifania e ricominciare a lavorare il 2 gennaio per non finire abburresci per ancora 3 o 4 giorni.
    Ma non tocchino il 25 aprile, il 1° maggio ed il 2 giugno o mi toccherà dar ragione a Palo del prmo commento.

  14. Simone Pirastu says:

    Vito occhio che direttamente dagli Usa sta arrivando il Tea Party tutto italiano!!! http://www.teapartyitalia.it/ Non ci bastavano quelli americani, non ci bastano i Leghisti… non ci bastavano gli estremisti… ora è arrivato pure il tea party in salsa italiota! Aggiungo una cosa… se proprio vogliono tagliare dei fondi, possono benissimo tagliare i finanziamenti pubblici ai giornali…. 150 milioni di euro all’anno. Per quanto riguarda la decisione di spostare queste festività Laiche…. l’ennesima puttanata di Berlusconi e anche l’ennesimo favore al Vaticano.

    • Neo Anderthal says:

      Simone, che dire? Non avevamo abbastanza coglionazzi culturalmente autoctoni?
      Non c’è scampo: butta lì una idea abbastanza idiota come esca ed ecco che una piccola folla di corbagli/arroccali, ansiosi di trovare un gregge “anti”, in cerca di patria morale o politica accorre e abbocca.
      Non avevamo già la Lega e i Vaffanculisti di Grillo, nella specie?

  15. Arrenengadedda says:

    A parte che l’8 dicebre è sacro, perché il giorno prima festeggio il compleanno e mi serve riposare e recuperare dai bagordi, concordo pienamente con te, Vito

  16. Neo Anderthal says:

    Letto stamattina su Sardegna Quotidiano e condiviso per intero, vorrei a proposito sottolineare una questione, neppure troppo marginale, che poni. Siamo tenuti a santificare feste la cui sostanza sfugge alla comprensione e spesso alla memoria.
    “…Una destra liberale…..si sarebbe posta qualche dubbio, ad esempio, sulla permanenza nel calendario di feste religiose non più sentite dagli italiani ma imposte dal Concordato.”
    Verissimo.
    Ora vorrei procedere con un piccolo auto-test per i lettori del Blog e in particolare per gli amicici Cattolici anzichenò che lo frequentano, soprattutto per dirsi indignati per poster e Crocifissi apposti o tolti o per opporre opinioni discriminatorie contro residenti-contribuenti di altro credo.
    Una delle feste intoccabili è l’8 dicembre, Immacolata Concezione.
    Ma Immacolata Concezione di CHI, esattamente? Di che si tratta, oltre che di una festa che cronologicamente annuncia il Natale?
    Chi sa rispondere esattamente senza consultare Wikipedia è bravo. 🙂

    • Stefano reloaded says:

      E’ Maria l’Immacolata Concezione. Perchè destinata a divenire Madre di Dio.

      • Stefano reloaded says:

        Ho vinto quaccheccosa?

        • Neo Anderthal says:

          Era da fare nel silenzio della coscienza, senza svelare la risposta, ma rendendosi conto che una buona parte non lo sa neppure (fai un test tra gli amici e vedrai che una probabile maggioranza risponderà la concezione di Gesù da parte della Madonna, ne sono sicuro).

        • Stefano reloaded says:

          acc! mi è sfuggito che il test dovesse essere “auto”. C’è troppo caldo.

    • Monica says:

      Per dogma di Pio Ix nel 1854 si stabilì che Maria fu concepita senza peccato originale, perché dovendo diventare madre di Dio non poteva avere l’anima macchiata.

  17. Caro Vito, da nuovi partigiani Anpi quali siamo, è tempo di rendere onore con le nostre azioni antifasciste ai partigiani che sono morti per la nostra libertà……

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