Editoria / Giornalismo / Politica / Sardegna

La Giunta Cappellacci aiuterà Videolina. E secondo me fa bene: meglio una tv scadente che una tv morta

Con una decisione che farà storcere il naso a molti, nella sua ultima seduta la giunta Cappellacci ha deciso di sostenere le tv locali sarde in difficoltà. Con una delibera molto chiara, l’esecutivo prende sostanzialmente atto dello stato di crisi del settore televisivo e dà mandato all’assessore al Lavoro di trovare una soluzione.

Questa è la poesia. In prosa, la Giunta Cappellacci deve aiutare Videolina. L’emittente di Sergio Zuncheddu è in enorme difficoltà. Con l’avvento del digitale terrestre il fatturato è crollato. Quella che doveva essere la panacea di tutti i mali (con la moltiplicazione dei canali sarebbe arrivata la moltiplicazione degli utili, vaneggiava qualcuno) si è rivelata una maledizione. Una offerta smisurata ha allontanato gli spettatori dalle tv locali, in Sardegna come in tutte le altre regioni italiane. Videolina ha anche retto il colpo meglio di altre, ma alla lunga ha pagato una posizione di monopolio che durava da troppo tempo, l’incapacità a rinnovare la sua offerta, la contiguità ad una parte politica che ha ingessato il modo di raccontare la realtà da parte dei suoi giornalisti.

Il tg va meglio di prima, ma è evidente che ai sardi non interessa più di tanto il collegamento in diretta con Sanremo o la settimanale intervista al presidente Cappellacci in cui si dice sostanzialmente che “in Sardegna va tutto bene”.

Due anni fa l’editore Zuncheddu chiamò un giovane manager da Milano, Federico Marturano, per guidare la transizione: è stato mandato via misteriosamente pochi mesi fa.

Videolina resta un’emittente, statica, polverosa, già vista. Inoltre continua a farsi male da sola: se l’unico programma di approfondimento giornalistico, Monitor, va in onda il giovedì (cioè quando su Rai Due c’è Santoro con Annozero), trattasi di grave forma di autolesionismo a cui nessuna delibera potrà mai porre rimedio.

La Regione ora aiuterà Videolina, anche se già da anni l’emittente gode di un trattamento ultra privilegiato.

Tutte le testate del gruppo Zuncheddu (L’Unione Sarda, Videolina e Radiolina, unitamente a Tcs che formalmente non fa parte della grande famiglia ma sostanzialmente sì), sono infatti da sempre le più coccolate dalle amministrazioni pubbliche. A parte la Regione (che pure qualche bando lo fa), il Comune di Cagliari da anni sostiene con programmi istituzionali esclusivamente queste emittenti.

Il massimo lo si è visto la scorsa estate, quando il Comune di Cagliari ha finanziato con ben 34 mila euro la festa al Poetto per i 35 anni di Radiolina, giustificando l’intervento con la necessità di “comunicare ai giovani le attività svolte dal Comune di Cagliari Assessorato alla Pianificazione dei Servizi – Igiene del Suolo sulla raccolta differenziata, e sensibilizzare i giovani verso la pulizia delle spiagge, mediante un punto informazioni della manifestazione, che verrà allestita in prossimità della sesta fermata del Poetto di Cagliari”.

È chiaro che così nessuno è stimolato a innovare il mercato televisivo. Videolina dovrebbe fare come Tele Norba, la storica emittente pugliese, che si è trasformata in Tg Norba 24 e ora con un progetto ambizioso si appresta ad affrontare lo swicth off. Certo, la geografia aiuta, perché Tg Norba 24 si propone come emittente di riferimento di tutto il sud Italia. Ma non ci vuole una grande fantasia ad immaginare la nascita di un canale all news anche in Sardegna. Ci sarebbe certo il rischio di dover far parlare tutti, e forse questo ancora in viale Marconi non si può fare.

Il caso di Sardegna Uno non è meno drammatico. L’avvento del banchiere-imprenditore Giorgio Mazzella ha peggiorato la situazione. L’emittente è sostanzialmente scomparsa dai radar. Il programma di Giacomo Mameli “Facciamo i conti” finì perché Mazzella si oppose alla presenza in studio, in una puntata in cui si parlava di precariato, dell’allora segretario regionale della Cgil, Giampaolo Diana. Il settore sportivo è stato smantellato, l’unica trasmissione che poteva fare concorrenza a Sardegna Canta fu spostata dal palinsesto. E sono solo pochi esempi.

Detto questo, è evidente che a fronte di tali e tante carenze imprenditoriali, le due maggiori tv sarde non si meriterebbero nulla. Ma io continuo a preferire due televisioni scadenti a due televisioni morte, per cui mi auguro che in fretta la Regione intervenga, senza peraltro nulla chiedere in cambio se non il mantenimento dei posti di lavoro. Sarebbe grave infatti che la Regione subordinasse gli interventi ad un maggiore “copertura” dell’attività della Giunta. I giornalisti devono essere lasciati liberi, anche di fare male il loro lavoro. Non possono certo essere i politici a dare la linea, ci mancherebbe altro.

Il settore dell’informazione è realmente in crisi, negare a Videolina, a Sardegna Uno e alle altre tv un aiuto straordinario sarebbe un crimine, perché anche le imprese editoriali sono imprese, e, come tutte le altre imprese, meritano di essere supportate nei momenti di maggiore difficoltà. L’alternativa sarebbe non fare nulla e assistere alla morte lenta di queste emittenti. Affermare che devono trovare sul mercato le risorse per sostenersi è una stupidaggine che può venire solo da chi non conosce il mercato editoriale e si parla a vanvera di libertà di stampa, censure, pressioni  e via sfarfallando.

So bene che questa Regione ha fatto morire nell’indifferenza Il Sardegna e che ora probabilmente si muove solo perché ci sono Zuncheddu e Mazzella, due imprenditori molto potenti ma che come editori non mi sembra abbiano dato prove di valore, anzi. Ma se Videolina viene ridimensionata, la situazione dell’informazione in Sardegna peggiora. La logica del “tanto peggio, tanto meglio” è una solenne baggianata.

Certo, sarebbe bello se la Regione mettesse mano al settore radiotelevisivo locale, favorire il pluralismo ed eliminare gli squilibri. Ma se non lo ha fatto Soru, perché pretendere che lo faccia Cappellacci?

38 Commenti

  1. Giovanni says:

    Mi trovo spesso ad apprezzaree condividere quello che scrivi. Stavolta no. Primo: è incredibile che si diano soldi a società che non hanno saputo adeguarsi al mercato quando alle spalle hanno il maggior colosso dell’informazione sarda. Secondo: è incredibile che i soldi li debba distribuire un ex dipendente (ex solo perché è diventato assessore al Lavoro) del padrone del colosso dell’informazione sarda. Terzo: non si può pensare che mentre i dipendenti di Epolis perdono la loro Cigs (perché questo è successo in questi giorni, puoi facilmente informarti) mamma Regione arrivi a coprire i buchi di un’azienda che comunque permette ancora ai suoi dipendenti di avere la busta paga a fine mese. Quarto: non è ammissibile che il sindacato sia così celere nel richiedere soluzioni, che vengono altrettanto celermente trovate, mentre nel caso del Sardegna hanno solo fatto da cerimonieri al funerale. E qui non si vuole andare ad approfondire un discorso sulle parentele sindacali, che di certo conosci. Quinto: ti invito a scorrere l’elenco dei componenti del Cda de L’Unione Editoriale e quello dei curatori fallimentari di Epolis, forse c’è un caso di omonimia. O forse non solo. Sesto: vero, le emittenti sono circa venti. Ma chi ha dubbi sul fatto che la bistecca abbia già un piatto di destinazione, così come il contorno e le briciole? Settimo: siamo di fronte a uno scandalo bello e buono, assuefatti in una regione dove si inaugurano piazzette coi nomi più disparati….

  2. gianfranco says:

    E si caro Dr. Biolchini comunque la giri è sempre colpa Sua. Così come la sinistra: giovane è snob, vecchio è vecchio, trasversale è trasversale, biondo è biondo, occhi verdi occhi verdi. c’e’ sempre un distinguo. Ed alla fine si ci spara a le palle: non va’ mai bene. sarebbe semplice invece nei due casi: pensare, dire fare coerentemente. In bocca al lupo e buon lavoro.

  3. Per come la vedo Videolina rimane la miglior emittente sarda. La crisi che l’ha colpita è evidente nel suo palinsesto. Secondo me merita un’aiuto per soppravivere.

  4. rossella says:

    dopo aver detto che Soru appoggiando Cabras era il nuovo capobastone PD, ecco Biolchini capobastone dei giornalisti! l’accusa a Soru : appoggiare il non amato cabras per spirito di partito, ora, per spirito di solidarietà con la casta dei giornalisti, appoggia il potere regionale di Zuncheddu, la regione che aiuta il privato di parte!!! PAZZESCO!!!

  5. Credo che la morte di videolina l’abbia già decretata il pubblico e non da ora. Meglio scadente che morta? Diamine! Se si è preso atto che Videolina è scadente – e su questo non ci sono dubbi- si faccia qualche tentativo per svecchiarla altrimenti che morte sia. Io non ne sentirò la mancanza delle interruzioni pubblicitarie ogni 3 minuti, di certe voci e facce tetre, di programmi stantii e di una informazione infame al servizio di pochi.
    A mio parere dovrebbe essere acquistata dalla Regione per diventare TV pubblica a tutti gli effetti. In questo caso sarei anche disposto a versare una tassa, un canone.

    ps. da quando c’è il digitale non guardo più nemmeno le reti mediaset che prima in qualche modo non potevo evitare di imbattermici.

  6. Pierfranco says:

    Si continuano a versare milioni di euro per salvare le grandi industrie che hanno creato danni irreparabili alla Sardegna. Perchè non aiutare anche i tecnici e giornalisti delle tv private?
    Perchè non indossano una tuta blu?
    Dando loro risorse pubbliche forse saranno ancora più asserviti al potere (leggi: schiave di chi gli ha dato quei soldi). Vito ha ragione: MEGLIO UNA TV (O UNA RADIO) SCADENTE CHE UNA TV MORTA!

  7. Orzocco says:

    Mi limito a fornire alcune analisi. Primo: la delibera cui fai riferimento interviene nel settore delicato dell’informazione ex lege 1 del 2009, art. 3 comma 12. Dalle motivazioni poste in premessa, sembrerebbe che la legge preveda uno specifico ed esclusivo intervento per l’informazione.
    Dice infatti l’Assessore del lavoro, che è veramente difficile pensare imparziale rispetto al gruppo Unione: “In questo ambito la Regione, con la L.R. 14.5.2009, n. 1, art. 3, comma 12, aveva già inteso riservare all’intero settore della comunicazione e dell’informazione, in accertato stato di crisi, interventi non solo finanziari atti a contenere ed in prospettiva a superare gli effetti economici e sociali, nella considerazione degli effetti negativi che il venir meno della pluralità dell’informazione produce in un sistema democratico, per quanto maturo e consolidato”.
    Invece, il comma 12, fortemente voluto a suo tempo dai sindacati, riguardava interventi sull’intero sistema produttivo sardo. Ecco il testo: “L’articolo 6, lettera b), della legge regionale n. 3 del 2008 è così modificato: dopo le parole “crisi occupazionale” sono aggiunte le seguenti: “e per il mantenimento dei livelli occupazionali in specifici settori dell’attività produttiva manifatturiera e dei servizi culturali, della ricerca e dell’innovazione, della comunicazione e dell’informazione in accertato stato di crisi. I progetti sono approvati nell’ambito del Piano regionale per i servizi, le politiche del lavoro e l’occupazione di cui all’articolo 13 della legge regionale n. 20 del 2005”.
    Si tratta insomma di interventi di politiche attive del lavoro che comprendono anche il mondo dell’informazione e della comunicazione (ma allora si pensava agli espulsi dai call center e ai dipendenti, per i servizi culturali, delle cooperative che gestiscono le biblioteche).
    Il restringimento della norma a un settore e poi a un’azienda, esporrà molto l’assessore del lavoro a gravi responsabilità. Soprattutto laddove egli non dovesse limitarsi a predisporre piani per i lavoratori, ma anche a predisporre interventi finanziari, di cui parla la delibera ma non la legge.
    L’altra legge citata è la legge 1 del 2011 all’art. 6, l’articolo voluto dai sindacati per il Paino Straordinario del Lavoro con una capienza di 65 milioni di euro. Ma si tratta semrpe e solo di interventi per i lavoratori non per le società.
    A questo punto è d’obbligo una domanda: e i cassintegrati del Sardegna dove sono? Perché non si parla di lavoratori ma di rischio di chiusura delle società?
    L’unico modo per un intervento organico nel settore dell’informazione che tuteli precariato e cassintegrati e non miliardari è una disciplina specifica. Ma i sindacati, che fanno?

  8. xFelix says:

    Vito, con tutta l’ammirazione, il rispetto e la simpatia che ti porto, questa volta però non sono affatto d’accordo con te.
    capisco la solidarietà per i tuoi colleghi di Videolina, però se Videolina chiuderà, non piangerò di certo.
    davvero, molto meglio un buon libro, un blog, un quotidiano, una discussione fra amici, che una TV inguardabile e asservita ai potenti di turno.
    non mi sembra proprio che salvare Videolina significhi salvare la libertà di informazione.
    e, soprattutto, che Zuncheddu si meriti i nostri soldi.
    perché?
    per cosa?
    per salvare posti di lavoro?
    beh, se permetti c’è una lunga lista in cui i dipendenti di Videolina non stanno certo ai primi posti …
    per il pluralismo dell’informazione?
    bell’esempio di pluralismo e di informazione …
    spento quel canale, il desiderio di informazione locale dei sardi troverebbe certamente migliori strade per essere soddisfatto.
    non sarà difficile, peggio di così …

    • Cordialmente punto G says:

      Concordo, pienamente, con xFelix

    • antonio says:

      Condivido appieno. Quando un’emittente oltraggia il concetto di informazione come è successo a Videolina, poi dobbiamo pure mettere i nostri soldi per evitare che Zuncheddu paghi i debiti di tasca sua? Stiamo scherzando?
      I giornalisti di Videolina perché non si sono rifiutati di trasformare un TG in un bollettino di propaganda che ha umiliato la deontologia professionale? Se vogliono invertire la rotta, comincino a fare un TG vero e a rimuovere il servilismo verso S.B. e i suoi addetti in Sardegna.

    • Andrea says:

      Concordo pienamente con xFelix.
      In generale mi trovo in sintonia con quanto scrivi, questa volta neppure da lontano.
      Non solo nell’informazione – mi pare – sono tanti i giovani sardi che o non trovano o perdono il lavoro. A loro cosa si dovrebbe dire? Che i dipendenti di Videolina (e delle altre TV) saranno di fatto più tutelati (cioè rischieranno molto meno il posto) per la posizione strategica del comparto? E – infine- stessimo almeno parlando di una TV di buona qualità e che ha fatto della bella informazione il suo punto di forza…
      Nei fatti, con questa delibera, Cappellacci carica sulle spalle dei Sardi il pagamento della propaganda a favore suo e sana una politica di mercato fallimentare (che, chissà perché, fa pure il paio con la pessima informazione). Non scherziamo.

  9. La morte non è mai casuale, né per noi, né per le telvisioni. C’è sempre una ragione.
    Qualità infima, nei contenuti e nella grafica, per Videolina. Nessuna considerazione per gli ascoltatori considerati bambini sciocchi. Massimo asservimento alle idee padronali, sin dai tempi del nevrastenico Grauso. Sempre piccoli e rinchiusi in se stessi.
    Non servirà neppure l’aiuto della Giunta.
    Meglio un brutta televisione viva che una morta? No. Meglio una tv morta e un libro in mano oppure una passeggiata. Videolina morta è una festa.
    La morte di una televisione è spesso un buon segno perché spesso è un randello in mano a un padrone.
    Meglio, per esempio, un mondo senza le televisioni berlusconiane, senza i loro Tg rincoglionenti. Meglio se non ci fosse mai stata la televisione di Ricci. Meglio senza i fanatici dei culi e delle tette. Meglio senza le idiozie quotidiane di Videolina e senza le cretinerie.
    Erano già morti.
    Manca la certificazione della morte che arriverà a breve e per fortuna.

  10. Maurizio says:

    Bei tempi quelli di Zibaldone 🙂

  11. Luigi P says:

    “Sarebbe grave infatti che la Regione subordinasse gli interventi ad un maggiore “copertura” dell’attività della Giunta. I giornalisti devono essere lasciati liberi, anche di fare male il loro lavoro. Non possono certo essere i politici a dare la linea, ci mancherebbe altro.”

    Caro Vito, le tue stesse parole pesano come macigni! Alle canna del gas è questo paradigma di fare informazione (proprio oggi sono stati pubblicati i dati di venduto dei maggiori quotidiani nazionali e quando non va male perdono in media l’8% di copie, altri hanno rinunciato a dichiararle perchè evidentemente vanno ben oltre la media… ) detto questo vi/ti pongo una domanda: che funzione gioca in questo scenario l’ordine dei giornalisti? non credete sia anacronistico continuare a tenere in piedi un ODG istituito nel 1963 ma che ha origini nel 1925 in pieno fascismo? non credete che sia anni luce lontano dalla realtà “costruita dalle nuove tecnologie”? Non credete che la parola “informazione” debba per forza di cose essere sostituita da “comunicazione” (internet… ) che sottende ben altri significati? Ci siamo capiti?

    Concludo tornando all’ultima parte della citazione: politici che finanziano = maggiore copertura attività di giunta + dettare agenda politica + addio libertà di scrivere rispettando la deontologia professionale…
    Insomma, chi è vittima del suo male pianga se stesso!!!

  12. Marco P says:

    TelePress ci vorrebbe.. 🙂

  13. non sono d’accordo, si devono reggere sul mercato da sole, puntano sui contenuti, chiamano talenti sardi (se cerchi trovi, vedi radio press) e si può fare buon giornalismo e buoni spettacoli.

    ma l’obiettivo non è fare buona tv, ma controllare l’informazione e creare nuove città mercato.

    Quindi non vedo perchè prendere i soldi pubblici per finanziare un costruttore già ricco di per se.
    Che li cacci d asolo i soldi

    • Marco P says:

      Come dice Vito non c’è solo videolina..a me ad esempio fa male vedere la morte di Sardegna1, sulla quale avevo riposto un po’ di speranze. Oggi è inguardabile pure quella, tra le carmine conte e i marongiu, e non solo perchè col digitale la si becca di meno..

      • le altre emittenti investono su contenuti e su bravi giornalisti, anche se sono piccole, c’è lo spazio… non ci sono i soldi per gli stipendi dell’ente lirico e li troviamo per darli alle TV?

        pochi anni fa c’era (nel panorama radio) solo radiolina e sintony; radio press è indubbiamente in crescita.

        O Vito perchè non fate veramente Tele Press, avete praterie davanti a voi

        • Amici, vi ringrazio le la stima e la fiducia, ma non avete idea delle crisi che sta toccando TUTTE le tv locali nazionali. Per entrare in questo mercato servono investimenti enormi e capitali che oggi in Sardegna, a mio avviso, non ci sono. Ci saranno anche praterie, ma il rischio è quello di scambiare il deserto per area fabbricabile.

        • Muttly says:

          Vito, Tele Press = Web TV non TV su frequenze pubbliche !

        • Luigi P says:

          Concordo!!

        • Muttly says:

          Una webtv (che infatti non è sarda) che può fare inchieste a Quirra come questa:
          http://current.com/groups/politica/91716975_armi-del-futuro.htm

          Non inaugurazioni di rotonde e centri commerciali.
          Gli spettatori ora cercano le notizie, non si accontentano di quello che gli viene confezionato, mettere i video in rete in una webtv significa dare questa possibilità e abilitare la condivisione con il passaparola che la rete offre.

        • concordo, i capitali si possono trovare anche non solo in sardegna, la web tv è il futuro..

          soprattutto perchè c’è google che sta investendo sulla web tv. la direzione è quella ed è giusto pre-vedere la direzione futura del mercato.

          Nel mondo si parla di google tv e in sardegna siamo ancora ai finanziamenti alle tv scadenti che non si reggono sul mercato

  14. gialló capito il tuo secondo fine od Biolchini! con la striscia 100 di Banana ti sei illuso di poter leggere il TG di Biddiolina e ‘mo se te la chiudono sei costretto a fare Buongiono Cagliari a vita!!!

    😉

  15. Massimo M. says:

    Vito, considerazioni in parte condivisibili, in parte. Però il principale limite delle emittenti locali sono le stesse emittenti, con la robaccia che trasmettono. Basterebbe un po’ di coraggio per fare cose egregie, seguitissime, le idee non mancano, mancano gli editori con le palle. Ergo, se le cose stanno così, dico sui contenuti, perchè le amministrazioni pubbliche dovrebbero contribuire con quattrini pubblici a tenere in vita certe oscenità? Che sia il mercato e le professionalità a decidere chi deve restare in vita e chi deve chiudere i battenti. In questo caso non tutto il male verrebbe per nuocere. Altra considerazione che mina i tuoi auspici. Le cose non stanno più come un tempo, quando un’amministrazione pubblica foraggiava Tv, giornali, manifestazioni, mostre, rassegne, etc etc…forse ti sono sfuggiti gli ultimi provvedimenti legislativi nazionali, che valgono anche da noi. Tagli e divieti assoluti di promuovere l’immagine delle ammnistrazioni pubbliche, così come si faceva in passato. Poi non metto in dubbio che qualcuno continuerà a fare finta di niente, però questa volta rischia seriamente il culo….ce li rimette di tasca sua i soldi spesi per amene sponsorizzazioni… la giunta, il dirigente o il funzionario che firma e liquida l’impegno di spesa…. ciau

    • Non sono d’accordo e ribadisco: meglio una pessima informazione che nessuna informazione. Una tv morta non si può resuscitare e mettere in piedi oggi una nuova emittente è una follia, è economicamente impensabile. Sosteniamo quello che c’è e aspettiamo tempi migliori.

      • Massimo M says:

        No, Vito, meglio un’altra informazione che una pessima informazione. Per questo motivo chi guarda la Tv cambia i canali. Tenere in vita una pessima informazione non risolve il problema.

        • Perdonami Massimo, ma chi decide quando un’informazione è pessima e che quindi non merita di essere sostenuta? Il mercato? La politica? I lettori? Tu ed io? E’ un terreno veramente minato, dove a cercare di porre più regole si rischia di fare più danni.

        • Massimo M says:

          Vabbè…allora eccoti la mia personale valutazione dell’informazione pessima: è quella che con un occhio guarda al proprio ombelico e con l’altro sotto le lenzuola di casa altrui. Il naso è invece deputato ad annusare i troddi. E la lingua ad accompagnare il deretano dei potenti. Ciao

        • docpretta says:

          vito .. stai prendendo fischi per fiaschi.. l’editore se non sa fare il suo lavoro fallisce .. come tutti gli imprenditori. se fallisce non sparisce l’informazione ma viene rimpiazzato da chi il suo mestiere lo sa fare. et Amen.

  16. Caro Vito non condivido l tuo approccio alla questione e provo a spiegarmi.
    Il 22 di questo mese si è riunita la giunta regionale e ha deliberato questo: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_106_20110222183610.pdf . E’ illuminante leggerla con attenzione. In questa delibera la giunta ha “preso atto” di un verbale di riunione tra le parti sindacali e la regione stessa (immagino rappresentata dall’assessore al lavoro pro tempore) e dato mandato all’assessore al lavoro di tenere conto dello stato di crisi del settore televisivo regionale determinato non già e non tanto dalla crisi complessiva del sistema economico regionale e nazionale, bensì dall’avvento in sardegna del digitale terrestre che ha determinato uno “svantaggio a causa di un netto calo degli ascolti e dei connessi fatturati. In tal senso assume particolare importanza la necessità di una sua efficace regolamentazione”
    avendo inoltre causato “il moltiplicarsi dell’offerta che favorisce in modo indiscriminato una forte dispersione dei canali locali, in sostanziale ed incontrollata concorrenza.”
    Ovvero il DT è una disdetta perchè non in mano ai due editori più forti, la dispersione dell’offerta, e per via dell’incontrollata concorrenza (un ossimoro).
    Tu Vito dici meglio una tv scadente che una tv morta. Ma il buon Zuncheddu è così in difficoltà da non reggere la crisi del settore televisivo? L’unione sarda è sempre la sua e i conti non gli vanno tanto male. A questo si aggiunga che con il centro stampa fa i prezzi che vuole per stampare a cagliari i quotidiani nazionali a cui si evita di saltare il mare. E’ il caso di scuola: privatizzare gli utili e collettivizzare le perdite.
    Le pieghe della delibera di questi giorni contengono riferimenti legislativi precisi. Si rinvia al piano del lavoro che nell’ultima finanziaria beneficia di uno stanziamento di 200 milioni di euro e dice anche che si da mandato all’assessore al lavoro di considerare il settore televisivo tra i settori da aiutare. Notare che il settore dell’informazione nella legge del 2008 non era tra quelli previsti ed stato aggiunto con la finanziaria del 2009. La legge del 2008 prevede aiuti da destinarsi prioritariamente a giovani e donne e a progetti mirati all’inserimento e reinserimento lavorativo di disoccupati. Nel 2009 (in carica cappellacci) il consiglio ha integrato la norma stravolgendone il senso il senso.
    Ora il piano regionale dei servizi e le politiche del lavoro sarà predisposto dal “tavolo di concertazione regionale” tra parti sociali e giunta e sarà coordinato dall’assessore al lavoro, lo stesso assessore che presiede il centro studi UNIONE SARDA. La cosa stride? A me un pò si.
    Vogliamo poi parlare dell’uso dell’informazione come clava? E’ orientata e usata per far vincere una precisa parte politica? E’ lo strumento principe per condizionare politica e amministrazione e ottenere risultati tangibili? Vito, è di questo che si parla, mica di infoltimento delle fila dei cassintegrati? I giornalisti licenziabili sono semplici strumenti, carne da cannone.

    • Marcello says:

      e lo vedi che quando vuoi sei togo!

    • Sì, Zuncheddu è così in difficoltà, a quanto pare la crisi di Videolina si sta mangiano buona parte degli utili dell’Unione. Per il resto, in Sardegna ci sono una ventina di tv, e non sono mica tutte di Z o di Mazzella. Le vogliamo aiutare o no? Oppure, siccome non si vuole aiutare Videolina, si lasciano morire tutte le altre emittenti? Una testata giornalistica, piaccia o no, è sempre un presidio democratico. Senza pluralismo dell’informazione non c’è qualità dell’informazione. Altrimenti torniamo ai tempi dell’Inquisizione, quando gli eretici venivano a condannati a morte per salvare la loro anima. Qui vogliamo salvare la libertà di stampa lasciando chiudere gli organi di stampa? Un ultima cosa: i giornalisti saranno anche solo carne da cannone ma Videolina e Sardegna Uno hanno già da tempo messo alla porta tutti i collaboratori. E quelli non sono forse sardi senza lavoro?

      • Robinho Dos Santos says:

        La crisi del settore televisivo non è altro che una minima parte della crisi che il mondo e quindi l’Italia e quindi la Sardegna e quindi Cagliari e quindi il nostro Quartiere e quindi noi stessi stiamo vivendo. Cinque QUINDI per indicare come la Globalizzazione comunque condiziona ognuno di noi in un modo o nell’altro. Fermo restando che l’aiuto di un settore, benchè importante, dell’economia (perchè di questo si tratta ad oggi) a discapito di un’altro non è sicuramente il modo per risolvere il problema, e oltretutto i soliti interventi di sostegno regionale si sa bene come avvengono e con quali motivazioni reali. In merito alla gestione invece ritorniamo al punto di partenza…siamo in una fase di contrazione dei consumi, e di conseguenza gli investimenti pubblicitari vengono meno PERCHE’ L’ECONOMIA NON GIRA. Le aziende, che hanno tutto l’interesse ad investire nella pubblicità, non possono in funzione dei numeri espressi spendere come un tempo perchè la gente non ha più i soldi manco per arrivare a fine mese…ma queste sono cose distanti dall’intelligenza della classe politica, più orientata a spartirsi in parti uguali le varie poltrone degli enti locali e consigli di amministrazione. In merito alla gestione invece qualsiasi economista alle prime armi potrà testimoniare come in caso di difficoltà e contrazione dei ricavi vige la legge del “1-spendi meno 2-guadagna di più” e dato che il punto 2 “sembra” irraggiungibile, (forse perchè la nuova sede faraonica è costata “qualche euretto ?) o perchè nel settore dell’informazione pare impossibile restare “informati” sulle nuove tecnologie, bisognerà intervenire sui punto 1 ovvero il taglio dei costi. Peccato che il punto 1 per come viene inteso dalla direzione del mister Z preveda soltanto il taglio dei pochi euro che vengono dati a chi pubblica un pezzo sulla testata. Su stipendi e benefits e doppi incarichi dei dirigenti (le famose ALTE SFERE) non si interviene…o meglio…meglio chiedere aiuto all’amico “Cappellazzi”) diventato ormai un mito sulle strisce di Facebook e sempre pronto ad aprire la borsa (la nostra) per intervenire a salvare un caro amico in difficoltà….

  17. giancomita says:

    Eh già, la RAS ha notoriamente il portafoglio pieno perché il ministero del tesoro ci dà anche più di quello che ci spetta, dunque inari ne tenimus a fuliadura.
    Mister Z invece è un povero benefattore che ha bisogno di portare a casa il pane per i figlioletti ed è giusto che, dopo aver dato spazio ai suoi uomini in giunta e nel consiglio reg., gli diamo tutto il denaro che gli serve.
    O Vito, tu stesso dici che V. è “un’emittente, statica, polverosa, già vista” e che godeva fino a ieri di un monopolio televisivo che la faceva giganteggiare. Soltanto la concorrenza può farla migliorare, e se gli altri sardi, licenziati, sono costretti a rinventarsi il lavoro e a emigrare, cosa che i geni che lavorano a Videolina non rischiano di certo, non si giustifica nessun trattamento di privilegio.

  18. Soldi BUTTATI!! Le Tv via etere sono destinate a scomparire.. Internet è il presente, ed il futuro.

    • Matteo says:

      Internet non è nelle disponibilità di tutti. I canali di comunicazione si sommano, non si sostituiscono: più sono meglio si raggiungono i cittadini.

      • E’ un dato di fatto che la pubblicità selle Tv stia diminuendo, quindi le TV perdono una grossa fetta di pubblicità.. questo negli ultimi 10 anni, data la diffusione della rete. Tutti hanno un accesso alla rete: via CAVO oppure tramite PDA o CELLULARI.

Lascia un commento

Follow

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers: