Sardegna

Ci scrive Michela Calledda: “Controllori e passeggeri senza pietà: storie di ordinario razzismo sul treno per Iglesias”

treni_migranti

 

Ieri sono stata ospite a Radio X, insieme a Mauro Tuzzolino, di “Buongiorno Cagliari Live Show” per parlare di “Storie in Trasformazione”, una rassegna letteraria e culturale dedicata al tema del viaggio e delle migrazioni a cui ho lavorato e che si terrà i prossimi venerdì e sabato presso la sede della Fondazione di Sardegna, a Cagliari.

A un certo punto della trasmissione, Elio Turno Arthemalle mi ha chiesto quali erano i peggiori luoghi comuni legati alla presenza dei migranti e io ho risposto che non erano tanto i luoghi comuni a lasciarmi basita quanto l’assoluta mancanza di empatia, la totale incapacità di provare a vestire per mezzo minuto i panni di qualcuno che arriva qui dilaniato da guerre e miseria, incapace di comunicare, senza soldi, casa e affetti.

Pensavo sarebbe finita così e invece tornando a casa ne ho avuto un’amara conferma.

Ho lasciato la trasmissione alle 20:15 perché l’ultimo treno che da Cagliari arriva a Iglesias parte alle 20:45. Il viaggio è proseguito tranquillo e senza intoppi fino a Decimomannu.

A Decimo, appunto, sono saliti sul treno un ragazzo e una ragazza africani, sembravano molto giovani, non sono sicura che avessero più di vent’anni. Non ho capito se siano stati loro a cercare il controllore o se il controllore gli abbia chiesto il biglietto nel momento in cui sono saliti, ma è un dettaglio ininfluente.

La ragazza aveva un biglietto per il 17 novembre, il ragazzo non aveva biglietto e chiedeva di farlo sul treno. Il controllore ha fatto la ramanzina a entrambi, dicendo che sarebbero dovuti scendere dal treno o che, in alternativa avrebbero dovuto pagare una sovrattassa che è pari a 5 euro a cui va aggiunto il prezzo del biglietto.

Come dicevo all’inizio, quel treno è l’ultimo per chi debba raggiungere Iglesias e i paesi vicini, perciò i due ragazzi non avevano scelta e il controllore, mosso a compassione, dice che la ragazza poteva rimanere sul treno, le avrebbe annullato il biglietto in modo che non potesse più usarlo, ma il ragazzo doveva scendere oppure doveva pagare una somma di denaro che nelle parole del controllore cambiava: in alcuni momenti parlava di 7,50 euro, in altri di 20 euro.

Entrambi i ragazzi avevano difficoltà a capirlo, provavano a chiedergli in inglese cosa dovessero fare, quanti soldi servissero, cosa avevano sbagliato e lui continuava a rispondere che a lui non l’avrebbero fatta, che volevano fare i furbi ma le regole sono regole e dovevano pagare la multa.

Fin qui, per quanto i toni fossero quelli di una fastidiosa presa in giro, nessuno poteva dire che il controllore avesse torto.

Il ragazzo fruga nelle tasche e tira fuori una banconota da 5 euro, porgendogliela e chiedendo se bastasse e il controllore risponde che no, quei soldi non bastano e che il treno deve ripartire.

Dal vagone vicino un passeggero si alza e chiede che la situazione si risolva in fretta, bisogna ripartire, non abbiamo tempo da perdere. Anche nel mio vagone si comincia a sussurrare che “è tardi”, “bisogna farli scendere”.

Al che, ed è qui che per me la situazione prende una piega incomprensibile e davvero surreale, io prendo il portamonete, cerco i 2,50 che mancavano al ragazzo per comprare il biglietto, mi alzo e li porgo al controllore chiedendo se quella fosse la somma mancante.

Con molta poca gentilezza il controllore risponde che io quei soldi al ragazzo non li potevo dare perché lui, il controllore, era certo che quei ragazzi i soldi li avessero, a lui non la facevano, era sempre la solita storia con “questi che, alla fine la facevano sempre franca”.

Sono rimasta ferma, sgomenta, per un attimo nessuno ha fatto niente, mi sembrava che il silenzio attorno fosse surreale. Ho guardato per un attimo il viso della ragazzina che era atterrita, imbarazzata, spaesata. Non sapevo cosa fare.

A quel punto un ragazzo si è alzato, visibilmente urtato è venuto verso di noi , ha aperto un portafogli dove c’erano abbastanza soldi: diverse banconote da 50 e da 20, qualcuna da 10, l’ha sbandierato sotto gli occhi del controllore, con rabbia, a far vedere che lui soldi ne aveva, ha chiesto quanti soldi servivano al ragazzo e ha ricevuto una risposta più morbida della mia ma sempre stizzita: “Guardi che io li conosco questi, fanno sempre la stessa cosa”.

Per tutta risposta gli sono stati allungati con rabbia dei soldi, credo 10 euro ma non sono sicura, con un sufficiente “il resto lo porti al ragazzo” ed è tornato a sedersi.

Io ho sussurrato un timido grazie, tra i denti, senza staccare lo sguardo da terra e sono tornata al mio posto.

Nel vagone sono fioriti molti dei luoghi comuni di cui abbiamo provato a parlare in radio, qualcuno ha detto che siamo diseducativi, la cantilena di “questi fanno sempre così” andava per la maggiore, il ragazzo che ha pagato il biglietto ha provato a rispondere, poi ha preferito mettere le cuffie, io ho preso le mie cose, mi sono alzata e ho finito il viaggio in piedi, incollata alle porte.

Ho pensato che per arrivare all’Exma avevo preso l’M e sono stata l’unica su quel pullman pieno a obliterare. Tutti abbonati?

Michela Calledda

 

8 Commenti

  1. Primo: non fuggono da paesi in guerra ma fuggono dalla miseria trovando altra miseria però più costosa.
    Secondo: è vero, non pagano mai il biglietto.
    Terzo: il razzismo non esiste, esiste il classismo feroce.
    Quarto: il perbenismo cultural chic è peggiore di quello radical.

  2. Complimenti per aver commentato con un link di imolaoggi. Po’ caridadi…

  3. Stamattina alla stazione Metro di piazza Repubblica la guardia giurata discuteva con un uomo su Renzi e il referendum coinvolgendo me e un altra signora nella discussione: 4 su 4 per il NO, in difesa della Costituzione (che non può essere stravolta da un manipolo di politicanti, da un premier non eletto…)
    Non so come la discussione è scivolata sui migranti dei quali “non se ne può più”; quando ho fatto notare che dovremmo almeno stare zitti di fronte a persone che hanno attraversato il Mediterraneo nelle condizioni che tutti sappiamo la signora – casalinga, pia, madre di famiglia – è stata la prima a rispondermi: “NON CE NE FREGA NIENTE SE MUOIONO IN MARE!!”
    Dove sarà la nostra civiltà, la nostra cultura, la nostra dignità se non abbiamo nemmeno la pietà – altro che solidarietà! – …
    Noto che in pochi anni questa città, che trovavo tollerante e civile, è andata degradandosi, diventando rozza e razzista seppur voglia difendere la COSTITUZIONE PARTIGIANA o elegga un sindaco comunista; e non so cosa posso fare io per contrastare questo percorso.

  4. Alessandro Frongia says:

    “Ho pensato che per arrivare all’Exma avevo preso l’M e sono stata l’unica su quel pullman pieno a obliterare. Tutti abbonati?”

    Mai frase più vera. Basta fare un giro sugli autobus cittadini e si nota in poco tempo come i ragazzi che con tanto di borsoni e buste fanno la spola tra i vari parcheggi dei supermercati (o il Poetto d’estate) e il centro sono gli unici a obliterare. Però la gente, molto probabilmente senza biglietto, si lamenta che le buste ingombrano, anche se il loro posto ce l’hanno e scendono dopo quei ragazzi.

    L’odio razziale è sempre piu forte. Ma a noi ci piace il racconto stereotipato della Sardegna ospitale….mah

  5. Andrea says:

    Si si, la solita tiritera sul razzismo. Bianco, nero, giallo o Sardo è giusto che chi sale sui mezzi pubblici paghi. Io sono automobilista e vengo vessato di tasse dallo Stato per potere usare la macchina che mi serve per lavorare e se prendo un mezzo pubblico pago e sto zitto. Come è giusto che paghino gli Italiani è giusto paghino pure i clandestini, altrimenti scendere e autoscarpa. http://www.imolaoggi.it/2016/11/16/guardie-armate-su-treni-milano-bergamo-570-senza-biglietto-quasi-tutti-extracomunitari/

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