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Casteddu bilingue! Dai banchi del centrosinistra arriva la proposta di un piano per la lingua sarda!

Alle porte della città. Photo Olliera

Questa è una notizia: quattro consiglieri della maggioranza di centrosinistra che governa il Comune di Cagliari (Enrico Lobina della Federazione delle Sinistre, Marco Murgia e Tanino Marongiu del Pd, e Giovanni Dore di Sardegna Pulita) hanno presentato oggi alla stampa una proposta di delibera che fissa gli “indirizzi relativi alla definizione di un piano del Comune per la tutela e la rigenerazione della lingua sarda” (trovate il documento alla fine del post).

Gli obiettivi? Diversi. Tra questi, trasmettere la lingua (e dunque contribuire all’insegnamento del sardo nelle scuole del capoluogo), promuovere e sostenere iniziative pubbliche in cui il sardo è utilizzato come lingua esclusiva o prevalente, promuovere la diversità linguistica, introdurre l’utilizzo del sardo, accanto all’italiano, incentivare l’uso del sardo nelle attività di impresa.

Cagliari dunque non vuole stare a guardare ma avere un ruolo attivo nel processo di valorizzazione della lingua sarda. E il tenutario è evidentemente soddisfatto, avendo scritto un anno e mezzo fa (come passa il tempo) “il futuro della lingua sarda si deciderà a Cagliari, non altrove. La sfida finale è qui. Se il sardo viene dimenticato a Cagliari, nel resto dell’isola sparirà lentamente; se il sardo troverà legittimazione a Cagliari, nel resto dell’isola chi si batte per la nostra lingua troverà ancora più forza”.

“Si può capire la Sardegna senza parlare il sardo?”, ha detto Enrico Lobina, primo firmatario del documento. “La nostra classe dirigente deve scegliere: noi vogliamo il bilinguismo. E la nostra proposta vuole interessare anche gli altri enti e amministrazioni che hanno sede in città”.

È evidente che si tratta di una proposta dall’alto significato politico (perché Cagliari è sempre stata considerata una realtà refrattaria ai temi della lingua sarda anche se negli ultimi anni le cose sono nettamente cambiate), ma che ora deve essere riempita di contenuti concreti. E la maggioranza di centrosinistra che sostiene il sindaco Zedda è pronta a questo salto di qualità? “Dalla capitale della Sardegna si può consolidare il movimento per il bilinguismo, siamo convinti che su questo tema entro la fine della legislatura ci sarà qualche atto concreto”, dice Tanino Marongiu.

Cagliari bilingue: ma quale sardo? “Il Comune può avere un ruolo positivo nel partecipare al discorso sull’arricchimento dello standard, servono quattro-cinque anni nei quali dovrebbe essere consentito un grado di libertà linguistica rispetto all’adesione dello standard. Io personalmente sono per uno standard unico in uscita e per la modifica di quello attuale”, spiega Lobina.

“La mia posizione è diversa”, prosegue Marco Murgia, “ma è chiaro che lo standard non lo fa il Comune ma la Regione, con l’aiuto dei tecnici. Noi vogliano uno standard ortografico e la coufficialità con l’italiano e cercheremo di praticare il bilinguismo senza aspettare che si definiscano le grandi questioni ancora aperte. In questa partita Cagliari deve giocare il ruolo che gli compete”.

Il primo obiettivo? “Scrivere in sardo il sito di Cagliari candidata capitale europea della Cultura”, spiega Lobina. “San Sebastian sarà capitale nel 2016 perché ha saputo valorizzare nel suo progetto l’uso della lingua basca”.

Fine della conferenza stampa e qualche considerazione. Se non si vuole replicare in scala cittadina il dibattito in corso a livello regionale (standard si o no, e se sì quale), si punti a progetti magari di portata limitata ma di grande concretezza. Si punti ad aumentare i parlanti, con corsi specifici. E soprattutto non si dimentichi che esiste una produzione letteraria in casteddaio che merita di essere conosciuta e valorizzata (da Efisio Pintor Sirigu a Mercede Mundula, da Teresa Mudula Crespellani a Domenico Garbati, fino al grande Aquilino Cannas. E chiedo scusa per quelli che ho dimenticato) e da cui si può partire per un progetto culturale di grande respiro. Ajò Casteddu!

***

 – Deliberazione –

Indirizzi relativi alla definizione di un piano del Comune di Cagliari

per la tutela e la rigenerazione della lingua sarda

 

Preambolo

Il 1 settembre del 1998 è entrata in vigore la “Carta europea delle lingue regionali e minoritarie”, che sancisce il diritto alla tutela e alla promozione delle lingue minoritarie storiche presenti sul territorio europeo.

Il 15 ottobre 1997 il Consiglio Regionale della Regione Autonoma della Sardegna ha approvato la LR 26 “Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna”, in cui si dichiara “di assumere come bene fondamentale da valorizzare la lingua sarda; di riconoscerne la pari dignità rispetto alla lingua italiana;”(art.2), definendo i compiti della Regione ed indicando gli strumenti operativi da utilizzarsi per perseguire le finalità e gli obiettivi indicati dalla legge.

In diciassette anni sono stati compiuti molti sforzi affinché la lingua sarda potesse essere considerata la lingua della Sardegna al pari di quella italiana. Nonostante ciò, eccetto rare e sporadiche manifestazioni, permane una situazione di diglossia  tendente alla dilalia, che nel lungo periodo potrebbe portare al progressivo abbandono ed infine alla morte della lingua sarda.

Tale situazione mostra tutta la sua gravità nella città di Cagliari. Nel capoluogo, infatti, sono ancora radicati i pregiudizi e gli stereotipi legati all’uso della lingua sarda. Sono cliché negativi che non solo impediscono la diffusione del sardo come lingua d’uso comune, ma che spesso si convertono in  vere e proprie prassi, che mettono a rischio la sopravvivenza del sardo.

Per queste ragioni, il Comune di Cagliari, conscio dello stato in cui versa la lingua sarda nel suo territorio, ha il dovere di prendere atto della situazione e di adottare dei provvedimenti idonei con l’intento di arrestare il declino del sardo, di invertire il trend negativo che si è venuto a creare, e di porre le basi per la realizzazione di un bilinguismo perfetto.

La deliberazione fornisce indirizzi per la definizione di un piano che abbia come obiettivo quello di contribuire alla tutela del sardo, alla sua diffusione e alla sua rigenerazione come lingua normale d’uso quotidiano. La certezza che la città di Cagliari possa giocare un ruolo importante in relazione all’introduzione del sardo come lingua d’uso normale a fianco all’italiano si accompagna alla consapevolezza un’azione di politica linguistica di tale portata necessita di un respiro più ampio che coinvolga l’intera Sardegna.

Gli indirizzi forniti individuano i seguenti 4 ambiti di intervento generali che il piano dovrà tradurre in programmi e azioni: Trasmissione della lingua; Azione culturale; Visibilità della lingua; Iniziative istituzionali.

Il Consiglio comunale

Visto che la ricerca sociolinguistica “Le lingue dei sardi” (2007), commissionata dalla RAS alle Università di Cagliari e Sassari, evidenzia come esista forte in Sardegna, e sia ampiamente diffuso, un atteggiamento favorevole all’utilizzo e al rafforzamento dell’uso del sardo;

Visto che la Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie (Consiglio d’Europa, 1992) impegna gli stati membri firmatari a proteggere e promuovere le lingue storiche regionali e di minoranza con il fine, da un lato, di conservare il patrimonio culturale europeo e, dall’altro, di rispettare il diritto di usare una lingua regionale, o di una minoranza, nella vita privata e pubblica;

Visto che la Costituzione della Repubblica Italiana Art. 6 recita: la Repubblica Italiana tutela con apposite norme le minoranze linguistiche;

Visto che la Legge n. 482/1999 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” stabilisce che sia funzione del Comune tutelare la lingua minoritaria e promuoverne e svilupparne un utilizzo normale;

Visto che con Legge n. 26/1997 la Regione Autonoma della Sardegna “assume come bene fondamentale da valorizzare la lingua sarda riconoscendole pari dignità rispetto alla lingua italiana (omissis)”;

Visto che il Comune di Cagliari, attraverso lo Statuto comunale, e attraverso la richiesta di inserimento nell’ambito territoriale di tutela della legge 482/99, ha esplicitamente riconosciuto il valore del sardo e il diritto all’uso del sardo in contesti pubblici e ufficiali, predisponendosi alla definizione di politiche comunali e azioni specifiche in tal senso;

Considerato che l’orientamento dell’Europa, come risulta dalla sopracitata “Carta europea delle lingue regionali o minoritarie”, è chiaramente quello di conservare le lingue minoritarie, di tutelarne l’uso e di garantire, ai parlanti, il diritto di utilizzare la propria lingua nei contesti pubblici e ufficiali;

Considerato che la Repubblica Italiana, attraverso l’art. 6 della Costituzione e tramite la legge 482/1999, riconosce e tutela i diritti dei cittadini italiani parlanti 12 lingue minoritarie, tra le quali il sardo, attraverso specifiche e concrete misure e attribuisce ai Comuni un ruolo chiave in relazione al perseguimento delle finalità della legge;

Considerato che, secondo quanto espresso nel preambolo della Carta Europea delle Lingue Minoritarie “il diritto di usare una lingua regionale o minoritaria nella vita privata e pubblica costituisce un diritto imprescrittibile, conformemente ai principi contenuti nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici delle Nazioni Unite e conformemente allo spirito della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del Consiglio d’Europa”;

Considerato che il sardo è la lingua regionale propria del territorio del comune di Cagliari e attualmente parlata da un significativo numero di cittadini cagliaritani nonché compresa dalla maggioranza della popolazione;

Considerato che la convenzione sulla protezione e la promozione della diversità culturale dell’UNESCO (20/10/20059) stabilisce che la diversità culturale deve essere considerata come un “patrimonio comune dell’umanità” e la sua “difesa come un imperativo etico, inseparabile dal rispetto della dignità della persona umana”;

Considerato che il riconoscimento istituzionale e legale del valore e dello status del sardo come lingua regionale meritevole di tutela e promozione attribuisce alle istituzioni pubbliche il dovere di attivare politiche per la conservazione, per la trasmissione intergenerazionale e per la valorizzazione del sardo, per quanto di propria competenza;

Considerato che il sardo rappresenta un elemento fondamentale dell’identità, del patrimonio culturale ma sopratutto rappresenta uno strumento importante attraverso il quale i cagliaritani si esprimono nella loro vita quotidiana e attraverso il quale formano ed esprimono la loro visione del mondo;

Considerato il ruolo centrale della città di Cagliari nelle dinamiche socio economico culturali che investono l’intera Sardegna e considerata dunque l’importanza che proprio Cagliari può giocare nella promozione dell’uso del sardo attraverso l’adozione di un piano per le politiche sulla tutela e sulla rigenerazione del sardo;

 

Delibera

di dare mandato alla Giunta perché predisponga un piano per per la tutela e la rigenerazione della lingua sarda, che tenga conto dei seguenti indirizzi e obiettivi generali:

1. Trasmissione della lingua: contribuire allo sviluppo dell’insegnamento del sardo nelle scuole cagliaritane stimolando le dirigenze didattiche affinché sensibilizzino gli scolari relativamente al valore del sardo e al suo utilizzo normale quotidiano e affinché informino adeguatamente i genitori sul diritto ad un’educazione bilingue, conformemente alla L 482/99; sostenere e sviluppare l’insegnamento del sardo presso gli adulti; programmare campagne informative, rivolte alle famiglie, sul valore e sui vantaggi del bilinguismo e stimolare i genitori sardofoni a utilizzare il sardo quotidianamente con i propri figli; predisporre programmi di formazione per il personale comunale; diffondere l’utilizzo del sardo sin dalla prima infanzia.

2. Azione culturale: costituire un fondo di testi scritti in sardo in tutte le biblioteche comunali; promuovere e sostenere le iniziative culturali pubbliche nelle quali il sardo sia utilizzato come lingua esclusiva o prevalente; predisporre un programma per l’utilizzo del sardo nelle grandi manifestazioni pubbliche promosse dal Comune; sostenere la trasmissione del patrimonio culturale immateriale (musica e danze tradizionali, poesia orale); valorizzare la produzione culturale e letteraria contemporanea in sardo.

3. Visibilità della lingua: promuovere la diversità linguistica e culturale come fattore di progresso sociale attraverso l’attribuzione di rango istituzionale al sardo rendendolo visibile nella comunicazione istituzionale e pubblica; sviluppare e rafforzare la segnaletica bilingue, andando oltre la toponomastica bilingue; introdurre l’utilizzo del sardo, accanto all’italiano, nell’informazione in uscita dal Comune, a tutti i livelli e su tutti i media (carta intestata, sito internet, campagne informative ecc…); incentivare l’uso del sardo nelle attività d’impresa e commerciali; promuovere le produzioni in lingua sarda legate all’informazione e all’intrattenimento con particolare riferimento all’utilizzo dei media di più ampia diffusione come TV, web, radio, cinema;

4. Iniziative istituzionali: promuovere la costituzione di una rete, su scala nazionale e internazionale, delle istituzioni che mettono in atto politiche per il bilinguismo; individuare risorse, derivanti da fondi europei, per realizzare politiche per la valorizzazione delle culture locali e delle lingue regionali.

 

13 Commenti

  1. Abdullah Luca de Martini says:

    At fatu bèni tziu Vito ai arremonai atgunus poetas castedhayus: sa literadura in Sardínnia tènnit ségulus de istória, chi calincunu fundadòri fartzu de línguas iat a bòlli borrai. Nareus adiosu a Bèpi Coronju, su bocidòri fadhiu de su campidanesu: ¡afesteus chi s’at a circai un’atru trabballu!

  2. Luca Carta says:

    O Porcella, ses troppu togu ;-]

  3. Pro annos meda s’ant fatu cree chi una limba est mègius de duas: si ci pensamus bene est unu machiore! Est ora de sarvare su sardu de su gheto e de se ghetizatzione, de ddu manigiare comente una limba normale. Casteddu capitale de sa limba, istandard, ufitziale e reconnota pro chi sa brigòngia siat a faeddare una limba isceti imbecis de duas!

    ps. S’istandard est s’ùniga possibilidade pro unu sardu reconnotu dae is leges, andat melloradu cun s’impreu.

  4. Pingback: | Casteddu bilingue

  5. Pingback: Candu si movit Cashteddu | Bolognesu: in sardu

  6. Cabu di sobbra says:

    Caro Martino, cara casa Porcella ,
    lu chi avitti iscrittu eu no l’aggiu cumpresu, cosa vo dì arriccu? E mera mera? L’uniga mera chi cunnosciu è la mera di terra. E cal’è chistu signò sceti ? Bho!

    • E poggu sei simpattiggu! Cumenti lu poilpu.

    • Oh Cabu di sobbra, deu ge ti cumprendiu, mancai su tattaresu esti differenti. Prus fueddaus e prus imparaus. Prus imparaus e prus si cumprendeus. E candu no si cumprendeus, domandaus e si spiegaus.
      Inzà arriccu = ricco, mera=molto mera mera = molto molto sceti=soltanto.
      Un proverbio,scontato, che ripeteva Nonnu Porcella de Gonnofanadiga:
      “Mellus arriccus e sanus ca poberus e malarius”

  7. mialina says:

    Sì, sarebbe anche una buona idea, peccato che il Comune di Cagliari non abbia nemmeno attivato lo Sportello linguistico che in numerosi altri Comuni della Sardegna funziona già dal 2009…
    mialina

  8. Bucca rua santa !E puru cussa de su Comunu ! E gi esti una dì chi seu abettendi su sardu a iscola ! Quando sarà operativo avrò una ragione in più per tornare in Sardegna. Al proposito, scrissi più di un anno fa un articolo sul mio blog su sardiniapost.it dal titolo “Bilinguismo:l’esempio hawaiiano. ”
    Ve lo ripropongo al termine di questo intervento dove vi informo che ora anche qui a New York il Sindaco De Blasio sente l’esigenza di dotare tutte le scuole pubbliche di una seconda lingua oltre l’inglese. Obbligatorie, dalla prima elementare all’ultimo anno del Liceo. Alcune sperimentali hanno già lo spagnolo, ma tutte le altre dovranno scegliere tra le cinque proposte: cinese, russo, italiano, francese e spagnolo.
    Ecco intanto l’articolo (sull’esempio hawaiiano) che possiamo ripetere col sardo in Sardegna e con su casteddaiu antigu a Casteddu (giai mi biu liggendi is contus e contixeddus de Nonna Teresa cun is pippius caghendisì ‘e s’arrisu….).

    BILINGUISMO L’ESEMPIO HAWAIIANO di Pietro Porcella

    In questi giorni si parla tanto del sardo a scuola, dopo la richiesta (pare del 40% dei genitori) di averlo per i loro figli. Io esulto, anche se mi trovo in America e sto rispostando le mie figlie nella scuola americana. Da ragazzino mi era vietata qualsiasi forma di ‘sardismo’ sia a scuola che da imberbe giornalista nei nostri quotidiani. Ma  è tempo di rivincita.

    Mi immagino già tra una decina d’anni, pensionato in terra sarda, che faccio ‘su zioddu’ per il Provveditorato agli studi, mentre leggo nelle scuole della Provincia di Cagliari, brani, poesie, storie in campidanese tra i sorrisini e le battute degli alunni!
    Parto dall’esempio hawaiano, che mi ha accompagnato e visto protagonista in un recente lustro.

    Ho infatti insegnato per lo State of Hawaii Department of Education, come supplente, nella scuola pubblica americana, tutte le materie ammissibili, dalle elementari all’ultimo anno del Liceo, dal 2003 al 2007 nell’isola di Maui. De s’attra parti ‘e su mundu!

    L’ho potuto fare grazie alla mio diploma Isef, considerato un bachelor of Science, poi surrogato da corsi integrativi in inglese.
    Le Hawaii (come la Sardegna in l’Italia) è l’unico Stato in America che ha anche una lingua propria, riconosciuta e insegnata a scuola.

    Quando squillava il mio cell. e sul display appariva Dep. of Education, per informarmi sui ‘job available’ (lavori disponibili) io speravo sempre di beccare la ‘submerge Hawaiian class’ delle elementari di Paia o del distretto superiore di Wailuku.

    Cosa erano? Una sezione elementare e una delle medie, che per tutto il corso di 5 e 3 anni insegnavano e parlavano solo in hawaiano col supporto di una seconda lettrice madrelingua. Come facevo? Semplice, l’insegnante titolare, che in quel giorno era ovviamente assente, mi lasciava un ‘piano di lezione’ (lesson plan) che io portavo avanti assistito dalla ‘kumu’ ( la ziodda locale) che mi assisteva, traducendo in hawaiano le parole inglesi e conducendo in pratica la lezione.

    Io dettavo solo i tempi e tenevo la classe tranquilla. E sopratutto ascoltavo. Così imparavo anch’io. Cose semplici: buongiorno e buonasera, i giorni della settimana e dei mesi, le condizioni del tempo, i nomi degli animali, gli oggetti in agricoltura, etc. etc.
    Troppu togu! Al termine della giornata m’intendemmu tottu hawaiianu.

    Ma non c’erano solo le due sezioni delle ‘submerge hawaiana class’ per imparare la lingua. Se ero fortunato mi trovavo un’ora inserita nella classe del Liceo, delle Medie o delle elementari dove facevo il supplente quella giornata.

    La lingua madre  infatti inserita in due ore settimanali in tutte le classi dei 18 distretti scolastici di Maui, sia all’asilo,che alle elementari, le medie e il Liceo. K to 12, ovvero dal kindergarten (asilo 5 anni) al 12 grade (ultimo anno di Liceo). E  l’ora scolastica più attesa, anche dai ragazzotti ciccioni che ripetono orgogliosi e a voce alta ciò che indica la kumu. E al Liceo non si ripetono solo le parole, ma si formulavano frasi sulla storia delle isole e dei loro re. Come se da noi, quando c’è l’ora di sardo a scuola si parla (in lingua locale) e si disegna la mappa dei popoli nuragici o si fa la storia di Eleonora d’Arborea o di Maria Lai.

    E deu ci faemmu unu figuroni, perché l’hawaiano, come timbro, è  molto simile al sardo. Le vocali si pronunciano alla stessa maniera,  pieno di ‘u’, e quando facevo l’appello o ripetevo le frasi, ci riuscivo meglio dei loro insegnanti regolari di madrelingua inglese. E i ragazzi si infogavano e mi zaccavano un ‘high five’.

    Ajò, non vedo l’ora di vedere il sardo insegnato a scuola come avviene alle Hawaii per l’hawaiano. E magari essere ammesso a tempo perso come ‘kumu’. Torra a carrigai sa pippa !

    Pietro Porcella

    • Bellu custu post Pietro. Sceti is innorantes non lu cumprendet chi su sardu est una richesa. gratzias

      • Deu m’intendu arriccu a fueddai su sardu….ma mera mera arriccu !

        • Emanuele says:

          bellu aberu, ti torro gratzias deo puru. Est mengius de totus is arrexonamentos ci seus abituaus a fai o a intende. No est chi no siant utilis, is arrexonamentos. Feti chi sa pratica est sa pratica. E candu ti contant una pratica bella, paret fintzas prus bella.
          Sighi gasi, o Pie’

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