Politica / Sardegna

Il programma di Pigliaru? Pochi lampi, qualche ambiguità e troppi silenzi (e fra sei mesi il primo rimpasto…)

Alla fine l’applauso dell’aula è stentato, poco più di un atto dovuto. “Tutto qui?” penso io, mentre riguardo velocemente gli appunti per cercare motivazioni a questa strana impressione che il discorso programmatico del presidente Pigliaru mi ha fatto. Non ha volato alto, no: ma non è stato neanche banale. Dignitoso sì, ma non di più. Alcuni aspetti evidenziati in maniera molto pragmatica, altri assolutamente fumosi, altri totalmente ignorati. Forse non poteva che essere così, vista la confusione che regna nella politica sarda. Ma l’impressione di queste dichiarazioni programmatiche (qui trovate il testo integrale) è dominata da un senso di incompletezza.

Il presidente Pigliaru metterà le cose a posto laddove idee e competenze politiche e tecniche lo sosterranno, per il resto si navigherà a vista. Ma in questo modo nel giro di sei mesi verranno fuori i limiti di alcuni assessori, clamorosamente emersi oggi alla semplice lettura delle dichiarazioni programmatiche: altro che “premieremo il merito e non l’appartenenza”. Vedrete che a settembre tirerà già aria di rimpasto.

Partendo dalle cose positive, prendendo le distanze dalle politiche europee che, unicamente basate sul rigore, strangolano la crescita e da quelle italiane che si limitano ad adorare il patto di stabilità, Pigliaru ha dimostrato una volta per tutte che lui non è “il Mario Monti sardo”. Affermare che oggi la Regione ha bisogno di una politica di bilancio rigorosa ed annunciare la volontà revisionare nei prossimi sei mesi in maniera profonda il sistema di enti ed agenzie, non significa essere dei liberisti ma solamente avere coscienza dei problemi.

Bene anche la volontà di riscrivere le leggi 1 e 31 che regolano la vita degli assessorati, bene la trasparenza, benissimo gli open data e la promessa di informare sugli effetti delle politiche adottate: la Regione deve comunicare in maniera diversa e più moderna con i cittadini. Male invece l’assenza di alcun riferimento alla questione morale nella parte dedicata alla necessità di ricreare fiducia nella politica: ma con un presidente del Consiglio con due rinvii a giudizio mi rendo conto che sarebbe stata una cosa inopportuna.

Positive le parti sulla necessità di completare le opere pubbliche e quella sui trasporti, con una significativa inversione ad u rispetto alle prime dichiarazioni dell’assessore Deiana: perché oggi Pigliaru ha annunciato la volontà di rimettere in discussione sia la convenzione con la Tirrenia sia la continuità aerea sulla rotte per Roma e Milano.

Le cose si fanno però più ambigue quando si parla del riordino del sistema delle autonomie locali, perché non basta evocare le Unioni dei Comuni per sopperire all’abolizione delle province. Né, sul tema del rapporto con lo Stato, può bastare invocare il principio di lealtà o dichiararsi pronti ad una “forte contrapposizione pubblica” nel caso in cui non dovesse arrivare il mancato adeguamento ai vincoli di spesa del patto di stabilità con il conseguente sblocco di un miliardo e 200 milioni di euro: troppo poco.

Allo stesso modo, cosa significa che “in prospettiva” verrà istituita l’Agenzia Sarda per le Entrate? Si farà oppure no? E poi perché nessun accenno alla annosa vertenza entrate?

I rapporti della Sardegna con lo Stato italiano devono essere rivisti alla luce di un nuovo patto sancito da una nuova carta statutaria: questo doveva essere il punto di partenza. I cittadini avevano indicato l’assemblea costituente quale luogo di elaborazione di queste nuove norme, ma Pigliaru ha clamorosamente (e colpevolmente) eluso il tema. Così come sul Titolo V non ha speso una parola che una: perché?

Il presidente è stato assolutamente ambiguo anche su un altro tema strategico, quello dell’energia. Solo qualche indicazione sulla necessità di avere comunque il metano e di uscire gradualmente dal carbone: troppo poco. Serviva più coraggio e una indicazione chiara su come si voglia combattere l’assalto dei privati che, con il pretesto delle rinnovabili, stanno devastando i territori.

Debole la parte sulla sanità (enunciazione di problemi e nulla più, quando almeno si poteva annunciare la revisione del piano sanitario), modesta quella sull’ambiente (tranne che nel passaggio in cui si afferma che le bonifiche saranno fatte “con la piena collaborazione dei privati coinvolti”, ma ad un tema del genere, così politicamente rilevante, andava data un’altra enfasi), inesistente ogni riferimento alle servitù miliari.

Sull’istruzione Pigliaru ha sempre puntato e oggi ha ribadito le promesse fatte in campagna elettorale. Insieme alla riqualificazione della spesa, la lotta alla dispersione scolastica resta il punto di forza del suo programma. “I trenta milioni già messi sul tavolo per l’edilizia scolastica sono solo l’inizio” ha detto: una buona notizia.

Bene anche l’annuncio del “necessario aggiornamento del ppr” e di una nuova legge urbanistica che aiuti i comuni a varare i loro Puc, mentre su lavoro è sembrato limitato il solo accenno alla necessità di creare nuovi servizi per l’impiego e di favorire l’apprendistato.

“Non è tempo di entrare nelle politiche di settore”, ha detto alla fine Pigliaru, di fatto saltando a pie’ pari temi giganteschi come quelli della cultura, dell’agricoltura e persino dell’industria. Rimandare al programma elettorale come ha fatto lui non serve, perché era troppo generico e per certi aspetti persino inadeguato.

Riguardo gli appunti, cosa ho dimenticato? Un passaggio sulla necessità di rendere la vita più semplice alle imprese, la promessa di completare le metropolitane leggere di Cagliari e Sassari, l’annuncio di voler cambiare la leggere elettorale per dare più spazio alla rappresentanza femminile, il monito rivolto ai lavoratori delle imprese in crisi di ricordare la normativa che impedisce gli aiuti di stato.

Insomma, tutto qui. Un programma senza grandi slanci ideali ma consapevole della difficoltà del momento e della necessità di operare in fretta nel campo della riforma della pubblica amministrazione. Può bastare? Sulla carta forse sì. Ma i problemi elusi oggi si riproporranno quanto prima all’attenzione del presidente. E allora quando con forza si chiederanno risposte precise sull’assemblea costituente, sui rapporti con lo Stato, sulla vertenza entrate, sulla centralità della cultura e della lingua sarda, sul progetto di chimica verde, sulla politica industriale, sui lavoratori espulsi dalle grandi fabbriche, sui piccoli ospedali da chiudere, il presidente Pigliaru come risponderà?

 

21 Commenti

  1. bene, già si sta celebrando il funerale della giunta Pigliaru sulla base di parole dette, dimenticando il freschissimo ricordo dei grandi parolieri che abbiamo avuto di recente a livello italico e sardo…
    io aspetterò qualche fatto…

  2. Paolo Bozzetti says:

    Tristezza, delusione e rassegnazione sono rapidamente calate sull’Osservatorio della politica sarda “VitoBiolchini.it”.
    Se non fosse che alcuni di noi cerchino sfrontatamente di “tirare per la giacchetta” il buon Vito, neanche lui avrebbe trovato la forza di alzare la voce (intervenendo con repliche degne del rognoso Burgnich) per richiedere che si lasci al Pigliaru almeno la possibilità di giocarsi tranquillo i primi 100 giorni e cercare di raggiungere rapidamente qualche risultato.
    Certo, a fronte del metodo renziano (di cui il Francesco nostrano passa per buon seguace), risulta un pò difficile ritrovarsi nella generica melassa con cui sono cucinate le dichiarazioni programmatiche.
    Non avrebbe sicuramente guastato tirar fuori una dozzina di obiettivi, (chiari e misurabili), da raggiungere in tempi certi, attuando azioni semplici e coerenti.
    Invece, la vaghezza, insieme con le assenze, regnano “sovrane”.
    Se non vivessimo in una drammatica situazione sociale, ci sarebbe da ridere.
    Le uniche cose chiare sono state dette a proposito della volontà di riscrivere quattro o cinque leggi, tra cui quella elettorale.
    Che Dio ci aiuti, anche questi signori vogliono migliorare le cose, semplificando la vita del cittadino.
    Stranamente lo fanno aumentando la complessità del sistema, scrivendo e riscrivendo leggi (o inventandosi il simpatico meccanismo istituzionale, presentato nelle dichiarazioni).

    P.S.: ma se questa volontà legislativa era così pronunciata, mi domando se non potevano arroccare in Giunta il famoso NationalPubusa?

  3. Caro Vito,
    tralasciamo il caso Zedda per non scadere nella polemica.
    Su Pigliaru mi pare che tu stia facendo orecchio da mercante. Non credo che dirti “non ne azzecchi una” si riferisca alla capacità di prevedere chi vincerà le elezioni. Si parla del tuo lamentarti.
    È vero che ne hai pieno diritto. È vero che il rapporto eletto/elettore è dialettico e dura tutta la legislatura.
    Ma è anche vero che Pigliaru sta facendo ciò che ha detto in campagna elettorale.
    Nulla!
    Quindi l’appunto su “non azzecchi” si riferisce al fatto che hai votato Pigliaru. Che non aveva detto nulla e nulla sta facendo. (Ovviamente taglio con l’accetta). Altro che “Ha vinto la politica” come hai detto tu!
    E infatti la tua risposta è: ho votato il meno peggio (“Intanto vi ricordo quali erano le alternative a Zedda e a Pigliaru…”). Forse è anche vero. Scelta dignitosissima anche se non l’ho condivisa.
    Insomma, per semplificare: che ti lamenti a fare, se sapevi fin dall’inizio che sarebbe stato così? Che rapporto dialettico vorresti instaurare se non hai nulla di cui incolpare Pigliaru? Non puoi dirgli: non stai facendo quanto promesso. Non ha promesso nulla. Ecco il punto.
    Tutto ciò per dirti che forse sarebbe meglio cominciare a guardare Pigliaru in modo diverso. Guarda, faccio un c/incolla di un mio commento a un post di Amsicora su DO.
    “…Pigliaru è funzionale a “questa” politica impersonata magnificamente dal PD. Non è un corpo estraneo in lotta per una politica migliore…
    Non sarebbe più profittevole qualche riflessione in positivo, ad esempio su come fare ad impegnarsi politicamente per rimuovere questa ventennale anomalia della politica che Berlinguer chiamò questione morale e si traduce in “occupazione dello stato da parte dei partiti”? E piantarla di confonderla con le beghe giudiziarie da ladri di polli dei nostri consiglieri regionali (censurabilissime, sia chiaro, ma che nulla hanno a che spartire con al vera questione morale?)”
    Insomma, questa storia di “Pigliaru poverino ostaggio della politica che non può fare ciò che vorrebbe” mi pare una supercazzola. E chiedergli di fare subito una nuova legge elettorale (Pubusa) o di interessarsi di Limba e riforme istituzionali (Biolchini) o di manifatturiero, come parlare a qualcun altro.
    E vorrei specificare che non mi sento meglio perché non l’ho votato. Né mi sento bravo perché ho previsto che sarebbe finita come sta finendo.
    Mi pare solo che chiedere a Pigliaru di fare qualcosa di sinistra (o “sovranista”) sia come chiederlo a Renzi.
    E non ha vinto la politica (come hai detto tu). Ha perso Barracciu. Il punto purtroppo è questo.
    In ogni caso condivido pienamente la tua palese delusione (e di tanti altri). E soprattutto la preoccupazione. La differenza è che io non ho voluto votare il meno peggio. Anzi non sono neppure convinto che sia il meno peggio. Questo lo dirà il tempo. A giudicare dagli inizi (ad esempio il PPS) avrei qualche riserva.
    Però te lo ridico. Non mi vanto per niente. Preferirei mille volte aver torto. E che Pigliaru facesse davvero qualcosa per la Sardegna dei più deboli. Questa sì la vera maggioranza.

    • Non è vero che non sta facendo nulla. Cerchiamo di essere seri nelle nostre considerazioni. Il fare politico è un percorso tortuoso e difficile, non è una linea retta che va dal punto a al punto b. Chi si è fatto un’idea negativa di Pigliaru e non la vuole cambiare, buon per lui: continui la campagna elettorale da solo. Chi ha una visione della politica e della vita più vicina ai canoni della complessità, provi a ragionare su quello che sta succedendo oggi in Sardegna, in Italia, nel mondo. Se ne ha la capacità, ovviamente.

      • Vito,
        sono le stesse frasi che un sostenitore di Zedda potrebbe dire a te…
        … hai evitato di rispondere, altroché!
        E ti faccio notare che sono le stesse frasi che dicevi per Zedda all’inizio del mandato.
        …a proposito di complessità!

        (E non attaccarti alle parole che non è da te. Hai capito benissimo cosa intenda con “Nulla”)
        “Chi ha una visione della politica e della vita più vicina ai canoni della complessità, provi a ragionare su quello che sta succedendo oggi in Sardegna, in Italia, nel mondo. Se ne ha la capacità, ovviamente.”
        Su questo sono d’accordo, infatti. Basta sapere cosa sia, la complessità. Citarla non basta.

  4. Mauro Ignazio Atzeni says:

    Sulla lingua è intervenuto Paolo Zedda, ma non mi è piaciuto. Intervento troppo centrato su questioni folcloristiche. Del resto il consigliere regionale viene da quel mondo essendo un dentista con la passione per il canto. E’ stato inoltre un protagonista delle polemiche linguistiche anti lsc in questi anni e non potrà essere certo un uomo che unisce su questo fronte. E’ considerato un seguace di Blasco Ferrer e della divisione del sardo in logudorese e campidanese. Prevedo guerre e polemiche sui suoi interventi politici e legislativi che certo non andranno nel senso dell’unità della lingua sarda. Parlare in sardo a volte non basta bisogna anche vedere cosa si pensa e cosa si dice.

  5. Caro vito
    dopo la vittoria di Pigliaru avevi detto “ha vinto la politica” da Zedda in poi non ne azzecchi una. Era chiaro fin dall’inizio che la politica aveva perso anche stavolta, dal momento in cui aveva cercato un prof.come candidato alle regionali.
    La politica ha abdicato “vigliaccamente” ai suoi ruoli primari.,e ora ti lamenti?

    • Intanto vi ricordo quali erano le alternative a Zedda e a Pigliaru… Detto questo, Zedda e Pigliaru sono stati eletti, quindi le ho azzeccate entrambe. Secondo, sono libero di lamentarmi come e quando voglio perché (come ho già scritto) ritengo che il rapporto tra elettore ed eletto debba essere dialettico. Il consenso dato col voto non è per sempre. E’ in un rapporto dialettico con l’elettorato e con l’opinione pubblica che chi viene eletto porta avanti la sua politica in maniera virtuosa. Il problema di Zedda è tutto qui: non che sta sbagliando, ma che non sta ascoltando nessuno.

      • Concordo con Vito! Se non si può fare una critica politica al proprio candidato, o ,come in questo caso, al Governatore dei Sardi (perché, lo si voglia o no, il Prof. lo è anche di chi non lo ha votato) allora facciamo prima a dire che siamo in un regime dittatoriale e facciamo la fine di quelli che al governo votano provvedimenti che “aborrono” ma lo fanno per “ordini di partito”! No non deve essere questo lo spirito della politica! Ma dialogo e confronto continuo! Soprattutto se si hanno opinioni differenti!

  6. Pigliaru: vuoto per pieno. Lo avete voluto, adesso tenetevelo. Vuoto.

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  8. Il Punto G dice: “Sulla lingua (una sonora cazzata) dimostra, per ora, di essere una persona seria”.
    Ecco, io combatterò tutta la vita contro persone come te, caro punto G.

  9. Larentu82 says:

    Caro Biolchini,
    è evidente che molte questioni che ti stanno a cuore e stanno molto a cuore anche a me, non sono nell’agenda del neo governatore, cosa che peraltro si poteva intuire benissimo anche in campagna elettorale. Quindi se lo hai votato aspettando di avere certe risposte, mi sa che hai fatto male. Staremo a vedere, comunque.

  10. Il Medievista says:

    Però: chi l’ha votato non si lamenti

    • E perché no, scusa? Il consenso non è per sempre ma si conquista giorno per giorno in un rapporto dialettico e costante con il proprio elettorato. Mi lamento proprio perché l’ho votato!

      • Il Medievista says:

        Lo so, lo so, Vito. E’ che nessuno di noi era contento di cosa avrebbe votato, perché in cuor suo sapeva che sarebbe andata a finire così.
        Del resto io sono comunque andato a votare proprio perché nessuno può permettersi di astenersi, rinunciando a uno dei pochissimi modi di far sentire la sua voce.
        Hai ragione anche tu ma da qui non se ne esce…

  11. Anzeleddu says:

    E pro sa limba sarda nudda….

  12. Caro Vito,
    chissà cosa vuol dire, per te: “Pigliaru ha dimostrato una volta per tutte che lui non è “il Mario Monti sardo”.
    Se lo derivi da questo (cit):
    “La crisi nella quale ci troviamo viene dall’esterno, da mercati insufficientemente regolati e malamente governati, ma i suoi effetti sono stati moltiplicati dalla inadeguatezza di chi ci ha governato.
    Di chi ci ha governato in Europa, con l’assurda visione che il rigore dei conti pubblici possa essere l’unica ricetta per affrontare un crisi così profonda — una visione che dimentica colpevolmente la fondamentale lezione di J M Keynes sul ruolo che la spesa pubblica — quella virtuosa — deve svolgere nelle crisi.”
    .
    allora sbagli clamorosamente. E’ esattamente la stessa posizione di Monti. Proprio identica. Con l’unica differenza che Pigliaru deve amministrare una regione, anche se autonoma. E Monti si è trovato di fronte l’amministrazione di uno stato. Nel primo caso puoi anche tuonare contro i vincoli di stabilità. Perché puoi battere i pugni sul tavolo romano. Nel secondo su quello di Francoforte. E c’è una bella differenza (=a Francoforte ti Pigliaru a calci in culo! A Roma forse no. Ma forse, mì, mica è sicuro)
    .
    Venendo alle proposte, personalmente non ci trovo nulla di sorprendente. E’ esattamente ciò che Pigliaru (non) ha detto in campagna elettorale. Non c’era un programma allora, non c’è adesso. (Mi pare di averlo già detto. Devo anche aver detto che non ci sarà in futuro).
    Il cuore della proposta(?) di Pigliaru sta in questa frase (in cui illustra le responsabilità della giunta precedente):
    (La colpa della situazione sarda è anche) “Di chi ci ha governato in Sardegna e non ha capito che questa crisi richiede a tutti trasformazioni profonde; investimenti in istruzione e formazione adeguati alla sfida dei mercati globali e di una tecnologia in continua, rapidissima evoluzione; la creazione di istituzioni pubbliche in grado di assicurare flessibilità al sistema produttivo e sicurezza sociale a cittadini e lavoratori. Soprattutto, richiede che funzionino al meglio le nostre istituzioni al servizio dei cittadini.!”
    E poi:
    “Promuovere politiche di sviluppo significa anche ridurre la pressione fiscale per le imprese per incoraggiare gli investimenti e la creazione di nuovi posti di lavoro. Ci proponiamo di introdurre misure ed interventi per semplificare e ridurre il quadro dei tributi regionali, proseguendo l’azione avviata nella precedente legislatura con l’intervento sull’IRAP, prevedendo ulteriori misure in particolare a favore delle piccole imprese e per favorire l’assunzione di giovani disoccupati.”
    Quindi:
    “La chiave di volta per invertire la situazione attuale è la realizzazione di Nuovi Servizi per l’Impiego, la cui architettura è in fase di predisposizione.”
    Però…
    “…deve essere chiaro a tutti che il limite della nostra azione è ben definito dalla normativa europea sugli aiuti di stato: il settore pubblico è chiamato a intervenire seguendo la logica che guiderebbe l’azione di un investitore privato che operi in una economia di mercato.”
    .
    Riassunto: il mercato è autonomo e la politica non deve interferire. Al massimo creiamo le condizioni perché il privato crei ricchezza. Quindi posti di lavoro. Noi istruiamo meglio la gente e facciamo di tutto per aiutare chi vuole intraprendere. Sveltendo la burocrazia ed abbassando le tasse.
    Una follia!
    Esattamente ciò che dice Monti!!!
    C.v.d.
    .
    Sui temi di tuo intesse ripete ciò che ha detto chiedendo il voto. Sovranità significa amministrare bene. Punto! E lo ripete. (=Bisogna fare da noi e farlo bene)
    Sulla lingua (una sonora cazzata) dimostra, per ora, di essere una persona seria. Anche Monti è una persona seria (ma non mi piace nulla di ciò che dice). Vedremo se riuscirà ad evitare queste supercazzole anche in futuro.
    .
    Morale?
    Una giunta debolissima e destinata a galleggiare tra mille difficoltà. Io non c’ero (tu sì) ma alcuni amici mi dicono che l’assemblea ridacchiasse parecchio. Come dire: Ma sì, ma sì, lascia che il prof faccia la sua lezioncina. Poi se non caccia la pilla gli facciamo vedere i sorci verdi.
    Quindi non disperare: può darsi che cacci anche i quattrini a perdere per Sa Limba, così i soliti noti potranno continuare a vivacchiare tra uffici per la lingua e consulenze varie. Radio e giornali prenderanno la pilla per parlare e scrivere in sardo. E gli idealisti come te a sognare la grande nazione sarda. Che parla sardo. Mangia sardo. Beve sardo. E ovviamente caga sardo.
    .
    A parte le battute, su una cosa hai ragione. (Più d’una, ma non è il caso). Pigliaru non muoverà un dito per il manifatturiero (“il limite della nostra azione è ben definito dalla normativa europea sugli aiuti di stato”).
    Se davvero questo qua è convinto che mettendo a disposizione persone ben istruite, sgravi fiscali (piccoli) e burocrazia efficiente (lo voglio vedere!) arrivino gli investitori, facciamo prima a preparare subito la valigia. Perché un investitore dovrebbe venire da noi se trova condizioni migliori in Lombardia/Veneto/Slovenia/Serbia/Polonia/EtcEtc?
    Valigia? Tanto ci siamo abituati.
    .
    Ah, dimenticavo: io l’avevo detto prima delle elezioni! (Alla faccia di Stampunieddu. Tiè)
    .
    Ah… sulla questione morale fai confusione, come al solito. Ma devo avertelo già detto.
    Ciao e complimenti per l’impegno. Stare ad ascoltare Pigliaru che parla merita tutta la comprensione possibile.

  13. purtroppo questa dimostra la pochezza dei politici sardi !!!!

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