Politica / Sardegna

“Cappellacci/Berlusconi hanno perso, la Sardegna ancora non ha vinto”, di Salvatore Cubeddu

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Abbiamo un presidente votato da un sardo ogni cinque. È preoccupante. Ma se ne parlerà per qualche giorno, poi “chi ha vinto, ha vinto; chi ha perso, ha perso”. Se qualcuno tra coloro che non è andato a votare ha creduto di fare un dispetto al ceto politico dominante ha sbagliato i conti. Pura reazione emotiva, infantilismo. O frustrazione. O rabbia. L’astensione preoccupa prima del voto. A voto mancato, chi ha scelto decide su tutto.

Cappellacci ha perso, a ulteriore conferma del tramonto del berlusconismo. L’uomo della Certosa ha – presso le istituzioni della Sardegna – un referente in meno. Gli emiri dovranno adattarsi a nuovi interlocutori. Mauro Pili dovrà guardarsi le spalle ogni volta che esce per strada. Speriamo di vedere Ugo rispondere almeno del disastro di Furtei.

Pigliaru ha vinto, la sua serietà ha prevalso. Ma su gran parte di quello che lo aspetta è, per tanti, un mistero. La sua breve campagna elettorale gli ha consentito di porsi alcune domande urgenti,  con risposte esaurienti, almeno per la maggioranza dei votanti. Non conosciamo, però, un dato fondamentale: qual è la sua idea di Sardegna? Dell’Isola che c’è e, soprattutto, di “quella che non c’è’”? Ne capiremo di più, ad iniziare da domani.

C’è chi è andato a votare, ma non deciderà niente. La legge elettorale sarda non reggerebbe probabilmente ad una seria disanima da parte della Consulta. Ma il danno è fatto. Coloro che hanno scelto un bipolarismo escludente si proponevano la riconferma di chi già stazionava in Consiglio. I consiglieri uscenti niente hanno fatto che non mettesse al primo posto la convenienza, propria o del proprio gruppo. Puniti dal popolo dei dieci referendum avevano nascosto nella notte la ricostituzione dei propri stipendi. Le vergogne dei consigli regionali d’Italia – da Torino fino a Scilla e Cariddi – avevano trovato il primo inciampo rivelatore in un’apparente caso di stalking all’interno di un piccolo gruppo politico del nostro consiglio. Questa legge elettorale è stata la seconda grande porcata.

Michela Murgia avrebbe potuto gridare oggi “vittoria!” se le sue  attese avessero meglio tenuto conto della ferocia di quelle regole e della difficile raccolta dei consensi. Ma, col suo abbondante 10% ed il 7% delle liste, ha raggiunto in sette mesi quasi quanto il partito sardo ottenne dopo decenni di faticosa presenza nella società e nelle istituzioni. La ripresa del terzo sardismo veniva enunciata nel 1979 quando il PSd’Az ebbe solo il 3,3% dei consensi. Il top del successo sardista arrivò nel 1984 e superò appena il 14% e, con esso, mandò Mario Melis alla presidenza della Regione. Il Progetto Sardegna di un Soru vincente non andò oltre il 7%.

Se al voto della Murgia aggiungiamo l’1% di Devias e lo 0,8% di Gavino Sale, lo 0,7% di Gigi Sanna, il 4,7 del PSd’Az, il 2,6 % dei Rossomori e il 2,7 del Partito dei sardi si supera di molto il punto più alto di quanto raggiunto trent’anni fa. E poi: Mauro Pili (5,7%%) ha fatto una campagna elettorale che “più sardista non si può”. E lo “Stato patrigno” di Ugo Cappellacci? Un’overdose di protesta e di analisi critiche dei rapporti della Sardegna con l’Italia da cui l’unico escluso sembra il PD. E  con lui… anche la gran parte della maggioranza del prossimo consiglio regionale.

Cosa resterà, d’ora in poi, di un sardismo/sovranismo/indipendentismo se non riuscisse a condizionare il grave ritardo di elaborazione istituzionale della sinistra? Cosa risponderà – e si tratta solo della prima urgenza – la maggioranza di Pigliaru ai pericoli “renziani” del senato delle autonomie dove la Sardegna continuerebbe a non contare?

Sardegna possibile, con metà dei voti identitari, rappresenta un patrimonio di “possibilità”. Ma l’attività politica, anche per gli appassionati e per gli idealisti, domanda delle risorse. Di tempo e di forze, le più varie. Dopo qualche settimana di riposo si porranno per i loro candidati  e militanti dei nuovi problemi. Intanto, in molti devono loro un grazie!

Salvatore Cubeddu

 

43 Commenti

  1. rino t. says:

    insomma, nell’era della globalizzazione tu proponi un’altro novecentesco piano di rinascita… complimenti per l’idea originale… ci manca solo un piano quinquennale… guarda che i due partiti comunisti che propongono questa roba fallimentare qua per arrivare al 2% hanno dovuto fare una lista unica e se non avessero appoggiato il liberista pigliaru a quest’ora sarebbero fuori dal consiglio regionale a fare compagnia alla murgia… persino gli indipendentisti prendono più voti di queste robe vecchie… caro ragazzo, mi sa che ti conviene aggiornare le tue letture…

  2. Caro Garzia, si possono dare i significati che si preferiscono alle parole e ci si può giocare all’infinito, qualcuno ci campa perfino e mette insieme il pranzo con la cena. Personalmente credo di potermi dire indipendente, almeno sul piano delle idee e dei sentimenti. Ma candidarsi per governare un’isola etichettandosi indipendente, vuol dire una cosa precisa. Se lei ha necessità di mandare un figlio a scuola, di subire un intervento, se avvengono processi, c’è la polizia, ci sono i carabinieri, se ci sono tutte quelle funzioni fondamentali che caratterizzano uno Stato (tenga presente che non dico che abbiamo la scuola, la sanità e la giustizia migliori del mondo), se c’è tutto questo, dicevo, allora chi si candida ad essere indipendente deve proporre anche i meccanismi, i modi e prospettare un tempo nel quale diventeremo indipendenti. Sennò è aria fritta e, mi scusi, anche un po’ maleodorante. Chi si propone per amministrare in modo indipendente è obbligato a dire come si fa ad autogovernarsi, sennò prende per il naso anche i poveretti che in buona fede (proprio una fede) ci credono. E invece non c’è nessuno, dico nessuno, dei candidati indipendentisti che ce lo ha neppure lontanamente prospettato. Per questo apprezzo chi non si traveste da indipendentista e non si avvolge nel drappo dei quattro mori come quelli, tantissimi, che hanno fatto leva su un sentimento in sé lodevole ma solo per raggranellare qualche voto. Che vergogna, caro Garzia, che vergogna. E ripeto che il manifesto di questa maschera indipendentista va e vieni, è per me rappresentato alla perfezione da quelli che nel Psd’Az sono pendolari dell’indipendenza, un’indipendenza a cucù che appare e scompare a seconda dell’ora. Vede, non servono tante parole per dire le cose che si pensano.
    Penso gran male anche di altri fenomeni della politica, ma parlavamo di questo e sono rimasto in tema.
    Saluti

    • Caro 2014,
      io non sono candidato a niente. L’ho già detto a qualcuno tempo fa proprio in questo blog, lo ribadisco anche a te: identificare “l’indipendentismo” o i singoli individui che si riconoscono “nell’indipendentismo” con i partiti “indipendentisti” è come identificare il moderno socialismo europeo o i singoli individui che si riconoscono nel moderno socialismo europeo con il Partito Socialista di Craxi. È obbligatorio distinguere.

      • Caro Garzia, è troppo complicato per me. Se sono indipendentista devo dire come si fa, sennò non sono credibile né come candidato, né come elettore e neppure come sostenitore. Se dire “io aspiro a una Sardegna indipendente” attenua qualche dolore va bene, ma non significa nulla e si tratta, appunto, di parole. Buona giornata.

        • Caro 2014, se per te è troppo complicata una cosa così elementare allora sono stato troppo pretenzioso io nel pretendere che tu postessi comprendere ragionamenti più elaborati. Me ne scuso. Buona giornata a te.

  3. Concordo con ta Mario,ma siamo ancora lontani dal capire che l’indipendentismo è un processo di crescita,che dovrebbe farci capire che siamo la discarica e la miniera d’oro per multinazionali,gruppi di potere e istituzioni che attingono a piene mani e devastano il nostro territorio senza lasciare nulla,anzi disperazione e cancro in cambio di pochi posti di lavoro.Tutti i partiti indistintamente proiettati . Nei loro progetti rapina hanno scardinato le forze lavorative dai propri luoghi per trasformarli in oggetti di scambio con il ricatto occupazionale ed ora una massa di assistiti senza più radici passa da un partito all’altro per mendicare un posto di lavoro.Un esempio è il cimitero Sulcis,dove i becchini sono sindacalisti,pdexmenoelle che tentano con ogni mezzo di riesumare delle industrie da anni palla al piede della gente che si spacca la schiene per vivere e che l’Europa ha oramai condannato.Ci chiediamo ancora di che cosa si deve vivere in sardegna?Io non credo alla monocoltura del turismo ,ma attualmente è una lancia di salvataggio e la regione i soldi che ha buttato e continua a buttare nelle industrie obsolete e cancerogene dovrebbe utilizzarle nell’ambiente con le bonifiche dei territori,del patrimonio storico, nella filiera alimentare lontano da fonti di inquinamento,albergo diffuso,b&b,questa è la vera rivoluzione indipendentista senza aiuti di stato.Se un altro paese europeo avesse le nostre ricchezze attirerebbe milioni di visitatori e noi continuiamo a pendere ancora dai partiti.io ho iniziato da un pezzo a vivere da indipendentista…….saluti

  4. Caro Salvatore Cubeddu, nella Sua affermazione del non voto, sull’astensionismo “Pura reazione emotiva, infantilismo. O frustrazione. O rabbia” In parte e’ proprio cosi. E Le dico. Io che vivo all’estero da 5 anni, ho sempre pagato di tasca mia i biglietti per votare. Sempre. Mai usufruito di sconti o tariffe agevolate rimborsi o speudo tali. Bene, questa volta ci ho rinunciato, si, orgogliosamente ci ho rinunciato. Sa perche’? Per il mio punto di vista politoco, nessuno dei 5 candidati per me valeva la pena votare e spendere 350 euro, e lo dico con estremma sincerita’. Inoltere avevo certamente la mezza intenzione di spendere questi 350 euro, non l’ho fatto sa perche’? Sfido chiunque dei 5 candidati a smentirmi, ma nessuno di loro ha menzionato nella propria cambagna elettorale oltre il milione di sardi che vive all’estero. O meglio, si sono contattati tra di loro, alcune fasce e piccole lobby. Mi sono sentito escluso, non considerato da questa classe politica, ecco il mio non voto, i 350 euro me li spendo per l’affitto caro signor Cubeddu. Non e’ una polemica verso di lei, ma una precisazione sacrosanta. Il milione e oltre di Sardi all’estero avrebbero potuto fare la differenza se solo fossimo stati minimamente considerati. Non crede signor Cubeddu? Non pensi Vito che, almeno in parte, io abbia le mie ragioni del non voto?

  5. Risposta generale a Giorgio e a 2014.
    L’idea che l’indipendenza sia fondare da un giorno all’altro uno Stato che sia in grado di pagare scuole, tribunali e ospedali è una visione stereotipata, elementare e ingenua. L’indipendenza non è nient’altro che un processo (politico, economico, scoiale) da governare. Il primo compito della politica non è dare delle risposte: è farsi le domande giuste. Le risposte sono il secondo compito. È inutile dare delle risposte alle domande sbagliate. Io, da cittadino, pongo delle domande, avessi le risposte starei seduto al posto di Pigliaru, anzi di Obama. Inoltre a una possibile domanda non esite una sola risposta possibile.
    Ma poi, voi che chiedete a me una “ricetta”, voi una ce l’avete? Al di la di “recensire” le “ricette” degli altri per dire che fanno schifo, voi che risposte date? La verità è che chi è serio, credibile e intellettualmente onesto sa che la “ricetta” politica unica e definitiva che funga da panacea è un’illusione: in politica chi fornisce “ricette” magiche è un imbonitore. Ancor più se pretende di fornirle da solo. Se vi domando come si fa a creare ricchezza, sviluppo, impresa, occupazione, servizi, infrastrutture, voi cosa mi rispondete? Avete la “ricetta”? Pensate che a queste domande esista un’unica risposta? Poveri voi…
    Forse la cosa che non è sufficientemente chiara è che quando si parla di “indipendenza” è proprio di questo che si sta parlando, non di altro. Quando si parla di “indipendenza” si parla di trovare delle soluzioni per creare ricchezza, sviluppo, impresa, occupazione, servizi, infrastrutture.Queste cose credete si possano fare in Sardegna o pensate che siamo condannati a vivere di assistenzialismo nel sottosviluppo? O in realtà siete convinti che qui le cose non si possano cambiare? O forse non le volete cambiare?
    L’idipendentismo possibile esiste: è fare queste cose. La politica è l’arte del possibile e l’indipendenza non serve alla Sardegna per parlare o scrivere in sardo, serve per non soccombere alla globalizzazione, serve per sopravvivere economicamente nel mondo globalizzato. Le due letture che ho suggerito spiegano bene il perché e invito chi è senza pregiudizi a leggersele con attenzione, visto che non parlano di “indipendentismo”: parlano di processi socio-economici e geo-politici che sono in atto globalmente. E se non ve ne siete accorti la Sardegna appartiene a questo pianeta, c’è pienamente dentro, non sta mica su Marte. (Poi magari quando avete tempo leggetevi con calma e attenzione pure Beck, Giddens, Harvey, Hobsbawm, Bauman, Sassen, Bell, Robertson… che non sono esattamente dei cretini qualunque e non sono nemmeno “indipendentisti”).
    E a proposito di questi processi: cosà farà la Sardegna quando la Lombardia e il Veneto se ne andranno per conto loro? (Perché prima o poi succederà). Gli chiederà di farsi mantenere?
    Per concludere come ho cominicato: la prospettiva degli “anti indipendentisti” vede le cose in maniera completamente rovesciata: non si tratta di diventare “indipendenti” per fare da soli, si tratta di fare da soli per diventare “indipendenti”. Non si tratta di partiti indipendentisti o di Maninchedda o di singole personalità politiche sarde o di altre cose più o meno insignificanti. Si tratta del fatto che o la politica sarda, tutta, di destra, di sinistra, di centro, “italianista”, “sardista” e compagnia cantante o prende atto della direzione verso la quale sta andando il mondo e cerca di trovare un modo per farla questa “indipendenza” – un modo per governare questo processo – o arriverà un momento in cui l’indipendenza saremo costretti a subirla; arrivera un momento in cui saremo abbandonati a noi stessi senza mai esserci organizzati prima. E non sarà un bel momento.
    Il mio timore è che la classe politica sarda, tutta, con i partiti indipendentisti in testa, non sia all’altezza di questo compito e di questa sfida.
    Poi dite pure che questi sono slogan, ma se lo sono non lo sono meno delle cose che dite voi: ne riparliamo tra dieci anni.

    • @Garzia
      Capisco dall’enfasi del tuo discorso quanto sia legato all’idea indipendentista, tuttavia non dici nulla di nuovo. A parte la convinzione che Veneto e Lombardia chiederanno e otterranno la secessione. Cosa di cui dubito, ma si andrebbe lontano.
      Senza divagare troppo:
      1 “Io, da cittadino, pongo delle domande, avessi le risposte starei seduto al posto di Pigliaru, anzi di Obama.” Ad una cosa del genere si potrebbe rispondere con una battuta. Tipo: Aspetta che arrivi Obama, poi ne riparliamo. In realtà il tuo discorso si riassume più o meno così: “siccome sono convinto che presto o tardi verremo lasciati soli, allora meglio pensarci per tempo”. Tutto il resto è un contorno ideologico rispettabilissimo, ma privo di concretezza.
      2 Se intendi difendere l’idea indipendentista, sei tu che devi dire come fare, non chiederlo a me. Si fa in fretta a dire: ”io voglio essere indipendente, perché sono sicuro che storicamente ci lasceranno soli, poi voglio anche che un uomo politico mi dica come fare”. Da parte mia ti dico: se lo facessimo, anche con un processo lento, non si andrebbe da nessuna parte. Perché?
      3 Perché ci sono condizioni oggettive che non lo consentono (isolamento, mancanza di materie prime etc etc). A un posto come la Sardegna essere indipendenti non conviene, perché da soli non siamo in grado di generare ricchezza sufficiente a garantirci i servizi cui siamo abituati. Basterebbe studiare un po’ della nostra storia recente per essere costretti a convenirne.
      4 Ciò non significa dover dipendere dagli altri. Altro slogan lanciato spesso dagli indipendentisti. Ci vuole uno stato (italiano) che funzioni e consenta economie di scala impossibili per un’isola con un milione e mezzo di abitanti (dalla sanità all’ordine pubblico). Poi un patto forte con lo stato ed uno altrettanto forte tra di noi per smetterla con la vendita del voto. Ad esempio tornando indietro sul titolo quinto e centralizzando la sanità. Ad esempio riprendendo in mano la generazione energetica. E l’Europa non vorrebbe, lo so, ma sono palle e un mezzo si trova. Ad esempio ridefinendo i comparti strategici da lasciare in mano allo stato. Che però deve funzionare.
      5 Insomma, quando si è deboli è molto meglio riconoscerlo e agire di conseguenza, senza far finta di non esserlo e prendersi le sbruncate. Che è poi il motivo per il quale non ho votato Pigliaru: perché vuole meno stato e più mercato, come se davvero bastasse fare i Master&Back per imprenditori per creare impresa.
      6 In poche parole, basterebbe riordinare il casino del comparto agropastorale (smettendola di continuare a sovvenzionare una miriade di microaziende). Scegliere una qualunque politica sul turismo (una qualunque a livello regionale, smettendola di fare tutto e il contrario di tutto). Combattere a spada tratta l’evasione e il lavoro in nero (dall’affitto delle quarte case al poveraccio che fa il muratore in nero). Puntare su tre o quattro poli industriali sostenuti dall’intervento pubblico. Un esempio potrebbe essere la chimica verde a Porto Torres, se fosse verde sul serio. Perché si ha il sospetto che sia altro.
      7 In fondo non siamo neppure due milioni, cioè quattro gatti. Potrebbe non essere così difficile… se ci danno una mano. Perché dovrebbero darci una mano?
      8 perché senza il sud anche il nord va in culo, altro che separare lombardia e veneto! Perché l’Italia ha buone possibilità di vivere bene se si trova un equilibrio ragionevole tra sud e nord. Se ciascuno lavora ad un progetto comune. Certo, se continuiamo a mostrare come siamo bravi a lottizzare fino all’ultima cadiredda non ci sono molte speranze: indipendenza o meno.

      • A questo punto mi sembra evidente che ci troviamo su due piani estremamente differenti.
        Per chiudere questo discorso cerco di semplificare, ribadendo in sentesi quello che è il mio pensiero espresso in questa sede fin qui:
        1) ammesso e non concesso che in politica esistano delle “ricette”, fornirle non spetta ai cittadini, spetta alla classe politica.
        2) siccome sono un semplice cittadino e non un politico, non spetta a me fornire “ricette” (e non ho nemmeno la presunzione di possederne). Non vedo quindi per quale ragione pretendiate da me una “ricetta” sentendovi contemporaneamente esentati dal fornirne una. (E tra l’altro non mi si può pretendere nemmeno di esemplificare eccessivamente il mio pensiero e le mie ragioni espresse in quasi quattro anni di scritti sul blog per poi accusarmi di parlare per slogan);
        3) escludo che abbiate una “ricetta”, se l’avete siete degli imbonitori. Se l’avete cosa state aspettando a candidarvi per salvare la Sardegna?
        4) sono certo invece che avete delle legittime istanze politiche, perché, come me, siete dei semplici cittadini e tutti i cittadini hanno delle legittime istanze politiche;
        5) non si può confondere un’istanza politica con uno slogan perché con gli slogan si fanno le “ricette” politiche;
        6) la mia istanza politica di “indipendentismo” – come le istanze politiche di chiunque altro – nasce dalla mia “posizione intellettuale” (ogni individuo ne ha una) che è il frutto della mia estrazione sociale, della storia e della mia cultura personali, dei miei studi, delle mie letture e delle mie fonti di informazione (di queste cose, ogni individuo ha le sue). Per cui in regime di democrazia – e quindi di uguaglianza – il valore, la dignità e la legittimità di un’istanza politica non dipende dalla “posizione intellettuale” di chi la esprime, non capisco quindi perché la mia debba valere di meno;
        7) ci sono delle rilevazioni statistiche svolte con metodi scientifici seri che dicono inequivocabilmente la mia istanza politica di “indipendentismo” è condivisa da una parte consistente della popolazione;
        8) attualmente non esiste un’offerta politica credibile (o se preferite una cosiddetta “ricetta” politica) che soddisfi questa istanza. Ritengo che questo sia un problema. La classe politica non può permettersi di commettere l’errore fatale di sottovalutarla o, ancor peggio di ignorarla. Tra l’altro è un’istanza perfettamente in sintonia con la situazione socio-economica e geo-politica del pianeta. Pianeta al quale la Sardegna appartiene;
        9) non ho né la pretesa né la presunzione di credere che possa esistere un’unica risposta salvifica a questa istanza. Ho la pretesa che la classe politica si affretti a fornirmene una che io personalmente possa ritenere credibile. Attualmente non c’è. (E qui si rimanda ai punti 1 e 2);
        10) sarebbe saggio cominciare sin da ora a prendere sul serio l’opzione politica “indipendentista” senza necessariamente condividerla, o comunque cominciare a guardarla senza pregiudizi, stereotipi, luoghi comuni o ingenue semplificazioni: tra dieci anni potrebbe esserà già troppo tardi.
        Auguri.
        P.S.: A proposito di luoghi comuni (insularità, dimensioni, demografia, chiusura e le solite menate varie che alla fine non sono nient’altro che slogan…) visto che gli scritti suggeriti a quanto pare non sono bastati: http://www.cagliarifornia.eu/2011/08/indipendentismo-tre-chicche-per-gli.html

        • @Garzia
          1 le ricette devono fornirle i politici; sì;
          2 non spetta a te fornirle; sì; però è un giocare con i concetti. Naturalmente non spetta a te, spetterebbe ai politici/intellettuali nei quali riconosci una comunanza con le tue idee. Però, siccome tu stesso ammetti che non ci sono ricette, e infatti non ti piacciono gli indipendentisti sardi di oggi, il risultato è che tu sei indipendentista senza avere un’idea precisa di cosa significhi in concreto. Ecco perché parlo di slogan: sono dichiarazioni di principio prive di contenuti concreti. Altrimenti questa ricetta me la diresti (nel senso che non la voglio “da te”, ovviamente, ma ti chiedo dove la si possa trovare!) E mi spiace che ti senta offeso da questo. Non è mia intenzione. E’ verissimo che scrivi da anni. In parte ho anche letto ciò che dici. Ma alla fin fine, ti dichiari indipendentista, affermi la necessità di esserlo, poi ti fermi. Per me sono slogan, nel senso di mere dichiarazioni di principio. Se la definizione ti offende ho provato ad articolare meglio.
          3 Non so se ho una ricetta, però nel mio commento precedente ne ho abbozzata una. E bada bene che non ho votato, quindi non c’è una parte politica che, a mio avviso, l’ha espressa in queste elezioni. Per me “avere una ricetta” significa ritrovare in quelle esposte dalle parti politiche una comunanza di idee. Non ho votato perché il mondo espresso da Pigliaru e Cappellacci è lo stesso.
          4 hai ragione. Vedi sopra;
          5 frase criptica e autoreferenziale. Apodittica. Non ti rispondo ma spero non te la prenda per questo, altrimenti rimaniamo a discutere per anni.
          6 qui mi offendo io (:) ) Non ho mai detto che la tua posizione di indipendentista valga meno o più di altre (compresa la mia). La critico. Magari aspramente. Poi abbiamo entrambi il diritto di pensarla come ci pare. Certo, se Devias in un’intervista dice che dobbiamo incrementare il turismo perché “Le tombe dei giganti le abbiamo solo noi” (cit) mi sento autorizzato a sorridere. La trovo comica. O grottesca. Però è padronissimo di pensarla così. Io di pensare che sia sbagliato (tragicamente sbagliato).
          7 ecco, su questo ho cercato di argomentare fin dall’inizio. Ci riprovo. Quando fai le domande, devi chiederti se la stessa domanda non contenga un invito ad una delle possibili risposte. Ad esempio, se domandi alle persone: vorresti vivere in un paese senza tasse? Credo risponderebbero sì in larga maggioranza. Poi solo i ricchi (che hanno i soldi per pagarsi l’ospedale) ne trarrebbero beneficio. Da cui: sei sicuro che la domanda sia ben posta? Sei sicuro che chi risponde capisca bene ciò che gli chiedi? I dati di cui parli tu contengono questo problema. Se ti capita, prova a partire dai questionari, non dalle percentuali, poi se ne può riparlare. Che le cose stiano come dico io te lo indica un fatto oggettivo: alle elezioni i voti non vanno alle formazioni indipendentiste.
          8 che non ci sia una ricetta per un indipendentismo sostenibile è verissimo. L’ho detto anche io. E credo dipenda proprio da “la situazione socio-economica e geo-politica del pianeta. Pianeta al quale la Sardegna appartiene;” come dici tu. Ritrovi il mio argomento nel commento precedente.
          9 qui ci sta la battuta su Obama. Secondo me la ricetta non esiste. Secondo te sì. Fino ad ora, e su questo sei d’accordo, non è comparsa. A mio avviso non comparirà, ma tu hai il sacrosanto diritto di pensarla diversamente. E di aspettare.
          10 abbiamo idee differenti. Un piccolo segnalino te lo dovrebbe dare il governicchio Renzi, che nel programma propone di riportare in capo allo stato alcune competenze delegate alle regioni (Titolo Quinto). In realtà, stiamo andando nella direzione opposta, perché ci si rende conto che è necessario fare economia di scala. Ci accorgiamo tutti che non ha senso duplicare le competenze, perché costa di più, introduce confusione e rende più difficile i controlli. Lo sanno bene anche i lombardi/veneti che citi tu.
          Non rispondo agli auguri perché ci vedo un po’ di rabbia. Ma li apprezzo. Entrambi vorremmo una Sardegna migliore. E non solo noi. In ogni caso trovo piacevole poter discutere da posizioni molto distanti senza cadere nella lite. Capitasse più spesso, anche in rete, staremmo meglio tutti.
          🙂
          PS – Non ti rispondo sul link che proponi; ti dico che non sono d’accordo. Altrimenti non la finiamo +.
          Infine:
          “Mario Garzia
          21 febbraio 2014 at 20:57
          Non so per Biolchini, ma per quanto riguarda me la tua impressione personale (o forse sarebbe meglio chiamarla pregiudizio) è completamente sbagliata. Ita si du sciìasta…”
          Non saprei cosa risponderti. Conosco te e Vito per ciò che dite e fate. Nei blog. Alla radio. Ytube… In teatro. Alle presentazioni dei libri. Non saprei da dove potrebbe provenire il pre-giudizio. Mi hai fatto una domanda, ho risposto. La mia è un’impressione che traggo dai vostri atti pubblici. Ad esempio ricavo la medesima impressione dalle tue risposte in questa discussione. Se ti sei fatto l’idea che vi consideri due fighetti radical-chic, ti assicuro che sbagli. Infatti ti ho fatto la battuta dell’uovo al sugo, da qualche parte. Non ho alcun dubbio che tu sappia quanta fatica ci vuole per comprare l’uovo…

          • Piuttosto che rendermi ridicolo nel sncocciolare un elenco di soluzioni (magari intitolandolo “l’indipendentismo in 10 mosse” e contribuire così a screditarlo), trovo molto più serio provare a dare un contributo nell’analizzare la realtà e i dati con i pochi strumenti che ho. Il che non significa che non abbia una mia idea su alcune cose che si potrebbero fare. La cosa che però ti sfugge più di ogni altra non è affatto una sottigliezza: i contenuti (opinabili, per carità) sono proprio nei link – oltre che nei miei quattro anni di blog. Contenuti articolati e circostanziati in cui complessivamente è espressa un’idea strutturata e complessa di “indipendentismo” (sempre in divenire e mai cristallizzata) oltre che molto concreta. E guarda caso, ogni volta, guardandoti bene da contrapporre argomenti, liquidi questi contenuti con un comodissimo “non sono d’accordo”, per poi sviare e rifugiati in una lunga serie di affermazioni contraddittorie che alla fine nella sostanza si riducono esclusivamente nell’accusarmi di essere un dispensatore di slogan per un’idea astratta di indipendentismo. E tutto ciò solo perché non ho la presunzione e di spacciare questa idea strutturata e complessa per “ricetta” politica. Lo trovo inaccettabile.

            • @Garzia,
              abbi pazienza: non è che “liquidi questi contenuti con un comodissimo “non sono d’accordo””. Semplicemente non possiamo parlare di tutto lo scibile umano. Per un argomento che hai portato (le percentuali sugli indipendentisti) ho argomentato tre volte. Non posso farlo per ogni argomento.
              Né discutere i tuoi anni di blog in questo!
              Abbiamo discusso criticando ciascuno le idee altrui e non siamo d’accordo. Ti pare così strano?
              E poi il mio parere vale il tuo e quello di chiunque altro. Ciascuno può leggere ciò che scrivi e farsi un’opinione da sé. Se poi pensi davvero che i miei discorsi siano contradditori ed io cerchi di sfuggire ai tuoi argomenti, non capisco perché sia così interessato a discutere con me. Fai come Milena Villani e bolla quanto dico con un insulto più o meno garbato.
              Alla fine dei discorsi c’è un dato: gli indipendentisti acchiappano poco. Secondo me perché l’idea indipendentista è priva di contenuti, secondo te perché ancora nessuno li ha trovati. O li ha saputi spiegare per bene. Che abbia ragione tu, che abbia ragione io, i voti sono quelli che leggi nel sito della RAS. Il resto conta poco.
              Se vuoi, possiamo scommettere sulle prossime elezioni. Oppure se tra dieci anni lombardia e veneto saranno indipendenti e noi abbandonati a noi stessi. Oppure su quello che vuoi. Così ci ritroviamo tra dieci anni e chi ha perso paga da bere. Come al bar dopo la partita.
              Se poi non siamo d’accordo su chi ha perso, pago io.
              Va bene così??
              (Non berti un barile di birra, però…)

      • “Ci vuole uno stato (italiano) che funzioni e consenta economie di scala”
        “un patto forte con lo stato ed uno altrettanto forte tra di noi”
        “tornando indietro sul titolo quinto e centralizzando la sanità”
        “riprendendo in mano la generazione energetica”
        “ridefinendo i comparti strategici da lasciare in mano allo stato”
        “basterebbe riordinare il casino del comparto agropastorale”
        “Scegliere una qualunque politica sul turismo”
        “Combattere a spada tratta l’evasione e il lavoro in nero”
        “Puntare su tre o quattro poli industriali sostenuti dall’intervento pubblico”
        E questa serie di slogan puerili elencati con il piglio da premio Nobel per l’economia sarebbero la tua ricetta per la Sardegna? Da che pulpito…
        Per non parlare delle sciocchezze sesquipedali dei punti 1 e 2… Ma per favore…
        Mio caro ilPuntodiG, meno arroganza e presunzione e più senso del ridicolo, please.

        • @Milena Villani,
          per te saranno “slogan puerili”, ma io elenco provvedimenti possibili e concreti. Alcuni dei quali adottati dai principali paesi manifatturieri del mondo. Che, in questo periodo di crisi, hanno riportato allo stato le competenze necessarie per rilanciare la produzione industriale. Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito hanno fatto così. L’Italia no (quindi neppure la Sardegna).
          Tu, invece, elenchi insulti.
          Più o meno come Michela Murgia.
          Ciascuno si diverte come può.

          • “io elenco provvedimenti possibili e concreti”
            Lo dice sempre anche Renzi…
            Sai qual è il tuo problema?
            Che confondi gli slogan col concreto e la complessità con l’astrattezza. Ma non c’è da stupirsi dopo vent’anni di berlusconismo…

            • Milena Villani
              Appunto, tu ne sei proprio la dimostrazione. Hai imbastito due commenti sull’insulto e la ripetizione di concetti astratti, conditi con una battuta.
              Tipico metodo adottato dai berlusconisti di turno: mai argomenti, sempre rissa. Strategia accolta da Michela Murgia&C.
              Potrebbe essere anche per questo che Cappellacci ha perso… e il PD non ha vinto. E Murgia se ne sta fuori dalle scatole (per fortuna).
              In ogni caso, confermo la mia indisponibilità al litigio. Mi limito a sottolineare che c’è chi ci prova… a litigare. Se ne hai bisogno, di litigare, temo debba rivolgerti altrove.

  6. Gentile Cubeddu, lei sa bene che la matematica vieta le addizioni di automobili con biciclette con pere con ananas. E la fettina (che comunque resterebbe una fettina) di elettorato che lei immagina come somma di indipendendisti non esiste, non è reale. Esiste solo una miriade esplosa da anni di indecifrabili movimenti.
    Per qualche anno, tempo fa e a sprazzi, solo il PsdAz ha fatto una sintesi che, però, finiva sempre male con paurose oscillazioni. Sino all’ultima esperienza nella Giunta Cappellacci da dove, dopo anni di collaborazione, è venuto fuori Maninchedda con la sua nota affidabilità politica che è per me pari a zero ( mi immagino cosa diventerebbe con lui il già disastrato Assessorato alla Cultura).
    Oltretutto, lo dice bene qualcuno in questo blog, l’indipendentismo, debolissimo nelle città, ruzzola quando gli si domanda come si fa a fare da soli le cose che caratterizzano uno Stato ossia le scuole, i tribunali, gli ospedali ecc. ecc.
    Non esiste un indipendentismo possibile.
    E non è necessario essere indipendenti per parlare e scrivere in sardo.

  7. @Garzia,
    concordo su una cosa: un blog non è il luogo più adatto. Sul resto vedo di darti qualche replica:
    1 sulle percentuali che citi, non posso che ripeterti il mio commento iniziale; se non sono riuscito a spiegarmi prima, non vedo il senso di riprovarci; quello studio va letto in modo diverso da come fai tu, ma se non riesco a spiegarmi posso solo spiacermene. In sintesi: le percentuali di indipendentisti di cui parli tu non esistono, proprio perché quella che tu chiami “opzione politica” è solo uno slogan. Di volta in volta adattato alla situazione contingente. Così Sale lo adatta al prendersi un seggio in consiglio, Maninchedda pure, etc etc.
    2 Per fare un esempio, se non ti incazzi, prendo te. Tu ti dichiari indipendentista, ma sei ben lontano dal suggerire una ricetta per rendere l’isola autosufficiente. Però dici, correttamente, che bisogna esserlo. Il punto è solo questo: se chiedi alle persone: “Ti piacerebbe essere indipendente, se ci fosse lavoro e gli ospedali funzionassero?” Certo che ti rispondono di sì. Poi, però, per votare ,vorrebbero qualcuno che spiegasse come farlo (ad essere autosufficienti). Quindi, siccome questo qualcuno non c’è, vota Forza Italia o PD perché gli garantisce un posticino per il nipote. E tu sei pure d’accordo, perché “questi” indipendentisti non piacciono neppure a te. In conclusione, ti piace un’idea astratta di indipendentismo che non sai rendere in pratica. Un po’ come Biolchini col suo sovranismo. Siete delle belle persone innamorate di un’idea astratta che vivono in una realtà che consente loro di farlo. Ti prego di credere che non intendo essere offensivo: mi riferisco alle vostre posizioni intellettuali (se qualcuno si sente offeso mi scuso in anticipo). E non ho detto che siete ricchi, sia chiaro. L’idea in sé, quella di essere indipendenti, non è né buona né cattiva: bisognerebbe contestualizzarla. Quando ci provi, risulta impraticabile. A questo punto: che senso ha ritenerla un’opzione politica? E’ uno slogan, una bella idea di cui parlare nel blog di Biolchini, qualcosa da urlare all’aeroporto di Olbia prima di mordere una turista o durante un’intervista a Un Giorno da Pecora. Una cosa così: e gli elettori non la votano… e fanno bene!
    3 Temo di no, non sono un indipendentista latente: sono un internazionalista consapevole. Pochissimo interessato al colore del mio passaporto. Moltissimo alla società in cui vivo. Che vorrei più equa nella ripartizione delle risorse. Per me un sardo povero è prima di tutto un povero. Come un povero francese, inglese, tedesco o siriano. Mi spingo a dire che se Pigliaru non fosse così smaccatamente favorevole al mercato nella sua interpretazione più radicalmente liberista (come parte importante del PD) sarei riuscito a turarmi il naso e votare dalle parti di Sel o Rifondazione. Ma uno che mi dice che lo stato deve solamente garantire le condizioni di concorrenza e poi lasciar fare al mercato, non-lo-vo-to!
    4 Ho letto i post di cui parli. Frequento saltuariamente il tuo blog… e non sono d’accordo con quello che dici. Ma questo si era capito 🙂

    • Non esiste un modo univoco per interpretare dei dati statistici nemmeno in ambito scientifico, figuriamoci se esiste nel volergli dare un significato politico.
      In politica le “ricette” non esistono: esiste un sistema intersoggettivo dove ciascuno prova a dare il suo contributo per la ricerca di strade da percorrere e soluzioni da scegliere. In politica chi ha delle “ricette” solitamente ha nomi tipo Adolph Hitler. O Beppe Grillo…
      Anche io sono un’internazionalita consapevole. Eppure sono “indipendentista”. Le due cose non sono affatto in contrasto, anzi… Pensavo che dai post che ti ho suggerito si capisse facilmente.
      (A proposito: al di là dei grandi dibattiti stucchevoli sul significato dei termini, nella sostanza sovranismo e indipendentismo sono la stessa identica cosa).
      Ma toglimi una curiosità: la “G” sta per Gabriele (Ainis)? 😉 Ihihih!

      • @Garzia
        1 non facevo riferimento all’interpretazione “politica” delle percentuali ma al modo in cui sono state ottenute. Evidentemente non riesco a spiegarmi.
        2 sull’indipendentismo eviti accuratamente la mia osservazione: se ammetti che l’indipendentismo necessita di autosufficienza economica dovresti dare una ricetta per ottenerla. In caso contrario resta uno slogan. Per alcuni affascinante… per la maggior parte non degna di attenzione.
        3 l’equazione che citi, indipendentismo=sovranismo, conferma che sono poco più che slogan, visto che ciascuno di voi (indipendentisti/sovranisti) intende le cose in modo differente.
        4 no, vuol dire Giorgio. Mi sono firmato un paio di volte in altri commenti. E’ importante??

        • No, non è importante, era solo una battuta, forse non sai chi era Gabriele Ainis…
          Però un’altra curiosità me la devi togliere: quale sarebbe la mia “posizione intellettuale”?

          • Come per Biolchini, percepisco una certa distanza dalle problematiche concrete. Spero di non essere offensivo e non voglio dire che non vi rendiate conto che l’uovo col sugo è fatto con un uovo che costa 0,20€. E deve essere comprato. Ma siete abituati a parlare e agire senza tirare le conclusioni sulle azioni concrete (quando si parla di politica).
            Questa, almeno, è la mia impressione leggendo ciò che scrivete.
            Fammi sottolineare che è un’impressione tutta mia personale.

    • Paolo Bozzetti says:

      Caro Giorgio,
      questa volta, non solo concordo con quanto scrivi, ma ho apprezzato il modo divulgativo con cui l’hai fatto.
      Grazie

  8. Montesquieu says:

    Vito, “mi consenta”, fra tanto chiacchiericcio e rumor di fondo, Due osservazioni due:
    1) Possibile che lo sport nazionale (nel senso di sardo) sia ancora quello di piangere sul latte versato senza aver fatto nulla per spegnere il fornello al momento giusto ? Fuor di metafora, ma dove erano tutti questi soloni, che si stracciano le vesti per una legge elettorale a loro dire assolutamente costituzionalmente illegittima , nei tre mesi dopo la pubblicazione notiziale, ovvero nel periodo nel quale era possibile chiedere il referendum confermativo , e nessuno ( o quasi : onore ad Amsicora e ad altri pochi illuminati) ci ha neanche provato. Ora sarebbe davvero una impresa portare al giudizio della Consulta la questione e soprattutto ottenere “giustizia” , la Corte “ha già …dato” con la sentenza “coraggiosa” sul Porcellum e avrebbe potuto concedere una replica solo nell’ipotesi , non verificatasi , di un Presidente “eletto” con premio di maggioranza non molto superiore al 25%. Immaginare che conceda il bis dichiarando irragionevole il sistema elettorale scaturente dal combinato disposto di sbarramenti diversificati ( e del suddetto premio ) significa coltivare improbabili scorciatoie politiche e alimentare future delusioni.
    2) Paradossalmente, più verosimile, ma quasi altrettanto improbabile, la “minaccia “ brandita anch’essa ( a sorpresa, anche da sostenitori della vincitrice delle primarie) , su una ulteriore presunta illegittimità che scaturirebbe dal mancato rispetto della rappresentanza territoriale.
    Ma il Presidente “Professore” può dormire sogni (quasi) tranquilli : anche in tal caso , ai confini del fantacostituzionale , difficilmente si arriverebbe comunque a ripetere le elezioni. Se qualcuno le sogna, metta in conto un brusco risveglio : la pistola sul tavolo è scarica.

    • Da quanto ho letto (soprattutto gli interventi di Andrea Pubusa e di Amsicora su Democraziaoggi, ma anche le motivazioni del Tar Lombardia che ha eccepito la possibile incostituzionalità di parti della legge regionale elettorale lombarda, richiedendo un giudizio della Consulta) mi son fatto l’idea che non corrono alcun pericolo l’elezione di Pigliaru e dei candidati eletti nella sua coalizione con il beneficio del premio di maggioranza, quanto l’elezione di quelli delle formazioni minori della coalizione Cappellaci, che usufruiscono di uno strano “premio di minoranza per le liste di appoggio al secondo arrivato”. Ecco, se la Corte rilevasse l’incostituzonalità di tale meccanismo, il Tar Sardegna potrebbe rideterminare la composizione del Consiglio, attribuendo seggi alle liste di Michela Murgia e a quelle di Mauro Pili, togliendoli pertanto alle liste minori della coalizione perdente che hanno ottenuto consensi percentualmente inferiori. Ovviamente questo è solo un aspetto della complicata vicenda…

  9. ninosardonico says:

    Tutto già visto tutto già sentito
    ma la realtà
    come un brigante da strada
    tenderà nuovi agguati
    alle cineree sicurezze
    di chi non vede
    un futuro di uomini liberi
    che scrivono in italiano
    ma pensano in sardo.

  10. Vito, ti chiedo di ospitare il comunicato stampa di Sardegna Natzione, scritto da Bustianu Cumpostu. Dall’analisi mi sembra emerga una sopravalutazione nella quantificazione del voto indipendentista/sovranista, specie di quello che si celerebbe nell’astensionismo. Mi sembra poi che nel proposto investimento sulle elezioni europee ci sia eccessivo ottimismo… ma vale la pena continuare, rilanciare e organizzare la discussione sulla partecipazione alla scadenza di maggio per il rinnovo del parlamento europeo e per l’indicazione connessa del nuovo commissario (post Barroso). Dobbiamo lavorare sull’unità degli insipendentisti/sovranisti/sardisti, tenendo conto dell’attratività della lista Tsipras. E’ possibile trovare un punto d’incontro? Ne abbiamo già parlato, ma troppo poco e senza che tuttora emerga alcuna proposta concreta. Almeno credo.
    Ecco il comunicato di Bustiano Cumpostu.
    PROPOSTA DI SISTEMA
    SE L’INDIPENDENTISMO VUOLE LA DELEGA DI GOVERNO METTA IN MEMORIA E PREPARI UNA PROPOSTA DI SISTEMA
    18 febbraio 2014
    COMUNICATO STAMPA
    Questa volta nel non voto c’è maturità, è un segnale chiaro. I sardi non hanno trovato, nella scheda, ciò che aspettavano e ciò che sembrava loro quasi scontato. Aspettavano una proposta di sistema, da parte del nazionalismo sardo, in grado di togliere il governo della Sardegna al sistema italianista e invece hanno trovato ben 19 simboli di genesi sarda di cui 12 indipendentisti o sovranisti, divisi in 6 coalizioni. Tutti con l’obbiettivo di diventare egemoni invece fare sistema per cogliere l’occasione, assolutamente favorevole, che si presentava. Le 12 liste indipendentiste o sovraniste hanno avuto una cifra elettorale di circa 170.000 voti di lista e di 220.000 voti al presidente. Tolti i voti di astensione endemica, è corretto presumere, che almeno 200.000 voti non siano stati espressi perché mancava il loro referente elettorale e che tali voti sicuramente non sarebbero andati alle coalizioni italianiste in quanto presenti. Se anche soltanto la metà dei voti esprimibili ma non espressi fossero andati ad una proposta elettorale di sistema indipendentista-sovranista, oggi Michela Murgia o altro sardo libero sarebbe stato governatore e in Sardegna sarebbe “cambiato il mondo”.
    Di questo esame non superato bisogna fare subito memoria e non perdere tempo a cantare piccole vittorie di consolazione. Per favore lasciamo perdere la cultura tutta italiana delle piccole vittorie di consolazione, l’esame non è stato superato ma non è una sconfitta è stata una fase che si poteva saltare ma evidentemente i tempi non erano ancora maturi. Non perdiamoci neanche tanto tempo a stabilire responsabilità per la mancata occasione, le responsabilità si sono ma ne parleremo in seguito. Constatiamo che ADESSO ci sono i tempi e ci sono i numeri.
    Adesso ci sono i tempi e ci sono i numeri per fare sistema, misuriamoli alle prossime elezioni Europee. Abbiamo una nuova occasione per essere natzione, per essere espressione vera della cultura politica sarda ed essere un individuo sociale e politico unico in grado di lasciare proprie impronte nel territorio europeo, del quale è comunque oggi parte. Il nazionalismo sardo ha il dovere generazionale di porsi il problema della sua soggettività nell’ambito europeo, anche andando oltre e rimandando le tendenze contingenti di antieuropeismo e di anti euro.
    Apriamo il discorso, convochiamo insieme una grande assemblea della nazione. SNI, come sempre è pronta a qualunque sacrificio per entrare nel sogno e farlo diventare realtà

    BITZI 18-02-14 anno 153° Dominazione Italiana
    IL COORDINATORE NAZIONALE Bustianu Cumpostu

    • Supresidenti says:

      “dopo tanti anni alla guida di SNI mi dimetto e lascio agli iscritti la scelta di chi, al nostro interno, dovrà guidare SNI e i sardi tutti verso questo orizzonte”

      manca questa frase per rendere credibile ai miei occhi questo appello.
      credibile e anche più poetico.

      e siccome parliamo di persone, io sono Matteo Murgia, il mio Nickname è Supresidenti e questo è il mio modestissimo pensiero.

      Saludi e trigu.

  11. @salvatore cubeddu,
    a parte l’inconsistenza delle “somme indipendentiste” che hanno senso politico nullo, la riflessione cozza contro la matematica. Proviamo a fare i calcoli a base elettorale costante (cioè riferito agli aventi diritto) e ci accorgiamo che è solo un effetto della bassa partecipazione. Storicamente, in Sardegna, l’area indipendentista e localista ha una base costante negli anni (assieme alla litigiosità) con qualche ovvia oscillazione statistica. I voti indipendentisti di oggi, posto che abbia senso accorparli, sono sempre gli stessi di ieri.
    Sono votanti più fedeli di quelli dei grandi partiti, certo, ma questo è tipico delle piccole sette interessate agli affarucci di bottega.
    Quanto poco senso abbia cercare di esaltarli lo dice il risultato delle liste di Murgia, che neppure di fronte al 50% di astensionismo e con un contributo straripante dei media, sono riuscite a coagulare consenso attorno ad un preteso localismo. Gli elettori, in tutta evidenza, preferiscono restarsene a casa piuttosto che esprimere un voto di presunta protesta dando fiducia a liste indipendentiste… o sovraniste, posto che si riesca a definire cosa propongano al di là degli slogan.
    Alla gran parte dei sardi, in verità, dell’indipendentismo/sovranismo non frega un cazzo! (Io aggiungo “per fortuna!”) Potrebbe darsi che il Conte Mascetti, in Sardegna, abbia poco appeal.
    E infatti sono supercazzole politiche prive di un’ideologia di riferimento e incapaci di esprimere ricette praticabili. Come si fa, ad esempio, a costruire una politica sulla zona franca, palesemente impraticabile? C’è chi le superc. adopera con sapienza (ad esempio Maninchedda e i Sardisti, questa volta, che capitalizzano i voti andando in consiglio) chi meno (progres). Devias e Sanna sono talmente incongruenti da sfiorare il ridicolo e, guarda caso, acchiappano pochino.

    Non commento il tentativo di far passere Pili per “sardista” o simili…

    • Non volevo toccare la tua suscettibiltà,ma il popolo indipendentista è quello che si è mosso per molte battaglie importantissime,cavalcate poi dalle “cricche”Ai ragione a dire che ai sardi,in verità non importa niente del sovranismo,come del resto non gli importa nulla delle fabbriche dei veleni,delle miniere d’oro,delle discariche tossiche,della radioattività e della catena alimentare inquinata.Sei molto severo nel giudizio………. dietro gli slogan ci sono sempre delle proposte che non creano giri da tangenti sicuramente ma che sicuramente darebbero lavoro.La Murgia aveva degli indagati nelle liste,Pili,per piacere,Zedda,maninchedda,non ho mai visto stà gente davanti ai cancelli della base di quirra.Del popolo indipendentista mi aveva colpito questo,sardi in mezzo ai sordi .Salve

      • @Thor,
        la mia suscettibilità non è suscettibile… toccala quanto vuoi.
        Per il resto, non condivido nulla di quanto dici, ma il mondo è bello perché ci sono un sacco di pareri discordanti. Altrimenti sarebbe monotono.
        Salve a te.

    • È vero, «alla gran parte dei sardi, in verità, dell’indipendentismo/sovranismo non frega un cazzo». Per essere ancor più precisi, questa gran parte ammonta al 59%.

      È anche vero che la gran parte dei partiti indipendentisti/sovranisti “sul mercato” sono «incapaci di esprimere ricette praticabili», altrimenti non si spiega come mai il restante 41% dei sardi che si dichiara indipendentista, quando si tratta di votare, per la maggior parte o volta altro o non si reca alle urne.

      Tra l’altro è pure vero che le “somme indipendentiste” «hanno senso politico nullo». (Ma bisogna ammettere che sono un dato non trascurabile).

      Però c’è da dire anche che quel 59% è la somma di un 12% che vorrebbe che la Sardegna diventasse una regione a Statuto ordinario, un 1% che vorrebbe addirittura abolire il Consiglio regionale, ma soprattutto di un 46% che vorrebbe che il Consiglio regionale esercitasse pienamente i suoi poteri di imposizione fiscale previsti dallo Statuto speciale.

      Alla luce dell’offerta politica di queste ultime elezioni, direi che sono dati interessanti, soprattutto se si considera che sono del 2013, non del 1983. Si tratta dei risultati statisici di un progetto di ricerca scientifica interdisciplinare intitolato “Identità e Autonomia in Sardegna e Scozia” e svolto di concerto dalle università di Cagliari e di Edimburgo. Lo si trova edito da Maggioli.

      • @Garzia,
        sì, ma poi i libri bisognerebbe leggerli con attenzione.
        Il 59% determinato in questo modo è del tutto fuorviante. Glielo spieghi tu al 46% che vuole l’imposizione fiscale diretta che poi se la raccolta fiscale è minore delle uscite (=servizi) devi tagliare i servizi? Siamo certi abbiano capito che potrebbe accadere che gli tolgano gli ospedali se le aziende chiudono? E come mai è solo il 46%?…
        …perché gli altri, per fortuna, capiscono benissimo che se una regione non è capace di produrre ricchezza, allora il problema non è spenderla da sé, bensì produrre un circuito in cui la raccolta fiscale possa garantire i servizi. Questo è il nostro attuale problema e lo resterà ancora per molto.
        Un po’ come le anime belle che vorrebbero la ”zonaffranca” salvo rivendicare il diritto che lo stato centrale ripiani il deficit determinato dal mancato incasso dell’iva. E siccome l’iva in Europa non si paga, favorirebbe, forse, l’esportazione del carciofo in Africa. Un capolavoro.
        Inoltre, scusa se te lo dico, ad ogni elezione c’è sempre qualcuno che somma a capocchia un paio di percentuali per dimostrare che le istanze localiste incrementano il consenso. Non sarebbe il caso di partire da un’analisi seria del consenso? Ti faccio due esempi:
        1 se soltanto consideri le percentuali attualizzate, riferite agli aventi diritto, perché è questo che misura il consenso, ti accorgi che i voti sono sempre gli stessi;
        2 su quale base metti assieme, tanto per dirne una, progres, PSD’Az e Maninchedda?? Quelli che hanno dato i quattro mori a Berlusconi da una parte e i Vandeani Sardi dall’altra? Ma ti pare che esprimano la stessa roba e possano essere considerati assieme? Ma su quale base politica, a parte gli slogan elettorali (e a volte neppure quelli)?
        3 Manichedda sarebbe sovranista? Come Pili? Sono personaggi che gestiscono con scaltrezza il piccolo feudo che si sono creati in decenni di gestione di piccoli/medi bacini elettorali. Adottano slogan per mera convenienza e sono pure bravini. Ma cosa c’entra con le istanze locali? E poi: dove sta il progetto? Sono stati entrambi al potere e i risultati sono valutabili in via oggettiva. Questa sarebbe gente da seguire?
        Il Punto è che gli elettori non votano questi qua perché non c’è alcuna proposta credibile sul tavolo. Piuttosto se ne stanno a casa (e fanno benissimo: ma ce lo vedi un Cumpostu che amministra qualcosa? E come, a morsi?)
        E proprio il bizzarro comunicato di Cumpostu ne è una chiara dimostrazione. E’ talmente surreale che neppure gli Skiantos sarebbero riusciti a far di meglio (ci ha provato Sanna, però). E lo dico sperando di non offendere nessuno. E’ una metafora per definire quanto sia campato per aria (e poi il Mostro è appena morto e vale la pena ricordarlo).
        Insomma, gli slogan per una regione SS (Sovrana e Sostenibile) sono facili da trovare e passare in rete. Poi restano in rete e basta, però. Perché bisognerebbe spiegare come si penserebbe di autosostenersi. Senza considerare che la maggior parte dei sovranisti è gente che vive di terziario e stato (anche quando fa finta di intraprendere e ripiana con i fondi pubblici, come nel caso di agricoltura e pastorizia). Così, per curiosità. Col carciofo DOP, il pecorino, le tombe dei giganti (citazione da Devias) e il turismo+ la zonaffranca?
        E piantarla con gli slogan?

        • Il discorso è troppo lungo e complesso e richiederebbe di essere affrontato in modo molto articolato. Però provo a chiarire in maniera molto rapida alcuni punti:
          – «Su quale base metti assieme, tanto per dirne una, progres, PSD’Az e Maninchedda??» Mi pare di aver detto chiaramente la stessa cosa.
          – «Il Punto è che gli elettori non votano questi qua perché non c’è alcuna proposta credibile sul tavolo». Idem come sopra: mi pare di aver detto chiaramente la stessa cosa. Ma il fatto che gli indipendentisti non siano credibili non rende meno credibile (oltre che necessaria alla sopravvivenza da un punto di vista economico e geopolitico) l’opzione politica indipendentista.
          – Da ciò la domanda nasce spontanea: se i voti indipendentisti sono sempre gli stessi perché i partiti che rappresentano questa istanza non sono credibili, allora la stragrande maggioranza di quel 41% non vota? O se vota a chi vota? È evidente che c’è una domanda politica consapevole alla quale non corrisponde un’offerta politica credibile e/o non all’altezza del momento. Questo è un problema.
          – Infatti il 46% va sommato al 41% degli indipendentisti, quindi sono ben l’87% dei sardi che vorrebbero che la Sardegna fosse dotata di potere di imposizione fiscale. La politica non può non tenerne conto. E la sfida è proprio questa: aumentare la ricchezza per aumentare le entrate fiscali. Questo si fa esclusivamente con il buon governo.
          – Da questa sfida ne discende che l’indipendentismo diviene credibile se riesce a mostrarsi chiaramente anti assistenzialista. Ovvero desideri eliminare la dipendenza economica della Sardegna dall’Italia come invece è avvenuto negli anni dell’Autonomia. L’assistenzialismo è per definizione anti indipendentista.
          – Non si può mettere tutti nello stesso calderone. Si rischia di dimostrare di non sapere di cosa si stia parlando e di avere un’idea stereotipata dell’indipenentismo. A titolo di esempio (ma se ne potrebbero fare tanti altri): buona parte degli indipendentisti/sovranisti, ammesso e non concesso che si possa realmente realizzare, sono assolutamente contrari alla zona franca: è una forma di assistenzialismo.
          – Il localismo è soltanto l’altra faccia della stessa medaglia a cui appartiene la globalizzazione: non sono in contrasto, sì completano e si coalimentano.
          Infine, confidando nel fatto che tu non abbia pregiudizi, due consigli di lettura (anche perché, dalle cose che dici, ho come l’impressione che covi in te l’anima di un indipendentista inconsapevole! 😉 ):
          1) http://www.cagliarifornia.eu/2012/11/con-lindipendentismo-catalano-torna-il.html
          2) http://www.cagliarifornia.eu/2013/01/la-dimensione-delle-nazioni.html
          Buona lettura.

  12. Io non ho votato ne per fare un dispetto alla casta partiti,o infantilismo,o rabbia o per tutte quelle altre cose che scrivi ma perchè non mi sentivo rappresentato.La gente che ho sempre votato si è infognata con pigliaru e la lista di devias non era presente dove voto.Anche tu dici”C’è chi è andato a votare ma non deciderà niente”Dove stà la differenza?La destra e la sinistra portano avanti le stesse idee politiche ed il risultato è la morte della democrazia.Non voto ma sono presente nella terra e invito tutti quelli che non hanno votato con consapevolezza ad essere più presenti nel territorio contro lo strapotere dei partiti oramai persi nei loro interessi.Aspettiamo cosa farà il nuovo presidente e i sovranisti entrati………

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