Cagliari / Politica / Sardegna

“Sfratto per morosità! Ecco perché chiude il circolo Pd di via Leopardi a Cagliari (la mitica sezione Lenin)”, di Gino Melchiorre

In piena campagna elettorale per le regionali, chiude a Cagliari una storica sede della sinistra, intitolata ad Enrico Berlinguer. Grazie a Gino Melchiorre per questa notizia (che, con altri particolari, trovate anche su Casteddu On Line). Vi prego, non fate battute sui soldi spesi in benzina dalla Barracciu che poi la candidata si offende.

***

Matteo Renzi, neosegretario del Pd, ha annunciato un ricambio generazionale per cancellare l’immagine della vecchia politica e riportarla a essere una nobile attività civile e sociale.

Ma non ha spiegato cosa fare di quei giovani che, diventati dirigenti negli anni di marasma, hanno gestito in modo molto creativo l’organizzazione del partito al livello centrale e periferico.

A tale proposito vale la pena di rendere pubblico un fatto che rischia di restare privato e sconosciuto: lo storico Circolo del Pd in via Leopardi a Cagliari – quello che ha visto tra i vari segretari Luigi Pintor e quello che si chiamava “Sezione Lenin” prima della svolta lessicale – chiude. A causa del più borghese dei motivi: sfratto per morosità.

Il 9 dicembre la Dirigenza convoca una assemblea per comunicare agli iscritti che il giorno seguente arriverà il proprietario con l’ingiunzione di sgombero. Alla riunione non è presente il segretario, impegnato altrove, ma il facente-funzioni che – da due anni in attesa di nomina ufficiale – non dice granché e lascia la parola ad altri che raccontano la storia seguente:

– nel 2010 scade il contratto di locazione e la proprietaria chiede la restituzione dell’immobile;

– nella trattativa per il rinnovo viene raggiunto un accordo di massima per un adeguamento del canone ma, in attesa di decisioni ufficiali di partito, dal 2011 viene sospeso ogni pagamento;

– la proprietà avvia una azione legale seguita per il Pd da un iscritto-avvocato che a titolo personale presenzia alle udienze e ottiene dal Giudice dei rinvii nel 2012 e nel 2013, fino alla sentenza che fissa al 10 dicembre il termine ultimo per liberare l’immobile;

– la sera del 9 i dirigenti convocano gli iscritti per chiedere loto un parere sulla faccenda. Nel corso della riunione, e a seguito delle domande degli iscritti, viene fuori che:

1 – i dirigenti ignoravano l’esistenza dell’azione legale nei confronti del Circolo, l’esistenza del debito e la sua entità;

2 – si conosce il numero degli iscritti fino al 2012 ma non esiste documentazione contabile sul relativo introito destinabile a un eventuale acconto per proseguire la trattativa;

3 – esistono notizie vaghe e contraddittorie sul 2013 ma l’elenco è inattendibile visto che alcuni iscritti, presenti alla riunione, non vi figurano e altri sono registrati con quote di iscrizione inferiori a quanto effettivamente versato;

4 – non è possibile avere la documentazione né conoscere l’entità dei ristorni ai Circoli – previsti dalle norme amministrative del Partito – sui contributi dei votanti in occasione di scadenze elettorali e Primarie.

Auguri.

Gino Melchiorre

 

22 Commenti

  1. Basso Aldo says:

    Gli interventi rendono bene il marasma del momento. Quello della politica e quello della “pubblica opinione”:
    -nella nota non si parla di Contributi del Partito, come dice Ghostwriter. Si parla di Ristorni dei contributi dei votanti, in occasione di elezioni e Primarie. E di quote derivanti dai tesseramenti. Di entrambi non c’è traccia.
    -è difficile avviare attività in mancanza di un referente-responsabile. Un Circolo di partito è una cosa diversa da un Circolo in cui singoli, o gruppi, decidono e si organizzano in modo del tutto autonomo. E non è una questione di fondi. E’ una questione di responsabilità: nel primo esiste una finalità e una responsabilità pubblica e politica. Nel secondo ognuno si prende la propria;
    -se un Circolo di partito non funziona è lecito chiuderlo. Ma bisogna sapere di chi è la responsabilità del non-funzionamento. Per questo esiste un Segretario-coordinatore con onori e oneri;
    -se il Copernico funziona, buon per lui. Ma la prova del “bilancio in attivo” – come dice Jacopo Fiori – non è sufficiente per un Circolo politico (anche non-partitico). Anche il bilancio del Gruppo Riva, dell’Eternit o di Marchionne è in attivo;
    -dice: “il più giovane ha più di 40 anni”. E’ vero. Alcuni sono sopra i 60. Bisogna decidere cosa farne: Li rottamiamo? Li sbattiamo in Sardegna? in Siberia? All’ospizio? Li bruciamo insieme ai libri di studio, e ai libretti della pensione? Ma c’è un problema: sono sempre più numerosi. E, in questo periodo, mantengono quelli minori di 40 anni;
    -Su Bixinu dice che non ha mai ricevuto un finanziamento pubblico. Bene. Ma anche lui confonde il finanziamento pubblico con le quote di ristorno previste dalle norme amministrative del partito. Si possono cambiare. Ma non si possono inventare o far sparire le registrazioni contabili.

    • A proposito degli anziani nei partiti
      ♩ ♪ ♫ ♬ ♩ ♪ ♫ ♬ ♩ ♪ ♫ ♬ ♩ ♪ ♫ ♬
      Un anziano è un patrimonio di cultura
      Un anziano è un patrimonio di conoscenza
      Un anziano è un patrimonio di umanità
      Un anziano, è un patrimonio…
      VENDILO !!!
      ♩ ♪ ♫ ♬ ♩ ♪ ♫ ♬ ♩ ♪ ♫ ♬ ♩ ♪ ♫ ♬
      Campagna per la rottamazione degli anziani e per l’abbattimento del debito pubblico.
      A cura della Presidenza di Stacippa dei Ministri

  2. Paolo Bozzetti says:

    Qualcuno di voi si ricorda dei Circoli del Bridge? Non esistono quasi più .. sono stati sostituiti dai Circoli del Burracco, uno dei giochi di carte più stupido ed insulso (al contrario del bridge) che si sia mai visto, una vera e propria disgrazia collaterale del berlusconismo più becero che ha schiantato gli italiani negli ultimi trenta anni,
    Per i circoli di partito è la stessa identica storia … sono stati sostituiti.
    Chi vuole più andare a incontrare gente, impegnarsi … ascoltare gli altri (vi immaginate, ascoltare, magari -senza offendere, solo per fare un esempio – “Que se vayan todos”, con il suo pdmenoelle, magari per un quarto d’ora di fila o, in alternativa, il sottoscritto che difende la Barracciu per mezz’ora).
    Molto meglio i social network o, meglio ancora, i blog … come questo, il SuperBlog di SuperVito.
    SuperVito, l’uomo che deve redimere il centrosinistra sardo, ho l’impressione che alcune notti vada in giro anche come “SerialVito”, il serialkiller della politica sarda: ma, qualcuno di noi followers, ha mai letto di un politico che, secondo Vito, vada bene per salvare la Sardegna?
    Li ha ammazzati, quasi, tutti (ovviamente la Barracciu vale come la Crocerossa … ogni stormir di fronda nasconde qualche sua malefatta o un riflesso negativo occasionato dal di lei agire, che merita un rimbrotto ironico o lapidarie stilettate verbali).
    SerialVito, salva qualcuno e facci un nome, per piacere (il tempo, oramai, sta per scadere).
    Per chiudere: Carlo “Nostalgico” Murtas, ma, secondo te, chi è la proprietaria della sede del circolo di via Leopardi?

    • Gianfranco Carboni says:

      Chi è?

    • Caro Bozzetti, tu mi chiedi di chi sarà il dito che dovrà indicare la luna… E chi lo sa? Ma ho scritto chiaramente qualche giorno fa: si facciano nuove primarie. La luna però io la vedo benissimo, ed è una politica sovranista per la Sardegna. Se non c’è un progetto forte, non c’è anche un candidato credibile. E nessun eventuale candidato oggi in Sardegna con ha il carisma per mettere assieme forze politiche vicina ma diverse. Bisogna lavorare duramente sui programmi e sui progetti che uniscono. A quel punto il candidato/a verrà fuori, stai tranquillo che si trova.

      • Paolo Bozzetti says:

        Caro Vito, mi ricordo che al vecchio gioco dell’Oca, a volte, si stava “fermi un giro”, quando si arrivava in qualcune delle caselle speciali … noi (centrosinistra) ho l’inquietante impressione che siamo finiti nel classico “cul de sac” e ci fermeremo un bel pezzo.
        Ragionando su quello che scrivi, mi chiedo:
        Ci sono le condizioni per fare nuove primarie?
        Ci sono le condizioni per cambiare una cultura di governo e di identità sociale e politica?
        Ci sono queste condizioni, in così pochi mesi?
        Non mi sembra una parola facile, questa “sovranista” (ha un suono contrastante), ma è certamente più difficile riempirla di giusti contenuti.
        Salvo le dovute, e limitate eccezioni, siamo un popolo di gregari, mediamente provinciali, inutilmente orgogliosi, dove, paradossalmente, l’intelligenza diventa, molte volte, un fattore frenante.
        La nostra classe politica riflette perfettamente questa triste immagine.
        Possiamo, in un pugno di mesi, trovare un assetto e una mentalità “sovranista”?
        La vedo grigia … forse qualcuno di noi, invece di “fermi un giro”, giocava a Monopoli e ha beccato la penalità che ti rimandava indietro … indietro, molto indietro.

        • Il Medievista says:

          Concordo con Bozzetti, resta il fatto oggettivo che quello che è mancato finora alla riflessione culturale sulla Sardegna è stata la capacità di proporre una contro lettura di quei concetti gravitanti attorno all’isolamento dell’isola.
          Tutt’altro, la stragrande quantità delle riflessioni storiche, geografiche, sociali e culturali in senso lato ha privilegiato la visione socio antropologica tradizionale e da “cartolina”, all’interno della quale i Sardi si crogiolerebbero in una sterile condizione di diversità di fronte al “mondo esterno”, facendosi un vanto di tale loro attributo peculiare.
          Risentiamo credo ancora in maniera pesante della decomposizione della storia in piani sovrapposti attuata da Braudel, una scelta concettuale che ancora oggi conserva la sua potenza interpretativa, se si pensa al costante successo della visione stereotipata della Sardegna involontariamente veicolata, dal grande linguista Max Leopold Wagner con il suo concetto di Barbagia = vera Sardegna e ricorrente negli scritti sulla resistenziale sarda pubblicati dall’Accademico dei Lincei Giovanni Lilliu. Anche i romanzi del Premio Nobel Grazia Deledda veicolano involontariamente una simile visione: le migliori teste pensanti della e sulla Sardegna singolarmente fanno coincidere il loro pensiero con la visione storiografica braudeliana.
          Si tratta di un indirizzo culturale molto forte e radicato fra gli intellettuali sardi, favorito tra l’altro dai consistenti flussi di denaro veicolati dalla Legge Regionale 26 sulla cultura sarda. Oggi uno dei pochi modi non solo per diffondere cultura ma anche trovare sbocchi finanziari è parlare proprio di identità sarda e questo è un fattore che ha decisamente schiacciato l’intero dibattito sul ruolo della Sardegna nel contesto internazionale sull’equivoco concetto di identità. Una bandiera sempre spendibile anche a livello politico, se si va a considerare l’apparato culturale e propositivo messo in atto dai partiti nazionali e regionali che si sfidano nell’agone politico isolano.
          Compreso, ahime, anche tutto il dibattito sul sovranismo che, a mio parere, è il coerente sviluppo di tutto il contesto socio culturale di quanto detto sopra.

          • Mi dispiace dissentire. I consistenti flussi di danaro veicolati dalla legge 26 non sono mai esistiti e non hanno mai creato nessun tipo di egemonia né culturale né politica. Il denaro che condiziona la politica sta altrove, ad esempio nei tre miliardi e rotti stanziati per la sanità. Ogni anno. Il concetto di identità che hanno oggi indipendentisti e sovranisti è assolutamente dinamico (e contesta quanto te l’idea di Wagner e Deledda), a differenza della staticità della posizione dei rappresentanti in Sardegna dei partiti nazionali.

            • Il Medievista says:

              Concordo su diversi aspetti e forse non sono riuscito a esporre bene il mio concetto. Potremmo tornare sull’argomento in un post specifico, per non appesantire questo. Non conoscendo bene i termini precisi del dibatito sovranistico spero che sia davvero come dici tu ma è un dato di fatto che, ad esempio, chi vuole pubblicare in Sardegna, alla Legge 26 deve pur sempre rifarsi. In ogni caso io ponevo l’enfasi proprio sulle responsabilità dell’intellighenzia tradizionale e dei partiti a essa collegati.

  3. Casu axedu says:

    Caro Vito, il perché di questa chiusura dovrebbe essere chiesto a quel consigliere regionale e quel senatore che del Circolo “Berlinguer” volevano essere i padroni.
    Il primo vi ha imposto un coordinatore di sua fiducia quanto, nell’ottobre 2011, il precedente segretario aveva lasciato l’incarico in quanto eletto in consiglio comunale. Il secondo ha utilizzato il Circolo per le parlamentarie ed essere candidato, e poi eletto, al Senato.
    Ma dovrebbe anche essere chiesto al coordinatore e alla segreteria che ha impedito che presso il Circolo avesse sede il Laboratorio di Politica organizzato da Matteo Lecis e da cui è scaturito il Circolo “Copernico”. Da questo laboratorio sono, peraltro, passati Taddei e Nicodemo che della squadra di Renzi ora fanno parte ma che il consigliere regionale osteggiava perché provenienti da “Prossima Italia”. Cosa farà ora che uno è, addirittura, nella segreteria Renzi? E cosa penserà delle sue idee sulla patrimoniale?
    Sempre agli stessi dovrebbe essere chiesto il perché dell’inazione e della assoluta mancanza di attività politica. A meno di non voler considerare come tale il format “televisivo”, imposto dal consigliere regionale, che in 60 minuti (non uno di più, che ci aspettano in pizzeria) condensava lo scibile politico.
    Ancora si potrebbe chiedere loro conto della censura preventiva, non formalizzata ma comunque attuata, nei confronti di un gruppo di persone che si era inventato un modo di fare politica a partire da alcuni docufilm e il cui impegno era stato anche lodato, per esempio, dall’assessore Marras che da una di quelle serate (mai meno di cinquanta presenti) aveva tratto l’idea per un progetto sull’abbattimento delle barriere architettoniche. Ma si era anche dibattuto di carceri, consumo del suolo (ahi Su Stangioni, laddove i due concorrenti di cui sopra trovano identità di vedute), diritti civili ed altro. Oppure, ad abundantiam, delle resistenze ad accogliere i GD (forse per non ritrovarsi nella condizione di cui ci ha parlato il Medievista, con gente che fa politica e disturba i capibastone?).
    A me che il “Berlinguer” chiuda dispiace e fa male davvero, ma con certi presupposti forse è meglio che vada così. Un blocco di potere a sinistra non potrà più infangare una casa dove sono nate storie belle e amicizie ormai consolidate. Non so dove farò (se la farò) la prossima tessera (al Copernico sono troppo frenetici e star loro dietro è pesantissimo dal punto di vista fisico), mi dispiacerà vedere quella porta chiusa e impolverata (anche se, a dir la verità, non è che la spolverassero molto)

  4. Carlo Murtas says:

    Non accolgo l’invito di Biolchini, anche se Bozzetti si offenderà, perchè sono sicuro che se il Circolo avesse avuto anzichè le fondamenta quattro ruote, la generosa Francesca avrebbe stornato qualcosa del suo contributo per farlo camminare ancora.
    La vicenda mi fa molta rabbia anche perchè, abitando a S. Benedetto, è il mio circolo di riferimento, sebbene negli ultimi tre anni non ci abbia mai messo piede non avendo più rinnovato la tessera del partito. Mi chiedo, ma se mi venisse un attacco di follia e volessi di nuovo iscrivermi al Partito Democratico adesso dove vado ? Al Centro di Igiene mentale di Viale Bonaria ?
    Un ringraziamento, stavolta vero, a Gino Melchiorre, perchè con una pazienza che rasenta l’accanimento terapeutico, ci informa e con precisione, quali siano le condizioni in cui ha ridotto il principale partito di Centrosinistra questa Casta di burocrati arraffoni.

  5. Basso Aldo says:

    Come dice il Medievista: “abbiamo abbandonato il campo”. E la “sciatteria” ha vinto. Aggiungerei “la furbizia truffaldina, la presunzione e l’ignoranza”. Se qualcuno ci avesse detto che ci saremmo trovati a rimpiangere la DC gli avremmo sparato. E avremmo preso per scemo chiunque ci avesse detto che un giorno Marx sarebbe stato impunemente citato da Brunetta a supporto delle sue cazzate. Capisco: ‘Ta brigungia manna!”. Ma vergogna e rimpianti servono a poco. Bisogna tornare ad alzare la voce Almeno chi se la sente.

  6. Gonzaga70 says:

    E’ questa la fine che faranno molti circoli una volta che i neomoralisti de staminchia diranno la parola fine sul sacrosanto e democratico contributo pubblico ai partiti.
    Solo i “cleub” dei fighetti di Forza Italia potranno aprire..

    • Ghostwriter says:

      Cosa c’entrano i contributi ai partiti? I piccoli circoli di quei soldi non vedono proprio nulla. Da che mondo è mondo i circoli sono stati sempre retti dalle quote degli iscritti e dalle iniziative di autofinanziamento.
      Anche in questo caso i soldi ci sarebbero stati, invece prima si è portato in giudizio il proprietario che a quanto pare aveva ragione, poi si son fatti sparire i soldi che sarebbero dovuti stare in cassa a partire da quelli delle quote degli iscritti.
      Chiunque abbia fato vita di partito lo sa. Il tuo commento sembra solo espressione di un pregiudizio che non ti rende migliore dei grillini.

      • Gonzaga70 says:

        Io ti dico che invece i circoli dei partiti gestiscono anche soldi del partito, vai tranquillo, del resto é lo stesso Gino Melchiorre che lo ricorda al punto 4. Le lezioncine poi falle a qualcun altro, non mi pari molto all’altezza, rilassati.

        • Ghostwriter says:

          Veramente il signor Melchiorre parla di politiche interne al PD. Nel passato PCI, DS+SG quella sezione ha vissuto sicuramente di altro. E la lezioncina me la posso permettere eccome perché di quella realtà ho fatto parte al contrario di chi parla a sproposito solo per urlare qualcosa (da grillino) 😉

    • su bixinu says:

      Gonzaga, non so quanto abbia mai ricevuto il suo circolo dal finanziamento pubblico, ma le garantisco che in trentacinque anni di attività politica alla mia sezione (prima del PCI poi PDS, DS e infine PD), non è mai arrivata una lira. Ci reggevamo con il contributo di (pochi) iscritti e amministratori.
      Quindi non vedo quale terribile male possa venire ai circoli dall’abolizione del finanziamento pubblico. Semmai succederà il contrario, se è vero che quando non c’erano soldi pubblici i circoli erano aperti e funzionavano.
      E le posso garantire che nel PD ormai ci sono più fighetti di quanti ce ne siano in Forza Italia.

    • Gonzaga 70 è inutile pagare 600 al mese per un circolo che non apre mai e dove il più giovane ha 40 anni.

      Al Copernico abbiamo un bilancio in attivo ( controlla sul sito) e il pd nonci ha mai dato soldi. Bisogna svegliarsi e muoversi. Un circolo in centro città può vivere senza finanziamento del partito

      • Gianfranco Carboni says:

        Ok siete i migliori, O GIACOPO ora sono vecci a 40 anni. Spesso qualche anno in piu’ nella verità ed onesta, da anche esperienza. Dispiace che sia finita cosi’, per quanto mi riguiarda non frequento le ristrette cerchie ma mi dispiace. Peraltro credo che il PD in città in termini politici ed organizzativi stia prendendo calci da troppo tempo. Ha la maggioranza relativa in consiglio metà piu’ uno dei consiglieri, eppure. Mi pare sia in assoluto ritardo. Il Berlinguer non è il primo circolo che chiude, ricordi il Lussu esigenze interne od esterne portano a chiudere? Non so. C sono circoli che hanno sede in spazi di proprietà della fondazione e chiaramente hanno minori, forse anche nulli. La gestione, forse per difetto originale, da anni fà acqua da tutte le parti.Se Vito lo consente più che acqua fa cagare.

  7. Il Medievista says:

    Ricordo la mia avventura in quella sezione durante gli anni Novanta. A un certo punto, insieme a un gruppo di amici coraggiosi (non voglio sentire il termine “compagni”, io stesso non ho mai cercato un’appartenenza piena e cieca all’idea) avevamo deciso di rimetterla in sesto, perché versava in uno stato se non di abbandono certo di molta trascuratezza.
    Gli avevamo affiancato un circolo culturale e quotandoci (certo senza ricevere soldi o particolari attenzioni dall’alto) avevamo ripulito tutto e chiamato un imbianchino a ridipingere soffitto e pareti. Il risultato era stato splendido e inaugurammo il circolo – sezione con una rassegna cinematografica su Pasolini, con la preziosa assistenza della Cineteca Umanitaria, che aveva fornito le pellicole e le schede dei film.
    Grande successo e anche qualche soldino messo da parte (nonostante poi la SIAE avesse fatto delle storie).
    Purtroppo dopo poche settimane il vecchio andazzo aveva ripreso il sopravvento, con disordine, sciatteria, sporcizia, ecc. Io e altri non potevamo certo continuare a buttare il nostro tempo in iniziative che successivamente altri vanificavano, quindi piano piano, prima uno poi l’altro, abbandonammo il campo.
    Il risultato è quello che vediamo oggi. Se i 5 Stelle raccolgono i consensi che raccolgono è anche perché dall’altra parte non c’è più l’humus sul quale cresceva un altro tipo di cultura, né l’uomo che si spende come si spendeva prima nell’essere presente nella società, fra le persone, a proporre e a far conoscere.
    Un altro bellissimo esempio di come fare cultura dalla base era stato precedentemente il Circolo di Via Piccioni, animato da grandi personaggi come Gianfranco Ghironi: anche in quel caso la storia si è ripetuta, anzi anticipata, perché l’esperienza del Circolo si concluse all’inizio degli Anni Novanta.
    Certo nella Sinistra odierna non tutto è un disastro, ma il collante, rispetto a 15 – 20 anni fa è molto più fragile e a me rimane la nostalgia di un momento in cui sembrava che le cose si potessero fare.
    E si possono ancora fare, solo che manca qualcosa o qualcuno che faccia da riferimento, da catalizzatore per la voglia di fare di tante persone. Certo non un leader, però, di quelli ne abbiamo avuti fin troppi.

  8. Si funti furriaus a malus pagadoris! ‘Ta brigungia manna!

Lascia un commento

Follow

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers: