Editoria / Giornalismo / Politica / Sardegna

Non solo Sardegna Uno: il sistema dell’informazione nell’isola è al collasso. Serve una nuova politica per il settore e più coraggio contro gli editori incapaci

 

Il sistema dell’informazione in Sardegna sta collassando: tra l’indifferenza generale. Chiudono giornali, radio, tv. Anche le realtà più forti vacillano sotto i colpi della crisi e ma anche di diffuse incapacità manageriali. Il caso più clamoroso è quello dell’emittente televisiva Sardegna Uno, le cui difficoltà sono aumentate dopo l’arrivo, in qualità di editore, dell’imprenditore turistico e banchiere (è presidente della Banca di Credito Sardo) Giorgio Mazzella. Mazzella nel luglio scorso si è addirittura disfatto dell’emittente, cedendo le quote per appena quattromila euro, con una operazione che ora è finita anche nel mirino della magistratura cagliaritana (come ha scritto ieri il quotidiano La Nuova Sardegna).

I nuovi proprietari non hanno però risorse per pagare i dipendenti che quindi ora hanno deciso di portare per strada, tra la gente, le ragioni della loro protesta. Due giorni fa i giornalisti hanno condotto un telegiornale speciale davanti al mercato di San Benedetto a Cagliari, per poi trasferirsi in viale Trento, davanti alla villa di Mazzella.

Un servizio di Videolina ha dato conto della protesta, e per le dichiarazioni rese davanti alle telecamere i giornalisti Stefania Di Michele e Gianni Zanata sono stati sospesi dai turni di lettura del telegiornale. Giusto per ricordarci che al peggio non c’è mai fine. Tutta la mia solidarietà ai colleghi colpiti da questo provvedimento e a tutti i lavoratori di Sardegna Uno.

In poco meno di due anni Cagliari ha perso numerose voci importanti che garantivano il pluralismo dell’informazione. Sul fronte dei quotidiani, hanno chiuso i battenti l’edizione locale del free press Metro, per non parlare poi di Sardegna 24 (fallimento dopo sette mesi) e Sardegna Quotidiano, che dopo la pausa estiva non è tornato in edicola. L’ultima bruciante sconfitta l’ha segnata La Nuova Sardegna, che da due settimane priva i suoi lettori della pagine di Cagliari e del Sulcis Iglesiente. La decisione del quotidiano sassarese di perdere la sua dimensione regionale e di abbandonare la parte più popolosa dell’isola è sconcertante, anche perché al gruppo l’Espresso non mancano le risorse per garantire una presenza anche nel capoluogo.

Di fatto, ora la cronaca di Cagliari è tornata ad essere monopolio dell’Unione Sarda. Come negli anni ’80.

Sul fronte radiotelevisivo, dopo la morte di Radio Press (la società editrice è fallita), preoccupa la situazione di Sardegna Uno (che purtroppo appare quasi disperata), mentre le prime nubi si stanno addensando anche sulla sede Rai della Sardegna e sulla programmazione radiofonica regionale.

Neanche il gruppo Unione Sarda se la passa benissimo. Il quotidiano fra qualche settimana cambierà formato (per risparmiare sui costi di stampa), mentre si cercherà di rilanciare il marchio associandolo maggiormente alle altre testate del gruppo (un’idea che sta circolando è quella di trasformare la storica emittente Radiolina in Radio Unione Sarda).

Perché tutte queste difficoltà, tutti questi fallimenti? C’è la crisi, è vero. Ma l’incapacità degli editori è l’elemento più sconcertante che unisce molte di queste esperienze. Ci sono dei pesanti deficit manageriali alla base dei fallimenti di Sardegna 24 e di Radio Press, per non parlare poi di Sardegna Uno. Sardegna Quotidiano ha tentato, senza successo, la strada della cooperativa, mentre l’abbandono di Cagliari da parte della Nuova Sardegna grida vendetta per la miopia della scelta operata da un gruppo che nell’isola ha fatto sempre degli utili da favola.

Non c’è qualità dell’informazione senza pluralismo dell’informazione; ergo, la qualità dell’informazione in Sardegna è in picchiata. Ci sono i nuovi giornali on line, è vero. Ma queste testate non possono avere sull’opinione pubblica lo stesso impatto di un quotidiano o di una tv, né si possono dare lavoro a tanti giornalisti (“tanti” si fa per dire, perché adesso sembra un lusso avere una redazione con dieci professionisti).

E quindi che si fa?

Il tema dell’informazione deve stare al centro della prossima campagna elettorale per le elezioni regionali. Non è possibile dover assistere alla chiusura progressiva di tante testate: senza informazione non c’è democrazia.

Serve uno strumento legislativo che consenta alle testate di poter stare sul mercato, con un incentivo alle assunzioni e agli ammodernamenti tecnologici. La legge regionale sull’editoria è stata completamente disattesa (ad affondarla fu Renato Soru…) ma ora va rilanciata. Si tratta di trovare un modo per sostenere le piccole realtà, incentivando il mantenimento del pluralismo e la nascita di nuovi posti di lavoro. Perché una radio, un giornale, una televisione che chiudono non riapriranno mai più. E di questi tempi è difficile che nascano nuove testate.

E non mi si dica che con il sostegno pubblico giornali, radio e tv perdono la loro autorevolezza e si rendono dipendenti dalla politica. Sono argomentazioni assurde, fatte da chi non conosce né l’informazione né la politica, e che portano dritto dritto alla definitiva desertificazione del panorama informativo isolano. Oggi le testate sarde capaci di reggere senza sostegno pubblico (diretto o indiretto) si conterebbero (forse) sulle dita di una mano. Perché allora non riportare regole certe in questo settore?

Invece sapete cos’è successo? Dopo aver affossato la legge sull’editoria, la politica sarda (di destra e di sinistra) ha preferito regolare i suoi rapporti con le realtà editoriali attraverso l’erogazione della pubblicità istituzionale, avvenuta spesso in maniera iniqua per non dire scandalosa. Poi anche i soldi per le pubblicità istituzionali sono venuti meno e così adesso la stragrande maggioranza delle testate sarde non può contare né su una legge di settore né sulla pubblicità. Uno scandalo.

La politica sarda si è sempre disinteressata dei temi legati all’informazione: è venuto il momento di invertire la rotta. La coraggiosa protesta dei lavoratori di Sardegna Uno merita tutto il sostegno possibile. La politica deve fare la sua parte, ma anche i giornalisti non possono stare in silenzio.

Ad esempio: cosa aspettano i colleghi della Nuova Sardegna e dell’Unione Sarda (che possono contare su una solida copertura legale) a fare un’inchiesta su Giorgio Mazzella, su come gestisce le sue imprese e su come, durante gli anni in cui ne era l’editore, Sardegna Uno, sia entrata in crisi? Sarebbe un aiuto concreto a dei lavoratori che ci stanno insegnando come si difende il proprio posto di lavoro. Grazie ragazzi, non mollate.

 

10 Commenti

  1. TUTTA LA SOLIDARIETA’ POSSIBILE MIA E DELLA CONFEDERAZIONE SINDACALE SARDA – CSS – A GIANNI E STEFANIA ECCELLENTI PROFESSIONISTI DELLA COMUNICAZIONE.SOLIDARIETA’ A TUTTI I GIORNALISTI ED OPERATORI DI SARDEGNA UNO IN LOTTA A DIFESA DEL POSTO DI LAVORO , DELLA LIBERTA’ E DEMOCRAZIA IN QUESTO PAESE PERCHE’ CHI SPEGNE UNA TV E ZITTISCE UNA RADIO ATTENTA VERAMENTE ALLA LIBERTA’ E DEMOCRAZIA DEL NOSTRO POPOLO. SE AVESSI AVUTO CAPITALI L’AVREI COMPRATA IO SARDEGNA UNO,MA IN FONDO LA SOMMA RICHIESTA NON E’ COSI’ ALTA !!!
    PENSO:” SE IN SARDEGNA AVESSIMO COOPERATIVE DI LAVORATORI,SINDACATI ED ANCHE PARTITI SERIAMENTE INDIPENDENTISTI CAPACI DI TRATTARE ALLA PARI COL “COMPAGNO” MAZZELLA,AMICO PERSONALE DEL ROSSO D’ALEMA,POTREMMO ESSERE LIBERI.”
    ATTENTI.
    I PADRONI HANNO TUTTI I COLORI,MA NON SONO L’ARCOBALENO.

  2. Riccardo76 says:

    La solidarietà incondizionata verso coloro i quali difendono il proprio posto di lavoro è doverosa e non può mai mancare. Ma la vicenda della stampa isolana in generale, caro Vito, è purtroppo figlia di una visione autoreferenziale del ruolo e della funzione della stampa medesima ( e dei giornalisti) che contrasta con le economie di mercato. Per far funzionare un giornale o una tv o una radio servono competenze di tipo manageriali che devono essere associate ad un buon prodotto finale da poter vendere. Il segreto è tutto qui. Ma se il prodotto da vendere per decenni introita anche e soprattutto fondi pubblici (ma perchè mai?), snatura la sua funzione, il suo ruolo, la sua finalità : vendere più copie facendo un buon prodotto, avere più inserzionisti facendo una buona tv o una buona radio. Gli aiuti di stato hanno falsato il mercato dell’informazione, legandola inesorabilmente alla speranza di poter attingere ai contributi pubblici, che diventano e sono diventati il principale mezzo di sostentamento . Purtroppo questo meccanismo non solo è perverso perchè falsa la reale forza di tv, radio o quotidiani, ma è deleterio per la stampa stessa, che non è in grado di andare avanti con i proprio mezzi, così come invece dovrebbe essere. Servirebbe un po’ di autocritica da parte dei giornalisti italiani su questo punto. I contributi pubblici alla stampa (radio,tv, giornali) sono un boomerang inesorabile, oltre oltre ad essere un privilegio non più accettabile ed anacronistico. Soprattutto in tempi difficili per l’Italia come questi.
    Comunque un incoraggiamento ai ragazzi di Sardegna 1, non mollate mai!

  3. Martine Frey says:

    Hai ragione Vito..In tutto.. E non si può che essere d’accordo con te e sostenere chi – come Gianni, Stefania, Andrea, insomma tutta la redazione , i tecnici e tutti coloro targati “Sardegna 1” che lottano.. Forza ragazzi!!!
    Vi seguo giorno per giorno dalla lontana Gallura..Con nostalgia e dispiacere.. Una Gallura che una volta, tanto tempo fa,( con un Direttore non sempre apprezzato,da tutti) ma Direttore positivo a tutti gli effeti, che ha fatto parlare non solo la Gallura. Bensi tutta l’isola.. Un’isola con una televisione caduta nel silenzio..E che difficilmente ricorda i “corrispondenti” (….) Martine..

  4. Angelo says:

    …..perchè fare giornalismo con i soldi degli Editori? Il futuro è sul web. Giornalisti fatevi coraggio: consorziatevi e create voi una web tv o una web radio. Investite il vostro tempo e denaro in una iniziativa che vi renderà tutti partecipi e liberi di fare ciò che vi piace fare di più. Se aspettate che sia l’Editore a chiamarvi o a darvi i soldi per fare informazione….la vedo dura.

  5. Un grazie di cuore a Vito e a tutti quelli che stanno seguendo con affetto e parole di sostegno la nostra situazione. Siamo sempre qui, a lottare, a battagliare. Proviamo a non arrenderci, comunque ad andare avanti. E anche di fronte alle ritorsioni e ai provvedimenti punitivi, noi sorridiamo. Ché di sorrisi non ce n’è mai abbastanza.
    Un abbraccio enorme.
    Gianni.

  6. Andrea says:

    Certo Mazzella ha fatto un’ operazione vergognosa, ma perchè nessuno parla mai di chi ha fatto con lui questa indecenza? Crisponi e Tasca sono ancora più colpevoli.

    Andrea

  7. Claudio Moro says:

    Olocausto dell’informazione!? Ma forse il fondo ancora non lo si è toccato. Solidarietà a tutti i giornalisti della Sardegna vittime di un sistema incapace di tutelare la categoria degli artigiani dell’informazione. Claudio M.

  8. La mia solidarietà, il mio affetto ai bravi colleghi di Sardegna 1 e a tutti quelli che vogliono fare informazione ma hanno le mani legate. “La libertà di stampa è di chi ha un organo di stampa ” diceva qualcuno….

  9. Pingback: Non solo Sardegna Uno: il sistema dell’informazione nell’isola è al collasso. Serve una nuova politica per il settore e più coraggio contro gli editori incapaci | My Website

Lascia un commento

Follow

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers: