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“Se parliamo in sardo, cambia la Sardegna”, la mia postfazione al libro di Giuseppe Corongiu (venerdì 29 la presentazione a Cagliari)

“Il sardo, una lingua ‘normale'” è il titolo del libro scritto da Giuseppe Corongiu e che verrà presentato venerdì 29 novembre a Cagliari, a partire dalle 17.30, nella sala conferenze del quotidiano L’Unione Sarda, in piazza Santa Gilla. A dialogare con l’autore ci saranno il direttore dell’Unione, Anthony Muroni, e il qui scrivente, Vito Biolchini. Brani del libro saranno letti invece da Tiziana Troja e Michela Sale Musio della compagnia LucidoSottile.
Per gentile concessione della casa editrice Condaghes vi propongo la mia postfazione al libro (l’introduzione è invece di Alessandro Mongili).
Sono ovviamente graditi spunti di riflessione perché quello di venerdì possa essere non una semplice presentazione ma un dibattito vero sul futuro della lingua sarda.

***

Non lo so. Non lo so fra quanto tempo queste righe che sto scrivendo avranno perso di senso e verranno lette come una curiosa testimonianza da un passato lontano in cui pochi uomini combattevano con poche armi battaglie contro eserciti molto più forti, a difesa di un diritto che un giorno sembrerà scontato. Non lo so quanto tempo ci vorrà, ma credo che quel tempo arriverà: quel tempo in cui la Sardegna si riapproprierà del suo diritto naturale ad esprimersi in sardo. E dunque a pensarsi in sardo, a immaginarsi in sardo, a guardare al futuro nella propria lingua. Quel giorno nella nostra isola tutto cambierà.

Certo, essere sardi vuol dire anche saper accettare i tempi lunghi della storia, sapere che l’albero piantato oggi darà frutti probabilmente fra anni, se non fra decenni. L’importante è andare avanti. Di sicuro non saremo soli.

Il maggior pregio di questo libro è di avere inserito in un contesto storico una battaglia (quella per la lingua sarda), che arriverà lontano perché da lontano è partita. Tra gli stratagemmi del potere vi è quello di negare l’esistenza di un filo che lega sempre fra loro, anche a distanza di anni, azioni, percorsi, idee, sconfitte e conquiste. Per questo in Sardegna si ha l’impressione di dover sempre cominciare da zero. No, stavolta non sarà così. Per chi ha letto questo libro ripetere gli stessi errori sarà certamente possibile ma non inevitabile. Finalmente potremo far dimostrare che molto c’è ancora da fare ma che tanto è stato fatto. Questa sarà la prima sfida a cui, lettore del futuro, siamo stati chiamati.

Perché il sardo è la lingua del futuro. Del nostro futuro. Il sardo è la più grande infrastruttura immateriale di cui possiamo disporre. Ci serviranno porti, strade e aeroporti, ci serviranno asili, scuole e piazze. Ma servirà soprattutto una nuova consapevolezza, un nuovo modo di guardare a noi stessi se non vorremo cadere in balia di poteri sempre più forti e sempre più invisibili. La lingua sarda siamo noi, noi siamo la lingua sarda: i destini sono comuni.

In un mondo sempre più interconnesso, la Sardegna ha bisogno degli altri ma soprattutto ha bisogno di se stessa per dare un senso al suo percorso storico. Quando la lingua sarda sarà accettata ovunque, lo scenario che ci troveremo davanti sarà diverso. Né migliore né peggiore: forse solo più rispondente alla realtà.

La fuga dal sardo è infatti una fuga dalla realtà che non è più accettabile né giustificabile. Se le logiche dello Stato-Nazione hanno imposto per decenni la necessità di negare l’identità sarda, o di annacquarla in un autonomismo di maniera, il risultato di questa scelta è sotto i nostri occhi: gli stati nazione sono stati superati dalle dinamiche della finanza globale, l’autonomia è tramontata, e ora la Sardegna rischia perfino di perdere il suo status di regione a statuto speciale. A cosa è servito dunque aver negato davanti all’Italia la nostra lingua e la nostra cultura? A farci più ricchi? Più europei? Più integrati? Nessuna promessa è stata mantenuta.

Eppure il tempo non è passato invano, e le sconfitte non sono state delle disfatte. Perché il sardo ancora oggi lo si parla. Il sardo è una lingua viva. Non a caso, il nemico ha dovuto abbandonare alcune postazioni strategiche e si è attestato altrove. Ricordate? Fino a qualche decennio fa l’uso della lingua sarda era inibito. Molti di noi ne hanno fatto esperienza diretta, a scuola o in famiglia. Vietato parlare in sardo, e il motivo era semplice: per le classi sociali che avevano conosciuto la povertà, era l’italiano la lingua dell’ascesa sociale e dunque quella bisognava parlare, abbandonando il sardo al suo destino di dialetto, di parlata familiare.

L’operazione è riuscita a metà. Perché mentre una parte della classe dirigente sarda, in maniera più o meno sotterranea, lavorava per escludere la lingua sarda dall’orizzonte, un’altra lavorava per costruire e consolidare delle trincee lunghe e profonde.

Oggi la legge nazionale sulle lingue minoritarie e la legge regionale sulla legge e la cultura sarda, insieme a diversi piani triennali, documenti del Consiglio regionale e interessantissime indagini sociolinguistiche, hanno creato uno straordinario baluardo a difesa della lingua sarda. Fra mille problemi e contraddizioni, con poche risorse a disposizione e tra tante polemiche (quasi sempre strumentali), il sardo è entrato nelle scuole, nei consigli comunali, nelle università, nelle radio e nelle tv. Il sardo oggi è accettato più o meno da tutti, anche da quelli che una volta ne erano nemici. È accettato, ma a una condizione: che sia solo parlato. Perché il sardo scritto quello no, quello è ancora un tabù.

Ai sardi piacciono le definizioni che gli stranieri danno di loro e delle loro cose. Il «pocos, locos y mal unidos» di Carlo V resiste senza motivo a distanza di sei secoli: non perché sia vero, ma solo perché attesta la nostra esistenza. Allo stesso modo, le vecchie verità ottocentesche di Wagner sulla lingua sarda si sono trasformate in luoghi comuni e resistono a dispetto delle nuove scoperte.

Non è vero che esistono tante lingue quanti sono i nostri paesi, non è vero che campidanese e logudorese sono due lingue distinte. Non è vero. Esiste la lingua sarda, diffusa in gran parte dell’isola e facilmente comprensibile da tutti coloro che la lingua sarda la praticano veramente. È vero poi ci sono le differenze, gli scarti fonetici. L’altro grande merito di questo volume è quello di aver messo ancor più a disposizione di un pubblico vasto le ricerche di due studiosi come Michel Contini e Roberto Bolognesi, che da anni dimostrano l’unitarietà della lingua sarda.

Una lingua, un’isola, un’idea di Sardegna: senza quelle divisioni create ad arte da chi del sardo ha paura, o dai militanti della lingua che non riescono a guardare lontano o che esaltano le differenze piuttosto che i punti di contatto, la questione cambia radicalmente.

Così come la Sardegna, anche la lingua sarda è mutata. Si è evoluta, si è trasformata. E ancora cambierà. L’altra sfida che abbiamo dovuto affrontare, lettore che oggi mi leggi in un futuro lontano, è stata quella di abbandonare i nostri egoismi per condividere un progetto comune. Una lingua sarda per tutti, uno standard unitario capace di rappresentarci senza mortificare i suoni così familiari a cui siamo affezionati. Una lingua nazionale per portare il sardo ovunque, nelle scuole come nelle istituzioni. È stato un percorso duro, che altre minoranze prima di noi hanno affrontato con successo. È copiando gli altri che spesso si fanno le cose migliori. E così anche noi dovremo fare.

Ma non si può legare il destino della lingua sarda solo all’efficacia delle politiche linguistiche. È il momento che ognuno di noi faccia una cosa sola, nel modo più semplice possibile: parlare in sardo. Parlarlo anche poco ma ovunque. Con tutti, il più possibile. Insegnarlo ai figli, oppure impararlo dai figli che hanno la fortuna di apprenderlo a scuola, grazie ai pochi progetti sostenuti dalle istituzioni.

È difficile, lo so. Ma solo così cambierà il nostro modo di vedere i problemi che ci circondano, solo così riusciremo a capire che questa realtà può essere raccontata in un altro modo. Parlando in sardo cambieremo noi. E dunque cambierà anche la Sardegna.

Vito Biolchini

 

64 Commenti

  1. celeddu says:

    deo no cumprendo poite bos gherrades che canes arragiolados. ite problemas b’at si chistionades e iscriides ‘onzunu comente ischit? chie cheret iscriat in logudoresu, ateros iscrian in campidanesu, si cheren; ateros impitande sa lsc o sa limba de mesanìa.
    fintza s’italianu tenet maneras diferentes de esser iscritu e faeddadu (volgare, sindacalese, politichese, àulico, tecnicistico, forbito, accademico, popolare, burocratico, scolastico, etc. etc.) e no po cussu est una limba pobera.
    chini no du cumprendit, cancunu fueddu iscritu, po nai, in campidanesu o logudoresu, tengiat s’ umiltadi manna de si documentai, ca istimai sa lingua sarda ollit nai a tenni umiltadi meda e imparai sempri (ca scii cosa meda ollit nai e tenni richesa meda).
    o chi nou d’eus a fai s’interru, a sa lingua sarda.

  2. Antonello says:

    Sette o otto attivisti che quando si riuniscono per iniziative pubbliche non superano le 28 unità…ecco cantu seis…castiasì is fotografias de sa sala de Corongiu a si biri sanus

  3. Una breve raccolta delle battute qui inanellate dai supporters: nessun contenuto o argomento, la spocchia di sentirsi depositari della verità (o più probabilmente in una illusoria botte di ferro), lo stesso sarcasmo ottuso lega con il quale la Porcu racconta di essersi dovuta scontrare già da tempo.

    “Il tuo astio personale mi ha convinto del contrario”
    “Ci avessi parlato non faresti questi errori macroscopici. Ma ognuno è libero di sbagliare”
    “Quali critiche? Io leggo solo di fantascienza”
    “Viva il dialogo, purchè in italiano”
    “su tuo est s’interventu clàssicu de unu autocolonizadu”
    “la lsc non si parla…è un’ortografia. Ma quante bugie volete ancora accreditare?”
    “La vita è bella, respira”
    “Arrampicarsi sugli specchi, che bello. Respirate, la vita è bella.”
    “Cando as a àere sa catedra in Tubinga, tando ti isetamus”

    Scidaisindi allestru, chi esti giai spaccendi s’oll’e porcu!

    • Supporters?
      Macché tutta farina del sacco di Giulia Aresu o di Teresa Curreli……
      One man/woman band……

  4. Maria Antonietta says:

    Ma callade.bos. Ma bidu azis canta zente b’aiat pro Corongiu? Est issu chi at su pòpulu in fatu in Casteddu ello bois….ajò. Mudos, bi.

  5. Comunque, credo che il sottotitolo sia più rivolto a Corongiu stesso che al potenziale lettore.
    Averlo come vate o riferimento sulle questioni linguistiche è difficile da annoverare tra i possibili vanti.

  6. angelomanca says:

    interesante sa postfazione, e interessante su liberu.
    Pecadu po sa prefazione, chi m’ada fatu passare sa gana de lu legere.
    Basta custu partire dae Gramsci cun sa litera a Teresina, Gramsci este bistadu unu grande intelletuale italianu, e comunista.
    Parede poi chi Gramsci siada bistadu apetigadu dae Togliati, si no fuidi bistadu po issu s’opera manna sua che fuidi adurada in sos archivios de Mosca. Certu chi s’istoria los ada divisos, ma tocada de la idere cun sos oggios de su tempus sou.
    Parede puru chi sa Sardigna siada sempere bistada guvernada dae sos comunistas, tantu de tennere solu issos sas culpas de no aere tentu legges po sa limba sarda. Sa regolta de frimmas e sa legge de iniziativa popolare de su ’77 no este bistada digerida. Si culpa ana tentu, sa cultura sarda no este chi esserede alta meda. E cussu fuidi su brou de cultura de cussu tempusu.Assora comente ancora como medas intelletuales de subra e suta si brigaiana e si brigana (comente canes in cadena, narain sos Barritas), ca dogn’unu tenede sa resone sua.
    Po torrare a sa prefazione, si Gramsci si fuidi agatadu ancora, s’autore che lu iada postu cun sos nepodeddos de padre Bresciani.

  7. Chi poi boleisi chistionai su sardu cos’e bosatrus puru liggeisì puru custu, chi chistionada diaderusu de commenti fueddai po no ci perdi puru su pagu chi esti abarrau.
    No costada nemmancu nudda e po chini no c’arrenescidi beni esti scrittu puru in italianu (ma no in LSC, ta lastimu): http://academiadesusardu.files.wordpress.com/2009/07/arregulas.pdf

  8. Questa intervista a Giuseppe Corongiu pubblicata dalla Nuova Sardegna riassume i contenuti del libro e la visione del suo autore:
    http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/09/23/news/corongiu-sardo-lingua-normale-ma-schiava-dei-pregiudizi-1.7795137

  9. cicitu says:

    Chentz’e perunu cumentu po su libru, chi no apu ligiu, una cosa tocat a nai po chi siat crara: sa politica linguistica de s’ufitziu regionali est unu fallimentu cumpletu. Cun unu bellu pagu de milionis de eurus spendius in ses annus,

    no est arrennesciu a fai unu ditzionariu de sa lingua standard,
    no est stetiu bonu a produsi unu testu in sardu po is iscolas elementaris,
    no est arrennesciu a imprentai una antologia de sa literadura sarda po is iscolas medias, nì po is superioris,
    no at aplicau sa lei 482, chi imponit s’oferta de su sardu po totu is iscolas sardas (foras s’universidadi);
    no est arrennesciu, in nudda, a cuntrastai s’abandonu de sa lingua sarda po parti de is generatzionis noas, nì a dd’arrellentai;

    In is logus aundi sa politica linguistica funtzionat is fillus chistionant sa lingua prus de is babus, est aici in sa regioni ladina, in Catalunya, in is Paisus Bascus, feti po fa inus cantu esemprus.
    In Sardinia casi totu is antzianus fueddant su sardu, casi nisciunu de is pipius.
    Chi sighit custa gestioni, de innoi a pagus annus, su sardu no at’essi una” lingua normali” ma una lingua morta.

  10. Marieddu says:

    Deo imbetzes ispero chi Corongiu abarret e chi non si nd’andet a maju comente at naradu. Non bi cheret meda a cumprèndere chi nd’at a essire unu mortoriu chena de isse.

  11. Supresidenti says:

    Deu cun sinceririrari potzu nai ca aspettu cun passeizia sa di chi a sa regioni ci pongianta un atru direttori, non sciu si prus o mancu cumpetenti ca deu non seu nisciunu po donai patentis de cumpetenzia a nemus, ma a su mancu unu prus pagu barrosu e prus terra terra, ca sa lingua sarda, senoras e sinnoris, e de terra chi da dopeus arregolli.
    Saludi e trigu.

  12. Pierantonio Bardanzellu-S.Teresa Gallura says:

    PIERO BARDANZELLU

    Caro Vito, ritengo che pensando in sardo ( prima ancora che parlando) si possa
    effettivamente cambiare la Sardegna. Qualche politico ha fatto finta di cimentarsi nell’impresa ma con risultati decisamente scarsi. Noi, che non siamo politici (posso affermarlo anche per te ?) dobbiamo andare avanti comunque. Pur nei contrasti e nelle differenziazioni che l’onesta intellettuale ci impone. Peppe è andato oltre e non gliene faccio una colpa Anzi,sono d’accordo con lui per diverse affermazioni che, se non altro, avranno il merito di mantenere viva una discussione, che deve rimanere aperta pur nella diversità dei convincimenti.
    Da gaddhuresu ma cu un’anca lurisinca e una folti cumparìa cossa, cumprendu e rispettu li rasgioni di Ghjaseppa ma no li possu accittà candu piddha tència innant’ a la “linga fricandò”. Credu chi incora ìddhu si sentia più cuntentu candu faeddha e scrìi cu la linga chi ha suttu da li titti di la mamma. Senza trascurà,però, lu ch’è arriatu dapoi. Agghju aùtu la fultuna di pinsà, faiddhà e scriì in gaddhuresu,lurisincu e madalinìnu. Più libaltai di cussì ! Auguremu chi lu cuntrastu sia sempri abbaltu e chi la saluti c’ agghjutia.

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  15. Arrennegadedda says:

    Ti riporto quanto mi ha detto un giorno il fratello di mia suocera, fonnese, lucidisso ottantenne, quando, scherzando, gli ho detto che gli avrei mandato mio figlio per un paio di settimane a fare un corso intensivo di fonnese, che mio marito preferisce al cagliaritano…:”Tu parli campidanese, insegnagli quello. Il sardo è sardo”.
    Basireddus, Arrennegadedda

  16. Giovanni Collu says:

    A me invece sembra un’operazione politico editoriale molto azzeccata. E’ un libro che ha fatto discutere, ha incendiato gli animi, ha riportato l’attenzione sul problema della lingua. Un’opera sfrontata che ha rotto gli argini del conformismo, fatto nomi e cognomi, rotto il patto di connivenza morale tra poteri culturali. Ancora di più perché scritto da un uomo delle istituzioni e da un militante da sempre. Corongiu dovra pagare dei prezzi per la sua balentia. E penso che lo abbia calcolato. Un punto di svolta della questione linguistica. Pensate a tutti i libri che pubblicano gli esponenti del mondo della lingua: non se ne parla mai. Perché? Perché sono conformisti, non mettono in discussione il potere costituito, non tolgono o aggiungono nulla. E spesso sono brutti, folcloristici. Non entrano nelle pieghe della realtà. Io credo che valga la pena leggerlo e anche criticarlo certo. Ma ci si deve e ci si dovrà confrontare con il lavoro di Corongiu e penso che questa sia un’occasione per crescere. Per molti.

    • Caro Giovanni,

      1. Della lingua sarda si discute intensivamente da più di 15 anni (e anche prima), certamente anche grazie a Giuseppe Corongiu e grazie anche al blog che aveva creato insieme a Micheli Ladu (che stranamente viene poco menzionato, ma ha lavorato quanto tutti gli altri …ma questo, grazie al fatto che Micheli è una persona umile). A parte questo, credo che il discorso sulla lingua ci sia grazie a tantissimi militanti! E ferire e attaccare persone, studiosi calcolatamente… guarda che non è una cosa bella.

      2. Balente… Giuseppe Corongiu non ha mica scoperto l’America. Sul tema ne hanno scritto già altri, molto prima di lui, in primis Roberto Bolognesi. La differenza è che Bolognesi riesce a distinguere tra il suo blog e i suoi testi scientifici e Roberto è veramente un bravo fonologo che non ha mai scritto in uno dei suoi libri (almeno che io sappia) che uno studioso fosse un “bugiardo” o “nemico” o “orientalista”. Roberto il rispetto degli altri studiosi l’ha sempre mantenuto nei suoi libri e poi la roba personale la chiarisce nel suo blog.
      Un altro che ne ha scritto è Francesco Casula che Corongiu non menziona.

      3. Chi si deve confrontare? Noi? Scusa, ma noi non siamo i suoi lettori. Lui è a servizio del popolo sardo in un istituzione pubblica… pagata con soldi pubblici. Lui, si deve confrontare e giustificare di fronte a noi, ma non succederà. Perché? Alla presentazione del suo libro domani ci andranno solo i suoi amici e sostenitori. Nessuno di noi (orientalisti, difensori del campidanese, puristi… e chissà quanti nomi ci ha dato) ci andrebbe perché poi, lui potrebbe dire che tanto vengono solo per disturbare e provocare… e in più potrebbe dire: “Avete visto che ho ragione”… a fare il furbo con chi?!

      Corongiu cerca di fare il Sergio Salvi della situazione, un giornalista che scrive un libro quasi “rivoluzionario” sulla lingua, ma la differenza è che: 1. Salvi almeno sappeva citare le fonti e 2. non ha cercato di criticare 200 anni di romanistica in maniera anacronistica e 3. Salvi ha cercato di difendere le “lingue tagliate”, mentre Giuseppe Corongiu è interessato nel promuovere la LSC, della quale lui ne ha un vantaggio personale…

      ma non è quello il suo dovere da direttore dell’ufficio della lingua sarda. Il suo dovere da direttore dell’ufficio della lingua sarda non è quello di scrivere libri sulla lingua o sulla politica o di organizzare serate a piacere suo, invitandone sempre gli amici suoi a parlare.

      Il suo dovere è quello di ascoltare i parlanti e le loro critiche, il suo dovere è di migliorare lo standard perché anche quello fa parte di un processo di standardizzazione, il suo dovere è di unire i parlanti.

      Credo che in tutti questi punti lui abbia fallito… alla grande.

      • Giovanni Collu says:

        Il tuo astio personale mi ha convinto del contrario, ciao

        • Io non ho nessun astio personale. Zero.sono una persona molto razionale. Io con corongiu faci faci non ho mai scambiato una parola. Manco ciao. Niente di personale. Parto dal suo libro e il suo ruolo.

        • Giovanni Colli says:

          Appunto, se ci avessi parlato non faresti questi errori macroscopici. Ma ognuno è libero di sbagliare.

        • Quanta prosopopea Colli! Ma argomentare sulle critiche invece di propinare panegirici esilaranti?

        • Giovanni Collu says:

          Quali critiche? Io leggo solo di fantascienza.

  17. Boboreddu says:

    Personalmente non ho trovato il libro di Peppe (non me ne voglia per carità! Lo stimo per il suo impegno, anche se abbiamo idee diverse), particolarmente avvincente. Il sottotitolo è appropriato, per chi non ne sa niente…perché per quelli che ne sanno (commente naramus in limba sarda) risulta un po’ scontato. Di certo non ne condivido i toni da caccia alle streghe e la chiusura totale a qualsiasi tipo di dialogo con chi la pensa differentemente. Ricordo anni fa la guerra fra sostenitori della Limba de Mesania (fra i quali c’era lo stesso Peppe) e Limba Sarda Unificada, e ora vedo la stessa veemenza fra i sostenitori della Limba Sarda Comuna contro chi sostiene che l’utilizzo del campidanese e del logudorese possa essere una soluzione definitiva o anche transitoria. Io non sto dalla parte ne dell’uno ne dell’altro, essendo rimasto mesanista (anche se, da logudorese, non mi dispiace l’idea di utilizzare una variante vicinissima al mio dialetto come è la LSC), ma entrambe le posizioni dovrebbero dialogare pacificamente e tu Vito, da moderato quale sei, potresti fare da trait d’union. Non si può liquidare la proposta di utilizzare due norme contemporaneamente con il mantra “si divide la lingua, vogliono due lingue”, perché chiunque sia appassionato di linguistica sa benissimo che è una soluzione applicata senza problemi e senza “divisioni, balcanizzazioni, guerre civili” da tante nazioni senza stato e da tanti stati. Ci vuole l’onestà di ammettere questo, se poi, non piace come soluzione (come non piace a me) è un’altra questione, ma ripeto, ci vuole onestà intellettuale. Lasciamo aperta la porta a tutte le proposte, dialoghiamo, non sia mai che alla fine riusciamo ad uscire dal pantano nel quale siamo fermi da quando è nata la LSU nel 2001 e dal quale la LSC di certo non ci ha mai tolto. Viva il dialogo!

    • Viva il dialogo, purchè in italiano

      • E quale lingua vorrebbe usare? L’LSC che non esiste, il logudorese che utilizza, oppure abbassarsi ad altri dialetti “barbari”? Bello accusare gli altri di arrampicarsi sugli specchi! Ma po caridadi!
        Vito, benchè tu non parli il sardo dalla nascita, tirati fuori da questo vicolo cieco.

        • Franco Melis says:

          Pio, su tuo est s’interventu clàssicu de unu autocolonizadu. Pensa unu pagu e as bìdere chi est gasi.

        • Melis scidadindi! Chi pentzaisi de imparai a is pippius de innoi a narai “chenza” o “chelu” no nd’eisi a bogai mai acciolu, atru ca colonizatzioni!

        • Franco Melis says:

          E tue sighi a gherrare contra a su sardu imbetzes de gherrare contra a s’italianu. A mie mi paret chi in Casteddu sos ‘pipios’ faeddent totu in italianu. S’ùnicu forsis est su fizu de Coròngiu. Chie est coerente?

        • Castia chi is pippius chi chistionanta su sardu ci funti in tuttu sa sardinnia de basciu e chi in casteddu esti prenu de fillusu de cabesusesusu chi no fueddanta una cipudda.
          Ti d’appu giai scrittu: scidadindi. In su cabu de asutta seusu de prusu e chi pentzaisi de imperai sa lingue de bosattrusu po tottusu non c’eisi arrennesci mai. O is duasa “normasa” podinti bivi impari oppuru seisi bosattrusu chi boleisi ca abarridi s’itallianu scetti e su sardu morgiada!

  18. Ignazio Fulchesu says:

    Pimpa in lingua sarda, cartone animato promosso dalla RAS con dialetti e norma ortografica. L’informazione precisa è alla base di ogni buona critica.
    http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2011/05/26/news/scirarindi-mandrona-pimpa-insegna-ai-bimbi-a-parlare-in-sardo-1.3448179

    • Bene bene, vorrei allora sapere da quale sito lo possiamo scaricare.
      Per adesso da nessuno.
      Su Sardegna cultura e su Sardegna Digital Library non vi è nessuna traccia.
      http://www.sardegnacultura.it/index.php?xsl=267&s=7&v=9&c=28316&nodesc=1
      A quanto pare Il cartone esiste ma solo per la stampa.

      • “”Diecimila copie stampate: costo dell’operazione circa settemila euro. “”
        Soldi ben spesi non c’è dubbio posto che, per fortuna, i personaggi di Pimpa in sardu non parlano solo in LSC.
        Ma, ripeto, dove sono state distribuite queste fantomatiche 10.000 copie? In quali scuole?
        Perché il cartone non è in Rete, come Bakis, così che le scuole interessate possano vederlo magari con le nuove lavagne interattive multimediali delle quali mena vanto l’assessore Sergio Milia?

        • Ignazio Fulchesu says:

          Ruju, la lsc non si parla…è un’ortografia. Ma quante bugie volete ancora accreditare?

        • Igná non scantonare dimmi piuttosto che fine hanno fatto i promessi 10.000 dvd di Pimpa in sardu? Per quanto riguarda il lessico della LSC citofonare Corraine.

        • Volendo precisare, la lsc non solo non si parla (a parte lo spot ridicolo fatto con soldi pubblici buttati dalla regione per foraggiare i proprietari di tv locali), ma non è NEANCHE un’ortografia ma solo uno strumento adottato (malamente, con pietosi calchi dall’italiano) per fini amministrativi in via SPERIMENTALE.
          Se poi da esperimento (ampiamente fallito e lasciato nel solito limbo) debba diventare il comodo approdo per carrierine di pochi, allora oltre al fallimento si comincia a subodorare la malafede, da cui da parlante sardo dalla nascita vorrei mettere in guardia chi non lo è, Vito in primis.
          Allora Fulghesu, chi è che accredita bugie e soprattutto dove ci sono secondi fini, a seconta dei casi penosamente personali oppure ingenuamente politici?
          Sveglia!
          Il sardo si è differenziato più di mille anni fa, il fatto che ci si capisca più o meno tra nord e sud non significa che si utilizzi la stessa lingua (come un ceco con uno slovacco ad esempio), se per motivi nazionali si vuole arrivare ad una sintesi questa non potrà mai essere decisa escludendo la parte maggioritaria a causa di presunte tare di minore purezza (tutte da dimostrare) ma SOMMANDO se possibile lessico e costruzioni verbali, oppure, se non fosse possibile, adottando due norme grammaticali e ortografiche differenti, come si fa in tante farti del mondo, invece di inseguire ridicoli miti unificatori.
          Non siamo più nell’ottocento e viceversa di furbetti pronti a speculare se ne trovano sempre.
          Per cui chi è in malafede abbia il pudore di tacere (ma interessato non lo farà ovviamente), mentre chi non lo è provi a riflettere meglio.

        • La vita è bella, respira

    • Boboreddu says:

      Siamo seri, 7.000€ in confronto alle centinaia di migliaia investiti male, sono una inezia. L’informazione precisa è alla base di ogni buona critica davvero! 🙂

      • E’ vero è un’inezia in confronto ai 500 mila euro che la provincia di Cagliari non è riuscita a spendere in 5 anni.

        • Boboreddu says:

          Fra soldi buttati, non spesi e spesi male…che fortuna il sardu! Gai semus!

    • Pimpa… guarda il caso chi ha inventato Pimpa in sardo?!

  19. Vito, Pepe, si du nau in Casteddaiu, cun cussu chi m’arregordu, de su prexieri a fueddai e a scriri in Casteddaiu. Scetti calincuna frasis de una poesia de Nonna mia, Teresa Mundula Crespellani chi m’ari infogau a fueddai sardu candu femmu pippieddu e deu d’aggiurammu a batti ‘a macchina da scrivere’ su primu libru. Graziasa a Deusu in domu si fueddara su Campidanesu, senz’e bregungia ma cun grandu spassiu. Candu seu emigrau sa primu borta a Milanu e poi in Ameriga, sa cosa chi prus mi mancara de domu (a parti is malloreddus) fiara a fueddai in sardu cun is amigusu e sa familla. Ma immoi, grazias puru a bosatrus, torrausu prus fortisi chi mai, de dogna logu ‘e su mundu! E internet s’aggiurara mera. Su sardu alfabetu, cumenti sa bandera nostra è beni prantau in sa conca de is sardus e prontu a trionfai. Forza paris,
    Pietro Porcella
    (New York 27/11/2013)

    SU SCRIRI IN CASTEDDAIU (T.M.C.)

    Su scriri in Casteddaiu esti po mei
    su veru gosu de sincerirari,
    sa rima pari bengara de sei,
    s’idea nasci gosendi libertari.

    E’ cumenti su giogu a su pippiu,
    è cumenti su sposu a bagaria,
    o cumenti a su becciu s’arrescottu

    E’ stettia una fortuna manna mera
    po mei connosci una limba birbanta
    chi ti pirmitti sa picchiara vera,
    cun ricchesa de frasis chi ti spanta
    ……..

  20. Alessandro Sanna says:

    “le vecchie verità ottocentesche di Wagner sulla lingua sarda si sono trasformate in luoghi comuni e resistono a dispetto delle nuove scoperte”.
    Abbi pazienza: Wagner ha scritto tutte le sue cose in pieno Novecento, le cose mature intorno alla metà del secolo. Dunque cosa vuol dire verità ottocentesche? Che Wagner ripropone cose già dette nell’Ottocento? Se pensi questo (e le interpretazioni possibili sono solo due…), sbagli con perfetta ignoranza: Wagner ha costruito la linguistica sarda, potresti almeno leggere la prefazione al Dizionario etimologico sardo (dubito che tu lo abbia fatto). Se poi vogliamo entrare nel merito, sono pronto a discutere: ma di fatti, per favore.

  21. ps… se Corongiu voleva scrivere un libro di politica, ha veramente scelto un titolo sbagliato. lingua normale… la lingua normale??? Perché allora non abbiamo dopo sette anni un bel cartone animato in sardo con tutti i dialetti sardi??? come quello di Bakis della Condaghes? NO, i soldi vengono spesi per che cosa? A parte questo. Il mio discorso si riferiva alla LSC… non si deve fare necessariamente una doppia norma… ma non si è neanche migliorata la LSC!!! In sette anni!!! Volete UNA grafia… ? insandus, pigaus su sardu de basciu… poita depeus scriri “lughe”? e poita no scrieis “luxi” bosaterus??? cessu cessu…

    • pro su matessi motivu chi unu napoletanu cando est iscriende in italianu, ponet ” andiamo” e no iscriet ” iammo “………non mi paret chi siat gai diffizile a lu cumprendere

      • Scusa. Mi ndi seu scadescia de is tres coronas sardas, de su Preteddu Bembu e Castiglioni sardu e sa chistioni linguistica in su cincucentu, de su Manzoni sardu, de su purismu sardu e Romani e Siniscalchi, de s’ Accademia de sa Crusca de sa lingua sarda, de su fascismu e sa sciacuadura de is dialetus e chi po cussus motivus nosu depeus scriri lughe imbecis de luxi… scusa… diaderus.

        • Alexandra for president- Appu liggiu custu libru e mi pari scrittu de un omini chi dispretziat su campidanusu, cumenti unu leghista chi dispretziat is morrocchinus e sa lingua insora.

  22. No importat ita pensat Peter Koch, est de importu ita pensant is fueddadoris de su sardu. Su prus problema mannu est chi sa genti no connoscit sa diversidadi intru linguistica e sotziulinguistica. Unu ateru problema est chi funt sempiri ominis de 60 annus a chistionai de is cosas…imbecis de ascurtai unu pagu is feminas e is giovanus. Duas grafias, no faint duas linguas… est unu scilloriu. In Germania teneus puru duus grafias… a dolu mannu, custu Prof. Koch si ndi est scadesciu. Ahhh e est craru chi fustei chi scrit in logudoresu creit custa cosa e difendit su standard unicu a basi de is dialetus de susu.

  23. Bustianu Pilosi says:

    Su libru de Coròngiu est unu libru polìticu chi ponet problemas polìticos. Est unu libru bene informadu dae unu ghetu iscientìficu. Est unu libru anticadèmicu ca sos acadèmicos ant semper propostu un’idea dialetale de sa limba. Coròngiu non depet fàghere s’esamine de filologia romanza ite nde l’afutit de fàghere unu libru meda o pagu iscientìficu? Faeddamus de sas cosas de bundu e de capia. Semus de acordu o no pro unu sardu normale e normalizadu o no? Deo pro nàrrere so contras a duos istandard ca cussu est a beru a partzire sos sardos.

  24. Elena Fulgheri says:

    Duas grafias o duas limbas? Su parre de unu istudiosu tedescu de giudu. E non de oe.
    http://www.sotziulimbasarda.net/marzo2006/koch.htm

  25. Non farò polemiche nel tuo blog. Credo che tutti sappiano cosa penso di quel libro. Mi dispiace molto che non ci sia la possibilità di criticarlo e di veramente discutere sulle accuse fatte da Giuseppe Corongiu, in parte aggressive e false.

    Il libro è poco scientifico e di sicuro Bolognesi e Contini non avevano bisogno di questa pubblicità che anzi, ha fatto solo male a tutti. Giuseppe Corongiu, Invece di parlare veramente del problema e di cercare il dialogo con gli intellettuali sardi del sud della Sardegna, ha iniziato una guerra che veramente sta dividendo i sardi in due.

    Il sardo è UNA lingua, lo è sempre stato e nessuno ha MAI detto il contrario. Nessuno! Il concetto di due grafie, si usa in tutto il mondo nelle standardizzazioni moderne (e non fasciste come una volta). La LSC non è stata seguita così com’éra prevvista.

    Qualcuno parlerà di questo? Del fatto che Giuseppe Corongiu non segue la LSC che va migliorata da ormai 7 anni? No, perché chi ne parla, è un nemico o un orientalista.

    Bel giochino… complimenti.

  26. Devo a Biolchini una passione nuova, quella per la lingua sarda, invero la mia lingua madre, sino alle sue dotte considerazioni da cui è nata la sintesi comune nata figlia del nostro incontro ( la lingua sarda è una infrastruttura primaria per una Sardegna Sostenibile & Sovrana), l’importanza che davo alla lingua sarda era scontata, non politica, non rivoluzionaria. Mille e mille volte mi era capitato nel mio agire politico, sindacale, di usare quando non riuscivo ad esprimere un concetto o una parola in italiano naturalmente lo facevo in sardo e questo mi consentiva di comunicare e di entrare in empatia con i miei interlocutori, ho sempre considerato questo un elemento strumentale alla comprensione altrui del pensiero “italiano” che mi interessava trasmettere.
    Ho capito oggi, che c’era anche se inconsciamente un legame profondo, direi ancestrale tra l’ausilio datomi con l’uso della “mia” lingua e l’affidabilità delle cose che dicevo.
    Mi sono messo a studiare, come faccio sempre quando mi appassiona una cosa e ho trovato un bel saggio di Daniele Conversi dal titolo “La politica linguistica in Catalogna” pubblicato i ETNIE anno X n. 16 del 1989, nel quale l’autore spiega che l’importanza della lingua nel nuovo Stato delle autonomie spagnolo sancito dalla Costituzione del 1978 con particolare riferimento alle quattro nazionalità storiche: la Castiglia,la Catalogna, l’Euzkadi, e la Galazia.
    Leggerlo oggi alla luce del processo storico politico e sociale da esattamente la misura di quanto la lingua e i suoi effetti producano nel grande tema dell’esercizio dei poteri sovrani.
    Posso alla luce di questo mio personale percorso, concordare perciò con Biolchini che si, Parlando in sardo cambieremo noi. E dunque cambierà anche la Sardegna.

  27. Scumpartu tutte e to parulle. Testu bellu, cumuvente, puliticamente acutu è giurnalisticamente fundatu.
    Petru, dà a Corsica

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