Ambiente / Sardegna

“Eolico, biomasse, fotovoltaico, metano: in Sardegna ci rubano la terra e la chiamano sostenibilità”: un intervento di Nicolò Migheli

 Questo post è pubblicato anche sui siti Tramas de Amistade, Aladinpensiero, Fondazione Sardinia, Madrigopolis, EnricoLobina.org, SardegnaSoprattutto e Tottus in pari.

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Ci rubano la fonte della vita e la chiamano sostenibilità. Mai parola venne così stravolta nel significato. Da quando la giunta di centro destra si è insediata vi è un attacco continuo ai terreni agricoli della Sardegna. Un susseguirsi di iniziative sull’eolico, centrali a biomasse, impianti fotovoltaici, ed infine ricerche di metano ed energia geotermica. Un assalto che interessa tutta l’isola, in particolare la pianura del Campidano, l’ex granaio di Roma che ha prodotto cibo per millenni.

Ultima di queste iniziative una mega centrale da 100 GWh, da realizzare a Vallermosa. Centotrentotto ettari di terreno fertile, 3500 specchi, una torre alta 200 metri su cui verranno convogliati i raggi solari. Una centrale a biomasse da 1 Mgw, un invaso di 31.000 metri cubi d’acqua. Un investimento di 250 milioni di euro proposto da Sardinian Green Island di Alberto Scanu, presidente della Confindustria Sardegna e l’ASC Cobra di Florentino Pérez presidente del Real Madrid.

Impianto descritto ad “impatto zero” che sorge vicino ad un insediamento nuragico e che dovrebbe contemplare anche un grande uliveto. Ormai però si è capito che la produzione agricola è solo il velo su cui nascondersi. Le campagne sarde sono piene di serre fotovoltaiche che non producono nulla, se non certificati verdi che alimentano i bilanci delle imprese proprietarie. A tutto questo si somma la decisione di coltivare cardi in tutta l’isola per le bioplastiche.

Tutto in assenza di un qualsiasi piano che determini il bisogno energetico della Sardegna per gli anni a venire. Questo in una terra che importa circa l’ottantacinque per cento del proprio fabbisogno alimentare. Un Far West di irresponsabilità, un correre a svendere il terreno agricolo per trenta denari. La fonte della nostra sopravvivenza. Non c’è più memoria della fame diffusa. Le generazioni nate dopo la seconda guerra mondiale, sono le prime che in Sardegna hanno avuto tre pasti al giorno garantiti. Sarà sempre così? Il cibo che ci occorre sarà per sempre disponibile nel primo supermarket sotto casa?

Il finanziere George Soros, quello che con le sue speculazioni fece uscire la lira dallo SME e provocò la crisi della sterlina britannica, negli ultimi anni ha investito i suoi ingenti capitali in terreni sudamericani; dichiara che: “Il miglior investimento al mondo sono i terreni agricoli.” Lui ha lo sguardo lungo. Nel 2050 è previsto che il mondo avrà nove miliardi di abitanti. La FAO dichiara che le produzioni agricole dovranno essere incrementate del settanta per cento. La produzione di cibo è ridiventata un bene strategico, in un mondo in cui le terre fertili diminuiscono costantemente a causa dell’eccessivo sfruttamento, la desertificazione, i mutamenti climatici e la penuria d’acqua dolce. Le prossime guerre verranno combattute  anche per il pane. Come è sempre avvenuto nella storia dell’uomo.

Maurice Le Lannou, un geografo francese autore di un testo fondamentale sull’agricoltura sarda, salendo sulla collina di Monastir e guardando al Campidano, ebbe a dire. “Ora capisco fin in fondo il senso della seconda guerra punica”. Dal 2000 ad oggi, secondo l’ONG Oxfam (rapporto del 2012), una superficie grande come sette volte l’Italia è diventata, proprietà di gruppi finanziari, multinazionali dell’agribusiness, monarchie arabe, Corea del Sud, Cina, Giappone, India. Tutti soggetti che cercano di garantire cibo alle proprie popolazioni o redditi alti.

Una caccia ai terreni fertili che in Africa a raggiunto una ampiezza pari alla superficie del Kenia. Un furto legalizzato che ha assunto le forme di piaga sociale, con l’espulsione dei contadini locali e la riduzione alla fame di intere popolazioni. I cinesi fanno di più, perché importano persino i propri contadini. Molti di quegli espulsi ce li ritroviamo poi nei barconi della speranza. Land Grabbing, furto di terreni. In maniera non così sfacciata è quello a cui stiamo assistendo qui da noi.

Secondo Oxfam il fenomeno lo sia ha quando vi è: violazione dei diritti umani e dell’eguaglianza delle donne; assenza di consenso libero ed informato; mancanza di valutazione sugli impatti ecologici, economici e sociali; assenza di contratti trasparenti; mancanza di pianificazione condotta in maniera democratica con supervisione imparziale. Eccetto il primo punto, gli altri, nei più dei casi, riguardano anche le iniziative del business energetico sardo. Ad esempio chi dovrà smantellare gli impianti a fine ciclo? Il proprietario dell’impresa o quello del fondo? Le centrali a biomasse sono veramente sicure per l’ambiente e la salute delle popolazioni? Tutte domande che vorremmo avessero risposta certa.

Solo che quando le si pone  si è accusati di non volere le iniziative che portano il progresso, di essere contro l’industria, quella verde per di più. Non esiste dibattito e quando avviene, come nel caso di Arborea, si scopre che i comitati contro hanno più argomenti dei proponenti l’iniziativa. Il nodo centrale è che il terreno agricolo, fermo restante la proprietà privata, deve essere considerato bene comune. Oggi lo è in parte grazie al Piano Paesistico Regionale, però non essendoci piano energetico si ricade nella contraddizione. La terra è un bene troppo prezioso, per noi e per le generazioni future, per comprometterlo  con iniziative sconsiderate.

L’approvvigionamento alimentare diverrà problematico. Pochi controlleranno il cibo del mondo; saranno loro che decideranno a chi darlo e a che prezzo e a quale condizioni. Chi ha responsabilità di governo verrà ricordato per quel che ha fatto oggi. Il centro destra di Cappellacci e la mancata opposizione in Consiglio, resteranno  come l’amministrazione  che più si è data da fare per svendere il futuro alimentare dei Sardi. Chi verrà eletto prossimamente al governo della Regione dovrà invertire questa tendenza. Ne va della nostra sopravvivenza. Sempre che ci interessi ancora.

Nicolò Migheli

 

64 Commenti

  1. Attilio Piras says:

    Ero presente a Vallermosa quando hanno presentato il progetto: ancora sto male per quello che che hanno avuto il coraggio di dire. Solo un signore anziano di Vallermosa è intervenuto per dire cose “SANE”. Hanno girato un filmato , rendetelo pubblico!

  2. Energia Alternativa vedi di non fare il giochino delle tre carte!
    Dovresti indicare, se puoi, in maniera netta e chiara i dati tecnici dell’intervento, altrimenti e come disquisire sul sesso degli angeli, per farti un esempio copio ed incolllo da documenti ufficiali dell’Enea i dati relativi al Progetto Archimede, realizzato in parte a Priolo Gargallo.
    Tratto da: IL PROGRAMMA ENEA SULL’ENERGIA SOLARE A CONCENTRAZIONE
    AD ALTA TEMPERATURA versione del 17/12/2006, pag. 33 e 34:

    I dati salienti dell’impianto dimostrativo, come risultano dal Progetto preliminare dove è previsto un campo solare con 318 collettori da 100 m disposti in direzione Nord-Sud, sono illustrati nella seguente tabella:

    Superficie riflettente del campo solare (m2) 179.097
    Area totale occupata dai collettori ( ha) 18,8
    Area totale occupata dal campo solare (ha) 37,6
    Potenza di picco del campo solare 1. ( MWt) 136,1
    Capacità di accumulo termico (MWh) 500
    Potenza elettrica (equivalente) nominale (MWe) 28
    Energia elettrica lorda annua prodotta 2. ( GWhe/a) 55,9
    Energia elettrica netta annua prodotta 2. ( GWhe/a) 54,2
    Fattore di carico dell’impianto 3. (%) 22,1
    Rendimento medio annuo di raccolta 4. (%) 61,8
    Rendimento medio annuo elettrico (equivalente) netto 5. ( %) 17,3
    Risparmio annuo di energia primaria 6. (tep/a) 11.835
    Emissione annua di CO2 evitata 6 ( t/a) 36.306

    1. Con un flusso solare di 1.000 W/m2 e un’efficienza di picco dei collettori del 76%.
    2. Per ottenere la produzione netta occorre detrarre l’assorbimento degli ausiliari relativi alla parte solare, stimati al 3% dell’energia prodotta.
    3. Rapporto tra l’energia netta prodotta e quella producibile se l’impianto lavorasse tutto l’anno alla potenza nominale
    4. Calcolato sull’energia solare incidente sul piano dei collettori
    5. Rispetto alla radiazione normale diretta annua e alla superficie riflettente
    6. Si è considerato un consumo specifico termico medio di 2.184 kcal/kWh e un’emissione specifica di 670 g CO2/kWh, dati medi ENEL 2003 per produzione termoelettrica.

    In termini specifici, riferiti a 1 km2 di territorio, è quindi previsto di raggiungere le seguenti prestazioni, con i livelli di irraggiamento tipici della Sicilia:
    Potenza elettrica: 74,5 MWe/km2
    Produzione elettrica annua (equivalente) specifica: 144 GWh/(km2 anno)
    Risparmio annuo di energia primaria 31.500 tep/(km2 anno)
    Emissione annua di CO2 evitata 96.500 t/(km2 anno)

    Trovi il tutto al seguente link: http://www.solaritaly.enea.it/Documentazione/csp.pdf .
    Buona serata.

    • Energia Rinnovabile says:

      Caro Luca, non è una questione da gioco delle tre carte. Dimensionare un impianto di questo tipo dipende da vari fattori, non è semplice come per un impianto fotovoltaico ed eolico. Di seguito trova i dati ufficiali sull’impianto Gemasolar: http://www.nrel.gov/csp/solarpaces/project_detail.cfm/projectID=40
      I dati che riporti sono ottimistici, mentre conviene effettuare un confronto con gli studi di impatto ambientale presentati per impianti a specchi parabolici in Sardegna; da questi si può vedere che un impianto da 50 MW occupa una superficie di circa 230 ettari, a fronte di una produzione stimata di circa 200GWh per anno. L’impianto di Vallermosa occupa 138 ettari per una produzione di circa 110 GWh per anno. Di conseguenza i due impianti producono rispettivamente 0,87 GWh per ettaro all’anno e 0,8 GWh per ettaro all’anno. La differenza di circa 8%, estrapolata dai dati forniti dai costruttori è dovuta al fatto che l’impianto a torre di Vallermosa, ha una minore efficenza. Comunque questi dati sono indicativi, un corretto dimensionamento dell’impianto può portare ad una maggiore efficenza.

  3. Caro anonimo, svegliati se nessuno fosse a favore dei combustibili fossili, nessuno brucerebbe petrolio, tu domani rottameresti la tua auto ed andresti in bicicletta, i fatti dicono tutto il contrario, pensa a quanti vogliono abolire le accise per bruciarne il doppio. Ma mi sforzo di capirti, forse ti stanno per fregare il terreno per pochi euro, ma il problema ambientale esiste ed è enorme, è una grave colpa essere indifferente verso la vita presente nel nostro pianeta.
    Se trovi “irritanti” i miei ragionamenti, immagina cosa posso provare nei confronti di ciò che scrivi tu, su un pò di tolleranza ed educazione non guastano mai, nella vita non si finisce mai d’imparare.
    Non ho citato Vallermosa perchè non conosco nulla della questione, e quindi non mi posso pronunciare ne in bene ne in male.
    Nel lunghissimo articolo Migheli dedica all’argomento Vallermosa poche righe, tutto il resto è altro, non ho certo bisogno di Soros per capire che investire in terreni agricoli oggi è conveniente (per chi ha liquidità) non solo in Argentina ma soprattutto in Sardegna, basta osservare che appena 35 anni fa il rapporto tra terreno edificabile e agricolo era 1 a 10 oggi è 1 a 350, praticamente il secondo rispetto al primo si è svalutato di almeno 35 volte.
    Ma il problema ambientale esiste ed è enorme, e non è la tanta sbandierata CO2, che poi altro non è che il nostro cibo primario, la CO2 è vita, spero che tua sappia che il cibo primario di ogni essere vivente sulla Terra è la CO2.
    Non lo dire a nessuno ma sul banco degli imputati mettono sempre l’innocente CO2, perchè altrimenti se ci metti i prodotti cancerogeni è difficile escludere il nucleare, che invece nonostante Fukushima, continua ad essere “visto bipartisan come fonte pulita”, non produce il cibo per la vita CO2, produce solo morte, morte, mille volte morte.
    Continuiamo a bruciare i fossili, tanto hanno inventato la Diesel ecologica che vergognosa pubblicità.
    Le “Piogge sono acide”, altro che “non sprecate l’acqua è un bene prezioso”, che cosa non s’inventano pur di cianciare, l’acqua tra non molto non ci sarà più perchè sarà INQUINATA in cielo ed in terra, il consumo influisce poco o nulla, la quantità è sempre la stessa, ma cambia la qualità in peggio. L’acqua del rubinetto fa schifo hai voglia di far pubblicità regresso, e tra non molto anche le quella del sottosuolo sarà contaminata, tanti anni fa la prendevo in diverse sorgenti di montagna, oggi quelle sorgenti o sono asciutte o l’acqua è imbevibile.
    Rondini e rondoni, 35 anni fa il cielo di casa mia era oscurato da questi utilissimi uccelli, talmente erano numerosi, ora non ne se ne vede uno in tutto il periodo, anche questo grazie al progresso fossile.
    Abbiamo i fenicotteri, ma i fenicotteri prima non nidificavano perché Molentargius era una fogna a cielo aperto, diciamo le cose come stanno.
    Ci sono un sacco d’interventi nei confronti di “energia rinnovabile” alias “esperto del settore”, ma domande intelligenti non te ne ho visto fare, tranne dire no, no, no.
    I no vanno motivati.
    Gli potresti chiedere come mai per 20 MWe il progetto Enea prevede l’uso di 45 ettari di terreno e lui invece ne stima 128?
    Ancora come mai usano la Torre alta 200 metri ed invece l’Enea non usa nessuna Torre?
    Fagli notare che quando vai dal medico, se la cosa è seria ne consulti almeno 3 o 4 alla ricerca del più capace e della migliore e meno invasiva soluzione, perchè il pezzo di carta è appunto un pezzo di carta.
    Fagli notare che in Sardegna la temperatura è leggermente più elevata che nei paesi nordici che spesso anche a gennaio è primavera, quindi scaldare il terreno agricolo, e avere case super isolate forse non è così importante come in Germania o Finlandia.
    Fagli notare che il fatto che in certe aree serva una preventiva bonifica, non è mica un male, almeno si coglierebbero due obbiettivi.
    Forse ubicare le centrali nel deserto sarebbe più comodo?
    Fagli notare che i terreni agricoli non sono tutti uguali esistono quelli fertili e quelli meno fertili in genere pietraie.
    Relativamente ai Piani Imposti dall’alto, tagliati su misura degli amici, non mi trovi affatto d’accordo, la “Proprietà Privata” è alla base della Democrazia e non può essere vista come una concessione del potere, quindi servirebbero semplicemente delle regole chiare, a cui attenersi e non certo indicare su una carta i terreni di qualcuno come si è soliti fare, e poi quelle terre è peggio che se fossero espropriate(che strumento democratico rubare ai poveri per dare ai ricchi) perchè tutti i possibili acquirenti scappano tranne pochissimi affaristi che cercano di prendere tutto per un pezzo di pane, per poi attraverso gli amici politici procedere alla valorizzazione postuma.
    Buona serata

    • walter says:

      E quindi!? Stai forse dicendo che vanno bene le energie alternative ma regolate da politiche e leggi serie che non distruggano il tessuto socio-economico esistente?
      Non so se abbia capito male io, ma l’articolo mi pare abbia le tue stesse considerazioni.
      Però non mi è chiara la “logica” che ti porta a dire che in un territorio che già oggi esporta energia ha senso sottrarre altri (soli)45 ettari al posto di 125 di terreno fertile alla produzione di cibo che “importiamo” per l’80%. Come afferma Nanni in questo thread si potrebbe addirittura diventare produttori-esportatori, ma come tutti sappiamo, chi non ha pane non ha neanche il potere di imporre al mercato il giusto prezzo di quello che produce . L’Africa e il petrolio dovrebbero insegnare che a fronte di enormi profitti in tasca agli speculatori, per contro c’è una popolazione alla fame, la distruzione del territorio e del tessuto socio-economico preesistente. A Lampedusa, arriva, e non sempre purtroppo, chi subisce suo malgrado il “furto della propria terra”.

      • Eppure mi sembra di essere stato assai chiaro, ho affermato che è tempo di smetterla di bruciare combustibili fossili, quindi è INDISPENSABILE creare un sistema energetico alternativo all’attuale, tradotto in parole semplici, si creano Centrali Solari e si Chiudono quelle che bruciano i fossili, non si deve produrre alcuna energia in surplus da barattare.
        Relativamente ai terreni fertili non ho scritto affatto che sono i più adatti allo scopo semmai il contrario, esistono anche nel sud Sardegna una quantità smisurata di terreni pietraie e rocciosi, i terreni da bonificare forse sarebbero i più adatti.
        Si parla al massimo del 2 per mille del territorio, 50 kmq su 24.090 totale. Nel prossimo decennio sarebbe già tantissimo realizzarne solo il 10%.
        Saluti

        • walter says:

          Anche io pensavo di essere stato chiaro, ma evidentemente così non è.
          Siamo d’accordo che si devono sostituire le centrali alternative, ma al contrario di quanto esponi, io credo sia la soluzione ideale costruirle la dove già esistono quelle a combustibile fossile, tenendo conto che i terreni circostanti già sono compromessi dall’inquinamento delle stesse, evitando così di sottrarre ulteriore terreno “fertile” all’agricoltura e l’allevamento. Quello che tu definisci pietraie e terreni rocciosi sono pascoli fertili per pecore, cavalli, api, fauna selvatica etc etc.. e sono vitali per l’economia e le comunità che ne traggono sostentamento.
          Saluti.

          .

    • Energia Rinnovabile says:

      La dimensione del terreno occupato non dipende dalla potenza elettrica dell’impianto, ma dalla potenza termica, infatti la capacità di accumulo di questi impianti permette di accumulare nel tempo il surplus di energia termica che non viene inviato immediatamente alla turbina. Nella pratica, questi impianti sono efficienti per circa il 16% ed occupano meno terreno rispetto ad un corrispettivo impianto fotovoltaico, con in più la capacità di accumulare l’energia. Il problema di mettere queste centrali nel deserto è la mancanza d’acqua, necessaria per la pulizia degli specchi, oltre che per la turbina. Comunque concordo su una cosa fondamentale: i no vanno motivati, mentre quì assistiamo sempre ad un balletto di sentito dire e storie campate in aria, come quella della centrale visibile da decine di Km, che altererebbe lo skyline del cagliaritano.

  4. Io non trovo scandaloso che si produca in Sardegna più energia di quanto sia necessario ; la si userà come merce di scambio per acquistare qualcosa che invece ci manca. E’ tutta la storia dell’umanità che ci insegna a barattare ed a scambiare i beni per approvvigionarsi di ciò che si ha bisogno. Se per di più si produce un bene senza arrecare un danno all’ambiente, onestamente non capisco questa contrarietà.

    • Caro Nanni, dunque diventeremo esportatori di energia? E’ una bella notizia. Bella e assai credibile. Avremo posti di lavoro. E quanti? Il presidente del Real Madrid ha scelto Vallermosa per renderci ricchi? La Saras ha scelto Arborea per arricchire la Sardegna?
      Useremo, dice lei, l’energia prodotta in Sardegna come merce di scambio per scambiarla con prodotti che ci mancano? Che astuzia. Che sciocchi gli altri a non averci pensato. Siamo all’avanguardia, ha ragione . E questi stupidi dei comitati che si fanno domande e sanno solo obiettare sono dannosi. Che lascino fare e diventeranno ricchi. Invece sempre lì a dire no. Sono matti.

  5. Migheli, gli interventi “interessati all’interesse” sono talmente marchiani che le sue gentili risposte, le sue inappuntabili osservazioni,i suoi dati obiettivi sono ancora più utili a smascherare le argomentazioni di chi persegue un proprio vantaggio e magari, a forza di farlo, si convince perfino di ragioni insostenibili. Il danno prodotto da queste “teorie” è evidente ormai a tutti.
    Continui, sarà utile, utilissimo.

    • La gente muore sempre più di cancro dovuto al consumo di prodotti fossili, non è la CO2 in se ma sono i derivati cancerogeni prodotti nel bruciare i combustibili fossili e le radiazioni nucleari, il male assoluto. E che si fa ci si scaglia contro la miglior tecnologia pulita oggi esistente al mondo per produrre energia elettrica, il Solare Termodinamico ad Alta Temperatura.
      Ad una persona completamente all’oscuro dell’argomento a leggere l’articolo gli viene subito da pensare che per soddisfare le esigenze elettriche della Sardegna con tale tecnologia, sia necessario coprire gran parte del territorio sardo di specchi, quando invece basta ed avanza circa il 2 per mille del territorio ossia circa 50 kmq su un totale di 24.090 kmq, ne avanzano 24.040 di oasi pulita e non solo ma con un valore commerciale decisamente più elevato dell’attuale, visto che tutti sono alla ricerca di aria respirabile.
      Paradossalmente il territorio coltivabile, non è dilapidato da questa tecnologia ma al contrario esso risulta notevolmente potenziato, in quanto gli agenti cangerogeni prodotti dal consumo di carburanti fossili, riducono notevolmente la capacità di fotosintesi dei vegetali e quindi la produzione di glucosio, il principale carboidrato usato in natura come fonte di energia sia dagli animali che dai vegetali stessi, meno agenti cangerogeni, meno parassiti dannosi per i vegetali, quindi meno uso di agenti chimici antiparassitari, uguale più salute, miglior qualità della vita per tutti, è una cosa così semplice che non si capisce perchè sia così difficile da comprendere?.

      • Caro Luca, ancora con questa storia? Nessuno è a favore dei combustibili fossili, nessuno è così idiota.
        Ma nessuno può accettare pale, torri, specchi, pannelli messi a pera dappertutto senza un piano energetico.
        E’ semplice da capire.
        Quindi evitaci le spiegazioni sul danno da combustibili fossili e le lezioncine sul termodinamico. Sono irritanti.
        Il fatto che il termodinamico rappresenti una tecnologia di grande interesse non significa affatto che la si debba fare dappertutto.
        Ti prego di lasciar perdere una contrapposizione che non esiste.
        I motivi per i quali non si deve fare a Vallermosa sono stati ampiamente spiegati.
        Saluti

        • Energia Rinnovabile says:

          ANONIMO, il piano energetico prevede questi impianti. Vai a guardare l’ultimo piano che è ancora in vigore…..

  6. Nicolò Migheli says:

    Quello che dovevo dire è scritto nell’articolo. Ribadisco che non sono contrario alle rinnovabili. Tutt’altro! Insisto è la localizzazione che è sbagliata. Il terreno agricolo sta diminuendo di giorno in giorno. Non fatevi abbagliare dai luoghi inselvatichiti, è quello di qualità che manca. Se non agiamo subito tra un po’ non avremmo di che mangiare, Comunque oggi è uscito il rapposrto ISPRA sul consumo del suolo, leggetevelo. Vi tornerà utile, anche sem dubito che qualcuno cambi idea. Grazie comunque della bella discussione
    http://www.salviamoilpaesaggio.roma.it/2013/10/catastrofe-consumo-di-suolo-in-italia-inghiottiti-dal-cemento-70-ettari-al-giorno/

    • Manuel Floris says:

      Il consumo del suolo è opera di quasi tutte le attività umane. Anche in questo momento, scrivendo su questo blog, stiamo consumando territorio. Magari questo non avviene in Sardegna, ma avviene in un altra parte del mondo, nascosta ai nostri occhi, dove il carbone viene estratto a dispetto delle minime norme di sicurezza , dove le persone sono sfruttate in miniere a cielo aperto per estrarre Rame e altri elementi fondamentali per le reti di trasmissione e per i computer. Quando si manifesta la necessità di costruire una strada, vedasi il caso della Carlo Felice o della Sassari-Olbia, non si formano comitati contrari, ma al contrario si formano comitati promotori nel territorio che appoggiano il sacrificio di una parte del loro territorio a fronte del vantaggio che ne avranno. Siccome l’energia è sempre disponibile, non si ragiona su come viene prodotta e non si vede nel cedere una piccola parte del territorio, il principale vantaggio: avere energia, abbondante e pulita. Il territorio và difeso da speculazioni, ma se vogliamo continuare a consumare energia come oggi, dobbiamo andare in una direzione prima di tutto sostenibile, cedendo parti del territorio, confrontandosi con le popolazioni locali per far capire il valore dell’azione proposta. Nelle sue posizioni sento quello che ho sentito dire da altre persone: sono favorevole alle rinnovabili, ma non quì, fatele da un’altra parte. Non c’è in questa posizione una base ambientalista, visto che continuare a dire no a questa tecnologia, permette la continuazione dell’esistente, con la produzione elettrica in Sardegna affidata ai grandi gruppi a Carbone.

      • Manuel, e dai. Il No è rivolto a quell’impianto fatto là a Vallermosa. La tecnologia è molto interessante.Tutti vogliamo energia pulita, computer e strade. Non ci prenda per idioti.

        • Manuel Floris says:

          L’articolo non dice questo, basta leggere il titolo. Si parla di terreni che per il catasto sono agricoli, ma che non sono coltivati e per i quali i proprietari, hanno deciso in maggioranza di cedere il diritto di proprietà. Quando si dice da altre parti, si pensa sempre ad aree industriali. Ma delle aree industriali presenti in Sardegna, solo Macchiareddu ed Ottana potrebbero ospitare un simile impianto. Porto Torres è estremamente a Nord e l’irraggiamento solare potrebbe non essere sufficiente, inoltre è una area pesantemente contaminata dall’industria fossile, che ha costi di bonifica che i privati non vogliono accolarsi per iniziare una nuova attività come questa. Nella pratica, la Sardegna è in Italia la regione con le più elevate potenzialità per l’installazione di questi impianti, grazie al suo irraggiamento solare diretto e alle ampie superfici pianeggianti. Questo può garantire una reale sostenibilità ambientale della nostra produzione elettrica, con un graduale passaggio alle rinnovabili, dipendente dalla presenza di questa tecnologia.

          • Manuel, e allora discenderebbe da questo suo ragionare che si deve fare l’impianto a Vallermosa in modo che la torre abbagliante si veda da tutta l’area metropolitana di Cagliari? Non ha a che fare con idioti, se lo infigga bene nella testa. Tuttavia capisco la sua posizione. Saluti cordiali.

            • Energia Rinnovabile says:

              Una torre da 200 metri di altezza, posta alla distanza di 30 Km (Cagliari-Vallermosa), stacca un angolo di 0,37°, di cosa parla? “la torre abbagliante” inizierà ad essere visibile nel raggio di qualche chilometro (4 o 5) da Vallermosa, anche perchè il diametro della Torre sarà di pochi metri. Se volete opporvi a questo tipo di impianti, usate altri argomenti, senza cercare di generare dei falsi mostri.

  7. Paolo Zucca says:

    Dico la mia….

    Ognuno di voi tira l’acqua al suo mulino, ma non fa le considerazioni giuste.

    1) i terreni agricoli

    Chi scrive l’articolo parla dell’importanza della terra e del fatto che il solare termico ne occupa tanta. Quindi preserviamola! Poi però parla delle speculazioni dei grossi ‘latifondisti moderni’ e dei loro acquisti: insomma dalla padella alla brace. Sembra quasi che la scelta sia tra il morire di fame per mancanza di terreno da coltivare e l’essere schiavi delle multinazionali della coltivazione…
    A mio avviso di terra ce n’è tanta, e la maggior parte non è coltivata. Chi utilizza questa leva per screditare le fonti rinnovabili lo fa per interesse/partito preso. Abbiamo decine di migliaia di ettari non coltivati e brulli che potremmo usare per queste iniziative. Un piano energetico nazionale dovrebbe individuare le più consone, utilizzando possibilmente gli spazi delle zone industriali, discariche dismesse etc etc. Questo dovrebbe essere anche il must per chi progetta impianti di questo tipo, mentre spesso non accade (vedasi gli altri 4 progetti di solare termodinamico presentati)

    2) le rinnovabili

    Suppongo sia chiaro a tutti che non possiamo fare a meno delle rinnovabili. A quale prezzo però? Fino ad ora quello che è successo è che vento e sole sono stati sfruttati da imprenditori non sardi che, attirati dai grossi incentivi per le rinnovabili, hanno costruito impianti, se li sono ripagati in poco tempo e non hanno lasciato nulla sull’isola.

    Dobbiamo pensare in maniera nuova (nuova per noi, in altre parti del mondo lo fanno da tempo…): non è più tollerabile che gli imprenditori furbi si arricchiscano non per le proprie capacità ma grazie a forti incentivi (ognuno di noi potrebbe fare l’imprenditore con quegli incentivi…) e non lascino nulla in Sardegna.

    E la novità è che, in attività strategiche e altamente remunerative come la produzione di energia elettrica/termica da finti rinnovabili siamo noi stessi a doverci mettere in gioco. Forse non esistono imprenditori sardi che non possono sfruttare sole e vento? E nel caso non ci siano (ci credo poco…) forse non possiamo imporre che un 15/20% di quote di un qualsiasi impianto debba essere venduto ai cittadini? Forse non possiamo imporre più posti di lavoro, stipendi decenti, ricadute economiche a questi imprenditori?

    Si, lo possiamo fare, ma sta alla politica muoversi. Fino a che non ci saranno risposte serie e concrete per scongiurare le solite invasioni barbariche, che non lasciano nulla nella nostra amata terra se non desolazione e povertà, credo sia inutile parlare di MWh, di figata del solare termodinamico, dell’eolico che permette di coltivare i terreni adiacenti…

  8. Questa è una sua risposta ad una domanda sulla sua attuale attività:
    «Dopo aver lavorato per tre anni, con borse della Regione, al CRS4, ora sono consulente per aziende che si occupano di energie rinnovabili. Mi occupo inoltre di divulgazione scientifica in particolare collaborando con il Planetario dell’Unione Sarda, varie associazioni culturali e Comuni della Sardegna.»
    Mi ricorda la risposta di un esperto di vaccini che lavorava per Novartis e sosteneva la validità dei vaccini antiaviaria fatti dalla stessa Novartis. Quei vaccini non servirono nonostante il parere dell’esperto.
    Così è chiaro il motivo della diffidenza?
    Infine non bastano numeri, cifre e calcoli. Il comitato che agisce contro il termodinamico è informato anche sui dati che lei evoca come vangelo ma li inquadra anche nella realtà socioeconomica di Vallermosa.
    Quell’impianto non è una follia di per se stesso. E’ sbagliato farlo là e far credere che verranno impiegate tante persone.
    P.S.: allarghi il campo della fotografia dell’impianto spagnolo in Andalusia. Vedremo quanto calza l’esempio.

    • Manuel Floris says:

      Lei immmagino sia una persona del comitato che preferisce parlare come anonimo, senza mettere nome e cognome, senza mettere un CV su internet. Certo, la mia esperienza di ricercatore precario mi permette di fare consulenze con aziende private nazionali e non, sulle energie rinnovabili, non per questo sono un consulente di SGI. Ecco un bel campo largo dell’impianto spagnolo Gemasolar: http://www.torresolenergy.com/EPORTAL_IMGS/GENERAL/SENERV2/IMG2-cw4e412471dd97d/gemasolar-plant-june2011-1b.jpg
      Non vedo un deserto attorno ad esso, bensi campi coltivati, filari di piante, etc.

      • Caro Manuel, anziché pescare foto dell’Andalusia da internet (fonte non accreditata scientificamente) ci spieghi, si può e se vuole, la fonte delle consulenze. Io ho il mio CV, ma faccio solo domande legittime quanto le sue consulenze. La Spagna e l’Andalusia non mi sembrano un esempio di sviluppo augurabile. E le ripropongo, come l’aglio dopo cena, il quesito sul conflitto tra i suoi interessi e la posizione in questo ragionare. Non ne esce più forte. Anzi. Non ci dia lezioni. Non è nella posizione di farlo.

        • Manuel Floris says:

          Mentre lei continua a nascondersi, i miei lavori sono pubblici. Io studio l’irraggiamento solare diretto, ovvero la fonte energetica di questi impianti. Le foto sono documenti, le fonti scientifiche sono lavori, non confonda le cose.

  9. E se non fosse chiaro, cari Manuel e signor Energia Rinnovabile (quest’ultimo non confondibile con i signor delle biomasse), sappiate che d’ora in avanti vi verrà continuamente obiettata la posizione di partenza nella discussione. Niente di personale, s’intende. Ma solo dati di fatto. Nessun fatto illecito, s’intende. Solo fatti. Saluti cordiali. Attendiamo argomenti.

  10. Cari Manuel Floris, consulente di società che si occupano di energie rinnovabili, e signor Energia rinnovabile in persona, sembra evidente la vostra posizione di conflitto di interesse in questa discussione. E’ questa la ragione principale per cui è consigliabile che questa discussione continui tra voi due. Pochi vi seguiranno. Saluti cordiali.

    • Manuel Floris says:

      Caro signor ANONIMO, chi dovrebbe discutere dei problemi energetici? Quando lei ha una malattia và dal medico che è pagato per fare il suo mestiere oppure và dall’idraulico perchè non esercita quella professione e dunque non è in conflitto di interesse? Io non lavoro per la società in questione, sono un ricercatore precario e sono stato finanziato nelle mie ricerche non dalle società private, ma dalla Regione Sardegna che ha giudicato il mio progetto di ricerca meritevole di finanziamento. In questo blog, nell’articolo del Dott. Migheli sono state sollevate varie obiezioni a questa tecnologia, come esperto porto il mio contributo nel dibattito e la mia opinione, poi se lei non vuole ascoltare è libero di leggere quello che vuole e di restare della sua opinione. L’opportunità di una discussione è quella di informare chi non è addentro alla tematica, permettendo così a tutti di farsi una propria opinione. Ma nelle cose che ho scritto quì e che racconto da quasi 4 anni, non c’è un solo dato, un solo numero che lei o chiunque altro possa contestarmi. Poi lei può dire: il solare termodinamico non mi piace! Questa resta una sua libera espressione di opinione, ma se dice che questi impianti inquinano o devastano l’ambiente, beh, allora quì non è più questione di esprimere una semplice opinione, queste tesi vanno dimostrate numeri alla mano e non per sentito dire. Così funziona la scienza, così và avanti un discorso serio sul futuro energetico della Sardegna. Vuole tacere la mia opinione e quella di altri che conoscono questa tecnologia? La conoscenza è conflitto d’interesse? Tutti si sentono in diritto di questi tempi di dichiararsi “esperti” nel campo dell’energia, un pò come tutti sono allenatori di calcio della nazionale……

      • anonimo says:

        Sì, la conoscenza può essere conflitto di interessa. Dipende da come la si utilizza. Gli esempi sono tantissimi.

        • senzasenso says:

          Cosa c’entra il conflitto di interessi?
          Si ha confitto di interesse quando si hanno contemporaneamente funzioni di programmazione e di gestione di un progetto o un’attività oppure di gestione e di controllo di un progetto o attività.
          Discutere di un argomento di cui si è competenti perchè fa parte del proprio lavoro non è conflitto di interessi, è normale.
          E anche se intervenisse in questo blog il soggetto interessato non sarebbe conflitto di interesse, ma difesa delle proprie posizioni.

  11. Mauro Mudadu says:

    Gli impianti tecnologici dell’energia sostenibile trasformano l’energia da una fonte naturale ad energia utile per risolvere alcune necessità dell’uomo come l’elettricità, il calore o il raffrescamento e tanti altri sotto prodotti come in molte parti del mondo, anche in Spagna come avete scritto. Ma ogni progetto del nostro tempo, siamo nel terzo millennio l’era del conoscenza e della comunicazione, deve rispettare alcuni criteri tra i quali quello economico ambientale dell’esternalità che è il nuovo concetto per una nuova società ambientale ed ecosostenibile senza per questo essere ambientalisti-nichilisti. Quanto costa produrre e trasportare quelle tecnologie da una parte del mondo alla nostra isola, tralasciando momentaneamente le fasi di montaggio, controllo e smontaggio che dovrebbero essere uguali in tutto il mondo, per poi trasportare l’energia elettrica da noi trasformata in altre parti del mondo? Quando tali impianti di trasformazione sono inseriti fra le file delle colture come gli oliveti si aggiunge un problema al sistema di trasporto dell’energia; in Italia il sistema centralizzato, poche grandi centrali di trasformazione per le lunghe distanze di dispacciamento dissipano 20 TWh/anno di energia elettrica per la trasformazione di energia elettrica in energia termica, effetto Joule, lungo le vie di trasmissione, in un oliveto quanta energia elettrica o termica serve? Se vogliamo produrre energia da fonti rinnovabili, dobbiamo distribuire nel territorio tante micro centrali diversificate, quante siano le peculiarità e le necessità territoriali e non di più di quante necessariamente servono a quel singolo territorio e alle singole realtà imprenditoriali o sociali perché in caso contrario vi sarebbero delle perdite rilevanti per la costruzione delle infrastrutture e per il dispacciamento a lunga distanza. È vero che la fonte solare si trasforma anche in eolica ma non è vero che è estremamente distribuita perché la fonte solare è presente sotto altre forme: vi sono alcune zone dove “il sistema natura” con l’energia del Sole è più generoso di calore e di vento ma in altre zone è diversamente generoso con le maree o con le correnti marine e in altre vi è più piovosità e quindi più bio massa o grandi scorte di ghiaccio. Tutto il mondo è un grande accumulatore e trasformatore di energia solare, dove il materiale organico per molti milioni di anni si è trasformato anche grazie all’energia del sole in fonti fossili (carbone e petrolio) che purtroppo attualmente preleviamo e bruciamo immettendo in atmosfera oltre che CO2 e calore anche tanti altri sottoprodotti che non dovrebbero stare nell’aria ma dal principio le fonti fossili dovrebbero essere utilizzate nelle trasformazione di sintesi già avvantaggiate dal processo chimico fisico naturale. Per quanto riguarda le fonti fissili (energia nucleare) per carità in Italia ci siamo già espressi due volte e dovremmo iniziare a fare i conti per chiedere i danni provocati al Sistema Terra a tutte quelle Nazioni che stanno indebitando il Mondo con l’avventura del nucleare militare e (in)civile che chiederà aiuto a chi ha già iniziato l’esperienza per la dismissione delle centrali nucleari e ancora non l’ha conclusa. Ebbene si, come avete chiesto, già da oggi dobbiamo e possiamo trasformare l’energia naturale sui tetti, sulle pareti verticali, dai lastricati pedonali, dai parcheggi e dalle strade così da alimentare le aziende agricole, le industrie e i centri abitati dal più piccolo al più grande, ad ogn’uno con il suo peso energetico necessario per vivere meglio di come ora sta vivendo, più immobili passivi in bioedilizia e meno tecnologia che per trasformare le fonti naturali usano fonti fossili o fissili.

    • Energia Rinnovabile says:

      Se questi impianti vengono proposti in Sardegna è proprio perchè questa è l’unica regione in Italia assieme alla Sicilia che ha un’insolazione tale da permettere la produzione di energia elettrica con questa tecnologia. Le grandi città e le industrie richiedono potenza elettrica, comprese le reti di telecomunicazione che ora io e lei stiamo usando per fare questa discussione, queste centrali non sono di elevata potenza, confrontate con quelle fossili e fissili, ma hanno una potenza sufficiente per alimentare dei grossi centri abitati. Il fotovoltaico sui tetti non risolve il problema delle industrie e delle grandi città e non lo fà neppure il risparmio energetico. Un futuro senza fonti fossili deve vedere insieme: solare termodinamico, fotovoltaico, eolico e risparmio energetico. Rinuciando al solare termodinamico si rinuncia ad una componente fondamentale del mix energetico rinnovabile. Poi se lei professa una rivoluzione sociale, in cui ciascuno di noi andrà a vivere in piccoli centri, con la progressiva morte delle grandi città, questo non è un processo ne di domani, ne tantomeno di dopodomani. La Sardegna deve capire oggi cosa vuole per i prossimi 20 anni, costruendo un mix energetico rinnovabile. Le centrali solari termodinamiche possono essere distribuite nel territorio per coprire i fabbisogni industriali e cittadini, senza perdite dovute al dispacciamento. Il fotovoltaico potrà serviere per i consumi domestici di una parte della popolazione. L’eolico contribuirà a questo sistema, dove l’idroelettrico servirà ad accumulare una parte dell’energia prodotta, senza rinuciare alla risorsa acqua, che non può essere vincolata alla sola funzione di accumulo e come tale, nella nostra isola, và usata con molta accortezza. Per quanto riguarda il trasporto delle tecnologie, queste sono presenti in Sardegna ed il solo ricevitore verrà parzialmente assemblato fuori dall’isola.

  12. Nicolò Migheli says:

    Grazie per i vostri commenti perché sono il sale di ogni discussione. Comincio con il rispondere a Rinnovabili Sardegna, che mi accusa di produrre dati errati. Quelli che ho riportato li ho trovati sul web, negli articoli della Nuova Sardegna, Gruppo di intervento giuridico, e Sardiniapost. Ancora una volta se si parla di questi argomenti la querelle è sui dati. Di questi non vi è mai certezza. Questa prassi risponde al punti che Oxfam cita per classificare il Land Grabbing :” assenza di consenso libero ed informato; mancanza di valutazione sugli impatti ecologici, economici e sociali; assenza di contratti trasparenti; mancanza di pianificazione condotta in maniera democratica con supervisione imparziale” Però vorrei porre una domanda. Gli ettari interessati sono 138? Gli specchi 3500? La torre è alta 200 metri? C’è la centrale a biomasse? L’Invaso idrico esiste in progetto? In una zona peraltro esclusa dall’irrigazione. Io non sono contrario alle rinnovabili, Tutt’altro! Non sono contrario se si realizzano nelle zone industriali come Isili e contrarissimo quando sono in terreni fertili come Milis e Narbolia. Non sono contrario a progetti tipo Vallermosa ma alla loro localizzazione. In Italia dal 1960 ad oggi abbiamo perso terreni agricoli, divorati da strade, città, capannoni e supermarket pari alla superficie dell’Abruzzo. Vogliamo continuare così? Ritornare all’agricoltura con sistemi moderni e sostenibili è la scommessa del futuro. Già oggi in Italia l’occupazione è aumentata del 13% nel settore. Produrre cibo di qualità è la scommessa del futuro. Per comprenderlo basta guardarsi i dati FAO. Comunque resta la domanda, perché produrre tanta energia, quando siamo esportatori. Perché ci serve? Che idea abbiamo del nostro futuro? Una volta chiariti questi punti si potranno fare le scelte che si vorranno. Resta ancora un punto, che diventa nodale, perché non operiamo sul lato del risparmio? Quanto alle supposte paternità, non sono l’ultimo arrivato, anzi il primo ad aver usato il termine Land Grabbing per descrivere i fatti sardi. Sarebbe bastata una interrogazione su Google. La mia professione è quella di sociologo dello sviluppo rurale, sono stato anche un dirigente di Slow Food Sardegna, dove il tema del consumo del suolo agricolo è una delle problematiche principali. L’ultima nota è quella su Michela Murgia, non so se lei risolverà il problema, dovrà vincere le elezioni. In ogni caso, quelli che ci governano e l’opposizione che non c’è stata non è che si siano dati da fare per bloccare il fenomeno.

    • Energia Rinnovabile says:

      Le chiedo quale sia la sua posizione rispetto ai progetti presentati per la centrale di Porto Torres a Carbone, per quella di Ottana e per l’utilizzo del carbone del Sulcis. Non condivido per nulla la sua posizione, perchè di fronte a delle criticità a cui solo Sardinia Green Island può rispondere, lei generalizza il problema parlando di furto del territorio ad opera di questa tecnologia che al momento è l’unica fonte rinnovabile in grado di produrre energia 24 ore su 24. Sà che a parità di superficie occupata, un impianto fotovoltaico produce molta meno energia? Come pensa di rilanciare il settore agricolo che oggi fattura un misero 4% del P.I.L. della Sardegna, senza fornire a quel settore l’energia necessaria? In Spagna producono buona parte dei prodotti ortofrutticoli che noi tutti consumiamo, e molti provengono proprio da quei territori che ospitano questi impianti, tutto questo è un caso? Il risparmio energetico è fondamentale, ma richiede grandi risorse che al momento le singole famiglie sarde non hanno a disposizione, infatti bisogna completamente riqualificare il nostro patrimonio abitativo con costi notevoli che vanno spalmati nel tempo. Nel frattempo serve energia e dobbiamo decidere se deve essere prodotta nel modo più compatibile con l’ambiente o se dobbiamo continuare a produrla bruciando carbone.

    • Manuel Floris says:

      Quì trova i dati della centrale gemella: http://www.torresolenergy.com/TORRESOL/gemasolar-plant/en
      Sul discorso che lei fà riguardo l’installazione di questi impianti in aree industriali, le dico solo che dopo la bocciatura dell’impianto proposto da Sorgenia nell’area industriale di Macchiareddu, difficilmente qualche privato prova a riproporre un simile progetto nell’unica area industriale adatta ad ospitarlo. Per il resto, tutte le altre aree industriali o non hanno superfici pianeggianti disponibili, oppure hanno costi legati alla bonifica dei terreni inquinati da chi li occupava. La legge nazionale prevede che un impianto solare termodinamio a sali fusi possa essere installato anche in area classificata agricola, proprio perchè utilizzando sali che vengono utilizzati come concime in agricoltura, ha un bassissimo impatto ambientale. Se poi quelle aree siano coltivate, basta vedere cosa ne è di ampie superfici del campidano: abbandonate e semidesertificate a causa di un agricoltura che ha sfruttato il terreno senza preservarlo per il futuro.

    • Andrea Zep says:

      Sig. Migheli ma cosa sono questi 1Mgw?? 1 mega costante gravitazionale watt? perché nel linguaggio del sistema internazionale di misura ha scritto proprio questo.. Questa è una guerra contro le rinnovabili; abbiamo da decenni centrali a Carbone ed a TAR (OIL non vi ha insegnato nulla?) e fate questa continua campagna contro le rinnovabili. Ok andare contro la speculazione, ma produrre energia è un business come un altro. Vi siete mai chiesti quanto inquina mangiare carne e produrla? dovreste informavi… Gli impianti FV, che usufruiscono degli incentivi GSE (pagati con le nostre bollette e che pesano per 12% sul costo della stessa) hanno obbligo di smaltire i moduli a fine vita, e ciò deve essere dichiarato prima che l’impianto vada in produzione. Esiste forse una cosa simile per impianti come Tecnocasic (inceneritore)?? mi pare proprio di no! Vorrei anche segnalare che nei pressi delle centrali FV ed eoliche si può pascolare e coltivare, cosa che non si può fare vicino a Sarroch, oppure alla centrale Grazia Deladda. Dovrebbe informarsi presso il GSE, oppure Terna oppure Enel e non dai giornali che non sanno nemmeno la differenza tra energia e potenza istantanea.

  13. Ci sono aree gia ‘ compromesse, perche’ fare le centrali su suolo agricolo fertile? Il punto della questione e’ questo, il resto sono solo giri di parole.

  14. La gestione del territorio è un problema politico (perché richiede una visione ampia e lungimirante), culturale (in quanto basata su visioni comuni e prospettive meditate) e sociale (perché ogni scelta in questo campo comporta effetti che riverberano più o meno pesantemente sulle persone).
    Il problema della produzione di energia è anche un problema tecnologico: serve la conoscenza di ciò che si può fare (e con quali costi, non solo economici) e di cosa invece non è attuabile (o lo sarebbe con costi elevatissimi, anche in questo caso costi non solo economici).
    Se vogliamo mantenere l’attuale “tenore di vita” e le attuali comodità abbiamo bisogno di energia (in casa, in ufficio, nelle industrie, in agricoltura, nei trasporti). E dato che non esistono fonti di produzione di energia al 100% sostenibili (qualche problema all’ambiente lo arrecano sempre, anche se in misura diversa l’una dall’altra) qualche sacrificio va fatto per forza. E dove posizionare le centrali, grandi o piccole che siano? il vero problema è integrare i due aspetti: la gestione del territorio e la produzione di energia.
    Non mi sembra questo tema si possa liquidare opponendosi tout court all’innovazione o accettando, viceversa, tutto, acriticamente. Per affrontare un tema così complesso serve una visione articolata. E servono solide basi di conoscenza. Altrimenti si continueranno a commettere errori, spesso irrimediabili.

  15. Angelo says:

    Non voglio fare il polemico, per carità, però queste cose gli indipendentisti (in particolare i due movimenti più moderni) le hanno sempre dette.
    Il mio commento non vuole rivendicare paternità ma piuttosto comunicare il piacere che anche altri si stiano pian piano accorgendo che non erano solo grida di “al lupo, al lupo” fatte tanto per farsi notare.
    Quindi ben vengano gli interessamenti di tutte le porzioni di società, questo è un problema grave ma soprattutto ATTUALISSIMO, bisogna pensarci adesso perché domani sarà già tardi.
    Vedo che nel programma di Sardegna Possibile queste criticità sono presenti, sarebbe bello che tutti i candidati alle future elezioni sarde si confrontassero anche su questi temi.

  16. Rinnovabili in Sardegna says:

    Articolo pieno zeppo di errori. In Sardegna sono installati impianti per produzione elettrica pari a circa 5GW e la centrale di Vallermosa sarà da circa 20 MW. DI tutta l’energia prodotta in Sardegna, circa l’ottanta percento (80%) proviene da fonti fossili, carbone sopratutto ed olio combustibile. Continuare a non ragionare su questi numeri, gonfiando polemiche sterili, alimenta la lobby del Carbone in Sardegna, che vuole realizzare due nuove centrali: una a Porto Torres ed una ad Ottana. Il futuro della Sardegna secondo Mighelli qual è? Dobbiamo tornare all’agricoltura? Può essere anche una strada perseguibile, ma senza l’energia è inattuabile. Continuare a produrre la nostra energia con il carbone ha una conseguenza diretta: dobbiamo continuare a vedere persone morire per malattie cardio-respiratorie dovute al particolato sottile liberatosi dalle centrali termoelettriche; inoltre ha una conseguenza indiretta: lo stoccaggio delle ceneri radioattive che si producono all’interno di queste centrali. La Sardegna ha nel Sole e nel vento due fonti energetiche pulite. Ragioniamo su come e dove produrre l’energia con il Solare Termodinamico, il fotovoltaico e l’eolico, senza creare falsi demoni e discutendo con i privati che propongono le loro iniziative industriali. Ma prima di tutto caro Mighelli, si informi bene sui numeri, perchè le sue premesse sono quantitativamente sbagliate.

    • senzasenso says:

      100 GWh o 20 MW? Vito potresti verificare ? Perchè se fosse vero quanto riporta “rinnovabili in Sardegna” è come se sul tuo blog scrivessi un articolo in cui denunci la cementificazione di 10 km di costa e in realtà stessero costruendo 1 chioschetto in legno.

    • Manuel Floris says:

      Giusto per dare qualche altra precisazione: in Sardegna nel 2011 si sono consumati 11.800 GWh di energia elettrica, di questa energia 9.500 GWh sono stati prodotti bruciando carbone ed olio combustibile. La centrale di Vallermosa, avendo la capacità di accumulare la propria energia sotto forma di calore e distribuirla anche in assenza di sole, cosa che non è possibile con le altre fonti rinnovabili (fotovoltaico ed eolico), potrà produrre energia per circa 6.500 ore all’anno, contribuendo così all’abbattimento della produzione di CO2 per una cifra pari a circa 30.000 tonnellate e producendo circa 1% di tutta l’energia consumata in Sardegna (da 90 a 110 GWh per anno). In questo impianto lavoreranno per la costruzione circa 250 persone al giorno per tre anni e a regime circa 40 lavoratori diretti ed altrettanti nell’indotto. Inoltre si calcola che sull’investimento complessivo, pari a circa 250 milioni di euro, circa il 70% resterà sul territorio; in pratica verranno spesi in Sardegna per la realizzazione della centrale circa 175 milioni di euro. I terreni agricoli che saranno occupati dall’impianto sono in grado di dare questo ritorno economico al territorio per i prossimi 30 anni (tempo di vita operativo dell’impianto)? Sulla questione dello smaltimento dell’impianto, fondamentalmente tutta la struttura è composta di laminati metallici, facili da smaltire, a differenza delle caldaie di una centrale a carbone.

      • Andrea Zep says:

        i sistemi di accumulo di energia esisto anche per il FV ed eolico… esistono le batterie, come l’impianto che ENAS costruirà ad Ottana (biomassa, FV a concentrazione e termodinamico). In Germania esistono metodi di incentivazione per l’acculo attraverso le batterie.

        • Manuel Floris says:

          Ciao Andrea, conosco bene il progetto di Ottana, che è un progetto sperimentale e di ricerca. L’accumulo sarà termico, per quanto riguarda il solare termodinamico, ed elettrochimico, per la parte di fotovoltaico a concentrazione. L’accumulo elettrochimico ha molte controindicazioni, legate ai materiali impiegati per le batterie. Mediamente una normale batteria di automobile è garantita per 4, 5 anni. Batterie più sofisticate sono garantite per 10 anni. Alla fine del loro ciclo vitale vanno smaltite, con costi non indifferenti e residui che vanno stoccati in apposite discariche controllate. Per questo motivo non possiamo pensare che l’accumulo fatto con batterie convenzionali o al litio, sia compatibile con l’ambiente. Oltre a tutto ciò ci sono costi elevati e una scarsità delle materie prime, per cui nessuno pensa di usare le batterie come accumulo di grandi quantità di energia. Si pensa altresì di utilizzare come accumulo il parco auto di automobili elettriche, ma parliamo di progetti di ricerca, nulla di economicamente proponibile oggi. La Germania detiene assieme agli Spagnoli, agli Americani e all’Italia i brevetti sul Solare Termodinamico e compie ricerche nel campo dell’accumulo termico ed elettrochimico, diversificando la propria ricerca e le proprie produzioni ed aziende, per non legarsi a tecnologie di cui un domani potrebbero perdere la leadership.

  17. AleSestu says:

    Gli impianti come quello pensato a Vallermosa vanno bene se costruiti nel deserto.
    Da noi il fotovoltaico va bene se viene posizionato sopra le coperture già esistenti.
    Non ci possiamo permettere di consumare terreno per questo tipo di impianti.
    Sotto una pala eolica invece ci puoi coltivare il grano

    Stime recenti sulla produzione di cibo calcolano un surplus di produzione, attuale, tale da poter sfamare circa 9 miliardi di persone.
    Quindi le previsioni della Fao non hanno senso.
    Semplicemente non si deve sprecare tutto il cibo che si spreca

    Riguardo la corsa del capitalismo criminale, per la gestione di risorse fondamentali, acqua e terra, e conseguente speculazione a discapito della vita di interi popoli: è sempre stato così; adesso ci sono gli strumenti per poter contrastare in modo efficace questa deriva.
    C’è solo da scegliere da quale parte stare, perché -diceva un comico- “ciò che i tiranni hanno sottratto al popolo, ritornerà al popolo”.

    • Rinnovabili in Sardegna says:

      Anche quì cerchiamo di non cadere nei luoghi comuni… questi impianti sono stati realizzati principalmente in Spagna e nella zona di Siviglia. Giusto per smentire questo luogo comune, ecco il link della centrale gemella di quella di Vallermosa: http://participate.global2.vic.edu.au/files/2013/04/gemasolar-aerial-view-29e6jka.jpg
      Si vede chiaramente dalla foto che i terreni circostanti sono coltivati, come possono esserli quelli fra le file di specchi. Consumare terreno cosa significa? Se vogliamo produrre energia da fonti rinnvabili, non possiamo fare a meno di distribuire le centrali sul territorio, in quanto la fonte solare e quella eolica è estremamente distribuita e non è concentrata come avviene per le fonti fossili (carbone e petrolio) e fissili (energia nucleare). Allora dove produrremo la nostra energia un domani? Sui tetti? E come si pensa di alimentare le industrie e i grandi centri abitati come Cagliari ed il suo hinterland e Sassari, visto che non c’è una superficie sufficiente sui tetti delle case di questi centri per alimentarli? Discutiamo dei numeri e del come fare le cose, ma abbandoniamo preconcetti che rischiano solo di portarci verso la strada peggiore: il carbone ed il perpetuarsi della nostra dipendenza energetica dall’estero.

      • A me questo tipo di centrali non piace perché, se da un lato risolve il bisogno di energia da fonti rinnovabili, dall’altro non risolve il problema politico di gestione dell’energia.

        Si continua a pensare centrali enormi con un flusso di energia che va da uno a molti. In questo modo si concentra il potere di contrattazione nelle mani di pochi capitalisti che speculano sul prezzo dell’energia.

        La rivoluzione (e la Sardegna è un perfetto campo sperimentale) è invece la “democratizzazione dell’energia”. Cioè non più poche grosse centrali che producono per tutti, ma tante microcentrali che producono per tutti, fino alla produzione domestica, con uno scambio energetico continuo tra produttore e consumatore che possono essere anche vicini di casa. Quindi un flusso di energia che viene gestito da tantissimi, quindi la fine dei monopoli.
        L’unico problema che questa teoria ancora incontra è un efficace ed efficiente sistema di scambio; quindi un problema tecnico. Però in Germania (in Westfalia) stanno riuscendo a risolverlo con reti di distribuzione in sperimentazione in piccoli centri.

        Non è vero che la superficie coperta da tetti non sarebbe sufficiente: c’è una foto molto suggestiva che mostra la superficie di terra coperta da fotovoltaico, necessaria per soddisfare il fabbisogno energetico di tutta la sardegna. Questa superficie equivale all’incirca a quella dell’isola di Carloforte. La superficie sarda coperta da costruzioni su cui si potrebbero posizionare i pannelli è più ampia.
        Il problema sta nei costi e nel reperimento dei materiali (rari) che si usano per costruire i pannelli.
        Ma anche qui ci sono studi, fatti tra l’altro nella facoltà di fisica di cagliari, che cercano di costruire pannelli con materiali poveri, che garantirebbero una rendita energetica inferiore (circa il 20% rispetto ad un pannello attuale), ma che costerebbero 1000 volte di meno (circa 2 euro a mq), perché prodotti con metodo di stampa simile a quello dei giornali quotidiani.

        Io ho fatto un convegno sulle energie rinnovabili, dove abbiamo parlato di queste cose, con ricercatori brillanti.
        Nessuno ha avanzato l’idea di una centrale a specchi.

        La conclusione invece era orientata verso un sistema integrato che utilizzava più fonti rinnovabili, ma anche verso un sistema di microcentrali interconnesse, e non megacentrali che fanno il bello ed il cattivo tempo.

        Queste teorie sono proposte dalle menti migliori del pianeta, e sono fattibili.

        Se volete sentire la loro opinione c’è un documentario che si chiama “Terra Reloaded”
        Dura un’ora ed è bellissimo.

        Eccolo qui

        • Manuel Floris says:

          Ciao AleSestu, sono un ricercatore e mi sono occupato di studiare la radiazione solare diretta in Sardegna. Ho anche scritto un pezzo qualche tempo fà insieme a un docente dell’Università di Cagliari, per stimolare la discussione sul passaggio completo alla produzione elettrica da fonti rinnovabili. Il Solare Termodinamico non è una tecnologia da salotto, è l’unica tecnologia che accumula l’energia localmente e in modo ecocompatibile. Quando parli di “microcentrali”, stai parlando esattamente di centrali solari termodinamiche, infatti una centrale come quella di Vallermosa è in grado di alimentare un centro abitato da 25.000 abitazione, grande quanto Nuoro o Monserrato ad esempio. Le megacentrali sono quelle a fonti fossili, con potenze dell’ordine dei 200-500 MW, praticamente un ordine di grandezza superiore. Conosco i lavori dei miei colleghi del Dipartimento di Fisica, ma se parlerai con loro ti diranno che quegli studi e ricerche daranno prodotti commerciali non ora, ma fra molti anni e sempre con il solito inconveniente: come accumulare l’energia che produco? Il solare termodinamico risolve il problema con un accumulo sotto forma di calore. Se volessimo accumulare la corrente elettrica prodotta dai pannelli fotovoltaici, lo potremmo fare solo utilizzando i bacini idrici della Sardegna. L’accumulo elettrochimico delle batterie, ha moltissime controindicazioni: esauribilità degli elementi impiegati, pericolosità degli stessi ed elevati costi di smaltimento. Quando una centrale solare termodinamica a sali fusi viene dismessa, i sali possono essere reimpiegati in agricoltura, gli specchi, le impalcature di sostegno ed i tubi, possono essere fusi per produrre nuove strutture metalliche. Se vorresti alimentare i 500.000 abitanti della zona di Cagliari, non ti basteranno i tetti di tutte le case disponibili, sempre che tu non voglia ricoprire le strade, i giardini, le colline con pannelli fotovoltaici e accumulare l’energia con centinaia di tonnellate di batterie. Su youtube trovi un mio intervento fatto a Gavoi per raccontare un possibile futuro energetico privo di fonti rinnovabili, un futuro prossimo e non lontano. Su slideshare trovi anche i miei seminari divulgativi e scientifici sul lavoro da me svolto.

          • Ciao.
            Io la capisco la questione, dal punto di vista tecnico. Però bisogna anche legare la questione tecnica a quella sociale.
            Volendo legare le questioni a me viene da dire che adesso non è fruttuoso concentrarsi sull’abbattimento totale delle fonti fossili. Quindi studiare progetti che mirano alla sostituzione radicale ti tutto l’apparato energetico è poco utile.
            Non ci sono le condizioni minime necessarie, neanche dal punto di vista culturale, perché significa modificare lo stile di vita delle persone. Non si può fare “di botto”.

            E’ più utile procedere per gradi: prima ci occupiamo dell’approvvigionamento energetico delle abitazioni e dei locali commerciali, che da soli si bevono una quota consistente, e li rendiamo autonomi con una rete di scambio sul “modello internet”, poi ci occupiamo dell’apparato industriale.
            tra l’altro ci sono strutture sensibili che hanno bisogno di un flusso energetico continuo garantito, come gli ospedali o strutture militari “sensibili”. Per queste strutture (ma solo per queste e per il momento) si possono anche mantenere in vita centrali che usano fonti fossili. Per tutto il resto invece facciamo una conversione graduale.

            Io con “microcentrali” intendo anche i tetti di case che fanno 5 kilowattora.
            Se crei un sistema di scambio efficace puoi indirizzare la produzione verso le diverse zone della città a seconda del fabbisogno in quella precisa fascia oraria della giornata.
            Mi sembra di ricordare che le abitazioni private si ciucciano il 40% del consumo nazionale di energia. Se aggredisci questa fetta più facilmente aggredibile, stai già facendo una cosa enorme.
            Quindi prima di arrovellarsi sull’accumulo di energia (ricordo che durante il convegno si è parlato anche di questo), si può studiare un modo (e realizzarlo) per sostituire il consumo corrente, cioè quello che non prevede un preventivo accumulo.

            • Manuel Floris says:

              La distribuzione intelligente dell’energia è alla base di un possibile sviluppo che preveda al produzione di energia elettrica con fonti rinnovabili. Ma non puoi pensare di dispacciare energia quando i pannelli fotovoltaici non la producono perchè il cielo è coperto, piove, o nelle ore notture. La nostra economia e la nostra società si basa su un consumo di energia che può avvenire in qualunque ora della giornata, che ci sia o non ci sia il Sole o il Vento. L’accumulo è il problema fondamentale del futuro energetico di tutti i paesi, nascono nel mondo nuovi centri di ricerca che studiano proprio questo aspetto, vista l’estrema importanza che ha, nell’ottica di un abbattimento della CO2. INfatti non dimentichiamoci che l’utilizzo delle fonti rinnovabili serve per ridurre le emissioni della CO2 e cercare di ridurre gli effetti di un mutamento climatico. Inoltre il solare termodinamico può dare una risposta ad un terzo dei consumi energetici primari della Sardegna: la produzione di calore. COn il solare termodinamico puoi mandare calore nelle reti di teleriscaldamento, alimentare le serre, scaldare il terreno per aiutare le coltivazioni, quindi è una soluzione per due tipi di consumi energetici: quelli elettrici e quelli di calore. Sai quanta energia consuma un sardo per alimentare la propria vita domestica? 1,5 MWh. Principalmente perchè si utlizza l’energia elettrica per produrre calore in case costruite male.
              Spero che con questi dati, si valuti il solare termodinamico come una tecnologia necessaria e non accantonabile per un futuro sostenibile in Sardegna. Se non la si realizzerà quì, la si realizzerà in altre aree del modno e noi continueremo a pagare l’energia più degli altri, a produrla con fonti fossili o ad importarla a caro prezzo da chi la produce con queste fonti. Il Qatar che ospita circa 1,8 milioni di abitanti, ha programmato un piano per la produzione energetica con fonti rinnovabili che prevede di utilizzare fotovoltaico, temodinamico ed eolico, con lo scopo di abbattere i consumi energetici da fonti fossili e rilanciare l’agricoltura grazie a questa energia. Invece quì stiamo a discutere se questa tecnologia è a favore o contro l’agricoltura. http://www.zeroemission.eu/portal/news/channelname/Rinnovabili/channel/106/id/19981

      • Ah, quasi dimenticavo:
        lei chi è?
        Perché interloquire con le rinnovabili in sardegna è inquietante.
        Ci può dire come si chiama?

        • Energia Rinnovabile says:

          Sono un consulente energetico sulle fonti rinnovabili solari (fotovoltaico e solare termodinamico), ho collaborato con varie società e con vari centri di ricerca in Sardegna.

          • E adesso collabora con la società che vuole costruire la centrale a Vallermosa?
            In questa discussione lei ha una posizione che può essere considerata in conflitto di interessi o invece è totalmente slegato da interessi personali di tipo economico, rispetto alla costruzione di quella centrale?

            • Energia Rinnovabile says:

              In questo momento non collaboro con la SGI, non posso escludere che potrei collaborare con loro nel futuro, ma al momento non ho interessi diretti nella costruzione di questa centrale. Se faccio questi discorsi è perchè credo in questa tecnologia e vorrei che si discutesse sui numeri e non su valutazioni soggettive, prive di fondamento tecnico-scientifico. Solo un mix tecnologico-energetico può rendere sostenibile il nostro modo di produrre energia. Oggi non abbiamo uno sviluppo sostenibile quì in Sardegna e con posizioni di questo tipo, non lo avremo neppure nel futuro. Può essere questa una scelta intelligente e lungimirante? Non credo! Poi impianti così li realizzano e li realizzeranno in altre zone del mondo, ma senza alcun beneficio per la nostra comunità.

  18. Posto che il problema è reale, posto che la denuncia è sacrosanta, non penso che il problema verrà risolto da Michela Murgia e dalle sue narrazioni, di cui Migheli è fresco supporter.

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