Ambiente / Cagliari

Riusciranno i nostri eroi a salvare gli alberi di Terrapieno? A Cagliari motoseghe di sinistra in azione!

Quali tempi sono questi, quando
discorrere d’alberi è quasi un delitto,
perché su troppe stragi comporta silenzio!

Bertolt Brecht, “A coloro che verranno”, 1939

***

Riusciranno i nostri eroi a salvare gli alberi di Terrapieno? Queste ore saranno decisive per decretare la vita o la morte di una manciata di pini e di diverse grandi phitolacche che ornano la più bella passeggiata cagliaritana ma che hanno la sfortuna di premere su di un muro che delimita la parte più stretta di via San Saturnino.

L’amministrazione Zedda ha detto “morte”, e infatti a partire da ieri cinque pini sono già stati sacrificati. Poi l’intervento delle Brigate Verdi (ironicamente battezzo così in questo momento uno sparuto gruppo di residenti, compagni e attivisti, diversi dei quali non nuovi ad azioni di questo genere e impegnati da tempo con il Cagliari Social Forum) ha rimesso tutto in discussione, se non altro per poche ore.

Questo pomeriggio, con un comunicato, l’assessore comunale ai Lavori pubblici Luisanna Marras ha fatto sapere che “ferma la necessità di intervenire per la messa in sicurezza del muro sulla via San Saturnino, stiamo effettuando ulteriori approfondimenti per quanto riguarda l’intervento”, ma non ha chiarito se  in virtù di questo “approfondimento” il cantiere sarà bloccato o se da domani mattina le motoseghe riprenderanno comunque il loro lavoro.

In ogni caso, si tratta dell’ennesima brutta figura dell’amministrazione cittadina di centrosinistra. Perché in politica, cambiando l’ordine dei fattori, cambia sensibilmente il risultato: ovvero, prima bisognava spiegare ai residenti qual era la necessità dell’intervento, poi fare tutti gli approfondimenti, dopodiché comunicare il tutto alla città e infine procedere con i tagli (eventuali) degli alberi.

Invece stavolta (così come avveniva quando governava il centrodestra) prima si sono messe in moto le motoseghe, poi sono intervenuti i cittadini incazzati, dopodiché l’amministrazione ha comunicato la sua posizione e chissà se anche stavolta si riuscirà bloccherà tutto, con buona pace dei cinque pini già pronti per il caminetto. “Alberi o non alberi, non era questo il modo di fare politica per cui li abbiamo votati”, mi spiega il mio amico Maurizio. In effetti, direi di no.

Terrapieno, quartiere Villanova: da una parte il magnifico panorama sul settore orientale della città che spazia dai monti dei Sette Fratelli fino al Poetto, abbracciando Molentargius, il Poetto, Monte Urpinu, la Sella del Diavolo e il Golfo degli Angeli; dall’altra Castello con le sue magnifiche mura, la Cattedrale, il Palazzo Viceregio e la Torre di San Pancrazio. Una passeggiata incantevole piena di storia e di suggestioni, come ha brevemente ricordato Francesco Cocco, storico esponente del Pci sardo, già assessore regionale alla cultura (quando la sinistra esprimeva assessori alla cultura come si deve), residente a Villanova, che stasera è intervenuto nell’assemblea di cittadini organizzata da Andrea Olla.

Andrea, uno che, insieme ad altri, ha salvato anni fa gli alberi di piazza Giovanni e praticamente da solo, con il modesto contributo di questo blog, ha evitato nel 2010 che il giardinetto di fronte al liceo Siotto venisse devastato per realizzare una inutile rotatoria stradale pro Zuncheddu (Il Comune di Cagliari abbatte nove alberi in viale Trento per fare un favore a Sergio Zuncheddu).

Ad un certo punto dell’assemblea passa in bicicletta l’assessore al traffico Mauro Coni: “Stasera alle otto vedo la Marras, non vi posso promettere nulla ma porterò le vostre osservazioni”. Il regista Enrico Pau ribatte: “Io l’ho sentita questo pomeriggio, mi ha detto che approfondirà la questione ma noi vogliamo che i lavori vengano fermati. Gli alberi si possono salvare”. Qualche residente concorda.

In ogni caso, è chiaro che gli alberi di Terrapieno possono anche essere tagliati, il Comune può perfino annunciare di volerne ripiantare più di quanti ce ne fossero prima, non è questo il punto: il punto è il modo disarmante di fare politica di questa amministrazione che prima promette partecipazione e poi manco comunica quello che intende fare e mette i cittadini davanti al fatto compiuto. Come se un albero a Terrapieno fosse solo un albero, un pezzo di legno e niente più.

Ed ora, un po’ di foto.

Mischino, questo non ce l’ha fatta. Per capire dove si trova, ecco cosa si ammira se ci giriamo di 180 gradi…

***

Il altro la Cattedrale, in basso un parcheggio multipiano realizzato dal centrodestra. L’amministrazione Zedda ne vuole costruire uno uguale sull’altro versante del colle, dalla parte di stampace. Ma non ce la farà.

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Caminetto ne avete?

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Phitolacca moritura: salutatela adesso che forse domani non c’è più.

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Arrazz’e pregunta!

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Gente fissata raccogliendone firme per salvare due alberi! Questi ex sessantottini sono veramente allucinanti! Boooh!

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Francesco Cocco, il vecchio leone della sinistra ruggisce ancora!

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“Oh Vitooo!”: l’assessore Coni nell’atto inequivocabile di minacciare la stampa libera e indipendente!

45 Commenti

  1. The end (v.b).

    Venerdì 15 novembre c.a. l’assessore ai lavori pubblici Luisanna Marras ha finalmente incontrato i rappresentanti del Comitato “Salviamo gli alberi di Terrapieno” e ha comunicato le ultime novità in merito a una vicenda che ha interessato la città negli ultimi due mesi: gli alberi in questione (tre fitolacca e un albero del falso pepe) saranno salvati. Infatti (in risposta alla mobilitazione e agli appelli del Comitato, supportati da proposte concrete) l’assessore Marras e i tecnici del Comune ing. Olla e ing. Passa hanno riesaminato il progetto originario e valutato che è possibile approvare delle varianti che consentono di realizzare la messa in sicurezza del muro di contenimento senza eliminare gli alberi.
    Come Comitato (pur con l’amarezza di aver visto tagliare nello stesso sito ben sei pini) esprimiamo soddisfazione per l’esito della vicenda, che con la conservazione degli alberi più pregiati garantisce anche la conservazione dell’assetto paesaggistico di uno dei siti più belli della città. Nel ringraziare i molti (amministratori e tecnici) che si sono adoperati a questo fine, auspichiamo per il futuro che la voce di cittadini e cittadine sia ascoltata preventivamente, favorendo così il dialogo e la realizzazione della “Democrazia partecipativa”

    “Comitato Salviamo gli Alberi di Terrapieno”

    Cagliari 20 novembre 2013

  2. Casu axedu says:

    A proposito di Piazza Giovanni, la scora settimana è caduta (piegandosi lentamente su se stessa) una jacaranda, è stata poi tagliata dal servizio verde pubblico e il ciocco rimosso ieri mattina. Un amico mi ha fatto notare che tutte le jacarande della fila di quella abbattuta sono malate (le fronde più alte sono spoglie), a suo dire a causa del solvente che viene utilizzato per pulire la piaza nei periodi in cui le stesse jacarande perdono i loro fiori (a dirla tutti appiccicosi e un pochino puzzolenti).

  3. Que Se Vayan Todos says:

    Adriano Celentano per molti sarà il re degli ignoranti e un cazzone, per alcuni analisti con Rockpolitik spostò abbastanza voti da far vincere il centrosinistra alle politiche 2006. Dopo essere stato un convinto sostenitore del sindaco Pisapia, a causa di qualche casino combinato dalla giunta milanese circa lo spostamento di alberi in zona stazione centrale, è passato in pianta stabile a sostenere il MoVimento 5 Stelle.
    Così, tanto per ricordare. La giunta Zedda fa molto male se sottovaluta questi problemi, così come fa molto male a sottovalutare il malumore della maggior parte degli operatori culturali di questa città.
    Poi si potrà pure gettare fumo negli occhi con la storia di Cagliari capitale europea della cultura, ma a parte che la città che sarà designata è già stata decisa, e non sarà Cagliari, la decisione si basa soprattutto sull’appoggio finanziario promesso dalla Fondazione Banco di Sardegna, presieduta dal re della partitocrazia sarda, quello che nel 2009 fece votare per Cappellacci pur di togliersi di torno Soru, allora non ancora evaSORU, ma sicuramente assai più votabile dei volti impresentabili della partitocrazia del Pdmenoelle, a cui purtroppo anche Sel in Sardegna si è un tantino omologata.

  4. E così, dopo un mese, la Giunta Zedda ha scoperto che sì, effettivamente gli alberi si possono salvare… A parte quelli che sono già stati segati, ovviamente. Grazie a tutti coloro che si sono mobilitati.
    http://www.castedduonline.it/rubriche/il-diavolo-sulla-sella/10879/salvati-gli-alberi-di-terrapieno-non-sara-piu-necessario-abbatterli.html

  5. Ora bisogna spiegargli che i ficus, anche se producono qualche bacca, devono essere salvati dalla furia di alcuni distruttori. Capiranno anche questo. E che basta pulire e potare bene. Buonanotte. I ficus sono tra le bellezze imperdibili della città.Lo capiranno anche i più renitenti.

  6. Biolchini, bisogna ammettere che si sono fermati e riflettono. Il segno in sé non è male. Bisognerà vedere cosa succede. Ma è verosimile che modifichino il progetto e salvino gli alberi anti frana. Hanno capito e gli va riconosciuto, per ora, il pregio di cambiare una cattiva idea in una buona azione. Bene, si direbbe.

    • Si, si sono fermati. Ma solo perché un manipolo di cittadini si è mobilitato o perché qualcuno ha imposto lo stop? Mistero.

      • paulsc says:

        Una considerazione di carattere generale. Io son stato uno di quelli contrari all’abbattimento degli alberi di piazza Giovanni XXIII e forse, in un certo qual modo, non son più convinto delle posizioni che avevo in passato. Abitando nelle vicinanze della piazza, e anche del Parco della Musica, mi rendo conto che frequento più il secondo della prima. E, così ad occhio, mi sembra che sia un comportamento generale. Semplicemente perché il Parco della Musica, che non è perfetto, è più gradevole della piazza. Mettere una serie di pini uno dopo l’altro non significa creare un bel luogo di aggregazione, devo ammetterlo mio malgrado. Ci vuole una via di mezzo. Come ci vorrà una via di mezzo nella futura sistemazione della Piazza Garibaldi. Attualmente è tetra, e non solo per la pavimentazione sconnessa. Ho visto delle foto dei primi del 900, la piazza era molto più bella di quanto lo sia ora. C’erano alberi, ma non in modo disordinato e concentrato, come è attualmente. ps allego una foto che può riassumere il mio pensiero http://www.urbancenter.eu/wp-content/uploads/2011/03/garibaldi-1.jpg

  7. Federico says:

    era ora!

  8. L’ albero a cui tendevo
    la pargoletta mano
    me l’ha tagliato un nano…

    MA POSSIBILE CHE LE MEZZESEGHE POLITICHE SIANO SEMPRE IN FASE DISTRUTTIVA?

  9. Ecco il parere di un maestro di pensiero, geniale:
    L’Unione Sarda
    L’agronomo: quelle piante andrebbero eliminate

    Fonte: L’Unione Sarda7 ottobre 2013

    Il parere

    «I ficus retusa? Vanno eliminati perché sono pericolosi. Gli ambientalisti insorgeranno, ma la realtà è questa ed è ora di guardarla in faccia. Non possiamo continuare a ignorare il problema».
    Ettore Crobu, presidente dell’Ordine dei dottori agronomi della Provincia di Cagliari, suggerisce senza giri di parole la soluzione più drastica. «Anche volendo», sostiene, «sarebbe impossibile espiantare i ficus e trasferirli altrove. Il loro apparato radicale è troppo sviluppato, ormai si estende anche sotto i palazzi». C’è solo una cosa da fare. «Eliminarli tutti e sostituirli con piante che danno meno problemi, come l’arancio amaro (melangolo), la jacaranda o la sophora japonica». Nel frattempo, per ridurre i rischi dovuti al riversamento di bacche sull’asfalto, la potatura dev’essere effettuata con regolarità. «La frequenza ideale? Minimo una volta ogni due anni». L’errore venne commesso ai primi del Novecento, quando furono piantati i ficus. «Ma all’epoca il traffico era inesistente e le conseguenze non si potevano prevedere. Oggi lo scenario è diverso. I ficus non sono più idonei, per cui vanno tolti». (p.l.)

  10. Spero che non dovremo attendere la dimostrazione giuridica dell’illegittimità di questa delibera. Spero che non ci costringano a questo come è accaduto con altre delibere.

  11. Caro Alberto, lei ha ragione. Tra le più belle piazze del mondo annovererei il Parco della Musica, un capolavoro all’interno del quale dovrebbe passeggiare d’estate. Le consiglio anche piazzetta Maxia( un luogo minore, molto minore) dove si può sostare a patto di essere adeguatamente sedati.
    Non vada mai in piazza Giovanni XXIII dove dei folli hanno fatto conservare alberi mostruosi. Là il suo senso del pericolo potrebbe generare panico.
    Non pensi a luoghi lontani. Quando meno se l’aspetta trova alberi e allora sono guai.

  12. ZEPROF says:

    bisogna modificare la combinazione dell’acronimo S.E.L. in Sinistra Libertà in Ecologia?

    • Il comitato centrale postsovietico says:

      Non risulta che l’assessore Marras sia iscritta a SEL.

      • Allora bisogna cambiare l’assessore. Espiantare con dolcezza l’assessore che ha un apparato radicale troppo sviluppato, trapiantarlo da un’altra parte e lasciare le fitolacche dove sono. Quanto all’agronomo che vuole eliminare i ficus perché il comune non pulisce le “bacche chiller” non costituisce un problema perché non è dipendente comunale. Ha espresso un parere che verrà smentito nelle sedi opportune.

  13. Alberto says:

    In tutto questo caos per il taglio di 4 alberi, mi sono reso conto che nella mia, seppur limitata (rispetto ad anonimo), esperienza di viaggiatore ho potuto constatare che le più belle piazze del mondo sono pressoché prive di vegetazione!!
    https://www.google.it/search?q=le+pi%C3%B9+belle+piazze+del+mondo&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=YE5ZUoHGMImF4gT8iIDgBA&ved=0CC4QsAQ&biw=1078&bih=533&dpr=1
    Detto questo, lo spirito con il quale ho scritto non era di certo quello di qualificarmi come un decespugliatore seriale che odia la natura e vuole la desertificazione.

    • No, no, casomai lei non sarebbe un semplice decespugliatore. E’ che evidentemente quei “4 alberi” hanno per lei un significato del tutto diverso da quello che io e molti altri gli attribuiamo. E hanno un significato diverso anche parole come viale alberato, giardini, città e verde. Il mio computer non apre la relazione geologica allegata alla delibera della costruzione di un nuovo muro di contenimento. Peccato, sono sicuro che è molto interessante, sopratutto se affronta il problema complessivo dei terrazzamenti sotto le mura.
      Caro Alberto, spero di poter ragionare con lei e convincerla che questa delibera è mal pensata, che ha conseguenze negative, che si devono fermare, che si devono salvare le fitolacche sopravvissute e che si deve modificare il progetto. E di convincerla anche del fatto che se l’amministrazione dialoga, comunica, discute e cambia idea, dimostra forza ed è ancora più credibile.

  14. Riccardo76 says:

    “Qui si parla di politica, non di alberi” affermi Vito. Ok, allora vogliamo politicamente dirla tutta su questa Amministrazione? E’ o non è una vera delusione?Per anni le giunte di centrodestra sono state criticate per i loro metodi “rozzi” utilizzati per “risolvere” i problemi, e poi questa giunta si comporta esattamente come i Delogu o i Floris…Non c’è una visione d’insieme nell’operato dei vari assessori; in più di 2 anni e mezzo, per un passo che si faceva in avanti rispetto al passato (piste ciclabili etc), se ne sono fatti 2 all’indietro! La città è sporca, il Bastione è terra di nessuno, via Roma piena di cassonetti e cartoni dei negozi, oltre ad essere invasa dalle auto parcheggiate sotto il filare di palme (ma ci rendiamo conto dell’assurdità?), la Marina in certe ore della giornata è colma di rifiuti, coi turisti che passano accanto, gli Infopoint pochi e sistemati male (uno al porto e uno sotto il Bastione e basta), monumenti vandalizzati con scritte spray ovunque (mura del bastione dello Sperone, monumento di piazza Martiri, Castello, solo per fare pochi esempi). Cavi volanti in pieno centro storico, piazza Palazzo invasa dalle auto e con i ruderi della seconda guerra mondiale ancora in bella mostra, per non parlare di piazza Carlo Alberto,col portico Vivaldi-Pasqua fermo al 1943 e lo sterrato, uno spettacolo indecente. Poi però a pochi giorni dalla visita del Papa vedi tante squadre di operai ripulire e ridare una sistematina alla città a dimostrazione che quando vuole, l’Amministrazione fa muovere i suoi uomini e li fa lavorare dove serve. Allora perchè certe cose restano perennemente transennate, certe zone eternamente abbandonate a loro stesse??…poi però candidano Cagliari a “Capitale della Cultura”,vero??Non sarebbe meglio concentrare sforzi e risorse per risolvere i problemi quotidiani di Cagliari capoluogo di Regione?Dimmi Vito, cosa ne pensi?

  15. Caro Su Presidenti, vada a spiegarlo all’assessore Luisanna Marras che si affida agli stessi funzionari sostenitori del progetto di Tuvixeddu e di molti altri brutti progetti ufficialmente avversati a gran voce dagli attuali amministratori della città quando erano in campagna elettorale. Compreso il parcheggio interrato sotto Santa Croce che farebbe scivolare via anche una parte di Stampace.
    Però hanno fermato il cantiere. E ora, visto che hanno tagliato con inutile violenza cinque bellissimi pini, quelli che popolano gli incubi di Alberto, che si fermino. Lascino le cose come stanno e facciano un muretto come si deve.
    Speriamo capiscano che devono moderarsi e riflettere su quello che fanno.
    Pini killer e bacche killer fanno ridere e fa altrettanto ridere l’alibi della sicurezza.

    Andate a vedere il nuovo lungomare a Sant’Elia. Una betoniera sparge cemento in terra.
    Che meraviglia e che sensazione di sicurezza.
    Alberi per passeggiare all’ombra?
    Per carità, sono pericolosissimi.

  16. Supresidenti says:

    Da cittadino, da militante politico, da ingegnere dico con tutta franchezza che abbattere degli alberi per rifare un muro di sostegno è una grande cazzata. ci sono mille modi per “alleggerire” la spinta sul muro malconcio, e per favore basta con la scusa della pubblica incolumità: quel muro è transennato da un paio d’anni. Ovviamente scegliere la stagione delle piogge per un lavoro simile è un altro errore. Come un grandissimo errore è “spostare” un albero per poi rimetterlo dov’era, considerato i costi di una operazione del genere. insomma, si piantano 4 pali per contenere la terra, si fanno i lavori in una settimana (basta muovere il culo come lo si è fatto in occasione della visita del papa) e tutto ritornerà uguale a prima. altro discorso invece è quello di approfittare di un muro malconcio per cambiare i connotati ad uno degli angoli più belli della nostra città. Domani non potrò essere con i cittadini che protestano fisicamente, ma da queste mie parole credo sia chiaro che sono d’accordo con loro.

    Ps. sul degrado di tutto il terrapieno, partendo dal nome che gli è stato affibbiato, ci sarebbe da scrivere un capitolo a parte.

  17. anonimo says:

    Alberto, hai ragione, sono piante carnivore.

  18. Caro Alberto, dimenticavo una precisazione. In risposta al signor Borghesi che racconta suoi bei ricordi di passeggiate a Terrapieno lei dice di comprendere “i sentimentalismi”. Be’, il sentimentalismo non è il caso del signor Borghesi che non mi pare meriti alcun suffisso in “ismo” che è sempre la degenerazione di qualcosa.
    I ricordi non sono sentimentalismi, tutt’altro.
    E visto che non si può neppure passeggiare in spiaggia quando piove per motivi di sicurezza, tanto meno sotto gli alberi perché attirano i fulmini, seguiremo il suo consiglio. Restiamo a casa anche se la casa, come si sa, è un luogo dove avvengono molti incidenti.
    E neppure un giro in macchina è consigliabile, da un momento all’altro ci può succedere qualcosa.
    Insomma, come si fa, caro Alberto?
    Ha ragione lei, troppi pericoli, troppi.
    Però anche nella sua graduatoria di pericoli gli alberi vengono per ultimi, mi pare.

  19. Caro Alberto che il pericolo delle città siano gli alberi rappresenta un notevole sproposito. Terrapieno è un sistema di terrazzamenti. Basta una passeggiata per comprendere che tutto è cambiato da quando c’è il peso enorme del parcheggio interrato e che tutto si muove proprio nell’area adiacente al parcheggio e che tra parcheggio e frane c’è una relazione. Casomai gli alberi consolidano il terreno salvo non sovvertire il principio assodato che dove ci sono alberi ci sono meno frane. Ridurre il problema dell’uso incongruo di suoli delicati a qualche albero da eliminare è, a essere gentili, profondamente sbagliato.
    Gli alberi si curano, non si sradicano.
    Oltretutto il costo del muro di contenimento è di circa 330.000 euro.
    In quel costo l’amministrazione può includere certamente una modifica all’assurdità di altro cemento armato anche se si tratta, come dice l’ufficio tecnico, di una berlinese.
    Sono care le berlinesi anche se sono berlinesi di sessanta metri.
    Nessuno vuole che l’impresa non lavori, ci mancherebbe, né, tanto meno, che gli alberi cadano in testa a chi passeggia da quelle parti. Solo che rivedano il progetto e risparmino gli alberi.
    Si possono avere gli alberi, l’ombra, il fresco e Terrapieno, che non è la foresta amazzonica, rispettato e senza frane.
    Se lei si sente insidiato dagli alberi passeggi tranquillo in via Peretti oppure nel piazzale del Banco di Sardegna o nei vari deserti urbani che abbiamo in abbondanza. Ha aree enormi dove passeggiare al sicuro, lontano dalle feroci fitolacche e dai pini letali.
    Non vada mai, mi raccomando, in quel luogo pericoloso che è l’orto botanico – quante vittime – oppure in viale Trieste o in viale Merello.
    E quando si spingerà sino in continente eviti i viali romani, villa Borghese e posti del genere. Rischia la pelle.
    Ma sopratutto non si allontani dall’Italia e non vada in città straniere che di alberi ne hanno tantissimi. Sono luoghi mortali.
    Ci vediamo domenica.
    Saluti

  20. Robespierre says:

    La stessa attenzione da parte dell’amministrazione comunale non si è vista per risistemare la passeggiata: muretti e ringhiere danneggiate, fontanelle a secco.

  21. Alberto. says:

    Vito non voglio essere polemico nei tuoi confronti ma semplicemente fare delle considerazioni di carattere pratico. I pini sono fra gli alberi più pericolosi per la pubblica sicurezza, potranno essere belli, aromatici, paesaggisticamente accattivanti; ma hanno il “difetto” di sviluppare un apparato radicale superficiale. Ho volutamente virgolettato “difetto” perché se gli alberi crescono in natura possono sviluppare un apparato radicale sufficientemente ampio da contrastare le eventuali cadute, se invece vengono piantati in un ambito urbano possono creare grossi problemi di sicurezza perché, spesso, le radici non si sviluppano in modo tale da contrastare le forze che tendono a far cadere l’albero e spesso provocano gravi danni ai manufatti. In caso di vento il Pino è particolarmente soggetto a rotture dei rami e questo succede sia nelle zone disabitate che in quelle abitate. Qui entra in ballo il concetto di RISCHIO e di PERICOLO. Sono palloso ma ti do una definizione di entrambi:
    Pericolo, proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni.
    Rischio. probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione.

    In sostanza, se cade un albero nella foresta Amazzonica non succede niente, se invece cade in Piazza Yenne dove circolano ogni giorno migliaia di persone qualcuno “probabilmente” si farà male. In passato si è fatto un uso scellerato della piantumazione con i pini e lo stesso è stato fatto con le phitolacche. Adesso questi alberi, ai quali tutti siamo affezionati, stanno creando grossi problemi di sicurezza. E’ vero, forse l’Amministrazione Comunale ha sbagliato sulla comunicazione, avrebbe dovuto appendere un cartello con scritto -il giorno XX taglieremo gli alberi di pino in Via tal dei tali-, o servirsi dei giornali per comunicarlo ai cittadini! Ma in sostanza cosa sarebbe cambiato? Essendo amministratore come ti saresti comportato? Avresti lasciato gli alberi intonsi mettendo a repentaglio la sicurezza dei cittadini. Ne avresti dato comunicazione alla cittadinanza e poi? Con queste semplici riflessioni ti saluto.
    Alberto! (E non sono di S.E.L.).

    • In sostanza cosa sarebbe cambiato?? Tutto! La politica non è solo il risultato che si vuole ottenere ma il processo attraverso cui lo si ottiene.
      Essendo amministratore mi sarei comportato esattamente come ho scritto: assemblea dei residenti, comunicazione dello stato di pericolo, valutazione di soluzioni proposte dall’assemblea, comunicazione alla città, taglio eventuale degli alberi.

      • Alberto says:

        Quindi Vito mi dici che anche tu avresti tagliato! O no?. E se fra i componenti dell’assemblea democratica ci fossero stati, in maggioranza, coloro che alla vita umana antepongono la vita di un albero? (E credimi ne esistono anche molti). Cosa avresti fatto? Io Alberto Murtas, avrei tagliato senza nessuna esitazione.

        • Alberto, stiamo parlando di politica non di alberi! Se c’è una necessità assoluta e immediata nessuno è così scemo da opporsi al taglio di un albero che mette a rischio l’incolumità delle persone; ma evidentemente questa necessità a Terrapieno non c’è, visto che i lavori si sono fermati! Lo schema rischia di essere lo stesso di quello che negli anni scorsi abbiamo visto in piazza Giovanni, in piazza Garibaldi, di fronte al Siotto: prima si taglia, poi intervengono i cittadini incazzati neri (e quasi sempre di sinistra), il Comune fa degli approfondimenti e infine si scopre che tagliare non è così necessario: però intanto magari (come davanti al Siotto) un paio di alberi sono già diventati legna da caminetto!

    • Roberto says:

      Alberto, da quanto scrivi mi sembra di capire che in qualche modo ti trovi coinvolto nella gestione del verde pubblico esponendoti con dettagli e puntualizzazioni “tecniche” che alle orecchie di chi da anni si occupa di alberi suonano in modo stonato, l’abbattimento e il “capitozzo” ancora oggi sono le soluzioni della maggior parte delle amministrazioni pubbliche, vuoi per ignoranza delle tecniche alternative o per comodità (assegnare i lavori con spese minime a cooperative con personale qualificato al solo uso della motosega), aggiungo anche che la responsabilità che ci si assume nella messa in sicurezza delle alberature in ambito urbano spaventa chi non ha fiducia nel proprio operato e preferisce nascondersi nella “pericolosità intrinseca” della specie di turno, non ci giriamo intorno i comuni non hanno interesse (e soldi) ad investire in potature, rimonda del secco e consolidamento delle alberature.Detto questo spero di fare in tempo a vedere gli alberi incriminati e farmi un’idea personale di questo specifico caso.Saluti

  22. Aldo Borghesi says:

    Sotto quegli alberi andavamo a passeggiare mano nella mano, molti anni fa, la mia fidanzatina e io, ragazzi(ni) e studenti di liceo. La fidanzatina poi è diventata moglie, e ancora ci sopportiamo. Quel luogo e quegli alberi sono un luogo bello e indelebile nella nostra memoria, insieme ai tanti altri luoghi della Cagliari della nostra giovinezza, nella quale da tanto tempo non viviamo più. Chi domattina scenderà in piazza a difenderli, lo farà anche in nome nostro 🙂

    • Alberto says:

      Capisco il sentimentalismo, il legame affettivo, ma la sicurezza è tutto un altro discorso. Anche passeggiare mano nella mano sulla spiaggia durante un temporale estivo è molto bello e romantico, ma se un fulmine si abbatte improvvisamente è colpa del FATO, se un albero cade in città e causa disgrazie è colpa dell’amministratore di turno, sia esso di Destra o di Sinistra.

      • Aldo Borghesi says:

        Voglio solo dire che uno spazio urbano è fatto anche di queste cose, Non è sentimentalismo, è memoria: bisogna ricordare a cagliaritani quanto la città non si sia data pace sino a che non ha reso nuovamente fruibili luoghi come la Passeggiata coperta o il Teatro Civico? Vivere in una città che – giustamente – pretende di essere più che un luogo dove si lavora, si fa la spesa e si dorme è anche saper salvaguardare quel che la distingue da un ufficio, un centro commerciale e un dormitorio. Compresi gli spazi verdi.
        Poi, che i lavori di manutenzione vadano fatti, possibilmente presto bene e alle condizioni più favorevoli per l’erario, mi sembra fuori discussione, e dovere di qualsiasi amministratore degno di questo nome (e di qualsiasi colore, concordo) assicurare tutto questo. Ma a quanto pare qui non ci troviamo di fronte a semplice manutenzione; e siccome di manutenzioni diventate operazioni distruttrici in stile apprendista stregone lo spazio urbano di Cagliari ne ha subito anche troppe, ed anche in un passato recente e recentissimo, mi pare che una tirata di giacchetta agli amministratori (quale che sia il loro colore) non sia per nulla fuori luogo.

  23. Vi segnalo il post “Il Terrapieno in pericolo” della storica dell’arte Carla Deplano:
    http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/328#comment-18

  24. Carissimo dottor Biolchini, non avendo Lei nessunissima esperienza di governo non riesce a cogliere le notevolissime complessità e responsabilità che presiedono all’agire di una pubblica amministrazione, la quale quando opera deve tener presenti una quantità molteplice di interazioni che spesso ai più sfuggono e che sono del tutto assenti in quella fascia d’età over 60 dove cominciano a sorgere considerazioni sul tempo e sulle cose alquanto bizzarre.
    Si chiama progresso, dott.Biolchini un albero vale l’altro. tolgo qui, sostituisco là, la legge Rutelli impone x ogni nascita un albero, i piani urbanistici prevedono il censimento e la regolamentazione delle aree pubbliche verdi e dettano norme sul verde privato e poi gli ambientalisti e i giornalisti, insomma uno stress ad ascoltare tutti e a far le cose per bene è un vero calvario e poi caro Lei non vorrà entrare in conflitto con un signore che è vissuto 2013 anni fà che ebbe l’ardore di dire che :Se prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono; se prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l’albero.Gesù di Nazareth, Vangelo secondo Matteo, I sec.

    • Francu says:

      Ehhh fino all’anno del pelo sesi torrau! Bastava a sergio endrigo “per fare l’albero, ci vuole il fiore”

  25. La “bacca chiller” è davvero simpatica.

  26. Francu says:

    Mi…ca mia a loro! Segate a olla e cussa greffa de becciusu! Ma attra cosa e fai no teninti! Laghi sa mata pigara a scallonisi e perde le bacche chiller, non la leggete l’ugnone? O vito e BACCAgà!

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