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“Una limba po su popolu sardu”: in ricordo di Placido Cherchi

 

Che per Placido Cherchi le parole fossero importanti lo si intuiva subito. Aveva un modo di scandirle tutto particolare, sapeva usare le pause, e non potevi non capire quello che stava dicendo e che lo stava dicendo a te, proprio a te.

Anche il suo sguardo era unico: non potevi sfuggirgli, ti chiamava in causa, eri tu davanti a lui e nessun altro. Ed ogni suo sguardo ed ogni sua parola erano veramente una finestra aperta sulla conoscenza del mondo. Perché Placido guardava sempre verso l’orizzonte. Guardava lontano.

Per anni Placido è stata una silenziosa figura familiare, docente di Filosofia al Siotto, e di lui i ragazzi dicevano grandi cose. La bravura di sua moglie, Mariolina Falzari, docente di storia dell’arte, l’ho invece potuta constatare di persona. A 14 anni ci diede in mano l’Hauser (“Storia sociale dell’arte”), per farci capire una cosa che poi anche Placido mi insegnò dopo, fuori dalle aule scolastiche: i concetti complessi necessitano di linguaggi complessi, e bisogna studiare se si vuole provare a capire il mondo.

In una società che tutto semplifica, Placido aveva scelto di ricordarci la bellezza della complessità, del linguaggio e del ragionamento. E dunque era anche straordinariamente ironico, capace di battute veramente fulminanti, che ponevano fine al ragionamento (perché ogni ragionamento ha un inizio e una fine) in maniera assolutamente sorprendente. E felice.

Da oschirese, Placido Cherchi negli anni si era fatto cagliaritano e ha contribuito in maniera notevole alla vita culturale della nostra città.

Ci mancherà la sua intelligenza e la sua ironia, la sua attenzione per i giovani, il suo disincanto che non era mai pessimismo ma incitamento alla lotta. Ci mancherà il suo modo di ragionare, finissimo e raffinato. In questo video Placido tiene una lezione sulla bellezza della lingua sarda, e ringrazio l’amico Andrea Meloni per avermelo segnalato.

Per me terrò in serbo il ricordo di un incontro al parco di Monte Urpinu e la sua felicità per la recente nascita di un nipote, i suoi occhi che brillavano nel parlare di questa nuova vita che lo entusiasmava e che gli apriva “nuovi squarci di senso” (così come gli abbiamo sentito dire tante volte). Placido era felice quel giorno.

Placido Cherchi è stato un antropologo e un critico d’arte. I funerali si terranno domani pomeriggio ad Oschiri, suo paese natale. Un abbraccio alla moglie e ai figli. Tutti quelli che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene non lo dimenticheranno e ne onoreranno sempre la memoria.

 

6 Commenti

  1. quanto ero ‘troppo giovane’ per capire quell’uomo, da siottino…quanto avrei voluto farmi raccontare questi tempi da lui, con la sua pacatezza, con il suo intercalare in limba, con quelle parolacce inserite con studiata intelligenza nelle sue affermazioni (ricordo ancora una sua lezione su kant che ad un certo punto se ne esce con una frase del tipo ‘Immanuel vi sta dicendo, in pratica, “chi mi dice che non sia masturbatorio per un Papa sentirsi tale”…’ ) e noi appena 18enni sghignazzavamo senza capire…bae cun deusu, prof, puru chi non has mai crettiu…t’appu ad ammentare sempere cun sa berritta e sa bicicletta, intrende a iscola…

  2. Non posso dimenticare quel sorriso sornione di Placido e quel suo conversare di temi talvolta complessi con una profondità disarmante.Ogni volta che sentivo Placido dovevo concentrarmi e,pur avendo alle spalle una laurea in filosofia,mi stupivo come riuscisse a mettermi in crisi con i suoi ragionamenti.Vi invito a leggervi l’introduzione al libro edito dalla Fondazione Sardinia -dal titolo “Agostino di Ippona e le apocalissi dell’occidente” Atti del convegno di Studi 22-24 novembre 1996.Vi troverete questa riflessione (pag.36):
    “In realtà, l’aspetto che più ci parla di apocalisse non è quello relativo allo sfascio delle istituzioni, ma quello riguardante l’incalcolabile vuoto dell’indifferenza che sta atrofizzando la nostra interiorità e che già annuncia il silenzio totale dei significati”.
    Placido era in continuo ricerca di valori fondanti a cui ancorare la sua esperienza di uomo.Così lo voglio ricordare con tutto l’affetto che posso.

  3. Italo Medda e Assunta Pittaluga hanno pubblicato su facebook questa scheda biografica di Placido Cherchi che mi sembra opportuno condividere con voi. Ad integrazione aggiungo che era vicepresidente della Fondazione Sardinia.

    A fine di settembre del 2013 è scomparso Placido Cherchi, nato ad Oschiri nel ’39, grande pensatore e scrittore, formatosi con Ernesto De Martino, Alberto Mario Cirese e Corrado Maltese, interessandosi di temi etno-antropologici e storici-artistici.
    Per molti anni ha insegnato al Liceo Siotto e al Liceo Artistico di Cagliari, e recentemente aveva ricoperto la cattedra di Storia dell’Arte presso la facoltà di Architettura ad Alghero.
    Innumerevole la mole di pubblicazioni, tra cui “Paul Klee teorico” (De Donato, Bari 1978), “Sciola, percorsi materici” (Stef, Cagliari 1982), “Ernesto De Martino: dalla crisi della presenza alla comunità umana” (Liguori, Napoli 1987), “Pittura e mito in Giovanni Nonnis” (Alfa, Quartu S.E. 1990), “Nivola” (Ilisso, Nuoro 1990), “Il signore del limite. Tre variazioni critiche su Ernesto De Martino” (Liguori, Napoli 1994), “Il peso dell’ombra. L’etnocentrismo critico di Ernesto De Martino e il problema dell’autocoscienza culturale” (Liguori, Napoli 1997), “Etnos e apocalisse. Mutamento e crisi nella cultura sarda e in altre culture periferiche” (Zonza Editori, Cagliari 1999), “Il recupero del significato” (Zonza Editori, Cagliari 2001), “Identità, cultura, scuola” (con Bachisio Bandinu e Michele Pinna, Domus de janas, Cagliari 2003), “ Italo Medda – Esercizi di ammirazione” (Zonza Editori, Cagliarti 2003), “Crais. Su alcune pieghe profonde dell’identità” (Zonza Editori, Cagliari 2006),”La scrittura oltrepasante. Ernesto De Martino e le dialettiche del ritorno”, “Il cerchio e l’ellisse. Etnopsichiatria e antropologia religiosa in Ernesto de Martino: le dialettiche risolventi dell’«autocritica», (Cagliari, Aìsara, 2010), Placido Cherchi, Cinque studi (Kurumuny, 2013).
    E’ stato direttore editoriale, per la casa editrice Zonza, della collana Semidas, con le copertine di Italo Medda, e della collana Stagioni, cataloghi dell’attività della galleria G28di Cagliari.
    Sta per uscire ” Per un’identità critica. Alcune considerazioni autoanalitiche nel mondo identitario dei sardi” Prefazione di Nereide Rudas, Arkadia.
    Sempre pronto a diffondere il suo sapere, ha condotto una lunga serie di conferenze organizzate dalla G28 al Ridotto, il teatrino di via Ada Negri, sia su tematiche a lui care (ad esempio il ciclo “Origini moderne della modernità”) sia concedendosi a situazioni più leggere (come quando narrò la propria esperienza con l’arrivo di Moisseiev in Sardegna).
    Con lui scompare un intellettuale coerente, mai piegato al compromesso, convinto sostenitore della cultura sarda, spesso in prima linea, pronto ad esporsi per l’affermazione dei propri convincimenti.

  4. Un grande uomo, un grande Sardo. Sentiremo la sua mancanza, ma i suoi scritti ci terranno compagnia e ci aiuteranno nel nostro percorso. Grazie di tutto ciò che ci hai dato, Placido!

  5. io non l’ho conosciuto, ma ne ho sentito parlare un gran bene da mio padre Benedetto, quarant’anni Professore di Storia e Filosofia al Siotto.

  6. Aligusta says:

    Grazie Vito per il ricordo. Se n’è andato un grande uomo. Parola di uno dei suoi ragazzi ai tempi del Siotto.

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