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La Sardegna chiede la pace: l’appello del Comitato Cagliaritano contro la Guerra in Siria e un intervento di Enrico Lobina

Altro che decadenza di Berlusconi: è la situazione siriana a mettere a rischio realmente la nostra stabilità politica, il nostro futuro. Venerdì 6 a Cagliari è previsto un sit a partire dalle 17.30 in piazza Palazzo contro le politiche guerrafondaie dei governi occidentali. Vi propongo il documento del Comitato Cagliaritano contro la Guerra in Siria, insieme ad una riflessione del consigliere comunale cagliaritano della Federazione delle Sinistre Enrico Lobina.

***

Venerdì 6 settembre, di fronte alla Prefettura di Piazza Palazzo a Cagliari,
manifesteremo per dire no alla guerra in Siria

La crisi siriana si trova infatti in una fase cruciale. Nonostante il rinvio, la minaccia dei bombardamenti aerei statunitensi è ancora altissima. Inoltre, va ricordato che, a prescindere dall’intervento ufficiale NATO-USA, la guerra in Siria esiste già da più di due anni ed è stata principalmente e sotterraneamente alimentata da potenze straniere ingerenti che nulla avevano a che fare con le dinamiche Governo-Opposizione interne al popolo siriano.

Dunque dopo quelli in Jugoslavia, Iraq e Libia ci troviamo di fronte all’ennesimo tentativo di aggressione militare volto alla destabilizzazione di macro aree geografiche, in questo caso di tutto il Medio Oriente, e alla repressione di un popolo, quello Siriano, non addomesticato ai diktat Americani e alle politiche di sfruttamento globale delle potenze neo-liberiste.

A pagare un prezzo salatissimo è ovviamente proprio il popolo Siriano che in questi mesi ha subito pesanti carneficine e numerose distruzioni di abitazioni civili.

La degenerazione del conflitto Siriano porterebbe quasi certamente anche a una estensione del conflitto verso l’Iran e una escalation bellica in tutta l’area Medio-Orientale. Non si può escludere la possibilità di uno sconfinamento su scala globale.

Dobbiamo opporci a queste politiche guerrafondaie. Dobbiamo farlo anche consapevoli del fatto che sono mosse dalle stesse logiche di sfruttamento che oggi, in Occidente, fanno scontare a tanti il quotidiano peso della crisi economica.

Si tratta dunque di ricreare un tessuto di solidarietà tra popoli e un nuovo internazionalismo che ragioni e agisca all’esatto contrario di quella “comunità internazionale” intesa come alleanza di stati ed eserciti volta ad esportare la “democrazia” a suon di bombe.

Il primo appuntamento da affrontare con questo spirito sarà dunque venerdì sera in Piazza Palazzo a Cagliari alle ore 17 e 30.

Il Comitato Cagliaritano contro la Guerra in Siria

***

La guerra e la pace sono l’essenza della vita sociale di una persona. La guerra può distruggere tutto ciò che hai: gli affetti, i luoghi dove sei nato, la casa, i pochi averi messi da parte in una vita. La guerra colpisce sempre chi non ha deciso di farla. Quasi mai il contrario.

Da poco ho letto “Po cantu Biddanoa” di Benvenuto Lobina. Forse il più bel romanzo in prosa scritto in sardo del novecento. Tutto il libro ruota intorno alla figura di Luisicu, un analfabeta che conosce il mondo durante la prima guerra mondiale, insieme alla Brigata Sassari di Emilio Lussu. Di Emilio Lussu diviene collaboratore: viene premiato con medaglie al valore, ma il suo analfabetismo lo farà tornare a Villanovatulo.

Villanovatulo era un paese dove i cambiamenti non arrivavano, ma l’esperienza della guerra arrivò. E rimase, almeno per qualche decennio.

Oggi la guerra appare lontana, impossibile che accada. Guerra è morte. Guerra è lo smembramento della Yugoslavia, l’occupazione di dodici anni dell’Afghanistan, il bombardamento selvaggio dell’Iraq nel 2003 e della Libia nel 2011. O la pioggia di missili a Gaza nel 2008. E qualcuno le chiama ancora missioni di pace…

Tutto questo accade nel nostro Mediterraneo. Centinaia di volte abbiamo sentito parlare della Sardegna e del Mediterraneo. Quasi sempre con slogan tanto roboanti quanto vuoti.

Dieci anni dopo l’Iraq, in un’area instabile e strategica, si punta alla Siria. Un regime baathista, come il regime dell’Iraq pre-invasione, multi religioso e capace di distribuire a vasti strati della popolazione i benefici derivanti dalle proprie ricchezze.

In un’area dove esistono regimi come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, o come Israele, impegnata in una nuova colonizzazione di territori già illegalmente occupati, gli occidentali si concentrano sulla Siria.

Un regime, quello di Bashar al Assad, colpevole di essere un non-allineato, di non sottostare agli ordini USA, di aiutare gli Hezbollah libanesi e mantenere un forte legame con Iran e Russia.

USA e UE, con l’aiuto della Turchia, si concentrano sulla Siria tanto da armare jihadisti, cioè musulmani sunniti fondamentalisti e guerrafondai, che da mezzo mondo vanno in Siria a fare la guerra ad Assad, colpevole di non essere abbastanza musulmano, in quanto laico e alawita (minoranza all’interno dell’islam sciita, di per sé già minoritario).

Se qualcuno crede al presunto utilizzo di armi chimiche come ragione per fare la guerra, ricordiamo che si fece la stessa operazione con l’Iraq nel 2003, e nulla si rivelò vero.

Non si vuole, in questa sede, discutere del regime baathista e degli effetti di alcune misure economiche neoliberiste sul suo consenso. Ci saranno, ci devono essere, tempi e modi per farlo.

Il tempo, ora, è quello di un vasto movimento contro la guerra.

Un tempo l’Italia aveva una politica estera. Poi l’ha persa. Vedremo se l’ha riconquistata, come pare. Chiediamo che nessuna base venga usata per fare la guerra, e che l’Italia si opponga in sede Nato all’escalation militare, sino a minacciare di uscirne e, se avviene l’irreparabile, uscirne. Se i due finti progressisti – Obama e Hollande – attaccano, può succedere di tutto.

Anche quando l’Italia aveva una politica estera, la Sardegna non l’aveva. La Sardegna ha accettato le basi e un’economia di guerra. Vorrei vedere deputati e senatori, sindaci, onorevoli e candidati alle primarie, e candidati presidenti, anche con idee diverse, in piazza venerdì sera a Cagliari, in piazza Palazzo, per manifestare contro la guerra. Vorrei vedere deputati e senatori, sindaci, onorevoli e candidati alle primarie, e candidati presidenti, discutere seriamente di politica estera. In questa epoca, significa parlare di guerra e pace nel Mediterraneo.

Ce lo dirà Papa Francesco, il 22, e noi tutti ad annuire. E il giorno dopo?

Enrico Lobina
Consigliere comunale, Cagliari


 

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29 Commenti

  1. Alessandro says:

    Saludos a tottus,
    no bi sunu bonos, no bi sunu malos, bi sunu fizzos de bagassa chi cherene balanzare supra sa vida de su popolu sirianu disgrasciadu.

    http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=710

    Assad no este una brava peissone, comente no lu este su “Nobel per la Pace” Obama.
    Bascaramene.
    Asga.

    Saludu.

  2. gas1973 says:

    Allora, si va tutti alla manifestazione contro gli americani cattivi? Dai che magari si trova anche un po’ di figa. Io porto il vino in bottiglia di plastica, i bonghetti chi li porta?

  3. B. Russell. La Pace …….Ma la guerra è solo la fioritura finale dell’albero del male. Anche in tempo di pace la maggior parte delle vite degli uomini consta di lavoro monotono, la maggior parte delle donne sono condannate all’alienazione che per lo più uccide le possibilità di una felicità prima che la gioventù passi, alla maggior parte dei bambini è permesso di crescere nell’ignoranza di tutto quello che il mondo offre per allargare i loro pensieri o stimolare la loro immaginazione. I pochi che sono più fortunati sono resi illiberali dai loro ingiusti privilegi e oppressi dalla paura del risveglio indignato delle masse. Dal più grande al più piccolo degli uomini la maggior parte di loro sono presi dalla lotta economica: la lotta per acquisire quello che è loro dovuto o che ritengono che non sia loro dovuto. I beni materiali, nei fatti o per desiderio, dominano la nostra prospettiva solitamente fino alla esclusione di tutti gli impulai di generosità e creatività. La possessività – la passione di avere o detenere – è il motivo ultimo dell’insorgere della guerra, è il fondamento di tutti i mali di cui il mondo politico soffre. Solo diminuendo la forza di questa passione e del suo opprimere le nostre vite quotidiane che nuove istituzioni porterebbero a benefici permanenti per il genere umano.

  4. Pingback: La Sardegna chiede la pace: l’appello del Comitato Cagliaritano contro la Guerra in Siria | cobasscuolasardegna

  5. Nessuno è con Assad, ma muovere guerra ad un paese distrugge solo la popolazione e arricchisce le lobby americane. Gli stessi stati uniti che in caso di altre stragi stanno immobili perché a loro fa comodo. Nessuno è con un dittatore sanguinario, ma gli occidentali non devono vantarsi di macchiarsi le mani di sangue facendo finta di farlo per la pace.

    • La popolazione è già in mezzo alla guerra da due anni e le lobby si stanno già arricchendo da tempo (comprese quelle russe). Potrebbe trattarsi anche di una strategia propagandistica per sbloccare la situazione siriana (perché la guerra civile sta danneggiando anche tanti investitori esteri nel Paese). Secondo alcuni militari al massimo ci saranno obiettivi limitati e mirati, ma nessun massiccio intervento bellico occidentale. E men che meno guerre mondiali, chi parla di conflitto mondiale è fermo agli anni ’40 e non capisce un tubo di mercati.

  6. Vidarr says:

    Per curiosità ho fatto una ricerca su questo blog, per trovare altri articoli sulla Siria. D’altronde Vito è pacifista e giornalista, ho pensato, e sicuramente ha fatto altri articoli per denunciare la strage di esseri umani in corso negli ultimi mesi.

    E invece no, non c’era.

    • Hai cercato male, perché sulla Siria avresti almeno trovato questo post:
      http://www.vitobiolchini.it/2012/09/11/incredibile-due-sardi-incontrano-il-presidente-siriano-assad-a-damasco-e-nessun-giornale-ne-parla-e-allora-lo-scoop-lo-faccio-io/
      Per il resto la tua posizione è evidentemente strumentale. E dunque rende impossibile ogni risposta.

      • Vidarr says:

        Ho trovato l’articolo, ma, come scrivi nel testo, la notizia da riportare è: “due sardi vanno in Siria”.
        Non voglio banalizzare, e usando un linguaggio più chiaro esplicito la mia critica. Mi pare che ci si mobiliti con questa intensità solo se di mezzo ci sono gli americani. Se gli americani non intervengono e in Siria si scannano, niente comitati per la pace. Solo due sardi che vanno da Assad a dirgli che ha ragione. O sbaglio?

        • Guarda che qui nessuno contesta o nega la drammaticità della situazione siriana ma solo l’uso della forza armata (peraltro al di fuori di un mandato dell’Onu e contro la stragrande maggioranza anche dell’opinione pubblica mondiale) per la risoluzione di questo conflitto. La situazione in medio oriente è già esplosiva di suo e l’idea di un attacco americano è giudicata rischiosissima perfino dal Sole 24 Ore, mica solo dal manifesto.

          • Enrico says:

            No, il comunicato e il post del blog contestano l’uso della forza armata da parte degli USA in quanto forza imperialista.
            Non puoi negarlo.
            E’ una campagna anti USA.
            E’ innegabile, ed è ipocrita negarlo.

          • Vidarr says:

            È considerato rischiosissimo anche da me.
            Ma non mi accodo ad un comitato che, nel comunicato, su Assad dice soltanto che “ultimamente le misure neoliberiste che ha preso hanno inciso sul suo consenso”.

          • Vidarr says:

            Chiedo scusa, mi riferivo al comunicato di Lobina. In quello del comitato, Assad semplicemente non esiste.

  7. efisio says:

    Onestamente la posizione di Lobina e del movimento non la capisco e la trovo settaria e troppo semplificativa in relazione ad una situazione complessa come quella siriana.
    Questo finisce per sminuire le ragioni del movimento stesso.
    Che l’intervento bellico sia da scongiurare, molto probabilmente non risolutivo anzi peggiorativo della attuale situazione, lo dimostrano gli stessi tentennamenti del presidente Obama e della comunità internazionale, muta o quanto meno inerte dopo due anni di conflitto civile.
    Ma inquadrare questo intervento eventuale nella stessa ottica di quelli fatti in Iraq o Afganistan o anche in Jugoslavia, bhé questo sminuisce le ragioni degli oppositori di oggi e di ieri e davvero finisce per avvalorare le teorie di chi parla di ‘pacifismo a senso unico’ e artatamente cerca di far confondere il pacifismo con l’antiamericanismo.

    Obama non è Bush e neanche Clinton e il popolo siriano conta già decine di migliaia di morti non già perché sono intervenuti gli yankees, ma perchè il suo dittatore ha deciso di rispondere con le pallottole a chi in piazza pacificamente chiedeva pane e democrazia.

    Se due anni fa eravate distratti, venerdì approfittatene anche per fare un bel ripasso.

    PS. Stavolta che sia stato usato gas nervino lo dicono fonti terze quali Msf, che l’abbia utilizzato Al Assad è molto probabile visto che ha colpito quartieri di oppositori e soprattutto visto che fino all’anno scorso se lo comprava in Inghilterra..insomma di questo si dovrebbe parlare.

  8. arricardu says:

    ma perchè i sardi sono levantini? perchè mai i sardi dovrebbero essere vicini ai musulmani salafiti o simili? Assad è un dittatore, i ribelli sono per uno stato islamico ( altra dittatura)…in siria ci sono vari popoli e diverse fedi religiose, penso che sia quasi impossibile che possa nascere lì la “democrazia”

  9. Riccardo76 says:

    Vito, c’è un bel po’ di ipocrisia: perchè definire “crisi” siriana ciò che è già una vera e propria guerra civile da ben due anni e scendere in piazza solo ora? Tanto per cambiare una “crisi” divente “guerra” solo quando intervengono gli Usa? Orsù, un po’ di autocritica….
    Cordialità.

  10. Paba o non Paba sa gherra da fezanta in domu insoru e lassinti is callonis in paghi a nosu Sardus

  11. Supresidenti says:

    Vito, speravo in commenti migliori tra i tuoi lettori. Ma oramai credo proprio che le speranze siano perse definitivamente.
    Sardi si, ma occidentali fino al midollo.

  12. giusto diro no alla guerra e tentare una soluzione pacifica, su questo non ho dubbi, ma chiedo ai nostri pacifisti a senso unico: Assad è sempicemente un non-allineato o un dittastore spietato? In Sira stiamo con i ribelli o con Assad? Gli hezbollah, armati dall’Iran (altro paese democratico?) sono un popolo di liberatori o un gruppo terroristico? E poi: a Cagliari nascono gruppi e comitati con una velocità pazzesca…dopo quale riunione pubblica e quale processo democratico si è costituito il comitato cagliaritano con la guerra in Siria?

  13. Un’altra è prevista stasera alle 18 in Piazza Yenne. Organizzata fuori dal Comitato? No alla Guerra in Siria si chiama. Mi sfugge qualcosa?

  14. Non andrò perché non me la sento più di condividere la piazza con chi si riempie la bocca di retorica, con chi considera una guerra tale solo se è portata avanti da una potenza egemone come gli Stati Uniti, con chi affianca il socialismo arabo con quello europeo o sudamericano, con chi è pronto ad ammiccare a un omofobo fascista come Vladimir Putin, con chi è pronto a difendere Bashar al-Assad, con chi utilizza un linguaggio violento fatto di “ratti” e “sgherri”.
    Se non fosse abbastanza chiaro, non me la sento più di condividere una piazza con pacifisti ad oltranza, perché la posizione di un pacifista è – e deve essere – una sola: né con Assad, né con i ribelli. Poi si può discutere di tutto il resto.

    Dispiace leggera una riflessione così leggera di Lobina, soprattutto quando fa melina sul neoliberismo di Assad. In questi giorni, si è spesso sentito le analisi debbano stare fuori dal discorso sulla pace. Tuttavia, se gli stessi che richiedono questa elisione portano argomenti deboli, tronchi e/o contraddittori, allora la riflessione sulla pace deve essere completa e scientifica.

    http://suspendedinlight.wordpress.com/2013/09/05/contro-la-guerra-in-siria-dal-15-marzo-2011/

  15. Pingback: Contro la guerra in Siria (dal 15 marzo 2011) | under the surface

  16. A Lobina e ai suoi compari suggerisco di organizzare la manifestazione a Zaatari, 144 mila abitanti, tutti ex siriani in trasferta grazie all’amico assad.

    http://www.presseurop.eu/it/content/article/4023031-non-chiudiamo-gli-occhi-davanti-ai-profughi

  17. arricardu says:

    la’ ca funti nendi ca Assad est mellus de is atrus. is chi funti gherrendi contras a Assad funti integralisti ( che is talebanus)ca bolint unu stadu islamico.

  18. Ma custusu chini funti? Ma custusu chi si naranta “di sinistra”, con cali facci s’anta a ponni in difesa dei diritti della donna, candu appoggianta custu cazzusu de jihaistas chi ollinti sa religioni cumenti unica legge? Ma ‘ta si funti accallonendi? Ma seu de candu seu nasciu chi mi nanta che su papa esti inimigu de su populu, e immoi mi ses calendi in praza co is talebanis? Ma t’inci cravasa?!!!

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