Lingua sarda / Politica / Sardegna

“Lingua sarda e lingua italiana pari sono!”. Dopo tante supercazzole, il Psd’az presenta una proposta di legge bomba!

“Nel territorio della Sardegna la lingua sarda è lingua propria e parificata alla lingua italiana”. Molto ci voleva? Sì, ci è voluto molto per arrivare a questa sacrosanta verità (anni, decenni), ma alla fine qualcuno ce l’ha fatta. Nello specifico i sardisti, che stamattina hanno presentato una proposta di legge nazionale, costituita da un solo articolo, e che prevede la modifica dell’articolo 1 dello Statuto speciale della Sardegna.

Poche ma sentite parole: “Nel territorio della Sardegna la lingua sarda è lingua propria e parificata alla lingua italiana”, e “gli abitanti della Sardegna hanno diritto di conoscere e usare entrambe le lingue. Analogo riconoscimento è previsto per il catalano ad Alghero, per il gallurese e il sassarese e il tabarchino nei territori di competenza e diffusione linguistica”.

Non solo: “Le leggi della Repubblica e leggi regionali dovranno concretamente normare a seguito della futura parificazione linguistica, prevedendo che la storia, la cultura e la lingua siano materie obbligatorie nelle scuole di ogni ordine e grado dell’Isola”.

Una bomba.

Ora vedremo quali parlamentari sardi (perché i sardisti a Roma non sono rappresentati) e quali forze politiche si faranno carico di questa proposta di legge che segna ad occhio e croce il punto più concreto in tema di bilinguismo. Il più concreto perché il più semplice, lontano dalle supercazzole di Irs e Progres, dalle ipocrisie di Pd e Pdl e dalle ambiguità della sinistra.

Quella sardista (ecco il testo integrale) è una proposta politicamente chiara e che consentirà di capire meglio chi sul tema del bilinguismo maramaldeggia e chi no. Soprattutto perché dice che la lingua sarda è una e una sola e perché le altre lingue (gallurese, catalano, sassarese e tabarchino) meritano lo stesso tipo di tutela e uso garantita al sardo.

Certo, la strada da fare è ancora tanta. La standardizzazione del sardo scritto è ancora in fieri ma il percorso da compiere è chiaro e le ricadute di una rivoluzione del genere evidenti, come sintetizza bene Adriano Bomboi nel sito Sa Nazione.

Molti ora torneranno alla carica con le solite domande “E quale sardo? E perché non la lingua inglese?” e cose così.

In breve direi che la Sardegna ha bisogno del bilinguismo perché il la lingua sarda esiste e non può essere ignorata; poi perché il bilinguismo ci aiuta ad uscire dalla crisi di identità e di senso nella quale siamo finiti, facendo nascere una nuova classe dirigente in grado di essere in tutto e per tutto autonoma dagli interessi italiani che male ci rappresentano. Poi sono anche d’accordo con il senatore di Sel Luciano Uras che recentemente ha scritto che “la lingua sarda siamo noi, diffonderne l’uso, anche nei pubblici uffici, è una delle priorità per ricostruire quella necessaria compattezza nazionale” (nazionale sarda, evidentemente). Chissà, magari sarà proprio Uras a portare in parlamento la proposta sardista.

Ma se queste argomentazioni non vi fossero bastate, vi rimando a quelle di Roberto Bolognesi, studioso della lingua sarda, che in queste settimane nel suo blog è in un vero e proprio stato di grazia e ci regala ogni giorno interessantissime riflessioni sul rapporto fra lingua e società isolana.

Leggetevi il suo post “Rivoluzione!” in cui spiega come la Sardegna può essere culturalmente decolonizzata, oppure “Indipendenza culturale”, o il bellissimo “Due identità sarde o dialogo tra sordi?” in cui leggiamo:

Non vorrei vedere una Sardegna che sia l’immagine rovesciata della Sardegna attuale con dei Sardi di serie A (domani i sardoparlanti, oggi gli italofoni) e di serie B (domani gli italofoni, oggi i sardoparlanti), perché non credo che in una Sardegna del genere si vivrebbe meglio che nella Sardegna attuale.

Quello che in questi anni non abbiamo messo sufficientemente in chiaro è che noi vogliamo soltanto vivere gioiosamente la nostra sardità, che tutto quello che vogliamo è essere sardi quanto, dove e come lo vogliamo, che la nostra è una ricerca interamente positiva di quello che è meglio per noi e per il nostro prossimo: essere liberamente quello che siamo!

Essere culturalmente autonomi è esattamente il contrario della negazione dell’autonomia altrui.

Con questo, però, non voglio negare che in molti casi la paura vera dei nostri avversari sia quella di perdere la propria posizione di rendita come mediatori tra il centro dell’impero italiano e la sua periferia estrema: noi.

E anche se la maggior parte dei Sardi è a favore dell’uso ufficiale del sardo e della sua introduzione nella scuola, la maggior parte della sua classe dirigente – e gli intellettuali in particolare – sono invece contrari.

Se ci pensate, non è per niente un caso che proprio i Sardi con un’istruzione superiore siano maggiormente impauriti dall’idea di una Sardegna culturalmente autonoma.

Parole sante.

Post scriptum
Ma i sardisti non potevano svegliarsi prima invece che a fine legislatura e in piena campagna elettorale?

 

98 Commenti

  1. Pingback: “Lingua sarda e lingua italiana pari sono!”. Dopo tante supercazzole, il Psd’az presenta una proposta di legge bomba! | CASTEDDU.ORG

  2. Arrubiu says:

    http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/08/24/news/il-psd-az-parla-ora-ma-prima-dov-era-1.7629079
    L’assessore Milia butta a mare la Limba Sarda Comuna:
    <<E non nella Lingua comuna «che è di plastica, inesistente, frutto di un compromesso inaccettabile, una lingua che in Sardegna non si parla da nessuna parte», ma in tutte le varianti: «A Sassari i ragazzi potranno imparare il sassarese, molto diverso dal logudorese e dal campidanese, a Carloforte ci sarà il tabarchino, che nulla ha in comune con il gallurese o con il catalano. Così si valorizzano le diverse parlate, così si promuove la valorizzazione della lingua sarda».
    No comment.

    • Catz… dopo sette anni se ne accorge chi sa LSC no bandat beni po totus is sardus…

      • P- Paolo Masala says:

        S’assessore Milia però, no una linguista sèriu. E tue che semper apitzighende·ti a su chi prus ti cumbenit.

        • Ita cauli ses narrendi? Sa primu frasia no si cumprendit, ita boliast nai…? Po su chi pertocat sa segundu frasia…Deu mi ndi seu apicighendi a is cosas chi mi cumbenint??? A mei no cumbenit nudda… no apu mai ganau dinai cun sa lingua sarda e apu sempiri nau de manera crara ita pensu in pitzus de sa lingua… fortzis a ligi unu pagu in su blog cosa mia torras, inantis de nai scillorius!

          • Arrubiu says:

            Eh già finché l´Assessore si presta, con piacere alla manipolazione dei fatti,
            tutto bene. Quando poi tocca la vacca sacra, leggasi LSC, scatta il piano B e giù guano a tutto spiano…… che barba che noia…….

  3. Angelo Nieddu says:

    Ma Carlo, il dibattito sulla lingua sarda è proprio un confronto culturale con quello che circonda la Sardegna, partendo dalla volontà e dalla ricerca di una autonomia culturale.

  4. Salvatore says:

    Per chi vuole approfondire l’argomento, l’Associazione Culturale Sa Bèrtula Antiga sta organizzando degli incontri di approfondimento sul bilinguismo sardo – italiano e sugli effetti che si hanno sugli aspetti cognitivi nei bambini e negli adulti. Abbiamo l’onore di ospittare la professoressa Antonella Sorace, ordinaria di Linguistica Acquisizionale presso l’Università di Edimburgo, una delle maggiori esperte del settore e fondatrice del servizio di informazione Bilingualism Matters da cui deriva la filiale sarda Bilinguismu Creschet. E’ una grande occasione per capire l’importanza dell’argomento e per porre domande.
    Questi gli appuntamenti:
    04.09.2013: Bosa, ore 18.30 presso la sala riunioni della biblioteca civica;
    05.09.2013: Scano di Monteferro, ore 16.30 presso teatro “Nonnu Mannu”;
    06.09.2013: Serramanna, ore 09.30, presso la sala EXMA, Via San Leonardo;
    06.09.2013: Villasor, ore 16.00 presso Ex Convento dei capuccini, Via Brundu.
    Vi aspettiamo numerosi.

  5. Giagu Ledda says:

    A Bruno e a totu sos chi la pensant che a isse “….l’obbligo di studiare l’italiano nasce dal fatto che l’italiano è la lingua ufficiale di questo stato scalcagnato ….” S’òbrigu de istudiare su russu lu teniant sos Èstones, sos Lètones e sos Lituanos. No l’isco si como sos programmas iscolàsticos de cussas repùblicas ponent su russu obrigatòriu; a seguru però chi est de òbrigu s’istùdiu de sa limba natzionale issoro. Custu cherimus in Sardigna.

  6. Quando chiami FASCISTA uno che vuole i diritti per se, negandoli agli altri, si alza il solito coro di proteste. “Così non si fa, così non di dice…”Datemela voi una definizione “democratica” di uno che riconosce i propri diritti, ma non quelli altri.
    Ma quando chiedi educatamente di spiegarti da quale principio discenda il diritto all’ignoranza selettiva del sardo–nessuno ha mai messo in discussione l’obbligo di imparare l’italiano–allora i benpensanti tacciono. Eppure ho soltanto detto in modo diverso esattamente la stessa cosa: chi credete di prendere per il culo? Chi è contrario al bilinguismo perfetto–che comprende l’obbligo di studiare e conoscere il sardo–vuole soltanto che la selezione della classe dirigente sarda continui sulla base della più profonda ignoranza della lingua, della cultura della storia della Sardegna. Cioè vuole mantenere i privilegi di gente alienata dalla sua terra, che non farà mai gli interessi della sua terra. Cioè vuole perpetuare la dipendenze linguistica, culturale, psicologica e politica della Sardegna. A chi serve? Guardatevi attorno. In che condizione è la Sardegna sotto la guida di questa gentaglia?

    • Giancarlo says:

      Non entro nel merito del discorso, sia perché non mi appassiona, ma soprattutto per i toni e i modi usati da alcuni frequentatori , che si arrogano il diritto di decidere della bontà delle idee altrui, utilizzando ragionamenti di un semplicismo disarmante (fascisti , risorgimental fascisti, ecc.ra). R. Bolognesi ha postato 15 su 75 commenti (ad ora) di arroganza e inconcludenza crescente, senza aggiungere – a mio parere – niente di intelligente al dibattito. Auguro a Bolognesi, pertanto, di seguire la strada giá percorsa in questo blog dal poco illustre e per niente compianto G. Ainis, di cui fortunatamente si sono perse le tracce.

      • È vero: sono un energumeno, un pitecantropo, unu bastasciu de portu. Detto questo, perché non entri in merito alla questione?

        • Allora la situazione del duello a questo punto è la seguente: Giancarlo non è appassionato al discorso, ma ugualmente si è contato il numero totale dei post e il numero dei miei post. A cosa si appassiona Giancarlo?

          • Giancarlo says:

            Seguo con assiduitá il blog di Vito e so contare. Ma di che duello parli? Tu non dialoghi, ti compiaci solo del suono della tua voce.

    • Non so se ci credi davvero alle amenità che scrivi: pensi davvero che una classe dirigente che parla il sardo e conosce la cultura e la storia della Sardegna farebbe meglio gli interessi della nostra terra? E cosa dimostrerebbe questa singolare teoria? Ma hai bevuto roba pesante? E allora gli amministratori della Calabria? Hai notato che gli ‘ndranghetari parlano tutti in calabrese? Ma fino a quando vorrai sommergerci con le tue fesserie, con la tua smania di protagonismo? Di te Salvatore Satta direbbe che ses in su mundu petzi ca b’at locu. Ma roba da pazzi! Forse nessuno ti ha spiegato che l’obbligo di studiare l’italiano nasce dal fatto che l’italiano è la lingua ufficiale di questo stato scalcagnato: il giorno che parleremo tutti l’inglese ci sarà l’obbligo di studiare l’inglese, anziché l’italiano.

      • Alla prima domanda rispondo io (che notoriamente non bevo roba pesante): sì! Perché si governa meglio una cosa quando la si conosce.
        Sul resto non mi pronuncio.

      • Visto che a tirarvi per i capelli venite fuori, voi benpensanti?
        No caro Bruno: l’obbligo di studiare l’inglese c’è già! Che poi non lo si impari è un’altra questione. Quello a che fare con il monolinguismo isterico degli Italiani. Cazzi vostri, insomma!
        Ma la domanda a cui non rispondi è: “Perché non dovrebbe essere obbligatorio lo studio del sardo?” Ecco quello che non hai il coraggio di dire esplicitamente. Ma l’hai già detto implicitamente: ” l’obbligo di studiare l’italiano nasce dal fatto che l’italiano è la lingua ufficiale di questo stato scalcagnato”. Cioè l’italiano è imposto con la forza: prima delle baionette e poi della scuol;a risorgimental-fascista, poco cambiata da allora. Il diritto del più forte! Come si chiama in politica chi crede in questo diritto?

        • La “moderatezza” di Bruno era esattamente come quella del; Corriere della Sera: tutta finta.
          Come il Corriere, Bruno è schierato, molto schierato, pretendendo però di essere “imparziale”, ma a differenza delle zoccole del Corriere non controlla i nervi e basta una piccolissima provocazione per farlo scatenare in una serie di insulti. Come i corrieristi, però, evita di affrontare la questione e solleva un sacco di polvere: ergo, le cose gli stanno bene come stanno. Proprio come a quelli del Corriere. Il suo messaggio è chiaro: “I Sardi non devono conoscere la propria, lingua, la propria storia, la propria cultura.”, perché in Sardegna comandano gli Italiani.

        • credo che il dibattito sulla lingua possa non essere prioritario quanto quello dell’attivazione di un confronto culturale con quello che circonda la Sardegna. Il diritto all’autonomia linguistica potrà essere sacrosanto ma senza una cultura del confronto rischia di essere (l’ennesima) dimostrazione di sterile orgoglio insulare in un periodo storico in cui l’apertura verso l’Europa potrebbe accrescere la consapevolezza di essere isolani e non isolati, protagonisti e non vittime

  7. Un’altro modo di affrontare la questione è quello della letteratura sarda: esistono oltre 250 opere in prosa in sardo. Alcune di queste, come i romanzi di Nanni Falconi, sono a mio modesto parere superiori a qualunque altra cosa scritta da un sardo. Quindi superiori ai lavori di Deledda–ma non ci vuole molto–ma anche a quelli di Dessì, Ledda e Murgia. Secondo voi un sardo ha o no il dovere di conoscere la letteratura sarda–come ha il dovere di studiare a scuola quella italiana– o no? E se no, da quale principio discende il diritto a rimanere ignoranti della lingua e letteratura della loro terra?

    • Caro Bolognesi, reduce dalle mie vacanze in terra basca, vengo a scoprire che un passo fondamentale è sul punto di lasciare la sua orma nella secolare questione del bilinguismo. Ho ancora nelle orecchie le asinerie dei tanti turisti italiani incontrati, che diconsi parlanti inglese, e con arrogante protervia misurano l’altrui pazienza parlando un esilarante inglese da barzelletta, senza alcuna intonation, con giri di parole incomprensibili ad un qualunque bambino british. Eppure lo parlano, gonfi di sè. E da noi, quanti si vergognano di non riuscire a parlare un sardo letterario? E perciò si rifugiano nell’italiano, anche se sardi? Perchè non facciamo in modo di accogliere, senza ironia e altezzosa superiorità, nella comunità dei sardi parlanti anche i meno “accessoriati”, che poi li si recupera con l’uso e lo studio (scuola seminari ecc.)? Occorre una forte pressione, non solo politica, da parte di tutti. Chi si liggiu in s’Unioni unu scantu de articulus in sardu (logudoresu, nugoresu o campidanesu a segunda) a bellu a bellu ndi cumprendu mancai is regulas. Magari avrai capito che non sono sardo di nascita, ma di volontaria appartenenza. e nonostante sia kimbelingue, VOGLIO esercitare il diritto di parlare in sardo. A cent’annus.

      • O fra’, as cumprendiu totu! Sapere di più vuol dire essere di più. Ma qui siamo ancora al punto di dover spiegare a cosa serve la scuola dell’obbligo. Ita tristura…

  8. @Bolognesi. Il mio gallurese è atrofizzato: sono oltre 30 anni che manco dal paese e ci torno solo per aprire la casa ogni tanto: gli unici con cui mi lancio sono i miei amici dell’infanzia, mi diverto anche a farmi prendere in giro. Se un estraneo mi parlasse in gallurese, immagino che lo saluterei in gallurese, poi continuerei in italiano, per me sarebbe la cosa più naturale e credo che non offenderei nessuno (al massimo penserebbe che non me la cavo bene col gallurese).
    Che qualcuno possa volere imporre ai miei figli a scuola il sardo o il gallurese sinceramente non mi piace: sceglierlo va bene, imporlo no. Ci sarebbe da parlare dei soldi da trovare per portare questa novità in una scuola pubblica allo sfascio come la nostra: ma forse conviene limitarsi ai principi.

    • Situazione comprensibilissima la tua, MA FINO A UN CERTO PUNTO. Tu rivendichi–e qui torniamo al punto che voglio chiarire–il tuo diritto all’ignoranza: per te e per i tuoi figli. Ma l’ignoranza è un diritto? Il fatto che esista la scuola dell’obbligo ci dice che non è un diritto essere ignoranti, ma un limite grave. Perché dovrebbe essere diverso per il sardo?
      Questa potrebbe essere una domanda retorica, ma non lo è. Sono davvero interessato a sapere quali argomenti adopera uno che è contrario all’apprendimento obbligatorio del sardo. Soprattutto, perché il sardo no, ma le altre lingue si.

  9. Riccardo76 says:

    Peccato, una occasione per un confronto di idee ridotta al solito “voi che parlate solo italiano non capite nulla”. Mi dispiace davvero. Mi pare che lo steccato lo alzino di più coloro i quali, volendo giustamente aprire al bilinguismo, non accettano altre ipotesi di confronto se non la propria idea di bilinguismo. Rileggendomi i commenti noto anche che taluni scriventi si accaniscono persino contro chi, favorevole al bilinguismo perfetto, non disconosce l’importanza che riveste per i sardi di poter parlare un corretto italiano, sia tra sardi sia tra sardi e continentali (aggiungo anche tra sardi e i tanti stranieri che parlano italiano). Qual’è il problema? L’italiano è una lingua parlata da 60 milioni di persone, poterlo parlare è un vero valore aggiunto e certamente non è un disonore per i sardi parlare l’italiano migliore dopo il toscano. Inoltre è da sfatare il ricorrente assioma di taluni scriventi dei commenti presenti, secondo il quale è un vero sardo solo chi parla il sardo. Con questo concetto non si va da nessuna parte: è un vero sardo chi ama la Sardegna, se ne prende cura, ne ha rispetto, non ne sporca le strade e le spiagge o le campagne (i primi a farlo sono purtroppo molti isolani). Un cafone che butta per strada i rifiuti ma che magari parla benissimo il sardo non ha diritto di essere considerato sardo, mentre chiunque si prenda cura della nostra isola e la rispetti, in qualunque lingua lo faccia, è sardo a pieno titolo. Riguardo alla proposta di legge sardista: inutile, gli strumenti giuridici (Costituzione art.6 ; legge 482/1999 ; Legge Regionale 26/1997) ci sono già, e si potrebbe fare ciò che si propone la pleonastica proposta sardista già da domani mattina. Mi piacerebbe una Sardegna bilingue, aperta, perfettamente integrata nella repubblica italiana senza complessi di inferiorità, dove chi vuole parlare in sardo avesse la buona educazione di capire che se chi ha di fronte risponde in italiano non è per questo meno sardo di lui. E che per educazione rispondesse in italiano, altrimenti sarebbe un pura e semplice provocazione, oltretutto dalle scarse conseguenze pratiche.
    Saludos a tottus. W la Sardegna, W l’Italia.

    • Alexandra Porcu says:

      Secondo te i sardi parlano il miglior italiano dopo i toscani?

    • Viva l’Italia? Ecco, non capisco proprio come ti possa venire in mente un’enormità del genere. Ma il punto non è questo, il punto è che, nella situazione, attuale l’Italiano Scalcagnato di Sardegna sta fagocitando le lingue sarde. Chiaramente la semplice tutela non basta. E poi c’è if fatto che l'”italiano” parlato in Sardegna è italiano per modo di dire e ionfatti la scuola non lo accetta e in ?Sardegna abbiamo il record della dispersione scolastica e delle bocciature. E poi abbiamo una classe dirigente selezionata dalla scuola sulla base della loro ignoranza di quasi tutto ciò che è sardo, con i risultati che vediamo. Insomma bilinguismo, ma io direi plurilinguismo, senza aumentare lo spazio pubblico e privato del sardo non ne vedremo, nè l’italiano dei sardi migliorerà finche ci si illude di parlare un buon italiano. Il sardo nella scuola serve anche a questo: a far capire quando l’Italiano di Sardegna sia in effetti un sardo con parole italiane.

  10. Giagu Ledda says:

    Sighende s’invitu de Vito, chèrgio torrare a su tema tzentrale de custu artìculu, chi cundivido de su totu, e intèndere àteros pàrreres. Su tema est: su Psd’az presentat una proposta de lege bomba. Partende dae sa premissa chi sa limba sarda est sa limba pròpia de Sardigna, su sardu devet èssere parificadu cun s’italianu. Ite nde pensat sa gente? Atzetant o nono sos àteros partidos custa proposta de lege?

  11. Sono un energumeno: voglio che quando parlo in sardo con uno sconosciuto–in Sardegna–questo mi risponda in sardo.
    Quale diritto vale di più? Il mio di interloquire in sardo o il suo di rifiutarsi?
    Perché di questo si tratta: un conflitto tra diritti.
    Rivendicate il diritto di non conoscere il sardo e vivere felici in Sardegna?
    Io rivendico il mio di diritto di usare il sardo dappertutto e vivere felice.
    E usare il sardo da solo con l’interlocutore che mi risponde in italiano, non mi rende affatto felice.
    Quale diritto deve prevalere?

    • Così come tu ti ritieni libero di parlare in sardo, il tuo interlocutore potrà ritenersi libero di rispondere in italiano? Se il tuo interlocutore non vuole importi di parlare in sardo, tu vuoi imporgli di risponderti in sardo? Strana logica di comportamento la tua.

      • Ok, tu ritieni normale che se uno ti parla in una lingua, l’altro gli risponda in un’altra lingua. Ne prendo atto. È come se io in Olanda mi rivolgessi a un Olandese in olandese e questo mi rispondesse in inglese. Ti assicuro che qui nessuno lo trova normale. Quando succede, perché ti prendono per straniero, gli Olandesi rispondono piccati. Da che mondo è mondo, se uno ti si rivolge in una lingua, l’altro ti risponde nella stessa lingua: sempre che la conosca. Ma–appunto come pensavo–il senso della normalità in Sardegna si è perso da molto. Si preferisce parlare una lingua straniera con gli sconosciuti e si trova questo normale. Mi spiegheresti perché lo trovi normale, sempre che tu il sardo lo conosca, perché altrimenti ti chiedo: perché non lo hai imparato?

        • Non ho imparato il sardo perché nessuno me lo ha insegnato, semplice. Non lo imparo perché non ne sento il bisogno, semplice. Quando mi incontro con gli amici di infanzia, qualche volta, parliamo in gallurese, ma a chi mi parla in sardo rispondo in italiano, che è la mia madrelingua. Ti assicuro che per me è normale.

          • ah, va bene, il gallurese (altra lingua sarda) lo parli. Allora sposto un po’ la domanda: se qualcuno ti rivolgesse la parola in gallurese, gli rispoderesti in italiano?

    • Francu says:

      In catalogna si esprimono in catalano liberamente, ma io che ho studiato lo spagnolo e lo conosco bene mi esprimo in spagnolo e mi viene risposto in spagnolo (anche se un nonno algherese mi ha trasmesso dei rudimenti di catalano). Nessun conflitto di diritti, ma semmai l’opportunità (ben chiara per il catalano) che se vuole relazionarsi con il mondo deve parlare spagnolo

      • In Catalogna dove? A Barcellona senz’altro, ma sei ti sposti nella zona di Girona, è molto facile che tu parli spagnolo e loro ti rispondano in catalano. Non è corretto, ma loro alla loro lingua ci tengono e se la difendono. Ma stiamo parlando di un’altra cosa: io in Sardegna, se mi rivolgo in sardo a qualcuno, ricevo la risposta in un’altra lingua, una lingua straniera. Ti sembra normale?

  12. Proposta: è impossibile continuare la discussione nello spazio dei commenti. Tutto ne viene fuori frammentato, oltre al fatto che non è agevole scrivere in questi riquadri. La discussione si potrebbe continuare in questo blog o nel mio, ma facendola ripartire da capo.
    Tema: la posizione dei sardofoni e degi monolingui in italiano rispetto al bilinguismo perfetto.
    Se si decidesse di continuare nel mio blog garantisco spazio a tutti, anche a chi mi insulta.

    • Per ogni commento ci sono dieci repliche possibili: dopo, bo’. Se volete, riprendete dall’alto, cioè con un nuovo commento.

    • Giagu Ledda says:

      Su problema est sèriu: unu ponet unu tema de discussione, de cunfrontu, e ogni macu chi passat in su blog, in custu o in un’àteru, si creet cun su deretu de nàrrere su primu machine chi si li acudit a conca e l’iscriet; chi riguardet o nono su tema non tenet importàntzia. In sardu lis podimus nàrrere: infadadore, infadosu, innaentosu mattanadore, anneadore, pendàngula, imbromadore, litrancheri, nischitzadori, arroscidori, arrogadori, rompimazza. Ma sigomente sunt monolingue istèricos, pro la nàrrere cun Roberto Bolognesi, sunt “rompiballe” e bastat. E sunt mescamente “anonimo”, non pro àteru, ca si nde diant birgongiare a si presentare cun su nùmene issoro. Sigomente in unu arresonu cun presèntzia fìsica diant èssere leaos a faladas de pee a culu, tando si ponent a iscrìere pro fàhere ginnàstica cun sos pòddighes.

  13. Alexandra Porcu says:

    Fatemi capire… nessuno at fatu nudda po sa lingua sarda e est stetiu sballiau… e imoi candu calincunu est faendi una cosixedda po sa lingua sarda est sballiau puru? Siete ridicoli. cazzo… ma lo sapete che fuori della Sardegna esiste un mondo di emigrati sardi e fillus de is disterraus cumenti ddu seu deu ca est castiendi? Est una bregungia! Unu sardu chi no bolit chistionai su sardu no at comprendiu una cibudda e siete tutti invitati a venire a Berlino. Magari nel nostro circolo imparate di essere sardi… chistionai su sardu bolit nai de pensai a sa manersa nosa… de pensai cumenti ajaja. A bortas pensu de essi prus sarda deu de bosaterus. Est lompiu su tempus de si scidai… e pur troppo è ancora così che qualcuno di fuori vi debba dire che le vostre cose abbiano valore. Chi cavolo se ne frega se era il psdaz o chi sa chi che abbia alzato la voce. Non significa che li dovete votare. Ma almeno … il discorso c’è.

    • Abbi pazienza Alexandra, abbiate pazienza pasdaràn del sardo e sacri sacerdoti e vati del fuoco sardo, ma io questa sardità banalizzata e sbandierata come se fosse chissà cosa, francamente, non la reggo. Basta abbiate pietà, non me ne vogliate: dont’worry, be happy (suggerisco la versione originale di Bob Marley).

      • Abbi pazienza tu… ma lo sai che esistono 130 circoli sardi al mondo. stiamo parlando di emigrazione organizzata…la rete tra i sardi che vivono fuori della Sardegna è forse unica al mondo (magari ti guardi le pagini totus in pari o il messaggero sardo).

        La maggior parte di questi circoli (70) si trovano in China, seu brullendi… ovviamente in ITALIA. Poita? Perché i sardi si sentono anche emigrati appena lasciano la Sardegna (una bellissima osservazione di F.Sedda ! aggiungo che Sedda non m’interessa politicamente e neanche il suo partito!). Allora, cosa significa questo? In questo momento i sardi nel mondo, già arrivati in terza generazione, in Argentina anche in quinta, ammontano ad almeno 700.000 persone.
        E non est berus ca seus sceti papendi porceddu e faendi su ballu e ca teneus unu bisu antigu de sa Sardinnia… certamente, ci sono anche quelli, ma la maggior parte delle persone che ho conosciuto vivono semplicemente la loro “sardità”… che non è sbandierata e neanche banale, se permetti… unu pagu prus de arrespetu! per noi è normale parlare in sardo al circolo, è normale che passi Tziu X e nosu chistionaus in sardu cun issu, poita “mischineddu” issu no conoscit atera lingua!
        Non siamo una massa di persone folkglorizzate, lah che quando la gente emigra, un motivo c’è. Per me che mi sento in anzi tutto Europea, una grande parte in me è sarda, così come un altra è tedesca. Adoro l’italia, ho studiato italianistica… ho il passaporto italiano e ho anche fatto qualche tirocinio a Roma. Non sono anti italia… la mia seconda materna è l’italiano… n’tza? Ma se permetti, credo che abbiamo una cultura, le nostre tradizioni, il nostro modo di essere e di vivere… e la nostra lingua / le nostre lingue. Io sono molto orgogliosa che mia madre mi abbia trasmesso dei valori da sarda… non da italiana, turca o cinese…

        • Il problema è un altro: tu sei una sarda emigrata e rappresenti te stessa, non sei l’archetipo dei sardi emigrati e neppure dei sardi. Se permetti ci sono altri sardi che si sentono legittimamente sardi in modo diverso dal tuo. Dunque, prima di dire “unu sardu chi no bolit chistionai su sardu no at comprendiu una cibudda” pensaci bene: a meno che tu non pensi di avere lo stampino con cui misurare i veri sardi e i falsi sardi.
          Poi, se permettete tu e Bolognesi (senza offesa, dunque), io in Sardegna ci vivo 365 giorni all’anno e cerco di procurarmi da mangiare qui. Posso anche avere una visione diversa delle cose rispetto a voi.
          E basta con queste stronzate della colonizzazione: com’è che politicamente chi spinge su questi temi conta uno zero virgola…?

          • Caro Bruno. Guarda che la vita non è facile neanche all’estero. Berlino ha una disoccupazione motlo alta e gli stipendi sono molto bassi. e io non sono emigrata, sono nata e cresciuta qui.
            ti posso assicurare che essere linguista significa fare fame! Per ciò, non parlarmi di “procurarsi da mangiare” e credo che neanche Bolognesu sia diventato ricco con il nostro mestiere.
            ma non mi voglio lamentare.
            Ovviamente, stiamo discutendo ed è chiaro che si dicono delle frasi provocatorie.
            Ho scritto quello perché credo (ed è stato dimostrato da linguisti) che i nostri pensieri siano collegati alla nostra lingua. Quando penso in tedesco, sono tedesca. Ho amici che mi dicono che sono una persona diversa quando parlo il tedesco. l’essere umano percepisce il mondo tramite la lingua, la lingua descrive la realtà e come la vediamo.
            La descrizione della realtà in sardo è molto diversa da quella in sardo. è diverso descrivere un cielo, un monte o un mare in sardo… diverso dall’italiano, ma anche dal francese, giapponese o inglese. Non è meglio e non è peggio, ma est sa manera nosa de biri is cosas… nel come si è evoluta una lingua, si può leggere la storia di un popolo. deu bollu sceti cumbidai sa genti, vorrei invitare a tutti di buttarsi un attimo nella lingua sarda… ma già rifiutare in partenza, mi sembra strano… stiamo parlando della lingua materna dei nostri nonni. perché abbiamo una parola come barigadu (fra tre giorni)? è un concetto che fa parte del mondo sardo di vedere le cose, e questo è solo un esempio. mi sa che nessuno prende in considerazione queste cose. buona serata.

          • Emanuele says:

            Ceh, leggo la discussione con molto ritardo (eufemismo), dunque scusami Bruno, scusatemi tutti. Solo per sdrammatizzare. @Bruno: se uno dice “unu sardu chi no bolit chistionai su sardu no at comprendiu una cibudda”, esprimendo questo giudizio non compie una prevaricazione, ma esprime il suo punto di vista (che soggettivamente si può giudicare indelicato, colorito, etc. etc.), e non “conculca” l’espressione della personalità dell’interlocutore. Seppure esistesse lo stampino/convinzione di cui tu evochi il pericolo, quello stampino non mette in discussione la tua libertà, ma sottolinea l’incomprensione di un problema (ad avviso di chi esprime il giudizio). Rispondere: “tu vuoi dividere tra veri e falsi sardi” è una estremizzazione caricaturale delle posizioni.

      • Alessandro says:

        Iscusa Effe, deo no isco itte livellu de cultura sarda tenese, ma appo cumpresu chi de musica tue ‘n de cumprendese pagu e nudda: no esistidi nisciuna canzone de Bob Marley chi si iamada “Don’t worry, be happy”.
        Proa a chiscare Bob McFerrin.
        Saludu.

      • Gianni Casula says:

        ah ma invece suonare la chitarra per strada è essere molto internazionali… quando imparerete che per essere internazionali bisogna partire da casa propria, sarete già vecchi anche se siete vecchi a 30 anni!!
        p.s.: la canzone, per chi conosce davvero la musica, è THREE LITTLE BIRDS di Bob Marley

  14. Ho da tempo la convinzione che l’unico modo per non suscitare la riprovazione della minoranza monolingue in italiano sia quella di usare un tono sottomesso e di limitarsi a rivendicare il diritto di parlare il sardo in casa, tra amici, tra noi grezzi.
    Mi dispiace deludervi, cari monolingui, ma su tempus de sa mendula turrada est bellu che passau. Limitarsi alla “tutela” del sardo non sta fermando la sua fagocitazione da parte di quel mostro linguistico che è l’Italiano Regionale di Sardegna. Occorre molto di più per salvare il sardo dall’estinzione.
    Ma il punto non è nemmeno questo. Si tratta di due altre questioni strettamente collegate:(1) la discriminazione dei sardofoni che continua–guardatevi la ricerca sociolinguistica coordinata da Anna Oppo–e la discriminazione dei ragazzi che parlano IRS e non italiano standard; (2) il fatto che la classe dirigente della Sardegna venga selezionata sulla base della loro totale e felice ignoranza della lingua, della cultura e della storia della loro terra. A voi monolingui questo sembra normale perché va a vostro esclusivo vantaggio. A noi bilingui non sta bene. Parlate come il corriere della sera: forbiti, educati, bilanciati, moderati perché a voi lo statu quo sta bene (ah, statu quo: ablativo, non status quo: coreddu). Beh, cercate di farci l’abitudine a noi grezzi: the times they are a changing!

    • Si può dire tutto questo in modo educato. Lei crea imbarazzo con la sua aggressività inutile e fa danno alla causa. Inutile aggiungere altro.

    • E va be’ forse anche tu hai anche un po’ di ragione quando dici che è tutto un parlare in punta di forchetta da Corriere della Sera; ma non si può neanche finire a parlare come se facessimo a colpi di “e inzandusu”, “calamindi is manus”, “la chi ri partu de conca” o come se fossimo sul Vernacoliere.

      Fammi capire (ovviamente sono lo scemo di prima italiofono e devastato dalla deprivazione dell’idioma sardo manco fosse una malattia grave) quale sarebbe il vantaggio che trarrebbero gli italiofoni dalla situazione di discriminazione che citi?

      Continuo a dire che il problema è e resta l’arretratezza della scuola in Sardegna e non certo per il mancato biliguismo o la non applicazione dello studio comparativo tra l’italiano e il sardo.

      Lo studio della Oppo lo cerco e me lo leggo. Grazie per l’informazione

      (ah, dimenticavo, e basta con gli steccati culturali tra italiofoni e sardofoni, tra ignoranti – italiofoni – e non ignoranti – ovviamente bilingui, grezzi e non, e citi anche Bob Dylan… dai su, si parla e si dice con educazione quel che si pensa. O no?)

      • Caro effe… Il vantaggio che intende Bolognesu è che coloro che parlano e scrivono molto bene l’italiano, di solito hanno la possibilità di “fare carriera”.
        In altri posti, tipo il Val di Fassa per “fare carriera” DEVI conoscere il tedesco, l’italiano e il ladino. Addirittura ti fanno dei test di lingua. Non esiste nessuna persona nel Val di Fassa che ha una posizione più alta di un bidello che non parli e scriva le tre lingue.
        Invece, in Sardegna non è importante, anzi in Sardegna sembra quasi fastidioso che qualcuno abbia il sardo come lingua materna e che si esprima in sardo… addirittura succede che ragazzi a scuola non possono dare l’esame in sardo quando lo vogliono… nella loro lingua materna, così com’è successo recentemente ad una ragazza di 16 anni.
        Il vantaggio per ciò che consiste nell’essere come te, probabilmente derivi da una familia socialmente poco depravata, è che tu avrai sempre un passo avanti nella società, essendo monolingue in italiano. Magari un altro ragazzo, alquanto intelligente come te non ha le stesse possibilità, solo per il semplice motivo di essere cresciuto con il sardo parlato a casa e l’italiano a scuola. Non avendo avuto la possibilità di imparare bene entrambe le lingue, le mischia.
        Non voglio entrare in discorsi linguistici e tirare fuori Cummins e la Threshold Hypothesis, siccome l’unico qui che capisce questi discorsi è Bolognesi, ma ti dico che non è giusto un bambino abbia uno svantaggio nell’essere bilingue, quando magari e forse sarebbe anche più intelligente di ragazzi monolingui.

  15. franco says:

    ma possibile che invece di analizzare la proposta in se ci si ponga il problema solo di chi l’ha proposta e quando l’ha proposta? E allora non si dice è bella o brutta in se, ma non la si guarda nemmeno perchè l’ha propostra il psd’az. Vogliamo un po elevare il dibattito? Entrare nel merito delle cose? come d’altronde cerca di fare biolchini. L’invito è a cambiare atteggiamento, altrimenti mai le cose cambieranno, offuscati da pregiudizi e da critiche frutto forse di competizioni elttorali da parte di forze che sono a caccia di voti sardisti….

  16. Francu says:

    Ma al prossimo giro di elezioni al psdaz tocca stare con il centrodestra o con il centrosinistra?Cummenti si narara in limba sarda opportunisti, voltagabbana?

    • Scusa, e cosa c’entra con questa proposta?

      • Francu says:

        C’entra vito, perché una proposta (sulla quale peraltro ho i miei dubbi) ha valore anche nella misura della serietà, affidabilità e credibilità di chi la propone. Per quanto mi riguarda il psdaz non è tutto questo

        • Sì, ma la proposta in sé è molto buona. Quindi partiti o formazioni dotate (dal tuo punto di vista) di credibilità maggiore potrebbero tranquillamente farla propria. Dove sono?

          • Francu says:

            Forse Non ci sono, o pensano come me, che la questione della lingua sarda politicamente sia di poco conto.

  17. Ma perché questa violenza e incontinenza verbale dei vari chicchereddu, bolognesu & C.? Non è un bel biglietto di presentazione ed è tra i motivi dell’imminente ennesima sconfitta. Lo dico da simpatizzante. Ma è che sono davvero toni repulsivi sia in sardo che in italiano. Peccato, poteva essere una discussione interessante. Buona giornata.

  18. Emanuele says:

    Io non riesco proprio a capire perché si possa essere perplessi o contrari. In molte zone del mondo dove quasi tutti parlano correntemente almeno 2\3 lingue, avete forse paura di imparare troppe lingue?
    Ad esempio, in Belgio la gran parte delle persone parla almeno 3 lingue fra francesce, nederlandese, Inglese e tedesco. In Alto Adige si parlucchia l’Italiano, la lingua principale è il tedesco e quasi tutti parlano Inglese. Ci sono zone del Senegal dove la gente parla qualcosa tipo 10 dialetti. Che cazzo di problemi ci stiamo mettendo?
    Non capisco come si possa mal digerire il proposito di reintrodurre il sardo e magari rendere le future generazioni poliglotte, aprendo la nostra terra e la nostra gente al mondo, senza farci dimenticare le nostre origini.
    Il sardo è stato seppellito da decenni di alfabetizzazione televisiva e da una istruzione primaria e secondaria che mirava a renderci italiani. E’ ora di superare i limiti mentali e i preconcetti che ci fanno pensare a dover superare il sardo in favore dell’Italiano. possiamo imparare molto, molto, molto di più..

  19. Riccardo76 says:

    Il Psd’az attuale, ormai l’ombra di se stesso, dopo 60 anni di Autonomia Regionale presenta una proposta di legge (statale) sulla lingua sarda…notiziona! Ma il Psd’az lo sa che la tutela delle minoranze linguistiche è prevista dalla Costituzione della Repubblica (art. 6), dalla Legge 482/1999 e dalla Legge Regionale n.26/1997?Il Psd’az si preoccupa sempre di definirsi il solo e unico depositario dei valori del sardismo e degli interessi della Sardegna, con una autoreferenzialità stucchevole e anacronistica, come se avesse ancora lo spessore del partito dei tempi di Lussu. Invece, per la tutela dei valori ai quali da sempre si richiama, avrebbe potuto occupare più proficuamente il tempo trascorso al governo della regione nelle varie giunte di ogni colore politico che ha sostenuto per anni. Tutto ciò pur avendo sempre pochissimi consiglieri eletti, tranne che nel 1984. Presentare una pleonastica proposta di leggina, a sei mesi dalle elezioni regionali, dipingendola come chissà quale novità, è davvero un atto da pura e semplice campagna elettorale…la ennesima.

    • chiricheddu says:

      ma perchè non rispondi sul merito della proposta di legge, anzichè elencare un mare di fesserie? sei d’accordo o meno sul contenuto della proposta ?

  20. Istimadu Nicola , ti potzu nai deu bivu in Irlanda dae una pariga de annus e ti potzu cunfermai ca s’unica lingua est s’inglesu , su gaelicu ddu podis feti in is cartelus de is carreras .Sa colonitzazioni culturali anglofona at destruidu e arruinadu s’irlandesu .no neris tontesas ca funt colonitzaus in inglesu de conca a pei………..e funt isterici monolingue …atru ca esempiu ..esempiu est sa Catalunnya castia cussu modelu.

  21. Dopo 90 anni il psdaz scopre che esiste la lingua sarda . Biolchini lo sanno tutti da che parte stai e smettila di attaccare partiti che potrebbero darvi fastidio , mi paris rete 4.

  22. Biolchini, lei si è fatto la domanda e si è dato la risposta giusta, nel poscritto.
    Siamo alle comiche: si accusa qualcuno di essere ladro di sardismo e poi si gioca a chi la spara più grossa, tipo Berlusconi-Cetto La Qualunque. Ma davvero noi elettori sembriamo così idioti? Se a questi signori fosse stato veramente a cuore il sardo, perché attendere la campagna elettorale per fare una proposta che certamente finirà in un cassetto ma potrà portare qualche voticino utile per (sperare di) tornare a sedersi nei banchi della Regione? Ma Giacomo Sanna ha mai fatto un intervento in sardo in Regione? Io penso che questi signori farebbero bene a lasciar perdere la politica.
    E forse qualche altro politico di caratura ben diversa, che pure si colloca nella galassia autonomistica, farebbe bene a battere un colpo, senza paura, in questa terra di nessuno dove impazza la demagogia.
    Con il dovuto rispetto per le persone: a me non sembra una bomba, mi sembra un peto, anzi una vescia. Cià’

    • chiricheddu says:

      e tue puite non cuminzasa a faghere unu interventu in sardu? si cheres bene a sa limba sarda e a sa Sardigna faedda e iscrie in sardu, sinduccasa calladi a sa muda!

      • Guarda che sei confuso: non sono io quello che ha fatto la proposta di legge… E poi, dove hai studiato, a Oxford? Complimenti per l’educazione!

  23. Straiker says:

    Andate a zappare la terra, a falciare le erbacce che si incendiano facilmente

  24. Ho le idee un po’confuse sulla questione del sardo e del bilinguismo perfetto e penso di stonare nel coro degli entusiasti. Sono certo del fatto che cresciuto come sono stato in italiano su un sottofondo familiare/sociale in sardo sebbene, per i puristi, “italianizzato”, le posizioni che mi sento di assumere possano apparire non del tutto coerenti e/o chiare. Provo a chiarir(me)le.

    La proposta di legge nazionale dei sardisti – per quanto velleitaria a mio modesto parere – ha il pregio di dire quel che la mediocre (sardisti inclusi) classe dirigente indigena avrebbe potuto dire sin dalla giunta Melis degli anni Ottanta: il sardo esiste e non si può cassare. Il sapore della proposta è molto pre-elettorale comunque e mi dà l’mpressione di una graziosa foglietta di fico sulla enormità dei disastri che stritolano l’isola e la sua atavica precarietà socio-economica. Non so dire che ricadute possa avere il biliguismo perfetto sulla fragilità della Sardegna; credo però che gli effetti non possano essere stimati se non nel giro di un quindicennio e comunque non nel breve periodo. Ergo…

    La faccenda del biliguismo perfetto nella scuola può essere un problema e lo affermo con cognizione di causa. Come spesso è accaduto si può correre il rischio di avviare dei processi (in questo caso impegnativi) senza mettere a bilancio i costi (economici e culturali) e senza discutere con chi nella pratica deve farsi carico di gestire quotidianamente il biliguismo, il coordinamento e lo sviluppo delle azioni da intraprendere oltre agli obiettivi da perseguire.

    Nel mio essere italofono prevalente (anche perché per quanto mi riguarda considero l’italiano – seppur regionalizzato – la mia madrelingua) osservo poi con sospetto alcune posizioni espresse da Biolchini o da Bolognesi perché le precepisco foriere di una sorta di integralismo culturale: mi mette a disagio l’idea di essere “obbligato” a esprimermi in sardo, lingua che sento distante e forse anche un po’ antipatica e mi mette ancor più a disagio l’obbligatorietà nella scuola soprattutto quando non ne intuisco la reale utilità, anche perché non riconosco come valida la tesi che il “biligusmo” agevoli la maturazione e la crescita culturale. Se così fosse vedremmo risolti – come d’incanto – tante emergenze…

    • alexandraporcu says:

      scusa, Vito che abuso del tuo spazio, ma non scrivo spesso nel tuo blog 😉
      ecco, arriviamo ai miei argomenti più preferiti dei sardi che hanno l’italiano come lingua materna (o l’italiano regionale di Sardegna).

      1. In pratica stai dicendo che il sardo “obbligatorio” sarebbe una forma di “fascismo a revescio”. Costringere i sardi italofoni ad imparare il sardo, sarebbe uguale a ciò che hanno fatto gli italiani inserendo l’italiano in Sardegna.

      2. Che tanto il sardo non serve a niente.

      3. Il bilinguismo non serve a niente, quando la seconda lingua è il sardo.

      1. Per quanto riguarda il primo argomento; Se si inserisce nelle scuole una lingua che i bambini già parlano (ancora… e mi dispiace per te se tu non hai mai avuto contatto con il sardo che te lo senti lontano…) con i loro nonni, non stiamo parlando di inserire una lingua d’altri. Addirittura si rafforza ciò che Bolognesi chiama sempre la “scuola impropria”, la scuola sociale, quella di famiglia, d’identità. Nessuno constrigerebbe a te d’imparare il sardo (che di sicuro ti farebbe anche bene per capire meglio la tua storia e i pensamenti dei tuoi avi). I bambini non sentirebbero, secondo me, nessun “disagio” nell’imparare le lingue che tanto sentono tutto il tempo.

      2. E questo significherebbe che i bambini riescano a distinguere i due sistemi linguistici, invece di mischiarli tra loro… cioè, imparare bene il sardo, significa anche imparare meglio l’italiano! Cumprendiu? Io sono cresciuta bilingue (tedesco e italiano) e sono andata in un asilo bilingue. I miei amici che non l’hanno fatto non parlano così bene come me, ne l’italiano, ma terribilmente neanche il tedesco, pur essendo nati e cresciuti in Germania… i turchi ancora peggio… questo in linguistica lo chiamiamo “semilingualism”. Una cosa che tocca la maggior parte dei ragazzi sardi, e come direbbe anche Bolognesi (con il quale NON sono sempre d’accordo, ma in alcuni casi sono fatti linguistici!), ci porta al problema che non conoscano bene l’italiano e che questo ci porta alla dispersione scolastica e anche alla disoccupazione!

      3. In più, nella mia città, dove sono nata e cresciuta, Berlino… in questo momento stanno arrivando tantissimi ragazzi sardi, alcuni per emigrare, altri per imparare il tedesco per poterlo usare in Sardegna negli ambiti turistici (e una grande parte dei turisti in Sardegna sono i tedeschi). Sai che i sardi (quelli che conoscono il sardo o il loro dialetto di bidda) paragonati agli altri italofoni imparano e parlano meglio il tedesco degli altri? Su tutti livelli. Il tedesco è una lingua analitica, mettere il verbo alla fine di una frase in tedesco è normale, nel lessico alcune cose sono molto simili, già il sì… in tedesco “ja”, ma la cosa più assurda è la fonetica… nella pronuncia la -tz- inziale ai sardi non fa problemi. Lo zucchero in tedesco si pronuncia /tsuka/, i sardi ci riescono, gli italofoni dicono sempre /zuka/… e anche la fricativa sonora palatale non è un problema per i sardofoni… penso che tra breve pubblico un articolo su questo nel mio blog… aggiungendo degli esempi che non crederai mai. In più… ho un amico che conosce molto bene il campidanese… che ha imparato il portoghese… lo sai che lui non ha nessun problema con i suoni nasali?

      Insandus… ti potzu nai a tie ca imaprai su sardu po mei est stetiu una cosa bella meda… pensu chi donnia sardu depat fairi sa matessi cosa… sena obligai a nemus, sceti poita fait praxeri e poita est sa lingua nosa.

    • Bilinguismu Creschet says:

      Mi perdoni caro effe, lei dovrebbe leggere attentamente i risultati scientifici che sono scaturiti dall’utilizzo del bilinguismo in tenera età e i risultati che il bilinguismo produce sugli aspetti cognitivi del cervello dei bambini. Risultati eccezionali ed inconfutabili, proprio perchè scentifici. Le consiglio di leggersi gli studi della professoressa Sorace presso l’Università di Edimburgo. A mio parere stiamo perdendo soltanto del tempo: il bilinguismo è un’investimento certo per i nostri figli.

      • Ringrazio anzittutto per il commento che esprime un’opinione in modo AFASCISTA.

        Ammetto la mia ignoranza in materia. Mi sono documentato e ho letto con attenzione ciò che ho trovato sulla prof.ssa Sorace (sito incluso). Ho letto anche qualcosa su http://psicotransculturale.xoom.it/virgiliowizard/bilinguismo che con poche e chiare parole conferma quanto lei ha riportato.

        Resto però dell’idea che il processo di bilinguizzazione (si può dire?) è tanto arduo quanto – penso – di scarso impatto sulla realtà sarda, vuoi per il fatto che le persone che come me parlano l’italiano e non praticano il sardo sono tante, vuoi perchè soprattutto dove è più forte il processo di abbandono scolastico, le sacche di analfabetismo (indifferentemente in italiano in sardo o in italosardo) crescono a ritmi importanti.

        A questo punto mi chiedo (e non ho riposte confezionate a differenza di chi esprime posizioni FASCISTE) se non ha più senso parlare di investimenti nella scuola sarda per darle il ruolo di agenzia educativa e culturale che non ha mai avuto più che annodarsi in altre questioni sulla lingua degli avi ecc…

        Posso concordare con lei nel dire che “bilingue è bello” ma la domanda sorge spontanea: come si può essere bilingui se a mala pena i più giovani in condizione di abbandono scoalstico non sanno nè scrivere nè leggere l’una o l’altra lingua?

        • Bilinguismu Creschet says:

          Caro effe lei mi pone la domanda: ” come si può essere bilingui se a mala pena i più giovani in condizione di abbandono scoalstico non sanno nè scrivere nè leggere l’una o l’altra lingua?”
          Beh che dire….. il bilinguismo perfetto avrebbe risolto e dato risposta alla sua domanda. Chi è bilingui è abituato ad avere 2 registri linguistici in testa e questo processo non fa altro che migliorare di gran lunga la capacità di saper scrivere e leggere nelle 2 lingue: l’italiano regionale che gran parte di noi parla in Sardegna trova le sue origini proprio per il fatto che siamo monolingui con un’influenza della lingua sarda. Il tutto si sarebbe risolto dando libero spazio alle due lingue: questo è quello che dice la ricerca scentifica; non solo: i bilingui hanno una maggiore capacità di imparare altri registri linguistici in maniera più rapida e proficua dei monolingui. I bilingui hanno delle capacità selettive nel cogliere, nelle varie situazioni, le cose importanti da quelle meno importanti. I bambini bilingui hanno una maggiore rapidità nell’imparare a leggere. I bambini bilingui hanno una maggiore propensione ad accettare un punto di vista diverso dal loro. Adesso le pongo io una domanda: alla luce di queste primissime informazioni sul vantaggio del bilinguismo, lo ritiene un investimento per le future generazioni si o no?

          • Le esprimo anzitutto la mia più sincera gratitudine per i toni e la domanda (visti taluni interventi poco evoluti sul piano dialettico e della comprensione).

            Le rispondo immediatamente: sì il bilinguismo è un vantaggio per le future generazioni, ma aggiungo laddove c’è. Mi spiego meglio: seppur in modo ampio ho letto alcune cose sul concetto o meglio sulle condizioni storiche e socio culturali che determinano la sussistenza del bilinguismo e le sue varie nature e tipologie (in questo senso ho trovato utile questa lettura http://www.linguistica.unical.it/linguist/personale/Piva/Bilinguismo.pdf.)

            So che è un terreno scivolosissimo e che in assenza di spazi di dibattito scientifico si corre il rischio di varcare la soglia del pressapochismo. Ma siccome stiamo su un livello di discussione accettabilmente amichevole mi sento di poter affermare (mi smentirà ovviamente) che le condizioni del bilinguismo perfetto in Sardegna sussistono (almeno a Cagliari e circondario) nella misura in cui esistono nella maggioranza delle regioni italiane in cui la lingua italiana è frammista a quella locale o coesiste (seppur parlata separatamente in contesti d’uso diversi) con l’idioma del luogo a prescindere dal numero di parlanti.

            Se questo fosse il punto di partenza per affermare l’esistenza del bilinguismo e quindi la proposizione in forma stabile del “bilinguismo perfetto”, allora si potrebbe dire che in tutta Italia vi sono le condizioni proprio per la presenza di un idioma locale (anche perché a che titolo si può negare lo statuto di “lingua” con la “L” maiuscola alle lingue parlate per esempio in Calabria o in Molise) e che quindi ovunque vi siano quelle condizioni si dovrebbe procedere alla normalizzazione dell’idioma locale e a una sua giusta diffusione dalla scuola all’amministrazione.

            Ergo se tutte le regioni d’Italia sono bilingui e se (come giustamente riporta lei) “i bilingui hanno una maggiore capacità di imparare altri registri linguistici in maniera più rapida e proficua dei monolingui. I bilingui hanno delle capacità selettive nel cogliere, nelle varie situazioni, le cose importanti da quelle meno importanti. I bambini bilingui hanno una maggiore rapidità nell’imparare a leggere. I bambini bilingui hanno una maggiore propensione ad accettare un punto di vista diverso dal loro” l’Italia dovrebbe avere nel suo complesso superato gli straordinari limiti e arretratezze socio culturali ed economiche che la connotano il larghezza e lunghezza.

            Ovviamente la mia è una provocazione, non me ne voglia. La sostanza è che il bilinguismo (cosa ottima in sé) funziona nella misura in cui il contesto nel quale si sviluppa ha raggiunto un livello di consapevolezza e maturità sociale politica e culturale (vedi Belgio, Quebec, Catalogna) che – a mio modesto avviso – la Sardegna stenta solo anche a intravvedere. Quindi prima si lavora (politicamente) su quel settore, poi si può parlare di bilinguismo. O almeno lo si faccia contemporaneamente. Ma ci vorrebbe un pensiero politico, ovviamente.

            • Bilinguismu Creschet says:

              Benissimo, caro effe, costruiamola questa consapevolezza e maturità sociale, politica e culturale, dov’è il problema? Se noi interpretiamo il bilinguismo non solo bello, ma sopratutto utile, avremmo già fatto i primi passi verso questo percorso.
              Per quanto riguarda l’altra questione: beh il sardo è a norma di legge una lingua e quindi deve essere trattata come tale: la Calabria ed il Molise, che facciano il loro percorso, laddove ci siano le condizioni, per far riconoscere il loro idioma come lingua. Noi pensiamo a concentrarci sulla questione della lingua sarda ed a imparare a vederla non come una questione folclorica o dover a tutti i costi agganciarla alla lingua dei nostri avi. Oggi ci sono esperimenti che mostrano come il sardo può essere utilizzato in tutti i settori:il sardo si comporta esattamente come tutte le lingue e ha ed avrà una sua evoluzione naturale, ripeto come tutte le lingue: in ultima istanza impariamo ad interpretare il sardo come una lingua assolutamente normale.

    • @effe: tu obbligato a esprimerti in sardo? E nosu custrintus a fueddai in italianu. Custu ti andat beni. annó? Ses unu fascista: is deretus tuus de abarrai innioranti sunt de importu prus mannu de su deretu (art. 6 de sa Costitutzioni italiana) de fueddai sa lingua mia in domu mia. Ses unu fascista ebbía. Non arreconoscis is proprius deretus a totus. Duncas: F A S C I S T A

      • Con una piccolissima precisazione: “la lingua ufficiale della Repubblica è l’italiano” (legge 482/99, art. 1). Finché c’è questa legge, che è la stessa che offre tutela alle lingue minoritarie, e non un’altra, non si può reclamare il diritto di imporre il sardo come equivalente a quello di dover conoscere l’italiano (che poi, se uno vuole non lo impara: basta non avere poi la pretesa di insegnarlo all’università o a scuola). Una cosa è offrire l’opportunità a chi lo vuole di studiare il sardo, altra cosa è imporlo come obbligo scolastico: una purga che porterà il sardo nella tomba e ci farà fare definitivamente la fine degli irlandesi.

      • Temo di essere stato frainteso… non ho mai detto che il sardo non deve essere parlato e scritto da chiunque voglia né ho mai detto che i diritti hanno lingue diverse.

        Ciò detto provvedo a rigettare al mittente l’appellativo F A S C I S T A, non fosse altro per l’aggressività (tutta fascista questa nei modi e nel linguaggio) che palesa nel replicare.

        Se si fosse rimasti su un livello di discussione normale avrei tenuto a rimarcare che l’essere in disaccordo con te non mi impedisce di ragionare con te sulle questioni delle quali ho accennato.

        Ma evidentemente l’integralismo culturale che sospettavo ti ha impedito di affrontare la questione sotto quel punto di vista e quindi conferma – purtroppo – quello che immaginavo.

        Anche perché chi considera FASCISMO l’esprimere idee o opinioni diverse dalla massa… beh, farebbe bene a darsi una bella ripassata alla Costituzione…

        Qualcuno direbbe “continuiamo così, facciamoci del male”

        • Bene, cambi tono tu e cambio tono io. Non sei fascista, ma sei culturalmente figlio della cultura risorgimental-fascista. Io differenza non ne vedo, se non nel fatto che adesso uso un eufemismo. Ti sembra giusto che uno stato imponga la sua lingua straniera alle minoranze presenti nel suo territorio. Questo è quello che ha fatto l’Italia, ma su questo non trovi niente da ridire, perché evidentemente lo trovi normale. Come mai lo trovi normale? Perché sei imbevuto di quella cultura di cui sopra. Cioè confondi stato con nazione e con comunità linguistica. I Sardi non conoscevano l’italiano–ovviamente–e per generazioni i sardofoni sono stati discriminati dalla scuola. Passato? Quello che trascuri di affrontare è il fatto che a tuttoggi l’italiano standard sia pressoché sconosciuto in Sardegna. Guardati le statistiche sulla dispersione scolastica. Quanto a imparare il sardo da parte di chi lo vuole, ti faccio una domanda semplice-semplice: tu hai imparato la matematica per tua libera scelta? Ti ha fatto bene impararla, anche se le possibilità che ti sia piaciuta sono piccolissime? Tu non ti rendi conto dei vantaggi che avrebbe lo studio contrastivo di sardo e italiano, affiancati, perché non ti sei mai preso la briga ti fernarti a riflettere o forse–più probabilmente–non te ne frega niente di quel quarto di ragazzi sardi che abbandona la scuola senza diploma. Vuoi lasciare ai ragazzi la possibilità di scegliere? Perché per il sardo , ma non per l’italiano? Lo vedi che usi due npesi e due misure? Italiano obbligatorio e sardo facoltativo: perché? Come vedi la questione è molto lunga e se proprio sono stato io a sbagliarmi puoi sempre visitare il mio blog, dove ho affrontato questi argomenti in modo accessibile.

          • Ho il piacere finalmente di aver ottenuto ciò che speravo: un pensiero e una riflessione un po’ evoluta. E siccome ho l’abitudine di dire quel che penso e pensare qual che dico, smonto le tue domande cartesianamente anche perché me lo impone il piglio del tuo argomentare.

            “Bene, cambi tono tu e cambio tono io. Non sei fascista, ma sei culturalmente figlio della cultura risorgimental-fascista. Io differenza non ne vedo, se non nel fatto che adesso uso un eufemismo.”

            Sebbene nei toni più pacati (e te ne ringrazio) la sostanza del pensiero che mi hai affibbiato non cambia. E questo non è né bello né sintomo di una disposizione al dialogo, ma tant’è…

            “Ti sembra giusto che uno stato imponga la sua lingua straniera alle minoranze presenti nel suo territorio. Questo è quello che ha fatto l’Italia, ma su questo non trovi niente da ridire, perché evidentemente lo trovi normale. Come mai lo trovi normale? Perché sei imbevuto di quella cultura di cui sopra. Cioè confondi stato con nazione e con comunità linguistica.”

            Questa risposta si ricollega in parte alla prima. Temo che tu parta da un presupposto che connota chi – come te e come le persone che la pensano come te – si sente in qualche modo colonizzato culturalmente e – giustamente secondo il proprio punto di vista – interpreta la realtà sotto quel profilo. Ma io non la penso come te, non mi sento colonizzato culturalmente, apprezzo molti traguardi socio culturali che in Italia (e non altrove e tanto meno in Sardegna che meno male ne fa parte) sono stati raggiunti (Legge Basaglia, tutela della maternità/paternità, eliminazione delle classi differenziali, riconoscimento dei disturbi specifici dell’apprendimento e dei bisogni educativi speciali, tutela delle minoranze linguistiche, tanto per citarne alcune), depreco le orrende storture nazional popolari e derive fasciste degli ultimi vent’anni (Legge 40, Bossi-Fini, Porcellum ecc…) e in particolare la pochezza socio politica della Sardegna che alle ultime regionali (complice l’arrivo dei russi di Putin amici di Silvio, una magistrale regia in occasione dell’arrivo del sovrano dello Stato Pontificio e il suicidio politico del centro-sinistra sardo guidato da Soru) ha voltato candidamente a destra.
            Il tuo essere colonizzato culturalmente non ti fa osservare che quel ragionamento che adesso assiomaticamente esprimi è il risultato di un portato culturale e d’istruzione che – nel bene o nel male – lo stato italiano ti ha impartito alle scuole elementari che hai frequentato sino a ciò che hai potuto esprimere accademicamente? Si sputa ne piatto nel quale si mangia?

            “I Sardi non conoscevano l’italiano–ovviamente–e per generazioni i sardofoni sono stati discriminati dalla scuola.

            Certo non conoscevano l’italiano nell’Ottocento; ma non conoscevano neanche il Catalano e il Castigliano, che guarda caso era ben compreso ovunque nell’isola con l’arrivo degli inizialmente francofoni Savoia, né disturbava loro che le classi dirigenti isolane (ormai sarde da trecentocinquant’anni) fossero iberiche e parlassero il Castigliano, né disturbava i (fantomatici) Sardi un tasso d’analfabetismo non lontano dal cento per cento, né disturbava loro che le deposizioni rese in sardo in occasione dei processi, fossero trascritte da personale iberico. Fatto sta che la tanto vituperata scuola (in italiano) abbia dato loro gli strumenti per ridurre l’analfabetismo nell’isola all’attuale 8% (che è pur sempre un numero enorme sardo o non sardo).

            “Passato? Quello che trascuri di affrontare è il fatto che a tuttoggi l’italiano standard sia pressoché sconosciuto in Sardegna. Guardati le statistiche sulla dispersione scolastica”

            Vero. Le statistiche le conosco e conosco anche quanto poco praticato è l’italiano in Sardegna e non solo.

            “Quanto a imparare il sardo da parte di chi lo vuole, ti faccio una domanda semplice-semplice: tu hai imparato la matematica per tua libera scelta? Ti ha fatto bene impararla, anche se le possibilità che ti sia piaciuta sono piccolissime? Tu non ti rendi conto dei vantaggi che avrebbe lo studio contrastivo di sardo e italiano, affiancati, perché non ti sei mai preso la briga ti fernarti a riflettere o forse–più probabilmente– Vuoi lasciare ai ragazzi la possibilità di scegliere? Perché per il sardo , ma non per l’italiano?

            Vedi c’è una differenza tra il conoscere e studiare anche contro voglia la matematica e l’imparare il sardo e sta tutta nell’affermazione che fai dopo (dicendoti) che a me “non frega niente di quel quarto di ragazzi sardi che abbandona la scuola senza diploma”. Il punto è proprio lì. Ti sei mai chiesto perché i ragazzi sardi (ma anche calabresi, siciliani, campani, pugliesi, molisani ecc..) non raggiungono il diploma? La risposta non sta certo nel fatto che non posso scegliersi la lingua con la quale conoscere e imparare, bensì nel fatto che nelle organizzazioni scolastiche il Ministero della (ormai ex pubblica) istruzione taglia il 30% delle somme destinate alle scuole negli ultimi cinque anni, soldi utili per fare più scuola e quindi dedicare più tempo a chi ne ha bisogno o dare maggiori stimoli intellettuali a chi parte già da una situazione di vantaggio; sta nel fatto che l’impianto culturale della scuola italiana è e resta gentiliano, ovvero classista; sta nel fatto la scuola stessa nel continuare bocciare gli alunni (sai certamente che in Sardegna si boccia più che altrove) toglie loro la possibilità di crescere culturalmente e socialmente perché impedisce loro di stare al passo con i coetanei restando così a marcire alle medie sino ai sedici anni per poi finire ai CTP che diventano una specie di riserva indiana degli insuccessi scolastici; sta nel fatto che il contesto socio economico della Sardegna è tanto povero quanto devastato e incapace di risollevarsi (complice una classe dirigente incapace). Guarda da vicino gli alunni e le alunne delle scuole medie vittime di modelli culturali e educativi cerebralmente deprivati; guarda le famiglie incapaci di educare i figli e di riconoscerne il disagio incapaci come sono al tempo stesso di riconoscere le proprie difficoltà. Vai nel Sulcis a fare lezione in pluriclassi di sette alunni che a mala pena sanno come è fatta Cagliari o che non hanno mai preso un volo in aereo per vedere di persona ciò che (in italiano) hanno studiato sulla storia europea e che magari conoscono “su ballu tundu” perché a scuola hanno partecipato alle elementari un progettino finanziato con la legge 26. E parli di studio contrastivo? Si direbbe: ma fai mi su prexeri.
            Magari lo “studio contrastivo sardo-italiano” fosse da solo la panacea di tutti i mali e dopo cinque anni dalle sua applicazione i dati migliorassero… Se così fosse, non mancherei di riconoscere (per quanto ovviamente te ne possa importare della mia opinione) la straordinarietà della tua proposta.

            Dici: “Lo vedi che usi due pesi e due misure? Italiano obbligatorio e sardo facoltativo: perché?”
            Temo che sia il contrario e che la questione non sia tra “Italiano obbligatorio e sardo facoltativo” bensì tra “ Italiano utile e sardo utile (?)” o se preferisci “buona scuola in italiano o buona (?) scuola in sardo”

            “Come vedi la questione è molto lunga e se proprio sono stato io a sbagliarmi puoi sempre visitare il mio blog, dove ho affrontato questi argomenti in modo accessibile”

            Sono d’accordo con te (forse è la prima volta). Sul sito, l’ho già visitato e l’ho apprezzato. Ma resto del mio convincimento.

            PS. Poi mi piacerebbe sapere se in sardo una tale discussione potrebbe essere sostenibile (ovviamente non per me, povero italiofono deprivato).

      • Edmondo Costa says:

        Il fanatismo linguistico di coloro che non riescono a concepire che, in Sardegna, ci siano tanti Sardi che non parlano in sardo, e non per loro colpa o scelta, pare porti all’uso frequente, per offendere, di termini come fascista o fascisteddu. Mi pare che, oltreché fanatici, questi personaggi siano anche fissati, complessati e ben poco rispettosi degli altri. Personalmente, però, mi sto attrezzando. Fra non molto posterò i miei commenti in LSD!

        • O fro’, chi ti ha impedito di imparare il sardo se non te stesso? Prova a chiederti chi te lo ha impedito, invece di crogiolarti nel tuo sacrosanto diritto all’ignoranza. Chi parla sardo è grezzo, vero? È questo che ti hanno ionsegnato? Perché tu in tutta la tua vita sei stato esposto comunque a molto sardo e oggi se volessi in pochi mesi potresti parlarlo. Orribile vero? Grezzo, vero? L’LSD te l’hanno dato già da bambino.

  25. Fernando says:

    Nicola meloni , sezis monincas italiotas. Como sa limba italiana, sa variante faeddana in Sardigna depet essere tutelada. Ma sezis maccos o mancantes. Ma no bos birgonzades de s’ignorantzia vostra? Sa variante italiana de Sardigna, comente su petit negre de sas colonias frantzesas. S’italianu est giai tuteladu ca est sa limba de s’istadu e comente est praticada como est mandigadora de su sardu. Est su sardu chi depet essere tuteladu paris cun sas minorias limbisticas sardas artziande a limba ufitziale e parificada a s’italianu. Sezis gai colonizados e italianizzados , fintzas chi solu dae pagu iscriides i sardu ma pensades ebbia a defendere sa limba italiana. In tottu Europa sinde rien de bois cando intenden chi pro bois sa limba italiana est una de sas limbas natzionales sardas. Malefadados e traidores de sa Sardigna e de su sardu. Sezis gai super colonizados chi lu fanghides puru a gratis custu piaghere a su colonialismu.

    • Mi parit chi Fidelicu est fadendi cumenti su boi chi narat corrudu a su molenti: narat colonizzadu a mimi ma est issu chi fuedda cun is paraulas de chini est colonizadu de peis fintzas a conca.

      Po primu depit torrai a ligi su chi deu appu scrittu in pitzu de sas linguas natzionalis e poi mi depit torrai a narai in cali logu is ogus cosa sua ligint ca s’italianu bolit tuteladu.

      Deu appu scrittu chi impreai s’italianu (cumenti impreai su sardu, su sardu-corsu, su tabarchinu e su catalanu) depit essi unu deretu de totus is cittadinus sardus, e chi is linguas fuedadas in Sardigna a sa di de oi depint teni su matessi cunsideru a intru de totus is istituzionis.

      Su fueddu “tuteladu” pro mei est fillu de sa colonizzatzioni culturali chi portas in conca: po mimi bolit tuteleda una cosa minoredda e chi est morendi, e gratzias a nos no est morendi nisciunus, su sardu e is linguas nostras no depint essi cunsideradas minonerreddas de nemus ca funt fueddadas de genti meda e scrittas puru d’ognia di…

      Tui puru ses pedendi de fai de su sardu lingua uffitziali “parificada a s’italianu”, e insà aundi est sa difficultadi ad arrecci s’arrescionu cosa mia in pitzu de s’italianu lingua natzionale (in paris a is ateras…) de is sardos?

      O mi bolis narai Fidelicu chi bolis fai sa Repùblica de Sardigna e sa di in fatu depis fai discriminatzionis po sa lingua chi unu omini fueddada?

      Pro itta? Immoi seus in s’istadu italianu e parificaus sas linguas ma cras chi fadeus s’istadu nostru poneus a fora de lei sa lingua “mandigadora de su sardu”?

      E itta seus is nazistas de is linguas? Depeus fai peus de is italianos? Speru de nono!!!

      Pro mei is linguas funt cultura, sa cultura de unu populu est fluida e gratzias a sas concas de is omines cambiada, s’ammesturada e si fait pru futtia in d’ognia tempus: s’italianu oi est una de is linguas de is sardos e cumenti aina si podit imperai e depit essi unu deretu de chi connosci sceti cussa de du fai, e custu chena de tirai nudda a s’importu de is ateras linguas nostras.

      Poi, e andu a serrai, sa chistioni chi in europa arrint de nos mi parit un’atera scuppettada tirada a sali: prova a ti fai torrai in conca is irlandesos, mi parit chi issus, a pusti de una gherra puru, s’inglesu si du funt appoderau beni a strintu cumenti de lingua uffitziali in paris a su Gaelico (chi est “prima lingua” uffitziali ma non est fueddada prus de s’inglesu…), e pensu chi sa colonizzatzioni britannica in Eire no fessat ligera meda.

      Su bisu cosa mia est de fai cumenti is irlandesos: tenint un’istadu indipendenti, fueddant sa lingua insoru ma tenint fintzas s’inglesu e su scotzesu cumenti limba uffitziale. E sa cosa bella est chi de totu Europa e de su mundu sa genti andada in Irlanda a fai scola de inglesu: custu bolit nai tenni cuscientzia de sa fortza de unu popolu chi no est prus colonizzadu in terra ma nimancu in sa conca!

      Candu in sa Repùblica nostra eus a fai sa matessi cosa fadendi dinai po imparai s’italianu a sos strangios sas colonizzadura de limba e de conca cosa nostra adessi spacciada…

      A si biri mellus, e Pro sa Repùblica!

    • Una cosa est certa ca s’indipendetzia cun genti chi imperat su xrobeddu scèti po dividiri is origas no dd’emu a bolli mai

  26. Signor Biolchini ogni volta che lei parla di lingua sarda e di ProgReS mi pare che lei non abbia mai letto il nostro documento sulle politiche linguistiche che, condivisibile o meno, all’articolo 4 è abbastanza chiaro e non mi pare una supercazzola come da lei definito:

    Artìculu 4 “Determinatzione e articulatzione de su plurilinguismu”

    In sa Sardigna de oe, ProgReS reconnoschet in manera polìtica custas limbas e sistemas linguìsticos: su sardu, su sardu-cossu (gadduresu, turritanu, e variantes), su cadalanu de S’Alighera, su lìgure de is ìsulas de Santu Pedru e de Sant’Antiogu (tabarchinu), e s’italianu (in sa variedade chistionada in Sardigna). Pro custu, naramus chi onni tzitadinu sardu tèngiat su deretu de connòschere e impreare duas (o prus) de custas chimbe limbas natzionales, e potzat pedire de faeddare o iscrìere cun is istitutziones in sa limba chi ddi praghet de prus.

    • Invece io avevo letto e confermo dopo aver riletto la mia impressione di trovarmi davanti ad una supercazzola di altissimo livello. Tralasciando ogni commento sulla definizione di “italiano come lingua nazionale sarda”, ritengo che la posizione dei sardisti (sardo più lingue alloglotte) sia più lineare e si presti a meno fraintendimenti rispetto alle sei lingue nazionali di Progres.
      Che adesso però dovrebbe dirci cosa ne pensa della proposta del Psd’az.

      • Signor Biolchini il problema sta a monte: dipende da cosa intende per Nazione, se vogliamo aprire un dibattito su cosa sia oggi nel 2013 una Nazione sarebbe meglio un bel dibattito old style, un confronto tra le diverse concezioni porterebbe sicuramente a far capire il perché di tante cose e di tante differenze di vedute all’interno del panorama politico sardo.

        Comunque, per l’idea di Nazione che abbiamo noi di ProgReS l’italiano è una lingua nazionale dei cittadini di Sardegna, quindi anche dei sardi.

        Magari nella risposta che ho dato sopra al signor Federico, tra le righe, troverà qualche spunto per capire meglio.

        Per quanto riguarda la posizione dei Sardisti in linea di massima dare co-ufficialità insieme all’italiano alle altre lingue parlate in Sardegna non mi sembra si discosti tanto dall’idea di avere più lingue nazionali. Questa è un mio parere personale dopo una prima lettura della proposta di legge che sinceramente non mi dispiacerebbe fosse approvata. Quello che mi domando è come mai i sardisti che stanno in regione da 60 anni ci abbiano pensato solo a sei mesi dalla fine dell’attuale legislatura… Ma vabbè anche questo fa parte del gioco della politica.

        Ora siccome so come vanno a finire queste diatribe con in mezzo la lingua e non avrei tempo di rispondere a tutti, lascio volentieri il campo…

        La mia l’ho detta, non adoro i flame, a meno che non piovano altri insulti di askarismo nei miei confronti solo per aver portato una posizione politica che in Sardegna, condivisa o meno, esiste.

        Ringrazio per lo spazio concesso, a presto.

    • alexandraporcu says:

      Strano che nessun intellettuale o linguista abbia preso in considerazione la proposta di Progres… Allora, il problema per me non consiste nel fatto che voi abbiate proposto l’uso delle cinque “lingue” usate in Sardegna. Se i galluresi vogliono scrivere in corso e se i Tabarchini vogliono scrivere nel loro dialetto, lo possono fare… il catalano ad Alghero è anche abbastanza tutelato… sono gli unici d’avere il lusso della messa in lingua minoritaria… con questo, Progres no ha di sicuro scoperto l’America. Secondo il mio modesto avviso, avete fatto due errori.

      1. è di usare la Limba Sarda Comuna (LSC) per la traduzione del vostro testo in sardo. Questo significa che Progres ha accettato la LSC come lingua standard di tutti i sardi. Uno standard che è un miscuglio tra logudorese e sardo porcellino, cioè pensato in italiano e poi tradotto male in un logudorese italianizzato.

      Stiamo parlando di una proposta, laddove ci dite di “proteggere” il corso (tra l’altro tecnicamente un dialetto dell’italiano), il catalano che parlano solo in una città piccolina, il ligure (sempre un dialetto italiano) e il sardo LSC che è logudorese. E questo, quando la “lingua” … minoritaria più diffusa in Sardegna è il Campidanese che nella proposta di Progres viene interamente ignorato… eja… chiamo “lingua” il campidanese, se mi chiamate “lingua” il gallurese o il tabarchino.

      2. In più come ha detto già qualcuno giustamente qui… proteggere l’italiano in Sardegna, sarebbe come proteggere un lupo in un gregge di pecore.

      • riccardo says:

        est di aici, su campidanesu est su chi chistionaus de prus e tenit puru una storia de scritus (poesias etc..)

  27. MARIEDDU says:

    Veramente caro Vito, molti sardi con un’istruzione superiore alla media (under 40) stanno rivitalizzando il sardo. 😉

      • Alexandra Porcu says:

        Hahaha. Che ridere… ho passato tre giorni a Monaco con Efisio Planetta due settimane fa e gli ho fatto la testa come un pallone, narrendi si ddu ca est una bregungia ca no funt faendi nudda po sa lingua sarda… e ddu apu nau a issu puru chi deu apu a votai su partidu chi ponnit calincunu documentu fatu beni in sa mesa… ant inghitzau imoi eus a biri… saludus de Berlinu.

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