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“Volevo parlare in sardo alla maturità ma me lo hanno impedito: perché?”. Elisa racconta la sua storia

Vi ricordate la storia del ragazzino che a Cagliari qualche settimana fa ha sostenuto l’esame di terza media in sardo e tutti gli hanno fatto i complimenti e la notizia è finita su tutti i giornali? Beh, stamattina ad Elisa non è andata allo stesso modo. Di maturità all’Alberghiero di Tortolì, ha provato a sostenere una parte dell’esame orale in sardo ma la presidente della commissione esaminatrice (una docente continentale) si è opposta e non c’è stato niente da fare. Le notizie ormai volano veloci e così riesco a mettermi in contatto con questa ragazza di 18 anni che abita a Villagrande (ma la famiglia è originaria di Talana).

Elisa, cos’è successo di preciso?
Stamattina avevo l’orale alla maturità. Quando è stato il mio turno ho iniziato a parlare di alimentazione, poi via via di tutte le altre materie. Quando è stato il momento della storia ho iniziato a parlare in sardo. Il tema che volevo esporre era legato alla Sardegna.

Ma avevi avvertito i docenti che avresti parlato in sardo o è stata una decisione presa sul momento?
Sabato avevo comunicato alla presidente della commissione, una professoressa pugliese, che mi sarebbe piaciuto parlare in sardo. Lei mi ha detto subito che probabilmente non avrebbe capito molto, ma io l’ho rassicurata dicendole che avrei potuto fare la traduzione e che comunque non avrei sostenuto tutto l’esame in sardo ma solo la parte in cui parlavo della storia della Sardegna. Mi era sembrata disponibile.

E invece poi cos’è successo?
Che quando ho detto “Immoe ia bole allegae in Sardhu de sa storia nostra…” sono stata bloccata. La presidente mi ha detto che avrei dovuto presentare l’intervento sotto forma di tesina, che avevo comunicato troppo tardi la mia decisione, che già sabato mi aveva detto che parlare in sardo non sarebbe stato possibile: io però avevo capito invece il contrario. Eppoi la parte dell’esame che volevo portare in sardo era un argomento a piacere, per questo non avevo preparato nulla di scritto.

A quel punto che reazioni ci sono state?
La professoressa di storia ed italiano ha provato a difendermi, un’altra docente non sarda invece ha avanzato delle perplessità, ma anche a lei ho detto che avrei parlato solo cinque minuti, al massimo dieci.

E di cosa?
Dei Giudicati, di Eleonora, della battaglia di Sanluri. Parlare in sardo alla maturità per me aveva una valenza simbolica e penso fosse fattibile.

Ma ti era mai capitato in questi anni di sostenere una interrogazione in sardo?
No, ho sempre rispettato l’italiano e l’uso che se ne fa a scuola. Però con i professori spesso abbiamo parlato in sardo. Anche a casa parliamo sempre e solo in sardo.

Ma come è nata in te l’idea di sostenere una parte dell’esame di maturità in sardo?
Proprio perché a scuola in sardo non si parla mai! È la mia lingua e mi piaceva provare ad interessare i professori sulle vicende della nostra terra. A parte le solite due paginette sui nuraghi, di noi sardi non si parla mai. Non esistiamo.

E i tuoi compagni di classe come hanno reagito?
Mi hanno detto che era logico che non mi avrebbero fatto parlare in sardo, perché non è una materia curricolare. Ma perché? Il sardo è una lingua come un’altra. Anzi, è la mia lingua, mica la mia lingua è l’italiano. Ci tenevo a raccontare la mia storia in sardo, ci tenevo particolarmente… Ma non è stato possibile. Sì, ci sono rimasta male. Sono delusa”.

Con Elisa avevamo concordato che questa intervista sarebbe uscita mercoledì, dopo gli scrutini: per non enfatizzare troppo l’accaduto e per lasciar lavorare serenamente la commissione esaminatrice. Poi però la notizia si è sparsa (e non poteva essere altrimenti) e così non è stato possibile impedire che ad occuparsene fossero anche i colleghi dei giornali. Quasi sicuramente dunque questa storia domani sarà “sparata” con grande risalto sui quotidiani e non mancherà chi vorrà cogliere nelle parole di questa ragazza una venatura polemica: niente di più falso.

Elisa (che di cognome fa Melis) ha solo voluto raccontare la sua storia, una storia esemplare e importante. Ripeto: poche settimane fa a Cagliari un ragazzino (Riccardo Laconi, di 13 anni) ha sostenuto con profitto l’esame di terza media parlando in sardo, oggi una ragazza a Tortolì ha provato a fare lo stesso alla maturità ma gli è stato impedito. Stessa situazione, reazioni differenti: questa è la notizia.

Insieme ad un dato di fatto incontrovertibile: l’incredibile volontà di due giovanissimi di difendere la lingua sarda. Effettivamente qualcosa di nuovo sta succedendo. Qualcosa sta cambiando.

In bocca al lupo Elisa, e complimenti per il tuo coraggio. Continua così, la vita ti darà tante belle soddisfazioni: ne sono sicuro.

 

148 Commenti

  1. casumarzu says:

    ACCUDEUS A LOMPI A PASCA MANNA SIGHENDI A CERTAI PO BIRI CHINI TENIT ARREXIONI.
    PO MEI CALISISIAT ARREXIONAMENTU ESTI BONU E TENIT PARI DIGNIDADI.
    A SA MATTESSI MANERA SA LIMBA, SIADA ISSA ITALIANU, BERBERU,FRANTZESU, CAMPIDANESU, TABARCHINU, LOGUDORESU, SASSARESU E CASTEDDAIU….
    BALI PRUSU CUMENTI DU NARASA O ITA NARASA?
    ADIOSU

  2. Caro l2212, discutere ossessivamente di identità non è un buon segno di salute per l’identità. E anche invocare medicine per la lingua non è un buon segno per la lingua. Tutto qua. A presto.

    • Discutere di identità è scontato quando per l’appunto qualcuno la mette in discussione. Stessa cosa vale per la lingua ed il suo utilizzo. A presto.

    • E poi “medicine”, come se il giusto studio di una lingua complessa fosse qualcosa di assurdo. Si tratta solo di far terminare la sua emarginazione negli ambiti ufficiali ed in generale nella società, come è stato fatto fino ad ora. Di nuovo, a presto.

  3. Caro signor anonimo, devo dire che lei qui ha davvero dato mostra di un impegno notevole nel presentare posizioni in malafede (perchè credo ormai che tutto quello che ha scritto non possa essere giustificato con la sola ignoranza, anche se c’è anche quella) contro le idee “leghiste e razziste” di noi poveri sardi pelliti e chiusi di mente. Peccato però che queste sue affermazioni possano essere facilmente smontate. Andiamo con ordine:

    1- “io l’avrei bocciata se avesse parlato in sardo”: la ragazza aveva il sacrosanto diritto di parlare nella sua lingua, dato che per l’appunto è la sua lingua madre e la lingua autoctona della Sardegna, riconosciuta anche a livello istituzionale come lingua ufficiale. Da ciò deriva che:

    2-“Ovvio che la studentessa non poteva, anche solo per educazione, esprimersi in sardo”: è falsa, in quanto poteva eccome, e la presidentessa oltre che un sopruso ha compiuto un atto illegale. Inoltre questa storia dell’educazione è ridicola. Perchè sarebbe stata maleducata se avesse parlato in sardo? Pechè c’era qualcuno che non l’avrebbe capita? La discussione nell’esame di maturità dura 10 minuti, e la parte in sardo (purtroppo) ancora meno. La presidentessa avrebbe potuto farsela tradurre senza nessun problema.

    3-“Ed è veramente comico, ma allo stesso tempo molto triste, il fatto che si discuta in questo modo primitivo di lingua in una parte dell’isola nella quale si segnalano casi di semi schiavitù al lavoro nei villaggi turistici, casi terribili di abusivismo (Tertenia e Tortolì sono due esempi di scuola) oppure di impropriamente detti imprenditori che usano sabbia delle loro spiagge per costruire case.”: e questo che cosa accidenti dovrebbe significare? Cos’è, se si parla di cultura si trascurano i diritti dei lavoratori? O santo cielo, non mi ero accorto che parlare in sardo ci trasformasse in complici degli abusivismi, dello schiavismo e degli imprenditori criminali! Meno male che è arrivato lei ad illuminarci! Sono certo che quindi potrà anche spiegarci il collegamento tra le due cose. La fallacia logica che utilizza ha un nome, “Benaltrismo” (http://it.wikipedia.org/wiki/Benaltrismo e http://www.fallacielogiche.it/index.php?option=com_content&task=view&id=241&Itemid=249) e, per l’appunto, è solo un modo di cercare di deviare il discorso senza usare dei veri e propri argomenti. D’ora in poi cerchi di evitarla, si rende solo ridicolo in questo modo.

    4-“mi vergogno del razzismo che leghista che trapela dalle sue parole”: a parte il fatto che ha usato questa frase per insultare il signor Filippo che non aveva detto niente riconducibile a posizioni leghiste e tantomeno razziste, anzi cito la sua frase ” l’identità sarda è tutt’altra cosa, è solidarietà e rispetto per il prossimo” e aveva solo parlato dell’essere fiero di essere sardo e di far parte di un popolo che possiede una lingua propria (che vergogna!), questa storia del leghismo e dei leghisti ha davvero rotto i coglioni. L’indipendentismo sardo, o in generale la questione dell’identità sarda (che può essere portata avanti anche al di fuori di una volontà indipendendista dura e pura, e che quindi se pur collegata alla politica ne è comunque indipendente) è una cosa che è sempre esistita, ben da prima dei leghisti. Essa è basata su motivazioni culturali reali (a differenza della “Padania”) e sopratutto si differenzia dalle affermazioni leghiste perchè non si basa su razzismo e similari. I leghisti sono secessionisti (non indipendentisti, c’è differenza) e razzisti, ma le due cose non sono tra loro collegate. Questa connessione alla lega ed al razzismo ogni volta che qualcuno parla di identità sta diventando ormai la versione italiana della “Reductio ad Hitlerum”, che è, per l’appunto, un’altra fallacia logica. “I leghisti respirano, quindi se respiri sei leghista e pertanto un razzista!” NO. Identità non vuol dire odiare gli altri, ma apprezzare sè stessi.

    5-“Cosa vuol codificare e poi tradurre in scrittura se non c’è nulla di scritto?”: uno, la codifica serve appunto per poter scrivere e trascrivere qualunque cosa e parlare di qualunque argomento in sardo ed essere compresi ancora più facilmente. Due, non diciamo assurdità. Produzione letteraria (in particolare poetica, ma non solo) in sardo ce n’è eccome, e se si valorizzasse il sardo e lo si insegnasse nelle scuole ce ne sarebbe ancora di più.

    6-“Crede che basti parlare una lingua (oltretutto in pochissimi) per farla vivere?”: Sì, di solito le lingue funzionano in questo modo.

    7-“Ci crede davvero? O pensa che con una legge si possa imporre una parlata e sancire la lunga vita di una lingua? Tenti una risposta, ci provi.”: certo, con una legge si può fare molto per una lingua come la nostra, in quanto insegnarla nelle scuole vorrebbe dire finalmente restituirle la sua dignità a livello accademico e far capire alla gente che non è una vergogna parlarla o insegnarla ai propri figli.

    8-“E non se la prenda con la sua vera lingua madre che è l’italiano.”: al di là del fatto che non credo che lei conosca il signor Filippo di persona e sappia qual’è la sua lingua madre (i madrelingua sardi sono capacissimi di parlare l’italiano quanto i madrelingua italiani, anzi in molti casi meglio) la probabilità è a suo sfavore, dato che la maggior parte dei sardi è madrelingua sarda.

    9-“Nessuno, proprio nessuno impedisce l’uso del sardo. Il fatto è che non lo si utilizza più e che, sopratutto, nelle aree urbane è del tutto abbandonato.”: stiamo commentando un articolo che riferisce di come sia stato vietato ad una ragazza di parlare in sardo quando ne aveva il diritto. Inoltre io non so quanti anni abbia lei, ma se chiedesse ai suoi genitori o nonni che succedeva nelle scuole quando un bambino provava a parlare in sardo sono sicuro che forse capirà un po’ meglio perchè molti non hanno insegnato il sardo ai loro figli: perchè per motivazioni politiche centraliste è stato inculcato loro che il sardo era una lingua, anzi un dialetto, inferiore e non bisognava parlarlo. Nelle aree urbane questo fenomeno non è stato rallentato dall’influsso della comunità e dallo spirito di appartenenza ad essa, che nei piccoli centri è sempre stato più forte.

    10-“Personalmente contribuisco a conservarlo (il sardo, non l’indipendentismo) e imparo qualche parola “vera” (e non posticcia come quelle utilizzate dal signor Mauru) perché per utilizzarlo ascolto anche dialetti non miei, conservo curiosità e aumento il mio vocabolario. “: con questo si arriva all’apoteosi dell’incongruenza. Lei si lamenta del fatto che vengano utilizzate parole “posticce” e poi si scaglia contro il sardo nelle scuole? Il motivo per cui il sardo è parlato in alcuni casi male e scritto anche peggio è proprio perchè ad oggi non è possibile studiarne la grammatica, sintassi ed il lessico nelle scuole! Immagini come diventerebbe l’italiano se non lo si studiasse, già la maggior parte della gente non è capace di utilizzare un congiuntivo in modo adeguato così! L’insegnamento e l’utilizzo nelle scuole sono fondamentali per la salvaguardia del sardo, checché ne dica lei.

    • E la salvaguardia del sardo è fondamentale in quanto esso rappresenta una delle parti più importanti della nostra cultura.

      • Credo, e le assicuro che non c’è nessuna ironia nella mia domanda, che le nostre parlate si salvino utilizzandole. Manca un’espressione letteraria articolata, non lo può negare e questo è il primo motivo per il quale la lingua è agonica. Non credo a leggi che lo impongano e, sopratutto, sono convinto che qualsiasi idea protezionista sia destinata al fallimento se si identifica l’uso del sardo con ogni forma di indipendentismo. Secondo il suo schema se fallisce l’indipendentismo (e ha fallito, evidentemente, dividendosi in tanti segmenti pari alle nostre parlate) muore il sardo. Grazie al cielo questa corrispondenza non esiste e mi auguro, per il bene della lingua che scompaia chi si proclama suo vettore certificato.Così è chiaro, spero.
        Grazie per l’attenzione e per il suo lungo quanto disarticolato intervento nel quale serpeggia, mi scuserà, la solita nota di violenza verbale che fa sorridere perché tipica del sardo offeso dal mondo che non gli vuole bene e lo prende in giro per le doppie ( doppie scomparse dalla scrittura del sardo patinato tipo “deretu giai scritu”. Scomparso, che non si veda che siamo sardi).

        • Crede che le nostre parlate si salvino utilizzandole? Era questa la domanda.

        • Se questo era veramente il suo pensiero allora sappia che lo ha espresso malissimo, perchè la frase trasmette un messaggio esattamente opposto. L’assenza di un’espressione letteraria articolata è un problema derivante dalla scarsa conoscenza e dall’incapacità di scrivere correttamente in sardo (in sostanza è un effetto, non la causa) a loro volta dovute al fatto che non lo si studia nelle scuole. Se al sardo venisse restituita la sua dignità accademica, più gente scriverebbe in sardo e più gente, sapendolo leggere, comprerebbe e farebbe conoscere i libri in sardo.
          Fantastico poi come lei mi venga a dire che “Secondo il suo schema se fallisce l’indipendentismo (e ha fallito, evidentemente, dividendosi in tanti segmenti pari alle nostre parlate) muore il sardo.” quando io ho scritto proprio ” la questione dell’identità sarda (che può essere portata avanti anche al di fuori di una volontà indipendendista dura e pura, e che quindi se pur collegata alla politica ne è comunque indipendente)” etc. In sostanza l’opposto di quello che dice lei. L’indipendentismo ha tra i suoi punti più importanti la difesa del sardo, ma si può difendere il sardo anche senza essere indipendentisti (l’importante è non essere centralisti). Non cerchi di travisare le mie parole.
          La mia “violenza verbale” non è derivata dall’essere un “sardo offeso dal mondo” che si vergogna di sè stesso (tutt’altro, e vorrei sapere da dove avrebbe tratto questa sua idea, nella remota ipotesi che non sia un tentativo di deviare il discorso con un argomento Ad Personam) ma dal suo atteggiamento mostrato in questa pagina. In sostanza (come ho mostrato nel mio primo commento) i suoi commenti sono stati una raccolta di: menzogne, supposizioni presentate come verità (e poi dimostratesi false), fallacie logiche, attacchi personali e tentativi di mostrarsi come un “vero difensore del sardo” quando poi lo ritiene una lingua necessariamente destinata a sparire e si scaglia contro coloro (come la ragazza dell’articolo) che cercano di utilizzarlo in occasioni pubbliche ed ufficiali, nelle quali hanno inoltre il diritto a farlo. Divertente comunque il suo commento finale di finto orgoglio sardo, peccato si capisca che è per l’appunto finto.

        • Zizzu Maccu says:

          Convidido appieno la risposta di l2212.
          Il sig. anonimo si è rivelato un piccolo provocatore che sostiene argomentazioni e tesi completamente confutate.
          Interloquire con personaggi del genere è come discutere con un bambino a cui hanno rubato le caramelle. Spero ritrovi al più presto la sua caramellina così potremo iniziare a discutere di argomentazioni più logiche e costruttive. Saludos

        • Mi ero quasi dimenticato di chiarirlo, l’unico motivo per cui ammetto la definizione di “letteratura non ben articolata” è per il fatto che essa è carente in alcuni (solo alcuni) generi. Non per quanto riguarda la profondità o la consistenza della letteratura stessa. Da alcuni punti di vista ad esempio (vedi poesia) la produzione sarda in sardo è immensa.

        • anonimo says:

          Immensa? Potrei risponderle che non lo è. Ma non voglio svelarle il mondo intorno. Potrebbe essere traumatico.
          Comunque grazie per le belle argomentazioni.

        • Sì, lo è invece. E prima o poi verrà raccolta tutta. Se poi si controlla in rapporto alla popolazione l’impatto è anche maggiore. Lo conosco il mondo, grazie, ma se un giorno avrò voglia di fare un tour organizzato da lei le farò sapere. Di nulla comunque, si figuri.

  4. Filippo says:

    Signor anonimo sta facendo una battaglia su più fronti, non si sente circondato? Non mi sembra che la coscienza italiana emerga. Vedo che tanta gente non è d’accordo con lei (per non dire tutti quelli che stanno scrivendo qui). Le avevo fatto una domanda, l’italiano è una lingua codificata? Essendo lei un esperto linguista vorrei sapere qualcosa in più, sa io sono sardo, saluti signor anonimo

    • anonimo says:

      Nessuna battaglia, ci mancherebbe. Anzi, diventerò indipendentista perché mi piace essere in minoranza, ci sono abituato. Se, oltretutto, è una minoranza divisa come è divisa l’esigua schiera indipendentista, allora è perfino più interessante. Significa che mi attaccherò a una corrente oppure mi inventerò un indipendentismo personale.
      Purtroppo leggo (anche in questo sito) e sento ancora di troppe resistenze all’idea indipendentista e mi sembra che alla maggior parte delle persone importi poco o nulla oppure che lo considerino un modo, neppure originale, per galoppare la politica, ma a dorso d’asinello, senza nessuna possibilità d’andare lontano e anzi, come succede con gli asinelli testardi, con il rischio di restare fermi o tornare indietro.
      Per il resto non sono linguista, non vorrei esserlo e non mi do arie di custode di un bel niente, dunque non so risponderle. Il Graal sardo non è interessante, neppure se nasconde il segreto di non pagare più tasse e di vivere felici.

  5. sergio says:

    vi ho lasciato qualche giorno per andare a legare pomodori e zappare cipolle e vi trovo in piena forma. bene, bene… una bella discussione con tanti punti di vista…ma la cosa più bella sapete qual’è? a meno che non si siano rifugiati dietro nick-name fantasiosi, non vedo più post dei “signori della lingua”, quelli che a lasciarli fare porteranno all’estinzione della stessa..ma la lingua che si estinguerà sarà solo quella che vorrebbero blindare secondo le loro rigidità ideologiche al solo scopo di vedersi riconosciuti come massimi esperti linguisti e del sardo più sardo…
    l’espressione linguistica è viva e si evolve se è liberata da rigidi schemi artificiosi e a quel punto diventa quello che deve essere..uno strumento di comunicazione.
    Altrimenti perchè abbiamo rinunciato, circa 10.000 anni fà a grugniti e urla?

    • anonimo says:

      I signori della lingua. Be’, caro Sergio, è una sacrosanta definizione. La Lingua Sarda Comune è una lingua da cartolina, di quelle “saluti dalla Sardegna”. Lei dice bene e in poche righe cose sensatissime. Aggiungo che per parlare il sardo – cosa che faccio quotidianamente – non occorre essere indipendentisti e vestiti della bandiera dei quattro mori. Buona giornata.

      • G.M. Cossu says:

        Tenes totu sa resone, anònimu, chi pro faeddare su sardu non bisòngiat a èssere indipendentistas, e chie l’at naradu? Si si faeddat ogni die però tocat finas a l’iscrìere, est unu dovere, anònimu.

    • G.M. Cossu says:

      Male meda as fatu a torrare; devias restare in ue nche fias, a prendere fundos de pumata e tzapitare chibudda, ma bene però, ca si lu faghes comente iscries, non nd’as a collire mancu una.

  6. «Ci ho pensato un attimo e mi è venuta l’idea di presentare non solo una normale tesina scritta e commentata, ma ho voluto aggiungere l’elaborazione di una ricetta che ho imparato da mia nonna e da mia madre: su coccone cun fozza, il pane con foglia di cavolo – dice Marco -. La ricetta va bene, mi sono detto, ma una ricetta sarda non può che essere descritta in sardo. Così, ingredienti e descrizione in sardo, con la traduzione italiana per i docenti che non conoscevano la nostra lingua».

    «Sono contento dell’esame in sardo – dice Marco Daga -. Ho capito di aver colpito i commissari. Ne vado orgoglioso. Il sardo è la mia lingua e mi piace parlarla e scriverla. Anche a scuola e da convittore, ho sempre avuto modo di chiacchierare in sardo. Ci sono altri compagni che si esprimono in sardo: un modo per sentirci sempre legati alla nostra terra».

    Orgoglioso anche il dirigente scolastico dell’Ipsar, Roberto Cesaraccio: «L’Alberghiero è una scuola che si apre a tutte le etnie e culture anche extracomunitarie – afferma – ma il sardo è la nostra lingua e siamo ben contenti se riusciamo a stimolare i ragazzi nello studio e nella parlata locale. Nell’istituto ci sono insegnanti come Clara Farina che certamente riescono a coinvolgere molto bene gli studenti su un tema tanto caro alla Sardegna».

    http://ulsaltabaronia.myblog.it/archive/2013/07/16/sassari-studente-dell-alberghiero-si-diploma-parlando-in-sar.html

    Cunfrontade sa tristura de Elisa cun sa cuntentesa de Marcu. Ca su de importu est de lassare espressare sos pitzinnos in libertade e de manera creativa.

  7. anonimo says:

    Magnifico, caro Zizzu, il suo scritto. Riempie di soddisfazione e, sopratutto, contiene in sé la vera visione indipendentista che consiste, in fin dei conti, nella parcellizzazione e chiusura in se stesse delle comunità sarde, tutte dotate, in fondo alla sua idea, di autonomia e del diritto di autoamministrarsi. Un divisione portata sino all’estremo, sino al punto che ciascun individuo fa quello che vuole e vede nel suo vicino il dominatore cattivo da combattere. L’indipendentista conserva i suoi geni e la razza. Roba già sentita. Così come si è già sentito: Stato centrale ladro ed espressioni simili. Nessuna novità.
    D’altronde questo è il vero spirito sardo: divisi sino all’ultimo uomo. L’autodeterminazione è un’altra cosa e, per contraccambiare il suo consiglio di lettura, la invito a leggere Contro le patrie, di Savater. Vedrà che effetto le farà.
    Si rassegni all’idea che vivere in una città riduce il tasso di nocivo individualismo che affligge storicamente il nostro popolo. E si rassegni anche al fatto che l’indipendentismo resta, come è giusto che sia, un sentimento e non una forma politica e amministrativa che la Sardegna potrebbe assumere. E’ anche un bel sentimento, nobile ed elevato. Purché non degeneri in ossessione.

  8. Gianfranca Piras says:

    A me sembra piuttosto che lei, con il suo purismo lessicale, voglia confinare la lingua in ambienti troppo asfittici. Anche a me piace riscoprire parole “vere” del bel sardo antico, ma non vedo che problema ci sia a inserircene anche di moderne, considerato che il mondo va avanti e l’uomo (con la sua lingua) non può rimanere inchiodato al lessico del milleottocento.
    E no, non penso che sarà una legge a salvare le sorti del sardo. Penso invece che lo salveranno le decine di giovani che chiedono di impararlo, quelli che scrivono i loro status in sardo su Facebook, quelli che pubblicizzano in sardo le loro iniziative musicali, quelli che chiedono di dare l’esame di maturità in questa lingua. Non ci sentiamo inferiori nè superiori a nessuno, così come non pensiamo che la nostra lingua sia migliore o peggiore delle altre. Semplicemente è la nostra, e abbiamo il diritto di parlarla e scriverla quando e dove ci pare.

    • anonimo says:

      Bene, sono contento se il sardo vive e, naturalmente, cambia e produce i risultati che una lingua deve produrre. Ma non accade quello che lei dice, accade, a mio avviso, il contrario. E inoltre nessuna lingua si parla dove pare e piace a qualcuno. Ed è discutibile che il sardo sia la nostra lingua. Il dizionario del Puddu l’ho citato proprio perché riporta anche le “novità”.
      Il suo linguaggio, Gianfranca, rivela una certa prepotenza che vena una gran parte del cosiddetto indipendentismo. E quel suo “quando e dove ci pare” ricorda in piccolo il più noto “me ne frego”.
      E’ ridicolo affermare che parliamo la lingua che preferiamo “quando e dove ci pare”. Deve convincersi che non possiamo dire tutto quello che vogliamo “quando e dove ci pare” perché, per fortuna, dobbiamo rispettare le regole del vivere civile.
      Ora, mentre le scrivo, non dico, per fortuna, tutto quello che mi pare.

      • Caro anonimo, una lingua la si dovrebbe parlare liberamente nel paese madre della stessa, in primis nelle sue istituzioni scolastiche. Mi lascia un po perplesso la sua affermazione “è discutibile che il sardo sia la nostra lingua”, oggettivamente (che le piaccia o no) il sardo è la lingua madre della Sardegna, e fino a 50 anni fa (anno più-anno meno) ci si esprimeva in terra sarda quasi esclusivamente in sardo. Poi politiche fasciste-centraliste italiane e mentalità ottuse come la sua hanno sradicato questa lingua e relegato a “grezzata inutile” il sardo. Legga un po di storia e apra la mente che non le fa male. Saluti

        • Come sa, Zizzu, nelle città si parlava italiano da molto prima di cinquant’anni e si scriveva in italiano perfino dal fronte nella prima guerra. Tutti schiavi di Roma? E Roma ladrona, ve la fate sfuggire? Molti indipendentisti lo raccontano già. Poi, quando saremo Repubblica, sarà Cagliari ladrona e diventeranno stati indipendenti Nuoro e Sassari. Guardi, è tutto già detto e l’indipendentismo è una roba che non attacca.

        • Ah scusi, nelle città! Deve aver ragione: fin dalla prima guerra mondiale, nelle città, la maggioranza della popolazione parlava in italiano e qualcuno perfino lo scriveva! Devo chiederle scusa, ha proprio ragione, allora il sardo non è la lingua ufficiale della Sardegna, qualcuno ha scritto in italiano dal fronte: per gli indipendentisti chiusi e ottusi come sono questo sarà un duro colpo, penso non lo sapesse nessuno di loro prima d’ora. Menomale è arrivato lei con questa notizia boom, sarà il colpo di grazia per l’indipendentismo!
          Faccia una cosa: continui a vivere nel suo bel quartierello della sua cittadina, mi raccomando non esca fuori dalle mura della città che è pericoloso: ci sono barbaricini, ogliastrini, galluresi, baroniesi, corsi, catalani, baschi, bretoni, scozzesi, irlandesi etc. che cercano di parlare la loro lingua e vogliono pure autodeterminarsi! La capisco che non giri per la Sardegna, è pieno di questa gente, sono pericolosi e da evitare. Se proprio si vuole approfondire qualcosa su queste popolazioni arretrate si può leggere qualche bel libro di storia della Mursia scritto a Roma o leggere nei giornali il comportamento di queste popolazioni barbare! Continui così che lo sta facendo bene. Saludos

      • Gianfranca Piras says:

        Mi stupisce un po’ che venga confusa la scelta della lingua da usare nella propria terra con la discutibile abitudine di “dire tutto quello che vogliamo quando e dove ci pare”. Mi sembra che siano due cose ben diverse e, per quanto le possa sembrare strano, conosco anch’io le regole del vivere civile e mi reputo anche in grado di usarle 🙂
        Continuo però a ritenere che il sardo sia la nostra lingua, e che nessuno che voglia utilizzarla (in Sardegna) possa essere considerato maleducato.
        Ma la chiudo qui. Non vorrei che questa discussione diventasse come quelle infinite dei bambini che vogliono aver ragione a tutti i costi. Sarà comunque il tempo a dimostrare se la lingua sarda continuerà a vivere o se è destinata a scomparire. Chi vivrà vedrà.

  9. anonimo says:

    Gentile Gianfranca, è difficile identificare quella che lei definisce: “classe dirigente nemica accanita della lingua sarda”. Non solo nemica, ma perfino accanita. E da chi sarebbe composta? Non ci sono nemici del sardo, salvo quelli che scrivono in sardo in questo blog. Sono nemici involontari, è vero, ma producono un grande danno. Come, ad esempio, il signor Mauru, che scrive una specie di italiano con le “u” e ricorda quei souvenir di Sardegna che si trovano nei negozietti di artigianato.
    Espressioni come “cun tonu de suddisfatzione” fanno male alla causa. Almeno quanto il signor Larentu che scrive “stia tranquillo, questi problemi li conosco perché me ne occupo”.
    Nessuno, proprio nessuno impedisce l’uso del sardo. Il fatto è che non lo si utilizza più e che, sopratutto, nelle aree urbane è del tutto abbandonato. E né lei, né legge alcuna lo può reintrodurre esattamente come non sono eliminabili le migliaia di parole che hanno “invaso” i dizionari italiani.
    Lei crede davvero che lo si possa salvare con una legge oppure con un po’ di fondi distribuiti con furbizia qua e là come è avvenuto?
    Crede davvero che ci sia un rapporto tra indipendentismo e salvezza del sardo?
    Personalmente contribuisco a conservarlo (il sardo, non l’indipendentismo) e imparo qualche parola “vera” (e non posticcia come quelle utilizzate dal signor Mauru) perché per utilizzarlo ascolto anche dialetti non miei, conservo curiosità e aumento il mio vocabolario. Ho amici indipendentisti, ma non provo nessun fuoco indipendentista. E il mio dizionario è il Wagner ma non butto via quello del Puddu.
    Fantasticare su complotti contro la lingua sarda mi pare la perpetuazione, il segno certo di un eterno complesso di inferiorità che attraversa da millenni la storia e psicologia della nostra isola.
    La Sardegna non soffre perché ha nemici. E non è allo sfascio. E’ in una non rosea condizione. Ma qua e là ci sono, insieme a innumerevoli segni negativi, segni buoni che rincuorano.
    Questi ultimi non provengono certo dal mondo degli irredentisti sardi, che è un mondo chiassoso però minoritario, ma da ambienti, singoli e comunità che all’indipendenza non dedicano neppure un pensiero al giorno. E neppure alla sardità. Sono sardi e non hanno bisogno di affermarlo di continuo oppure di negarlo.
    Pensi, gentile Gianfranca, a tutto quello che noi sardi abbiamo prodotto di male, alle nostre cattive scelte. E’ autocritica, non autorazzismo o autolesionismo o dipendentismo (definizione comica) o chissà cos’altro viene in testa “all’ideologo” di turno.
    Saluti

  10. Gianfranca Piras says:

    A parte che il mantenimento della propria specificità linguistica non mi sembra affatto un tema irrilevante, anzi oserei definirlo il pilastro su cui poggia tutta l’identità sarda con tutto ciò che ne consegue (piaccia o non piaccia). Ma a parte questo, che sicuramente non troverà d’accordo né lei né gli altri commentatori di queste righe, le “cose grandi” di cui lei parla vengono decise proprio da quella classe dirigente nemica accanita della lingua sarda, che ha sempre messo grande impegno nel farci credere che la nostra identità si possa circoscrivere entro i poetici boschi del “mirto cisto lentischio” e altre verdure di dannunziana memoria.

  11. Possiamo parlare di ortografia senza finire a parlare di sangue?
    Qualcuno tolga quel “gli” da “gli è stato impedito” 😀

  12. Caro Professor Borghesi, non sarà tra quelli che sostengono la comica battalla di Sanluri e le comparse vestite avventurosamente che assaltano muri di cartone? Pensi a chi in vari paesi dell’Itala centrale utilizza costumi accuratamente ricostruiti in quartieri meravigliosamente conservati e non in paesi irriconoscibili e deturpati come Sanluri. La bella di Sanluri non diventerà la Giulietta Sarda salvo, forse, che per qualche turista malaccorto.
    La gente sa scegliere e capisce la falsa rappresentazione della storia che fa il paio con i ridicoli costumi ricchi di plastica e decorazioni patetiche sullo sfondo di un aese degradato con case orribili e decoro urbano che è quello che è.
    Concordo con lei sul fatto che far conoscere la nostra poesia minore (minore nel panorama nazionale e ancora meno rilevante in un orizzonte più esteso) possa essere utile, se spiegata nelle sue giuste e naturali proporzioni, per costruire dentro i nostri ragazzi un’idea di origine e identità. Sprezzare i nostri poeti rivela un atteggiamento provinciale e ristretto. I nostri poeti sono quello che sono e rappresentano il nostro modo di esprimerlo.
    Ma ignorare che Eleonora d’Arborea ha nulla di sardo, che è stato il tramite tra le grandi famiglie che dominavano quella parte del Mediterraneo, farne il nostro Alberto da Giussano, dire che noi dobbiamo pensare a noi, che l’energia deve essere per noi, i trasporti per noi, le tasse per noi e peggio per chi non è dei nostri è un atteggiamento inqualificabile.
    Noi siamo emigrati per un secolo e ancora emigriamo, i veneti, gli italiani, gli europei e sono stati accettati – secondo regole rigide – mentre qua sento gridare che noi della nostra terra facciamo quello che vogliamo perché siamo nientemeno che sovrani e che tutto deve essere per noi.
    E le ripropongo la domanda: gli organi dello stato, le scuole, i giudici, le forze armate, le università gli ospedali, da chi e come verrebbero composti nella sardegna indipendentista.
    E’ il solito complesso d’inferiorità di una società bambina e incapace di confronto che, se le cose non gli vanno bene, esclude gli altri e gioca solo secondo regole proprie che neppure si sa da chi dovrebbero essere stabilite.
    Il fenomeno indipendentista naturale in un’isola così lontana, ma è, altrettanto naturalmente, un fenomeno parcellare.

  13. Mauru Maxia says:

    Sa die 24 de gennargiu s’assessore Milia at informadu, cun tonu de suddisfatzione, chi sas famìlias sardas podiant pedire pro sos figios issoro s’insinniamentu de sa limba sarda in s’annu iscolàsticu 2013-14 (mira s’artìculu “Per le famiglie è possibile scegliere l’insegnamento del sardo al momento dell’iscrizione” in http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=219709&v=2&c=220&t=1). Medas famìlias dd’ant pigadu in paraula e, nessi in sas iscolas ue sos dirigentes ant aprontadu sos mòdulos de iscritzione (medas no ant fatu mancu cussu) ant pedidu s’insinniamentu de su sardu pro sos figios chi in s’annu imbeniente ant a fàghere sa prima classe de sas iscolas maternas, primàrias e medias.
    In certas iscolas (Pèrfugas, Tzaramonte, Erula, Laerru, Martis e àteras) sas famìlias chi ant pedidu s’insinniamentu de su sardu sunt resurtadas prus meda de 80%. E como? E como cussas famìlias sunt isetende chi dae su mese de cabidanni a sos figios issoro in iscola ddis insinnient finas su sardu. Ma a dolu mannu paret chi custu disigiu apat de isetare… unu disigiu. Difatis, paret chi sa Regione Sardegna no apat istantziadu su dinare necessàriu pro custu tipu de insinniamentu. Solu in pagas iscolas e bia su sardu at a èssere insinniadu dae pagos mastros de ruolu chi connoschent sa limba sarda e chi, cun ispìritu de missioneris, ant a insinniare finas su sardu paris cun s’italianu e sas àteras materias curriculares. Ma in sas iscolas (e sunt casi totus) ue non ddue at mastros capaces o giai formados, s’insinniamentu de su sardu at a isetare solu unu disigiu. A su chi paret sa Regione at istantziadu carchi cosighedda solu pro sighire in cuddos progeteddos isperimentales de custos ùrtimos annos (pagas oras de letzione in duos meses e in pagas iscolas), est a nàrrere nudda ite fàghere cun s’insinniamentu curriculare de una limba. Tando, duas preguntas e bia: sas leges chi prevident custu tipu de insinniamentu ant a sighire a isetare lìtera morta comente in sos ùrtimos bìndighi annos? E s’annùnciu fatu in gennargiu fut solu un’annùnciu? Ca, si est gai, diat èssere istadu megius a pònnere bene in craru chi sas famìlias tenent solu su deretu… de pedire.

    Mauru Maxia
    Istudiosu de limbas minorizadas

    • pàulu pisu says:

      Deu seu unu de is chi ant gherrau po biri arreconnotu custu deretu giai scritu (mancai mali) in s’art.4 de sa lei 482/99. E insaras ita podeus fai? S’ìncadenai a is coròndulas de Bia Roma de Casteddu? Ponni luchetus a is scolas sceti italianas chi no arreconnoscint su deretu nostu de connosci sa cultura nosta in scola (stòria e lingua prus de totu)? Caminai in profassoni in sa 131 spollaus e a pirichita in foras (chi detzideus custu tocat a ddu fai imoi in istadiali)? O si ndi andai de custu logu prenu de genti rinnegada chi m’arregordant is chi sunfrint de sa sìndrome de Stoccolma: furau chi ndi ddis ant su deretu a connosci sa cultura insoru in scola, imoi si funt amoraus de is “agutzinus” insoru (est a nai de su sistema de educatzioni fascista) e ddus difendint… Labai ca nosu boleus studiai sa cultura nosta puru, ma no cussa sceti… e nci iat a mancai àteru! E insaras si podit sciri innoi est su strobbu?

      • anonimo says:

        Paùlu, ma come scrive? Un esempio. Lei scrive:”O si ndi andai de custu logu prenu de genti rinnegada”: Perché “si ndi”? Perché “rinnegada” mentre “arrenegau” esiste e ha, nell’uso corrente, un altro significato? Perché “nci”? Lo dico senza ironia: questa sembra una parodia. Interessante, sì, ma una parodia.

        • Rinnegadu logudorese Rinnegau campidanese traduzione rinnegato Arrennegau infuriato, arrabbiato, sdegnato. Su pastori puru, cumenti su messaju atotu, SI NDI scidàt chitzi po andai a traballai e de fitianu no furriàt nimancu in domu. (Silvia Piras, Uffiziu de sa lingua sarda de Deximeputzu). Uso di SI NDI. Mi ndi iat pigau sa bicicretta e NCI dha iat intrada in Municipiu. (Giuseppe Concas) Uso di NCI.

        • Pissenti Porcu says:

          Beni scrittu, tziu Peppinu, mi NCI seu prenu sa brenti. Lassaus chi is ignorantis SI NDI andinti aundi bolinti. A provocai est bona mamma puru. Saludus

        • Be’, se lo dice Silvia Piras dell’ufficio per la lingua di Decimo Putzu siamo a posto. Su rinnegadu è evidente che la confusione è dietro l’angolo ed è continua. La Babele è linguistica ma, prima di tutto, politica. Un caro saluto.

        • Rinnegau maschile Rinnegada femminile. Cose da seconda elementare.

        • Pàulu Pisu says:

          Deu scriu segundu una forma bastantementi acetada e chi mi depit streullai, stronciai o ataciai po cumenti scriu po prexeri fatza-ti-ddu in sardu. Po su chi spetat a su fueddu “rinnegau” custu bolit nai “rinnegato”, arrennegau est un’àtera cosa. Su fueddu rinnegau dd’agataus in sa literadura fintzas cumenti “dennegarzu”, ma apu prefertu custa borta a umperai una forma italianizada pensendi de mi fai a cumprendi mellus ma mi seu sballiau. Esistit agetivu (o aciungidori cumenti ddi narat su stimau Antoni Lepori in sa gramàtiga cosa sua) peus de “rinnegau/dennegarzu”?

  14. anonimo says:

    Questa ragazza non sa bene quello che dice e credo che l’avrei bocciata sia che si fosse espressa in sardo, sia che avesse utilizzato l’italiano per dire che ” a parte le solite due paginette sui nuraghi, di noi sardi non si parla mai. Non esistiamo”.
    Ignora, la maturanda, che della storia dell’isola si parla da molti secoli e le fonti sono tanto numerose che una vita non basta per conoscerle. Altro che “due paginette sui nuraghi”.
    E così, per dare un impulso alla discussione sui sardi (che di solito avviene tra sardi ostinati e tra loro ostili), la giovane ha proposto un argomento nuovo e originale: Eleonora d’Arborea, la quale, assai poco sarda sia per sangue che per capacità politiche, era, oltre che “contaminata” con famiglie potenti non sarde, la dimostrazione che dall’asfissiante discussione sull’identità si deve uscire se davvero di questa fantomatica identità fossimo davvero provvisti.
    Ma l’inguaribile complesso di inferiorità che affiora di continuo quando si proclama che noi siamo un popolo, siamo un popolo, siamo un popolo (non basta ripeterlo in modo ossessivo) rivela proprio che non lo siamo, sotto nessun aspetto, né genetico, né, tanto meno, storico. E abbiamo necessità di affermarlo proprio perché lo sappiamo.
    Quanto poi alla mania di persecuzione che ci affligge, anche questa si manifesta di continuo quando, come questa ragazza, piagnucoliamo e diciamo che a noi non ci vuole bene nessuno e quindi, come i bambini quando si offendono, prendiamo i nostri poveri giocattoli e giochiamo da soli.
    Per fortuna è accaduto, in generale, che più si grida all’indipendenza, meno si viene ascoltati né, tanto meno, votati.
    Chi alimenta il piagnisteo del sardo sa bene di rivolgersi a una fascia debole dell’elettorato alla quale, come i leghisti pelliti, piace immaginare di essere quello che non si è. I futuri consiglieri comunali, regionali, consiglieri ovunque gli capiti, galoppano a cavallo dell’identità e spesso capitombolano. E noi siamo una caricatura del leghismo
    Il ragazzino tredicenne che ha sostenuto l’esame in sardo non si è esibito davanti a commissari “stranieri e impuri” che osano venire da oltre mare per rubare lavoro ai nostri bravi professori sardi. Qui sta la differenza.
    Quando l’aggettivo “sardo” sparirà dalle discussioni, dai giornali e dai blog come questo perché nessuno sentirà più la necessità di ricordarlo con questa opprimente frequenza, quello sarà un bel momento. E forse, finalmente, diventeremo normali. Sarebbe un gran risultato. Così smetteremo di dire che Peron era sardo, che Colombo era sardo, che i sardi erano la guardia del faraone, che hanno fondato Buenos Aires, che la Sardegna era Atlantide e circoleranno meno idiozie.
    Per ora la sardità è solo uno strumento un po’ miserabile per attirare un po’ di attenzione e qualche voto. Tutto qua e niente altro, proprio niente altro.

    • Ora ho finalmente capito chi lei sia, o egregio signor anonimo. Mi è venuto in soccorso Pasolini, che definiva i saccenti inquisitori come lei “i nuovi chierici, quei frati che spedivano al rogo gli eretici, i liberi pensatori e quelli che osavano scrivere anche in ligua d’oc”. Certo, a lei dovrà sicuramente piangere il cuore nel dover osservare e sopportare l’infantile piagnisteo dei sardi piagnucolosi che, riottosi e quindi stupidi, non si rassegnano al progredire della storia che li vuole italiani, italiofoni e contenti. La lingua sarda , dialetto per i nuovi chierici, è solo un simulacro inerte ai fenomeni archetipici, un simbolo e non un segno perchè non rinvia ad un qualcosa che può essere intelligibile per la coscienza, e non collega ciò che si sa con ciò che si sa che non si sa, come diceva Shopenauer. Uno strumento della politica più turpe e gretta, la cui aspirazione maggiore è arruolare nell’indipendentismo similtrentino coloro i quali hanno smarrito il sentiero della gloria. Per non parlare poi dell’inguaribile complesso di inferiorità che si manifesta quando ci proclamiamo popolo! Centu concas e centu berrittas! Questa è quella che si chiama un’analisi dia-bolica (contrario di sim-bolica), perchè invece di trovare punti di contatto divide, in quanto separa dall’azione il senso che essa potrebbe avere (U.Galimberti, Gli equivoci dell’anima, 1987). Detto fra noi sento anche un leggero odore di razzismo…del resto la cultura razzista esiste, spesso spiattellata come fosse fosse una ragione luminosa e razionale, e punteggiata spesso dai “io non sono razzista”. Se poi si vuole parlare di alcuni atteggiamenti di puro “conservatorismo” o di visioni larvatamente folkloristiche della sardità se ne può parlare, ed è un bene smascherare falsi miti e false storie, ma con altri toni, e soprattutto con il rispetto e la non alterigia. “L’alterità esiste di per sé nell’entropia capitalistica. Quivi essa gode (o per meglio dire, patisce, e spesso orribilmente patisce) la sua concretezza, la sua fattualità. Ciò che è, e l’altro che è in esso sono due dati culturali. Tra tali due dati esiste un rapporto di prevaricazione, spesso, appunto, orribile. Trasformare il loro rapporto in un rapporto dialettico è appunto la funzione, fino ad oggi, del marxismo: rapporto tra la cultura dominante e la cultura della classe dominata. Tale rapporto non sarebbe dunque possibile là dove la cultura della classe dominata fosse scomparsa, eliminata, abrogata, come dite voi. Dunque bisogna lottare per la conservazione di tutte le forme alterne e subalterne di cultura” . (Pierpaolo Pasolini, Testamento spirituale, 1975)

    • Filippo says:

      Che dobbiamo sentire, il sardo (è sono ancora dubbioso che lo sia) italo-parlante che taccia di leghismo chi non la pensa come lui, ma non è che il razzista sia lei? Soffre mi dispiace dirlo di una malattia brutta: sindrome di Stoccolma. Questa ragazza che dice lei, sa quello che dice e molto bene anche. Comunque non vale veramente la pena parlare con chi non ascolta e taccia di razzismo una persona che difende il suo essere sardo.

      • Caro Filippo, chi sarebbero gli esperti che lavorano per fare la lingua sarda? Non si riferisce, spero, a quelli che hanno partorito il mostro e il carrozzone dell’LCS?
        I leghisti non sono solo lombardi, evidentemente. E chi vuole che dal bailamme, dalle divisioni, dai mille rivoli nei quali sono dispersi i sardisti, i sardisti di sinistra, quelli collaborazionisti, i sovranisti, gli indipendentisti non sta sognando. Ha incubi.
        La morte di una lingua è legata anche dalla vittoria di modelli di vita che ne determinano la fine. E non si conserva il sardo se non si conserva la Sardegna e i sardi.
        Cosa vuol codificare e poi tradurre in scrittura se non c’è nulla di scritto? Crede che basti parlare una lingua (oltretutto in pochissimi) per farla vivere? Ci crede davvero? O pensa che con una legge si possa imporre una parlata e sancire la lunga vita di una lingua? Tenti una risposta, ci provi. E non se la prenda con la sua vera lingua madre che è l’italiano.

        • Larentu says:

          Caro anonimo, ho sempre pensato che chi taccia di leghismo i sardi che difendono le proprie radici agisce in mala fede. Può essere che lei non conosca le origini del sardismo e dell’indipendentismo sardo, ben più antiche del fenomeno del leghismo. O forse lei non conosce quelli che sono sempre stati i contenuti e le rivendicazioni di questo filone politico, che sono molto lontane dal leghismo. Molto più probabilmente lei ci accusa di essere leghisti per delegittimarci, ma questo è un tranello a cui, per fortuna, pochi cadono. Accusare di leghismo i sardi che difendono la propria cultura e identità non funziona, non fa presa. Le consiglio di cambiare argomenti ed utilizzarne alcuni ben più convincenti.

        • Caro Laurentu, ci sono molti aspetti in comune tra quelli che utilizzano il simulacro di Alberto di Giussano ed Eleonora d’Arborea e, se lei vuole, ne discutiamo senza acrimonia.
          Il razzismo è senza dubbio presente in varie forme nei due fenomeni, quello lombardo e quello sardo.Un complesso di inferiorità che non riusciamo a toglierci di dosso, lombardi e sardi, ci porta alle istanze indipendentiste di oggi. E nulla, ma proprio nulla (e glielo dimostro con i testi e con le azioni politiche sovrapponibili dei due movimenti) accumona le idee e le azioni di quelli che oggi vengono ritenuti padri dell’attuale serpeggiante e minoritario indipendentismo.

        • Larentu says:

          Caro anonimo, mi dispiace, ma su questo punto non sono per niente d’accordo. L’indipendentismo sardo storicamente non si è mai configurato come razzista e neanche i movimenti attuali lo sono. Per carità, anche qui ci sono i difetti, la perfezione non è di questo mondo, ma dire che l’indipendentismo sardo è razzista significa solo due cose: parlare senza avere cognizione esatta dell’argomento oppure essere in malafede. Stia tranquillo che io conosco bene questi fenomeni, perché me ne interesso e le posso dire che sono molto diversi. Sono due mondi differenti e a confonderli si fa un grosso errore. Posso capire la sua “antipatia” per l’indipendentismo, ci mancherebbe, ma non mi sembra giusto banalizzare e confondere in questo modo le cose. Non si fa onore alla realtà in questo modo.

        • filippo says:

          Caro anonimo, il suo modo di parlare fintamente rispettoso e irridente è penoso. “Tenti una risposta, ci provi” mi fa sorridere, evidenzia il suo senso di superiorità, da lei preteso, ma da me non concesso. La soglia che separa l’ignoranza dalla cultura non sempre si misura con il tasso di istruzione ottenuto nel tempo. La mia lingua non è “l’italiano imposto” è il sardo e spero che venga insegnato a scuola come forma scritta.”Cosa vuol codificare e poi tradurre in scrittura se non c’è nulla di scritto?” Vuol dire che attualmente è più che altro orale, ma come è avvenuto per altre lingue, come pure il suo “italiano”, che è stato costruito da un mix di influenze soprattutto il volgare (mi risponda se può su questo). Può anche darsi che conoscere qualcosa non significhi conoscere tutto. Il suo porsi provocatorio, mi fa immaginare che tipo di persona possa essere, qualunque cosa io le dica lei cercherà di opporsi con parole fintamente oneste, ma del tutto pretestuose.
          La saluto signor Anonimo

    • Da Sarda DOC, sono pienamente d’accordo con anonimo ( tranne per il ‘io l’avrei bocciata’ questo no).
      E’ davvero poco cortese parare in una lingua sconosciuta durante un esame dove siedi di fronte a quattro persone (dalla foto che vedo sopra), tra le quali una o più non può comprendere quello che dici.
      Visto che il Sardo è una lingua, è come se io, che in alcuni periodi vivo a Londra, durante un esame anzichè parlare in Inglese, parlassi in Italiano! Gli omaggi alla Sardegna facciamoli in altri modi. D’accordo anche sul giudizio esame del ragazzo tredicenne: non ho idea di che cosa abbia parlato, del voto o della sua bravura o meno in quanto studente, ma so che sa parlare in Sardo. Meraviglia, è questo quello di cui abbiamo bisogno!
      Credo che molti Sardi soffrano di manie di persecuzione, mi capita spesso di sentire di alcuni che odiano i ‘continentali’ perchè gli danno del pastore, bandito, li prendono in giro perchè raddoppiano le consonanti, a me tutto questo non è mai capitato … eppure ho girato…
      Piccolo off topic: ho iniziato un’attività di b&b a Cagliari ed ho avuto i miei primi clienti, una coppia Inglese. Si trovano sperduti in questa città! Mi chiedono come mai nessuno parla/capisce una parola di Inglese e se questo sia dovuto al fatto che studiano il Sardo come seconda lingua. Salgono in un autobus vogliono andare alla spiaggia del Poetto ma l’autista non ha biglietti, dice che li ha finiti e loro scendono, perchè non vogliono viaggiare senza aver timbrato. Aspettano l’autobus successivo, stessa cosa. Cercano qualche edicola/tabacchino per acquistare il titolo di viaggio ( 3 del pomeriggio zona Via della Pineta ), niente, tutto chiuso, è sabato.
      Io vado in cerca di mappe di Cagliari e giro quattro chioschetti/punti d’informazione turisitca nelle Vie più centrali di Cagliari: serrande abbassate Martedi mattina ore 11.30. Entro in un ente pubblico che non ha nulla a che fare col turismo e me ne vengono consegnate un centinaio, quando chiedo come mai tutto è chiuso mi viene risposto ‘qui c’è solo vergogna’.
      Giro ai miei ospiti il link del sito web della compagnia di autobus che serve Cagliari: niente da fare, è scritto solo in Italiano.
      Ma dove vogliamo andare?
      Studiamo bene il Sardo ( che io conosco molto bene ) così continuiamo a parlare solo tra noi isolani!
      Londra aspettami, tra qualche mese mi rivedrai!

      • Larentu says:

        Come spesso accade qui si confondono i piani. Studiare il sardo non significa abbandonare la modernità e non studiare l’inglese o altre lingue. Non significa chiudersi in se stessi, al massimo può significare conoscere meglio se stessi. Purtroppo noto che i sardi sono ancora schiavi di questo modo di pensare che purtroppo è figlio dell’equazione “sardo=arretratezza” che sembra molto difficile da sradicare. Conoscere il sardo non significa essere condannati a non parlare altre lingue, ve lo posso garantire, io ne sono la prova vivente! Sul fatto che la scuola dovrebbe essere più efficiente nell’insegnare l’inglese sono d’accordo, ma se in Sardegna e in Italia non si parla l’inglese non è certo colpa del sardo che, invece, sta scomparendo. Io poi ritengo che il sardo vada insegnato per una questione culturale, perché fa parte del patrimonio identitario della Sardegna. Una lingua non si studia solo per questioni utilitaristiche, altrimenti io farei direttamente studiare l’inglese e il cinese a scuola. A parte il fatto che il sardo, come accade in altri luoghi dove c’è il bilinguismo, una volta istituzionalizzato come si deve, potrebbe anche diventare un mezzo per dare lavoro.,,ma a questo molti sardi non pensano, perché continuano a vedere la nostra povera lingua semplicemente come un idioma arretrato e fuori dal tempo. Se avessimo meno complessi di inferiorità e iniziassimo a capire che la nostra cultura è degna di esistere quanto le altre, probabilmente saremmo già sulla strada giusta per risolvere molti dei nostri problemi.

        • Io non ho mai sofferto di nessun complesso di inferiorità, e non ho mai percepito che qualcuno impedisse alla nostra cultura di esistere, forse perchè io non sento di essere diversa dal resto degli altri Italiani solo perchè sono Sarda, la ‘Sardità’ è di tutti, come la ‘Lazialita’ la ‘Napolità’, la Pugliesità …. è chiaro che ognuno poi ha la sua storia e identità, ma tutti siamo Italiani … secondo me si è costruita una leggenda intorno ad una presa in giro sulle pecore o pastori e tutto finisce qua.
          La nostra isola non si risolleverà solo grazie vittoria del riconoscimento della lingua Sarda, purtroppo … serve altro. E penso che tutti continueranno a prenderci in giro se ci focalizziamo solo su questo…

        • anonimo says:

          Sono d’accordo, nessuno ci ha mai impedito di esistere, di parlare il nostro dialetto esattamente come fanno napoletani, calabresi e veneti, nessuno ci ha mai impedito di avere una letteratura, anzi.
          Il complesso di inferiorità, casomai, è rivelato da questa ossessionante trapanazione del “sono sardo e orgoglioso di esserlo” ripetuto all’infinito. Amo la Sardegna perché ci sono nato ma non ne sono orgoglioso. Si nasce per caso. Sono profondamente legato al mio dialetto anche se è diventato solo uno slang e provo raccapriccio per il finto sardo stucchevole che leggo in questi post dove si disturbano trapassati illustri come Paolini e Schopenauer i quali, poveretti, non possono rispondere all’anonimo e sapiente Peppino che, contento di sé, espone i suoi saperi come quadri.
          E qualcuno vorrebbe perfino che ci autogovernassimo, trascurando puntualmente di dire come si dovrebbe fare nella realtà, fuori dal sogno.

        • Ggentile anonimo, er problema che te nun riesci a capì è che qui ce se intigna, a legge de sardismi e de slanghisti, venuti a la fiumara dei fascisti, pe dicci che vivemo nella merda, e nun sapemo che pensà dei futuristi. Ritorna piano piano a la raggione, che se da regazzetto te hai patito, nun dare poi la colpa a chi ha potuto, studiando ed era dura la salita, scoprire andando avanti nella vita, che a parlà la lingua propria te fa bbene, anche solo per fà er disobbediente, davanti all’ignoranza della ggente, che vò parlà solo sofisticato, ma nun capisce niente der futuro, perchè nun ha memria der passato.

      • pàulu pisu says:

        Non mi vorrà mica far credere che quando un maturando si esprime in inglese o francese alla prova d’esame, questi è sempre capito dal presidente? E allora dov’è la differenza?

  15. sì, ma in quale sardo? campidanese, logudorese, gallurese, barbaricino, turritano, ogliastrino? chi è più sardo, qual è il più sardo e perché? quale gergo utilizzare?

    • Filippo says:

      il sardo che uno parla nel suo territorio, poi è chiaro che va codificato e tradotto in scrittura. Ci sono degli esperti che stanno lavorando su questo. Purtroppo abbiamo subito l’annacquamento linguistico italiano, essendo quest’ultimo predominante,
      visto che viene correntemente insegnato a scuola al contrario del sardo.

  16. Tipica discussione sarda, tra pochi che credono di rappresentare il mondo che neppure si accorge di loro. Ovvio che la studentessa non poteva, anche solo per educazione, esprimersi in sardo con commissari che non la comprendevano, ovvio.
    Ed è veramente comico, ma allo stesso tempo molto triste, il fatto che si discuta in questo modo primitivo di lingua in una parte dell’isola nella quale si segnalano casi di semi schiavitù al lavoro nei villaggi turistici, casi terribili di abusivismo (Tertenia e Tortolì sono due esempi di scuola) oppure di impropriamente detti imprenditori che usano sabbia delle loro spiagge per costruire case.
    Però qualcuno – che orgoglio, che fierezza – si sente offeso se viene impedita la solita cantilena in limba su Eleonora d’Arborea. Be’, Eleonora sarebbe umiliata nel vedere come hanno ridotto la mia Tortolì dove esistono ancora rapporti feudali che regolano la vita della comunità. Le stupidaggini sono stupidaggini in qualsiasi lingua, ma in certe lingue sono più stupidaggini. E sono ancora più tali se hanno una vernicetta di indipendentismo sardo leghista.
    Pochi giorni fa un bimbo di 13 anni è stato definito un genio perché si è espresso in sardo all’esame. Neppure una parola su ciò che ha detto, la genialità sarebbe consistita nel parlare in sardo.
    Nessuna paura, però, per la lingua. Si prenderanno tutto, distruggeranno tutto ma la lingua ce la lasceranno, tanto non gliene frega nulla e non fa male a nessuno,così noi indigeni saremo contenti e potremo dire di essere uno stato e di essere indipendenti. Pazienza se sarà uno stato senza terra.
    Meno male, meno male che è solo aria fritta nei blog, fritta e con olio usato.

    • Gianfranca Piras says:

      Non le è mai venuto in mente che le due cose possano essere collegate? Che la perdita della propria lingua e della propria storia possano essere collegate alla perdita del rispetto di se stessi e all’asservimento a modelli che hanno come unico riferimento il denaro “costi quel che costi”? Io, fossi in lei, ci rifletterei.

      • Certo, gentile Gianfranca, che ci ho riflettuto, ovvio che siano collegate. Con una brutta formula si dice che tutto si tiene. Ed è vero. Dico solo che questa studentessa, strumentalizzata da vittimismi interessati a ramazzare qualche voto indipendentista, che peraltro si disperderà in mille rivoli, non è a nuova’Eleonora ogliastrina e che davanti a un esaminatore che non conosce il nostro dialetto doveva semplicemente esprimersi in italiano.
        In nessuna parte del Paese, che pure, come, è ricchissimo di parlate, si pone il problema della lingua in questo modo piagnucoloso e a tratti minaccioso.Lei immagina uno studente napoletano che chiede a un commissario lombardo di esprimersi nel dialetto del suo quartiere? Fa parte del piagnisteo sardo questo lamento retorico e vuoto. E dico vuoto perché non si sostanzia in nulla. Se si possiede davvero un linguaggio lo si parla e lo si scrive senza lamenti, come avviene in veneto, in puglia, in campania e in mille altri luoghi. E sopratutto si scrive.
        In particolare, poi, gli istituti alberghieri sono stati complici della visione dell’isola contenitore di turisti e incapaci di esprimere l’idea di un turismo avanzato e sopportabile (non dico sostenibile).
        E in cosa consisterebbe il sopruso nel caso della studentessa? Nell’aver chiesto di esprimersi in italiano? Be’, fa sorridere. I veri soprusi la ragazza li ha intorno a sé a Tortolì e in tutta l’Ogliastra. Chissà se li vede.
        Le ripeto, gentile Gianfranca, questa è la tipica discussione su un tema irrilevante mentre le cose grandi vengono decise, fatte e governate da forze che hanno deciso di lasciarci la lingua (in via di estinzione), il mirto, il cisto, il lentischio e poco altro.
        L’identità è un’altra cosa e, sopratutto, se la si possiede davvero, allora non c’è bisogno di sbandierarla.

        • sergio says:

          anonimo ha espresso molto bene e in sintesi quello che vede chiaramente chi sceglie di vedere la trave e non la pagliuzza.
          Forse tutto il dibattere intorno alla lingua sarda, con rinnovato vigore, farà guadagnare pochi miserabili punti percentuale alla prossima tornata elettorale un po’ come gli slogan di berlusconi sui comunisti.
          Bisogna porsi una domanda…su chi fanno presa?
          certamente non fanno presa su chi da tutto questo can can di ragionamenti non ha da guadagnare.
          Ma sarà forse che il bilinguismo esercitato e obbligato riesca a risolvere in parte l’emergenza occupazionale, che l’indipendentismo aumenti la visibilità internazionale, che i nostri figli potranno andare per il mondo fieri della riconosciuta identità…
          mi aiutate a capire se questa identità sovrana, distinta dagli altri, ha significato dei concreti vantaggi per la catalogna, per il galles, per la repubblica ceka, per la bosnia, per il kossovo..
          E l’integrazione?…sapete quanti bambini figli di genitori non sardi si ritrovano a studiare il sardo nella scuola primaria e quanta perplessità e disagio nasca nelle famiglie, trapiantate ad es. a Sardara, nel tentare di dare una spiegazione ai figli? ma non sarà che stiamo facendo al contrario quello che lo stato italiano oppressore fece con i sardi a partire dalla fine dell’800?
          riflettiamo e scegliamo che percorso fare.
          Va bene la lingua, va bene l’identità, va bene il sovranismo ma facciamolo da persone civili, per favore

        • senzasenso says:

          le diranno che in catalogna ha portato chissà quali vantaggi. In realtà il nazionalismo catalano con il suo bilinguismo, la “sua storia” (che è, come in tutti i nazionalismi, inventata) ha portato solo xenofobia e chiusura mentale.

        • anonimo says:

          Senza contare che la Catalogna ha esercitato con cinismo e durezza tutto il suo strapotere economico. Da queste parti – bisogna prenderne atto – il potere economico è pari a zero. E non lo otterremo certo organizzando ridicoli esami di maturità in sardo o con i nomi delle strade o dei paesi in limba.

      • Sardus says:

        A samunare sa conca a s’àinu …..

    • Filippo says:

      “Tipica discussione sarda”, Scusa ma chi sei? Da dove vieni visto che sei anonimo? Ti sfugge qualcosa del senso del discorso. Pacifico che ci sia lo sfruttamento schiavista in certi villaggi turistici, ma un popolo, e noi sardi siamo un popolo, abbiamo una lingua anche se annacquata dall’italiano insegnato in modo unilaterale a scuola. Da questi insulti che tu fai “sardo leghisti” si denota la tua non sardità, perchè l’identità sarda è tutt’altra cosa, è solidarietà rispetto per il prossimo. Ti invito calorosamente ad istruirti meglio prima di sparare a zero su Elisa, che, ti do una notizia, sarà premiata per quel che ha fatto, perchè è un esempio per tutti.

      • Sono, credo, molto più sardo dei lei, caro Filippo. E mi vergogno del razzismo che leghista che trapela dalle sue parole e dell’identità non parlo perché ne possiedo una senza bisogno di gridarla a un professore in una lingua che non capisce.

        • Filippo says:

          Visto che mi da lei, le do del lei. Dire a una persona che non conosce razzista e leghista solo perchè difende la sua cultura e la sua identità, denota veramente tanta pochezza di contenuti. Dalle sue parole emerge della provocazione e dell’assoluta assenza di attaccamento ai fondamenti conoscitivi della cultura da cui proviene. Qui non si fa a gara a chi è più sardo dell’altro, ma a chi a coscenza, conoscenza delle sue origini e chi crede che avere in dote una lingua, delle tradizioni sia puro folklorismo. Io sono orgoglioso di essere sardo e di tutto quello che mi hanno trasmesso i miei genitori, nonni. Mi vergogno di persone come lei che criticano una ragazza che ha voluto dopo aver fatto l’esame in italiano fare un omaggio alla storia sarda.

        • Guardi il filmato che hanno costruito su questo fatto dell’esame in sardo. Poi, se vuole, ne riparliamo.

    • Larentu says:

      Questo post ha il tipico approccio che nelle discussioni di qualsiasi natura non capisco e in parte mi infastidisce. Se si parla di lingua sarda cosa significa fare commenti del tipo “ci sono cose più importanti a cui pensare”? Se si sta parlando di questo, stiamo sul punto, e non cerchiamo di delegittimare l’argomento in questo modo, anche perché questo atteggiamento denota più che altro mancanza di argomenti, Secondo me, caro anonimo, lei dovrebbe uscire dalla penombra in cui in parte si sta nascondendo usando certe argomentazioni e dire chiaro e tondo che a lei della cultura e dell’identità sarda non interessa niente, non la ritiene una priorità. Negli interventi di questo blog, fortunatamente, vedo molta gente preoccupata per le sorti della nostra cultura, perché la vedono in pericolo e minacciata. Non è folklore, non è un testardo e cieco modo di affermare un’identità, è semplicemente preoccupazione per quello che sta accadendo nella nostra società. Il discorso della lingua non è una barzelletta, è una questione fondamentale, che merita la giusta importanza e il giusto dibattito anche nei blog. Io più che altro mi stupisco di come certi sardi (per fortuna non sono la maggioranza) snobbino in questo modo i discorsi che riguardano la lingua e l’identità. Qui non si tratta di essere indipendentisti, autonomisti o altro, si tratta di salvaguardare un patrimonio culturale straordinario che è di TUTTI e che, peraltro, anche fuori dall’Isola ci riconoscono (io da qualche mese non sono in Sardegna e posso assicurare che è così).

  17. salvatore says:

    Elisa, as tentu meda coraxiu, sighi aici, ti faet onore su ci as fatu.

    • casumarzu says:

      Laconi?

    • anonimo says:

      Salvatore, il sardo, oltre che parlarlo sforzandosi di dire cose intelligenti, è necessario saperlo scrivere in modo coerente. Dimentichi, quando si applicherà spinto dalla nota buona volontà dei sardi, le regole nate morte della lingua comune sarda, una roba sintetica e tossica. Saluti.

  18. Biagio Picciau says:

    Est una bregungia. Seu de acordiu cun su prof. Borghesi, chi cun s’esperientzia sua de omini de cultura, at arrespustu a totu is tontesas che medas ant iscritu. Mancai ci siant is leis si sighit a apatigai su deretu e nemus narat nudda, antzis, medas, po ignorantzia, pigant porra de scipiaus e sighint s’aciotu.

  19. Giovanni Angelo Colli - Psd'az says:

    “Si tratta dell’ennesima triste vicenda che riguarda i diritti violati del Popolo sardo, e che segue di poco l’incredibile presa di posizione di alcuni esponenti politici del comune di Cagliari contro l’inserimento della lingua sarda fra gli elementi di valutazione nei concorsi sulla base della assurda convinzione che sarebbe discriminatorio nei confronti di chi non lo parla”. La dura presa di posizione arriva dal Segretario Nazionale del Psd’az Giovanni Angelo Colli, in riferimento all’episodio che ha visto protagonista la studentessa dell’Alberghiero di Tortolì a cui è stato impedito dalla presidente di commissione di sostenere l’esame di maturità in lingua sarda. “La lingua è una risorsa che se valorizzata produce ricchezza e lavoro ed è giusto che ne sia richiesta la conoscenza a tutti coloro che intendano sostenere concorsi per lavorare in Sardegna – prosegue Colli – ma forse a qualcuno sfugge ancora che i sardi sono la più grande minoranza linguistica presente nella repubblica e che la lingua sarda è riconosciuta dalla legge 482 del 1999”. Ma per il Segretario sardista vi è anche una lettura positiva della vicenda: “Questo episodio dimostra una significativa presa di coscienza delle nuove generazioni che va incentivata e non repressa ma dimostra anche quanto ancora ci sia da fare in termini di politica linguistica affinché episodi come questo non si ripetano mai più. Alla giovane studentessa Elisa va tutta la nostra ammirazione ed il nostro apprezzamento, ma servono atti politici concreti e forti che non sono più procrastinabili, e perciò – conclude Colli – il Psd’az rinnoverà i propri sforzi perché la politica sarda intervenga in tutti i modi e con tutte le facoltà che gli sono consentite affinché il bilinguismo sia posto fra le priorità dell’agenda politica sardae diventi presto una realtà”.

    • G. Maria Cossu says:

      Diat èssere bellu, e didàticu, chi su segretàriu generale de su Psd’az, in cantu segretàriu de unu partidu natzionale sardu si espresset in sardu, pro dare prus resartu, e credibilidade, a su narat.

      • casumarzu says:

        istimadu Cossu, est craru ca su commentu de su segretariu psdaz est de propaganda elettorale. funti giae currende pro su scrannu regionale. e ita bolis ca no fetzada unu arregionamentu pro di fagher cumprendi de totus sos elettores? tocca a t’intendi

    • sardistas manghidores puitte s’aghatana si no po chegentare sas cadreas e intregare istimpendios de sa regione. isperan sempere ma non faghene nudda mai isetana chi siana sos atteros chi fettana tottu issos biene cale ‘entu tiirada pro podere mudare carrela. onore e molta solidarietà ad Elisa aiutimola perchè aiutiamo noi stessi-mario

  20. sergio says:

    mi trovo abbastanza d’accordo con l”affermazione “comunicare significa farsi capire”.
    Ma aggiungerei che la lingua italiana ufficiale ha visto la nascita poco meno di 150 anni fà e al momento della sua nascita era parlata da poco meno o poco più del 10% della popolazione. La lingua ufficiale imposta (localmente in modo anche duro) è servita ad esercitare il controllo dei sudditi, non è certo servita a costruire un popolo unito…perchè non siam popolo perchè siam divisi…perchè la lingua sarda imposta dovrebbe seguire un percorso diverso?
    Non sarà che la lingua espressa liberamente e nel registro più familiare resiste molto di più di una imposta e non percepita come naturale? si potrebbe riflettere su elementi storico-sociali che hanno portato a…, argomentare sulle migliori tesi di famosi linguisti…ma nulla avrebbe la forza della radice familiare, materna e della comunità in cui ci si riconosce.
    La presidente della commissione avrebbe dovuto considerare un’altra cosa, secondo il mio modesto parere: esporre un argomento in sardo, o in pugliese o in siciliano, lumbard o ligure o qualunque altro registro regionale, porta ricchezza culturale, perchè il suo uso presuppone comunque uno studio, una cura del lessico e certamente si porta dietro quell’amore e quella passione per la ricerca che la scuola italiana non ha, mediamente, saputo infondere nella moltitudine di cervelli rapidamente bollati come mediocri (la dispersione scolastica è sopratutto un problema italiano, sarà tutta colpa dei ragazzi/e che non hanno voglia di studiare).
    Ma forse le cose sono più semplici: la presidente della commissione ha dovuto applicare il regolamento, che altri hanno voluto, e nell’interesse della maturanda ha impedito l’esposizione in un registro linguistico non ufficiale… bla bla bla …presto vieni qui ma su non far così ma non li vedi quanti altri bambini, che sono tutti come te che stanno in fila per tre che sono bravi e che non piangono mai.

  21. Riconoscimento istituzionale:
    La lingua sarda è stata riconosciuta con Legge Regionale n. 26 del 15 ottobre 1997 “Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna” come seconda lingua ufficiale della Regione autonoma della Sardegna, a fianco dell’italiano (la Legge regionale prevede la tutela e valorizzazione della lingua e della cultura, pari dignità rispetto alla lingua italiana con riferimento anche al catalano di Alghero, al tabarchino dell’isola di San Pietro, al sassarese e gallurese, la conservazione del patrimonio culturale/bibliotecario/museale, la creazione di Consulte Locali sulla lingua e la cultura, la catalogazione e il censimento del patrimonio culturale, concessione di contributi regionali ad attività culturali, programmazioni radiotelevisive e testate giornalistiche in lingua, uso della lingua sarda in fase di discussione negli organi degli enti locali e regionali con verbalizzazione degli interventi accompagnata dalla traduzione in italiano, uso nella corrispondenza e nelle comunicazioni orali, ripristino dei toponimi in lingua sarda e installazione di cartelli segnaletici stradali e urbani con la denominazione bilingue). La legge regionale applica e regolamenta alcune norme dello Stato a tutela delle minoranze linguistiche.

    Nessun riconoscimento è invece attribuito alla lingua sarda dallo Statuto della Regione Autonoma (a differenza degli Statuti della Valle d’Aosta e del Trentino-Alto Adige), che è legge costituzionale.

    Si applicano invece al sardo (come al catalano di Alghero) l’art. 6 della Costituzione (La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche) e la Legge n. 482 del 15 dicembre 1999 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” che prevede misure di tutela e valorizzazione (uso della lingua minoritaria nelle scuole materne, primarie e secondarie accanto alla lingua italiana, uso da parte degli organi di Comuni, Comunità Montane, Province e Regione, pubblicazione di atti nella lingua minoritaria fermo restando l’esclusivo valore legale della versione italiana, uso orale e scritto nelle pubbliche amministrazioni escluse forze armate e di polizia, adozione di toponimi aggiuntivi nella lingua minoritaria, ripristino su richiesta di nomi e cognomi nella forma originaria, convenzioni per il servizio pubblico radiotelevisivo) in ambiti definiti dai Consigli Provinciali su richiesta del 15% dei cittadini dei comuni interessati o di 1/3 dei consiglieri comunali. Ai fini applicativi tale riconoscimento, che si applica alle “…popolazioni…parlanti…sardo”, il che escluderebbe a rigore gallurese e sassarese in quanto geograficamente sardi ma linguisticamente di tipo còrso, e sicuramente il ligure-tabarchino dell’isola di San Pietro.

    Il relativo Regolamento attuativo DPR n. 345 del 2 maggio 2001 (Regolamento di attuazione della legge 15 dicembre 1999, n. 482, recante norme di tutela delle minoranze linguistiche storiche) detta regole sulla delimitazione degli ambiti territoriali delle minoranze linguistiche, sull’uso nelle scuole e nelle università, sull’uso nella pubblica amministrazione (da parte della Regione, delle Province, delle Comunità Montane e dei membri dei Consigli Comunali, sulla pubblicazione di atti ufficiali dello Stato, sull’uso orale e scritto delle lingue minoritarie negli uffici delle pubbliche amministrazioni con istituzione di uno sportello apposito e sull’utilizzo di indicazioni scritte bilingue …con pari dignità grafica, e sulla facoltà di pubblicazione bilingue degli atti previsti dalle leggi, ferma restando l’efficacia giuridica del solo testo in lingua italiana), sul ripristino dei nomi e dei cognomi originari, sulla toponomastica (…disciplinata dagli statuti e dai regolamenti degli enti locali interessati) e la segnaletica stradale (nel caso siano previsti segnali indicatori di località anche nella lingua ammessa a tutela, si applicano le normative del Codice della Strada, con pari dignità grafica delle due lingue), nonché sul servizio radiotelevisivo.

    Ai fini di consentire una effettiva applicazione di quanto previsto dalla Legge Regionale n. 26/1997 e dalla Legge n. 482/1999, nel quadro dell’attuale situazione in cui nella lingua persistono due gruppi dialettali distinti (logudorese-nuorese e campidanese), la Regione Sardegna ha incaricato una commissione di esperti di elaborare una ipotesi di Norma di unificazione linguistica sovradialettale (la LSU: Limba Sarda Unificada, pubblicata nel 2001), che identificasse una lingua-modello di riferimento (basata sulla analisi delle varianti locali del sardo e sulla selezione dei modelli più rappresentativi e compatibili) al fine di garantire all’uso ufficiale del sardo le necessarie caratteristiche di certezza, coerenza, univocità, e diffusione sovralocale. Questo studio pur scientificamente valido non è mai stato adottato a livello istituzionale per vari contrasti locali (accusata di essere una lingua “imposta” e “artificiale” e di non aver risolto il problema del rapporto tra le varianti trattandosi di una mediazione tra le varianti scritte logudoresi comuni, pertanto privilegiate, e non avendo proposto una valida grafia per la variante campidanese) ma ha comunque a distanza di anni costituito la base di partenza per la redazione della proposta della LSC: Limba Sarda Comuna, pubblicata nel 2006, che pur mantenendo un impianto di base logudorese, accoglie elementi propri delle parlate (e quindi “naturali” e non “artificiali”) di mediazione, nell’area grigia di transizione tra il Logudorese e il Campidanese della Sardegna centrale al fine di assicurare alla lingua “comune” il carattere di sovradialettalità e sovramunicipalità, pur lasciando la possibilità di rappresentare le particolarità di pronuncia delle varianti locali.

    La Regione Sardegna, con Delibera di Giunta Regionale n. 16/14 del 18 aprile 2006 Limba Sarda Comuna. Adozione delle norme di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta in uscita dell’Amministrazione regionale ha adottato sperimentalmente la LSC come lingua ufficiale per gli atti e i documenti emessi dalla Regione Sardegna (fermo restando che ai sensi dell’art. 8 della Legge 482/99 ha valore legale il solo testo redatto il lingua italiana), dando facoltà ai cittadini di scrivere all’Ente nella propria varietà e istituendo lo sportello linguistico regionale Ufitziu de sa limba sarda.

    La bozza di atto di ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie del Consiglio d’Europa del 5 novembre 1992 (già sottoscritta dalla Repubblica Italiana il 27 giugno 2000) attualmente all’esame del Senato prevede, senza escludere l’uso della lingua italiana, misure aggiuntive per la tutela della lingua sarda e per il catalano (istruzione prescolare in sardo, educazione primaria e secondaria agli allievi che lo richiedano, insegnamento della storia e della cultura, formazione degli insegnanti, diritto di esprimersi in lingua nelle procedure penali e civili senza spese aggiuntive, consentire l’esibizione di documenti e prove in lingua nelle procedure civili, uso negli uffici statali da parte dei funzionari in contatto con il pubblico e possibilità di presentare domande in lingua, uso nell’amministrazione locale e regionale con possibilità di presentare domande orali e scritte in lingua, pubblicazione di documenti ufficiali in lingua, formazione dei funzionari pubblici, uso congiunto della toponomastica nella lingua minoritaria e adozione dei cognomi in lingua, programmazioni radiotelevisive regolari nella lingua minoritaria, segnalazioni di sicurezza anche in lingua, promozione della cooperazione transfrontaliera tra amministrazioni in cui si parli la stessa lingua). Le forme di tutela previste per la lingua sarda sono uguali a quelle applicabili al friulano e comunque in generale a tutte le minoranze minori d’Italia (albanesi, catalani, greci, croati, franco-provenzali e occitani), ma notevolmente inferiori a quelle assicurate per la lingua tedesca in Alto Adige, al Francese in Valle d’Aosta e alle minoranze slovene e ladine.

    Il sardo è riconosciuto come lingua dalla norma ISO 639 che le attribuisce i codici sc (ISO 639-1: Alpha-2 code) e srd (ISO 639-2: Alpha-3 code). I codici previsti per la norma ISO 639-3 ricalcano quelli utilizzati dal SIL per il progetto Ethnologue e sono:

    sardo campidanese: “sro”
    sardo logudorese: “src”
    gallurese: “sdn”
    sassarese: “sdc”

    Per l’elenco dei comuni riconosciuti ufficialmente minoritari ai sensi dell’art. 3 della legge 482/1999 e per i relativi toponimi ufficiali in lingua sarda ai sensi dell’art. 10 vedi Toponimi della Sardegna.

    Con delibera della Giunta regionale del 26 giugno 2012[45] si dà il via libera all’uso delle diciture ufficiali bilingui nello stemma della Regione Autonoma della Sardegna e in tutte le produzioni grafiche che contraddistinguono le sue attività di comunicazione istituzionale. Quindi, con la stessa evidenza grafica dell’italiano, viene riportata l’iscrizione equivalente a Regione Autonoma della Sardegna in sardo ovvero «Regione Autònoma de Sardigna».

    Fonte: Wikipedia.

  22. Per chi non lo sapesse, segnalo quale impianto politico e normativo in Alto Adige consente di eliminare il problema che invece si è presentato in Sardegna. E se lo ricordino anche coloro i quali pensano che parlare la propria lingua sia una “antieconomica chiusura al mondo”: http://www.sanatzione.eu/2013/06/autonomie-e-d-p-r-n-752-76-la-potenza-economica-della-dogana-linguistica/

    • Autonomie e D.P.R. n. 752-76: La potenza economica della ‘dogana linguistica’

      “Se in Trentino non si ha la patente linguistica non si può operare. Qualsiasi lavoro nella pubblica amministrazione e nei rapporti con il cittadino è subordinato alla conoscenza della/e lingua/e locale/i.Ecco perché, a differenza della Sardegna, le scuole, le amministrazioni locali e persino i servizi di pubblica sicurezza (pensiamo al bilinguismo nel bando di accesso al corpo dei Carabinieri), sono formati da cittadini del posto e, in percentuali praticamente esigue, da cittadini provenienti da altre Regioni.”

      Sarà un giorno triste quando in Sardegna funzionerà una legislazione di questo tipo. Triste almeno per quelli che pensano che il far parte di uno stato che vada oltre i confini della regione sia un un vantaggio e non un danno.

      • dávide.m says:

        at a éssere una die ditzosa pro tottus cando no b’at aer prus bisonzu de pedire a chiechisiat su permissu de allegare su sardu in Sardigna. at a éssere diaveras una die de profetu pro tottus sa die cando si che depat birgongiare de sa mandronia sua chie connoschet una limba ebbia, non chie nde alleghet duas!!!

      • Non credo di aver capito bene cosa intendi.

      • Il principio è che se si pagano le tasse in un determinato territorio in cui è stanziata una minoranza linguistica, il pubblico deve fornire i servizi in tale lingua. E questo crea anche virtuosismo economico a favore delle comunità locali. Non c’è neppure discriminazione, perché chiunque arriva da fuori può benissimo operare, a patto che impari la lingua locale.

  23. Sara Bussu says:

    A pàrrere meu est tempus chi bi siat una norma chi OBRIGAT sos chi traballant in s’impiegu pùblicu in Sardinna a connòschere sa limba sarda a su nessi a livellu B2. Diat cumbènnere a sos sardos finas economicamente non petzi culturalmente.

    • senzasenso says:

      Eccoci qua … il sardo è un diritto (cioè bisognerebbe che negli Uffici di relazione con il pubblico si capisse il sardo), o un’imposizione (bisogna obbligare tutti coloro che lavorano negli enti locali a studiare e imparare il sardo)?
      E se un luminare non volesse imparare il sardo?
      Provocazione (fatto accaduto in un altro luogo): Se aveste un tumore preferireste come medico un luminare che parla solo italiano o un medico “normale” bilingue?

      • Silvia says:

        Da quando in qua conoscere qualcosa “in più” è dannoso?

        • senzasenso says:

          e che risposta è? magari ciascuno di noi vorrebbe studiare ciò che più gli interessa,

          – Io vorrei estendere il diritto di far studiare l’anatomia a tutti- Ma io non ho interesse a studiarla- Conoscere qualcosa in più non è dannoso, quindi ti obbligo a studiare l’anatomia-

          Essendo disturbato magari preferirei leggere interamente la scienza della logica di hegel che studiare il sardo.

          A parte gli scherzi, bisogna essere chiari, si vuole dare un diritto (cioè la possibilità di studiare il sardo, un sardo codificato a chi lo desidera) o si vuole il sardo come lingua obbligatoria? In questo secondo caso usate almeno la pessima espressione diritto-dovere se preferite, ma non chiamate diritto quello che vorreste imporre (legittimamente, ma pur sempre imporre).

  24. Tonino Piras says:

    Peppino:non deu puru ma deo puru.Mi sembrerebbe.

  25. Elisabetta says:

    Quando allo scientifico si interroga in inglese (o meglio si sostiene la parte del colloquio in letteratura e civiltà angloamericana; ma se si facesse un’altra lingua sarebbe lo stesso) si parla in inglese, e spesso (poveri noi, che ignoranti che siamo) solo l’insegnante d’inglese capisce e interagisce. Per vergogna, credo, gli altri commissari nicchiano e abbozzano, qualcuno fa misere battute e in genere si capisce benissimo, a prescindere dalla propria competenza, il livello linguistico L2 del candidato. Che, peraltro, deve essere accertato per legge in ogni esame del nostro (italiano) sistema d’istruzione.

    Inoltre, l’argomento d’apertura dell’esame, scelto dallo studente per legge (e indicato per legge il giorno del primo scritto, ma senza ulteriori specifiche sulla lingua, i materiali e gli eventuali supporti – che so, il computer o una chitarra, come nel nostro caso di quest’anno) è destinato a tutta la commissione, e non ad un solo commissario.
    Il presidente, in questo caso, avrebbe dovuto sostenere la candidata e incoraggiarla a procedere ed eventualmente tradurre lei stessa (cosa che ripeto in inglese non si fa).
    La professoressa di storia avrebbe potuto, se non contenta dell’esposizione per ignoranza linguistica – della quale naturalmente non le si può far colpa – fare altre domande in lingua italiana, su questo o altri argomenti.
    La commissione, in sostanza, si è fatta trovare impreparata dal punto di vista normativo e ha penalizzato una studentessa con una competenza in più.

  26. l’esame di maturita’ fa parte di una scuola pubblica italiana e non specificatamente sarda ,e per tanto ritengo giusto che venga sostenuto in lingua italiana.Se poi penso che una settimana fa sono stato in banca a contrarre un mutuo e peggio ancora in un ufficio tecnico del comune dove tutto il discorso si e’ volto in lingua veneta .Penso abbiano capito la mia origine visto che ho una fortissima cadenza sarda, allora dico proviamo anche noi negli uffici pubblici o altro a parlare la nostra lingua, questo lo dico perche lo stesso mi e’ capitato anche in piemonte nel cuneese. Se vuoi sei tu che ti devi adattare perche’ sei tu che sei venuto da noi, questo e’ quello che ti senti dire . Io dico che se vogliono l’asino che se lo tengano pure legato all’albero.

    • Filippo says:

      é un nostro diritto parlare il sardo non una concessione, se non capiamo questo non abbiamo capito il significato di identità

    • Silvia says:

      La legge italiana dice il contrario, caro Tore. Il sardo è ammesso nelle scuole proprio dallo Stato Italiano.

  27. Deu seu unu pagu comenti a Vito, i tengu brigungia de chistionai in sardu con chini su sardu du fueddara mellus de mei, puru si cumprendu chi est una tontesa mia.e mi isforzu de du chistionai a marolla o po forza. Mancai no sia sardu, ma bivu in Casteddu de candu femmu piccioccheddu, e si a domu mamma e babbu anti sempri imperau s’italianu cun is fillus, su de essi fuliau in sa ruga cun is atrus pipius de mengianu a merì m’airi fattu cumprendi d’essi sardu deu puru. Torrendi a s’articulu de Vito, po mei su de importu mannu est chi ci funti oi in Sardigna piccioccus chi bolinti chistionai in sardu, mancai in s’iscola puru, poitta considerant su sardu sa lingua insora, e no po unu arrexonamentu de ideologia, ma po naturalesa. Toccara a ci arrexonai tottus in paris. In prus, po is cussus chi nanta de imparai s’inglesu e lassai a perdi su sardu, tenint sa cuscentzia d’essi, cumenti narant in italianu, “culturalmente autocolonizzati”?

  28. Anche io sono sarda, ed ovviamente orgogliosissima delle mie origini, ma, è anche vero che la lingua ufficiale in Italia (e anche la Sardegna ne fa parte, non dimentichiamocene), si parla L’ITALIANO. A questo punto si potrebbe scatenare un dibattito, vi dico, ad esempio, che i miei genitori, entrambi sardi, mi hanno insegnato che si parla in italiano, prima di tutto, poi, per mio interesse, anche io parlo il sardo benissimo, questo non vuol dire che nessuno di noi ripudi le proprie origini, è una questione di civilizzazione, mettiamola così, come tutti pretendiamo che ci si parli in maniera che si possa capire quello che l’interlocutore dice, è giusto che anche noi lo facciamo… poi i maleducati o i cosiddetti “fascisti della propria terra” esistono ed esisteranno sempre.Ma questi sono altri discorsi.

    Comunque, SE ho capito bene, la ragazza ha sostenuto solo UNA PARTE dell’esame in lingua sarda, da “ignorante” (nel senso che ignoro la motivazione per cui ha deciso di esporre quella parte in sardo e se poteva o meno farlo), dico che se il sardo è una lingua riconosciuta come tutte le altre, perchè non portare una parte (piccola) di esame parlandolo? Magari la motivazione era inerente, magari poteva essere una poesia in sardo, chi lo sa? Resta il fatto che anche io mi schiero dalla parte della ragazza, solamente perchè se questa è una pecca dell’insegnante esterna, sono problemi suoi. Forse, se fosse stata portata una parte di esame nella SUA lingua madre, non avrebbe fiatato, quindi, è chiaro che ha sbagliato lei….

  29. Femu liggendi is commentarius de s’unioni asuba de custu argumentu e fiant comente su solitu autoratzistas e a contra de su sardu….puru innoi calicunu ddu teneus de sa matessi manera.
    Teneus de dibatiri in manera crara asuba de sa tutela de is diritus de is minorias . Sa primu cosa est ca boleus su sardu in sa iscola de manera ufitziali .

  30. Diegu Corràine says:

    In su testu de s’intervista, su chi narat Elisa est prus de su 95%. Pro ite no l’at iscritu in sardu, pro dare una letzione a totus e pro fàghere in sa Rete su chi no at pòdidu fàghere in iscola? Si l’aeret fatu, podiat finas agiuare su giornalista a pònnere in sardu sa pregonta.

    • Gianfranca Piras says:

      Non so de acordu, Diegu. Tando una nova che custa non si podet cummentare si no in sardu? A mie mi paret importante a li dare risonàntzia, e ognunu lu faghet cun sa limba chi manìgiat mègius. Non sunt totus chi sunt bonos a iscrìere in sardu, e fortzis mancu cussa pitzinna (cun totu chi lu faeddat bene) est bona a lu fàghere.

    • sergio says:

      ma a cosa portano e a cosa hanno portato nel tempo considerazioni come questa? sviluppano un dibattito costruttivo di integrazione o che cosa? ma si rende conto sig. corraine che è grazie a queste posizioni politicamente inutili che si alimenta la divisione e non l’integrazione? sono sicuro che altissimi protagonisti della lingua sarda come lei avrebbero poi potuto valutare la scrittura della giovane Elisa se era logudorese, se era campidanese, mesania bla bla bla…
      ma chi la governa la lingua sarda? Nessuno, ne lei ne Corongiu, ne Bolognesi nè Pillonca governano la lingua perchè la lingua, sarda, siciliana, catalana etc. etc. è una cosa viva. Voi potete solo governare i soldi che ci ruotano intorno o accademici de su poddini

  31. Antonello says:

    Anche io in qualitá di insegnante con almeno tre lustri di esperienza in commissione di esami di stato rimango perplesso e meravigliato e esprimo la mia solidarietá alla studentessa. L’esame é un momento in cui il candidato ha modo di mettere a frutto le proprie conoscenze attraverso un colloquio interdisciplinare che tenga conto degli argomenti trattati nell’ultimo anno del corso di studi. Il candidato inizia il colloquio con un argomento a scelta presentandolo in forma di tesina o di percorso pluridisciplinare, anche con l’uso delle lingue straniere. Le lingue sono parte integrante del colloquio e risultano fondamentali per la valutazione finale. La conoscenza di più lingue è un elemento che aggiunge valore alla personalitá del ragazzo, sia a scuola, sia nella societá, sia per la ricerca di un lavoro anche attraverso un colloquio. Le lingue aprono la mente e contribuiscono alla comprensione della cultura di un popolo e delle sue tradizioni e modi di pensare, favoriscono il reciproco rispetto e promuovono la pace. Il sardo, in quanto lingua, non è esente da queste considerazioni.
    Ma lingua madre o lingua straniera?
    Comunque conoscenza, e quindi utilizzabile e valutabile in sede d’esame.
    Opporsi a questa eventualitá è sicuramente un atteggiamento ottuso e bigotto.

  32. Paoletto says:

    Ci mancherebbe altro, bene hanno fatto a farle sostenere l’esame in italiano. Fosse per me almeno due materie sarebbero da sostenere in inglese.
    Il sardo lo approfondisca per conto suo.

    • Mi dispiace says:

      Sei triste e vivi in un mondo piccolo.

    • La tua visione è chiusa e ottusa: perchè non ci omologhiamo completamente all’inglese e cancelliamo tutte le diversità e le minoranze culturali e linguistiche, tanto non servono a nulla?! Come se imparare una lingua in più fosse vincolante nell’apprendimento di un altra!
      Se non salvaguardiamo la nostra lingua insegnandola anche nelle scuole e rendendola fruibile in tutte le istituzioni, abbiamo quasi reciso del tutto le nostre radici.

      • Pinqo pallino says:

        Insegnare è una cosa, sostenere un esame di fronte a professori che non possono capire è un’altra, vorrei vedere se un immigrato provasse a sostenere la maturità in cinese. Vorrei sapere anche che sardo si insegnerebbe nelle scuole, non esiste una lingua ufficiale sarda. Non ancora. La studentessa l’ha capito subito infatti non polemizza, brava e matura.

        • Pinqo pallino says:

          Ok, il sardo è una lingua ufficiale chiedo scusa, comunque mi sembra si stia facendo un grande casino per nulla. Però è irritante la presenza di commenti in Sardo che dicono “se lo studi la professoressa pugliese”. È una cosa stupida, è chiudersi agli altri con la scusa delle radici.

        • Si, non condivido nemmeno il “se lo studi la professoressa pugliese”, magari qualcuno si è arrabbiato per il “torto” della professoressa che poteva benissimo farsi tradurre i 5 minuti di discorso della ragazza. comunque non dev’essere un discorso di chiusura ma un discorso di salvaguardia anche istituzionale della nostra lingua.

        • La Limba Sarda Comuna è uno standard che può essere utilizzato nelle istituzioni sarde. Dal momento che siamo in Sardegna non vedo perchè una ragazza non possa esprimere (almeno) UNA PARTE del suo discorso di tesi in sardo, alla luce del fatto che dal 1997 la nostra lingua è considerata ufficiale alla pari dell’italiano. L’esempio che fai tu è incosistente dal momento che non si pretende mica di andare in Cina a parlare il sardo, ovviamente in Cina ci si dovrebbe adeguare alla lingua di quel territorio.

  33. Giovanni Bandinu says:

    Brava Elisa, chin cust’argumentu ses diffennede sa cultura e sa limba sarda chi un’istatu anzenu cheret interrare, cumplimentos mannos e ammentati chi non ses a sa sola.

    • zizzedda says:

      aiana bastare 10 pitzinnoso/a cada Biddas commo Elisa, Tandu forzisi sa Sardinna potede torrare a brillare ke istella.

  34. Diegu Corràine says:

    E pro ite custa intervista no l’ais fata in sardu? Tropu fàtzile a abboghinare contra! Coerèntzia e ideas craras bi bolent. Mustrade chi non cherides fàghere propaganda!

    • Non l’ho fatta in sardo perché ancora non lo so parlare e scrivere dignitosamente. E non è per niente troppo facile “abboghinare contra” caro Diego. Ci sono più sardi che sanno il sardo e non lo usano (e non capisco il perché) che sardi (come me) che lo vorrebbero usare sempre ma purtroppo non lo sanno o lo vorrebbero imparare e non sanno come e dove. La coerenza è un’altra cosa.

      • dávide.m says:

        Vito, ti cumprendo, ma pro l’imparare a deghile, una limba la depes allegare, peri cun faddinas, nemos at a muttire sos carabineris pro cussu!

      • Giusto! …non sanno come e dove.
        Molti intellettuali o della cultura della lingua sarda, dall’alto di un piedistallo, giudicano e criticano chi non scrive in sardo …ma dove sono le scuole di sardo, specialmente nei grandi centri?

      • Quanto allo scrivere dignitosamente, rivedrei la frase che inizia con “una ragazza a Tortolì ha provato a fare lo stesso”… Senza offesa Vito 🙂

        • Scusa, ma non ho capito. La frase che metti fra virgolette nel post non esiste.

        • Terzultimo paragrafo.

        • Certo sono più sapiente io di quest’uomo, anche se poi, probabilmente, tutti e due non sappiamo proprio un bel niente; soltanto che lui crede di sapere e non sa nulla, mentre io, se non so niente, ne sono per lo meno convinto, perciò, un tantino di più ne so di costui, non fosse altro per il fatto che ciò che non so, nemmeno credo di saperlo. Platone

        • Catalepton says:

          Eh, non c’è bisogno di scomodare Socrate – per bocca di Platone: non credo di sapere chissà cosa. Era solo un suggerimento bonario e ironico. La virtù non sarà insegnabile, ma l’ortografia sì.

      • Simone says:

        Ciao Vito, credo che la questione sia stata affrontata in modo molto sommario da tutti, giornali e blog, riportando solo le parole dette da una sola campana, senza interpellare l’altra parte. Ovvio il giornalista non è un tribunale, ma per riportare la verità bisogna conoscere le cose come sono avvenute.
        Ad esempio sarebbero venute a galla alcune vicende che da nessuno sono state riportate, per convenienza… il che tutto questo mi fa pensare che sia stato completamente concertato… nessuno mi toglie dalla testa che è tutta una questione politica… e sinceramente sono per l’indipendentismo ma se dobbiamo finire per somigliare a dei leghisti che dicono che per insegnare in “Padania” i docenti devono conoscere il “dialetto”… allora non mi interessa, ripongo al mittente la proposta.

  35. L’esame è un atto pubblico e la lingua ufficiale per gli atti pubblici è l’italiano.
    Se posso darti un consiglio Elisa, battiti per imparare l’inglese: ti sarà più utile del sardo in questo mondo sempre più “piccolo”.

    • ,,,pessa pro a tie!!!!!!

    • Larentu says:

      Il sardo dal 1997 in Sardegna è lingua ufficiale in regime di coufficialità con l’italiano, perciò se Elisa voleva sostenere l’esame in sardo era libera di farlo. Anche io consiglio a Elisa di studiare l’inglese, ma non capisco perché dovrebbe mettere da parte il sardo dato che è la sua lingua madre.

    • Adrian says:

      Sono sardo e concordo con te! L’esame di stato dev’essere fatto in italiano come in tutta italia. Non capisco l esigenza di farlo in sardo!

      • O ADRIAN !!! NON HO CAPITO PERCHE A QUESTO PUNTO NON TI ANNO MESSO IL NOME IN ITALIANO ANCHE ATE !!! COMUNQUE METTITI IN TESTA CHE NOI SIAMO ITALIANI PERCHE SIAMO SARDI NON VECEVERSA !!! E IL SARDO è UNA LINGUA RICONOSCIUTA IN ITALIA !!!!!!!!!!!!!!1

      • io sono sardo e non capisco i sardi che si sentono italiani.

    • Tiziana Argiolas says:

      Tanto rumore per nulla: l’esame delle medie ha una commissione composta dai propri insegnanti, nell’esame di maturità invece la commissione è composta da professori che arrivano da altre sedi quindi spesso si tratta di insegnanti continentali. Questa maturanda ha dimenticato che la funzione del parlare è comunicare, farsi capire da tutti, non esibire a tutti costi la propria identità.

      • Mi dispiace says:

        Il sardo è una lingua ufficiale in Sardegna. Se poi tiriamo fuori il discorso che la lingua serve per comunicare con quante più persone possibili, allora non vedo perchè utilizzare l’italiano quando potremmo usare tutti l’inglese. Saluti.

      • dávide.m says:

        “nell’esame di maturità invece la commissione è composta da professori che arrivano da altre sedi quindi spesso si tratta di insegnanti continentali”

        De sos professores de s’esame de istadu sa mitade est de sa matessi classe, s’áttera mitade, che a su presidente, benit dae átteras iscolas, ma de sa matessi províntzia, pro no lis pacare sa trasferta. Sos professores terramannesos chi tenent domo in Sardigna, pedint chi lis mandent a fághere s’esame, gai si ch’abarrant inoghe dae lámpadas. Tando, sende su sardu in Itália limba de minoria che a su tedescu, pro itte chie chergiat tribagliare in Süd Tirol su tedescu lu deppet ischire a deghile e chie tribagliet in Sardigna su sardu nono???

        “la funzione del parlare è comunicare, farsi capire da tutti, non esibire a tutti costi la propria identità”

        Su matessi etottu chi lis narant a sos gays!!! In domo bostra, a s’iscusi, podides fághere su chi cherides, peroe a li dare unu basu a s’ammoradu/a in pratza, che a sos éteros, emmo chi nono: no istat bene a fagher essibitziones!!!

        O Tiziana, pessabilu unu pacu: non ti nde abbizas chi arréjonas che a sos fascistas???

      • Matteo says:

        e allora i cari insegnanti continentali, prima di venire in sardegna a pretendere di insegnare o a presiedere prove d’esame, dovrebbero imparare la lingua sarda. altrimenti fuori dalle scatole.

        • Allora voi quando emigrate in Lombardia , in Veneto, in Liguria e in ogni altra parte d’Italia siete obbligati a impararvi la lingua locale o statevi nella vostra isola.Come se poi solo voi aveste una lingua da difendere.

        • Per me andrebbe benissimo, non vedo il problema.

    • Matteo says:

      il mondo piccolo qui è il tuo caro george. prima di parlare a vanvera informati, in quanto il sardo è una LINGUA ufficialmente riconosciuta, e pertanto è possibile usarla in luoghi pubblici.

    • Dal 1997 anche il Sardo è lingua ufficiale. Se la ragazza fa ricorso qualsiasi tribunale italiano le da ragione. Se la professoressa pugliese non capisce il Sardo vada in italia a fare gli esami.

    • Silvia says:

      Sbagli molto, George: la legge 482/99 dice l’esatto contrario di quanto affermi tu. Inoltre Elisa, sicuraente bilingue, non avrà difficoltà a imparare anche l’inglese. Le difficoltà gravi le hanno quei bambini che imparano uno stentatissimo italiano regionale di Sardegna, lontano anni luce dallo standard, povero lessicalmente e che non li mette in condizioni di comunicare e comprendere testi anche semplici. I bambini bilingui (e che il sardo sia una lingua non sto nemmeno a puntualizzarlo), hanno molte opportunità in più

    • Le tesi di laurea sono un atto pubblico? Perché se la risposta fosse sì allora il sardo poteva usarlo, eccome. 🙂

  36. Pingback: “Volevo parlare in sardo alla maturità ma me lo hanno impedito: perché?”. Elisa racconta la sua storia | Fabio Argiolas

  37. Elisa….arrespettu a tia”’….:-))

  38. Il sardo è una lingua minoritaria riconosciuta dalla repubblica delle banane, l’UE tutela le minoranze linguistiche per legge su tutto il territorio. Ancora una volta le istituzioni italiane in Sardegna negano un diritto ad un cittadino. Poi ci si chiede come mai c’è chi non crede più nella rappresentanza istituzionale di certi soggetti politici e ci si stupisce che gli indipendentisti considerino utopico il tentativo di portare avanti certe istanze da parte di un polo sardo sovranistra di centro sinistra organico al csx sarditaliano…

  39. Aldo Borghesi says:

    Anzitutto, da insegnante, mi preme manifestare la mia solidarietà ad Elisa. Prendo per buona la ricostruzione dei fatti che ella fornisce: non mi pare chiedesse nulla di talmente straordinario da non poter essere realizzato, anzi, mi sembra che la richiesta fosse assai moderata e posta secondo tutti i crismi della legalità scolastica.

    Poi devo dire che mi stupisce soltanto che la presidente della Commissione non fosse sarda: perchè per quel che posso ricavare dalla mia esperienza di docente (qualche decennio…) e di commissario di maturità, i peggiori nemici dell’uso del sardo a scuola, della storia locale (Giudicati, Eleonora, Sanluri… ma se non parliamo di questo a scuola, di che parliamo?), della LETTERATURA in sardo, sono generalmente gli studenti (a Sassari gli immigrati in città di seconda o terza generazione, che hanno fatto molto in fretta a dimenticare origini e magari nonni ancora viventi a Pattada, o Putifigari, o Aggius) e soprattutto i docenti. Potrei raccontare una storia simile a quella di Elisa, capitata una ventina di anni fa a un mio alunno dell’ITI proveniente da un paese della provincia (un infame biddajo, secondo le categorie di giudizio della cittadine sardische), che “pretendeva” di portare una tesina sulla poesia sarda dell’Ottocento (Cubeddu, Mossa, Migheli…. robetta… Naturalmente concordata e rivista con me docente di Italiano) con vivo scandalo di qualche collega interno; accolta invece con grande curiosità e interesse dalla commissaria esterna napoletana, che se l’era letta da capo a fondo, facendosi tradurre le parti in sardo in parte da me, in parte dal candidato, con il quale in sede di colloquio aveva dato vita ad una vivace e articolata discussione poi tradottasi in un notevole incremento del suo voto di maturità.
    D’altra parte, non sarà senza motivo che la Regione Sarda abbia nel suo Statuto (dal 1948…) un articolo che le attribuisce “facoltà di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione ed attuazione, sulle seguenti materie: a) istruzione di ogni ordine e grado, ordinamento degli studi” (art. 5); e che dopo soli 65 anni Elisa si trovi posta nell’impossibilità di usare la sua, e nostra, lingua in un contesto scolastico: “perchè non è una materia curricolare” (qualsiasi cosa questa espressione significhi: ma in una scuola dove non si studia Informatica, la posso portare una presentazione PowerPoint al colloquio d’esame?)..
    D’altra parte, se un commento ad un post di qualche giorno fa su questo blog e sul medesimo argomento, dichiarava sconsolatamente che “si inizia a parlare di lingua, e si finisce a parlare di sangue”, un motivo ci sarà.

    • Il prof.Borghesi con lucidità e competenza traccia un quadro che consente con buon senso, di capire la portata del problema sul piano sociale, culturale e politico.

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