Politica / Sardegna

Oppi indagato eccellente, ma è solo l’ultimo di una lunga lista. Perché in Sardegna la “questione morale” non esiste (purtroppo)

Giorgio Oppi indagato per truffa e falso è una notizia da prima pagina? Altroché se lo è! Non solo perché il segretario regionale dell’Udc è da decenni uno dei politici più potenti della Sardegna (e quindi, nell’immaginario collettivo, immune da qualunque inchiesta sul suo conto), ma soprattutto perché la notizia rappresenta un segnale molto forte (l’ennesimo) lanciato alla magistratura alla politica isolana, al di la della questione in sé (Oppi avrebbe scaricato sulla Regione, quando era assessore all’Ambiente, i costi di una trasferta a Chianciano per un convegno dell’Udc, roba da duemila euro).

Proviamo a fare il punto della situazione. Vado a memoria e chiedo scusa per i casi che non conosco o dimenticherò.

Il presidente della Regione Ugo Cappellacci è sotto inchiesta (per la sua attività professionale) per il crac della municipalizzata di Carloforte, per la quale il sindaco del centro tabarchino Marco Simeone (Pdl) è in carcere da otto mesi. Anche il nuovo commissario della provincia di Carbonia-Iglesias, Roberto Neroni, è implicato nella vicenda. A Buoncammino, per il caso Is Arenas, è finito il sindaco di Quartu, Mauro Contini (Pdl).

Il consigliere regionale del Pd ed ex presidente della Regione Renato Soru è sotto processo per evasione fiscale, mentre si è appena aperta un’inchiesta sulla società in house della Provincia di Cagliari, la Proservice, che vede coinvolto l’ex presidente della Provincia Graziano Milia, già condannato per abuso d’ufficio per questioni risalenti all’epoca in cui era sindaco di Quartu.

Il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau (Pd) ha due rinvii a giudizio, uno per il Puc e l’altro per una assunzione di due dirigenti, vicenda per la quale è stata chiamata a processo anche la presidente della Provincia di Sassari, Alessandra Giudici (Pd).

Il sindaco di Cagliari Massimo Zedda (Sel) è sotto inchiesta per la vicenda del Teatro Lirico, mentre il suo predecessore Emilio Floris (ora senatore del Pdl) è sotto processo per la vicenda dei baretti del Poetto, nella quale è implicato anche il neo commissario della Provincia di Cagliari, Pietro Cadau.

L’attuale assessore all’Ambiente Andrea Biancareddu (Pdl) è stato recentemente condannato per usurpazione di funzioni pubbliche.

Poi ci sono i politici sotto processo per l’uso dei fondi ai gruppi consiliari: fra i tanti, l’ex senatore del Pdl Silvestro Ladu e gli attuali assessori regionali all’Agricoltura Oscar Cherchi (Pdl) e al Personale Mario Floris (Uds), nonché l’europarlamentare dell’Idv Giommaria Uggias, e il sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa (Pd).

Da qualche mese la magistratura cagliaritana ha allargato il raggio di indagine sull’uso dei fondi non solo a tutti i gruppi ma anche alla legislatura Soru (2004-2009). Gli sviluppi potrebbero dunque essere devastanti per tutto il sistema politico isolano.

Da questa breve elencazione di inchieste in corso (e tutte molto diverse fra loro, con livelli di gravità diversi, non voglio certo fare di tutta un’erba un fascio) appare lampante che la magistratura sarda non ha paura della politica, anzi. L’inchiesta sul crack delle cliniche private a Cagliari mostra l’intenzione di andare ancora più a fondo, scandagliando i rapporti tra politica e affari in un modo probabilmente mai visto prima. E gli sviluppi, se stiamo a sentire le voci che circolano, potrebbero essere imprevedibili.

In questo contesto, cosa significa parlare di “questione morale”? Come conciliare le sacrosante garanzie riconosciute a chi è in attesa di un giudizio definitivo con la prosecuzione di un mandato rappresentativo o di governo da parte di chi viene messo sotto inchiesta per reati più o meno gravi o inerenti al suo ruolo pubblico? Nessuno finora ha dato una risposta soddisfacente a questa domanda.

Trovare una regola generale evidentemente è difficile, e non sono i codici etici che i partiti si sono dati a risolvere la questione. Il centrodestra non ha ovviamente problemi di questo genere: sono tutti innocenti fino al terzo grado di giudizio, e se poi arriva una condanna i giudici sono comunisti. Il centrosinistra invece si dibatte tra la necessità di adottare una condotta diversa e la volontà di salvare sempre e comunque la propria classe dirigente.

E quindi che si fa? Basta un semplice avviso di garanzia per stoppare una carriera politica o bisogna aspettare la sentenza di Cassazione? Né l’uno né l’altro: servirebbe una politica capace di discernere tra casi semplici e situazioni più gravi e particolari, per evitare sia il furore alla Marco Travaglio che l’impudenza alla Silvio Berlusconi.

Serve la politica. Che oggi non c’è.

È proprio l’assenza di criteri condivisi in grado di esulare dalle sentenze di condanna o di assoluzione che rende  i nostri partiti assolutamente incapaci di dare una risposta a quella che continuiamo a chiamare “questione morale”. Il dilemma del centrosinistra, anche sardo, è tutto qui. E non sembra essere facilmente risolvibile anche perché solo i poveri continuano a provare il sentimento della vergogna. Per tutti gli altri una scusa per giustificare i propri errori e le proprie debolezze la si trova sempre.

E in ogni caso, di riffa o di raffa, oggi in Sardegna il presidente della Regione, tre assessori regionali, i sindaci delle tre maggiori città, i presidenti (o ex) delle due maggiori provincie, un europarlamentare, un ex presidente della Regione, un ex senatore, un senatore in carica e i commissari di due provincie hanno qualche problemino con la giustizia. Ditemi voi se questo significa qualcosa oppure no.

 

 

35 Commenti

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  18. Carlo Murtas says:

    La questione morale non coincide certo con il resoconto delle pendenze giudiziarie dei leader politici più in vista, che sono solo la parte nota e visibile ( pur con le cautele della pres. di non colp.ex art. 27 co. 2 Cost.), e magari meno grave, di un generale fenomeno di approffittamento delle posizioni di potere pubblico adoperate per il perseguimento di interessi privati.
    E come tale, la questione morale, è in mano ai partiti, che la dovrebbero affrontare selezionando con rigore la propria classe dirigente ( per es.utilizzando ” l’astruso ” strumento della partecipazione “democratica” ).
    Ma il paradosso è che i partiti fanno emergere e vorrebbero proporre alle più alte cariche proprio i personaggi più discussi, che non hanno nessuna intenzione di farsi da parte.
    Da Soru, che è un potente uomo di Affari e Finanza, agli altri amministratori locali sponsorizzati dalle varie correnti del PD, tutti si nascondono nella foglia di fico della presunzione di non colpevolezza prima dell’esaurimento dei tre gradi di giudizio, o nell’irrilevanza penale di comportamenti di vero e proprio approfittamento della carica ricoperta, per pretendere la candidatura alla massima carica regionale.
    ‘E inevitabile che si crei una situazione di imbarazzo all’interno dei partiti , di stallo nell’iniziativa politica, e di disgusto da parte dei cittadini e degli elettori informati.
    Comunque, se gli attuali aspiranti candidati alla Presidenza della Regione del Centrosinistra ritengono di poter andare alle elezioni solo con la forza delle loro tifoserie e delle clientele fregandosene di quello che pansano gli elettori si accomodino pure, ma tengano presente che , in questa condizione di vulnerabilità sotto il profilo “etico”, la macchina economico-mediatica della Destra ( che non risente dei problemi della questione morale) e quella mediatica di Grillo ( che invece sa come approfittarne), con cui dovranno confrontarsi, non sono alla loro portata.

  19. “La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico” (E.Berlinguer intervista a Repubblica 28 luglio 1981).
    Ora posto che non esiste un obbligo di legge, per essere pubblici amministratori, non si capisce perchè sia tanto complicato chiedere che chi decide di occuparsi di amministrare la cosa pubblica non debba avere nessuna grana con il sistema giudiziario. Il garantismo ed i tre gradi di giudizio sono diritti inviolabili, a condizione che vengano esercitati da uomini liberi da funzioni pubbliche, alle quali possono, se ritengono, tornare ad occupare una volta chiariti i problemi loro contestati.
    Questo vale per tutti coloro che esercitano funzioni pubbliche e non solo per loro. Come ci ricorda Plutarco, nella Vita di G. Cesare, a proposito di Pompea, l’illustre testimone, rispondendo al magistrato disse che:
    “La moglie di Cesare deve non solo essere onesta, ma anche sembrare onesta”
    E’ giusto domandarsi se nell’esercizio di un mandato pubblico oltre la legge debba esservi anche un codice deontologico che sanzioni quei comportamenti inopportuni anche se non penalmente rilevanti?
    E’ cosi elementare che anche gli Watson e gli azzeccagarbugli de noi artri, potrebbero e dovrebbero capire.

  20. Guardi Biolchini che non è questione di condanne, rinvii a giudizio o di essere indagati per reato presunto. Diliberto si faceva rimborsare le spese dei massaggi shiatsu dalla camera dei deputati e non era un reato. Sono i comportamenti che si devono valutare. Comincino i prossimi candidati a dichiarare quanto vogliono guadagnare dalla loro professione politica e tutto il surplus venga anticipatamente blindato con atto notarile. Il fatto è che questi non sono politici sono dei veri e propri mascalzoni. Io dico che con la restituzione delle diarie i pentastelle hanno segnato un bel punto a loro favore.

  21. Si rammenta alla gentile clientela che dare del “boss mafioso” ad un politico configura il reato di diffamazione. Poi non dite che vi censuro!

  22. Il Garante says:

    Caro Biolchini,

    suona antistorico, perché dopo Berlusconi il principio di presunzione di innocenza lascia in bocca di chi lo evoca un vago sapore di marcio, ma non bastano 15 anni di abuso da parte di alcuni per far cadere un principio di diritto sacrosanto.

    Sarebbe sufficiente uno studio statistico di quanti rinvii a giudizio per i “colletti bianchi” si concludano effettivamente con una sentenza di condanna definitiva, ma non ho dati sufficienti. Solo una sensazione: assai pochi. E penso soprattutto a quei casi in cui l’indagato non si è “messo soldi in tasca”, ma viene contestata un reato più sfuggente, come quasi tutti quelli citati nell’articolo. I recenti casi giudiziari, anche cagliaritani, ce lo confermano.

    E allora, sacrosanto il diritto della magistratura di indagare chiunque, senza limite alcuno.
    Ma, davvero, assimilare una condanna definitiva ad un rinvio a giudizio, o addirittura all’iscrizione nel registro degli indagati, come parrebbe dal caravanserraglio che risulta dall’articolo, mi sembra una mistificazione.

    Zedda e Oppi sono indagati; Floris rinviato a giudizio; Berlusconi condannato; nella lista non compare, credo, alcun condannato con sentenza passata in giudicato. Sono tutte posizioni ben differenti, e francamente, se per assurdo Berlusconi fosse assolto solo nell’ultimo round, ebbene, sarebbe innocente. Amen.

    La questione morale è ben altra.
    Ricollegare l’incandidabilità ad un rinvio a giudizio (ma anche ad una sentenza non definitiva) mi sembra un assist a chi vuole attribuire alla magistratura un ruolo politico.
    Gli elettori, invece, devono sapere cosa fanno i propri eletti; e allora ben venga il ruolo della stampa senza bavaglio: gli elettori però devono poter votare senza che qualcuno, più saggio, più intelligente, proceda con una preselezione arbitraria.

  23. Mettere sotto inchiesta un cittadino, che sia o no un politico non costa nulla ai magistrati. Se ottengono la condanna bene, se non la ottengono non succede nulla, le loro carriere proseguono senza intoppi (compresa la retribuzione di rendimento). La magistratura è un potere senza responsabilità. Se tu un domani, od amico Vito, dovessi scendere in politica, il giorno dopo ti arriverebbe un avviso di garanzia in seguito ad una denuncia per avere fatto….niente. Saresti messo in mezzo per anni. Alla fine risulteresti innocente ma con carriera politica azzoppata.
    I partiti devono fare due cose:
    1) riforma della giustizia con responsabilità civile dei magistrati
    2) nel frattempo distinguere chi è veramente colpevole fra i loro iscritti e chi è stato messo in mezzo senza motivo e candidarlo lo stesso, alla faccia dei giustizialisti da poltrona.

    Amen

  24. Giusto per la precisione ma mi risulta che Simeone non fosse del PDL altrimenti Tore Cherchi non l´avrebbe nominato assessore provinciale e poi Biancareddu è dell´UDC era del PDL in passato ma poi essendo di Tempio è entrato per forza di cose nella corte di re Giorgio.

  25. La questione morale è uno dei temi che sollevai con altri indipendentisti, invitando i movimenti Sardi a farne un cavallo di battaglia nei confronti della partitocrazia italica: ovviamente non mi hanno dato ascolto…
    Finché non lo dice Beppe Grillo…

    • Beh, la controindicazione è che si sarebbe perso per strada un cavallo di razza come Doddore Meloni…

      • Tutti devono essere chiamati un causa, ma chi ha responsabilità amministrative mi pare oggettivamente in una posizione più delicata, eppure a differenza di Meloni non strappano titoloni o servizi da prima pagina…

  26. All'improvviso uno sconosciuto.... says:

    Bè adesso non per essere di parte ma bisogna comunque distinguere. Nel tuo post ci sono due spunti interessanti. Non si distingue tra errori per inesperienza dalla malafede. Già perché se io faccio i miei interessi nell’esercizio della funzione pubblica che ricopro è molto più grave che se sbaglio perché voglio fare le cose fatte bene ma non sono totalmente esperto e magari vengo pure consigliato male da chi mi sta intorno. Io credo che abbiamo però due eccessi. La politica ormai è vista solo come un modo per “salvarsi” e chi se ne frega di tutti gli altri, se poi si viene scoperti i giudici sono tutti comunisti, se non è comunista il politico scoperto con le mani nel sacco. Purtroppo le cose resteranno così per molto tempo. Dobbiamo renderci conto che ormai ci sono solo due possibilità. O si rimane in Italia e si accetta questo o si decide di non accettarlo e si cambia Stato. E’ così grande il mondo che sicuramente un posto che ci aggradi ci sarà no? Non è una provocazione, è la triste realtà. La politica viene vista come potere, ma è un servizio. La magistratura viene vista come un potere, ma è un servizio. I due poteri si scontrano tra loro perché non c’è altro a cui pensare, vero?

  27. All’uscita della notizia riguardante Oppi qualcuno ha commentato “finalmente!” come se la cosa fosse aspettata o addirittura imminente. Eppure non è il primo come dici bene non sarà l’ultimo.
    Vent’anni di era Berlusconi stanno dando tutti i loro frutti: ormai la carica politica diventa un diritto acquisito e hai voglia a tirar fuori questioni morali, tanto ci sono tre gradi di giudizio con in mezzo prescrizioni, ricorsi, appelli, tutto condito dalla cronica mancanza di memoria storica degli elettori.
    Siamo quasi al paradosso: nella prossima campagna elettorale non mi meraviglierebbe vedere i candidati sventolare i propri avvisi di garanzia come titoli per meritarsi la rielezione.

    • Gianni Antifascista says:

      ti faccio notare che berlusconi non ha governato per 20 anni, ma per metà negli anni dal 94 al 2013. Prendi una calcolatrice e conta; e ti faccio notare che governa ancora insieme al centrosinistra italiano. Ma se vi fa piacere, potete continuare a dirlo ancora che è colpa del ventennio di Berls. Se l’antiberlusconismo è la vostra bandiera, è una bandiera da bruciare (diciamo bruciare per non incorrere nella censura di Vito).
      Comunque il livello della politica sarda è questo, mantenimento dei propri feudi tramite logiche di controllo di enti, voti, posti di lavoro, etc etc. L’utilizzo dei fondi in maniera illegale è solo una piccola parte ed una faccia di questa logica ben più ampia. E’ questa da combattere, e pertanto anche il modo di mantenere il potere (speculare) di parecchi grandi esponenti del pd.
      Che ti pensi, che certi feudatari di Villacidro, tanto per dirne uno, usino metodi differenti?
      brutta storia la mancanza di informazione indipendente in Sardegna.

      • I feudatari di Villacidro ora stanno con Soru, e Soru sta con loro. Volevo dirvelo.

      • Ho scritto “era Berlusconi”, non “governo Berlusconi”. Mi riferisco a quell’intreccio perverso di invasioni in tutti i campi economici, sociali, di intrattenimento, bancari, assicurativi, di comunicazione, generati dl mostruoso conflitto di interessi di uno degli uomini più ricchi del mondo. E’ sufficiente?

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