Cultura / Lingua sarda

La lingua come una risorsa naturale: chi la gestisce? Bolognesi e la battaglia per una Grafìa Sarda Comuna

Ci sono tanti modi per raccontare la storia della Sardegna. Francesco Masala, ad esempio, legò le vicende dell’isola a quelle dell’acqua, e ne scaturì un racconto nuovo. Pensavamo di vivere in una terra arida, e invece in anni di siccità ci scoprimmo improvvisamente ricchi di questa risorsa. Il problema era, semmai, chi la gestiva. La realtà era dunque diversa da quella che ci avevano raccontato e da quella che noi stessi ci raccontavamo. Ma servivano occhi nuovi per guardarla e Masala ce li aveva (“Storia dell’acqua in Sardegna”, Alfa Editrice, 1991).

Allo stesso modo, sarebbe interessante raccontare la storia della Sardegna attraverso l’uso della sua lingua. Giuseppe Corongiu, nel recentissimo volume “Il sardo, una lingua normale” (edizioni Condaghes, 2013), fa il punto della situazione e ripercorre le vicende del movimento linguistico nel corso degli ultimi decenni, mettendo in evidenza il rapporto delle nostre classi dirigenti con questa risorsa (perché anche la lingua, come l’acqua, è una risorsa naturale: e anche in questo caso il problema è chi la gestisce). Rapporto controverso, fatto di élite all’avanguardia e di masse intellettuali refrattarie all’uso (e dunque alla tutela, perché la lingua più la si usa, più la si conserva) di questo bene comune, ma tuttavia capace di regalare novità e svolte inattese.

L’ultima, forse la più importante, è arrivata nel 2006 con la nascita della Limba Sarda Comuna, uno standard fissato dalla Regione per consentire l’uso scritto del sardo in contesti amministrativi.

Quando si parla di lingua sarda bisogna fare i conti con gli stereotipi e con le informazioni a metà, spesso diffuse ad arte per complicare ciò che invece complicato non è per niente. È dura convincere qualcuno che le varianti campidanese e logudorese in realtà non esistono e che sono una suddivisione ottocentesca largamente superata da tempo. È dura convincere qualcuno dell’unitarietà del sardo, come se la lingua sarda fosse tale solo se ogni paese, e financo ogni abitante dell’isola, avesse la sua. È dura spiegare che il sardo ha una grammatica e un lessico omogenei e che differenze sono soprattutto di natura fonetica.

Roberto Bolognesi è un linguista che ha favorito la nascita della LSC e oggi dalle pagine del suo blog ne propone una revisione, denunciando al contempo un sostanziale tradimento della delibera che istitutiva questo standard, in quanto , nato come modello che doveva essere sperimentale e che poteva essere modificato, ora invece sembra essersi cristallizzato proprio come quelle false credenze che voleva smantellare.

Il risultato è che il lessico utilizzato dalla LSC è costituito soprattutto (anche laddove ci sarebbero valide alternative) da parole maggiormente diffuse nel nord dell’isola. L’effetto è distorsivo, perché in questo modo ad essere sfavoriti sono gli abitanti dell’area maggiormente popolata della regione.

Che fare dunque? Al di la di un riequilibrio a favore di un lessico più “meridionale”, da tempo Bolognesi propone una soluzione che potrebbe risolvere alla radice l’annosa questione dello standard, necessario per consentire al sardo di poter essere utilizzato da tutti in tutti i contesti, indistintamente. Una soluzione semplice semplice: una Grafìa Sarda Comuna.

“Tutto quello che occorre, visto che la grammatica e il lessico della lingua sarda sono già sufficientemente omogenei, è un sistema ortografico standard che permetta diverse pronunce” afferma Bolognesi. “ll sardo come l’inglese, allora: un’ortografia e tante pronunce, mantenendo intatta la ricchezza di varianti”. Semplice da dire ma anche da fare, visto che lo stesso Bolognesi ha da tempo avanzato diverse proposte a riguardo.

La lingua sarda è dunque la metafora di ciò che siamo e che potremmo essere: tante singole individualità, dei clan o un popolo. Sta a noi scegliere, sta a noi decidere.

 

55 Commenti

  1. Abdullah Luca de Martini says:

    Cumènti si bit jai de s’artígulu de Tziu Vito, cust’imperju no est prus glotológigu sceti ma spetat a polítiga e curtura, e dessegu’e is pentzamèntus espressaus s’apubant duus printzípius opòstus.
    Su primu est s’agualamentu “una terra = unu stadu = una natziòni = una língua”. Cust’idea est su fundamentu’e su modellu fratzesu de s’Otuxèntus, e dhi nant natzionalismu.
    Su de duus est “cantas línguas bias tanti línguas ufitzialis”: po su fattu che una fhuedhada dhoi at, dèpit èssi arreconnota; a igust’atra cosa dhi podeus nai etnofilassi, bollinai amparu de is natziònis.
    Su natzionalismu est imbestidòri, afórtiat una cosa e circat a destruiri dónnia atra chi no currespundit a su modellu sçoberau; s’etnofilassi pònnit totu a su própiu gradu. Su natzionalismu impònnit una língua e truncat totu is atras, s’etnofilassi dhas lassat bivi e crèsci totus. Candu su natzionalismu est italianu, jai de is gramàtigas de scola averiguaus chi sighit a dennegai s’esisténtzia de línguas de minoria cumènti’e su lombardu, su venétigu e su líguri, e si no dhu pòdit fai prus cun is idiomas de Friuli e Sardínnia, sighit a no dhis arreconnòsci dinnidadi aguali a s’intalianu. Candu su natzionalismu est sardu, pigat una spétzia’e logudoresu e arredusit totu s’atru a dialetu: sigumènti ca sa literadura amostat chi is línguas funt cuàturu, si fúliat totu su chi no est logudoresu, e fintzas su logudoresu literàriu chi no currespundit a sa bariedadi fabbrigada apostas (“mi piaghet” e “jae”, antzis chi “mi praghet” e “crae” de mesania e apròbi). Infatis Bulgnàiṡ si cumportat aici cun sa literadura e dha borrat: po issu e is natzionalistas simbillantis sa literadura no ballit nudha ei est una tressa, jai chi scuntróriat sa língua unia inesistènti. E tocat a dh’arremonai, chi candu sa Provinça de Castedhu, in Beranu 2010, iat ufitzialau su campidanesu antzis chi sa LSC, is protestas prus fòrtis funt bénnias de is natzionalistas de Sardigna Natzione e IRS (no Bainzu Sale, ma argunus de is professorèdhus fartzus).
    E açunju una cosa po tziu “fp40”: dèu (e medas atrus, jai chi “macrovariantis” in cust’argumentu est un’eufemismu po nai duas) a nai chi logudoresu e campidanesu funt duas línguas lòmpu po mesu de is ainas scentífigas de glotologia sceti, no est una pantasia mia o un’idea de ndi tzucai. Si dhoi essit una língua sarda sola, po su chi spetat a mèi em’èssi prexau puru, ma no mi dispraxit nemancu chi in totu s’ísula dhoi nd’at cuàturu indígenas, e si fessint binti em’èssi prexau tambèni. Bandant totu amparadas.

  2. Ho cercato di aderire razionalmente alle opinioni espresse da così tanti e illustri operatori delle discipline linguistiche, in particolare riguardo alla proposta di standardizzazione della grafia che consenta una pronuncia diversificata , ma sento dentro di me che c’è qualcosa, che non riesco ancora a ben definire, che non mi convince del tutto e, anzi, mi induce ad essere sospettoso. Di intenzioni celate che poco avrebbero a vedere con la democrazia linguistica. Il punto cruciale è, secondo me, l’intestardirsi sulla creazione di una e una sola lingua sarda come presupposto per un bilinguismo perfetto e naturale. Se è vero che le differenze tra le parlate settentrionali e meridionali (sto generalizzando, ma in soldoni è così) si attestano mediamente sul 20%, giustificando un 80% di comunanza, e quindi di vicinanza linguistica, è anche vero che i parametri adottati in questi studi (lessicali, morfologici, grammaticali) non sono i soli a determinare le diversità o le similitudini tra due lingue. La musicalità, l’intonazione, l’intreccio tonale, la costruzione sonora della frase sono diversissimi tra nord e sud, e sono aspetti fondamentali oltre che i più immediatamente percepiti. Non dimentichiamo che anche tra l’uomo e lo scimpanzè esiste una minima differenza (il 2%) nella struttura del genoma. Se però prendiamo in considerazione tutti gli altri parametri la differenza è abissale.
    Allo stesso modo, rispetto al sardo che tento di parlare io, nella sua forma meridionale, il sardo parlato nella sua forma settentrionale lo sento come un’altra lingua, con codici diversi e non immediatamente interpretabili, anche se a capire il suo significato, nel senso della comunicazione, bene o male e quasi sempre ci arrivo. Ma forse il nodo centrale è culturale/politico. Sento che tanti affermano di subire come un’imposizione quasi colonialistica una standardizzazione del sardo che, a prima vista, sembra pecchi di una visione nordcentristica del problema di una lingua comune a tutti i sardi. Sono tutti in errore o veramente non si è studiato il problema da più punti di vista, con una visione un po’ superficialmente elitaria? Io, nel mio piccolo, una proposta di buon senso la farei. Perchè una lingua e/o grafia comune, e non due lingue e/o grafie comuni? Cambierebbe qualcosa se il bilinguismo fosse poi nella pratica un trilinguismo? Un sardo meridionale con le sue regole di scrittura codificate e standardizzate, detto magari lingua sarda campidanesa (un nome a questo punto vale un altro)? E un’altra lingua standardizzata nell’altra variante, per la cui realizzazione andrebbero bene tutti gli studi finora approntati, ma ricondotti solamente a quell’area linguistica? In un documento, un atto amministrativo, un verbale, dove ci stanno due lingue ce ne possono stare anche tre. O è una bestemmia? O è una strada davvero percorribile, e con tempi forse meno lunghi rispetto al piano originale della LSU?

    • casumarzu says:

      grazie Peppino per il tuo buonsenso. ma pensi che non sia già stato detto? l’hanno detto, l’hanno detto, ma poi salta sempre fuori qualcuno molto molto accademico, culo e mutanda con l’illustrissimo professore di magistero, e tutto si rimette in discussione. cosa c’è in gioco? il prestigio? i soldi?
      No! E’ solo invidia! un giorno ti racconto la barzelletta de su geniu de is sardus, sempre che tu non la conosca già.

      • Nuraxesu says:

        Ecco, il buonsenso. Da anni ormai gente da tutte le parti della Sardegna sostiene che la soluzione di avere un sardo codificato con le sue norme storiche, secolari, estremamente standardizzate, sia la soluzione migliore. Si potrebbe iniziare già da domani, essendoci ormai una quantità di letteratura enorme, strumenti didattici, vocabolari sia antichi che moderni. Perché non farlo? Le ragioni sono tante e alcune davvero poco ci azzeccano con il bene della nostra lingua. Dopo 6 anni lo si può dire tranquillamente, la LSC è un fallimento totale. Il bilinguismo non è andato avanti, eppure i suoi creatori garantivano che il problema del sardo era il non avere una norma di riferimento unica! 6 anni persi, nessun passo avanti, anzi! Di questa perdita di tempo bisogna ringraziare i vari Roberto Bolognesi, i Giuseppe Corongiu, i Diego Corraine, i più ferventi sostenitori della LSC.
        Grazie, verrete ricordati nei libri di linguistica come i padri-sostenitori dello standard che ha ucciso il sardo, la vostra politica linguistica fallimentare è sotto gli occhi di tutti e ormai non potete più nasconderlo. Fate una bella cosa, fate un passo indietro, Bolognesi, timidamente (paura delle reazioni degli LSCisti?) l’ha già fatto.

        • G.M. Cossu says:

          Cantu est bellu a bìdere, e lèghere, totu custos personàgios, bene cuados suta de númenes ridículos, sètzidos a ambas nàdigas in sos cadreones de s’ignoràntzia o de sa mandronia, critichende gente chi ogni die est triballiende pro sa limba sarda. Issos criticant in italianu comente est naturale, ca sunt galu chirchende sa règula àurea de s’istandardizatzione.

          • Istimau Cossu, fustei no a cumprendiu una cibudda. Po fai s’abogau de is studiosus ca funti traballendi cumenti maccus po interrai sa lingua sarda non ci boli nudda, sceti essi logudoresu, fueddai logudoresu e pensai logudoresu uber alles. Ma fustei est circhendi su bilinguismu o su monolinguismu loguderosu? Deu sciu ca no teneusu alternativa: o si poneus in conca chi toccara fai duas linguas, logudoresu e campidanesu, de ognuna standardizada a is mellus esempius litterarius, o su sardu si podit fai interrrai de is baronis de s’universidadi partigianus de su logudoresu. Po fai una lingua comuna serbiri cumentzai cun duas linguas, donai sa regula de standardizatzioni po ognuna, i sighiri po annus e annus circhendi de das fai camminai in paris, i no su logudoresu contra su campidanesu. Anche sull’uso dell’italiano nella comunicazione bilingue lei mi sembra orientato al conservatorismo “accademico”, e cioè di potere. Ma non si faccia illusioni, è più facile che il sardo come lingua sparisca grazie all’ottusa ricerca di un’utopica LSC a imposizione logudorese che non lasciando le cose come stanno. Solo con i due passaggi, creazione cioè di standard logudorese e campidanese, si può poi pensare alla creazione, in futuro, di una lingua comune. S’arrestu bali tres arrialis. Nudda.

            • G.Maria Cossu says:

              Peppino istimadu, non ti alteres, calma e pinna in manu. Deo non so s’abogadu de interradores de limba sarda, deo traballo ogni die pro sa limba sarda e in limba sarda; sos agetivos los lasso a banda, los lasso a chie cheret partzire sa limba nostra, tua puru. In cantu a fàghere de abocadu, ses tue chi lu faghes, de sos chi sunt sètzidos a ambas nàdigas in su cadreone de s’ignoràntzia e de sa mandronia. Iscusa•mi, ma ite nd’ischit tue su chi apo dèvidu istudiare pro iscrìere comente iscrio. So chirchende su monolinguismu, est beru, monolinguismu sardu iscritu, de sa matessi manera de totu sas àteras limbas iscritas. “No teneusu alternativa” iscries. A chie ses narende? Deo non so lingüista e, pro su chi iscries, mancu tue lu ses; deo non sugero peruna règula de comente istandardizare una limba, ma mancu tue lu deves fàghere. Lassemus fàghere a sos chi nd’ischint. Tue, deo e milliones de àteras pessones amus atzetadu unas règulas in un’àtera limba; calicunu at protestadu pro iscrìere “offendere” cun una effe ca a isse li sonaiat mègius? Calicunu at protestadu pro cambiare “soqquadro” in un’àtera grafia? Nono. Su chi aparit est chi, cantu prus su sardu si allargat in s’impreu orale e iscritu, tantu prus gente, sarda, si oponet a cusu. Tue Peppino mi pares una pessone intelligente, non fagas s’abocadu de sos mandrones o de sos ignorantes. Saludos corales. G.M. Cossu

  3. Ma cando mai si negat s’esistèntzia duas variedades scritas, si sunt scritas bi sunt e “manent”. Ma sa kistione est diferente.

    Comente apo chircadu de mustrare a Abdullah Luca, si moet dae su puntu isballiadu. Ca si pigat pro bonu in antis ki esistant duas limbas diferentes, si skirriant scritores e poetas a cumbènia, e sos ki non sunt cunformes non benint cunsiderados rapresentativos, si skirriant a praxere sas isoglossas chi prus agradant, e sas ki no agradant non benint cunsideradas rapresentativas, totu pro mustrare ki sa limba sarda sunt duas. E duncas, naro deo, s’inglesu de Inghilterra sunt a su nessi tres.

    Est un’arresonamentu tzirculinu, ki impreat s’ipòtesi de partèntzia pro scuntrobare a issa matessi.

    Su traballu de Bolognesi, e si tenides atza de lu legher lu bidides a craru, at mustradu chi sos tretos intre sos diferentes dialetos ki cumponent su sardu non sunt gasi mannos, e bos narat fintzas cantu mannos sunt! Tantu ki, si unu non si faet intzegare dae sa polìtica, diat benner naturale de faeddare de una limba normale, ki in manera naturale, comente totu sas limbas bias, si cumponet de dialetos (ke a s’inglesu de Inghilterra ki apo mentovadu pru a giosso, pro narrer). Est a narrer ki su traballu de Bolognesi studiat sa limba sarda faeddada, comente la faeddant sos sardos oe, non comente fiat 1000 annos in antis. E custu traballu nemo s’est atrividu a l’isfaulare, ma totu ant chircadu de assenner a sa persone, ca est antipaticu, ca est malefaeddadu, ca est rompiculu etc., podes cumprender cantu mi nd’afutit si Bolognesi in sa vida est unu conk’e catzu ke a mene matessi.

    Una borta cumpresu custu, su sardu si podet scrier in 100 maneras diferentes, fintzas comente so faende deo como, ca si pensades ki si podat scrier petzi comente si faeddat, seis galu introbeddados in su monolinguismu istèricu italianu. Iscapiate·bos!

    Ma pro ki b’apat unu sistema educativu, mediaticu e economìcu ki traballet in sardu, serbit unu standard cuncordu de scritura, ki non tenet perunu bisòngiu de intacare sos dialetos, àntzias est dae cue ki dever moer.

    E si nono restate galu cumbintos ki unu de Bitzi non si cumprendet cun unu de Casteddu, ca l’at scritu su santu ‘e turnu. In tantu Biolchini, ki est proende faeddare e scrier su casteddaju cosa sua, est resessidu a cumprender a mie, isfaulende una borta de prus su santu. Ca si unu tenet gana de cumprender cumprendet, si imbetzes corcat origras ke a poleddu, no benit bene a lu torrare in tinu, e si lassat ke molente, comente s’est kerfidu.

    • A sa fini is topis benint a pillu, e arribbaus a nai si chi non si oliat nai, ca su campidanesu e su logudoresu sunt dialetos, non limbas.
      Est una bella torrada e non hat a praxi a medas.
      Poneus chi siat puru, ma chi custus sunt dialetos, sa limba cali est? Aundi est scritta? Chini dda chistionat?
      Ddu cumprendeus totus chi cussa est un limba chi non esistit.
      Bolognesu, Dante noeddu, hat giai pigau pinna e paperi po dda fai a nou? Esperamos!

  4. “È dura convincere qualcuno che le varianti campidanese e logudorese in realtà non esistono e che sono una suddivisione ottocentesca largamente superata da tempo.”
    Signor Biolchini, non può essere che la cosa è dura perché è una fesseria? Secondo lei, esistono i dialetti italiani? E se sì, lo sa perché esistono? Pensa che lo Spirito Santo abbia tracciato un solco con l’aratro fra l’uno e l’altro?
    Se posso permettermi di darle un consiglio, vada all’Università di Cagliari e segua un corso di linguistica, studi a fondo queste problematiche: può esser pure che scopra che il punto di vista di Bolognesi è solo un punto di vista, magari neppure particolarmente convincente. Se poi non le piace l’Università di Cagliari vada in quella di Pisa, o di Bologna, ma, a mio modesto avviso, prima di lanciarsi in articoli con affermazioni così avventurose come quelle contenute qui farebbe bene a trattare la linguistica come una disciplina che merita più rispetto. Rispetto che lei non dimosta.
    La saluto cordialmente e grazie per l’ospitalità. Bruno

    • Campidanesu says:

      Ma basta vedere la letteratura, la poesia, è o in campidanese letterario o in logudorese letterario. I vocabolari, le grammatiche, è tutto nelle due varietà scritte. Artificiali? Come qualsiasi norma scritta, ma create in letteratura da ormai 1000 anni a questa parte, la suddivisione delle due varietà storiche ha una storia lunghissima iniziata con i primi documenti, perché non accettarlo semplicemente? Lo stesso Bolognesi utilizza il campidanese letterario quando scrive appunto, in “meridionale”. Mi sbaglio a dire poi che lo stesso Giuseppe Corongiu ha dimostrato a tutti che anche importanti testi giuridici possano essere tradotti nelle due varietà letterarie? Ricordo la sua ottima traduzione in campidanese e in logudorese del codice carcerario.
      Quindi ora, negare l’esistenza di queste due varietà scritte mi sembra davvero ridicolo.

    • Alberto Mario says:

      Custa la naro in italianu, ca li toccat gai. Questa è la stessa manica di provincialotti (e ignoranti – a si podet narrer kena ki calincunu s’anneghet? 😉 – che vengono a spiegarmi che l’inglese e “l’americano” sono due lingue diverse, e quindi loro a imparare “l’americano” qui non ci vengono. È proprio vero: a trascorrere troppo tempo in mezzo al gregge si finisce per riconoscere ogni pecora, e persino a dar loro dei nomi..

  5. sergio says:

    eja, ta bellu a fueddai in sardu po fai biri cantu seus identitariu, ma deu seu prusu identitariu de tui, e deu seu logudoresu e tui ses campidanesu, ma deu seu nuoresu seu prus sardu de d tui…
    ma la lingua non deve servire a comunicare?
    un amico sassarese che sente le mie espressioni spontanee in cagliaritano non sente il bisogno di bollare quell’espressione come un ibrido del sardo! si interessa di capirne il significato e la sua origine e sorride dei mille messaggi di saggezza popolare che essa contiene e certamente ricambia informandomi di quelle in uso nella sua città.
    Quante cose siamo riusciti a comunicare anche usando registri non uniformi?
    ma siamo sicuri che poi l’accademia “de su poddini” riuscirà a mettere tutti d’accordo? improvvisamente, davvero, verrebbero meno le ragioni che hanno alimentato le diverse posizioni sul tema LSU o LSC, sardo, campidanese, logudorese, barbaricino?
    improvvisamente i sardi abbandonerebbero l’invidia che, anche a detta di molti osservatori esterni, è la vera ragione del blocco culturale ed economico di questa popolazione?
    Iscusai sa parentesi.
    sigheusu a fueddai in sardu, ma arregordaisì de fueddai a berus su sardu e attenzioni a no faddiri, deghinò aundi boleusu andai eehh.
    poi si spantausu ca is attrus no s’arreconnoscinti, eja

  6. Is sardus ddas ant imbentadas, me is sèculus. Is sardus ddas imperant, de sèculus. No est cosa imbentada in s’Hotel Cesar agoa de una satzada. Fattene una ragione.

  7. Chena de certai, chena de nai fueddus malus, chena de bolli sighiri sa gherra chi in custus annus at fatu fuiri unu muntoni de genti, ma calincuna cosa tocat a dda nai!
    1) Candu est bessia sa LSC unu muntoni de genti chi cun su sardu nci fiat traballendi giai de annus iant nau…”est sa LSU bècia cun duas cositeddas facoltativas (is…) de cabu de giossu! Ddus ant postus a menti? No, mancu po nudda, Bolognesi e amighixeddus ddis ant fatu una gherra chi mancu ddis essint furua su pani de buca a is fillus! Andat beni…imoi ita mi tocat a biri? Bolognesi chi narat chi tocat a “meridionalizzare”! Ma insandus teninat arrexoni is chi narant annus a oi chi sa LSC fiat tropu logodoresu e difatis praxiat e praxit a Corraine chi est sèmpiri stètiu craru meda (cosa de apretziai oindii).
    2) Ma cosa ci si aspettava dalla LSC se i suoi promotori erano e sono Corraine, Corongiu…

  8. Pro crosidade, cantas limbas inglesas diferentes si nde dedusit?

    Dae http://en.wikipedia.org/wiki/English_language_in_England

    […]

    There are many different accents and dialects throughout England and people are often very proud of their local accent or dialect. In fact, English Language itself implies the language spoken by only the English excluding the possibility of other regional variations. However, accents and dialects also highlight social class differences, rivalries, or other associated prejudices—as illustrated by George Bernard Shaw’s comment:

    It is impossible for an Englishman to open his mouth without making some other Englishman hate or despise him.

    The three largest recognisable dialect groups in England are Southern English dialects, Midlands English dialects and Northern English dialects. The most prominent isogloss is the foot–strut split, which runs roughly from mid-Shropshire (on the Welsh border) to south of Birmingham and then to The Wash. South of the isogloss, in the Midlands and Southern dialects, the Middle English phoneme /ʊ/ split into /ʌ/ (as in cut, strut) and /ʊ/ (put, foot); this change did not occur north of the isogloss.

    Native English speakers can often tell quite accurately where a person comes from, frequently down to within a few miles. Historically, such differences could be a major impediment to understanding between people from different areas. There are also many cases where a large city has a very different accent from the rural area around it (e.g. Bristol and Avon, Hull and the East Riding, Liverpool and Lancashire).

    […]

    Some of the features of English English are that:

    Most versions of this dialect have non-rhotic pronunciation, meaning that [r] is not pronounced in syllable coda position. […] Rhotic accents exist in the West Country, parts of Lancashire, the far north of England and in the town of Corby, both of which have a large Scottish influence on their speech.

    As noted above, Northern versions of the dialect lack the foot–strut split, so that there is no distinction between /ʊ/ and /ʌ/, making put and putt homophones as /pʊt/.

    In the Southern varieties, words like bath, cast, dance, fast, after, castle, grass etc. are pronounced with the long vowel found in calm (that is, [ɑː] or a similar vowel) while in the Midlands and Northern varieties they are pronounced with the same vowel as trap or cat, usually [a]. For more details see Trap–bath split. There are some areas of the West Country that use [aː] in both the TRAP and BATH sets. The Bristol area, although in the south of England, uses the short [a] in BATH.

    Many varieties undergo h-dropping, making harm and arm homophones. This is a feature of working-class accents across most of England, but was traditionally stigmatised (a fact the comedy musical My Fair Lady was quick to exploit) but less so now. This was geographically widespread, but the linguist A.C. Gibson stated that it did not extend to the far north, nor to East Anglia, Essex, Wiltshire or Somerset. In the past, working-class people were often unsure where an h ought to be pronounced, and, when attempting to speak “properly”, would often preface any word that began with a vowel with an h (e.g. “henormous” instead of enormous, “hicicles” instead of icicles); this was referred to as the “hypercorrect h” in the Survey of English Dialects, and is also referenced in literature (e.g. the policeman in Danny the Champion of the World).

    A glottal stop for intervocalic /t/ is now common amongst younger speakers across the country; it was originally confined to some areas of the south-east and East Anglia.

    The distinction between /w/ and /hw/ in wine and whine is lost in most varieties, “wh” being pronounced consistently as /w/.

    Most varieties have the horse–hoarse merger. However some northern accents retain the distinction, pronouncing pairs of words like for/four, horse/hoarse and morning/mourning differently.

    The consonant clusters /sj/, /zj/, and /lj/ in suit, Zeus, and lute are preserved by some.

    Many Southern varieties have the bad–lad split, so that bad /bæːd/ and lad /læd/ do not rhyme.

    In most of the eastern half of England, plurals and past participle endings which are pronounced /ɪz/ and /ɪd/ (with the vowel of kit) in RP may be pronounced with a schwa /ə/. This can be found as far north as Wakefield and as far south as Essex. This is unusual in being an east-west division in pronunciation when English dialects generally divide between north and south. Another east-west division involves the rhotic [r]; it can be heard in the speech of country folk (particularly the elder), more or less west of the course of the Roman era road known as Watling Street (the modern A5), which at one time divided King Alfred’s Wessex and English Mercia from the Danish kingdoms in the east. The rhotic [r] is rarely found in the east.

    Sporadically, miscellaneous items of generally obsolete vocabulary survive: come in the past tense rather than came; the use of thou and/or ye for you.

    A mie paret chi sardu e inglesu sunt chepare.

    • O Fabrìtziu, ma “ci sei o ci fai”?. No m’as a bolli cumparai is diferèntzias de pronùntzia de una vocali prus aberta o serrada, o sa presèntzia o no de un’aspiratzioni, o una R chi s’intendit prus o mancu, cun is diferèntzias de is dialetus sardus? No ti-nd’rregordas chi Contini, sceti in cabesusu e zona de mesania at agatau po pagu 70 isoglossas totu introbeddadas apari? Bolis ponni una U o una A crutza o longa cun “retzidos – arricius” chi tenint 5 diferèntzias fonèticas in su pròpiu fueddu? Comenti dd’iast a scriri po arrespetai totu is pronùntzias?
      Sardu e ingresu no funt pròpiu po nudda chepari comenti naras tui… Su fatu est ca is duas macrobariedadis esistint, e no funt dialetus, funt duus sistemas linguìsticus etotu, e difatis Ethnologue, comenti at scritu Abdullah Luca, ponit su sardu che a una “macrolanguage” cumposta de 4 lìnguas (camp., log., tat. e gadd.), ca no contat sceti sa bisura simprimenti “linguìstica” (ca tat. e gadd. no funt linguisticamenti “sardus”) ma finsas (e de prus) sa bisura SOTZIOlinguìstica, ca is tataresus e id gadduresus s’intendint sardus che nosu etotu, e duncas is lìnguas insoru puru faint parti de sa natzioni sarda: una natzioni – unu pòpulu – prus lìnguas.

      • Bravu Stèvini,
        seu diacordiu cun tui, assumancu po si chi naras de i bariedadis nostas. De s’inglesu no ndi scìu meda, ma po si chi apu cumprendiu deu, non est sceti una vocali aberta o serrada…
        Torrendi a su Sardu (sta ca mi parit giustu a ddu scriri aici) prus in basciu ddui est unu cumentu miu unu pagu scumpudiu, aundi sa sustanzia est cussa: no esistidi una Limba Sarda Unificada e nimancu una Limba Sarda Comuna, e si bit beni in s’esempiu chi fais tui.
        Tenit axìu Bolognesu nendi, mancu sa grafia unificada si podit penzai chi potzat essiri adottada in totu sa Sardigna.
        Abarrat invecis unu strumentu utili e interessanti, no fessit atru ca dimostrat s’identidadi, sa storia, sa natzioni est una.

      • E drìnghilli, ma non bos rendides contu cantu su reduire sa limba sarda a sa dicotomia “retzidos – arricius” siat un’astroligu? Ma nd’ais mai intesu sardos de ogni parte e logu faeddende? Là chi sa limba sarda est a su nensi:

        /arritʃidu/, /arritʃiu, /ritʃidu/, /ritʃiu/, /arretʃidu/, /arretʃiu/, /retʃidu/, /retʃiu/, /erritʃidu/, /erritʃiu/, /erretʃidu/, /erretʃiu/, /arretsidu/, /arretsiu/, /retsidu/, /retsitu/ /retsiu/.

        calencunu codiadu b’est de siguru.

        E non sunt dialetos burdos de custu balla de imbentu de macrovariantes prus nòbiles, chi sunt petzi in sa conca prena de bentu de sos puristas. Sos dialetos de sa limba sarda sunt totus cantepare.

        Deo non faeddo logudoresu, ca no so de su Logu ‘e Torres. Andat bene? E non chèrgio chi si torret a su tempus de cando a sos dischentes de bidda lis imparaiant su sardu a corpos de fuste ca naraiant /akɛrɛ/ in logu de /faɣɛrɛ/. E non chèrgio chi sos campidanesos, cuddos chi istant in Campidanu, siant fortzados a nàrrer /mɛlɔni/ in logu de /mabɔi/. Craru?

        • Forsis no mi seu fatu a cumprendi beni. S’esempru chi apu postu fut sceti po amostai ca in d-unu fueddu sceti nci podint essi finsas 5 diferèntzias fonèticas (sa prostesi vocàlica, sa vocali àtona, s’africada, s’arrestu de sa T latina de su particìpiu passau e sa vocali de acabu) e duncas pròpiu po s’introbeddai de totu custas variantis no fait a agatai una manera ùnica de ddas scriri chi arrapresentit a totus cun sa pròpiu dinnidadi. Sa partzidura intra is macrobariedadis no dd’apu imbentada deu ma est in sa conca de sa genti chi fueddat in sardu (sotziolinguìstica, psicolinguìstica, metalinguìstica, tzerria-dda comenti bolis) ma chinisisiat si pongat a ligi una cosa scrita in sardu arreconnoscit luegus de cali cabu de Sardìnnia ndi benit e narat: custu est su sardu nostu, custu no est su sardu nostu. A calincunu custa cosa no dd’at a praxi, ma a dolumannu est aici. E torru a nai ca no biu sa netzessidadi de una forma ùnica de lìngua scrita po chistioni de identidadi natzionali, insandus is chi ddis ant imparau s’italianu sceti in domu, no iant a essi sardus? Su plurilinguismu est su benidori, no su monolinguismu istèricu (logudoresu) chi s’iant a bolli imponni.

  9. Abdullah Luca de Martini says:

    ¿Poita “imbentadas”? ¿E is iscriidòris antigus ita fiant, trasseris tzeracus de su colonisadòri allenu? Issus scriiant po sa gènti intzòru, pèntzu. Apusti’e is dogumèntus scritus de s’Edadi’e mesu, sa literadura in Sardínnia est apàrfia in su de XV ségulus: tocat a dh’arrespetai, no spreai. Ma fortzis sèu fadhèndi e sa beridadi est un’atra: sa língua sarda est nasça imòi e totu, e s’imbentòri suu est un’ómini solu: dhi nant Robèrt Bulgnàiṡ.

  10. Abdullah Luca de Martini says:

    Si sa pregonta est po mèi:
    log. literàriu e prus spainau /’dɛɣɛ/, in is bariedadis /’dɛkɛ/, /’dɛʔɛ/, /’dɛɣi/ e /’deɟe/;
    camp. literàriu e prus spainau /’dɛʒi/, ind unas cantu’e bidhas /’dɛʤi/;
    gall. /’de:ʧi/, aguali a su cossu urtramuntanu;
    sass. /’de:ʦi/ (in cossu cismuntanu /’de:ʧe/);
    E po no fai ofentza a calincunu, líguri /’deʒe/ e cadalanu /’dɛu/.
    Ma s’argumentu no est fonétigu sceti. Pigheus torra logudoresu e campidanesu: a igussas tramudaduras de sonu, averiguaus chi s’acumpanjant diferéntzias mannas in is formas e in is fuèdhus, e calincuna po fintzas in is acàpius. E duncas, candu fonologia, morfologia, sintassi e fuedhàriu si stésiant tanti, si dèpit dedusi chi is línguas funt duas.

  11. Unu chi no ismentigat says:

    Spacciau s´ollu e procu. La compagnia di giro de sa limba dopo aver magnificato le progressive e magnifiche sorti della neolingua adesso, forse perché ci sono le elezioni, non trova di meglio che prendersela con quell´ingenuo di Corraine, cooptato e mal sopportato, nel cerchio magico.

  12. Bah, a me pare che per sostenere l’esistenza di un sardo comune a tutti, si pieghino troppo a proprio piacimento i concetti di “varietà” e “variante” linguistica, così come stride la semplificazione di quello di “fonetica” e “differenze fonetiche”.
    L’assimilare il sardo all’inglese è infine una “perla” non da poco.
    Va bene il dibattito, il confrontarsi delle tesi, ma per porsi come “professori” bisognerebbe partire da “basi” diverse da quelle qui proposte.

    • Un po’di umiltà non le farebbe male.

      • Ho pensato esattamente la stessa cosa; e proprio perché non ho voluto commettere gli errori di impostazione colti negli interventi “assolutistici” relativi a questa discussione che ho badato bene a premettere “a me pare”

        • Quali? Si perché a mettere delle parole una dietro l’altra come fa lei, non sempre si riesce a dire qualcosa. Quali interventi “assolutistici”?

          • Avevo tutte le buone intenzioni, ma mi viene difficile relazionarmi con una persona che, non conoscendomi, mi ha bollato d’acchito in maniera ineducata. Per cui la lascio alle sue “certezze” (ad ogni modo, se vorrà scendere dallo scranno e rileggermi con maggiore apertura mentale, dal mio primo intervento mi sembra chiaro ciò a cui mi riferisco). Mi spiace solo che Vito, di solito più “attento”, nella sua crociata pro-bilinguismo e sardo(che tra l’altro egli stesso ha sempre ammesso di non conoscere), venendole dietro si metta a dispensare lezioni di linguistica un po’ superficiali.

    • L’assimilare il sardo all’inglese è infine una “perla” non da poco.

      Ma una prenda comente? A tipu de gosi? http://fp40.wordpress.com/2012/10/18/ma-comente-traballat-una-grafia-comuna-pro-su-sardu-2/

  13. Abdullah Luca de Martini says:

    Dèu a argunus natzionalistas amadòris de glotologia no dhus cumprèndu diadèrus: innantis arripitint su dogma fraitzu intzòru de unidadi linguístiga sarda, apustis no arrenèscint a si stesiai de un’assentu’e scriidura aguali a s’intalianu, chi tènnit fartas medas. Est a nai funt natzionalistas, ma smesaus, no natzionalistas sardus prenus ma … sardixèdhus. Chini no dh’atzurpant tentas polítigas, s’acatat chi is línguas funt cuàturu, e si biat po assempru custus jassus:
    http://www.ethnologue.com/country/IT/languages
    http://www.ethnologue.com/language/src
    http://www.ethnologue.com/language/sro
    http://www.ethnologue.com/language/sdn
    http://www.ethnologue.com/language/sdc
    http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_sarda_campidanese
    Èllus tocat a studiai sa linguístiga siat in diacronia siat in sincronia, ma si custa no est cosa fàtzili po totus, intzandus abbisonjat a ligi is obras literàrias: ¿in cali língua at scritu Antoni Canu? In logudoresu. ¿In cali língua at scritu Antoni Maria de Stertzili? In campidanesu ¿In cali língua at scritu Bainzu Pes? In galluresu. ¿In cali língua at scritu Pompeu Calvia? In sassaresu.
    Ma in prus’e custu, cosa de importu est: in Castedhu e in totu su Cabu’e Suta, ¿cumènti s’at a scriri in is ufítzius e scolas? Innòi si narat “is pastòris faint di aici”, no “sos pastores faghen gai”, e in custa manera si dèpit scriri; innòi si narat /’dɛʒi/ e duncas si scrît “dèxi”, no si narat /’dɛɣɛ/ chi si scrît “deghe”. Umperintisidhu ind un’atru logu.

  14. G. Maria Cossu says:

    Roberto Bolognesi iscriet chi tocat a fundare s’Istitutu de sa Limba e de sa Cultura; benènnidu custu Istitutu. Totu nois chi cherimus chi su sardu rinascat, isetamus a bratzos abertos custu Istitutu, comente autoridade màssima e indiscutìbile de sa limba sarda.
    A su matessi tempus però Bolognesi, cun istile pagu acadèmicu, faghet atacos personales chi nudda tenent a bìdere cun crìticas e sugerèntzias a pitzu de sa Limba Sarda Comuna. Isse forsis non s’abìgiat de su dannu chi podet fàghere, ma nois chi cherimus chi sa limba sarda torret a èssere faeddada, e iscrita e podat èssere insignada in iscola, nois si chi nos nd’abigiamus.
    Sos atacos de Bolognesi a sa LSC, fatos a sa tzega, non faghent àteru si non su de dare boghe a sos chi de su sardu no li nd’interessat nudda e chi caratzant custu pensamentu issoro cun sa libertade de pòdere iscrìere comente cherent, ca no at a èssere unu carabineri de sa limba su chi los òbligat a iscrìere de una manera o de un’àtera; dat boghe a sos chi de istandardizatzione non nde cherent intèndere, ca lis andat bene s’italiana. S’etimologia pro detzìdere comente iscrìere in sqrdu una paràula? In ora mala s’etimologia.
    Bolognesi dat atza pro chi unu tale Abdullah Luca de Martini, in sa lìnia de su rinnoamentu, càmbiet sa puntegiadura, ponende sa puntegiadura ispagnola, e podat iscrìere, sena birgòngia, chi: “Is linguas sardas natzionalis funt cuàturu” e chi: ” Sa LSC, cumènti’e sa LSU, est una bariedadi logudoresa e addànniat s’imparamentu de is línguas sardas beras”.
    Su matessi Abdullah chi in un’artìculu de sa chida pasada, in custu blog, iscriet, in una de sas 49 propostas pro cambiare su mundu, chi sa ginnàstica in s’iscola devet èssere fata a merie e chi tocat: “Borrai is machítzias po chini ghiat chèni’e cascu o cintu’e seguresa” e ” Incarrigai is arrejònis de agatai partis de prayas chi ant èssi arreserbadas a is comunidadis de minoría”. Gente che custa est sa chi sighit a Bolognesi.

    • Sa tzega ses tue, chi bies cosas ki non esistint. Inue sunt is atacos mios a sa LSC? Deo ataco a kie sa LSC dd’est furriende a LSU kentza deretu e–issu emmo–donat argumentos a gente che Abdullah.

  15. Non conosco con esattezza il ruolo ed il peso di Bolognesi -che in generale apprezzo – nella definizione della LSU, ma di certo non mi pare sufficiente il suo ravvedimento tardivo per lo sgravio della responsabilità di aver provato a imporre il logudorese a noi campidanesi.

    • G. Ledda says:

      Su logudoresu non est istadu mai impostu a sos campidanesos, nen nemos b’at proadu mai. Sa dimustratzione sunt sas tres lìnias chi iscries tue, in italianu. Custa limba non ti l’ant imposta, nono.

    • Posso solo dire con certezza che non sono responsabile della tua ignoranza. L’unica ragione per cui tu parli di “logudorese” e di “campidanesi” dipende semplicemente dal fatto che hai fatto del tuo meglio per non informarti. Scusa, allora, se non ti scuso

      • Per permettere agli altri di capire: Giorgio dice di apprezzare i miei lavori, ma non sa che io ho mostrato gia nel 2007 che non si può parlare di campidanese e logudorese: http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_88_20070518130841.pdf. Poi si interroga sul mio ruolo `nell´imposizione della LSU`, mentre io sono stato uno dei maggiori oppositori di questa proposta, visto che la LSU prevedeva la standardizzazione del lessico, non la semplice standardizzazione dell´ortografia. È vero che ho firmato la prima proposta, provvisioria, che riguardava solo l’ortografia, ma ho anche presentato emendamenti per permettere diverse pronunce. Questi sono stati ignorati dall’allora assessore Onida e senza la mia firma hanno proceduto anche alla standardizzazione del lessico. Da qui la mia opposizione.

  16. Alberto Mario DeLogu says:

    L’univocità della corrispondenza lessema-fonema, cioè tra scrittura e pronuncia, è una delle peggiori eredità dell’italianizzazione forzata.
    (Che poi, a ben vedere, anche per l’italiano si tratta di una univocità del tutto apparente, come sanno bene coloro che insegnano italiano all’estero!).
    Sono interamente, risolutamente con Bolognesi.

  17. sergio says:

    tradimenti, abbandoni, strumentalizzazioni… quante ne avrò visto intorno alla questione lingua sarda, lingua identitaria, minoritaria etc, etc.
    mi permettodi partecipare, volutamente con ritardo, alle discussioni e considerazioni sull’argomento perchè io sono uno di quelli che ebbe l’opportunità di partecipare attivamente ai corsi di limba sarda comuna (150 ore di lezione front-line + partecipazione a convegni) con l’obiettivo di redigere in LSC gli atti più importanti della RAS.
    Perchè non ha funzionato? Perchè come molte altre cose che vengono promosse dall G.R. finiscono per essere autoreferenziali per qualcuno, se non c’è uno sforzo corale e una strategia di coinvolgimento dei vertici dirigenziali. Questo è quello che mi è rimasto, e non solo a me, di quella esperienza. Bolognesi, Corongiu, Pillonca…stimatissimi e preparatissimi protagonisti, ma la domanda “chi la gestisce la lingua sarda?”, la rivolgo io a loro.
    Sergio Masala

    • Di certo non sono io a gestirla, dall’Olanda. Al di là della battuta: questa è una domanda fondamentale. Io dico che occorre un’Istitutu de sa Limba e de sa Curtura, indipendente dalla politica e dall’università italiana di Sardegna. Qualcosa come l’Institut d’Estudis Catalans, che operi in collaborazione con istituti simile all’estero–abbiamo molto da imparare–e con le università in cui si fa ricerca sul sardo, anche quelle–a dolu mannu–sono all’estero

  18. paulsc says:

    Idea che mi piace. Una codifcazione scritta che, magari non accontenterà tutti, ma è una base di partenza per uno studio serio e diffuso della lingua…

  19. Abdullah Luca de Martini says:

    Is línguas sardas natzionalis funt cuàturu e a parri miu donniuna dèpit èssi imparada in is lògus chi est fuedhada, imparis cun is obras literàrias suas. Jai chi calincunu narat chi su logudoresu e su campidanesu no funt duas línguas diferèntis e bòllit sciri calis funt is làcanas, si pòdint pigai is isoglossas de importu prus mannu (açunta’e boxali: rosa/arrosa, cuntzonu guturali o paladali: chentu/centu, boxali de acabbu -e/-i e -o/-u: pane/pani e domo/dòmu, artígulu prurali: sos-sas/is) e si bit chi funt de língua campidanesa is bidhas de Cabras, Nurachi, Baràdili Santu Perdu, Tzedhiani, Tramatza, Tzerfaliu, Ollastra Simaxis, Àllai, Ruinas, Asuni, Làconi, Meana, Gadoni, Seulu, Seui, Ussassai, Gàiru, Àrtzana, Elini, Irbonu, Lotzorai, Girasòli.
    Sa LSC, cumènti’e sa LSU, est una bariedadi logudoresa e addànniat s’imparamentu de is línguas sardas beras.
    “ll sardo come l’inglese, allora: un’ortografia e tante pronunce, mantenendo intatta la ricchezza di varianti”: ¿Ma chini dh’at nau? ¿e s’angresu curregiu fortzis non si ligit ind una manera sola? Dónnia língua scrita tènnit una pronúntzia sua, e igustu in calisiollat parti’e su mundu.
    Abdullah Luca de Martini

  20. Ho scartavetrato la tastiera ed eccomi qua!
    È proprio dalla constatazione del fatto che il progetto della LSC si è arenato che nasce la mia proposta: tornare allo spirito iniziale–quello della delibera che la istituiva–e apportare una piccola serie di emendamenti che facilitino la pronuncia dei parlanti, soprattutto meridionali, che finora non hanno accettato l’idea di uno standard.

    • Mundeddu says:

      Aver trasgredito la delibera che la istituiva -cioè, tradito lo “spirito iniziale”- ha causato lo stallo per contrapposizione (era prevedibile, no?).
      …… si è preferito far il classico ‘passo più lungo della gamba’ verso una direzione che pareva esser la via più breve nel tracciato da percorrere: come dire, una politica di sinistra con metodi di destra (se mi si passa il paragone).

      • Posso solo dire di averlo prev isto già a Paulilatino, nel 2007, e di aver già detto allora che servivano delle revisioni. Hanno voluto continuare su una strada sbagliata e questi sono i risultati

  21. Riccardo76 says:

    Il linguista Bolognesi si è spesso contrapposto ruvidamente alle pacate critiche che talvolta esprimo su questo blog sulle sue opinioni,critiche spesso legate più ai modi con i quali egli rifiuta il confronto, piuttosto che sulle sue opinioni in senso stretto. Ciò non mi impedisce, in modo totalmente cristallino, di riconoscere invece la bontà del progetto della Lsc. Fin dal 2006 mi entusiasmai all’idea che la nostra regione si dotasse di una lingua scritta finalmente con regole certe, illudendomi che da ciò potesse ricominciare una nuova alfabetizzazione del popolo sardo, e di chi sardo non è, ma vive nell’isola, per giungere finalmente al tanto agognato bilinguismo.Un bilinguismo inclusivo, a disposizione di tutti, sardi e non sardi, che potesse davvero ridare dignità alla lingua sarda e ,di riflesso, a quella italiana che oramai ci appartiene indissolubilmente. E invece tutto si è arenato, quel grande potenziale è rimasto inespresso, limitandosi alla creazione degli uffici in lingua sarda nei comuni, anche nei più piccoli centri (spesso dove però tutti gli abitanti parlano già correntemente il sardo). Un vero peccato. Nella vicina Corsica quello della co-officialità della lingua còrsa accanto al francese è un argomento davvero sentito, accende gli animi e unisce tutti, sia gli eletti còrsi nei partiti nazionali come l’Ump o il Ps, sia gli eletti nei partiti autonomisti. Qui da noi invece si è persa una opportunità, e neanche tanto piccola.

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