Politica / Sardegna

“Chi votare? Breve guida per l’individuazione del politico sardo che vorrei”, di Salvatore Cubeddu

Come altri interventi, anche questo firmato dal sociologo Salvatore Cubeddu trova pubblicazione, oltre che su questo blog, sui siti della Fondazione Sardinia, Aladin e Tramas de Amistade.

***

Nelle nostre conversazioni tra cittadini adulti, di ormai antica politicizzazione, gira nell’aria, senza neanche venire esplicitamente a galla, un problema che potrebbe sembrare persino stravagante: esiste in Sardegna un politico buono?

E, se esiste, come deve essere? Gli mancano quei difetti che continuamente ci colpiscono negli altri? O eccelle in certe qualità che servirebbero da modello ai tanti? È qualcuno che se ne sta in disparte oppure può muoversi liberamente in mezzo agli altri, reagire alle loro sfide ed essere ugualmente “buono”?

Il problema interessa a me come a qualsiasi cittadino sardo. Tutti dubitiamo che un politico sardo buono sia mai possibile nella Sardegna che vediamo – ognuno con i propri occhi – intorno a noi. Mi riferisco al politico sardo nel più ampio spettro del termine, anche a un cagliaritano o a un sassarese che a volte sembrano solo ‘italiani di Sardegna’. La storia ci ha regalato anche dei forestieri che hanno scelto di abbracciare con abnegazione la nostra causa. Affrontiamolo, dunque, il problema, avventurandoci in una non facile ricerca di definizioni.

Non c’è dubbio che, se esiste, il politico sardo buono deve essere fatto in un certo modo. Deve conoscere la professione della politica, pur non dovendo necessariamente essere per professione un politico. Attore nella politica. Deve essere interessato a dirigere le azioni di altri uomini, quando esse debbono essere motivate da obblighi di legge, o da obiettivi condivisi o anche, purtroppo, dalle emergenze del vivere civile. Uomo obbligato e/o invitato a decidere, spesso con poche variabili, non raramente indirizzato dagli eventi a scegliere il minore dei mali più che il meglio desiderabile.

La politica che riguarda la Sardegna moderna è la conquista della sua libertà attraverso adeguate istituzioni, la ricostruzione di una propria economia, il rispetto e la promozione degli specifici valori del suo popolo. Il politico sardo, la cui stella cometa è la libertà della sua terra, a poterlo incontrare, lo riconosceremmo a prima vista.

Nel considerare o discutere un qualsiasi problema, che ai nostri occhi assume una curiosa urgenza, saremmo convinti di sapere esattamente che cosa intendiamo. Da fuggire come la peste sono invece  i dilettanti allo sbaraglio, i mediocri che sfuggono qualsiasi mestiere, i servi al seguito dei potenti (quasi sempre) stranieri. Quando queste tre condizioni si sommano, infatti, capiamo meglio la situazione presente.

Sarà capitato anche a qualche altro l’interrogativo se chi ci comanda ‘connoschet sa terra chi dhu poderat’. Mi si conferma in continuazione un fatto: chi governa la Sardegna nelle sue varie istituzioni – la Regione in primis, ma pure le province e i grandi comuni, ma senza escludere la Chiesa, l’Università, per non parlare delle professioni – non ne conosce la vicenda storica né è interessato alle peripezie dei suoi abitatori.

Si tratta di responsabili – in realtà nel massimo dell’irresponsabilità – che sovente non sanno di non sapere. Evidentemente sono portati a decidere secondo i valori che solo conoscono: gli interessi personali, di famiglia, di clan, di paese, in ogni caso non gli interessi generali. Il fatto che la segreta e notturna ‘falsa’ riduzione degli stipendi abbia coinvolto, lo scorso anno, la grandissima maggioranza dei consiglieri ragionali, senza differenziazioni di parte, ci restituisce un dato di ignoranza, prima e più di una costante manifestazione di immoralità.

Il politico sardo sembra navigare nel vuoto, con la testa al di là del mare e uno spazio vitale che si ferma al promontorio urbano del capoluogo.

Non credo di costringere il lettore a un’estenuante e sterile discussione per stabilire che cos’è buono, in un politico sardo, quando, nel lettore come in me che scrivo, il politico sardo buono sussiste come un’immagine intangibile. Possiamo cercare nel passato: l’amletico interrogativo di Giomaria Angioy ad Oristano (giugno 1796), tra l’esilio e lo scontro armato contro i traditori componenti del suo stesso popolo; la leadership coraggiosa ma infine rinunciataria di Emilio Lussu, paragonato all’amore disperato per la patria sarda di un Titino Melis; la brillante profezia indipendentista di Antonio Simon Mossa a fronte della mediocre gestione di quel  sardismo che ci ha lasciato senza speranza allo scadere  dei lunghi anni Ottana.

E tra i viventi, chi troviamo quale modello di un politico sardo buono? Era soltanto un’immagine? Esiste davvero? Dov’è?

Potremmo passare in rivista tutte le persone che conosciamo. Dovremo esplorare tra coloro che hanno passione per la politica, o semplicemente che vivono i problemi della Sardegna con passione. Queste persone affiorano l’una dopo l’altra, davanti a voi come davanti a me, e sottoponiamo ciascuna a un esame. Ci rendiamo presto conto che al fondo sappiamo troppo poco su di loro. Anche di coloro che credevamo di conoscere bene possono rappresentarsi aspetti sconosciuti.

Un tema ed un esempio dirimenti: l’una dopo l’altra, non troviamo con certezza la persona che prenda una decisa distanza dai ruoli e dalle istituzioni presenti in vista di costruire quelle nuove, migliori, desiderate, esclusive, totalizzanti. Difficile, ma non impossibile, che qualsiasi protagonismo non ambisca a finire almeno nell’emiciclo di via Roma. Forse sono troppo severo, in fondo le situazioni di cui sono stato o sono testimone e per le quali, per così dire, sono in grado di garantire, non sono poi troppe.

È chiaro che noi non dobbiamo andare alla ricerca di un ingenuo: il buono che abbiamo in mente deve sapere quel che fa. Deve essere provvisto di una grande vitalità che gli possa consentire delle scelte. Non è un individuo elementare o limitato, non è ignaro delle cose del mondo, ha la capacità di vedere nell’animo altrui. Non si lascia ingannare o addormentare dagli altri, è sveglio ed attento; e solo se è in grado di soddisfare tutte queste condizioni, può porsi a noi il quesito: con tutto ciò, è questo un politico sardo buono?

Potremo continuare e andare ragionando a lungo, proiettando in giro attese, frustrazioni e speranze. Nel titolo, ad esempio, mi sono scordato di scegliere il verbo ausiliare (essere o avere). In fondo ciascuno di noi vede se stesso quale politico sardo buono. Ma dubitarne non guasta!

Salvatore Cubeddu

 

 

6 Commenti

  1. Gianfranco Carboni says:

    Circa un mese fa’ ho postato questo ironico decalogo. Poi rileggendolo ho pensato che siano regole minime condivisibili.Decalogandone ed anticipandone richieste voto.
    1) Fornire fotografia (Lombroso docet) non si accettano santini a 30 giorni;
    2) Non è richiesto limite di età o limite di genere;
    3) Carichi familiari;
    4) Curriculum studi;
    5) Attività attuale ed esperienze lavorative;
    6) Punto 5) se disoccupati voto valido (esclusi Assistenti o art. 90);
    7) Escluse richieste se si hanno altri incarichi istituzionali o due legislature; Non chiedere se Dirigente o simili nei 24 mesi;
    9) Non si accettano proposte programmatiche future;
    10) Fornire elenco di ciò che si è fatto;
    p.s. scontato nessun precedente.

  2. Un signore italo americano che abita a Ginevra mi ha detto che i sardi non hanno capito una mazza e neanche una Mazzella. Credo che abbia ragione. Una terra dove ancora girano sacchetti della spazzatura lungo i bordi delle strade, dove per quattro soldi si innescano incendi per il 90% dolosi, dove i grandi decisori fanno riferimento a Napoli e a Palermo piuttosto che Bruxelles e a Strasburgo non fanno ne onore e ne Onorato. Io opterei per un commissario europeo, preferibilmente tedesco o austriaco, sono seri e rigorosi.

  3. Caro Cubeddu complimenti! Buon lavoro! però mancando delle coordinate specifiche per individuare il buon politico nostrano rischiamo di trovarlo negli UFO. Non sarebbe stato male individuare un’area, non necessariamente ideologica, ma di impegno nel quale possono essere coltivati propositi e competenze che diventano elementi valoriali per un adeguato curriculum. Altrimenti rischiamo di vagare di giorno con una lampada, come Diogene, e perderci senza individuare nessuna strada

  4. mariolino m. says:

    Vogliamo nomi :DDDDDDDDDDDDDDDD !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  5. Sardus says:

    Sa prima virtude chi devet tènnere unu polìticu sardu, onni polìticu sardu, est sa de prefèrrere de èssere unu polìticu mancari pagu connotu, ma in Sardigna, chi no unu polìticu forsis prus connotu, ma in Roma.

  6. Angelo says:

    Condivisibile, forse al punto da apparire (ma sbagliandosi) un ragionamento pleonastico.
    Il buon politico è un essere sfuggente eppure reale, incarnato di volta in volta ma troppo spesso ingannatore sotto mentite spoglie.

    Ciò che non mi convince del discorso è l’uso del singolare perché questo mi fa immaginare che si faccia riferimento alla figura del governatore (un giorno diremo primo ministro? magari) della Sardegna.
    Se così fosse anche l’individuazione di UN vero buon politico sarebbe un falso traguardo, un altro inganno.
    Ciò che serve a tutti sono TANTI buoni politici, una buona formazione.
    Anche il buon politico, da solo, resta sempre e solo un leader e di leaderismo, permettetemi, ne ho piene le tasche.
    Pensiamoci: anche il frutto più dolce e succoso inserito in un cesto ammuffito prima o poi viene contagiato.

    Angelo.

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